IL VIDEO CI GUARDA - racconto di fantascienza di Fredric Brown

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alanparsonx
00Saturday, January 15, 2005 3:08 PM
Cara tyzyanas
vorrei dedicarti questo racconto di fantascienza scritto da Fredric Brown, il titolo originale é: DOUBLE STANDARD.
Fammi sapere che ne pensi.

_________________
ecco il racconto:

2 aprile -
Mi sto chiedendo se quello che provo è un senso di scandalo, di paura, o di stupore all’ idea che le Norme possano essere diverse, dall’ altra parte del vetro. La morale, così ho sempre creduto, è unica, assoluta. E non può essere altrimenti; trattare certe cose con due pesi e due misure sarebbe un’ ingiustizia. No, è la loro censura che ha fatto una gaffe, non può esserci altra spiegazione.

Non che abbia importanza, ma il fatto è successo durante un western. Io ero Whitey Grant, sceriffo di West Pecos, bravo a cavallo, bravissimo con la pistola, un eroe dalla testa ai piedi. Una banda di cattivi veniva in città per farmi la festa, veri tipacci da galera, e dato che tutti i cittadini avevano paura di affrontarli io me la dovevo cavare da solo.
Black Burke, il capo dei fuorilegge, mi ha detto più tardi, attraverso le sbarre della prigione (perchè io dovevo solo metterlo fuori combattimento, non ammazzarlo), che questa storia gli faceva tanto venire in mente “Mezzogiorno di fuoco”, e sarà magari vero. Ma cosa importa? Mezzogiorno di fuoco era solo un film e se la vita imita per caso l’ arte, bé, e con questo?
Ma il fatto comunque è successo prima, mentre eravamo ancora “in onda” e io ho dato un’ occhiata attraverso il vetro (che qualche volta chiamiamo anche VIDEO nell’ “altro” mondo). E’ una cosa che si riesce a fare quando ci si trova con la faccia rivolta direttamente verso il video, il che capita relativamente di rado. Sono i soli momenti in cui intravediamo qualcosa di quest’ altro mondo, un mondo dove esistono altre persone, persone come noi, solo che loro, invece di fare tante cose e avere tante avventure, stanno lì sedute e guardano “noi” attraverso il video. E per qualche ragione, che per me resta un mistero (uno dei tanti), non ci capita mai di vedere due sere di seguito la stessa persona o gruppo di persone che ci guardano da quest’ altro mondo.
Ma dunque, ieri ero lo sceriffo. Nel soggiorno in cui ho gettato un’ occhiata c’ era una giovane coppia. Seduta. Erano seduti vicini su un sofà “molto” vicini, a tre quattro metri da me, e si stavano baciando. Bé, anche qui da noi i baci sono permessi, di tanto in tanto, ma sempre brevi e casti. Ora, il bacio di quei due non era né breve e né casto. Erano addirittura “avvinghiati” l’ uno all’ altro e immersi in un bacio tutt’ altro che fuggevole, un bacio con chiare sfumature “sessuali”. Andando su e giù davanti al video ho avuto occasione di guardarli due tre volte, e ogni volta erano ancora lì, nella stessa posizione, e si stavano ancora baciando.
La terza volta, ho calcolato che dovevano essere passati almeno venti secondi, e non era finito. Ho dovuto distogliere gli occhi, era veramente troppo. Baciarsi per venti secondi! Ma come si è lasciata scappare una cosa così, la loro censura?
Dopo il western, quando il vetro è ridiventato opaco e noi siamo rimasti soli nel nostro mondo, avevo una mezza idea
di discutere la cosa con Black Burke: abbiamo parlato un bel po', infatti, attraverso le sbarre della sua cella, ma ho deciso di no, che era meglio non tirar fuori quello che avevo visto. Domani gli fanno il processo, a Burke, e subito dopo probabilmente lo impiccheranno. Lui la prende bene, è coraggioso, ma non c’è ragione che gli stia a mettere un altro pensiero in testa, poveraccio. Pistolero o no, in fondo in fondo non è proprio “cattivo”, e la forca gli dà già abbastanza preoccupazioni! Chissà quale sarà, la sua prossima incarnazione, se pure gliene daranno una.

15 aprile -
Sono molto turbato. Ieri sera è successo di nuovo. E questa volta è stato peggio. Sono sbigottito, sconvolto. Dopo quella prima volta m’ era rimasta la paura, quasi, di guardar fuori. Mi voltavo verso il vetro meno che potevo, cercavo di non guardare. Ma quando non avevo potuto farne a meno, non avevo più notato niente di scandaloso. Ogni volta un soggiorno diverso, ma senza più giovani coppie abbracciate sul sofà a violare le Norme. Gente seduta tranquillamente, gente che si comportava bene, che ci guardava. Dei bambini, qualche volta. Insomma, il solito.
Ma ieri sera!
Il “colmo” dell’ indecenza! Di nuovo una coppia o lo stesso soggiorno della prima volta. Qui non c’ era sofà, solo due grosse poltrone superimbottite: e quei due erano seduti nella stessa poltrona. Lei sulle ginocchia di lui. Non ho veduto altro, alla prima occhiata. Ero un primario, e in ospedale c’ era un lavoro pazzesco, dovevo precipitarmi a salvare vite a destra e a sinistra senza un attimo di respiro. Ma verso la FINE (è così che si chiama quel punto in cui noi non possiamo più vedere fuori e quelli dell’ altro mondo non possono più vedere noi) mentre stavo facendo un discorso serio e paterno a un mio giovane assistente, mi sono voltato e mi sono venuto a trovare proprio di faccia al vetro, e così li ho rivisti.
Può darsi che si fossero mossi, nel frattempo, o forse solo allora ho notato qualcosa che prima mi era sfuggito. Oh, il video lo guardavano, niente da dire. E non si stavano baciando. Solo che...
Insomma, la ragazza aveva dei pantaloncini corti, molto molto corti, “e la mano di lui era sulla coscia di lei”. E non è nemmeno che se ne stesse lì ferma e tranquilla: si muoveva leggermente, accarezzava! Che sentina d’ iniquità sarà mai quel mondo là fuori, se permettono cose di questo genere? Un uomo che accarezza la coscia di una donna! Qui, nel nostro mondo, a chiunque verrebbero i brividi solo a pensarci.
Ancora adesso, a ricordare quella scena, mi trema la mano. Si può sapere cosa sta combinando la loro censura?
C’è forse, tra i nostri due mondi, qualche differenza che io non capisco? L’ ignoto fa sempre paura. E io sono pieno di paura. E di disgusto.

22 aprile -
E’ passata un’ intera settimana dopo il secondo di quei due preoccupanti episodi, e fino a ieri mi sentivo relativamente tranquillizzato. Avevo cominciato a pensare che le due violazioni delle Norme di cui ero stato testimone dovevano essere esempi isolati di malcostume, sfuggito del tutto casualmente alla censura.
Ma ieri ho visto - o meglio, sentito, in questo caso - una cosa che era una flagrante violazione di un altro capitolo delle Norme. Prima di continuare, è forse bene che spieghi il fenomeno del “sentire”. Ci capita molto di rado di sentire dei suoni provenienti dall’ altra parte del vetro. Sono troppo fiochi per arrivare fino a noi, o vengono sommersi dal nostro “parlato” o dai rumori che facciamo, o dalla musica che c’è durante le sequenze mute. Una volta mi dava da pensare, l’ origine di quella musica, dato che, salvo nelle sequenze che si svolgono in un night club, in una sala da ballo, o posti del genere, non si vedono mai i musicisti che la producono; ma alla fine mi sono detto che deve essere un mistero di cui non siamo tenuti a capire la chiave. Perchè uno di noi possa percepire i suoni distinti e riconoscibili dall’ altro mondo, è necessario uno speciale ricorso di circostanze. Può succedere solo durante una sequenza in cui, dalla nostra parte, c’è un silenzio assoluto. E anche così, solo uno di noi alla volta può “sentire”, perchè bisogna che stia vicinissimo al vetro. (E’ quello che noi chiamiamo un “primissimo piano”). Solo così è possibile che uno di noi senta con sufficiente chiarezza una frase o perfino una serie di frasi pronunciate nel mondo di fuori.
Ieri sera, per qualche istante, queste condizioni ideali si sono verificate mentre ero vicino al vetro, e così ho potuto sentire una intera frase e sono inoltre riuscito a vedere sia la persona che la diceva sia quella a cui veniva detta. Era una coppia d’ aspetto molto comune, di mezza età, e sedevano (ma decorosamente, lontani l’ uno dall’ altra) su un sofà dirimpetto a me. L’ uomo ha detto - e sono sicuro di aver sentito bene - perchè parlava a voce molto alta, come se la donna fosse un po' dura d’ orecchio: “D... che porcate che fanno. Cosa dici, chiudiamo questo arnese delle b... e andiamo giù al bar a prenderci una birra?”
La prima delle due parole per le quali sono ricorso ai puntini era il nome della Divinità, ed è una parola perfettamente decente quando sia usata con reverenza e in un contesto appropriato. Ma da come l’ ha detta, era chiarissimo, che quell’ uomo la usava senza nessunissima reverenza; quanto alla seconda parola, era una sconcezza bella e buona.
Sono profondamente turbato.

30 aprile -
Non ho nessuna osservazione speciale da aggiungere stasera, a quelle che ho riportato nei giorni scorsi.
Son qui che mi gingillo, più o meno, e molto probabilmente quando sarò arrivato alla fine di questa pagina la getterò via. Scrivo queste righe solo perchè la mia parte richiede che io scriva qualcosa, e per scrivere delle parole completamente a caso, tanto vale che scriva queste.
Il fatto è che sto scrivendo “in trasmissione”, come diciamo noi. Stasera sono un giornalista seduto davanti alla macchina da scrivere nella sala cronaca di un quotidiano.
Comunque, la parte attiva che avevo in questa avventura è già finita e adesso sono nello sfondo, con il semplice obbligo di aver l’ aria indaffarata e continuare a battere. Dato che io so scrivere senza guardare i tasti, stasera ho tutto l’ agio di gettare di tanto in tanto un’ occhiata nell’ “altro mondo”. E mi ritrovo di fronte a un uomo e una donna giovani, che stanno soli insieme. La loro “scena” è una camera da letto ed è evidente che sono sposati, dato che stanno guardando verso di me dai loro letti.
Letti, al plurale naturalmente. Sono contento di vedere che seguono le Norme, le quali permettono che le coppie sposate appaiano mentre stanno conversando nei rispettivi letti gemelli posti ad una ragionevole distanza l’ uno dall’ altro, ma proibiscono, come è ovvio, che appaiano insieme in un letto matrimoniale; per quanta distanza possa esserci tra loro, infatti, la cosa sarebbe in ogni caso pericolosamente suggestiva.
Do un’ altra occhiata. E’ chiaro che i due non si interessano molto a quello che succede nel nostro mondo. Invece di guardare il vetro, stanno parlando. Naturalmente non posso sentire quello che dicono; anche se ci fosse un silenzio assoluto dalla nostra parte, io sto troppo lontano dal vetro. Ma capisco che lui le ha fatto una domanda, e lei fa segno di sì con la testa e sorride.
A un tratto la vedo che si tira via le coperte e mette i piedi nudi sul pavimento e resta seduta sulla sponda.
“E’ nuda.”
Dio mio, come puoi permettere una cosa simile? E’ semplicemente impossibile. Nel nostro mondo, una donna nuda non solo non esiste, “non c’è”, ma è addirittura inconcepibile.
La vedo che si alza e non riesco a staccare gli occhi da lei. Con la coda dell’ occhio vedo che anche lui ha tirato via le coperte e che è nudo. Le fa un gesto e lei ride, in piedi davanti a lui.
Qualcosa di strano, qualcosa che non ho mai provato prima d’ ora, sta succedendo dentro di me. Cerco di distogliere lo sguardo, ma non ci riesco.
Lei attraversa il tratto che divide i due letti, e si sdraia accanto a lui. E ora...

E’ possibile che succedano queste cose?

Allora è vero! Loro non hanno censura, possono fare e fanno tutte le cose alle quali nel nostro mondo si deve soltanto alludere vagamente come avvenimenti successi fuori scena. Perchè loro devono essere liberi quando noi non lo siamo?
E’ una crudeltà. I nostri diritti sono calpestati, non c’è parità, non c’è eguaglianza.
Fatemi uscire di qui! FATEMI USCIRE!
aiuto, che qualcuno mi AIUTI!
FATEMI USCIRE!
FATEMI USCIRE DA QUESTA SCATOLA!

[Modificato da alanparsonx 15/01/2005 18.14]

tyzyanas
00Tuesday, January 18, 2005 9:00 PM
Re:
scusa se ti rispondo solo adesso ma ho avuto vari impegni di lavoro,cmq èunbel racconto,interessante.mi sembra di aver sentitoparlare di federic brown ma non riesco a focalizzare il personaggio


Scritto da: alanparsonx 15/01/2005 15.08
Cara tyzyanas
vorrei dedicarti questo racconto di fantascienza scritto da Fredric Brown, il titolo originale é: DOUBLE STANDARD.
Fammi sapere che ne pensi.

_________________
ecco il racconto:

2 aprile -
Mi sto chiedendo se quello che provo è un senso di scandalo, di paura, o di stupore all’ idea che le Norme possano essere diverse, dall’ altra parte del vetro. La morale, così ho sempre creduto, è unica, assoluta. E non può essere altrimenti; trattare certe cose con due pesi e due misure sarebbe un’ ingiustizia. No, è la loro censura che ha fatto una gaffe, non può esserci altra spiegazione.

Non che abbia importanza, ma il fatto è successo durante un western. Io ero Whitey Grant, sceriffo di West Pecos, bravo a cavallo, bravissimo con la pistola, un eroe dalla testa ai piedi. Una banda di cattivi veniva in città per farmi la festa, veri tipacci da galera, e dato che tutti i cittadini avevano paura di affrontarli io me la dovevo cavare da solo.
Black Burke, il capo dei fuorilegge, mi ha detto più tardi, attraverso le sbarre della prigione (perchè io dovevo solo metterlo fuori combattimento, non ammazzarlo), che questa storia gli faceva tanto venire in mente “Mezzogiorno di fuoco”, e sarà magari vero. Ma cosa importa? Mezzogiorno di fuoco era solo un film e se la vita imita per caso l’ arte, bé, e con questo?
Ma il fatto comunque è successo prima, mentre eravamo ancora “in onda” e io ho dato un’ occhiata attraverso il vetro (che qualche volta chiamiamo anche VIDEO nell’ “altro” mondo). E’ una cosa che si riesce a fare quando ci si trova con la faccia rivolta direttamente verso il video, il che capita relativamente di rado. Sono i soli momenti in cui intravediamo qualcosa di quest’ altro mondo, un mondo dove esistono altre persone, persone come noi, solo che loro, invece di fare tante cose e avere tante avventure, stanno lì sedute e guardano “noi” attraverso il video. E per qualche ragione, che per me resta un mistero (uno dei tanti), non ci capita mai di vedere due sere di seguito la stessa persona o gruppo di persone che ci guardano da quest’ altro mondo.
Ma dunque, ieri ero lo sceriffo. Nel soggiorno in cui ho gettato un’ occhiata c’ era una giovane coppia. Seduta. Erano seduti vicini su un sofà “molto” vicini, a tre quattro metri da me, e si stavano baciando. Bé, anche qui da noi i baci sono permessi, di tanto in tanto, ma sempre brevi e casti. Ora, il bacio di quei due non era né breve e né casto. Erano addirittura “avvinghiati” l’ uno all’ altro e immersi in un bacio tutt’ altro che fuggevole, un bacio con chiare sfumature “sessuali”. Andando su e giù davanti al video ho avuto occasione di guardarli due tre volte, e ogni volta erano ancora lì, nella stessa posizione, e si stavano ancora baciando.
La terza volta, ho calcolato che dovevano essere passati almeno venti secondi, e non era finito. Ho dovuto distogliere gli occhi, era veramente troppo. Baciarsi per venti secondi! Ma come si è lasciata scappare una cosa così, la loro censura?
Dopo il western, quando il vetro è ridiventato opaco e noi siamo rimasti soli nel nostro mondo, avevo una mezza idea
di discutere la cosa con Black Burke: abbiamo parlato un bel po', infatti, attraverso le sbarre della sua cella, ma ho deciso di no, che era meglio non tirar fuori quello che avevo visto. Domani gli fanno il processo, a Burke, e subito dopo probabilmente lo impiccheranno. Lui la prende bene, è coraggioso, ma non c’è ragione che gli stia a mettere un altro pensiero in testa, poveraccio. Pistolero o no, in fondo in fondo non è proprio “cattivo”, e la forca gli dà già abbastanza preoccupazioni! Chissà quale sarà, la sua prossima incarnazione, se pure gliene daranno una.

15 aprile -
Sono molto turbato. Ieri sera è successo di nuovo. E questa volta è stato peggio. Sono sbigottito, sconvolto. Dopo quella prima volta m’ era rimasta la paura, quasi, di guardar fuori. Mi voltavo verso il vetro meno che potevo, cercavo di non guardare. Ma quando non avevo potuto farne a meno, non avevo più notato niente di scandaloso. Ogni volta un soggiorno diverso, ma senza più giovani coppie abbracciate sul sofà a violare le Norme. Gente seduta tranquillamente, gente che si comportava bene, che ci guardava. Dei bambini, qualche volta. Insomma, il solito.
Ma ieri sera!
Il “colmo” dell’ indecenza! Di nuovo una coppia o lo stesso soggiorno della prima volta. Qui non c’ era sofà, solo due grosse poltrone superimbottite: e quei due erano seduti nella stessa poltrona. Lei sulle ginocchia di lui. Non ho veduto altro, alla prima occhiata. Ero un primario, e in ospedale c’ era un lavoro pazzesco, dovevo precipitarmi a salvare vite a destra e a sinistra senza un attimo di respiro. Ma verso la FINE (è così che si chiama quel punto in cui noi non possiamo più vedere fuori e quelli dell’ altro mondo non possono più vedere noi) mentre stavo facendo un discorso serio e paterno a un mio giovane assistente, mi sono voltato e mi sono venuto a trovare proprio di faccia al vetro, e così li ho rivisti.
Può darsi che si fossero mossi, nel frattempo, o forse solo allora ho notato qualcosa che prima mi era sfuggito. Oh, il video lo guardavano, niente da dire. E non si stavano baciando. Solo che...
Insomma, la ragazza aveva dei pantaloncini corti, molto molto corti, “e la mano di lui era sulla coscia di lei”. E non è nemmeno che se ne stesse lì ferma e tranquilla: si muoveva leggermente, accarezzava! Che sentina d’ iniquità sarà mai quel mondo là fuori, se permettono cose di questo genere? Un uomo che accarezza la coscia di una donna! Qui, nel nostro mondo, a chiunque verrebbero i brividi solo a pensarci.
Ancora adesso, a ricordare quella scena, mi trema la mano. Si può sapere cosa sta combinando la loro censura?
C’è forse, tra i nostri due mondi, qualche differenza che io non capisco? L’ ignoto fa sempre paura. E io sono pieno di paura. E di disgusto.

22 aprile -
E’ passata un’ intera settimana dopo il secondo di quei due preoccupanti episodi, e fino a ieri mi sentivo relativamente tranquillizzato. Avevo cominciato a pensare che le due violazioni delle Norme di cui ero stato testimone dovevano essere esempi isolati di malcostume, sfuggito del tutto casualmente alla censura.
Ma ieri ho visto - o meglio, sentito, in questo caso - una cosa che era una flagrante violazione di un altro capitolo delle Norme. Prima di continuare, è forse bene che spieghi il fenomeno del “sentire”. Ci capita molto di rado di sentire dei suoni provenienti dall’ altra parte del vetro. Sono troppo fiochi per arrivare fino a noi, o vengono sommersi dal nostro “parlato” o dai rumori che facciamo, o dalla musica che c’è durante le sequenze mute. Una volta mi dava da pensare, l’ origine di quella musica, dato che, salvo nelle sequenze che si svolgono in un night club, in una sala da ballo, o posti del genere, non si vedono mai i musicisti che la producono; ma alla fine mi sono detto che deve essere un mistero di cui non siamo tenuti a capire la chiave. Perchè uno di noi possa percepire i suoni distinti e riconoscibili dall’ altro mondo, è necessario uno speciale ricorso di circostanze. Può succedere solo durante una sequenza in cui, dalla nostra parte, c’è un silenzio assoluto. E anche così, solo uno di noi alla volta può “sentire”, perchè bisogna che stia vicinissimo al vetro. (E’ quello che noi chiamiamo un “primissimo piano”). Solo così è possibile che uno di noi senta con sufficiente chiarezza una frase o perfino una serie di frasi pronunciate nel mondo di fuori.
Ieri sera, per qualche istante, queste condizioni ideali si sono verificate mentre ero vicino al vetro, e così ho potuto sentire una intera frase e sono inoltre riuscito a vedere sia la persona che la diceva sia quella a cui veniva detta. Era una coppia d’ aspetto molto comune, di mezza età, e sedevano (ma decorosamente, lontani l’ uno dall’ altra) su un sofà dirimpetto a me. L’ uomo ha detto - e sono sicuro di aver sentito bene - perchè parlava a voce molto alta, come se la donna fosse un po' dura d’ orecchio: “D... che porcate che fanno. Cosa dici, chiudiamo questo arnese delle b... e andiamo giù al bar a prenderci una birra?”
La prima delle due parole per le quali sono ricorso ai puntini era il nome della Divinità, ed è una parola perfettamente decente quando sia usata con reverenza e in un contesto appropriato. Ma da come l’ ha detta, era chiarissimo, che quell’ uomo la usava senza nessunissima reverenza; quanto alla seconda parola, era una sconcezza bella e buona.
Sono profondamente turbato.

30 aprile -
Non ho nessuna osservazione speciale da aggiungere stasera, a quelle che ho riportato nei giorni scorsi.
Son qui che mi gingillo, più o meno, e molto probabilmente quando sarò arrivato alla fine di questa pagina la getterò via. Scrivo queste righe solo perchè la mia parte richiede che io scriva qualcosa, e per scrivere delle parole completamente a caso, tanto vale che scriva queste.
Il fatto è che sto scrivendo “in trasmissione”, come diciamo noi. Stasera sono un giornalista seduto davanti alla macchina da scrivere nella sala cronaca di un quotidiano.
Comunque, la parte attiva che avevo in questa avventura è già finita e adesso sono nello sfondo, con il semplice obbligo di aver l’ aria indaffarata e continuare a battere. Dato che io so scrivere senza guardare i tasti, stasera ho tutto l’ agio di gettare di tanto in tanto un’ occhiata nell’ “altro mondo”. E mi ritrovo di fronte a un uomo e una donna giovani, che stanno soli insieme. La loro “scena” è una camera da letto ed è evidente che sono sposati, dato che stanno guardando verso di me dai loro letti.
Letti, al plurale naturalmente. Sono contento di vedere che seguono le Norme, le quali permettono che le coppie sposate appaiano mentre stanno conversando nei rispettivi letti gemelli posti ad una ragionevole distanza l’ uno dall’ altro, ma proibiscono, come è ovvio, che appaiano insieme in un letto matrimoniale; per quanta distanza possa esserci tra loro, infatti, la cosa sarebbe in ogni caso pericolosamente suggestiva.
Do un’ altra occhiata. E’ chiaro che i due non si interessano molto a quello che succede nel nostro mondo. Invece di guardare il vetro, stanno parlando. Naturalmente non posso sentire quello che dicono; anche se ci fosse un silenzio assoluto dalla nostra parte, io sto troppo lontano dal vetro. Ma capisco che lui le ha fatto una domanda, e lei fa segno di sì con la testa e sorride.
A un tratto la vedo che si tira via le coperte e mette i piedi nudi sul pavimento e resta seduta sulla sponda.
“E’ nuda.”
Dio mio, come puoi permettere una cosa simile? E’ semplicemente impossibile. Nel nostro mondo, una donna nuda non solo non esiste, “non c’è”, ma è addirittura inconcepibile.
La vedo che si alza e non riesco a staccare gli occhi da lei. Con la coda dell’ occhio vedo che anche lui ha tirato via le coperte e che è nudo. Le fa un gesto e lei ride, in piedi davanti a lui.
Qualcosa di strano, qualcosa che non ho mai provato prima d’ ora, sta succedendo dentro di me. Cerco di distogliere lo sguardo, ma non ci riesco.
Lei attraversa il tratto che divide i due letti, e si sdraia accanto a lui. E ora...

E’ possibile che succedano queste cose?

Allora è vero! Loro non hanno censura, possono fare e fanno tutte le cose alle quali nel nostro mondo si deve soltanto alludere vagamente come avvenimenti successi fuori scena. Perchè loro devono essere liberi quando noi non lo siamo?
E’ una crudeltà. I nostri diritti sono calpestati, non c’è parità, non c’è eguaglianza.
Fatemi uscire di qui! FATEMI USCIRE!
aiuto, che qualcuno mi AIUTI!
FATEMI USCIRE!
FATEMI USCIRE DA QUESTA SCATOLA!

[Modificato da alanparsonx 15/01/2005 18.14]


alanparsonx
00Tuesday, January 18, 2005 11:57 PM
Re: Re:
Dunque: Fredric Brown nacque a Cincinnati [Ohio] nel 1906 (è morto nel 1972). Ha scritto romanzi e racconti polizieschi come Il fermaglio fantastico (The fabulous clipjoint, 1947). Nel genere della SF ha scritto Che universo matto (What a mad universe, 1948) e Vagabondo nello spazio (Rogue in space, 1957), venati di paradossale e provocatorio umorismo.

forse è meglio elencarti tutta la sua opera al completo:

Detective stories 1947 The Fabulous Clipjoint Sangue nel vicolo Longanesi, poi CdE
1948 The Dead Ringer
1948 Murder Can Be Fun Il delitto che diverte Longanesi, poi CdE
1949 The Bloody Moonlight
1949 The Screaming Mimi La statua che urla Garzanti
1950 Compliments of a Friend Un caso su mille AME
1950 Here Comes a Candle?
1950 Night of the Jabberwock Tutto in una notte AME
1951 The Case of the Dancing Sandwiches
1951 Death Has Many Doors Uno strano cliente Garzanti
1951 The Far Cry Grido di morte AME
1952 We All Killed Grandma Ho ucciso mia nonna? Garzanti
1952 The Deep End Gorgo fatale Garzanti
1953 Madball
1954 His Name Was Death Il suo nome era morte Garzanti
1955 The Wench Is Dead Indagine a Skid Row AME
1956 The Lenient Beast La belva nella citt?td> Casini
1958 One for the Road Il bicchiere della staffa Garzanti
1959 The Late Lamented La morte viene dalla strada Garzanti
1959 Knock Three-One-Two La notte dello psico AME
1961 The Murderers Gli assassini Garzanti
1963 The Five-Day Nightmare Cinque giorni di incubo AME
1963 Mrs. Murphy's Underpants


Raccolte 1953 Mostly Murder: Eighteen Stories
1963 The Shaggy Dog and Other Murders
1985 Carnival of Crime: The Best Mystery Stories of Fredric Brown


Romanzi di fantascienza 1949 What Mad Universe Assurdo Universo AME
1953 The Lights in the Sky Are Stars Progetto Giove AME
1955 Martians, Go Home! Marziani, andate a casa! AME
1957 Rogue in Space Il vagabondo dello spazio AME
1961 The Mind Thing Gli strani suicidi di Bartlesville AME


Raccolte di racconti di fantascienza 1951 Space on My Hands
1953 Science Fiction Carnival
1954 Angels and Spaceships
1958 Honeymoon in Hell
1961 Nightmares and Geezenstacks
1968 Daymares
1973 Paradox Lost
1976 The Best of F.B.
1987 And the Gods Laughed


[tutti i racconti di fantascienza di Brown sono usciti in italiano su "Cosmolinea B-1" e "Cosmolinea B-2", AME]


Scritto da: tyzyanas 18/01/2005 21.00
scusa se ti rispondo solo adesso ma ho avuto vari impegni di lavoro,cmq èunbel racconto,interessante.mi sembra di aver sentitoparlare di federic brown ma non riesco a focalizzare il personaggio


alanparsonx
00Wednesday, January 19, 2005 12:02 AM
leggiti quest' altro suo racconto: LA SENTINELLA
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.

Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella a cui era abituato, faceva d’ogni movimento una agonia di fatica.

Ma dopo decine di migliaia di anni quest'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della Galassia….crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.

Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.

E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.

Stava all'erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.

E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.

Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante, e senza squame.
tyzyanas
00Wednesday, January 19, 2005 6:24 PM
caro mi hai fatto davvero una bellissima sorpresa questa notte,non me l'aspettavo di rivederti così presto/davvero|abbiamo passato dei momenti meravigliosi assieme.ripeto non smetterai mai di stupirmi.non ho capito però perchè non hai voluto dirmi chi erano quei tipi che ti hanno accompagnato che indossavano quelle strane tute fosforescenti e che si rivolgevano a te in tedesco.certo che mi hanno fatto un pò un impressione.immagino sia un'altra delle tue novità
alanparsonx
00Sunday, January 23, 2005 1:08 AM
Re:
hey bella, ho il visto il tuo esordio da moderatrice, ottimo!
sapevo di poter contare su di te. meriti un premio: che ne dici domani di andare a farci un giro sulle montagne russe e di baciarci durante la discesa a capofitto? sono sicuro che non hai mai provato quest' esperienza (ovviamente con le cinture di sicurezza ben allacciate).


Scritto da: tyzyanas 19/01/2005 18.24
caro mi hai fatto davvero una bellissima sorpresa questa notte,non me l'aspettavo di rivederti così presto/davvero|abbiamo passato dei momenti meravigliosi assieme.ripeto non smetterai mai di stupirmi.non ho capito però perchè non hai voluto dirmi chi erano quei tipi che ti hanno accompagnato che indossavano quelle strane tute fosforescenti e che si rivolgevano a te in tedesco.certo che mi hanno fatto un pò un impressione.immagino sia un'altra delle tue novità

alanparsonx
00Sunday, January 23, 2005 1:11 AM
dimenticavo una cosa importante:
inviarti il bacio della buona notte...[SM=g27836]
tyzyanas
00Friday, April 13, 2007 3:15 PM
Re:
alan in questi ultimi mi sono riletta varie volte,di notte, questo racconto ed alla fine di ogni lettura ne rimanevo sempre più impressionata,è sì fantascienza ma è scritto talmente bene da convincermi quasi che una cosa del genere prima o poi possa essere possibile.
questo fredric brown è sicuramente un vero genio e vorrei leggere anche altre sue opere,ho provato a chiedere ad alcuni librai nella mia zona ma mi hanno detto che non è facile trovare i suoi libri e quindi conviene mardarli ad ordinare



Scritto da: alanparsonx 15/01/2005 15.08
Cara tyzyanas
vorrei dedicarti questo racconto di fantascienza scritto da Fredric Brown, il titolo originale é: DOUBLE STANDARD.
Fammi sapere che ne pensi.

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ecco il racconto:

2 aprile -
Mi sto chiedendo se quello che provo è un senso di scandalo, di paura, o di stupore all’ idea che le Norme possano essere diverse, dall’ altra parte del vetro. La morale, così ho sempre creduto, è unica, assoluta. E non può essere altrimenti; trattare certe cose con due pesi e due misure sarebbe un’ ingiustizia. No, è la loro censura che ha fatto una gaffe, non può esserci altra spiegazione.

Non che abbia importanza, ma il fatto è successo durante un western. Io ero Whitey Grant, sceriffo di West Pecos, bravo a cavallo, bravissimo con la pistola, un eroe dalla testa ai piedi. Una banda di cattivi veniva in città per farmi la festa, veri tipacci da galera, e dato che tutti i cittadini avevano paura di affrontarli io me la dovevo cavare da solo.
Black Burke, il capo dei fuorilegge, mi ha detto più tardi, attraverso le sbarre della prigione (perchè io dovevo solo metterlo fuori combattimento, non ammazzarlo), che questa storia gli faceva tanto venire in mente “Mezzogiorno di fuoco”, e sarà magari vero. Ma cosa importa? Mezzogiorno di fuoco era solo un film e se la vita imita per caso l’ arte, bé, e con questo?
Ma il fatto comunque è successo prima, mentre eravamo ancora “in onda” e io ho dato un’ occhiata attraverso il vetro (che qualche volta chiamiamo anche VIDEO nell’ “altro” mondo). E’ una cosa che si riesce a fare quando ci si trova con la faccia rivolta direttamente verso il video, il che capita relativamente di rado. Sono i soli momenti in cui intravediamo qualcosa di quest’ altro mondo, un mondo dove esistono altre persone, persone come noi, solo che loro, invece di fare tante cose e avere tante avventure, stanno lì sedute e guardano “noi” attraverso il video. E per qualche ragione, che per me resta un mistero (uno dei tanti), non ci capita mai di vedere due sere di seguito la stessa persona o gruppo di persone che ci guardano da quest’ altro mondo.
Ma dunque, ieri ero lo sceriffo. Nel soggiorno in cui ho gettato un’ occhiata c’ era una giovane coppia. Seduta. Erano seduti vicini su un sofà “molto” vicini, a tre quattro metri da me, e si stavano baciando. Bé, anche qui da noi i baci sono permessi, di tanto in tanto, ma sempre brevi e casti. Ora, il bacio di quei due non era né breve e né casto. Erano addirittura “avvinghiati” l’ uno all’ altro e immersi in un bacio tutt’ altro che fuggevole, un bacio con chiare sfumature “sessuali”. Andando su e giù davanti al video ho avuto occasione di guardarli due tre volte, e ogni volta erano ancora lì, nella stessa posizione, e si stavano ancora baciando.
La terza volta, ho calcolato che dovevano essere passati almeno venti secondi, e non era finito. Ho dovuto distogliere gli occhi, era veramente troppo. Baciarsi per venti secondi! Ma come si è lasciata scappare una cosa così, la loro censura?
Dopo il western, quando il vetro è ridiventato opaco e noi siamo rimasti soli nel nostro mondo, avevo una mezza idea
di discutere la cosa con Black Burke: abbiamo parlato un bel po', infatti, attraverso le sbarre della sua cella, ma ho deciso di no, che era meglio non tirar fuori quello che avevo visto. Domani gli fanno il processo, a Burke, e subito dopo probabilmente lo impiccheranno. Lui la prende bene, è coraggioso, ma non c’è ragione che gli stia a mettere un altro pensiero in testa, poveraccio. Pistolero o no, in fondo in fondo non è proprio “cattivo”, e la forca gli dà già abbastanza preoccupazioni! Chissà quale sarà, la sua prossima incarnazione, se pure gliene daranno una.

15 aprile -
Sono molto turbato. Ieri sera è successo di nuovo. E questa volta è stato peggio. Sono sbigottito, sconvolto. Dopo quella prima volta m’ era rimasta la paura, quasi, di guardar fuori. Mi voltavo verso il vetro meno che potevo, cercavo di non guardare. Ma quando non avevo potuto farne a meno, non avevo più notato niente di scandaloso. Ogni volta un soggiorno diverso, ma senza più giovani coppie abbracciate sul sofà a violare le Norme. Gente seduta tranquillamente, gente che si comportava bene, che ci guardava. Dei bambini, qualche volta. Insomma, il solito.
Ma ieri sera!
Il “colmo” dell’ indecenza! Di nuovo una coppia o lo stesso soggiorno della prima volta. Qui non c’ era sofà, solo due grosse poltrone superimbottite: e quei due erano seduti nella stessa poltrona. Lei sulle ginocchia di lui. Non ho veduto altro, alla prima occhiata. Ero un primario, e in ospedale c’ era un lavoro pazzesco, dovevo precipitarmi a salvare vite a destra e a sinistra senza un attimo di respiro. Ma verso la FINE (è così che si chiama quel punto in cui noi non possiamo più vedere fuori e quelli dell’ altro mondo non possono più vedere noi) mentre stavo facendo un discorso serio e paterno a un mio giovane assistente, mi sono voltato e mi sono venuto a trovare proprio di faccia al vetro, e così li ho rivisti.
Può darsi che si fossero mossi, nel frattempo, o forse solo allora ho notato qualcosa che prima mi era sfuggito. Oh, il video lo guardavano, niente da dire. E non si stavano baciando. Solo che...
Insomma, la ragazza aveva dei pantaloncini corti, molto molto corti, “e la mano di lui era sulla coscia di lei”. E non è nemmeno che se ne stesse lì ferma e tranquilla: si muoveva leggermente, accarezzava! Che sentina d’ iniquità sarà mai quel mondo là fuori, se permettono cose di questo genere? Un uomo che accarezza la coscia di una donna! Qui, nel nostro mondo, a chiunque verrebbero i brividi solo a pensarci.
Ancora adesso, a ricordare quella scena, mi trema la mano. Si può sapere cosa sta combinando la loro censura?
C’è forse, tra i nostri due mondi, qualche differenza che io non capisco? L’ ignoto fa sempre paura. E io sono pieno di paura. E di disgusto.

22 aprile -
E’ passata un’ intera settimana dopo il secondo di quei due preoccupanti episodi, e fino a ieri mi sentivo relativamente tranquillizzato. Avevo cominciato a pensare che le due violazioni delle Norme di cui ero stato testimone dovevano essere esempi isolati di malcostume, sfuggito del tutto casualmente alla censura.
Ma ieri ho visto - o meglio, sentito, in questo caso - una cosa che era una flagrante violazione di un altro capitolo delle Norme. Prima di continuare, è forse bene che spieghi il fenomeno del “sentire”. Ci capita molto di rado di sentire dei suoni provenienti dall’ altra parte del vetro. Sono troppo fiochi per arrivare fino a noi, o vengono sommersi dal nostro “parlato” o dai rumori che facciamo, o dalla musica che c’è durante le sequenze mute. Una volta mi dava da pensare, l’ origine di quella musica, dato che, salvo nelle sequenze che si svolgono in un night club, in una sala da ballo, o posti del genere, non si vedono mai i musicisti che la producono; ma alla fine mi sono detto che deve essere un mistero di cui non siamo tenuti a capire la chiave. Perchè uno di noi possa percepire i suoni distinti e riconoscibili dall’ altro mondo, è necessario uno speciale ricorso di circostanze. Può succedere solo durante una sequenza in cui, dalla nostra parte, c’è un silenzio assoluto. E anche così, solo uno di noi alla volta può “sentire”, perchè bisogna che stia vicinissimo al vetro. (E’ quello che noi chiamiamo un “primissimo piano”). Solo così è possibile che uno di noi senta con sufficiente chiarezza una frase o perfino una serie di frasi pronunciate nel mondo di fuori.
Ieri sera, per qualche istante, queste condizioni ideali si sono verificate mentre ero vicino al vetro, e così ho potuto sentire una intera frase e sono inoltre riuscito a vedere sia la persona che la diceva sia quella a cui veniva detta. Era una coppia d’ aspetto molto comune, di mezza età, e sedevano (ma decorosamente, lontani l’ uno dall’ altra) su un sofà dirimpetto a me. L’ uomo ha detto - e sono sicuro di aver sentito bene - perchè parlava a voce molto alta, come se la donna fosse un po' dura d’ orecchio: “D... che porcate che fanno. Cosa dici, chiudiamo questo arnese delle b... e andiamo giù al bar a prenderci una birra?”
La prima delle due parole per le quali sono ricorso ai puntini era il nome della Divinità, ed è una parola perfettamente decente quando sia usata con reverenza e in un contesto appropriato. Ma da come l’ ha detta, era chiarissimo, che quell’ uomo la usava senza nessunissima reverenza; quanto alla seconda parola, era una sconcezza bella e buona.
Sono profondamente turbato.

30 aprile -
Non ho nessuna osservazione speciale da aggiungere stasera, a quelle che ho riportato nei giorni scorsi.
Son qui che mi gingillo, più o meno, e molto probabilmente quando sarò arrivato alla fine di questa pagina la getterò via. Scrivo queste righe solo perchè la mia parte richiede che io scriva qualcosa, e per scrivere delle parole completamente a caso, tanto vale che scriva queste.
Il fatto è che sto scrivendo “in trasmissione”, come diciamo noi. Stasera sono un giornalista seduto davanti alla macchina da scrivere nella sala cronaca di un quotidiano.
Comunque, la parte attiva che avevo in questa avventura è già finita e adesso sono nello sfondo, con il semplice obbligo di aver l’ aria indaffarata e continuare a battere. Dato che io so scrivere senza guardare i tasti, stasera ho tutto l’ agio di gettare di tanto in tanto un’ occhiata nell’ “altro mondo”. E mi ritrovo di fronte a un uomo e una donna giovani, che stanno soli insieme. La loro “scena” è una camera da letto ed è evidente che sono sposati, dato che stanno guardando verso di me dai loro letti.
Letti, al plurale naturalmente. Sono contento di vedere che seguono le Norme, le quali permettono che le coppie sposate appaiano mentre stanno conversando nei rispettivi letti gemelli posti ad una ragionevole distanza l’ uno dall’ altro, ma proibiscono, come è ovvio, che appaiano insieme in un letto matrimoniale; per quanta distanza possa esserci tra loro, infatti, la cosa sarebbe in ogni caso pericolosamente suggestiva.
Do un’ altra occhiata. E’ chiaro che i due non si interessano molto a quello che succede nel nostro mondo. Invece di guardare il vetro, stanno parlando. Naturalmente non posso sentire quello che dicono; anche se ci fosse un silenzio assoluto dalla nostra parte, io sto troppo lontano dal vetro. Ma capisco che lui le ha fatto una domanda, e lei fa segno di sì con la testa e sorride.
A un tratto la vedo che si tira via le coperte e mette i piedi nudi sul pavimento e resta seduta sulla sponda.
“E’ nuda.”
Dio mio, come puoi permettere una cosa simile? E’ semplicemente impossibile. Nel nostro mondo, una donna nuda non solo non esiste, “non c’è”, ma è addirittura inconcepibile.
La vedo che si alza e non riesco a staccare gli occhi da lei. Con la coda dell’ occhio vedo che anche lui ha tirato via le coperte e che è nudo. Le fa un gesto e lei ride, in piedi davanti a lui.
Qualcosa di strano, qualcosa che non ho mai provato prima d’ ora, sta succedendo dentro di me. Cerco di distogliere lo sguardo, ma non ci riesco.
Lei attraversa il tratto che divide i due letti, e si sdraia accanto a lui. E ora...

E’ possibile che succedano queste cose?

Allora è vero! Loro non hanno censura, possono fare e fanno tutte le cose alle quali nel nostro mondo si deve soltanto alludere vagamente come avvenimenti successi fuori scena. Perchè loro devono essere liberi quando noi non lo siamo?
E’ una crudeltà. I nostri diritti sono calpestati, non c’è parità, non c’è eguaglianza.
Fatemi uscire di qui! FATEMI USCIRE!
aiuto, che qualcuno mi AIUTI!
FATEMI USCIRE!
FATEMI USCIRE DA QUESTA SCATOLA!

[Modificato da alanparsonx 15/01/2005 18.14]


alanparsonx
00Monday, May 14, 2007 9:51 PM
se non sei riuscita a trovarli te li faccio avere io.
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