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Campionato di Calcio Serie A 2021 - 2022. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 5/25/2022 2:00 PM
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Samp-Udinese è uno spettacolo:
finisce 3-3, tra rimonte, VAR e super gol

Candreva protagonista assoluto, con un’autorete propiziata e un gol pazzesco.
Si sblocca Quagliarella, ma non basta. Forestieri appena entrato agguanta il pari


Filippo Grimaldi


Partita splendida e dall’esito incerto sino alla fine questo 3-3 che ridà ossigeno all’Udinese dopo tre k.o. di fila (rompendo pure il digiuno storico di Gotti contro i blucerchiati) e fiducia alla Sampdoria, guidata dal ritorno al gol di Quagliarella e dalle giocate di Candreva, autore della splendida rete del 3-2, prima del definitivo pari di Forestieri.

INTENSITÀ — In partenza, D’Aversa conferma l’undici titolare, con Caputo-Quagliarella coppia offensiva e Silva preferito a Ekdal. Gotti da parte sua sceglie il 3-5-2 e ripropone Makengo titolare in mediana al posto di Arslan, con Stryger Larsen a destra (fuori Molina) e Udogie a sinistra. In attacco Beto in coppia con Deulofeu. Udinese molto aggressiva in avvio, ma la Samp sfrutta le fasce e al 2’ Silvestri chiude bene su Damsgaard. I blucerchiati insistono: Quagliarella (4’) calcia a lato sul pallone ricevuto da Candreva, molto attivo sulla destra. Ma qui la squadra di Gotti prende le misure ai blucerchiati e si rianima: Colley (8’) sbaglia i tempi dell’anticipo su Beto che gli scappa e Yoshida in recupero colpisce il palo alla sinistra di Audero rischiando l’autorete. Il numero uno della Samp decisivo su Udogie, che aveva saltato Bereszynski, poco prima che gli ospiti passino in vantaggio: Makengo avvia l’azione, Deulofeu mette in area una palla perfetta per Pereyra che di piatto (difesa Samp statica) batte Audero, che pare in lieve ritardo. 0-1 e l’Udinese insiste: Colley mura ancora Deulofeu innescato da Beto, e la velocità del gioco bianconero mette in difficoltà i blucerchiati. Gli uomini di D’Aversa al 21’ chiedono il rigore per un rinvio di Udogie che con il piede colpisce Bereszynski in faccia, ma è il sampdoriano che arriva dopo sulla palla. Al 24’, provvisorio 1-1 Sampdoria, avviato da una giocata splendida di Quagliarella che salta Nuytinck, serve Caputo che innesca Candreva: incrocio dei pali con il destro, ma sulla ribattuta la deviazione di Stryger Larsen è decisiva. Silvestri bravo (31’) in angolo su Silva dalla distanza, Audero lo imita al 42’ su Samir. Un minuto dopo, 1-2 Udinese. Samir coglie il palo, poi Beto va a segno. Orsato prima annulla su indicazione dell’assistente per fuorigioco, poi dopo il check offside con la Var convalida: la posizione è regolare e la Samp – nove gol subìti nei primi tempi, un primato negativo in A - va al riposo in svantaggio.

RIBALTATA — Ma l’avvio della ripresa regala subito il pari alla squadra di casa: dopo 51 secondi folle retropassaggio di Walace, Caputo si inserisce e Silvestri lo stende: rigore. Quagliarella spezza il digiuno e firma il suo primo gol in questo campionato, raggiungendo Boniperti a quota 178 gol in A. Gotti perde Deulofeu, dentro Arslan e Pereyra sale al fianco di Beto, ma la Samp insiste e una magia dell’ex Candreva (servito da Quagliarella che cambia gioco dalla sinistra) con un destro da oltre trenta metri fa esplodere il Ferraris. Gotti, costretto a recuperare passa al 4-2-3-1: l’Udinese spinge forte e raggiunge il pari al minuto 38 con Forestieri subentrato a Samir, che sbuca alle spalle di Yoshida su un pallone prolungato da Nuytinck (Thorsby salta a vuoto): il check offside con la Var convalida il gol. C’è ancora spazio per una respinta super di Audero su Arslan, ma il risultato non cambia più. Tre a tre, ma solo applausi per Samp e Udinese.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/3/2021 9:30 PM
 
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Verona straripante: primo tempo da urlo, poker allo Spezia

I padroni di casa chiudono il primo tempo in
vantaggio di tre gol (Simeone, Faraoni e Caprari),
Montipò sugli scudi con quattro parate decisive.
Poi i liguri si arrendono, e Bessa firma il 4-0 finale. Espulso Bastoni


Fabio Bianchi


Un Verona che più chirurgico non si può abbatte uno Spezia deboluccio in difesa e molto intraprendente in attacco, anche per forza di cose, e davvero sfortunato. Già con gli uomini contati poi, al tramonto della sfida subisce anche un danno ingiusto: l’espulsione esagerata a Bastoni (rosso diretto). Così Thiago Motta avrà anche l’ulteriore problema del difensore di fascia sinistra per la prossima partita. E per fortuna c’è la sosta, almeno i liguri possono sperare di recuperare qualcuno. Finisce con 4 sberle a 0, un risultato davvero un po’ troppo pesante. Ma il Verona ovviamente ha meritato per come ha interpretato la partita e per come è diventato solido e sicuro dei suoi mezzi da quando in panchina c’è Tudor. In vetrina ci va Simeone, gol e assist. Si sta rivedendo il centravanti dei primi tempi italiani.

CHE SPRINT — Il suo gol lampo, un bel colpo di testa sul cross di Lazovic dopo 4', ha messo subito la partita in discesa per il Verona. Lo Spezia era già partito con l’handicap, perché Thiago Motta ha un’infermeria sold out (9 infortunati, solo 4 uomini di movimento in panchina, di questi tempi sembra il deserto) e dunque ha dovuto arrangiarsi con una formazione tutta offensiva, dato che in mezzo non aveva nessuno. Una sorta di 4-1-4-1, perché Ferrer è stava fisso davanti alla difesa, con Antiste e Podgoreanu quasi sempre sulla linea di Manaj e Verde e Gyasi che s’inserivano a turno. Difatti la squadra ligure ha mostrato le cose migliori, più del solito, in offesa. Montipò si è esibito nella prima prodezza su una sassata di Verde, poco prima che Faraoni piazzasse il piattone nell’angolo, su lancio di Caprari, per il raddoppio. Qui lo Spezia ha avuto parecchie occasioni, con Manaj protagonista di una bella traversa e, sulla respinta, di un orrendo tap in alle stelle. Il resto l’ha fatto Montipò, con due paratone ancora su Manaj e sulla punizione di Verde. Il problema era che appena il Verona attaccava, erano dolori. Difatti è arrivato il terzo gol di Caprari: bel tiro a giro di prima intenzione su assist di uno scatenato Simeone. Verona, tre tiri e tre gol, Spezia debole in difesa, soprattutto nel portiere oggi, e sfortunato in attacco.

ANCHE BESSA — Nel secondo round al Verona è bastato controllare. Lo Spezia il suo meglio lo ha dato prima e il solo Verde è rimasto ad alto livello ma i suoi compagni non sono più riusciti a creare occasioni. Thiago Motta ha provato a cambiare qualcosa con i pochi uomini che aveva in panchina, incluso Nzola, che si è capito però perché non parte mai titolare. La rete di Bessa su azione personale (quarto tiro, quarto gol) e incertezza di Zoet ha spento ogni minima speranza. Il Verona si è definitivamente ritrovato e ora veleggia in acque più sicure. Lo Spezia dovrebbe andare a farsi benedire, e nel frattempo curare un po’ di più la fase difensiva.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/4/2021 10:36 AM
 
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binariomorto, 24/09/2021 00:00:

Osimhen è una furia,
Napoli show anche con la Samp:
4-0 ed è di nuovo 1° da solo

A Genova gli uomini di Spalletti segnano due volte col nigeriano e anche con Ruiz e Zielinski.
Ospina tiene la porta inviolata


Filippo Grimaldi


Controsorpasso. Il Napoli mette la freccia, piazza per la terza volta nella sua storia il quinto successo di fila in cinque partite di campionato, e tiene a due lunghezze le milanesi. Al Ferraris (0-4 il finale, con doppietta di Osimhen e reti di Fabian Ruiz e Zielinski) la squadra di Spalletti conferma di non avere in questo momento alcun punto debole, trascinata dal nigeriano in stato di grazia e da un impianto di gioco praticamente perfetto. Dove, appunto, idee, piedi buoni e una forza fisica straripante si fondono in modo ideale. La Samp ha fatto quel che ha potuto: D’Aversa aveva parlato chiaro, dicendo ai suoi che contro una corazzata come quella azzurra non sarebbero stati concessi errori.

FIAMMATE SENZA FORTUNA — Così i blucerchiati, che pure erano partiti con il piede giusto, si sono arresi. Caputo (3’) ha messo paura a Ospina, ma partendo da posizione di fuorigioco. I padroni di casa hanno mostrato orgoglio e coraggio, tenendo inizialmente il Napoli nella propria metà campo, anche se alla prima ripartenza Osimhen è andato vicinissimo al vantaggio trovando Audero decisivo nella respinta (7’). Ma il vantaggio del Napoli era solo questione di tempo. Tre minuti ancora lui, Osimhen, confermando il suo straordinario momento di forma, ha colpito a rete sul cross di Insigne aprendo la goleada della capolista. Blucerchiati orgogliosi, però, con Ospina bravo a evitare il pari sampdoriano di Candreva su una conclusione deviata da Koulibaly. Ci ha provato poi ancora Lozano innescato da uno straripante Osimhen, poi è stato Silva (19’) a impegnare Ospina. Gara bella e vibrante, a ritmi altissimi, con i blucerchiati più efficaci sulla destra, dove Candreva ha confermato di avere una marcia in più dei compagni, e gli ospiti capaci di verticalizzazioni improvvise, pronti a colpire con il loro tridente. Osimhen, sempre è andato a segno (rete annullata), poi Lozano è riuscito provvidenzialmente a murare Yoshida. Ma non poteva bastare questa vivacità dei padroni di casa per sorprendere un Napoli gigantesco anche sul piano della personalità. Audero decisivo su Insigne, ma un minuto (39’), sugli sviluppi di una combinazione Lozano-Insigne, il rasoterra violento di Fabian Ruiz è andato a bersaglio.

DISCORSO CHIUSO — Troppo pesanti i due gol da recuperare. Manolas in campo per Rrahmani infortunato, ma il Napoli al 5’ dilaga. Tre a zero firmato ancora da Osimhen, che chiude una combinazione Zielinski-Lozano. Vittoria in cassaforte, e allora D’Aversa fa rifiatare Quagliarella lanciando Torregrossa, ma la gara è senza storia. Napoli tritatutto, e dopo un quarto d’ora dal via della ripresa Zielinski, pescato sempre dal messicano, fa quattro a zero. Osimhen, troppo egoista, spreca il pallone del cinque a zero, ma la musica non cambia mentre entrambe le squadre cambiano pelle e la Samp fa debuttare Ciervo. I blucerchiati vanno in rete al 28’ a chiusura di una combinazione Candreva-Caputo-Candreva, ma l’ex Sassuolo è in fuorigioco e l’arbitro Valeri annulla. Finisce con Osimhen e Insigne (due assist per lui, come per Lozano) che danzano sotto lo spicchio di curva napoletana. La festa è qui, e può durare ancora a lungo.

Fonte: Gazzetta dello Sport



Adesso è tempo di conquistare il terzo scudetto! [SM=x611903]





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10/4/2021 4:56 PM
 
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Il Napoli batte in rimonta la Fiorentina: è sette su sette!

Spalletti primo a punteggio pieno.
Viola avanti con Martinez Quarta,
pareggio di Lozano e gol vittoria di Rrahmani


Mimmo Malfitano


È inarrestabile, questo Napoli. Batte anche la Fiorentina e si porta a 21 punti dopo sette giornate. Un pieno che la dice tutta sulla forza di questa squadra, che ha superato quello che dai più era stato definito un esame importante. Spalletti e i suoi l’hanno fatto brillantemente, contro un avversario che non ha saputo tenere il vantaggio ottenuto con il gol di Quarta. Il Napoli lo ha prima pareggiato, con Lozano, e poi ha capitalizzato i tre punti con la prodezza di Rrahmani.

SENZA DUBBI — Rimette a posto il suo Napoli, Luciano Spalletti, dopo la sconfitta in Europa League, contro lo Spartak Praga. In campo, c’è la formazione tipo, Anguissa in mediana, Rrahmani a far coppia con Koulibaly al cento della difesa e con Lozano e destra nel tridente offensivo. Dall’altra parte, Vincenzo Italiano ritrova Nico Gonzalez dopo il turno di squalifica scontato a Udine, e si affida a José Callejon sull’esterno destro.

TIMORE — Ne ha, il Napoli. Ed in effetti, sin dalle prime battute dimostra prudenza, raccolto nella propria metà campo, pronto a far ripartire Victor Osimhen. La Fiorentina vuole la sua domenica di gloria, magari fermando la capolista. Ed allora, è Pulgar (18’) a provarci dalla distanza, ma Ospina respinge coi pugni. Italiano vuole che si giochi sugli esterni per aggirare il muro di centrocampo. Anguilla e Zielinski sono ben piantati nel guardare a vista Pulgar e Bonaventura. Il Napoli ci prova con Anguissa che manda alto di testa il calcio d’angolo di Insigne (22’).

VANTAGGIO VIOLA — È la Fiorentina, comunque, a fare la partita. Callejon a destra e Gonzalez a sinistra si propongono con frequenza, ma per Vlahovic non arrivano rifornimenti. Milienkovic colpisce di testa sull’angolo di Callejon, senza fortuna (27’). È il preludio al gol che arriva un minuto dopo. L’azione parte sempre da calcio d’angolo. Stavolta, alla battuta va Biraghi, che trova l’assist di Vlahovic per la girata a volo di Quarta: Ospina può soltanto accompagnare il pallone in rete con lo sguardo. Viola in vantaggio e Spalletti dalla panchina richiama i suoi: la distrazione difensiva, in area di rigore, è costata un gol. Il primo tiro in porta del Napoli arriva al 34’, con Lozano, il cui diagonale viene respinto da Dragowski.

IL PAREGGIO — Ogni qualvolta viene lanciato, Osimhen crea il panico tra i difensori di Italiano. Così, il cronometro segna il 36’, quando Fabian Ruiz lancia lungo il nazionale nigeriano. Lo scatto è bruciante e Quarta nel tentativo di fermarlo gli frana addosso appena entrato in area. Sozza non ha lacuna esitazione a indicare il dischetto. Dopo qualche minuto di discussioni, Insigne va alla battuta e si fa respingere il tiro da Dragowski. Sulla ribattuta, il portiere anticipa l’intervento del capitano napoletano, respingendo corto per il destro di Lozano che rimette in equilibrio il risultato (39’). Il tempo si chiude con una rovesciata di Osimhen che finisce di poco a lato.
VANTAGGIO NAPOLI — Pronti via e la ripresa si anima subito col il vantaggio del Napoli. È il 5’, quando Zielinski batte una punizione dalla destra: sul pallone si avventa Rrahmani che di testa mette in rete. È innegabile che l’azione sia uno schema ben studiato durante gli allenamenti. Intorno al quarto d’ora Spalletti richiama in panchina Zielinski e Lozano per fare posto a Elmas e Politano, mentre Italiano inserisce Sottil al posto di Callejon. Il Napoli controlla facile e tiene palla, sfruttando il miglior tasso tecnico. Il nuovo entrato, Sottil, ci prova con un diagonale dalla destra, ma Ospina è pronto a respingere coi pugni. Al 24’ arriva il momento di Diego Demme, che l’allenatore manda in campo al posto di Lorenzo Insigne che, uscendo dal campo, dice qualcosa a Spalletti, tenendosi la mano dinanzi alla bocca. La Fiorentina potrebbe pareggiare grazie ad una mischia che si crea nell’area napoletana, ma il pallone viene allontanato da Rrahmani. La stanchezza inizia a farsi sentire e i falli si susseguono. Mertens ritorna in campo dopo tre mesi dall’operazione alla spalla, mentre nel settore ospiti c’è la festa dei tifosi azzurri.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/4/2021 5:00 PM
 
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Il regalo di Pellegrini dopo la firma,
poi Mkhitaryan: la Roma torna a correre

I giallorossi battono l'Empoli e riscattano in campionato la sconfitta nel derby.
Il capitano sblocca la partita festeggiando il rinnovo contrattuale nel migliore dei modi


Andrea Pugliese


C’era da festeggiare Pellegrini per il rinnovo del contratto e la Roma e il suo capitano hanno trovato il modo migliore di farlo. La Roma con una vittoria che tiene in quota-Champions i giallorossi, Lorenzo con un gol che ha spezzato un equilibrio pericoloso e dato il via alla nona vittoria stagionale della Roma (su 11 partite). A chiudere i conti, per il definitivo 2-0, ci ha pensato Mkhitaryan, bravo ad insaccare sull’ennesimo legno della stagione di Abraham. Ecco il centravanti inglese anche ieri ha fatto i conti con la sfortuna, ma se ha faticato un po’ ad entrare in partita, quando pii lo ha fatto è diventato devastante. Molto bene anche Zaniolo e Veretout, con il primo che quando decide di cambiare marcia al motore è imprendibile. Bene l’Empoli, soprattutto nel primo tempo, quando ha tenuto testa a lungo ai giallorossi. Perdere Pinamonti è stato letale, ma la squadra di Andreazzoli ha idee e gioco.

LA FESTA DI LOLLO — Mourinho conferma Darboe in mezzo al campo, stavolta al fianco di Veretout. Andreazzoli invece lascia Bajrami in panchina e butta dentro Di Francesco. La Roma gioca con veemenza, a caccia di una vittoria importante per la classifica, ma dall’altra parte i toscani non demeritano, anzi. Stavolta Andreazzoli gioca con in due trequartisti alle spalle della punta, con Di Francesco molto più vivace di Henderson, anche se il più pericoloso è Pinamonti, che tiene a lungo in apprensione la difesa giallorossa. Al 29’ però il centravanti toscano deve arrendersi ad un problema muscolare e dentro ca Mancuso, che è una prima punta meno riferimento e più di manovra. Nei giallorossi, invece, brilla come sempre Pellegrini pl che regala un paio di magie ad innescare gli strappi di Zaniolo, altro giocatore che disputa un primo tempo brillante. In mediana, invece, gli strappi che contano sono soprattutto quelli di Veretout, capace spesso di trasformare l’azione da difensiva in offensiva. Solo che la grande molto di gioco romanista produce pochi pericoli, con il primo tiro in porta che arriva solo al 38’, con un colpo di testa flebile di Pellegrini parato da Vicario. Il gol però arriva poco dopo, al 42’, quando Mkhitaryan prende palla sulla trequarti e serve lo stesso Pellegrini sulla corsa, con il capitano che insacca di destro alle spalle del portiere toscano. È il gol che fa venire giù l’Olimpico, il giusto modo di festeggiare una firma tanto attesa.

ABRAHAM SUPER — Nella ripresa Andreazzoli prova subito a mischiare le carte inserendo Bajrami e Haas, arretrando Henderson in mediana. Mossa quantomeno sfortunata, visto che lo stesso giocatore scozzese perde un brutto pallone a centrocampo a favore di Abraham, che di destro “spacca” la traversa in due, con Mkhitaryan bravo a ribadire in rete al volo la palla del 2-0. E se la mossa di Andreazzoli è stata sfortunata, la partita di Abraham lo è ancora di più, perché dopo l’ennesimo palo il centravanti inglese prima impegna Vicario in angolo e poi grida al gol di testa, ma a strozzargli l’urlo in gola stavolta è Stojanovic, che salva sulla riga e gli nega la gioia del 3-0. Poco prima, invece, sull’ennesimo strappo di Zaniolo era stato Pellegrini a sfiorare ancora il gol di testa, su assist di Karsdorp. Insomma, se il primo tempo era stato equilibrato, nella ripresa la Roma legittima la vittoria, andando più volte vicina anche alla terza rete. Finisce 2-0, con i giallorossi in pena zona-Champions, il modo migliore per affrontare il doppio confronto alla ripresa con Juventus e Napoli.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/4/2021 5:06 PM
 
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Milan, prova di forza: Atalanta battuta (con brivido finale)

I rossoneri si impongono sul campo di una diretta
concorrente con grande personalità e idee chiare.
A segno Calabria, Tonali, Leao.
Nel finale i bergamaschi accorciano con Zapata su rigore e Pasalic


Marco Pasotto


Evidentemente è destino che per il Milan questo stadio non sia mai banale. Se due anni fa il Diavolo a Bergamo aveva toccato il punto più oscuro del suo passato recente (e da qui ha avuto la forza e la bravura di ricostruire), e sempre qui si era poi ripreso la Champions dopo sette anni di astinenza, stavolta conferma definitivamente la propria crescita con un ulteriore salto di qualità: questa è una squadra da scudetto, perfezionata in tutti i suoi meccanismi tattici, nelle innumerevoli soluzioni per arrivare al gol e spinta da una propulsione muscolare che ha del miracoloso e in questo momento sarebbe capace di portarla su Marte. Al Gewiss Stadium contro l’Atalanta finisce 3-2 con gol di Calabria dopo 28 secondi, Tonali, Leao, rigore di Zapata e infine Pasalic in pieno recupero.

Un successo che può essere chiamato impresa perché di questo si tratta quando qualcuno riesce a vincere a Bergamo. In questo caso si trattava di una sfida da Champions, perché entrambe le squadre sono in Champions ed entrambe intendono fortemente tornarci. Il Milan, nel giorno del 40° compleanno di Ibra, vola in classifica perché vola con la palla fra i piedi e vola con una testa mai così lucida e leggera. Nonostante il k.o. con l’Atletico in Champions, che aveva lasciato scorie mentali e fisiche. Una rabbia incanalata nel percorso giusto: l’Inter è tornata due gradini sotto e il Napoli resta a portata di sorpasso due gradini sopra. L’Atalanta, che stava vivendo un momento di crescita costante, va sbattere con una violenza che non si aspettava e deve anche recitare il mea culpa: i primi due gol rossoneri sono stati propiziati dai pesanti errori di due singoli (Musso e Freuler).

LE SCELTE — Gasperini, che in coppa ha perso Gosens, ha variato per due undicesimi l’undici che ha sconfitto lo Young Boys: Maehle al posto del tedesco e Palomino (recuperato dai problemi muscolari) al posto di Toloi, k.o. per un risentimento muscolare. Il resto ha ricalcato la squadra di Champions: De Roon e Freuler in mediana, Zappacosta a destra, l’uomo di coppa Pessina dietro Malinovskyi e Zapata. Anche Pioli ha cambiato soltanto due uomini rispetto all’impegno europeo, ma nel suo caso soprattutto per mancanza di alternative. Al solito elenco di malati infatti si è aggiunto all’ultimo momento Giroud, vittima di nuovo del mal di schiena. Il numero di indisponibili quindi è tornato a quota sei e Rebic ancora una volta è stato chiamato all’opera da centravanti, con Diaz alle sue spalle. Rispetto all’Atletico la prima novità è stata l’impiego di Tonali, ma rispetto alle previsioni forse la vera sorpresa è stata Kessie, a cui il tecnico in una partita tecnica e muscolare allo stesso tempo, non ha voluto rinunciare nonostante il periodo opaco. In difesa è tornato Kjaer accanto a Tomori. Prima panchina per Messias.

GARA “VERTICALE” — Pioli è stato coerente. In vigilia aveva praticamente annunciato l’atteggiamento della sua squadra (“difendere bassi non ci piace, cercheremo di fare la partita”) e così è stato. Quanto meno nei primi minuti, sufficienti però per ritrovarsi avanti dopo 28 secondi, per il gol più veloce del campionato. Il Milan è arrivato in porta con quattro passaggi e un’azione tutta in verticale pensata da Hernandez (assist da numero 10, altro che terzino) e rifinita da Calabria in due step, grazie anche al gentile omaggio di Musso, che si è fatto scivolare via dai guanti la prima conclusione – tutt’altro che irresistibile – del capitano rossonero. Due segnalazioni che vale la pena fare: il gol è stato confezionato da due difensori, e Calabria che si è ritrovato a concludere da centravanti puro conferma come il Milan abbia mille strade per arrivare in porta. L’Atalanta ovviamente si è ritrovata sotto la doccia ghiacciata senza nemmeno aver capito bene cos’era successo. Una bambola di cui ha cercato di approfittare Diaz pochi minuti dopo, respinto goffamente col piede da uno stralunato Musso. Al di là dell’avvio shock dei nerazzurri, è stato subito un match di un’intensità totale. Come previsto, com’è nelle corde di due squadre che amano andare a riprendersi in fretta il pallone e cercano la profondità. Una partita praticamente tutta in verticale da una parte e dall’altra, senza un attimo di respiro. In altre parole: una partita “europea”, di quelle che si vedono in coppa o in altri campionati. Appunti sparsi: super lavoro di aiuto ai compagni da parte di Rebic, moto perpetuo di Diaz a metà fra il disturbo su De Roon e la consueta danza fra le linee, col grande merito di far salire la squadra. Per Leao e Saelemaekers meno fascia e più imbucate dentro il campo. Dall’altra parte Zapata e Pessina hanno provato a cercare spazi a sinistra e Zappacosta si è infilato più di una volta sulla corsia opposta. A mancare è stata soprattutto la spinta dalla mediana, anche se per tutta la parte centrale del primo tempo la Dea si è presa campo e palla ed è iniziata la sfida con Maignan. Zapata, Zappacosta, Zapata: il francese ci ha messo i guanti con tre interventi decisamente laboriosi, soprattutto negli ultimi due casi.

AUTOLESIONISMO — La spinta nerazzurra si è affievolita a metà tempo con il k.o. di Pessina, uscito per problemi muscolari. Senza il suo uomo d’equilibrio la Dea ha perso spinta e inerzia, anche perché il rimedio di Gasperini non ha convinto per nulla: dentro Pezzella largo a sinistra, Maehle sulla trequarti. Poi l’Atalanta si è di nuovo fatta male da sola. A due minuti dal 45’ Freuler si è addormentato sul pallone praticamente da ultimo uomo e se l’è fatto rapinare da Tonali, che si è presentato da solo davanti a Musso e l’ha superato. Un secondo schiaffo violentissimo. Nella ripresa Gasp ha inserito altre forze fresche: Koopmeiners per Demiral subito, ma soprattutto Muriel per Maehle e Ilicic per Malinovskyi dopo una decina di minuti. Avanti tutta. Il Milan però non ha perso né smalto atletico né lucidità tattica. Il Diavolo ha lasciato per lo più palla fra i piedi avversari ma ogni volta che ripartiva era in grado di dar vita a qualcosa di pericoloso. L’apice al quarto d’ora, con un colpo di testa di Saelemaekers, tutto solo, smanacciato in angolo da Musso con un riflesso mostruoso. Il Diavolo ha incanalato il match intorno alla mezzora dopo una serie di assalti continui ma poco lucidi e ragionati da parte della Dea. Pancia e non testa. La parola fine ha provato a scriverla Leao, che ha esaltato un contropiede di Hernandez spedendo il pallone nell’angolo più lontano. Già, perché sul tre a zero pareva davvero chiusa così, ma in realtà i nerazzurri sono rimasti agganciati in qualche modo alla partita. Prima con un rigore di Zapata (mani del debuttante Messias) al 42’ e poi col 2-3 di Pasalic al 48’. Ma a quel punto non c’era più tempo per tentare il miracolo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2021/2022 7ª Giornata (7ª di Andata)

01/10/2021
Cagliari - Venezia 1-1
02/10/2021
Salernitana - Genoa 1-0
Torino - Juventus 0-1
Sassuolo - Inter 1-2
03/10/2021
Bologna - Lazio 3-0
Sampdoria - Udinese 3-3
Verona - Spezia 4-0
Fiorentina - Napoli 1-2
Roma - Empoli 2-0
Atalanta - Milan 2-3

Classifica
1) Napoli punti 21;
2) Milan punti 19;
3) Inter unti 17;
4) Roma punti 15;
5) Fiorentina punti 12;
6) Lazio, Juventus, Atalanta e Bologna punti 11;
10) Empoli punti 9;
11) Torino, Verona e Udinese punti 8;
14) Sassuolo punti 7;
15) Sampdoria punti 6;
16) Genoa e Venezia punti 5;
18) Salernitana e Spezia punti 4;
20) Cagliari punti 3.

(gazzetta.it)
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Rimonta Spezia, sono tre punti d'oro: 2-1 alla Salernitana



Dopo il gol di Simy nel primo tempo arrivano i centri liguri di Strelec e Kovalenko nella ripresa.
Vittoria pesante per Thiago Motta


Guglielmo Longhi

Va dunque allo Spezia questo anticipo di sfida salvezza. Giusto così, perché dopo aver sofferto per quasi un tempo, la squadra di Thiago Motta rinasce da se stessa nella ripresa, rimonta e domina la Salernitana. E’ stata una partita bloccata, almeno fino al primo gol. Lo Spezia ha cercato di imporre il gioco sin dall’inizio ma la Salernitana non si è limitata ad aspettare e punta sul possesso palla e non al solito lancio per Djuric o Simy, inedita coppia d’attacco.

LA TATTICA — Castori conferma il 4-3-1-2 e blocca le fonti del gioco avversario, la linea dei trequartisti del 4-2-3-1 di Motta: Di Tacchio segue Salcedo mentre Ranieri, a destra, cerca di frenare Strelec, come fa dalla parte opposta Gyomber (uscito dopo 20’ per noie muscolari, al suo posto Kechrida) con Antiste. La grande novità dello Spezia, in piena emergenza (10 assenti per infortunio più uno squalificato) è Gyasi terzino sinistro. Scelta discutibile perché è proprio l’attaccante riciclato difensore a dormire sul gol, chiudendo male su Obi, autore di uno splendido assist al volo per Simy. Che salta la marcatura dell’immobile Nikolaou, scarta Provedel e segna il suo primo gol stagionale.

LA SVOLTA — E’ il minuto 39 e la gara svolta dopo che le squadre si erano divise le occasioni migliori: traversa di Salcedo su cross di Strelec con Belec battuto (27’) e paratona di Provedel su Simy (male anche in questa occasione Nikolaou. Il gol del pari è un contropiede nato da una coproduzione Kovalenko-Salcedo-Kovalenko sulla sinistra, palla a Strelec: gran sinistro e Belec battuto. Lo Spezia reagisce e capisce che può vincere la partita, sfiorando più volte il vantaggio. Doppia parata di Belec su Nzola, di piede e sulla respinta di Salcedo. Il portiere poi si ripete su Maggiore. E arriva, meritato, il 2-1: bravissimo l’ucraino Kovalenko che alla mezz’ora batte Belec con uno splendido destro. Ma non è male neppure l’assist di Podgoreanu.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/17/2021 10:03 AM
 
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Perisic illude l'Inter poi rimonta Lazio,
nel finale rissa e scene da far west



Ritorno a "casa" amaro per Inzaghi, il croato su rigore porta in vantaggio i suoi,
ma nella ripresa la squadra di Sarri la ribalta


Luca Taidelli

Ritorno più amaro all'Olimpico Simone Inzaghi non poteva immaginarlo, malgrado la bellissima accoglienza della Curva nord prima del via. Ma alla fine trionfa in rimonta la Lazio e l'Inter perde la prima gara in campionato, rischiando di veder scappare Napoli e Milan. Dopo i rigori di Perisic e Immobile, decide il gol di Felipe Anderson, con tanto di successiva scena da far west perché il brasiliano non si sarebbe fermato malgrado Dimarco fosse a terra. I nerazzurri perdono la testa e il solito Milinkovic (al terzo gol di fila contro l'Inter) la chiude.

PRIMO TEMPO — Sarri sostituisce lo squalificato Acerbi con Patric e a sorpresa preferisce Basic a Luis Alberto. Inzaghi punta su Gagliardini per l’acciaccato Calhanoglu e non rischia Lautaro. Davanti con Dzeko c’è Perisic. Proprio i due combinano per la prima azione del match, ma il bosniaco di testa la manda di poco sopra la traversa. Un abbaglio, perché per 10' è la Lazio a far girare palla, pur senza trovare i varchi giusti in area. L'Inter accetta di abbassarsi ma al 12' riparte da grande squadra: cambio gioco Dimarco, Darmian di testa prolunga per l'inserimento in area di Barella che anticipa l’ingenuo Hysaj. Il tocco sul piede è da rigore e dal dischetto Perisic spiazza Reina.

I nerazzurri prendono più sicurezza nelle uscite, ma come spesso avviene soffrono gli esterni offensivi rapidi. Sulla sgasata di Felipe Anderson, Basic impegna Handanovic e il muro Skriniar spazza prima del tap-in. Le due squadre pendono a destra, con Pedro che dovrebbe pressare Skriniar, ma dietro Barella e Darmian hanno praterie, complice anche l'accentramento di Basic. Sull'altro fronte invece Milinkovic e Felipe mettono alla frusta il binario mancino di Inzaghi.


SECONDO TEMPO — Il copione a inizio ripresa non cambia, così come gli undici iniziali. L'Inter sembra gestire senza particolari affanni, ma le manca peso in area per raddoppiare. E come nella prima frazione, ma al contrario, dal nulla spunta il rigore che cambia inerzia e risultato. Al 63' infatti Bastoni tocca di mano il colpo di testa di Patric da angolo. Immobile spiazza Handanovic e inizia un'altra partita. Anche perché scatta la rumba delle sostituzioni. Sarri punta su Lazzari (Marusic scala a sinistra) e Lui Alberto per Hysaj e Basic. Inzaghi risponde con un tris di cambi: dentro Correa (e non Lautaro), Vecino e Dumfries per Perisic, Gagliardini e Bastoni, con Darmian che cambia fascia e fa scalare Dimarco. Ora è l'Inter a tornare alla carica, alzando pericolosamente il baricentro. Zaccagni per Pedro e Lautaro per Dzeko completano il restyling degli attacchi e apparecchiano la tavola per il gran finale. E la svolta decisiva arriva all'81', con Felipe Anderson che proprio in ripartenza avvia e chiude l'azione del 2-1 dopo la parata di Handanovic su Immobile. Si scatena però un polverone (con 4 ammonizioni) perché il brasiliano aveva ignorato il fatto che Dimarco fosse a terra dopo un contrasto con Leiva. La sostanza è che il gol viene giustamente convalidato e che l'Inter perde la testa. Fino al sigillo definitivo di Milinkovic. E al fischio finale il far west va avanti, con Luiz Felipe che si prende il rosso per avere trattenuto l'amico Correa (che non gradisce) e poi scoppia in lacrime.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/17/2021 10:08 AM
 
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Questo Milan non muore mai: rimonta
due gol al Verona e va a dormire in testa


Appassionante 3-2 a San Siro:
doppio vantaggio veneto all'intervallo (Caprari e Barak dal dischetto),
ma nella ripresa ribaltano tutto Giroud, un rigore di Kessie e l'autorete di Gunter


Stefano Cantalupi


Più forte degli infortuni, dei guai e di un primo tempo da incubo: che serata per il Milan, che passa da 0-2 a 3-2 contro il Verona e si regala una notte da capolista, aspettando il risultato del Napoli. Pioli si porta a +5 sull'Inter, ma soprattutto può essere soddisfatto per il carattere mostrato dai suoi, a tre giorni dalla sfida decisiva in Champions col Porto. Lo spirito c'è e il match-winner, alla fine, risulterà Castillejo. Uno che sembrava ai margini del progetto rossonero.

AVVIO SHOCK — Tatarusanu capisce in fretta che il suo debutto stagionale non sarà tranquillissimo: 2 minuti e 46 secondi sul cronometro, primo tuffo per rispondere a Ilic dopo un black-out difensivo. È l'antipasto del vantaggio veronese, che arriva al 7': Bennacer pasticcia in ripiegamento, Veloso di testa innesca Caprari che passa tra Calabria e Tomori, fulminando "Tata". Gelo per i 40mila del Meazza. Il più vivo tra i rossoneri sembra Rebic, la cui partita però dura solo 36 minuti: ennesimo guaio fisico, caviglia sinistra distorta, dentro Leao. Il croato fa in tempo ad armare un bel destro al volo di Daniel Maldini - titolare al posto di Diaz - e a protestare insieme ai compagni per il rigore concesso al connazionale Kalinic. Venti giri di lancette appena trascorsi, collisione in area tra l'attaccante gialloblù e Romagnoli: materiale per i moviolisti, il controllo Var non cambia la decisione di Prontera. Penalty. E Barak manda le squadre al riposo sul 2-0, mantenendo il sangue freddo dal dischetto.

SCOSSA GIROUD — Il Giroud del primo tempo è un fantasma, ma gli arrivano pochissimi palloni. La coppia Kessie-Bennacer sembra risentire degli impegni nel girone africano di qualificazione al Mondiale, anche Saelemaekers è meno lucido del solito, ma insomma, è difficile salvare qualcuno. Pioli allora cambia e inizia la ripresa con Castillejo al posto di Saelemaekers e Krunic invece di Maldini. E le cose, per il Diavolo, iniziano ad andare meglio. Dopo un quarto d'ora di spinta senza grandi occasioni, arriva il lampo che riapre il match. Lo confeziona Leao, che mette il pallone sulla testa di Giroud: Olivier in questi casi è una sentenza, anche a 35 anni. Rete, uno a due, proprio mentre Ibrahimovic iniziava il riscaldamento.

SI RIBALTA TUTTO — Tudor vede il meteo volgere al brutto e modifica il suo Verona, inserendo Tameze, Simeone e Lasagna. Niente barricate, dunque, e la partita rimane divertente, anche se arruffata. Leao quasi la pareggia al 70': destro a giro potente e impreciso di un soffio. Ma per il 2-2 è questione di un attimo, perché un altro rigore destinato a far discutere incombe sul Meazza. Protagonisti, stavolta, Castillejo e Faraoni. Sul dischetto va Kessie e pareggia, ma il magic moment del Milan è tutt'altro che concluso. Prima il ritorno in campo di sua maestà Ibrahimovic, che non giocava da Milan-Lazio. E un istante dopo il ribaltone è completato: ancora Castillejo nel vivo, ma la frittata la combina tutta Gunter, che infila Montipò sfidando le leggi della fisica. Una mazzata insostenibile per il Verona, che prova a buttarsi in avanti ma non ha più vere chance per segnare. Al fischio finale arriva il boato del Meazza rossonero: vittoria da batticuore per il Milan, di quelle che pesano una tonnellata. E il Verona continua nel suo tabù: mai vittorioso a San Siro, nemmeno in una serata con la tavola apparecchiata.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/17/2021 11:59 PM
 
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Cagliari e Mazzarri, ecco la prima gioia:
Joao Pedro abbatte la Samp



Sardi più concreti, decidono la doppietta del brasiliano e la rete di Caceres.
Per i doriani gol di Thorsby e palo di Candreva. Espulso D'Aversa


Francesco Velluzzi

È la fine di un incubo. Che, invece, comincia per la Samp. Il Cagliari vince la prima partita del campionato (3-1) contro la Sampdoria e respira. Raggiunge proprio i blucerchiati in classifica a sei punti. E regala a Walter Mazzarri la prima vera gioia. Davanti a quasi 10 mila persone in una splendida giornata da mare. Strano vedere la folta delegazione di Pejo (29 persone) che viene a presentare il programma della montagna.... Ma gli amici che ospitano in Val di Sole d’estate in ritiro hanno portato bene. Come i due amatissimi ex: Gianfranco Zola e Fabio Pisacane che recupera qui dall’infortunio al ginocchio. Il Cagliari ringrazia Joao Pedro che con i due gol si porta dietro Immobile (a 7) nella classifica cannonieri. Ma tutta la squadra gioca con lo spirito e l’atteggiamento giusto fino alla fine, tanto che il secondo gol del brasiliano arriva al minuto 49 della ripresa.

LA PARTITA — Mazzarri dà retta alla voglia degli uruguaiani e li manda tutti (tranne Pereiro e Oliva, ovviamente) in campo. Persino Godin che è reduce da tre partite toste in Nazionale e non può essere al top. Il tecnico di San Vincenzo si piazza a quattro dietro con Lykogiannis e Dalbert e Nandez a fare da ali nel 4–4-2 con Joao Pedro e Keita. D’Aversa sceglie Askildsen al posto di Ekdal, ma l’annunciato e preventivato 4-3-3 non è un tridente puro, perché Candreva giostra a suo piacimento tra le linee agendo da trequartista, ma spostandosi pure sull’esterno. Insomma prova a fare quello che vuole. Ma è il Cagliari che parte forte, anzi fortissimo: tre corner in 3’ e al 4’ il gol (l’ennesimo subito dalla Samp in avvio). Candreva fa due errori: il cambio gioco che Dalbert intercetta, smistand per Keita che crossa e il non perfetto posizionamento su Joao Pedro che salta bene e buca Audero facendo 5 in campionato. Viene visto un fallo di Dalbert, annullato. Marchetti sta in contatto con Aureliano e Volpi al Var e convalida. ma dal gol esce male Dalbert che dopo 10 minuti si arrende. Tocca a Deiola. Marchetti non valuta fallosa un’entrata su Keita e così la Samp riparte. Candreva si “fuma” Godin e colpisce il palo. Poi, scatenato, fa ammonire Carboni. Il Cagliari soffre, ma poi respira. Anche perché Mazzarri opta pure lui per il 4-3-1-2 con Marin dietro le punte e Deiola a sinistra nel centrocampo. La reazione della Samp si ferma lì, con un contatto Nandez-Quagliarella sul quale l’esperto attaccante doriano accentua la caduta. Marchetti non mostra grande sicurezza. In alcune decisioni.

RIPRESA — Il secondo tempo si apre col brivido per il Cagliari: Godin manca un pallone, ma Gabbiadini non ne approfitta. È l’ultima sua chance perché D’Aversa sceglie Caputo e lo sostituisce. Ma anche Mazzarri deve fare i conti con la stanchezza. E al 13’ toglie un perplesso Godin (che esce dall’altra parte del campo) per inserire Ceppitelli. Il Cagliari ci prova da fuori: con Keita,Marin e Deiola. Senza mira. Ma al 20’ costruisce un’azione splendida che parte da Deiola per Keita, arriva a Joao che trova Deiola che perde l’attimo e serve male Keita sul quale Audero recupera. Ma il raddoppio arriva nove minuti dopo: punizione di Marin respinta di Quagliarella sui piedi di Caceres che ha il tempo per far tutto e colpire col destro. Sembra finita ma al 37’ la Samp è ancora viva perché Candreva crea sempre pericoli. Ma stavolta è Caputo che mette al centro, Strootman non si accorge che arriva Thorsby che colpisce indisturbato e fa 2-1. Si arriva al rush finale in tensione con il Cagliari alle corde e la Samp che spera. Pavoletti va dentro per Keita e becca il giallo. La Samp è trascinata da Candreva e dalla verve di Caputo che spadroneggia e in mezzo all’area in pieno recupero ha un contatto con Ceppitelli, Cragno gli esce incontro e respinge alla grande. I blucerchiati gridano al rigore, D’Aversa entra in campo e viene espulso. Ma non è finita perché in contropiede, Pavoletti la spizza per Nandez che serve da destro Joao che brucia Depaoli e fa 3-1. E il Cagliari va sotto la curva.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/18/2021 12:03 AM
 
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Super Ilicic trascina l'Atalanta:
Empoli schiantato 4-1



Doppietta dello sloveno che sbaglia anche un rigore.
Per la Dea autorete di Viti e gol di Zapata.
Inutile il centro di Di Francesco per i toscani


Pierfrancesco Archetti

L’Atalanta torna a vincere dopo due turni a secco, ritrova Ilicic, incamera punti per la risalita in campionato e autostima per la trasferta di Manchester in Champions League. L’Empoli cade per la quarta volta su cinque in casa, sbaglia tanto soprattutto in fase difensiva e così viene travolto nonostante alcune buone occasioni. Ilicic nella prima ora è il mattatore: segna una doppietta, le prime reti del suo campionato, poi prima della sostituzione calcia alto anche un rigore. Un autogol di Viti a inizio ripresa e un contropiede chiuso da Zapata all’89’ fissano il 4-1.

OCCASIONI — Il primo tempo è frizzante: l’Atalanta ha più occasioni e segna due volte, ma l’Empoli non si demoralizza e cerca sempre di recuperare. Il gol dell’1-2 di Di Francesco, alla mezz’ora, su lancio di Stulac, fa sì che la partita non sia chiusa anzitempo. La doppietta di Ilicic tra l’11’ e il 25’ però ha messo in discesa il match per i bergamaschi: lo sloveno prima dialoga con Pasalic, dopo un errore difensivo di Viti. Quindi, sul raddoppio, chiude un gioco a due con Muriel dopo un insistito palleggio nerazzurro. L’Atalanta non dilaga perché il portiere Vicario respinge sempre su Muriel, dall’altra parte invece gli azzurri avevano avuto la possibilità di andare avanti con Henderson al 7’, ma Demiral aveva respinto la conclusione dello scozzese sulla linea. L’Empoli lascia Bajrami e Bandinelli in panchina all’inizio (entrano nella ripresa), mentre Ricci è infortunato. Dentro l’ex atalantino Haas e Stulac a centrocampo con Zurkowski, Henderson si muove sulla trequarti con Di Francesco. Prima dell’intervallo devono uscire per infortunio Romagnoli (dentro Tonelli) e Toloi. Al suo posto Freuler, con De Roon retrocesso in difesa.

LA FUGA — Le modifiche inziali di Gasperini sono in gran parte dovute agli infortuni: mancano Pessina, Gosens, Djimsiti, oltre a Hateboer. Il guaio muscolare di Toloi assottiglia ancora più la rosa in vista Manchester. Malinovskyi è al via fra le riserve, con Zapata fresco di rientro dal Sudamerica. Entrano dopo. Nel 3-4-1-2 di Gasp, Zappacosta e Maehle presidiano le fasce, al centro invece coppia olandese con De Roon e Koopmeiners. Muriel e Ilicic sono larghi e poi stringono verso l’area. Nella ripresa entra subito Zapata per l’altro colombiano, ma se l’Atalanta fa subito il tris (autogol di Viti) è merito ancora di Pasalic che “ispira” la rete. Anche il 4-1 arriva da un assist del croato per Zapata (100° gol in A), mentre l’Empoli qualche minuto prima non era riuscito ad accorciare le distanze per un altro salvataggio sulla linea, di Freuler su tiro di Cutrone.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/18/2021 12:07 AM
 
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L'ex Scamacca lancia il Sassuolo,
ma il Genoa non muore mai: 2-2



Doppietta nel primo tempo dell’attaccante romano,
Destro e Vasquez (all'esordio) al 90' regalano il pareggio a Ballardini


Filippo Grimaldi

Partita pazza al Ferraris. Il 2-2 finale è un premio all’orgoglio del Genoa, ma suona beffardo per un Sassuolo avanti per due a zero a metà primo tempo e che poi non ha avuto la lucidità per chiudere la gara. I rossoblu soffrono, annaspano, vanno sotto, rincorrono e alla fine riacciuffano in extremis il pari contro un avversario che parte forte, grazie al doppio vantaggio dell’ex Scamacca, ma poi fallisce più volte - per malasorte o imprecisione, e qui sta la colpa degli uomini di Dionisi - l’occasione di chiudere una sfida che rimane così in bilico sino all’ultimo. La squadra di Dionisi strappa così solo un punticino, mentre Ballardini respira evitando il rischio di una nuova sconfitta, anche se la classifica resta preoccupante. I padroni di casa pagano il loro sciagurato avvio, contro un avversario che sino alla metà del primo tempo si mostra più leggero, concreto, e con maggiore qualità. Il Genoa pare più impacciato, affidato a qualche intuizione dei singoli, con la difesa in sofferenza, con una mediana che fatica a produrre gioco ed è inefficace in interdizione, con un attacco che vive sui guizzi di Destro. Ballardini, alle prese con la solita emergenza, ha fatto debuttare Vasquez al centro della difesa affidandosi alla coppia Destro-Pandev in attacco. Fra gli ospiti, l’ex Scamacca uomo più avanzato dell’attacco, con Berardi-Raspadori-Djuricic alle sue spalle.

MONOLOGO — L’avvio di gara è tutto a favore degli uomini di Dionisi. Al 2’ Raspadori serve Scamacca che dal limite calcia centrale, Sirigu blocca senza difficoltà. Il Sassuolo verticalizza rapidamente il gioco, porta molti uomini in area genoana e i rossoblù vanno subito in affanno. Al 9’ va in gol Scamacca, che lascia sul posto Vasquez troppo statico e batte Sirigu. Il silent check per valutare la posizione dell’attaccante è infinito: tre minuti di attesa fra i fischi del pubblico, ma alla fine viene confermata la posizione di fuorigioco dell’attaccante. Ma al 18’, su un ribaltamento di fronte improvviso, ecco lo 0-1, con Pandev a terra sulla trequarti rossoblu (di qui le proteste genoane): su assist di Berardi, bravo a evitare il ritorno di Badelj, Scamacca controlla benissimo il pallone e batte Sirigu. Sassuolo più leggero anche di testa, e si vede. Per il Genoa è il peggior momento del primo tempo: da un cross dalla destra, con tutta la squadra schierata in linea davanti a Sirigu, passa verso la fascia opposta un rasoterra di Toljan innescato da Lopez: Scamacca, ancora lui, approfitta della deviazione involontaria, ma decisiva, di Criscito e sul palo opposto è lesto a toccare in rete. 0-2 dopo 21 minuti. Genoa non pervenuto sino a questo momento, anche se inaspettatamente Destro, al quinto gol stagionale, la riapre di testa al 27’, sorprendendo Consigli grazie a una ripartenza favorita da Rovella che si completa con il cross dalla destra di Fares. Al 30’ il Sassuolo va vicinissimo al terzo gol, con un diagonale ravvicinato di Raspadori su palla deliziosa di Djuricic che si spegne a lato.

CAMBIO DI MODULO — Ballardini cerca soluzioni alternative: fuori Sabelli, dentro Ekuban in attacco al fianco di Destro e Pandev più arretrato. Rossoblù con il 4-3-1-2, Destro va di nuovo a segno ma Chiffi annulla per fuorigioco dell’attaccante. Il Genoa ritrova un po’ di coraggio: al 38’ Pandev impegna Consigli, poi Djuricic (44’) colpisce il palo alla sinistra di Sirigu, il pallone torna in campo e il numero uno rossoblu si salva e blocca, legittimando ancora una volta la maggiore brillantezza degli emiliani. La ripresa porta un altro cambio per i padroni di casa, con Kallon (piazzato largo a destra) che prende il posto di Badelj. Grifone con il 4-4-2, ma il Sassuolo è sempre pronto a pungere. Scamacca (4’) manca incredibilmente la tripletta personale da due passi, e nella stessa azione va k.o. Biraschi, sostituito da Cambiaso. Toljan (13’) ha un recupero prodigioso su Destro, e qui la squadra di Dionisi perde per la prima volta lucidità, pressata da un Genoa che con il cuore cerca di tornare in partita. Ekuban manda in gradinata (14’) una conclusione facilissima a porta spalancata. Frattesi tenta invano la via del gol (19’). L'erroraccio di Sirigu rinvio corto) favorisce Berardi che prova a servire Scamacca, ma l’attaccante manca il gol per un soffio. E’ una gara che ormai vive sugli episodi, e i rossoblu chiedono il rigore per un contatto in area emiliana fra Ferraris e Pandev. Ballardini si gioca anche la carta-Caicedo, al debutto assoluto.

VELENI FINALI — Così si arriva allo scadere quando Vasquez, bronzo all’Olimpiade di Tokyo con il Messico, e oggi al debutto, trova il clamoroso pari di testa approfittando di un buco fra Chiriches e Ferrari. Finale caldissimo, con Berardi polemico al momento del cambio e la situazione che si accende, in campo e sulle panchine. Finisce comunque fra gli applausi lunghissimi della gradinata nord per l’ex Goldaniga, il cui nonno negli anni Cinquanta vestì la maglia del Grifone.

Fonte: azzetta dello Sport
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10/18/2021 12:11 AM
 
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Beto risponde a Barrow, l'Udinese (in 10) riprende il Bologna: 1-1



I friulani, in inferiorità numerica dopo
l'espulsione al 38' di Pereyra, raddrizzano la gara all'82'.
Proteste rossoblù nel finale


Matteo Dalla Vite

Beto riprende il Bologna e fa esplodere l’orgoglio di un’Udinese rimasta in 10 dal 38’ del primo tempo. Il pareggio del centravanti portoghese, al secondo gol di fila, fa invece fuoriuscire la rabbia dei rossoblù convinti che sul pareggio friulano a otto minuti dalla fine ci sia stato un blocco di Becao irregolare su Skorupski: l’arbitro Abisso (1 espulso e 8 ammoniti alla fine, 7 del Bologna) fa ripetutamente capire che il difensore dell’Udinese era fermo, va in "onda" anche un check silenzioso e insomma finisce 1-1 (il gol del vantaggio rossoblù era stato realizzato da Barrow) una gara che dopo un primo tempo allacciatissimo ha proposto una ripresa piena di situazioni anche anarchiche e schemi ormai saltati da una parte e dall’altra.

PEREYRA ESPULSO — Gotti lascia inizialmente in panchina Pussetto, comunque recuperato, e insiste con Beto a fare da punto di riferimento là davanti con al fianco l’imprevedibilità tecnica di Deulofeu: il portoghese ha segnato il suo primo gol nell’ultima di campionato a casa-Samp e merita la fiducia del tecnico che lavorò a Bologna come vice di Donadoni. Mihajlovic fino all’ultimo ha ragionato sul rischiare o meno Medel dopo la gara di venerdì con la propria nazionale, le 16 ore di volo e considerando l’infortunio che ha fermato (per un mese) Bonifazi: così, poi, ha scelto il giovane inglese Binks, 20 anni, il primo britannico della storia del Bologna che prima di approdare in rossoblù si è fatto le ossa al Montreal con Titì Henry allenatore. Per il resto, Sinisa (che ieri sera in ritiro ha ricevuto la visita dell’AIDO: "Senza una donatore – ha detto il tecnico del Bologna – oggi non sarei qui") conferma praticamente la squadra che ha battuto la Lazio prima della sosta mentre Gotti cerca una vittoria che manca da quattro giornate e dopo due k.o. in casa. L’inizio è una lunga attesa di una fiammata: Udinese e Bologna si aspettano e attendono chi fa la prima mossa. Dopo due tiri senza esiti di Arnautovic (5’) e Becao (10’ alto), ecco l’accensione su azione veloce di Barrow: rasoterra velenoso al 14’, Silvestri fa la prima vera parata della partita, con la seconda che poi avviene su Soriano. Ma l’episodio che può dare una svolta avviene al 38’: Pereyra già ammonito (giallo eccessivo, il primo, per trattenuta su Svanberg) tiene la maglia (non reiteratamente) di Theate; ingenuità, altra ammonizione e l’Udinese resta in 10. Il Bologna può passare in vantaggio quasi subito ma Soriano si mangia un’occasione e si fa recuperare (40’) da Udogie in disperata copertura.

CHE RIPRESA — L’Udinese in dieci, però, è la classica belva ferita: non a caso prende un palo con Deulofeu, schiuma rabbiosamente alla ricerca di una reazione d’orgoglio lasciando inevitabilmente spazio alle possibilità del Bologna che sbatte continuamente contro un grandissimo Silvestri. Da Barrow a Soriano e De Silvestri, i rossoblù non trovano il gol del vantaggio al quale, anzi, si avvicina l’Udinese con un colpo di testa ravvicinato di Stryger Larsen (11’ s.t.) sul quale Skorupski resta lucido e operativo. Ma a forza di spingere, poi, il Bologna sfonda: a seguito di un calcio d’angolo, la palla finisce a Dominguez che con un lancio zuccherato trova Barrow sull’out destro del campo, Beto (non è suo mestiere ma…) non copre e Musa infila l’1-0 a fil di palo. Gotti cambia inserendo Pussetto e Molina, Mihajlovic infila Kigsley che poi si infortuna quasi subito ed è costretto a sostituirlo con Vignato cambiando ancora modulo: l’Udinese ha un orgoglio smisurato e Silvestri salva la porta su Barrow; Pussetto e Deulofeu, dall’altra parte, cercano di creare un finale di gloria. Che arriva col pareggio di Beto su cross di Pussetto: Skorupski non riesce a uscire e lamenterà un blocco di Becao, il portoghese infila di testa un 1-1 che sa di vittoria buttata per il Bologna e di "colpaccio" da parte dei friulani che comunque non vincono in casa dal 27 agosto e che devo ringraziare soprattutto Silvestri, in giornata monumentale.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Napoli sale sull'ottovolante:
Osimhen piega un bel Toro



L’attaccante all’81’ firma la rete che vale alla squadra di Spalletti l’ottava vittoria su 8


Mario Pagliara

È qui la festa, sotto la luce di una splendida luna napoletana. Il deejay che avvia la musica è Victor Osimhen, e il Napoli infila l’ottava meraviglia firmando il controsorpasso al Milan in vetta al campionato. Il Toro si arrende 1-0 nel finale alla capolista, che intanto eguaglia anche il record degli otto successi consecutivi risalente all’epoca di Maurizio Sarri. I granata di Juric escono a testa alta dall’esame del Maradona, dopo una gara di attenzione e contenimento, ma pagano caro l’ennesimo finale di partita e tornano casa con la seconda sconfitta consecutiva dopo il derby. Pur giocando per lunghi tratti senza brillantezza, il Napoli fallisce comunque un rigore nel primo tempo con Insigne, si vede annullare un gol con Di Lorenzo dalla Var e sbatte sul palo con Lozano nella ripresa.

LACRIME NAPOLETANE — Pronti via, ed è subito un colpo al cuore. Perché la prima fotografia della notte del Maradona rilancia sugli schermi televisivi di tutto il mondo (120 i Paesi collegati) le lacrime del centrocampista del Torino, Rolando Mandragora, napoletano del quartiere Scampia. È il sesto minuto, Mandragora prova un lancio lungo ma poco dopo si accascia al suolo, una mano sul ginocchio destro (quello operato a giugno di un anno fa per la rottura del legamento crociato anteriore) e l’altra sul viso. La partita di Rolando è già finita, costretto ad uscire in lacrime davanti a uno stadio ammutolito. Al suo posto, Juric lancia nella mischia il ventunenne Kone, prodotto del vivaio granata, rientrato all’inizio di questa stagione dal prestito al Cosenza: è il suo debutto in Serie A. Pochi minuti prima, Spalletti e Juric avevano presentato rispettivamente il Napoli con il tridente Politano, Osimhen, Insigne, e il Torino con Linetty e Brekalo alle spalle di uno stanchissimo Sanabria (e si vede, a causa degli impegni con il suo Paraguay).

INSIGNE, CHE COMBINI — Nel primo tempo non è un Napoli brillante né spettacolare, il Toro firma una prestazione di massima attenzione tattica, provando a limitare gli errori. Alle volte ci riesce, altre no: come al 25’, quando Kone atterra Di Lorenzo e l’arbitro Sacchi non ha dubbi nell’assegnare il rigore per gli azzurri. Dal dischetto Insigne calcia malissimo, Milinkovic Savic è invece attentissimo e riesce a parare in due tempi. Si va avanti al piccolo trotto, con gli strappi di Osimhen (al 10’: conclusione violenta di poco sulla traversa; al 20’: svetta di testa su cross di Di Lorenzo, ancora alto). Il Toro arretra e si difende, il Napoli sembra sornione, d’improvviso accelera ma senza sfondare. Molto lontano dalle sue serate migliori. Alla mezz’ora la reazione granata è nel tiro di Brekalo, intercettato da Ospina. Insigne prova il tiro a giro (42’) ma è la sua versione più opaca: si spegne in curva. E allo scadere del primo tempo il brivido corre sulla schiena del Napoli quando il Toro scappa in contropiede ma Sanabria non inquadra la porta.

LA VAR E IL PALO — Quando si riparte dopo l’intervallo i due tecnici non cambiano nessuno dei protagonisti. E la partita continua ad offrire il copione dei primi quarantacinque minuti: il Napoli ci prova, ma l’organizzazione tattica dei granata riesce a far incartare gli azzurri. Le certezze del Toro scricchiolano dopo dieci minuti, quando un’entrata gratuita di Linetty regala un calcio di punizione al Napoli dal limite sinistro. Sugli sviluppi, Di Lorenzo insacca di testa (lo perde Djidji) ma l’urlo del Maradona è strozzato in gola dopo un lunghissimo check (durato quasi cinque minuti): l’arbitro Sacchi annulla il vantaggio del Napoli per la posizione di fuorigioco di Di Lorenzo. A questo punto, Spalletti si gioca la carta Lozano (fuori Politano). E proprio il messicano, al 18’, va vicinissimo al gol: il suo incrocio si stampa sul palo. La partita sale di tono, e il Toro ci sta: perché due minuti dopo Brekalo sfoggia la specialità della casa, il dribbling, trovandosi a tu per tu con Ospina chiamato a firmare un intervento risolutore.


RITORNA BELOTTI — Quando è da poco trascorsa l’ora di gioco, Juric cambia il suo Toro ricorrendo alle forze fresche dalla panchina. Al 21’ sulla scena torna Andrea Belotti, entrato al posto di Sanabria: riecco il Gallo cinquanta giorni dopo l’infortunio alla seconda giornata a Firenze. Entrano anche Buongiorno (per Rodriguez) e Pobega (per Linetty). Ma la palla più ghiotta capita ancora sui piedi di Brekalo (25’), arrivato in corsa sul servizio di Singo: aggancia, ma non inquadra la porta.

LA POTENZA DI OSIMHEN — È questo il miglior momento di un Toro compatto e ordinato, e Spalletti intuisce che è il momento di dare una scossa. E ci prova con gli ingressi di Mertens (al rientro, per Zielinski) e Elmas (per Insigne). Nella parte finale della partita, i granata si affacciano anche con spunti interessanti nell’area presidiata da Koulibaly, ma c’è sempre da fare i conti con un irresistibile Osimhen. Al 32’ nasce tutto da una combinazione di tecnica pura tra il nigeriano e Mertens, poi un rimpallo favorisce l’assist di schiena di Elmas sul quale si avventa Osimhen con un’elevazione che ha del prodigioso: Milinkovic non può nulla, e il Maradona adesso può esplodere (è il suo quinto gol in campionato). Nel finale c’è tempo per Juan e per Warming (altro esordio in Serie A), ma è troppo tardi. E l’ultima cartolina dal Maradona la regala il pubblico napoletano che canta e salta di gioia. A Napoli si sogna a occhi aperti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/18/2021 12:22 AM
 
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La Juve centra il poker con la Roma.
Kean il match winner, Veretout sbaglia un rigore

Quarta vittoria consecutiva in campionato per i bianconeri,
che superano di misura la squadra di Mourinho.
Szczesny respinge un rigore battuto dal francese.
Esordio stagionale per Arthur


Livia Taglioli


La Juve conferma la sua tradizione positiva contro la Roma e si impone 1-0 all’Allianz Stadium. Match winner dell’incontro Kean, a segno al 16’ del primo tempo. I bianconeri centrano così la quarta vittoria di fila in campionato, una serie mai riuscita a Pirlo nello scorso campionato. Una striscia positiva che mancava da luglio 2020. E alla vittoria si aggiunge un altro clean sheet, il secondo consecutivo dopo 20 gare consecutive in cui la Juve aveva subito almeno una rete. I bianconeri si portano così a un punto dalla Roma, ma anche a tre lunghezze dall'Inter e domenica prossima ci sarà lo scontro diretto.

KEAN E SZCZESNY DECISIVI — Per un Dybala che vede allungarsi i tempi di recupero c’è un Abraham protagonista invece di un recupero lampo. La Roma schiera così la formazione-tipo, con Cristante-Veretout diga in mezzo e il trio Zaniolo-Pellegrini-Mkitaryan alle spalle dell’attaccante inglese. Allegri fra i sudamericani lascia a riposo il solo Alex Sandro, sostituito da De Sciglio, con Kean insieme a Chiesa davanti e Bernardeschi a far le veci di Rabiot. Il primo squillo è suo, ma è la Roma a farsi più pericolosa, dopo 6 minuti, con Szczesny che respinge un colpo di testa di Mancini quasi dalla linea di fondo. La Roma insiste in avanti, la Juve chiude, non senza qualche affanno, soprattutto sulla coppia tutta mobilità e dinamismo composta da Pellegrini-Zaniolo. Ma al 16’ è la Juve a passare: Cuadrado cambia gioco e pesca De Sciglio in avanti, pronto il suo cross, con Bentancur che colpisce di testa e il pallone che sbatte sulla fronte di Kean e finisce in rete. Dopo qualche minuto Zaniolo lamenta un dolore (un problema al ginocchio sinistro), prova a restare in campo ma non ce la fa, e al 26’ El Shaarawi ne prende il posto, con Mkhitaryan che si sposta a destra. La Juve non è molto brillante, ma attenta e concentrata, la Roma ha perso lo spunto di Zaniolo ed ha rallentato il ritmo. Il gioco conosce così lunghe fasi a centrocampo e prolungati palleggi spesso spalle alla porta, che terminano in lanci in avanti imprecisi. Il primo guizzo della Roma dopo lo svantaggio è un colpo di testa di Abraham sul quale non ha problemi Szczesny. Sarà ancora l’inglese a partire in contropiede nell’azione che porta al rigore a favore della squadra di Mourinho: fallo di Szczesny (ammonito) su Mkhitaryan, il Var conferma la decisione di Orsato e il portiere respinge il tiro dal dischetto di Veretout (polemiche per il vantaggio non concesso dall'arbitro).

IL RITORNO DI ARTHUR — La ripresa si apre con un mini show di De Sciglio: prima inventa un assist per una rovesciata di Bernardeschi, bella ma centrale, sulla quale Rui Patricio respinge e Kean manda alto il possibile tap-in. Poi il difensore, uno dei più brillanti dei suoi, prova la conclusione personale, mancando di poco il bersaglio. Un contatto fra Chiellini e Pellegrini in area accende qualche scintilla, ma è il giallorosso a commettere fallo. Le due squadre sono bloccate, il gioco spezzettato e poco fluido. La Juve punta al possesso palla e a ragionare, facendo passare i minuti. La Roma dopo il buon avvio ha perso ispirazione e ritmo. Bernardeschi ci prova con un sinistro da fuori che non trova lo specchio. E’ la risposta ad Allegri che nei giorni scorsi aveva detto che non avrebbe dovuto accontentarsi. Veretout cerca di rifarsi con una conclusione dalla distanza, a lato. La Roma è vivace e ancora in partita, la Juve resiste con dignitosa sofferenza. Al 71’ entrano Morata e Kulusevski per Kean e Chiesa, per dare un po’ di ossigeno alla squadra. E’ però Vina a farsi pericoloso, con Chiellini decisivo nel chiudere in angolo. Al 76’ fa il suo esordio stagionale Arthur, mandato a sostituire Bernardeschi e a fare un po’ di densità a centrocampo. Nella Roma Shomurodov prende il posto di Veretout, che Mourinho saluta con un gesto consolatorio. La Roma attacca a testa bassa, la Juve resiste in trincea. A due minuti dal termine Alex Sandro sostituisce De Sciglio, che esce fra gli applausi scroscianti dell’Allianz, mentre Mourinho esplode quando Orsato sancisce che i minuti di recupero sarebbero stati tre. E intanto la Juve inanella la sua quarta vittoria consecutiva in A.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/19/2021 9:14 PM
 
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Fiorentina brutta, Vlahovic spento:
il Venezia fa il colpo con Aramu

Deludono i viola, che non riescono mai a servire
il serbo e nel finale restano in 10 per il rosso a Sottil.
Decide il gol del fantasista al 37', ben servito da Henry



Si chiude con la sorpresa l'ottava giornata di serie A, con il Venezia che batte 1-0 al Penzo una brutta Fiorentina. Risultato meritato, perché i veneti giocano un buon primo tempo, vengono premiati dal vantaggio e contengono senza troppi problemi la modesta reazione dei viola, penalizzati nel finale anche dall'espulsione di Sottil.

LA PARTITA — Italiano sceglie Amrabat play e non è una grande idea. La Fiorentina non ha gran ritmo e le idee sono poche, nulla a che vedere con la bella squadra spesso ammirata in questo avvio di stagione. Il Venezia ha qualità davanti e gambe a centrocampo: i colpi di Aramu, la velocità di Johnsen e la presenza di Henry, centravanti che si sta rivelando acquisto azzeccato. Il gol arriva al 37' e nasce da una giocata in profondità proprio per Henry, che non si fa ingolosire dal tiro a tu per tu con Terracciano e regala invece il comodo gol ad Aramu. La Fiorentina nella ripresa non va oltre un paio di tentativi di Duncan e Torreira, col debuttante Romero che non deve compiere parate troppo complicate. Anche perché l'unico squillo di Vlahovic, mai servito decentemente dai compagni, si spegne a pochi centimetri dalla porta.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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10/21/2021 11:03 PM
 
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SERIE A 2021/2022 8ª Giornata (8ª di Andata)

16/10/2021
Spezia - Salernitana 2-1
Lazio - Inter 3-1
Milan - Verona 3-2
17/10/2021
Cagliari - Sampdoria 3-1
Empoli - Atalanta 1-4
Genoa - Sassuolo 2-2
Udinese - Bologna 1-1
Napoli - Torino 1-0
Juventus - Roma 1-0
18/10/2021
Venezia - Fiorentina 1-0

Classifica
1) Napoli punti 24;
2) Milan punti 22;
3) Inter unti 17;
4) Roma punti 15;
5) Lazio, Atalanta e Juventus punti 14;
8) Bologna e Fiorentina punti 12;
10) Udinese e Empoli punti 9;
12) Torino, Verona, Sassuolo e Venezia punti 8;
16) Spezia punti 7;
17) Sampdoria, Genoa e Cagliari punti 6;
20) Salernitana punti 4.

(gazzetta.it)
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10/23/2021 1:50 PM
 
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Super Sanabria, il Toro riparte subito.
Il Genoa si sveglia tardi

Il centravanti segna e manda in gol Pobega, nella ripresa gli ospiti provano
a riaprirla due volte con Destro e Caicedo ma i granata vincono con merito


Mario Pagliara


Un Toro bello di notte riconquista con pieno merito una vittoria che mancava da trenta giorni (in casa del Sassuolo), superando 3-2 il Genoa. Granata dominanti, e a tratti irresistibili, per ottanta minuti: avanti 2-0 già alla mezzora con Sanabria e Pobega al termine di un primo tempo spettacolare giocato dalla squadra di Juric. Nella ripresa due errori individuali complicano un po' la vita al Toro, procurando una gratuita sofferenza nel finale: il primo è di Bremer, che lascia libero Destro di firmare il 2-1. Ci pensa Brekalo ad allungare nuovamente, ma poi Aina si perde Kallon favorendo Caicedo.

URAGANO GRANATA — Lo avrebbe desiderato rabbioso, si è ritrovato davanti agli occhi uno spettacolo. Cercava la concretezza abbinata al bel gioco, Ivan Juric, e il venerdì notte torinese gli ha ripresentato un Toro in formato deluxe: avvolgente, preciso, fluido, a tratti travolgente. È stato, dettaglio più dettaglio meno, il miglior primo tempo giocato dai granata in questa stagione (crediamo superiore a quello contro la Lazio), in mezzo a una raccolta di prestazioni tutte brillanti che cominciano ad essere la controprova di quanto la creatura del tecnico granata cresca, di giornata in giornata, a vista d’occhio. Alla velocità travolgente della prima mezz'ora, però, stavolta i granata hanno aggiunto anche la concretezza sotto porta, ed è stato l'aspetto nel quale nelle precedenti occasioni avevano dimostrato maggiori difficoltà. A metà partita, il doppio vantaggio è una logica conseguenza di una squadra capace di sovrastare il Genoa di Ballardini grazie a un ritmo infernale nella prima mezzora, e di sfondare continuamente spinto dall'inesauribile Pobega (che serata la sua!) e da un ottimo Lukic sia dal punto di vista tattico che di costruzione. Ma, più in generale, il Toro è una squadra continuamente protesa in attacco che si abbatte sul Grifone con l'onda d'urto di una carica di cavalleria.

E POI SANABRIA... — Già, e poi c'è Tonny Sanabria: un gol (al 14') di testa (bravo a sbucare alle spalle di Fares) su assist di Ansaldi che sblocca un pari già traballante da diversi minuti nonostante si fosse solo a inizio partita. Per Tonny arriva anche l’assist del raddoppio di un incredibile Pobega (31'): servizio morbido e delizioso del paraguiano, incursione di Tommaso da manuale. Il Toro è ancora molto altro, nel primo tempo, perché il primo squillo lo regala già dopo tre minuti con Sanabria (Criscito devia di schiena in angolo), e al 7' l’ex Sirigu (applaudito) deve opporsi a una bella conclusione di Ansaldi. Alla mezz’ora c'è anche il tempo per un assolo di Linetty: fa tutto bene, meno la precisione. E in tutto questo il Genoa? Nel primo tempo è stordito, incapace di fronteggiare questo Toro. Avanti due a zero all’intervallo ai granata finora non era mai capitato. Quando giochi così, non può definirsi un caso.

ORGOGLIO DESTRO — Quando si riparte Ballardini non perde altro tempo e fa subito due sostituzioni: dentro Millan (per Toure) e Kallon per Ghiglione. I due entrati portano almeno un pizzico di vivacità e nei primi cinque minuti il Grifone ha un sussulto almeno d’orgoglio, che conosce il picco con un'occasione di Destro (al 4') finita alta. Il Toro rialza subito le marce e ricomincia a fare la partita. Al dodicesimo i granata piazzerebbero pure il tris, annullato poi dal Var: Linetty dalla sinistra scodella al centro un pallone a metà strada tra il tiro e il traversone deviato da Vasquez nella porta di Sirigu. Ma alla Var emerge un fallo a inizio azione di Djidji. Juric deve pensare anche alla sfida di martedì a San Siro contro il Milan, così ne cambia subito tre: Vojvoda (per Singo), Praet (per Linetty), Belotti (per Sanabria). Ballardini poco dopo risponde prima con l'ingresso di Caicedo poi con quello di Behrami, per provare a salvare il salvabile. Brekalo, al 23', spara in curva una palla invitante servitagli da Belotti. E quando la partita sembrava in controllo da parte del Toro, arriva l'episodio che riapre i giochi (24'): Bremer si perde Destro nel cuore dell'area, e per il centravanti è un gioco da ragazzi beffare Milinkovic a tu per tu (è il suo sesto gol in Serie A). È il 2-1.

FINALE PALPITANTE — Ma è solo un infortunio in mezzo a una partita di tanta bellezza, perché sette minuti dopo il Toro dilaga: Praet sfonda sulla destra, servendo Brekalo preciso all'appuntamento con il suo secondo gol in granata. Nel finale Genoa aggrappato a Pandev (entrato al posto di Destro), ma il Grifone ritorna subito in partita: al 36' Aina si fa saltare come un birillo da Kallon, palla facile facile per il 3-2 di Caicedo. Ne nasce un finale palpitante, con il brivido che corre lungo la schiena dei tifosi del Toro a tre minuti dalla fine: la punizione di Rovella di un soffio non beffa Milinkovic. Dopo quattro minuti di recupero, la festa è del Toro.

Fonte: Gazetta dello Sport
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10/23/2021 1:54 PM
 
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La Samp torna a sorridere:
2-1 allo Spezia con super Candreva

Due gol nel primo tempo per un successo che mancava da 4 turni:
la punizione dell’ex azzurro deviata da Gyasi che spiazza Provedel,
poi il raddoppio con un gran tiro sempre di Candreva su assist di Gabbiadini.
Nel finale, accorcia Verde con un bel sinistro


Filippo Grimaldi


La Samp riparte, lo Spezia annaspa e cade per la sesta volta da inizio stagione. Un’autorete di Gyasi su punizione di Candreva e il raddoppio splendido dello stesso esterno blucerchiato non danno scampo alla squadra di Motta, meno efficace rispetto alla sfida vinta con la Salernitana, nonostante un finale in crescendo che frutta il gol di Verde. Non era una sfida senza appello, però il verdetto rianima la squadra di D’Aversa (ieri in tribuna, squalificato: al suo posto il vice Tarozzi in panchina) e riapre la crisi degli aquilotti, penalizzati (di questo bisogna dare loro atto) dalle undici assenze per infortunio. Il primo derby ligure della stagione diverte e dà così ossigeno ai padroni di casa, allontanandoli dalla zona rossa della classifica.

ALLARME RIENTRATO — Una gara in cui D’Aversa, al di là delle rassicurazioni di facciata, aveva bisogno di svoltare dopo avere raccolto solo un punto nelle precedenti quattro partite, con quattordici gol al passivo. Fuori Quagliarella, fiducia alla coppia offensiva Gabbiadini-Caputo. Motta, da parte sua, con appena cinque giocatori di movimento in panchina (di cui un 2004) non dà continuità all’ultima gara giocata al Picco neppure sul piano della prestazione. I blucerchiati rinunciano a Quagliarella e lanciano in attacco la coppia Gabbiadini-Caputo. Ne esce una partita inizialmente molto bloccata, con la Samp che prova ad essere aggressiva, ma la squadra di Motta brava nelle ripartenze, rimanendo sempre corta con il suo 4-2-3-1, che vede Antiste unica punta preferito a Nzola. Salcedo (13’) impegna Audero. Un attimo dopo, la punizione di Candreva dalla sinistra piomba in area: Gyasi stacca con Yoshida, ma il suo tocco è decisivo e inganna Provedel. L’autorete ospite accende la Samp. Sulla ripartenza, Audero è bravissimo su Strelec in angolo. I blucerchiati perdono Verre per infortunio: a sorpresa, dentro Dragusin al posto di Bereszynski, che avanza in mediana al posto di Candreva. L’ex nerazzurro va a sinistra. Sono momenti complicati per una Samp che fatica a ritrovarsi sul piano tattico. Dopo l’erroraccio di Caputo che spreca il raddoppio, ci pensa Candreva a chiudere la partita: su una lunghissima rimessa laterale di Dragusin, Caputo serve Gabbiadini. Sull’assist dell’attaccante, Candreva è implacabile. Due a zero Samp.

RISVEGLIO TARDIVO — La squadra di D’Aversa tiene bene il campo anche in avvio del secondo tempo, nonostante Motta provi la doppia carta Verde-Nzola (fuori Antiste e Gyasi). Qualcosa cambia sul piano del possesso palla e della spinta a favore degli ospiti. Verde impegna Audero, poi Bereszynski (grande gestione della palla di Candreva) coglie la traversa piena (28’) e manca il gol che avrebbe davvero chiuso la partita. Segnali di risveglio Spezia, ma non basta. La Samp ha meno lucidità e vigore del primo tempo, ma riesce a tenere il vantaggio. Lo Spezia fa più possesso palla dei padroni di casa, senza essere efficace nell’ultimo passaggio. E, quando ha la palla buona, la sorta non lo aiuta. Come accade nel finale quando un’occasione di Ferrer per rentrare in partita trova… Kovalenko sulla traiettoria del pallone. Fino alla perla di Verde. Ma è il 95’: troppo tardi. Finisce 2-1.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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