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HIGHWAY TO HELL di Luigi De Conti

Last Update: 4/28/2008 10:58 PM
4/7/2008 12:12 PM
 
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TITOLO: HIGHWAY TO HELL

LOCANDINA DEL CORTO:


DURATA: 11 MIN.

REGIA: LUIGI DE CONTI

ATTORI
PRINCIPALI: DANIELE DEL NEGRO, MARTINA LACCANIA, WILLIAM DELLA PIETRA

SCENEGGIATURA: LUIGI DE CONTI

MUSICHE: “DEC”

FOTOGRAFIA:
GOVANNI CARPENTIERE(Luigi De Conti)

MONTAGGIO: LUIGI DE CONTI

BREVE SINOSSI:
IN UNA FREDDA SERA D’ INVERNO UN UOMO HA UN INCIDENTE CON L’ AUTO … RIMASTO DA SOLO IN MEZZO AL NULLA RICEVE UN PASSAGGIO DA UNO STRANO TIPO SU UNA MACCHINA SCURA …..MA LO STRANO TIPO SEMBRA SAPERE MOLTE COSE SUL SUO CONTO …..


BREVE BIOGRAFIA DEL REGISTA:
NATO A UDINE IL
3/10/76
DAL 2001 inizia a girare cortometraggi rigorosamente a costo
zero con gli amici.
Tra le migliori opere da segnalare la trilogia de
"THE HITCHER"(THRILLER), l 'horror in friulano "AGANES" e l' ultimo
corto "HIGHWAY TO HELL".

FINESTRA player DOVE VISUALIZZARE IL CORTO O EVENTUALE LINK UTILE DOVE POTER VISIONARE IL CORTO:

il Purgatorio cattolicoTestimoni di Geova Online...85 pt.6/25/2019 10:36 PM by (SimonLeBon)
CalciomercatoSenza Padroni Quindi Roma...57 pt.6/26/2019 12:12 AM by lucaDM82
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4/11/2008 5:25 PM
 
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Pollice alzato per Luigi De Conti, che deve essere un amante degli horror "on the road" scorgendo le sue produzioni precedenti e questo HIGHWAY TO HELL (titolo reciclato)...mi è piaciuta in maggiore misura la parte finale, quando con azzeccate inquadrature, si capisce che il protagonista è passato a miglior vita. L'opera si vede con piacere e senza annoiarsi, anche se i dialoghi fra i vari protagonisti, secondo il mio parere, non sono fluidi, per via di alcuni stacchi di inquadratura che rallentano un pò lo svolgersi della situazione. Ultima cosa, avrei cercato al posto di De Conti, qualche stratagemma per far si che lo spettatore notasse meno lo staticità della macchina, che dovrebbe essere in movimento nella notte...qualche lampo di luce qua e là, avrebbe sicuramente migliorato la situazione, rendendola più reale.
4/16/2008 10:55 PM
 
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Ringrazio NEFFA 75 per il suo commento positivo.
E' una delle poche volte che un mio corto non viene "massacrato", e spero non sia un caso! Concordo sul fatto che le riprese in auto risultano troppo statiche, ma era la prima volta che giravo con la "tecnica del povero"; tra l'altro, se avessimo filmato in movimento, saremmo ancora a girare per le campagne con l'auto!!!!!!Cercherò di migliorare per il prossimo corto!
Attendo anche le critiche degli altri giurati(sperano di non pentirmene)
CIAO
4/18/2008 11:30 PM
 
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Vado subito dritta al punto, senza girarci troppo intorno: è di una banalità disarmante.
Riuscirebbe a malapena a destare sorpresa in un bambino di 10 anni, tanto è scontata la storia e tanto ci viene "suggerito" a lettere cubitali il prevedibilissimo esito, intuibile già dal titolo.
Highway to hell, ebbene sì, inizia con uno che va a sbattere con la macchina e subito dopo accetta il passaggio di uno sconosciuto che sa tutto di lui.
Non contento, il regista pensa bene di invadere immediamente lo scurissimo abitacolo dell'auto di un'orrenda luce rossa, così da "suggerire" un che di luciferino a riguardo della "misteriosa" identità del guidatore.
Tanto valeva a quel punto piantargli un bel paio di corna in testa e buona notte.
Insomma, già non è che ci troviamo di fronte alla pensata del secolo, almeno fammi stare sulle spine per qualche minuto, incuriosiscimi, depistami, insinuami un dubbio che mi faccia credere anche per un solo istante che le cose non stiano prorio così come ho pensato che fossero da quando ho letto "Titolo: Highway to hell", per ritrovarmi, immediatamente dopo, all'incipit del film in cui, guarda caso, il protagonista rimane coinvolto in un incidente stradale.
A rendere ancor meno interessante il tutto, l'insufficiente prova degli attori, la cui inflessione dialettale, tra l'altro, fa a pugni coi dialoghi poco naturali, ed un pessimo uso del sonoro che spesso sovrasta il parlato, già di per sè non sempre chiaro.
Regia senza infamia e senza lode.
Io però non vi capisco, certe volte, voi registi amatoriali.
L'unica limitazione che avete è quella del budget, io credo. Per il resto siete completamente slegati da qualsiasi vincolo, totalmente indipendenti, nessuno vi obbliga a dire o non dire qualcosa, potete decidere di mettere in scena qualsiasi strampalato argomento vi salti in testa, senza preoccuparvi di target, incassi al botteghino, censura, ecc. E voi cosa fate? Riproponete le solite cose viste e straviste al cinema, ovviamente con risultati decisamente più modesti, dando quasi l'impressione di "dover fare a tutti i costi qualcosa", come se ve l'avesse detto il medico, di sbrigarvi a mettere in scena la prima storia che capiti sotto mano, non importa se originale, non importa se coinvolgente...
La sensazione che ho avuto, di fronte alla maggior parte di questi corti, è che l'unica idea che abbiate realmente avuto sia stata quella, appunto, di "girare un corto".
Poi vi sarete anche sbattuti un sacco, chi più chi meno, sul come girarlo, ma poco vi siete secondo me soffermati a pensare a quello che stavate mettendo in scena. E pochissimo avete pensato al pubblico, al godimento che avrebbe potute trarre qualcuno, che non fosse un vostro "collega", dalla visione del vostro film.
Se De Conti l'avesse fatto, ad esempio, se si fosse anche messo, per un attimo, nei panni di uno spettatore minimamente smaliziato, forse si sarebbe reso conto che la sua storia avrebbe facilmente deluso, priva com'è di freschezza, novità, originalità.
Allora io penso che per prima cosa forse sarebbe meglio cercare, non dico l'ispirazione, che sarebbe troppo, ma almeno un'idea particolare, o un particolare modo di presentarla, un nuovo punto di vista, qualcosa su cui valga veramente la pena investire fatica, lavoro, tempo, denaro. E se lo spunto a voi proprio non viene, guardate altrove, che ci sono racconti, romanzi, giovani sceneggiatori che potrebbero fornirvi materia prima per la realizzazione di qualcosa senza dubbio più interessante.
4/19/2008 5:58 PM
 
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Non voglio far polemiche con questo mio intervento, ne difendermi o cercare scusnti, ma solo "puntalizzare" un paio cose.
Prima di tutto non volevo "sorprendere" nessuno con particolari colpi di scena, anzi, l' idea era proprio quella di suggerire da subito l' identità luciferina del guidatore... E, se avessi potuto, gliele avrei messe pure un paio di corna in testa...
In quanto alla storia, a me sembrava abbastanza originale, almeno non c' era il solito SERIAL KILLER che uccideva a destra e a manca,argomento, tra l' altro, usato anche dalla maggioranza degli altri corti presenti in questo festival. Evidentmnte ho preso un abbaglio, pazienza.
Sia chiaro che non voglio ASSOLUTAMENTE dire che il mio corto sia migliore degli altri, ci mancherebbe altro, so benissimo da solo che devo lavorare ancora molto!
Comunque grazie lo stesso anche per il tuo commento e le tue critiche PO-YEE, e riguardo al fatto di leggere romanzi per predere alcuni spunti per corti futuri... già mi sono messo all' opera( ho letto circa 6 libri in 7 settimane e penso di continuare con questo ritmo!).

Alla prossima...
4/27/2008 6:52 PM
 
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Ecco.


Mi piacciono moltissimo gli abitacoli.
Ritengo siano una location straordinaria per dialoghi e azioni.
E lì dove le seconde, per ovvi motivi di spazio, hanno da essere contenute, i primi possono invece
esagerare.
Ci si può stare pure un'ora, a guardare due attori che parlano in automobile.
Forse c'entra un po' di spicciola psicologia: il mezzo che rimanda all'idea del movimento, anche se fermo,
vaccina la scena dal morbo del piattume.

Adoro gli abitacoli.

Eppure, a essere proprio bravi, si può anche riuscire a farmeli odiare.
Basta poco.
E il poco che basta si chiama STACCO.

Lo ripeto: l'abitacolo è un luogo meraviglioso.
Il concetto di "viaggio" che ogni storia racchiude è ancor più affascinante se, col viaggio, durante
il viaggio, si narrano gli eventi.
E infatti è innegabile che un racconto ambientato in un aereo, su un treno, su una nave, o su un autobus, come Speed, colpisca ancor prima di cominciare.
Viaggio...

E la macchina è il mio mezzo preferito.
Soprattutto se in movimento.

Perciò ottima scelta, la cosa mi è piaciuta subito, Luigi.
Ma mentre mi godevo il tuo corto, storcevo il naso. Perché a causa di quel poco che si chiama STACCO
hai limitato, se non disinnescato completamente, la carica esplosiva che avevi a disposizione.

Hai deciso di metter su un film giocato sulle ruote. Sulle gomme.
Fico.
Già dal titolo, questo è piuttosto chiaro.

Poi però c'hai messo gli stacchi, troppi, secchi, e il viaggio che è la tua storia si inceppa.
Di continuo.

Neffa ti consigliava saggiamente di fare attenzione al pesaggio notturno durante il finto movimento.
Ma se pure ci fossero state le luci di Las Vegas a sfilare nei finestrini, io avrei avuto la sensazione
dell'immobilità.
Il motivo? Eh, gli stacchi.

Vere e proprie forbiciate, cesoiate, rallentano le dinamiche del dialogo, fanno fuori l'emozione.
Un piano sequenza sarebbe stato l'ideale.
Perfino con la camera in una posizione scomoda, come nello splendido incipit di Blood Simple.

Perché mi spiace che questa storia, magari non originalissima, non sia stata sfruttata al massimo.
Cioè, la storia non mi garba molto, lo dico.
Ma il punto è che aveva un'anima, un cuore che batteva in nome di un unico scopo: muoversi.
Questa storia, credo, voleva correre, non fermarsi mai, dall'asfalto all'abero, dall'albero all'inferno.
Dalla vita alla morte.
Gli stacchi la frenano. La fanno... balbettare, lei che aveva un fiume di parole da dire.

Ho mentito. C'è anche un'altra cosa.
Il poco che basta degli STACCHI contiene pure il FLASHBACK.
Anche questo, a mio parere, tira il freno a mano.
C'è l'auto, c'è il dialogo e c'è la storia che puntano in una direzione. Il FLASHBACK nella direzione opposta, e
il viaggio si interrompe.

Non sono uno sprovveduto, so che questa è la natura del flashback, ci mancherebbe.
Altrimenti che back sarebbe?
Ma qui, con questa storia che voleva correre, stona.

Forse, e dico forse, andava raccontato subito l'omicidio. Forse era a causa di quello, che il protagonista
beveva al ritorno in casa.
E poi da lì, il resto.
Sarebbe stato un viaggio ancora più complesso, una discesa nella follia omicida, nella morte e nella punizione.
Tutta di filato.
Senza stacchi al momento dei dialoghi in auto con Lucifero, magari.

Insomma, per concludere, il mio umile consiglio è di fare attenzione a ciò che si ha tra le mani.
A capire come prendere il massimo dai mezzi a disposizione.
A domandarsi cosa hanno da dire le risorse materiali che possediamo. Perché qualunque luogo, anche
il più chiuso e limitato, parla.
Ha una voce, sì.
Una spiaggia, un bosco, un magazzino... un'auto. Se si sceglie una location, e la location non è a caso, allora
la location deve avere la possibilità di parlare.
Sta alla troupe tradurre in parole comprensibili quel linguaggio.

Faccio una citazione, tanto per spiegarmi: ho visto una boiata che si chiama Pasto Umano.
Una roba pessima, da dimenticare.
Se non fosse che, in questa produzione di infimo livello, recitata da quattro marionette, c'è di mezzo
una location che ha i controcazzi.
E' bella? E' originale?
Macché. E' il solito localetto porno.
E allora?
E allora quel localetto porno parla. Parla un casino. Doveva fare schifo, doveva essere sporco e
polveroso, e sporco e polveroso è stato.
Io ho visto Pasto Umano e, tra una bestemmia e l'altra, mi grattavo.
Perché il localetto porno fa schifo per definizione. Quella è la sua voce.

La voce dell'auto è che deve muoversi. E tu l'hai ascoltata poco.


Ultima notazione: a morire è stata una donna incinta. Mi ha colpito che non ci siano stati riferimenti
alla gravidanza. Al pupo.
Non è che sono antiabortista o cose del genere, non sia mai... Dico che mi ha colpito nella dinamica del
dialogo la totale assenza di riferimenti alla seconda vita stroncata.
Cioè, nel dialogo ci stava una frasetta su questo. Doveva starci.


Tuttavia, magari fosse come nel tuo corto, vero Luigi?
Magari c'andassero solo gli assassini, all'inferno.




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"Si staranno preoccupando per noi?"
"No, non ancora. Dovevamo incontrare i camion venti minuti fa; si faranno vedere soltanto fra un'ora e mezza. Alle due, cominceranno a chiedere a
qualcuno se c'hanno visto. Alle tre ci cercheranno nei bar, e verso le quattro si arrabbieranno. Alle cinque, forse qualcuno capirà che ci siamo persi. Alle sei, il capitano penserà di chiamare il comando, e lo farà solo alle sette e mezza. Dal comando risponderanno che è tardi e
che ci penseranno domani."
4/28/2008 10:58 PM
 
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Registered in: 1/19/2007
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Grazie per la tua critica e per le tue osseravazioni STEVEAU, le ho molto apprezzate, veramente. Devo dire che aspettavo con ansia il tuo giudizio, anzi no,ero terrorizzato.
Mi aspettavo un massacro ed invece, tutto sommato, così non è stato.
Riguardo all' uso abusato degli stacchi credo che tu abbia ragione, ma, usando gli amici come attori, non potevo usare lunghi piani sequenza per i dialoghi, ed ho dovuto per forza registrare i dialoghi in questo modo.
Sull'idea di base, in verità, lo sviluppo poteva prendere molte "vie" diverse e uno sviluppo possibile poteva essere quello da te suggerito(il montaggio lineare senza flashback). Siccome in futuro potrei anche fare un "remake di questo corto,terrò sicuramente in considerazione il tuo suggerimento.
Infine un' altra considerazione: non ho voluto accennare molto(o quasi per niente)alla gravidanza interrotta conseguenza dell' omicidio della ragazza perchè, personalmente, lo trovo un argomento un po' delicato, anche per via della mia formazione cattolica ai tempi dell' infanzia. (comunue si capiva lo stesso no?)
Ancora grazie Steveau, sinceramente.

A presto
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