Fecondazione in vitro, i rischi che nessuno dice

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Jon Konneri
00venerdì 14 gennaio 2011 12:38
di Carlo Bellieni29-12-2010

Esce sull’ultimo numero di Human Reproduction uno studio dal significativo titolo: “Conseguenze ostetriche della fecondazione in vitro dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni”. Lo studio è stato fatto da un’equipe svedese che ha studiato oltre 13.000 bambini nati da fecondazione in vitro.

Le conclusioni sono preoccupanti: «I bambini nati da FIV hanno conseguenze ostetriche peggiori rispetto alla popolazione generale. I nati singoli, indipendentemente se nati dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni, hanno anch’essi conseguenze ostetriche peggiori, con tassi maggiori di prematurità e di basso peso alla nascita». Questo articolo non è il primo a trarre queste conclusioni: il Lancet di recente ha fatto un’analisi della letteratura scientifica e ha notato dati simili, con in più dati riguardanti le malformazioni e alcune malattie genetiche rare.

Quello che è importante sottolineare è che la fecondazione in vitro comporta dei rischi per il bambino, perché nascere sottopeso o prematuro non è indifferente per la salute successiva; certo, non è automatico – fortunatamente - che chi ha queste condizioni abbia poi problemi, ma il rischio è maggiore rispetto a chi nasce a 40 settimane di gravidanza e con un peso adeguato. Questo dovrebbe essere fatto conoscere, perché le coppie che hanno problemi di sterilità prendano delle decisioni consapevoli. E soprattutto bisognerebbe far capire che evidentemente non è solo il fatto di nascere “gemelli” che genera rischi. Certo, in tutto il mondo da FIV nascono più gemelli che nella popolazione normale. In Italia si dà la colpa alla “cattiva” legge 40, che in realtà non impone a nessuno di impiantare 3 embrioni, ma anzi mette dei limiti per non arrivare ad eccessi. Certamente nella FIV la raccomandazione generale è di non generare gemellarità, ma evidentemente il problema, eliminata la gemellarità, sussiste: nascono prematuri e sottopeso in misura maggiore anche se si impianta un solo embrione.

La riflessione etica allora si impone: è un rischio che si può correre, considerato che, prima che i genitori, il rischio lo corre il bimbo stesso? Per molti evidentemente la risposta è positiva. Ma resta da capire perché sui mass media la fecondazione in vitro venga banalizzata, i rischi quasi sottaciuti o perlomeno espressi con molta meno enfasi rispetto alle lodi, tanto da dare l’impressione di poter rimandare la gravidanza a data indefinita, senza soppesare i rischi genetici che aumentano con l’età, e anche l’efficacia della FIV stessa che con l’età invece diminuisce.

Ci piacerebbe che a tanto sforzo per diffondere e magnificare la fecondazione in vitro corrispondesse altrettanto impegno per sconfiggere davvero la sterilità, mettendo in atto quelle norme di salute pubblica, di rispetto della lavoratrice e del lavoratore che la prevengono, e soprattutto spiegando chiaramente che esiste un’età fisiologica per far figli che non è data da una rivelazione soprannaturale ma dalla fisiologia delle ovaie, e che lo stato deve aiutare a rispettarla, e la pubblicità e i media non devono irriderla. Pena la sofferenza di migliaia di persone.

www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-fecondazione-in-vitroi-rischi-che-nessuno-dice...
secutores
00venerdì 14 gennaio 2011 23:03
Re:
Jon Konneri, 14/01/2011 12.38:

di Carlo Bellieni29-12-2010

Le conclusioni sono preoccupanti: «I bambini nati da FIV hanno conseguenze ostetriche peggiori rispetto alla popolazione generale. I nati singoli, indipendentemente se nati dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni, hanno anch’essi conseguenze ostetriche peggiori, con tassi maggiori di prematurità e di basso peso alla nascita». Questo articolo non è il primo a trarre queste conclusioni: il Lancet di recente ha fatto un’analisi della letteratura scientifica e ha notato dati simili, con in più dati riguardanti le malformazioni e alcune malattie genetiche rare.




Le conclusioni non sono preoccupanti, sono solo normali.
Basterebbe chiedersi qual'è motivo per il quale le coppie ricorrono alla FIV per comprendere il significato dei dati emersi dal, sicuramente autorevole, studio.

Le deduzioni tratte nell'articolo sono una faziosa cloaca di puttanate.


Claudio Cava
00sabato 15 gennaio 2011 01:46

Non so perche' [SM=g27828] ma me lo sentivo:

Carlo Bellieni Neonatologo, docente di Terapia intensiva neonatale all'Università di Siena Carlo Valerio Bellieni è un medico neonatologo e saggista italiano. Insegna Terapia neonatale alla Scuola di Specializzazione in pediatria dell'Università di Siena. È membro della European Society of Pediatric Research, del Direttivo nazionale del Gruppo di Studio sul Dolore della Società italiana di neonatologia, della Pontificia Accademia Pro Vita e del Comitè Scientifique des Journèes Francophones de Rècherche en Nèonatologie. Da anni è impegnato nella ricerca nel campo della neurofisiologia e della sensorialitá feto-neonatale. Ha brevettato apparecchi elettromedicali per la valutazione del dolore del neonato e per l'insonorizzazione delle termoculle neonatali.

www.ilsussidiario.net

Caro Jon, cambia letture. [SM=x789055]

Ciao
Claudio
Jon Konneri
00sabato 15 gennaio 2011 11:03
Si fanno tanti esami per vedere se un feto è sano , se non è sano si ricorre agli aborti per impedire di avere una vita sacrificata ,perche allora ricorrere a queste cose sapendo che la percentuale che il bimbo nasce malato è quasi del 99%?
Claudio Cava
00sabato 15 gennaio 2011 12:17
Re:
Jon Konneri, 15/01/2011 11.03:

Si fanno tanti esami per vedere se un feto è sano , se non è sano si ricorre agli aborti per impedire di avere una vita sacrificata ,perche allora ricorrere a queste cose sapendo che la percentuale che il bimbo nasce malato è quasi del 99%?



Mi hai costretto a rileggerlo tutto. [SM=g27826]

Dove diavolo l' hai visto quello che dici?

Prematuro non significa malato, lo dice lo stesso autore.

E il 99% sara' la percentuale del tuo inculcamento. [SM=x789055]

[SM=x789049] [SM=x789049] [SM=x789049]

Ciao
Claudio
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