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Campionato di Calcio Serie A 2021 - 2022. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 5/25/2022 2:00 PM
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Senza Ronaldo la Juve affonda in casa con l'Empoli.
Allegri è già a -5 dall’Inter



Debutto casalingo con sconfitta per i bianconeri, che non riescono a concretizzare una
partita vissuta in gran parte all’attacco, senza mai trovare il pari dopo la rete di Mancuso al 21’


Giuseppe Nigro

La prima partita della Juve d.R., dopo Ronaldo, il debutto casalingo della seconda gestione bianconera di Massimiliano Allegri è una sconfitta interna 0-1 contro l’Empoli neopromosso, che con una prestazione di personalità e senza la minima soggezione conquista all’Allianz Stadium i primi tre punti del suo campionato. Dopo il pareggio 2-2 a Udine, diventano già cinque dopo due giornate i punti di distacco della Signora da Inter e Lazio prime in classifica, in attesa dei risultati della domenica. Ad Allegri è mancato chi risolvesse, poche ore dopo l’addio di chi in questi tre anni ha risolto spesso: trovarne (almeno) un altro è uno step fondamentale di crescita, e stavolta a Dybala è mancato non il genio ma l’incisività, così il più vicino a quel ruolo oggi è Chiesa. E poi restano da ritrovare le certezze dietro: sedicesima partita di fila subendo gol, in continuità con Pirlo. Al di là della contingenza di come è arrivata la rete di Mancuso al 21’, troppo spesso all’Empoli (ficcante ed efficace) bastava superare la trequarti per dare sensazioni di pericolo.

JUVE DI POSSESSO — Con Chiesa attaccante insieme a Dybala e McKennie dietro in appoggio, più che nelle posizioni in campo l’impatto della partita della Juve è forte - a dispetto dei cliché sull’allegrismo - grazie a una pressione alta e un gusto del possesso ma non a oltranza, con ricerca della giocata verso la porta e senza paura di cambiare gioco. In fuga a sinistra dopo 4’, dribblando mezza difesa in contropiede al 12’ e al 22’ ancora da fuori, Chiesa per tre volte impegna un presentissimo Vicario. Il baricentro alto costringe alla Juve i brividi in contropiede uno contro uno di un Empoli che via via trasforma il coraggio in personalità, provando a far scappare i propri attaccanti dietro Bonucci-De Ligt in campo aperto per liberare spazi ai centrocampisti a rimorchio.

LA BOTTA DEL GOL — Così al 21’ i toscani passano: Bajrami allarga repentino sulla destra per Bandinelli che apre le maglie della difesa Juve e la buca di nuovo per Bajrami in mezzo, che si gira benissimo e sul rimpallo la palla finisce a Mancuso, lasciato solo da Alex Sandro andato sulla linea di passaggio, e a 29 anni si toglie la soddisfazione del primo gol in A. A ritmi alti e in spazi ben lontani da una partita a scacchi, i bianconeri dopo il colpo perdono slancio e con esso efficacia, anche un po’ vittima dei propri retropassaggi e disimpegni sbagliati. Eppure alla mezzora reclamano un rigore per un calcio di Luperto alla caviglia di Dybala che proteggeva il pallone in area, ma neanche viene rivisto a video: un minuto prima Allegri aveva cambiato schieramento, portando Chiesa sulla destra sofferente in appoggio a Cuadrado in un nuovo 4-4-1-1 che però fatalmente isola l’argentino.

SENZA COLPO VINCENTE — In continuità con l’assetto più provato di questa prima parte di stagione, diventa 4-4-2 a inizio ripresa con Morata al posto di McKennie, implementato col passare dei minuti dall’ingresso di Bernardeschi a sinistra per Rabiot e di Kulusevski a destra per Chiesa migliore in campo. Restituito a Dybala un ruolo di rifinitura, l’argentino appena prende palla dal limite prova a far nascere dal mancino qualcosa per sé (un paio di tiri da fuori, un dribbling in area) e per gli altri. L’Empoli parte pericoloso con Haas e Bajrami, ma da un certo punto in poi si finire a giocare a una porta sola, anche con otto uomini Juve negli ultimi 30 metri, ma in mezzo a tanta quantità Allegri non trova la qualità per risolvere. La verve ce la mette Locatelli, entrato al 66’ per un Bentancur molto opaco a differenza di Danilo in regia, e l’ex Sassuolo duetta in area con Morata, si fa pescare da Kulusevski, ma non arriva la deviazione vincente. Le prime due partite senza vincere: Allegri c’era già passato, 2015-16. Senza i nazionali, adesso ha due settimane per lavorarci, ma poi riparte da Napoli e Milan. E’ già in salita.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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8/30/2021 1:49 PM
 
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Petagna entra e segna: il Napoli doma un ottimo Genoa

La squadra di Spalletti parte forte e va in vantaggio.
Il Grifone, dopo essersi visto annullare tra le proteste un gol dal Var, pareggia.
Ma ci pensa l'ariete azzurro a regalare i 3 punti ai campani a pochi minuti dalla fine


Filippo Grimaldi


Decide un colpo di testa di Petagna a sette minuti dalla fine. Finisce 2-1, il Napoli resta a punteggio pieno, sale a più cinque sulla Juve che ospiterà al Maradona dopo la sosta del campionato, ma soffre a lungo contro un Genoa alla seconda sconfitta consecutiva, ma trasformato rispetto alla scialba prova di otto giorni fa contro i campioni d’Italia. Due mondi solo apparentemente lontani, insomma, Napoli e Genoa: Spalletti con le sue ambizioni, Ballardini con le sue sofferenze. Invece alla fine gli opposti quasi coincidono. La prodezza di Fabian Ruiz al 39’ e il sinistro-capolavoro di Cambiaso al 25’ della ripresa dicono questo, anche se gli ospiti hanno avuto il merito (e gli uomini) per riportarsi avanti nel finale (ma sul gol dell’attaccante appena entrato, decisivo l’errore di Masiello). Il Napoli, privo di Osimhen, piazza Insigne falso centravanti e Politano-Lozano a completare il tridente offensivo, ma il Genoa da subito è apparso tutta un’altra squadra rispetto a quella dell’esordio in campionato. Il tecnico genoano sceglie un inedito 3-5-1-1 per provare ad arginare il Napoli. Decisione quasi obbligata: pure stasera il Genoa aveva quasi gli stessi uomini di sabato scorso, perché la ricca batteria di innesti (Vasquez, Maksimovic, Caicedo, Touré) è ancora ai box. Dunque, Ghiglione esterno in mediana e Hernani trequartista alle spalle di Ekuban unica punta. E nella prima mezz’ora i rossoblù reggono l’urto, provando a tenere alto il baricentro e corta la squadra, chiudendo sugli esterni e passando al 5-3-1-1 senza palla. Il Napoli va vicino al vantaggio in avvio con Lozano (3’, colpo di testa alto) e poi coglie il palo con Insigne (13’, bravo Vanheusden a sporcare il tiro dell’attaccante). I rossoblù non stanno a guardare: hanno coraggio, cuore e buone idee. Almeno in questo senso Ballardini è stato ampiamente accontentato. Nel primo tempo Ghiglione è andato vicino al vantaggio (21’, decisivo Meret), eludendo la guardia di Mario Rui e mettendo paura a un Napoli comunque con sostanza e qualità, come la rete di Fabian Ruiz ha confermato.

RIVOLUZIONE (E VELENI) — Nonostante questo, Ballardini non s’è arreso e ha provato in tutti i modi a raddrizzare la partita, passando al 3-5-2 a inizio ripresa con l’ingresso della nuova coppia Pandev-Buksa (fuori Hernani per il macedone e Ekuban per il polacco). Meret è stato super ancora su Ghiglione al 5’ (respinta-capolavoro sull’esterno, che ci ha provato una seconda volta ma è stato murato dalla difesa). E qui, al minuto 9 l’episodio che avrebbe potuto fare da spartiacque alla gara, con il gol di Pandev prima convalidato e poi annullato dall’arbitro Di Bello, richiamato dal varista Fabbri a un check a bordo campo che ribalta la decisione. Un’azione che farà discutere, poiché sul cross di Sturaro, Buksa si trova sulla traiettoria di Meret. Il numero uno, però, sembra in ritardo nell’uscita, scontra il polacco e cade a terra. La rete annullata moltiplica le energie del Genoa, che grazie a Sirigu si salva sulla conclusione di Lozano, vicinissimo al raddoppio. Qui il Napoli si abbassa, Ballardini inserisce anche Kallon (3-4-1-2, e Pandev trequartista) e coglie il pari provvisorio al 25’ con un sinistro splendido di Cambiaso che brucia sul tempo Di Lorenzo. Il Napoli qui si riprende, ritrova spinta ed efficacia nei contrasti, finchè Spalletti si gioca la carta-Petagna al posto di Politano. All’attaccante bastano cento secondi per trovare il guizzo giusto sulla punizione di Mario Rui. Il Grifone ci prova ancora, ma è il Napoli nel recupero vicinissimo al terzo gol con Ounas nell’ultimo dei sei minuti di recupero.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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8/30/2021 1:53 PM
 
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La Samp sorride: 0-0 con il Sassuolo
e primo punto in campionato



Gli emiliani comandano a lungo le operazioni ma non riescono a sfondare.
Djuricic, Boga e Raspadori sprecano le occasioni migliori


G.B. Olivero

Gli errori in area di Caputo impediscono al Sassuolo di restare in testa alla classifica e consentono alla Sampdoria di conquistare il primo punto del campionato. Le occasioni più evidenti capitano ai neroverdi, ma i blucerchiati mostrano una buona predisposizione alla lotta e non rubano nulla nonostante un calo nella ripresa, durante la quale solo raramente si sono fatti vedere dalle parti di Consigli. Lo 0-0 finale fotografa abbastanza bene la partita, in cui le squadre hanno faticato a costruire azioni pericolose.

PRIMO TEMPO — Le due squadre si mettono a specchio: 4-2-3-1 per entrambe. Mancano i due mancini più bravi: Berardi non è ancora in condizione dopo aver preso una botta ed è distratto da voci di mercato, Gabbiadini si è infortunato contro il Milan e starà fuori un mese. Dionisi ripropone Raspadori alle spalle di Caputo con Djuricic e Boga sulle fasce. Ed è proprio di Djuricic il primo tiro dell’incontro, al 4’: Audero devia in tuffo. Il Sassuolo manovra di più, la Samp prova a ripartire ma lo fa salendo con molti uomini. La pressione a centrocampo è alta e sporca la costruzione. All’11’ Raspadori trova la cooordinazione per il tiro che però è centrale. Al 13’ sempre Raspadori imbuca per Caputo, Colley non riesce a intervenire, ma Audero è splendido e determinante nell’uscita bassa che evita la rete del centravanti di Dionisi. Dopo la metà del tempo la Sampdoria si presenta dalle parti di Consigli ma senza disturbare troppo il portiere: al 24’ Verre calcia alto da buona posizione, al 26’ il tiro-cross rasoterra di Candreva non trova un tocco decisivo in area. Al 43’ una bella combinazione Boga-Raspadori libera Caputo a pochi metri dalla porta, ma la deviazione è fiacca e viene respinta.

SECONDO TEMPO — In avvio di ripresa i blucerchiati provano a colpire, ma Damsgaard (servito da uno sbadato Boga) calcia fuori e Colley di testa non spaventa Consigli. Al 5’, però, è il Sassuolo ad avere la più grande occasione della gara: Colley sbaglia il retropassaggio e manda in porta Caputo che alza malamente il pallonetto sull’uscita di Audero. Al 10’ Raspadori trova bene Djuricic, la cui conclusione viene respinta. L’unico squillo della deludente partita di Boga arriva al 14’: dribbling, tiro a giro e bella parata di Audero. Dionisi cambia tre dei quattro giocatori offensivi inserendo progressivamente Defrel (per Caputo), Scamacca (per Raspadori) e Traore (per Boga), ma il ritmo cala, la circolazione è lenta e la Sampdoria si difende con ordine. Due tiri alti di Rogerio e Askildsen chiudono la partita.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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8/30/2021 1:57 PM
 
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Milan, valanga rossonera sul Cagliari nel segno di Giroud

Una doppietta del francese marchia a fuoco la sfida:
per lui primi gol in A e prima rete con i rossoneri anche per Tonali.
Di Leao e Deiola gli altri centri


Marco Pasotto


Tre tabù demoliti in un colpo solo. Il primo, di gruppo: anche San Siro può finalmente essere uno stadio amico, senza che il Milan sia costretto ogni volta a fare l’impresa in trasferta. Il secondo è personale: Olivier Giroud, che non è scaramantico, ha sfidato la maledizione della numero 9 e ha vinto. Anche il terzo tabù è personale: Sandro Tonali ha finalmente dato un calcio a tutte le incertezze trovando il primo gol in rossonero sotto gli occhi del suo mito Gattuso. Se mescoliamo tutto e ci aggiungiamo una prova di squadra maiuscola, ecco uscire il risultato: 4-1 sul malcapitato Cagliari, caduto sotto la potenza di fuoco di un Diavolo che ha dato spettacolo e allo stesso tempo offerto una prova di grande forza. Inter nuovamente riacciuffata in classifica e primo posto conservato, con un poker che aumenta parecchio la fiducia in vista della ripresa dopo la sosta, quando i rossoneri in una settimana affronteranno Lazio, Liverpool e Juve. Un successo nel segno profondo di Giroud, che ha trovato i suoi primi gol in Serie A alla prima apparizione a San Siro. Dove, anche se può sembrare bizzarro, non si era mai esibito. Se Pioli cercava concretezza nell’ultimo spicchio di campo, l’ha trovata. E voleva un Milan che emozionasse: ha trovato anche questo.

LE SCELTE — Il tecnico rossonero ha confermato in blocco l’undici che aveva sbancato Marassi, risolvendo così anche l’unico dubbio della vigilia: di nuovo Krunic vicino a Tonali, con Bennacer fuori. E nuovamente fuori anche Romagnoli. Sulla trequarti Saelemaekers, Diaz e Leao alle spalle di Giroud. Oltre ai convalescenti Kessie e Ibrahimovic, Pioli non ha convocato Conti (in uscita) e Pellegri (condizioni atletiche ancora precarie, ci sarà dopo la sosta). Senza Cragno infortunato, Semplici in porta si è affidato a Radunovic, mentre in difesa si è rivisto dal primo minuto Ceppitelli. Accanto a lui Carboni, con Walukiewicz in panchina. Nandez, in attesa di evoluzioni dal mercato, è di nuovo sceso in campo dal primo minuto. In attacco confermata la coppia Joao Pedro-Pavoletti. Ma a brillare è la stata la stella dall’altra parte del campo. Una partita iniziata, indirizzata, proseguita e marchiata a fuoco nel segno di Giroud. Uno show personale al servizio della squadra cominciato con un colpo di testa, alto, dopo due minuti e un tacco delizioso che ha mandato in porta lo scellerato Leao, tutto solo ma talmente lento nella conclusione da farsi rimontare da Carboni. Giroud è stato il punto finale, o di passaggio, di quasi tutte le manovre offensive e in qualche modo stupisce la celerità con cui Pioli lo ha inserito nei meccanismi e con cui lui li ha assimilati. Sembra abiti a Milanello da un paio d’anni. Con Olivier abile nel giocare di sponda e nel far scorrere il pallone velocemente, il Milan si è esaltato nella propria rapidità, diventando a un certo punto straripante, e col passare dei minuti il Cagliari non si è più raccapezzato. I sardi sono riusciti a rimanere corti e compatti, ripartendo con intelligenza, nel primo quarto d’ora. Poi hanno iniziato a veder sbucare maglie rossonere ovunque. Un Milan devastante nella rapidità di gioco e negli uno contro uno. Diaz, Leao, Giroud, Hernandez: tanti i duelli vinti dagli uomini di Pioli in una partita molto divertente anche grazie all’atteggiamento del Cagliari, apprezzabile nel giocarsela a viso aperto anche dopo i due svantaggi.

GESTIONE SAPIENTE — I sardi però si sono smarriti sotto il peso dei gol, sempre più tragico. Nandez a destra ha provato a martellare, ma allo stesso tempo doveva vedersela con un Hernandez di nuovo in versione turbo rispetto alla versione col freno a meno tirato di Marassi. Pavoletti è risultato troppo statico e così l’unico a inventarsi qualcosa – ma non è certo una notizia – è stato Joao Pedro. La partita è stata sbloccata dal Diavolo, e va sottolineato che non è stata soltanto la serata di Giroud. Perché la prima rete è arrivata da una magnifica punizione di Tonali, al secondo gol in A (entrambi su calcio piazzato) e al primo in rossonero. Un gol che aiuta a dimenticare ancora più in fretta Calhanoglu, tenutario assoluto delle punizioni in rossonero, ma quasi senza riscontro. Il Cagliari ha avuto il merito di reagire subito, trovando il pareggio nel giro di tre minuti: pennellata di Joao Pedro per Deiola e colpo di testa vincente. Per vedere il Milan tornare in vantaggio di minuti ne sono bastati due. Gol fortunato – destro di Leao deviato fortuitamente da Diaz -, ma allo stesso tempo cercato con un’azione insistita. Il tris è arrivato col sinistro di Giroud, premiato da un’azione devastante di Hernandez rifinita da Diaz. E il quarto centro è stato su rigore, chiamato dal Var dopo una deviazione di Strootman col braccio che inizialmente era stata giudicata fallo dal limite. La sensazione più bella per i tifosi rossoneri? Ammirare una squadra che ha dato l’idea di poter segnare più o meno ogni volta che si affacciava nell’area sarda. Il secondo tempo per il Milan è stato ovviamente soltanto sapiente gestione. Giroud ha cercato il tris proseguendo una sfida bellissima con Godin, Leao si è infilato di prepotenza un paio di volte senza aver fortuna nell’assistenza ai compagni. A metà frazione Pioli ha inserito Rebic, Florenzi e Bennacer per Leao, Saelemaekers e Tonali, il Cagliari ha trovato cinque minuti di grande orgoglio (ottima parata di Maignan su una punizione insidiosa), che però non sono serviti ad accorciare il punteggio. Anzi, è stato ancora il Diavolo ad andare vicino al gol con Rebic. Ma per lanciare un chiaro messaggio al campionato, quattro possono bastare.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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8/30/2021 2:00 PM
 
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La Roma di Mou vola con Pellegrini
e Abraham: Salernitana travolta

Dopo un primo tempo di resistenza granata, i giallorossi si scatenano
nella ripresa e bissano il successo della prima giornata con la Fiorentina.
A segno pure Veretout e Abraham


Maurizio Nicita


Ci mette un tempo la Roma per prendere la misura a una Salernitana volenterosa e discretamente organizzata in fase difensiva. Poi i ragazzi di Castori crollano davanti alla maggior classe dei giallorossi con Lorenzo Pellegrini decisivo e abile a sbloccare la partita nel momento più delicato, chiudendo con una bella doppietta. Bello il primo gol di Abraham qualcosa in più che una promessa per il nostro campionato. E poi il solito Veretout, cannoniere romanista con 3 gol. Mourinho può essere soddisfatto di questo avvio a punteggio pieno della sua squadra, mentre Castori attende indispensabili rinforzi per una squadra che così com’è rischia di faticare parecchio per salvarsi. Encomiabili i 13 mila tifosi sugli spalti che hanno sempre incitato la squadra, incoraggiando i granata anche a fine gara.

POCHI SPAZI PER MOU — Mourinho in questo periodo conferma la formazione base che ha battuto la Fiorentina e il Trabzonspor, con l’eccezione dello squalificato Zaniolo, sostituito da Carles Perez. Castori fa di necessità virtù, con una squadra ancora da rinforzare e i difensori contati, per l’indisponibilità del croato Bogdan, che si è sentito male in albergo, al mattino. Il 3-4-2-1, con Obi e Maradona Coulibaly dietro l’unica punta Bonazzoli, si tramuta in un basso 5-4-1 per non lasciare verticalità ai giallorossi. che costruiscono in avvio una palla gol con Pellegrini abile a smistare per l’uruguaiano Vina che col mancino impegna Belec. Poi al 16’ una fiammata di Abraham che devia un tiro cross di Mancini, alzando però la mira. La Salernitana va avanti a strappi, con Bonazzoli abile a difendere palloni per far salire i suoi. Il centravanti arriva pure alla conclusione su un traversone, da calcio piazzato, di Jaroszynski, alto di poco il tiro di Bonazzoli. La Roma prova l’aggiramento con gli esterni e su una leggerezza del tunisino Kechrida, Mkhitaryan mette in mezzo un pallone invitante che non trova un destinatario. Abraham comunque, nonostante la poca intesa con i compagni, si vede che è attaccante di razza. E una girata di testa dell’inglese sfiora l’incrocio, poco dopo la mezz’ora, su cross di Perez. La Roma non riesce a trovare spazi e ci prova in contropiede proprio allo scadere, quando ci pensa Belec in uscita ad anticipare Abraham su corto passaggio indietro di Jaroszynski.

LA SVOLTA — A inizio ripresa, con una Roma più rapida ed efficace e una Salernitana che concede l’attimo fuggente ai giallorossi. Perché Aya non chiude lo spazio in area, Pellegrini è abile a cercarlo e Vina rapido a servirlo: la conclusione del romano e romanista è forte e Belec non riesce a fermare un tiro non proprio impossibile. Ora la partita cambia e la Roma finalmente trova gli spazi che cercava sin dall’inizio. Bella l’azione del 2-0 con palla avanti-indietro-avanti, centralmente: Abraham serve dietro Mkhitaryan, perfetto l’assist per Veretout che si fa trovare ancora puntuale in zona gol e terzo centro in campionato per il francese. Ora il campo è in discesa per i romani e terribilmente in salita per i salernitani. Bonazzoli spreca un bell’assist di Obi che poteva accorciare il passivo. Poi Castori passa al 3-5-2 inserendo il neo acquisto Simy. I padroni di casa provano a impostare ma allargano le maglie difensive e la Roma va a nozze. Il 3-0 è il primo gol italiano di Abraham rapido a girare di destro. Il 4-0 arriva con la doppietta di Lorenzo Pellegrini che tira a giro indisturbato dal limite con Belec spettatore avvilito e colpevole.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2021/2022 2ª Giornata (2ª di Andata)

27/08/2021
Udinese - Venezia 3-0
Verona - Inter 1-3
28/08/2021
Atalanta - Bologna 0-0
Lazio - Spezia 6-1
Fiorentina - Torino 2-1
Juventus - Empoli 0-1
29/08/2021
Genoa - Napoli 1-2
Sassuolo - Sampdoria 0-0
Milan - Cagliari 4-1
Salernitana - Roma 0-4

Classifica
1) Lazio, Inter, Roma, Milan e Napoli punti 6;
6) Udinese, Bologna, Sassuolo e Atalanta punti 4;
10) Fiorentina e Empoli punti 3;
12) Juventus, Sampdoria, Cagliari e Spezia punti 1;
16) Torino, Verona, Salernitana, Genoa e Venezia punti 0.

(gazzetta.it)
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9/12/2021 10:33 AM
 
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Una magia di Okereke illumina il Venezia contro l'Empoli:
2-1 con rete in apertura di Henry

Il nigeriano segna una rete capolavoro dopo una corsa di 60 metri e tanti dribbling:
nel finale di gara un rigore di Bajrami illude, ma per la squadra di Andreazzoli è troppo tardi


Alex Frosio


Quasi 19 anni dopo, il Venezia torna alla vittoria in Serie A e lascia quota zero. È il giorno delle prime volte: la vittoria di Zanetti, i gol di Henry e Okereke. Succede anche questo: che l’Empoli gasato dal sacco dello Stadium “sconti” quella gioia perdendo in casa contro un’altra neopromossa. L’Empoli conferma gli undici che hanno vinto con la Juve, il Venezia invece presenta quattro cambi, tra cui Vacca (debuttante in A superati i 30 anni). La vera novità però è la disposizione: non 4-3-3 ma un 4-4-2 con Aramu che fa coppia con Henry e Johnsen a sinistra ala pura. Il norvegese fa capire subito a Ismajli che il caldo non è il principale problema di giornata: al 3’ fuga a sinistra, rientro sul destro e tiro appena alto, al 7’ il difensore empolese si prende il giallo per stendere il biondo del Venezia. Venezia che difende con due linee strette e alte, che tagliano le linee di gioco dell’Empoli. Al 13’ sgorga quasi naturale il gol ospite: recupero alto di Busio, Aramu rifinisce con un sinistro che gira dietro a Luperto e trova all’appuntamento Henry in spaccata. Vantaggio meritato. La risposta toscana è inconsistente, solo una girata debole di testa di Cutrone su cross di Marchizza – asse ex Under 21 –, mentre al 20’ e al 23’ altri due pericoli marcati Venezia: Mazzocchi prima crossa per Henry che di testa mette alto, poi fugge a destra, punta l’area ma conclude alto. Il cooling break, necessario, permette ad Andreazzoli di rivedere l’assetto: Bajrami da trequarti si allarga, e lo stesso fa di là Bandinelli. Ancora una chance per il solito Johnsen, chiuso al 32’ da Vicario in uscita, e poi la pressione empolese sale con le catene laterali, “aiutata” dall’uscita di Aramu: con Heymans che si attacca a Ricci, il Venezia arretra un po’. Busio al 36’ respinge una botta di Mancuso, due minuti dopo Bajrami si accentra ma conclude debolmente.

RIPRESA — Si ricomincia con Di Francesco per Bandinelli e Tonelli per Ismajli nell’Empoli, Molinaro per Schnegg e Maenpaa in porta per Lezzerini nel Venezia. Ma la partita non si muove e allora Andreazzoli cambia ancora: Stulac per Ricci e Pinamonti per Mancuso, di là Crnigoj per Fiordilino, in un Venezia che Zanetti smonta e rimonta da 4-4-2 a 4-4-1-1 a 4-3-3 con l’ingresso di Okereke per Vacca. È questo il cambio giusto, perché al 23’ il nigeriano, altro debuttante in A dopo aver frequentato D, C e B con Lavagnese, Spezia e Cosenza, impiega una manciata di secondi per carburare: attivato da Henry in difesa palla sulla trequarti veneziana, Okereke parte palla al piede, Marchizza gli permette di prendere velocità e ciao, l’attaccante salta Tonelli e incrocia dal limite dell’area. L’Empoli reagisce di nervi e basta, Cutrone conclude centralmente al 32’, Pinamonti stoppa e tira a lato al 38’. La mossa che paga è Henderson che al 43’ si inserisce senza palla sul tocco dentro di Di Francesco e anticipa Maenpaa che lo stende. Rigore. Bajrami non sbaglia. Sembra iniziare un’altra partita, il Castellani non incute il “medio escenico” del Bernabeu, ma il coro “Empoli Empoli” ravviva la squadra. Il recupero di 7’ dà energia, Marchizza la trova al 47’ nel recuperare in extremis un contropiede di Okereke, un controllo Var su Di Francesco allunga di un altro minuto e mezzo il recupero, Bajrami calcia alto la punizione buona. Il Venezia festeggia: l’ultima volta era stata nel febbraio 2002, contro la Fiorentina.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Morata crea, Szczesny e Kean distruggono:
Napoli in rimonta sulla Juve

Lo spagnolo porta in vantaggio i bianconeri dopo 10',
un errore del portiere regala il pareggio a Politano.
Poi Kean, appena entrato, su un calcio d'angolo dei campani,
schiaccia di testa verso la sua porta, e Koulibaly ribadisce in rete


Livia Taglioli


La Juve esce sconfitta 2-1 dal Maradona, dopo essere passata in vantaggio al 10' con Morata: seconda rimonta subita dall'inizio del campionato, ma stavolta i bianconeri lasciano agli avversari anche i tre punti. A ringraziare è il Napoli, che con Politano sfrutta un errore di Szczesny e con Koulibaly un'incredibile leggerezza di Kean. Spalletti diventa così il secondo allenatore nella storia del Napoli, dopo Benitez, a vincere le prime tre gare di fila. Fronte Juve, è la seconda volta nelle ultime 52 stagioni di Serie A disputate dai bianconeri che la squadra non conquista almeno una vittoria in una delle prime tre giornate. Era successo solo nel 2015-16, ancora con Allegri in panchina. E la stagione si era poi conclusa con uno scudetto e una coppa Italia nella bacheca bianconera.

SCELTE OBBLIGATE — Alla Juve dei sopravvissuti, dopo che Allegri alla vigilia aveva rinunciato ai cinque sudamericani più Chiesa, con Arthur e Kaio Jorge infortunati, risponde un Napoli incerottato per le assenze di Demme, Ghoulam, Mertens, Lobotka e Meret. Il colombiano Ospina e il “graziato” Osimhen sono in campo, come anche l’ultimo arrivato nonché esordiente assoluto Anguissa, schierato al fianco di Fabian Ruiz. Nella Juve Locatelli – alla prima gara da titolare – gioca fra McKennie e Rabiot, con Bernardeschi a destra con licenza di avanzare, in alternanza agli inserimenti di McKennie. Kulusevski agisce alle spalle di Morata, muovendosi fra le linee. Per entrambe le squadra difesa a 4: fra i bianconeri le chiavi di casa tornano a Chiellini, al fianco di Bonucci, che orchestra un reparto con gli esordienti dal 1’ De Sciglio e Luca Pellegrini.

MORATA-GOL — E proprio da una formazione abbondantemente rimaneggiata escono sprazzi di nuova-vecchia Juve: i minuti iniziali sono di marca azzurra, con Politano vicino al gol dopo 21 secondi e una raffica di calci d’angolo, ma Allegri invita i suoi alla calma. E la Juve non perde intensità. Poi la scena madre: al 10’ Manolas batte ogni record di lentezza in uno stop, Morata coglie l’attimo, gli soffia il pallone, in tre passi si presenta davanti ad Ospina e lo batte di destro con freddezza. Tutta la squadra si arrampica sullo spagnolo, in un abbraccio collettivo traboccante di liberatorio entusiasmo. La Juve guadagna autostima e metri, il Napoli accusa il colpo. Ora i rapporti di forze appaiono invertiti: i bianconeri controllano il match con personalità e sicurezza crescente, provando anche un paio di affondi quando trovano semaforo verde. Ma l’unica vera chance è per Kulusevski al 43’, quando un colpo di testa all’indietro di Insigne si trasforma in un assist per lo svedese: Ospina è bravo ad andargli incontro, impedendogli la conclusione. Da parte sua, il Napoli spinge ma riesce a costruire ben poco contro una Juve attentissima a mantenersi compatta e reattiva, dalla difesa in su.

GAFFES E RIMONTA — Nella ripresa Elmas lascia il posto a Ounas e a Mario Rui vengono affidati compiti maggiormente offensivi. Ma la sostanza della gara non cambia, con un Napoli che spinge per recuperare lo svantaggio, e una Juve che con calma e presenza non sbaglia una mossa, fino al minuto 12. Poi la gara prende tutt'altra piega: Szczesny infila infatti un’altra gaffe delle sue e Politano è bravo a sfruttare una palla persa dal portiere su un tiroaggiro non irresistibile di Insigne, alla 400esima presenza in A. Pellegrini esce per crampi, al suo posto entra De Ligt. Il Napoli oltre al pareggio ritrova verve e vigore, la Juve va in sofferenza per eccesso di stanchezza; ogni chiusura è un calvario ma cerca di ragionare. La gara resta intensa, con il Napoli che ci prova dalla distanza, con scarsa mira. Lozano dà il cambio a Politano, Insigne una manciata di secondi dopo si fa male al ginocchio destro e lascia per Zielinkski. Nella Juve Ramsey prende il posto di McKennie. Ma il cambio decisivo è quello, di Morata per Kean, al 42': passano tre minuti e il neo entrato - inspiegabilmente - schiaccia di testa verso la sua porta un calcio d'angolo battuto dal Napoli. Szczesny smanaccia, Koulibaly ribadisce in rete con un destro ravvicinato. È il 2-1 e per la Juve si fa notte. Una notte magica per il Napoli, che Koulibaly immortala in una serie di scatti, prima di restituire a un professionista a bordo campo la macchina fotografica.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/12/2021 10:42 AM
 
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Vlahovic spegne l'Atalanta:
che colpaccio della Fiorentina!



Doppietta su rigore dell'attaccante serbo, autentico dominatore della partita.
Per la Dea inutile il penalty di Zapata che accorcia le distanze


Marco Guidi

Dio perdona, Dusan Vlahovic no. Il serbo trascina la Fiorentina alla vittoria sul campo dell'Atalanta per 2-1, grazie a una doppietta su rigore. Ma al di là delle esecuzioni impeccabili dagli undici metri, Vlahovic è stato l'autentico dominatore della gara, un vero fardello per la difesa nerazzurra. Inutile la terza rete della gara, sempre su penalty, di Duvan Zapata. La Viola sale così a 6 punti, scavalcando proprio la Dea in classifica, ferma a 4.

FORMAZIONI — Scelte un po' a sorpresa per Gian Piero Gasperini, tra acciacchi e necessità di turnover in vista dell'impegno Champions contro il Villarreal di martedì. In porta va Sportiello e non Musso, tornato solo a notte inoltrata dal Sudamerica (per lo stesso motivo, Italiano rinuncia dall'inizio a Quarta, Pulgar e Gonzalez). Sulle fasce c'è Zappacosta a destra, con Maehle dirottato a sinistra e Gosens in panchina. Ancora squalificato De Roon, la mediana è composta da Pasalic e Freuler. In attacco, riecco Pessina dietro alle punte Miranchuk (prima da titolare nel 2021-22) e Duvan Zapata (rientrato dall'infortunio). Anche nella Fiorentina tra i pali c'è il "secondo" Terracciano. Difesa con Igor preferito a Nastasic al centro, debutto dal 1' di Torreira a metà campo, insieme a Bonaventura e Duncan e senza Castrovilli, escluso per la seconda volta su tre giornate. Davanti Callejon e Sottil ai lati del totem Vlahovic.

IL VAR DÀ, IL VAR TOGLIE — La partita in avvio la fa l'Atalanta, anche se è solo un prodigioso recupero di Palomino a impedire a Sottil di battere a rete a tu per tu con Sportiello. All'11' i nerazzurri passano con Djimsiti in mischia, ma il Var interviene per consigliare all'arbitro Marini la on field review: Zapata è in fuorigioco sul cross di Maehle e impatta sull'azione che poi porta al gol del difensore albanese, perché prova saltando ad arrivare sulla palla e la manca solo di pochi centimetri. Si resta sullo 0-0 e la gara è piacevole. La Fiorentina non rinuncia a pungere (al 18' Duncan allarga troppo col sinistro), anche se Italiano perde Venuti per infortunio (dentro Odriozola) poco dopo. Al 30' l'episodio che sblocca il match: Vlahovic crossa forte dalla sinistra, Sportiello smanaccia e Maehle tocca con il braccio. Marini non fischia, ma anche qui è decisivo l'intervento del Var. E il direttore di gara davanti al monitor opta per il rigore, suscitando l'ira di Gasperini, che aveva rivisto l'accaduto da un cellulare in panchina. In realtà, penalty giusto: è il braccio di Maehle che va a cercare la palla dopo la deviazione di Sportiello e non viceversa. Dal dischetto Vlahovic spiazza Sportiello e porta avanti i viola. La reazione dei padroni di casa c'è, ma è sterile. Soprattutto Miranchuk fatica a trovare palloni e giocate, scatenando anche qualche mugugno del pubblico di Bergamo.

GOL E CAMBI — All'intervallo il Gasp non fa cambi, ma c'è subito la doccia fredda per l'Atalanta. Maehle sbaglia in disimpegno, la Fiorentina riparte veloce e Djimsiti atterra Bonaventura in area. Altro penalty, altro giro per Vlahovic che angola alla perfezione, dove Sportiello non può arrivare. Sotto di due gol, Gasperini getta nella mischia Malinovskyi e Gosens, per Maehle e Miranchuk, due dei peggiori. E l'ucraino entra subito nel vivo, con un assist strepitoso per Duvan Zapata, che si fa ipnotizzare a tu per tu da Terracciano. L'Atalanta ci prova, non molla anche quando le cose non girano (come il colpo di testa solo strisciato da Gosens a pochi metri dalla porta su corner di Malinovskyi e al 63' la perseveranza è premiata. Oddio, ci mette del suo anche il viola Callejon, che si fa anticipare da Gosens, calciandogli poi la gamba da dietro. È rigore, stavolta senza bisogno del Var: Zapata non fallisce dagli undici metri, riaprendo la gara. Italiano capisce che le energie stanno venendo un po' meno e inserisce Amrabat e Saponara per Torreira e Sottil. La partita diventa bellissima, con la Dea a testa bassa in avanti, ma la Fiorentina a colpire in contropiede: Vlahovic per un pelo non arriva sul cross di Biraghi a firmare la tripletta al 70'. Poi due minuti dopo Terracciano è rapido nel chiudere sul primo palo il tiro di Zapata deviato da Odriozola. Fioccano le occasioni e la difesa ospite si disunisce un po': Gosens calcia sull'esterno della rete su invito di Zapata. Nel finale Gasperini inserisce anche l'ultimo arrivato Koopmeiners (buon impatto), ma ormai è tardi. Il muro viola regge agli ultimi assalti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/13/2021 12:12 AM
 
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La Samp frena l'Inter.
Yoshida e Augello rispondono
a Dimarco e Lautaro



Campioni due volte in vantaggio ma fragili in difesa e raggiunti.
Nuovo infortunio per Sensi


Luca Taidelli

Gol, prodezze, errori e sprechi assortiti. Sampdoria-Inter regala tante emozioni ma fa più felici i padroni di casa, che trovano i primi gol in campionato. Un'Inter troppo fragile dietro invece si fa rimontare due volte, perde i primi punti e, aspettando Milan-Lazio e Roma-Sassuolo, finisce a -2 dal Napoli. Quattro gol, tutti di sinistro, di cui tre stupendi: Dimarco, Lautaro, Augello. Yoshida firma il momentaneo 1-1 grazie a una deviazione decisiva di Dzeko. Inzaghi sarà un po' preoccupato anche per nervosismo e infortuni di Dimarco e (il solito, sfortunatissimo) Sensi.

LE SCELTE — D’Aversa recupera Bereszynski, ma non Ekdal. Con Thorsby c’è Silva, dietro alla coppia Caputo-Quagliarella. Sugli esterni, Candreva e Damsgaard. Inzaghi punta su Lautaro e di fatto conferma la formazione che prima della sosta aveva vinto a Verona, con Darmian e Perisic a tutta fascia. Unico cambio obbligato, Dimarco al posto dell’infortunato Bastoni. Dopo tre anni e 4 mesi (1232 giorni), i nerazzurri ritrovano l’arbitro Orsato. L’ultima volta, il 28 aprile 2018, le polemiche per la mancata espulsione di Pjanic in Inter-Juve furono roventi.

FASI ALTERNE — Parte meglio la Samp, super aggressiva con i due mediani che asfissiano Barella e Calha. L’Inter fatica a sciogliersi e rischia grosso al 4'. Dimarco sbaglia il rinvio, Augello pennella per Thorsby che a tre metri dalla porta manda alto di testa. Troppi errori in uscita per i nerazzurri, che però cambiano marcia dopo il primo quarto d'ora. Dopo due corner, il jackpot lo pesca lo stesso Dimarco con una punizione fantastica dal limite, dopo una manata di Colley su Lautaro. Il suo mancino è forte (106 km/h) e di precisione imbarazzante, togliendo davvero la ragnatela dal sette alla destra di Audero. Il vantaggio carica gli ospiti, la Samp non tiene i ritmi folli dell'avvio e rischia lo 0-2 con Audero che dice no a Lautaro. La situazione però si ribalta e al 33' i liguri pareggiano nel momento migliore degli avversari. Dopo una serie di rimpalli nell'area di Handanovic, Yoshida calcia di sinistro e la deviazione di Dzeko spiazza lo sloveno. Ora è la Samp a gasarsi, ma l'Inter sa reggere il colpo, sfiorare il 2-1 con Skriniar (colpo di testa alto di poco) e piazzare il colpo letale prima dell'intervallo. Calha si scuote dal torpore, sradica un pallone a Damsgaard per la ripartenza di Barella, contro il quale Silva e Augello rimbalzano come pupazzi, Dzeko detta il passaggio attirando Colley, Yoshida resta a metà strada e l'azzurro allora premia la solitudine di Lautaro, bravo col mancino al volo che riporta avanti i suoi.

PRONTI VIA — Nessun cambio nell'intervallo, ma sono subito fuochi d'artificio. Al 2' infatti arriva il quarto gol di sinistro del match, con la splendida voleé di Augello (troppo stretto Darmian) sul cross di Bereszinski che si era bevuto Calha. L'Inter non ci sta e in pochi minuti crea tre nitide palle gol. Il tiro cross di Perisic però è troppo forte per Dzeko; Lautaro perde l'attimo su un'altra genialata di Barella; Calhanoglu calcia a fil di palo da buona posizione. Inzaghi richiama Perisic e Brozovic per inserire D'Ambrosio (Dimarco a tutta fascia) e Vidal, con Barella centrale. Appena dopo l'ora di gioco, scatta la staffetta Lautaro-Correa, ma i crampi di Dimarco inducono Inzaghi agli ultimi due cambi: Dumfries (Darmian trasloca a sinistra) e Sensi per Dimarco e Calha. L'olandese sgasa subito ma Correa non trova la porta prima dell'ultimo cooling break. Squadre stanche, quindi lunghe, con diverse occasioni da gol. D'Ambrosio salva su Damsgaard quasi sulla linea, Correa va di nuovo vicino al gol dell'ex. D'Aversa cerca forze fresche e, dopo Quagliarella per Askildsen, cambia Augello e Damsgaard con Murru e Verre. Sensi si fa male al ginocchio ma le sostituzioni sono finite. Inzaghi chiude col 3-5-1, ma la vittoria era sfumata prima.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Genoa da impazzire: sotto 2-0 a Cagliari,
ne segna 3 in 20’ con doppietta di Fares

Exploit della squadra di Ballardini che al 56’ era spalle al muro:
ma un colpo di testa di Destro l’ha rimessa in partita,
prima dello show dell’ex laziale entrato solo nella ripresa


Francesco Velluzzi


Sole, pubblico, la Nord in silenzio, la sud che canta, i bambini della curva futura finalmente felici allo stadio, meno di 100 genoani a torso nudo. A Cagliari comincia così. Ma per i rossoblù di casa finisce in dramma: dal 2-0 al 2-3 con qualche interrogativo su Leonardo Semplici che comincia a farsi più di qualche tifoso. Incerottato e con gli uruguaiani praticamente fuori uso, il Cagliari approfitta del sonno del Genoa che il presidente Enrico Preziosi quest’anno immagina tra le prime 10. Segna su rigore il solito Joao, e nella ripresa stacca di testa Ceppitelli. Ma Davide Ballardini ha sette vite e soprattutto più soluzioni. Cambia uomini e modulo. Chiede cross a manetta e il giovane Cambiaso, eroe anche col Napoli, li confeziona. Destro e Fares li trasformano. Resuscitando il Grifone.

PRIMO TEMPO — Semplici non rischia Nandez reduce da un tour massacrante con l’Uruguay, ma perde pure Pavoletti. L’attaccante che gia da ieri lamentava il mal di schiena, fa le prove, ma si arrende. Quindi Keita Balde debutta subito, biondo col nove sulle spalle. C’è anche Grassi, fedelissimo di Semplici nel centrocampo che vede Deiola al centro vista l’emergenza. Tocca a Marin il compito di tuttofare. Ballardini rivoluzione il centrocampo inserendo Tourè, a destra c’è Sabelli e non Ghiglione. Davanti Destro e Pandev: 68 anni in due. Entrambe le squadre con il 3-5-2 d’ordinanza. Il Genoa picchia duro per mettere le cose in chiaro. Biraschi becca subito il giallo. Joao segna in fuorigioco, ma poi segna davvero perché Marin parte al sua maniera, serve Keita e Sabelli cade in trappola buttandolo giù. Non c’è neppure bisogno del Var, Pairetto vede da solo, il brasiliano batte Sirigu. Resta l’unico pericolo, oltre a un altro tiro di Joao, fuori. Il Genoa fa poco o nulla. Cragno sbriga solo le pratiche in uscita alta, gli angoli, tre, non preoccupano.

SECONDO TEMPO — Ma nel secondo tempo c’è la trasformazione che tutti quanti stanno già aspettando. Ballardini vede il baratro e rivoluziona la squadra: dentro Vanheusden, Kallon e soprattutto Fares. E passaggio al 4-2-3-1. Anche Semplici cambia il deludente Walukiewicz con Caceres. E dopo 9’ ancora Uruguay al potere: dentro Nandez, per forza, per Grassi che non ne ha più. Ma dopo 2’ il Cagliari va in paradiso. Nel senso che Ceppitelli sale sopra Tourè, l’ex Nantes, che è 1,87 e insacca. Sembra tutto a posto per i sardi e invece Cambiaso, che ha più birra di tutti e corre come col Napoli, mette un altro bel pallone sul quale proprio Caceres si fa beffare da Destro al 14’. Balla toglie anche Pandev che di anni ne ha 38 e inserisce Ekuban. Il Genoa è fresco. Il Cagliari ha Keita al primo test e deve toglierlo, ma Semplici in panca ha solo Farias. Minuto 24 e su angolo di Rovella Fares, creato alla Spal da Semplici, anticipa Joao Pedro. Non è finita perché l’incredibile Genoa completa l’opera ancora con la coppia Cambiaso-Fares che stavolta sul cross del bimbo del vivaio beffa il giovane Bellanova, ancora distratto dall’Under 21. Che ritorno per l’ex Lazio che ha avuto mille guai. Il Cagliari prova la reazione scomposta, più che 4-3-3 è caos organizzato. Con Marin, il migliore, che si danna l’anima, ma senza collaboratori... La rabbia produce solo tiri fuori e un contropiede dello sciagurato Kallon che brucia il 4-2 e fa qualche sceneggiata di troppo. Ma c’è ancora un brivido: Cambiaso sbaglia una cosa: un appoggio di testa, Joao potrebbe salvare la frittata, ma calcia alto.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Samardzic, esordio col botto!
Gol decisivo, colpo Udinese in casa Spezia

Il trequartista tedesco regala a Gotti la seconda vittoria in questo campionato.
Seconda sconfitta consecutiva per i liguri


GB Olivero


Un gol nel finale di Samardzic, entrato da poco, basta all'Udinese per vincere a La Spezia, rovinando il debutto casalingo con il pubblico dei bianconeri. La squadra di Thiago Motta avrebbe meritato il pareggio, soprattutto grazie a una veemente mezz'ora conclusiva. L'Udinese aveva giocato meglio nel primo tempo, ma poi era sensibilmente calata. La giocata individuale di Samardzic lancia Gotti a quota sette in classifica, mentre lo Spezia finora ha raccolto un solo punto, al debutto a Cagliari.

PRIMO TEMPO — Thiago Motta per la prima volta nella stagione non sceglie la difesa a tre, propone il 4-3-3, piazza Sala nell’inconsueto ruolo di play, mentre in avanti il centravanti è Antiste. Classico 3-5-2 per l'Udinese, che in avvio cerca di prendere in mano la partita grazie a una evidente superiorità tecnica. La prima conclusione, però, è di Antiste che di testa gira fuori un cross di Bastoni. All'11' Guida fischia un rigore per l'Udinese: retropassaggio corto di Ferrer, Zoet non è reattivo nell'uscita e sembra falciare Pussetto che lo anticipa. Il Var Valeri, però, richiama al monitor Guida: il portiere non tocca l'avversario, che viene ammonito per simulazione. Al 28' una bella azione corale dell'Udinese parte dal centro, prosegue sulla destra e si conclude a sinistra, dove Stryger Larsen effettua una conclusione fiacca e centrale da buona posizione. Lo Spezia, un po' timido nei primi venti minuti, cresce nella fase finale del tempo soprattutto grazie alle combinazioni tra Bastoni e Maggiore. Un tiro di Gyasi viene deviato in angolo e prima dell'intervallo è Zoet a respingere una conclusione di Pussetto.

SECONDO TEMPO — La ripresa si apre con ritmi lenti. Il primo squillo è di Deulofeu al 15': bravo Zoet a distendersi e deviare. Poi entra in partita lo Spezia, che comincia finalmente a creare e tirare. Entrano Verde e Agudelo, la palla scorre più rapidamente e al 22' Silvestri deve impegnarsi per respingere un tiro di Agudelo. Tre minuti dopo ancora bravissimo il portiere dell'Udinese su Verde, servito da Maggiore dopo una bella azione. Al 40' Verde supera con il destro il portiere ma non Nuytinck che sulla linea devia di testa. E al 44', un po' a sorpresa vista la ripresa poco propositiva dell'Udinese, arriva la rete decisiva per la squadra di Gotti: Samardzic, che pochi minuti prima aveva sostituito Deulofeu, salta Antiste e Hristov e realizza con un destro preciso.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Torino, che poker!
Sanabria, Bremer, Pobega e Lukic infilzano la Salernitana

L'attaccante paraguaiano porta in vantaggio nel primo
tempo la squadra di Juric che poi dilaga nella ripresa.
Ecco i primi tre punti per i granata


Mairo Pagliara


Il Toro brinda alla prima vittoria della gestione Juric: sblocca un gol allo scadere del primo tempo di Sanabria, poi dilaga con Bremer, Pobega e Lukic nella ripresa. Ma soprattutto due assist e l’ennesimo pomeriggio da migliore in campo di Ansaldi travolgono per 4-0 la Salernitana. La squadra di Castori tracolla nel finale, ma per ottanta minuti lascia una discreta sensazione e paga anche un pizzico di sfortuna (come sul palo di Di Tacchio sullo 0-0) oltre che di inesperienza. Il Toro non fallisce l’appuntamento da non sbagliare: ci sono ancora aspetti da perfezionare sul piano del gioco, ma questi primi punti della stagione, conditi da una goleada, saranno sicuramente un generatore di entusiasmo e autostima per il futuro.

ANSALDI ETERNO — Basterebbe rivedere il primo tempo dell’Olimpico per capire come mai un prossimo trentacinquenne (taglierà il traguardo il 20 settembre) riesce ancora a segnare differenze nel nostro campionato. Cristian Ansaldi è il manifesto di un talento che non tramonta mai, la fonte di gioco (l’unica per 45 minuti abbondanti) di un Toro che si aggrappa al suo calciatore di maggiore classe per colpire una Salernitana che, arrivati a metà gara, fa tatticamente letteralmente un figurone. Ansaldi è l’uomo che taglia, cuce, disegna assist, crea le uniche occasioni pericolose della prima ora della squadra di Juric e, non certamente a caso, dal suo sinistro nasce la pennellata per la testa di Sanabria quando scocca esattamente il 45’.

DI TACCHIO AL PALO — Poche novità, ancora meno sussulti, nell’undici iniziali. Juric smentisce le indicazioni della vigilia e lascia quasi tutti i suoi tanti nuovi arrivi in panchina: l’unico che lancia subito nella mischia è il giovane difensore Zima. Castori conferma la coppia Bonazzoli-Simy, come previsto Ribery bagna la sua prima da tesserato della Salernitana partendo dalla panchina. Domenica estiva e di difficoltà per il Toro, imbrigliato nell’ottima struttura tattica che la Salernitana riesce a costruire in avvio. Il primo spunto è di Sanabria (9’), stoppato da Ruggeri. Intorno al 20’ Ansaldi inizia ad illuminare il pomeriggio torinese: il primo assist è per Singo, sul quale la Salernitana riesce a salvarsi in angolo. Due minuti dopo torre di Sanabria, uno spento Pjaca non aggancia a pochi passi da Belec. Il Toro sembra viaggiare più sull’onda degli episodi, Lukic e Linetty spesso boccheggiano, mentre i campani non danno mai l’impressione di uscire dalla partita, anzi a tratti la controllano. Al 37’ per un soffio Milinkovic non combina una frittata, sull’angolo che poi ne nasce il colpo di testa di Di Tacchio si stampa sul palo. E’ la più ghiotta occasione del primo tempo prima degli ultimi due minuti che precedono l’intervallo quando Singo (44’) in tuffo sfiora il gol di testa e sessanta secondi dopo Sanabria anticipa Gagliolo e fa esplodere l’Olimpico.

SVETTA BREMER — A inizio ripresa, Castori ricorre alle forze fresche dalla panchina: dentro Djuric per un evanescente Simy, Lassana Coulibaly per uno stanchissimo Obi. Il Toro prova a sfoggiare un po’di palleggio, ma la Salernitana resta dentro la partita e poco prima del quarto d’ora sfiora il pari proprio con il neo entrato Djuric (nell’occasione incerto Milinkovic: la palla sfiora il palo). Juric capisce che deve cambiare qualcosa e all’ora di gioco dà fiducia a Buongiorno, tirando fuori Rodriguez. A spianare la strada, ci pensa Gleison Bremer al ventunesimo del secondo tempo: a scodellare l’assist al centro dell’area su punizione è ancora Ansaldi, di testa il difensore brasiliano timbra e porta il Toro sul 2-0. Incassato il secondo gol, Castori si gioca la carta più attesa facendo debuttare Ribery con la Salernitana al posto di un nervoso Gyomber, passando al 4-3-1-2. Nel finale nel Toro c’è spazio per i nuovi arrivati Pobega (per Linetty) e Praet (per Pjaca), e per Aina al posto di uno stremato uscito a causa dei crampi. E quando la partita è ormai finita, Pobega bagna il debutto piazzando il tris e nel recupero Lukic cala anche il poker del Toro.

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9/13/2021 12:33 AM
 
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È Milan show: Lazio schiantata.
E Ibra si è già ripreso il Diavolo

Gol di Leao e dello svedese, Kessie sbaglia un rigore.
Gioco, intensità, organizzazione: rossoneri superiori in tutto
sulla squadra di Sarri, espulso dopo il fischio finale


Marco Pasotto


La settimana terribile adesso ha tutto un altro aspetto. Diciamo che diventa un po’ più maneggevole, quanto meno nella testa. Lazio, Liverpool e Juve: è questo il menù che attendeva il Milan e ora che il primo scoglio è stato aggirato quasi in scioltezza, autostima e convinzioni aumentano ulteriormente e saranno il tesoro in vista di Anfield. Il Diavolo schianta la Lazio 2-0 mettendo sotto gli avversari sotto tutti gli aspetti – gioco, cattiveria, intensità, organizzazione – e certifica una crescita che per il momento pare davvero inarrestabile. Tre punti che permettono di restare in cima alla classifica, di staccare l’Inter e di porsi nelle condizioni migliori per affrontare il Liverpool mercoledì e la Juve domenica prossima: con i bianconeri ci sarà una voragine di 8 punti. La Lazio non è mai riuscita a rendersi davvero pericolosa e la formula-fantasia con il lussuoso sestetto dalla cintola in su obbligherà Sarri a porsi delle domande: contro le big va rivisto qualcosa. I piedi pregiati laziali hanno steccato e, dopo i 9 gol da record nelle prime due uscite, è arrivato il digiuno totale. Pioli, che ha ritrovato in un colpo solo i senatori Ibra e Kessie, sorride invece osservando la fase difensiva: un solo gol subito in 270’.

RITORNI — Il grande dubbio che ha accompagnato tutta la settimana di Pioli si è risolto a favore di Rebic, con Ibra in panca. Croato piazzato al centro dell’attacco e immaginiamo una certa fatica per il tecnico rossonero nell’ammansire Zlatan, che scalpitava per iniziare dal primo minuto. Dentro invece dall’inizio Kessie, al debutto stagionale dopo il guaio al flessore. Sulla trequarti, occupata come al solito da Leao e Diaz, la novità è stata Florenzi a destra: per l’azzurro esordio da titolare in rossonero e sfida dal sapore di derby. L’altra novità in difesa: accanto a Tomori ecco Romagnoli per la prima di una serie di rotazioni in cui la necessità è gestire oculatamente Kjaer. Sarri in difesa ha ritrovato Luiz Felipe, mentre a destra ha premiato Marusic nel ballottaggio con Lazzari. Per il resto, tutto confermato: fantasia, creatività e sulla carta mille soluzioni offensive con la mediana affidata a Milinkovic, Leiva e Luis Alberto, e tridente con Felipe Anderson, Immobile e Pedro. Un sestetto potenzialmente devastante, che però si è trovato di fronte un muro di granito fin dai primi scambi. Una barriera, una ragnatela, una gabbia in cui è rimasta prigioniera l’intera mediana laziale, con Luis Alberto e (soprattutto) Milinkovic asfissiati da raddoppi di marcatura continui, costretti a ripetuti errori, e Lucas Leiva preso in mezzo dalle imbucate alternate di Tonali e Kessie, oltre al lavoro di disturbo sporco e utilissimo di Diaz. Ma è stato tutto il Milan a utilizzare praticamente senza sosta una pressione feroce sulla Lazio in tutte le zone del campo. Anzi, proprio tutte no perché le volte in cui i biancocelesti sono riusciti ad arrivare nell’area avversaria si contano sulle dita di una mano. Due approcci diversi, con un Milan sempre più riconoscibile anche dai suoi stessi interpreti e una Lazio nella quale stavolta non si è trovata traccia di Sarri. Per il semplice motivo che il Diavolo non le ha permesso di giocare.

SOLO UNA PECCA — E così, oltre a un gioco semplicemente bello da vedere, nel Milan sono venute fuori anche le qualità dei singoli. A tratti spettacolare la fascia sinistra con Leao che ha fatto calare la nebbia davanti agli occhi di Marusic ed Hernandez che ha solcato il campo con le sue sgommate prepotenti. Da sottolineare anche la prova di Tonali: la personalità sta decollando gara dopo gara. Ci sono state occasioni per Tomori, Leao, Calabria. L’unica pecca rossonera dei primi 45, fisiologica, è stata la mancanza di un vero centravanti. Rebic si è sbattuto come al solito, ma il pallone non è pervenuto come piace a lui. Uno, però, lo ha addomesticato benissimo, servendo Leao che ha battuto Reina al termine di una cavalcata imperiosa, dopo aver saltato Leiva come un paletto sulla pista da sci. Era il 45’ e quattro minuti dopo il Diavolo ha avuto la ghiottissima occasione di sferrare il secondo cazzotto: calcione di Immobile a Kessie in area, Var che richiama Chiffi al monitor e rigore spedito sulla traversa.

TRE PASSAGGI — Un errore che ha tenuto in vita la Lazio, entrata in campo dopo l’intervallo con un po’ più di convinzione. Nei primi quindici minuti i ragazzi di Sarri hanno tenuto palla maggiormente, provando a infilarsi con più convinzione nella difesa rossonera, ma senza preoccupare seriamente Maignan. Pioli è corso ai ripari al 15’ con un triplice cambio: Saelemaekers per Florenzi, Bakayoko (che poi ha lasciato il campo quasi subito per infortunio, dando spazio a Bennacer) per Kessie e Ibra per Leao. Annotazioni ambientali: applausi per Kessie, nonostante le turbolenze contrattuali e il rigore sbagliato, e ovazione totale per Ibra. Tutti in piedi davanti al capobranco, che ha impiegato sette minuti per azzannare la Lazio. Il Milan è arrivato in porta con tre passaggi: Tonali per Rebic, che si è allargato a sinistra, si è liberato di Luiz Felipe, ha mandato fuori causa Reina e ha spinto Zlatan in porta. Due assist vincenti, per l’attaccante croato. Poi, altri debutti da registrare: Zaccagni e Basic da una parte, Ballo-Touré dall’altra e partita che è andata spegnendosi piano piano (espulso Sarri per proteste dopo il fischio finale). Per il Milan tutto molto bello, soprattutto in vista di Anfield: a Liverpool sarà dura ma il Diavolo ci arriva nelle condizioni migliori possibili.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/13/2021 12:37 AM
 
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Perla di El Shaarawy al 91':
Roma prima, Mou corre sotto la curva

Djuricic risponde a Cristante, poi Rui Patricio evita
due gol fatti ed è decisivo il Faraone nel recupero


Andrea Pugliese


Come a un luna park. Occasioni, pali, gol annullati ed emozioni senza fine. Per festeggiare le sue mille panchine Mourinho avrebbe voluto qualche batticuore in meno, ma probabilmente è molto più bello così. Con un eurogol a girare di El Shaarawy al 46’ della ripresa e quella corsa dell'allenatore portoghese sotto la Sud con il cuore stracolmo di gioia. Perché per la prima volta in carriera vince anche le sue prime cinque partite consecutive al primo anno su una panchina nuova, ma soprattutto spedisce la Roma in vetta alla classifica con Milan e Napoli. Dall’altra parte, invece, un Sassuolo bellissimo, che ha tenuto testa alla Roma con il gioco e con il cuore. Rui Patricio gli ha negato due gol clamorosi, Traoré si è visto dire di no dal palo (in precedenza era toccato ad Abraham) e l’altro supergol di giornata, quello di Scamacca al 48’, è stato annullato per fuorigioco. La giostra mourinhana va avanti, Dionisi ha di che rammaricarsi.

PALLEGGIO E PRESSING — Mourinho continua con i suoi undici fedelissimi e non rinuncia neanche a Viña, tornato meno di 48 ore prima del via dal Sud America. Dionisi, invece, lancia l’ex Frattesi in mezzo al campo al posto di Henrique e davanti si affida soprattutto a Raspadori, galvanizzato dal primo gol azzurro. Ne viene fuori una partita piacevole, con tanto palleggio (alla fine del primo tempo la percentuale di realizzazione dei passaggi è altissima da tutte e due le parti, 88% dei giallorossi contro l’89 dei neroverdi) e una buona intensità. Il Sassuolo si affida quasi sempre alla costruzione dal basso, a volte rischiando anche tanto, ma con l’idea di non sprecare mai un pallone. La Roma, invece, alterna una buona fase difensiva ad una pressione improvvisa sugli esterni (per andare a recuperare palla dal basso) o sui due mediani in impostazione, per avviare la fase di transizione e provare a fare male. Rui Patricio para subito un piattone di Berardi in corsa, Mkhitaryan ci prova da fuori ma la palla finisce alla destra di Consigli e Djuricic sfrutta male un errore in impostazione di Ibanez. Poi al 26’ il Sassuolo passa e lo fa con Berardi, bravo a bruciare Rui Patricio di destro che non è il suo piede, ma il gol viene annullato per un fuorigioco millimetrico di Raspadori ad inizio azione. Scampato il pericolo la Roma ritrova fiato ed energie, sfiora il vantaggio con una scivolata in corsa di Abraham e lo trova al 37’ con Cristante, bravo a capitalizzare un’invenzione di Pellegrini su calcio da fermo.

LUNA PARK — Nella ripresa Dionisi si gioca subito la carta Scamacca al posto di Raspadori, Ferrari ha subito la palla del pari ma la spreca, poi è proprio Scamacca a impegnare Rui Patricio dalla distanza. Con il gigante romano il Sassuolo riempie più l’area ed ha un punto di riferimento che dà maggiore profondità all’azione. Ed infatti al 12’ è una sua palla morbida ad innestare Berardi, per l’assist del pareggio a Djuricic. Poi Abraham sfiora il 2-1 ma il palo gli dice di no, il che fa pensare che il centravanti inglese abbia un conto aperto con la fortuna (nelle tre partite giocate all’Olimpico ha colpito altrettanti legni). Poi è Chiriches a salvare a botta sicura su Pellegrini, con la Roma che dopo aver subito il pareggio è tornata a macinare gioco. Dall’altra parte, invece, Boga piazza una serie di accelerazioni pazzesche, che costringono prima Cristante al giallo e poi danno a Berardi il pallone che può ribaltare tutto, ma Rui Patricio è strepitoso di piede. Oramai le occasioni fioccano da una parte e dall’altra, sembra di stare a un luna park. Al 28’ è Pellegrini a fare una magia tra tre avversari, ma poi spreca alto. Allora Mourinho si gioca le due punte, mandando dentro Shomurodov al fianco di Abraham. Boga va ancora via in velocità e costringe Rui Patricio al secondo miracolo. La giostra delle occasioni non è però ancora finita: Ferrari salva sulla riga, Traorè prima prende un palo clamoroso dalla distanza e poi impegna ancora Rui Patricio, Shomurodov chiama in causa Consigli e Pellegrini sfiora l’incrocio da fuori. E quando sembra tutto finito, Mancini lancia dentro, Shomurodov lavora bene il pallone per El Shaarawy che a giro centra il palo destro, ma stavolta il pallone si insacca. Mourinho corre sotto la Sud con tutta la squadra, l’Olimpico si incendia, Scamacca prova a spegnerlo con un supergol, ma c’è il fuorigioco di partenza. I giallorossi volano in vetta alla classifica con Milan e Napoli, Mou si fa un dolce regalo per la sua panchina numero mille e il Sassuolo esce a testa altissima. Finisce così, con l’Olimpico colorato a festa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/15/2021 12:39 AM
 
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Bologna, tre punti d'oro.
Il Verona non fa male, Svanberg lo punisce

Decide il destro dello svedese al 78', per i veneti solo una vera occasione con Simeone



Una partita non memorabile, con poche occasioni e tutti i giocatori di qualità non esattamente nella loro miglior giornata. La vince 1-0 il Bologna, grazie a una giocata di Svanberg nel finale, che pesca la conclusione vincente di destro. Successo importante per il Bologna, apparso più brillante nel finale, mentre i veneti non sono stati capaci di proporre alcuna reazione. Anzi, sono stati Skov Olsen e Arnautovic (clamoroso errore) a mancare il raddoppio.

POCA QUALITÀ — Soriano si accende in una sola circostanza (palo esterno), Barrow continua nella sua involuzione (sinistro in curva da posizione favorevolissima), Arnautovic fatica contro Gunter (ma è comunque fondamentale nell'azione del gol, al pari dell'ottimo Dominguez) e Orsolini a destra fa scena muta. Il Bologna sembra però più quadrato difensivamente (convince la coppia Bonifazi-Medel, in attesa di Theate). Copione abbastanza piatto per il Verona: un paio di lampi di Caprari, un colpo di testa fuori di poco di Simeone e un Barak mai incisivo. E se i cambi hanno aggiunto poco per Di Francesco, Hongla è stato persino dannoso, perdendo la palla che ha innescato il gol. Sembra mancare un po' di qualità: il rientro di Veloso darà una mano in questo senso, ma la sensazione è che al Verona, che ha perso anche Zaccagni, continui a mancare un finalizzatore.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/15/2021 12:46 AM
 
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SERIE A 2021/2022 3ª Giornata (3ª di Andata)

11/09/2021
Empoli - Venezia 1-2
Napoli - Juventus 2-1
Atalanta - Fiorentina 1-2
12/09/2021
Sampdoria - Inter 2-2
Cagliari - Genoa 2-3
Spezia - Udinese 0-1
Torino - Salernitana 4-0
Milan - Lazio 2-0
Roma - Sassuolo 2-1
13/09/2021
Bologna - Verona 1-0

Classifica
1) Roma, Milan e Napoli punti 9;
3) Inter, Udinese e Bologna punti 7;
7) Lazio e Fiorentina punti 6;
9) Sassuolo e Atalanta punti 4;
11) Torino, Empoli, Genoa e Venezia punti 3;
15) Sampdoria punti 2;
16) Juventus, Cagliari e Spezia punti 1;
19) Verona e Salernitana punti 0.

(gazzetta.it)
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9/18/2021 2:22 PM
 
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Due pali, tante occasioni e il gol di Pjaca: dominio Toro col Sassuolo

Dopo il palo di Frattesi, in campo c’è solo la squadra di Juric.
Pali di Brekalo e Praet poi la risolve il croato, appena entrato


Mario Pagliara


Brekalo fa stropicciare gli occhi, Praet sembra danzare, Marko Pjaca piazza nel finale il jolly che sblocca una serata che sembrava stregata. E’ chiaramente riduttivo fermarsi alle prestazioni di questi nuovi arrivati, perché è tutto il Toro che gioca come se fosse già una macchina, al punto da sfornare otto occasioni da gol pulitissime, colpire due pali e due volte fermarsi su un salvataggio sulla linea. Il blitz al Mapei Stadium dei granata non è meritato, di più: gara a senso unico dopo il palo di Frattesi in avvio. Sassuolo travolto da una serata brillante e prepotente della squadra di Juric che piazza l’uno-due dopo il 4-0 alla Salernitana.

LA NOTTE DELLE SORPRESE — Reggio Emilia rischia di diventare sinonimo di sorpresa. Lo si capisce prima ancora che la partita abbia inizio, quando il Toro ufficializza la formazione di partenza. Juric sorprende tutti, e ricorre a un turnover molto pronunciato nonostante i suoi abbiano appena novanta minuti nelle gambe, quelli di domenica contro la Salernitana, dalla ripresa del campionato dopo la sosta. Cinque cambi, tutti per scelta tecnica. Fanno rumore le esclusioni di Mandragora e Ansaldi. In difesa torna Djidji (al posto di Zima), Pobega accanto a Lukic in regia, Aina sulla sinistra, e sulla trequarti c’è il doppio debutto dal primo minuto dei nuovi Praet e Brekalo alle spalle di Sanabria. Il Sassuolo invece si schiera con quella che si può considerare la formazione ideale: Raspadori vince il ballottaggio con Scamacca, in attacco ci sono tutti i diamanti emiliani: Boga, Djuricic, Berardi e l’azzurro Raspadori.

TORO BELLO E SFORTUNATO — Il palo di Frattesi con il quale si stappa la partita (al 7’: incursione su una indecisione di Rodriguez) dà solo l’illusione a Dionisi che il suo Sassuolo sia partito con il piede giusto, invece gli emiliani si riducono a un primo tempo prettamente difensivo. Il Toro gioca poco o nulla sulla sinistra (per la pessima serata di Aina), ma grazie alla qualità sulla trequarti nei primi quarantacinque minuti è protagonista di una bella serata, produce una quantità incredibile di occasioni, poi sprecate: due pali (Brekalo al 27’ e Praet al 44’) e due salvataggi sulla linea (entrambi su Sanabria: il primo di Ferrari al 17’, il secondo di Lopez al 41’) sono le palle gol più clamorose prodotte dai granata. Nel bilancio, a metà gara, entra anche la super parata di Consigli sul colpo di testa di Bremer (40’): per cinque volte, quindi, in 45’ il Toro è andato a un passo dal vantaggio che avrebbe meritato ampiamente.

PRAET K.O. — Quando si riparte, il genio di Praet produce la sesta palla gol dei granata: è il quarto minuto, l’assist del belga è al bacio, Brekalo si coordina pure bene ma calcia in curva. Al 52’ finisce la gara di Aina, dentro Ansaldi. Al quarto d’ora si fa notare anche Milinkovic con un buon riflesso su Berardi, fino a quel momento era stato inoperoso. Poco dopo l’ora di gioco, Juric è costretto a sostituire Praet per un infortunio muscolare (uno dei migliori), al suo posto nella mischia finisce Linetty. Dionisi approfitta dello stop per fare tre cambi in un unico slot: tra questi c’è Scamacca per Raspadori.

PJACA DA BILIARDO — Lo show di Brekalo però non è ancora finito. E il croato al 26’ si inventa un corridoio pazzesco per Lukic che fallisce, clamorosamente, davanti a Consigli. E’ la settima occasione pulita che il Toro non capitalizza. A un quarto d’ora dalla fine, Juric si gioca le carte Pjaca (proprio per Brekalo), Mandragora (per Pobega) e Vojvoda (per Singo). La mossa è coraggiosa e il Toro raccoglie meritatamente il gol del vantaggio: arriva al 37’ con un colpo da biliardo di Marko Pjaca, al primo centro in granata. Nel finale Milinkovic è decisivo su Ferrari, e dopo cinque minuti di recupero il Toro può fare festa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/18/2021 11:10 PM
 
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Saponara la apre, Bonaventura la chiude.
E la Viola abbatte il muro del Genoa

Italiano nella ripresa toglie Gonzalez per inserire il trequartista che sblocca la partita.
All'89' è il centrocampista a mettere al sicuro il risultato.
Al 98' Criscito accorcia su rigore, ma non c'è più tempo


Filippo Grimaldi


La Fiorentina non si ferma più: Saponara e Bonaventura regalano tre punti alla Viola di Italiano, che dopo sei anni raccoglie nove punti nelle prime quattro giornate di campionato (quell’anno, giova ricordarlo, finì la stagione al quinto posto…). Il Genoa, al terzo k.o. in quattro partite, è stato battuto per 2-1 (vano il rigore realizzato da Criscito al 52’ della ripresa): ha pagato la minore qualità rispetto agli avversari, ma anche l’insufficiente peso offensivo di un attacco ancora orfano di Caicedo. Troppo isolato Destro nel primo tempo, poco efficace l’inserimento di Kallon e Pandev nella ripresa. Il terzo successo consecutivo della Fiorentina certifica il lavoro del tecnico, ma anche la qualità di una rosa che, nel giorno in cui Vlhaovic non è riuscito ad essere letale, ha trovato in Saponara il suo innesto più pregiato dalla panchina dopo l’intervallo. Gol splendido con un destro a giro per sbloccare la gara. Un salvataggio decisivo da difensore su Hernani, quindi l’assist di tacco per il raddoppio di Bonaventura che di fatto ha chiuso la sfida.

CHE FATICA — Una gara non semplice, però, va detto, per la squadra di Italiano. Nel primo tempo alla Fiorentina è mancata quella capacità di verticalizzare rapidamente il gioco che le aveva permesso di diventare letale nelle precedenti uscite in campionato. Le attenuanti, certo, ci sono state, a cominciare da un fondo scivolosissimo per il diluvio nella prima mezz’ora di gioco, che non ha aiutato una squadra abituata a viaggiare ad alta velocità e che rispetto al successo a casa-Gasperini aveva cambiato metà dei suoi titolari, con Dragowski di nuovo fra i pali, Odriozola titolare in difesa con Quarta, Pulgar e Castrovilli in mediana e Gonzalez alto a sinistra al posto di Sottil. Così, il Genoa ha provato a sfruttare qualche raro errore difensivo degli ospiti e con il suo 4-2-3-1 è riuscito a lungo a tenere testa alla squadra di Italiano. Ballardini ha abbassato Cambiaso in una difesa a quattro, piazzando Badelj e Touré davanti alla difesa e mettendo Rovella in regia, con Destro unica punta. Due volte è stato decisivo Sirigu nel primo tempo (su una punizione di Biraghi e su un destro velenoso di Bonaventura), in un’occasione Dragowski è stato brillante smanacciando su Destro (25’). Insomma, sino a metà gara due occasioni d’oro per la Fiorentina, ma poco rispetto a quel che si era visto nel recente passato. Castrovilli (botta tremenda contro il palo con il costato) è finito k.o. ma Duncan ne ha preso il posto con grande efficacia.

CAMBIO DI PASSO — Nella ripresa Italiano ha lasciato negli spogliatoi Gonzalez (l’Inter è alle porte), piazzando a sinistra Saponara. Ballardini ha risposto con Pandev e Hernani (fuori Destro e Melegoni) e il Genoa ha fatto il primo cambio di modulo della giornata passando al 3-5-2. Ma lì è uscita la maggiore qualità degli ospiti. Saponara s’è inventato il gol del vantaggio, complice una sbagliata lettura del gioco di Touré e un errore di Biraschi, e da lì i cambi successivi per il Genoa non hanno dato l’effetto sperato. I rossoblù hanno chiesto un rigore per un contatto Pulgar-Behrami in area viola (20’), ma il penalty check non ha dato esito. E dopo l’ennesimo salvataggio di Sirigu su Duncan (24’), è arrivato il gol di Bonaventura, innescato di tacco da un superbo Saponara. Due a zero e gara virtualmente chiusa, prima del rigore alla fine del recupero realizzato da Criscito per il definitivo 1-2. Settimana cruciale per il Genoa: martedì l’ostica trasferta di Bologna, nelle ore in cui potrebbe esserci il primo atto del passaggio di consegne da Enrico Prezioso al fondo Usa 777 Partners, quindi la gara interna con il Verona, dove tutti saranno sotto osservazione.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/18/2021 11:15 PM
 
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Inter a valanga sul Bologna:
6-1 e primato solitario per una notte



Dopo gli sprechi contro Samp e Real, Lautaro, Skriniar, Barella, Vecino e Dzeko (2) travolgono gli emiliani.
Gol della bandiera di Theate. Infortunio al bacino per Correa


Luca Taidelli

Dopo gli sprechi contro Samp e Real (26 tiri per due sole reti), l'Inter si riscopre cinica come un cobra e con tre morsi nel primo tempo stende un Bologna che palleggia bene ma difende malissimo contro una squadra stasera 'contiana' più che mai. Dopo i centri di Lautaro, Skriniar e Barella, nella ripresa Vecino e una doppietta di Dzeko sigillano la 18esima vittoria consecutiva interna in campionato e lanciano i campioni in vetta (aspettando le tre a punteggio pieno) alla vigilia di un trittico Fiorentina (seconda per una notte), Atalanta, Shakhtar da brividi per il quale andrà verificata la disponibilità di Correa, uscito prima della mezzora per un trauma al bacino che lo ha costretto ad accertamenti clinici.

LE SCELTE — Inzaghi alla quinta gara stagionale vara il turnover, con la complicazione dell’affaticamento alla coscia che all’ultimo gli toglie Vidal, candidato a sostituire lo stanco Calhanoglu. Al posto del turco quindi gioca Vecino, con gli imprescindibili Barella e Brozovic. Intoccabile anche la difesa, sugli esterni tocca a Dimarco e Dumfries, all’esordio da titolare come Correa, che fa rifiatare Dzeko. Qualche sorpresa anche nel Bologna, con Mihajlovic che lancia Sansone e Skov Olsen al posto di Orsolini e Barrow. Il terminale resta comunque l’ex Arnautovic.

PRIMO TEMPO — Ti aspetti un’Inter con il sangue agli occhi dopo una settimana di risultati ingiusti, invece è il Bologna a piazzarsi nella metà campo avversaria. Anche troppo, se è vero che al 6' Dimarco sradica un pallone da rimessa laterale vicino alla bandierina del corner, apre per Vecino che - con gli emiliani sbilanciati - premia la corsa di Dumfries che la mette forte e tesa sul secondo palo per il graffio di Lautaro, perso da Medel. Andare sotto in contropiede a San Siro potrebbe piegare chiunque. Non questo Bologna, che sfrutta gli errori in uscita dei nerazzurri e al 19' va vicino al pareggio con Soriano (bravo Handanovic) e Sansone (destro alto). I padroni di casa faticano nel giro palla e trovano varchi solo a destra, dove Sansone e Svanberg danno a Hickey meno copertura di quanto dall'altra parte Skov Olsen e Dominguez non facciano con De Silvestri. Al 25' Correa si accascia da solo (mai un buon segnale) al limite dell'area, insiste per proseguire ma dopo due minuti si arrende a causa di una contusione al bacino e lascia il posto a Dzeko. Il tempo di registrare il nuovo assetto che il Bologna si piega e poi si spezza. Al 31' Dimarco pennella da corner e Skriniar (ormai un'arma impropria) di testa prende il tempo al frastornato Hickey per il 2-0. Pochi giri di lancette e un'altra rasoiata di Dumfries viene respinta da De Silvestri sul destro di Barella che ringrazia e la chiude. Quattro tiri (nel mezzo una telefonata di Brozo a Skorupski) per tre gol: il cinismo mancato contro Samp e Real.

SECONDO TEMPO — Nella ripresa, che inizia senza sostituzioni, dopo due tentativi di Svanberg e Arnautovic riprende la mattanza nerazzurra. Prima Lautaro per poco non spacca la traversa su assist di Dimarco, poi il biondo mette un pallone che incredibilmente - tra le statuine emiliane - mancano Dzeko e Dumfries, ma non Vecino. Mihajlovic ne ha viste abbastanza e in un sol colpo sostituisce tre uomini, tra cui il povero Hickey. A Inzaghi serve invece il 5-0 di Dzeko al 63' (dormita di Bonifazi e Dijks) per togliere De Vrij e Lautaro e concedere i primi minuti stagionali a Ranocchia e Sanchez. Proprio il cileno al 68' manda Dzeko sulla linea di fondo e qui c'è tanto Skorupski per concedere una rete da posizione quasi impossibile. C'è spazio anche per Gagliardini e Kolarov. Theate rileva De Silvestri e nei minuti finali trova il gol della bandiera sul cross di Barrow. Il resto è accademia.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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