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Festival in corso e corti in gara...dite la vostra!

Ultimo Aggiornamento: 11/07/2011 22.55
24/04/2011 22.08
 
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Apro questo topic per dare spazio alle opinioni del pubblico riguardo il festival e i corti in gara.
Consigli, opinioni, recensioni...tutto quel che volete dire, sempre nel rispetto altrui e nell'educazione ovviamente [SM=g27823]

Stay Horror

AUSTRALIAN OPEN 2019TUTTO TENNIS FORUM236 pt.21/01/2019 08.57 by giuseppe liucci
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25/04/2011 00.18
 
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Re:
The Reign of Horror, 24/04/2011 22.08:

tutto quel che volete dire, sempre nel rispetto altrui e nell'educazione ovviamente [SM=g27823]

Stay Horror


Mi astengo dal fare commenti allora... [SM=g27819]
La perfezione esiste
25/04/2011 12.19
 
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Per ora c' è un buon numero di corti. Spero che per il termine del 22/05 ce ne siano più dell' anno scorso.



Io Sono Leggenda







25/04/2011 13.28
 
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OTTIMO!
Bene, io mi sono prontamente iscritto, dopo aver saltato l'edizione dell'anno scorso non potevo certo fare altrettanto con questa!
Io ho già visto corti molto interessanti!
Speriamo si iscrivano in tanti!!!
Erano mesi che aspettavo questo momento!
25/04/2011 14.50
 
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Anche io mi associo al commento di Giorgio sui corti interessanti in gara e, visto che per ora le iscrizioni stanno procedendo decisamente bene, mi auguro si riesca a raggiungere il numero massicio di opere in gara della scorsa edizione che è stata decisamente valida ed avvincente.

25/04/2011 16.03
 
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Entro questo fine settimana, pubblicherò l'elenco dei premi di quest'anno e la giuria completa del festival.

09/05/2011 20.58
 
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io pensavo si vincesse solo una pacca sulla spalla XD
11/05/2011 00.58
 
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ehehehe no no cara Kiara, quest'anno ricchi premi (a sorpresa!) vedrete... [SM=g27823]

19/05/2011 15.51
 
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Sperando che sia questo il luogo giusto dove esprimersi (ma mi pare di aver capito di si) dico la mia su Pianto Rosso, primo e unico corto che ho visto, ma ho in programma di vederli presto tutti, con calma.

Partiamo dal presupporto che un corto, in quanto tale, non è un film.
La "magia" di un corto deve essere quella di riuscire a trasmettere qualcosa, sia essa una "morale", una risata, una sensazione, nell'arco di pochissimo tempo.
E secondo me Pianto Rosso ne è stato capace. Ha un suo senso.

Derivativa la trama (ma per un horror maniac che ha visto decine di film ormai tutto è derivativo, quindi non lo annovero nemmeno tra i difetti) con delle situazioni che ricalcano "E venne il giorno" e forse anche un po "Io solo leggenda", in primis.
Splendido l'inizio, con un terrore molto veritiero dato da una ripresa in soggettiva azzeccata, e molto bello anche il finale.
Recitazione nella media (forse troppo gasato l'annuciatore della radio) ma quello che fà il corto sono le musiche, scelte ed usate in maniera davvero appropriata.

Fondamentalmente il corto ha un suo senso, è un film sulla perdita.
Un film che ti fà capire che quando perdi una cosa e la riacquisti, perderla per la seconda volta forse fa ancora più male....e sarebbe stato quasi meglio non riacquistarla affatto.
Almeno così è come l'ho inteso io.

Mi è piaciuto, lo considero positivamente.
19/05/2011 16.12
 
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bella rece boskoz! A dirla tutta, ricalca anche il mio pensiero riguardo il corto in questione.

19/05/2011 16.37
 
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Ci sono dei trailer interessanti... sì, mi piace.
21/05/2011 14.25
 
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Ho visto "Interno 48" (come ordine sto andando un po a zonzo nel visionare i corti).

Fotografia molto curata ed ottimo uso delle musiche sono i punti forti del corto, possiamo dire che si nota la professione di grafico del regista.
Ma poi nell'insieme la visione non mi ha colpito per altre cose.

Se pensiamo che perfino i film sull'abusato tema del "revenge" devono avere un qualcosa di paticolare per differenziarsi dalla massa e non risultare anonimi, tanto più dovrebbe averlo un corto.
E qui non c'è niente di speciale.
Un sequestro in casa, nessuna tortura (punto debole del corto è anche l'assenza di sangue) e una liberazione data da uno scotch che dopo il terzo giorno cede...
e poi finisce.

Sintetizzando direi quindi che la frettolosità e la poca sostanza sono i difetti principali di questo corto, ripeto, molto ben confezionato.

Si è fatto quel che si poteva fare per dare una caratterizzazione al cattivo di turno, sperando che lo spettatore non abbia visto con troppa attenzione Donnie Darko.
21/05/2011 17.32
 
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@boskoz:

La quasi totale assenza di sangue è una scelta. Figurati, ne avevamo preparato un secchio.

La cosa che piace a me è che in fondo l'assassino aspetta troppo tempo per "fare" qualcosa alla vittima e quando torna a casa, questa si è già liberata e lo fa fuori.

In un corto "penso" che si debba raccontare una situazione, più che una vera e propria storia. Altrimenti è meglio fare un lungometraggio.

Per quanto riguarda Donnie Darko non ci avevo neanche pensato (tra l'altro è un film che non amo e non ho amato).

Tutto questo comunque per darti una semplice risposta a un tuo giudizio molto costruttivo. Che apprezzo molto. Grazie.
23/05/2011 23.03
 
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DURANTE LA MORTE - RECENSIONE DI osmanspare

RECENSIONE.
Cercherò di essere il più conciso – e il più cattivo – possibile. Ma senza cattiveria. E, non essendo un regista, cercherò di concentrarmi solamente sulla storia.
Dunque…”DURANTE la morte”. Prima di tutto, che significa “durante”? Immagino voglia essere un sagace tentativo di distinguere quella parte inesistente che sta tra il prima e il dopo la morte, uno spazio e tempo indefiniti in cui c’è una stasi: la morte c’è, e invece di essere evento transitorio continua a restare, presumibilmente per un tempo infinito. Rimane però un fastidioso sentore di errore di italiano…in fondo che significa “durante la morte”? La morte è un evento atemporale. Cerchiamo di rimanere pratici, grazie.
Il nostro protagonista si alza presto. Si incazza con la segreteria perché non ha messaggi. Ma poi “Mi piace stare qui”, dice. Non mi sembrava, da come si era alzato. Comunque si fuma una sigaretta, assapora il “profumo del silenzio” e ci fa capire che sa già cosa l’aspetta (quindi la calma è solo apparente, ci pare di capire.) Perché lo faccio però?, dice. Perché giro sempre per le stresse strade? Non riesce proprio a farne a meno…
Ecco che incontra mamma e figlio zombie. Che però non si comportano come tali, ma quando si rivolgono a lui, lo diventano. Perché? Il nostro eroe scappa a gambe levate. Stesso ritornello si ripresenta altre tre volte, identico. Troppo per i miei gusti: il messaggio lo abbiamo già capito. Ma qual è il messaggio? Gli zombie sono zombie veramente? Quale parte è immaginata? La vita o la zombità? Non ci sono elementi per capirlo. E poi, come mai il nostro eroe scappa vedendo gli zombi (o non-zombi, o quel che sono) se all’inizio ha detto che tutte le mattine fa lo stesso giro, tanto che ormai ha quasi perso il suo sapore? Dovrebbe esserci ormai abituato, no?
Ok, il nostro torna a casa. Ride scompostamente, in maniera troppo plateale e banale, spatasciato su una balaustra (scena molto didascalica e …non mi viene la parola…quelle scene che sanno di finto, di costruito, che sono lì solo perché il regista voleva comunicarci ciò che il personaggio sente, e lo fa in modo fin troppo urlato). Poi viene aggredito da braccia mostruose…che apparentemente non han provocato danno alcuno, visto che nella scena dopo l’uomo è già a casa (E’ scappato o cosa? Nessuno ce lo spiega). A questo punto, ci aspettiamo tutti la sorpresa finale: ed eccola: tutte le persone incontrate sono gente che lui conosceva, e che ha ritratte in un album. Quindi?
La cosa si complica. La citazione finale ci dovrebbe far capire che i ricordi sono come zombie…quindi quelli dovrebbero essere i ricordi dell’uomo. Ma capire cosa stia succedendo davvero è problematico. Mi pare di aver capito che il bambino era lui al primo giorno di scuola, uno dei due metallari è sempre lui ai tempi del liceo, il tipo seduto in panchina con la fidanzata è sempre lui al momento del primo bacio, mentre l’ultima è la moglie che lo ha lasciato. E se non è così è grave, ma dovrebbe essere così, anche se è molto difficile capirlo alla prima visione.
E pure lui è uno zombie…anche se forse non se lo ricorda o fa di tutto per dimenticarselo. Quindi riassumiamo: dovrebbe essere finito il mondo, e il nostro eroe morto pure lui finge una vita che non ha aggrappandosi ai ricordi più cari. Ma forse è tutta una metafora di un uomo che è decaduto, è vivo ma ha perso motivazioni, e vive solo, non è uno zombie ma un poverino pieno di rimpianti. Quale delle due? Il film non ci aiuta a capirlo.
Prendiamo per buona l’ipotesi zombie: allora i vari personaggi sono “vivi” solo nella sua immaginazione, ma appena si girano il protagonista non può fare altro che riconoscerli per quel che sono davvero, e cioè morti viventi che lo inseguono per mangiarselo. Ma ecco due domande: come mai tali morti viventi se ne stanno sempre allo stesso posto per recitare la stessa scenetta ad unico uso e consumo del nostro eroe? Non possono gironzolare da qualche altra parte? OK, ammettiamo che anche loro si siano aggrappati a qualche ricordo del passato, e ciascuno reciti la vita che aveva un tempo…ma come la mettiamo che almeno metà degli zombie sono lo stesso protagonista in varie fasi della sua vita? E’ lui che se li sogna, dunque…ma come mai allora si sogna sotto forma di zombie?
Durante la morta è insomma un grosso metaforone che lascia le intepretazioni a chi guarda. Peccato che lo faccia un po’ malamente, senza fornire giustificazioni a scene belle se prese singolarmente, meno belle se inserite nel contesto della storia, dove finiscono per perdere di senso.
Questa del resto mi sembra la tendenza di certi artisti “di seconda scelta” o immaturi, che riescono a concepire scene “fiche”, riescono – ma non sempre – a concepire una trama in cui inserirle, ma mancano del tocco finale, che sarebbe rendere il tutto logico e comprensibile. Si sacrifica la leggibilità della trama alla “ficaggine” della singola scena, compiacendosi del singolo alberello senza accorgersi che la foresta intera è tutta storta.
Nel complesso cmq DLM è simpatico, con belle musiche, e una bella fotografia. La trama però è quel che è, e la voce narrante non è piacevole. Uno perché troppo impostata, troppo teatrale. E due perché ormai chi usa più la voce narrante? E’ un artifizio che andava forse bene negli anni che furono, ma che applicata oggi – tranne rari casi – lascia il tempo che trova, e mi da l’idea di insicurezza: non essendo convinto di ciò che racconta visivamente, il regista cerca di spiegarlo con la voce narrante, quando secondo me dovrebbe cercare di tradurre TUTTO in immagini. Del resto, non è questo il lavoro a cui dovrebbe tendere ogni regista? A prescindere se poi la trama è presa da un racconto. Io voto sempre per togliere la voce e per imparare a raccontare con le immagini.
La sufficienza c’è. Ci sarebbe stato anche di più, se la storia mi avesse convinto. Le carte in regola ci sono tutte. Consiglio meno scene fiche e lavorare più sulla trama, ma questo vale anche per buona parte dei filmmaker americani di successo. Chiarezza. Cercare di evitare contraddizioni tra le parti quando si butta giù una sceneggiatura. Eliminare la voce narrante.
Grazie.
23/05/2011 23.03
 
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IL DESTINATARIO. RECENSIONE DI osmanspare

La cosa che trovo più divertente guardando i cortometraggi è quanta dedizione mettano i loro autori nel fare le sigle, rendendole parte integrante della storia e cercando di farle personali e interessanti… bisognerebbe fare un premio per la miglior sigla, visto che a volte può valere quanto e più del corto stesso… Qui vediamo un asciugamento di stoviglie in cucina: simpatico! E simpatico non far vedere il volto della protagonista…anche se mi pare che sia solo parte di un’inquadratura “fica”, visto che poi questo non-vedere viene subito abbandonato. Io avrei continuato a non mostrarlo, facendolo vedere solo a sigla finita, in concomitanza con l’inizio della trama, magari una scampanellata: sarebbe stato come far precipitare la nostra eroina nella storia.
Invece…la porta si apre ed entra “Steven”, stolido protagonista dall’evidente accento del sud, che non sembra proprio a suo agio con un nome così angolofono. Diavolaccio…ma siamo in Italia, facendo horror italiano…perché dobbiamo chiamare Steven il nostro eroe?
Recitazione approssimativa dei due personaggi maschili. Migliore la ragazza, a suo agio anche quando deve recitare dialoghi molto stereotipati e didascalici. Dire “Oh, il campanello!” e spiegare COSA sta accadendo o cosa si sta facendo mentre lo si fa non è molto professionale: nella vita reale non lo fa nessuno, e si suppone che una storia dovrebbe essere se non reale quanto meno realistica: la ragazza poteva benissimo star muta, anzi, era preferibile. Quello che è successo si capisce lo stesso, senza bisogno che sia il personaggio a raccontarlo. Stride, stride tanto! Come già detto per il cortometraggio qui sopra, invito a MOSTRARE visivamente, e non a FAR RACCONTARE quello che succede.
Cento punti per la televisione che si accende da sola e il dvd che si apre autonomamente! Scena così sopra le righe da risultare simpaticissima!
Poi ecco il solito filmato alla ring…e la nostra simpatica protagonista che balla come toccata da corrente elettrica. Ma…è ironica o meno questa scena? Non si capisce se faccia ridere volutamente o no, ma al quarto contorcimento un sorriso ci scapp, anche perché la scena è troppo lunga… E si prosegue ridendo nella scena del massacro, in cui la telecamera scappa di mano al regista per un susseguirsi di scene di puro delirio di serie Z, piene di errori ed ingenuità, ma il tutto girato con un divertimento così grande che ci si passa volentieri sopra. Siamo al trash, al sangue per il sangue, al gore “nostrano”, alla serie B della serie B. Niente di più distante dalla professionalità, eppure questo senso del casareccio riesce a renderci il tutto più appetibile e simpatico, a farcelo apprezzare, cosa che non avremmo fatto trovandoci di fronte ad uno stesso cortometraggio girato però con pretese di essere un alto capolavoro artistico, concettualmente metaforico, dai profondi contenuti etc etc etc…Perché una sana voglia di fare, pure ingenua, vale molto di più di una saccenza artistica vuota di contenuti.
Insomma Steven muore…e anche Max (che già mi era diventato simpatico!)…con gran spargimento di sangue e addirittura due decapitazioni fatte con un coltello da cucina (di certo doveva essere un Miracle Blade serie 7 per riuscire a staccare teste così facilmente…). E si finisce come si era partiti…
Che dire? Niente di nuovo sotto il sole. Tutto molto amatoriale. Brava lei. Storia inesistente ma condotta con “coerenza” da un inizio ad una fine di senso compiuto, senza eccedere in spiegazionismi, metafore o contorcimenti artistici. Tantissime ingenuità. Suscita comunque grande simpatia. Un plauso all’impegno, e di nuovo cento punti alla TV che si accende da sola!
23/05/2011 23.04
 
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ho spostato qui le due recensioni dell'utente "osmanspare" e chiedo scusa per non aver messo in evidenza questo topic, che è il posto dove tutti quelli che NON fanno parte della giuria possono scrivere sui corti in gara.

23/05/2011 23.59
 
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SOULS
Alcuni bambini di pochi mesi dotati di particolari poteri, pare, possono vedere le anime dei morti. E noi come facciamo a sapere che è vero, o che sono proprio le anime quelle che vedono, visto che a pochi mesi non hanno certo il modo di dircelo?
Passato il prologo, si entra nella storia vera e propria. Un assassino, circondato da macchie di sangue, pulisce coltelli macchiati di sangue. La radio ci parla del ritrovamento di un nuovo cadavere: una ragazza precipitata da una scogliera, con addosso, pare “nessuna ferita visibile”.
1. le autorità pensano subito ad un maniaco. Beh, perché? Non potrebbe essersi buttata, visto che non ha “ferite visibili”? Magari un suicidio…
2. tutto quel sangue sui coltelli da dove arriva?
Ma no, l’assassino accoltella: ce lo dice subito dopo l’analisi della polizia. Un’analisi però condotta e raccontata in modo alquanto semplicistico, con poche idee, ripetute più volte, e in modo confuso; il tutto inframmezzato da inquadrature Argentiane a oggettistica varia, che poco però lega all’assassino, e che rimane più che altro un vuoto esercizio di stile, non raggiungendo mai la profondità adeguata. Mal congegnata anche la parte successiva, dove un tentativo di raccontare la trama per cesure e frammentazioni si riduce ad un coacervo di immagini montate senza un filo conduttore, alcune fuori contesto (la grotte con le stalattiti, la piazza del paese con la fontana…), accompagnate da un sonoro a tratti fastidioso, con un ripetersi ossessivo di urla femminili, miagolii infernali, painti di bimbi e rombi di tuono, che purtroppo finiscono per diventare fastidiosi, e a tratti coprono anche i dialoghi.
Si passa poi, senza una reale, realistica o verosimile (ma neppure inverosimile) motivazione all’apparizione delle anime delle ragazze uccise dal maniaco. A dire il vero, però, il fantasma che dovrebbe generare terrore suscita un involontario sorriso, tanto fuori tempo giungono le sue apparizioni. Sembra quasi, mi perdoni l’autore, che il fantasma sia sfortunato, perché si presenta sempre quando la vittima non sta guardando, sta facendo altro tipo lavarsi i denti, o stia dormendo. Il fantasma si agita e lui ronfa…oh, vabbeh, me ne vado, ripasserò!
Altro passaggio, e qui si narra della cattura dell’assassino da parte della polizia, avvertita da uno sfasciacarrozze…Scena girata con correttezza ed onestà, da perfetta fiction di Rai Uno, ma per qualche strano motivo completamente muta, i punti salienti sottolineati solo dalla colonna sonora. Perché? Non saprei, ma non mi convince.
L’assassino cade, sbatte la testa. Sogna. Sogna? Comunque, nonostante i proiettili in corpo, lo vediamo dopo un po’ del tutto ristabilito, e pronto ad uccidere ancora. Ha una donna nel bagagliaio…ma il suo modus operandi non era quello di cogliere le vittime in un posto appartato e ucciderle per poi abbandonarle? “colpisce e poi abbandona il cadavere”, diceva all’inizio la poliziotta. Come mai ora questo cambio? Beh, la spiegazione è una sola: perché serviva per girare la scena finale. In barba, come al solito, alle regole che ci si era dati all’inizio.
Ma va bene, la pena in questo caso può essere sospesa: siamo all’interno di un’allucinazione, forse l’ultima di un morente, o forse l’inferno di un uomo già morto. E con questo abbiamo finito.
Totale? Mah, forse troppo voglia di essere “artistici”, a discapito della leggibilità (come sempre accade), e nonostante i mezzi scarsi, che già da soli dovrebbero trattenere un regista dai voli pindarici: se non abbiamo location, o comparse, o astronavi, o computer graphic, o miliardi, o alieni in lattice, è meglio non decidere di girare un film di fantascienza, e lo stesso vale per l’horror. La mancanza di mezzi è traditrice: più cerchi di nasconderla con voli registici, più la metti in evidenza.
Riguardo alla storia vale quanto già detto in precedenza: tre scene “fiche” non bastano a fare una trama interessante. Così come non basta ricopiare i luoghi comuni che tanto ci sono piaciuti quando eravamo giovani. Si finisce solo per fare una brutta copia di quei vecchi film, copia per di più senza profondità.
Ci sarebbe piaciuto sapere cosa c’entrava il prologo col bambino che vede i morti (era l’assassino? e se si, in che modo faceva parte della trama?), avere maggior partecipazione da parte delle anime delle donne, che si limitano invece ad apparire di quando in quando. Ci sarebbe piaciuto un assassino più personale e carismatico. E infine un finale con un po’ più di tensione.
Il plauso va comunque a chi, nonostante tutto, ha fiducia in se stesso e continua a provare. Un cortometraggio con qualche difetto vale mille cortometraggi perfetti mai realizzati per paura, per pigrizia, per mancanza di fiducia.
24/05/2011 00.00
 
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SOULS
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Alcuni bambini di pochi mesi dotati di particolari poteri, pare, possono vedere le anime dei morti. E noi come facciamo a sapere che è vero, o che sono proprio le anime quelle che vedono, visto che a pochi mesi non hanno certo il modo di dircelo?
Passato il prologo, si entra nella storia vera e propria. Un assassino, circondato da macchie di sangue, pulisce coltelli macchiati di sangue. La radio ci parla del ritrovamento di un nuovo cadavere: una ragazza precipitata da una scogliera, con addosso, pare “nessuna ferita visibile”.
1. le autorità pensano subito ad un maniaco. Beh, perché? Non potrebbe essersi buttata, visto che non ha “ferite visibili”? Magari un suicidio…
2. tutto quel sangue sui coltelli da dove arriva?
Ma no, l’assassino accoltella: ce lo dice subito dopo l’analisi della polizia. Un’analisi però condotta e raccontata in modo alquanto semplicistico, con poche idee, ripetute più volte, e in modo confuso; il tutto inframmezzato da inquadrature Argentiane a oggettistica varia, che poco però lega all’assassino, e che rimane più che altro un vuoto esercizio di stile, non raggiungendo mai la profondità adeguata. Mal congegnata anche la parte successiva, dove un tentativo di raccontare la trama per cesure e frammentazioni si riduce ad un coacervo di immagini montate senza un filo conduttore, alcune fuori contesto (la grotte con le stalattiti, la piazza del paese con la fontana…), accompagnate da un sonoro a tratti fastidioso, con un ripetersi ossessivo di urla femminili, miagolii infernali, painti di bimbi e rombi di tuono, che purtroppo finiscono per diventare fastidiosi, e a tratti coprono anche i dialoghi.
Si passa poi, senza una reale, realistica o verosimile (ma neppure inverosimile) motivazione all’apparizione delle anime delle ragazze uccise dal maniaco. A dire il vero, però, il fantasma che dovrebbe generare terrore suscita un involontario sorriso, tanto fuori tempo giungono le sue apparizioni. Sembra quasi, mi perdoni l’autore, che il fantasma sia sfortunato, perché si presenta sempre quando la vittima non sta guardando, sta facendo altro tipo lavarsi i denti, o stia dormendo. Il fantasma si agita e lui ronfa…oh, vabbeh, me ne vado, ripasserò!
Altro passaggio, e qui si narra della cattura dell’assassino da parte della polizia, avvertita da uno sfasciacarrozze…Scena girata con correttezza ed onestà, da perfetta fiction di Rai Uno, ma per qualche strano motivo completamente muta, i punti salienti sottolineati solo dalla colonna sonora. Perché? Non saprei, ma non mi convince.
L’assassino cade, sbatte la testa. Sogna. Sogna? Comunque, nonostante i proiettili in corpo, lo vediamo dopo un po’ del tutto ristabilito, e pronto ad uccidere ancora. Ha una donna nel bagagliaio…ma il suo modus operandi non era quello di cogliere le vittime in un posto appartato e ucciderle per poi abbandonarle? “colpisce e poi abbandona il cadavere”, diceva all’inizio la poliziotta. Come mai ora questo cambio? Beh, la spiegazione è una sola: perché serviva per girare la scena finale. In barba, come al solito, alle regole che ci si era dati all’inizio.
Ma va bene, la pena in questo caso può essere sospesa: siamo all’interno di un’allucinazione, forse l’ultima di un morente, o forse l’inferno di un uomo già morto. E con questo abbiamo finito.
Totale? Mah, forse troppo voglia di essere “artistici”, a discapito della leggibilità (come sempre accade), e nonostante i mezzi scarsi, che già da soli dovrebbero trattenere un regista dai voli pindarici: se non abbiamo location, o comparse, o astronavi, o computer graphic, o miliardi, o alieni in lattice, è meglio non decidere di girare un film di fantascienza, e lo stesso vale per l’horror. La mancanza di mezzi è traditrice: più cerchi di nasconderla con voli registici, più la metti in evidenza.
Riguardo alla storia vale quanto già detto in precedenza: tre scene “fiche” non bastano a fare una trama interessante. Così come non basta ricopiare i luoghi comuni che tanto ci sono piaciuti quando eravamo giovani. Si finisce solo per fare una brutta copia di quei vecchi film, copia per di più senza profondità.
Ci sarebbe piaciuto sapere cosa c’entrava il prologo col bambino che vede i morti (era l’assassino? e se si, in che modo faceva parte della trama?), avere maggior partecipazione da parte delle anime delle donne, che si limitano invece ad apparire di quando in quando. Ci sarebbe piaciuto un assassino più personale e carismatico. E infine un finale con un po’ più di tensione.
Il plauso va comunque a chi, nonostante tutto, ha fiducia in se stesso e continua a provare. Un cortometraggio con qualche difetto vale mille cortometraggi perfetti mai realizzati per paura, per pigrizia, per mancanza di fiducia.
24/05/2011 00.44
 
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INTERNO 48
INTERNO 48
Un’altra bella sigla! Simpatica già dall’inizio, in cui la protagonista entra in scena e inizia la musichetta…ma non è la sigla, è la suoneria del cellulare! Non so se la cosa sia stata voluta dall’autore, ma è sicuramente una trovata simpatica. E bello anche il resto: una strizzata d’occhio ai thriller/horror italiani di un tempo, una buona musica in tema, un’attrice che dalle prime battute appare valida. Tutto ok. Oggetti “Argentiani” in primo piano, che fanno sempre colpo (se ben mostrati) e una conta dei giorni che ci mette già di buon umore.
Segue un buon uso della camera (quasi) mai invadente, ma la tensione cala alla prima apparizione del maniaco. Sarà perché tra te e te pensi “ecco, il solito serial killer inquadrato dal basso per renderlo misterioso”, ma la prima apparizione del cattivo di turno non suscita particolari emozioni. Sarà che tale apparizione ormai si ripete sempre con stilemi ormai abusati, sarà che di serial killer ce n’è pieno il mondo (dei cortometraggi). E poi, quel modo di bussare la porta lento, da malato…noi scommettiamo che un serial killer vero busserebbe benissimo alla porta (anzi suonerebbe il campanello) e non si metterebbe lì col pugno a fare Toc……….Toc……..Tocc…….E poi bussa, scompare, ribussa…Si calca la mano per far apparire subito l’instabilità del cattivo, bisogna a tutti i costi farcelo vedere come deviato…non sarebbe bello se una volta tanto l’orrore non arrivasse così tanto telefonato? Se fosse quello che Jung chiamava il Perturbante, l’elemento improvvisamente fuori posto in un contesto normale? Ma questa è una constatazione personale, ha poco a che vedere col corto, che rimane buono fino a qui.
Rimane molto buona la protagonista e i suoi dialoghi. Ci chiediamo se siano stati scritti o se siano improvvisati; in ogni caso lei e i dialoghi sono ottimi. Anche la scena in cui lei, dopo aver riattaccato, in silenzio pensa su PP del suo viso è ben congegnata: i suoi pensieri ci sono inaccessibili, non siamo più in balia del regista Onnisciente: ottimo!
Buona anche la scena della porta. La maschera da coniglio. Tutto già visto, forse, ma non ce ne accorgiamo. Seguono però un paio di false partenze: ora che il regista ha schierato il suo asso nella manica, il terribile, diabolico, satanico, malato maniaco, sembra quasi che non sappia cosa farsene. Sia lui che il suo personaggio se ne rimangono fermi, prendono il tempo, ci pensano su. Forse stanno cercando di far salire la tensione, ma siamo in un corto: non c’è tempo di far salire tante tensioni, e di certo la regola vuole che se mostri una pistola, quella pistola prima o poi deve sparare. Certo, può anche restarsene lì silenziosa, ma non può limitarsi a far presenza.
Comunque, da lì arriviamo ad un finale onesto, che non fa gridare al miracolo, non fa gridare per niente, ma si mantiene in linea con il resto del corto. Certo, l’assassino che sequestra una donna e poi se ne va a spasso per due o tre giorni, incurante dei possibili problemi, non è certo il massimo; così come non è il massimo la repentina trasformazione della donna da vittima a supercarnefice. Non ci sono in alcun modo date premesse (sottintese o scoperte) che ci avrebbero potuto rendere più accettabile questa soluzione, mai la psicologia della donna ci fa immaginare cosa farà alla fine. Possiamo magari immaginare che la colpa di tutto sia stato il sequestro, la paura, l’ansia di star lì legata…ma uno: il regista non ci mostra mai questo travaglio, né ci da segno che esso sia avvenuto. E due: alla fine la donna non ha subito nessun tipo di violenza estrema, di quelle che possono portare alla follia e al desiderio di vendetta.
Lanciamo sul piatto un’idea che forse può far capire: la donna è una psicopatica che assume medicinali per l’umore, senza i quali è soggetta a crisi schizoidi. Il killer non lo sa e la lascia legata per giorni. Lei non può assumere le medicine, e alla fine la sua parte malata e sadica ha il sopravvento. Oppure: esacerbata da giorni e giorni di torture, riuscita a liberarsi con gran dolore etc etc etc. Qui questa parte manca. Non basta far fare certe cose ai personaggi perché queste acquistino un senso.
Vorremmo anche ricordare a registi, sceneggiatori e aspiranti tali che spesso l’errore che essi commettono è di non comunicare abbastanza alcune parti della storia. La differenza tra chi gira e lo spettatore è che il primo ha già tutta la storia in testa, e a volte può capitare che si dimentichi di narrare qualcosa perché a lui sembra logico e sottinteso, mentre per chi lo guarda non lo è!
Comunque, escluso questo particolare, ci sentiamo di raccomandare il corto. Bello, ben curato, ben diretto, con un buon senso del ritmo. Valido, molto valido. Peccato l’incespicatura, ma niente vieta sviluppi futuri.
24/05/2011 11.12
 
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Utente Junior
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palmface
non ho capito come si gioca adesso :o)

che ne sarà di noi?

moriremo tutti!

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