New Thread
Reply
 
Print | Email Notification    
Author

Campionato di Calcio Serie A 2020 - 2021. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 5/27/2021 12:19 AM
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 12:35 AM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

De Paul gol, poi Musso regala un rigore al Bologna.
Pari a Udine



L'attaccante rossoblù fa gol dal dischetto e risponde al vantaggio firmato da De Paul al 23'


Fabio Bianchi

De Paul crea, Musso disfa. Gli uomini mercato dell’Udinese si distinguono, nel bene e nel male. Un capolavoro d’azione del don Rodrigo bianconero porta in vantaggio l’Udinese, il Bologna la riagguanta al tramonto grazie a un fallo da rigore tanto evidente quanto inutile del portiere oggetto di tanti desideri da parte delle big. In fin dei conti, è giusto così, per una partita che, priva di qualsiasi tensione, avrebbe potuto essere anche un po’ più bella.

CHAPEU, DON RODRIGO — Difatti, con entrambe le squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato, almeno a livello di obiettivi, Udinese e Bologna se la sono giocata apertamente ma di spettacolo se n’è visto poco. All’inizio sono stati gli uomini di Mihajlovic, che ha schierato il suo 4-2-3-1 con Soriano tra i centrali per una squadra offensiva, i più intraprendenti. Ma quello che sono riusciti a produrre è una collezione di corner, fatta eccezione per un’occasioncina di Barrow, il cui tiro è stato respinto dalla difesa. L’Udinese, invece, alla prima azione pericolosa è andata in buca. Se l’è inventata, appunto, quel diavolo di De Paul che in solitaria è entrato come il coltello nel burro nella difesa rossoblù e ha piazzato la palla d‘esterno destro nell’angolino di Skorupski. Gran giocata, chapeu per l’argentino che segna il suo nono gol ed eguaglia il suo record in campionato. La reazione del Bologna è stata blanda e soltanto nel finale Musso ha dovuto dire no con bravura a un doppio tentativo di Soriano e Palacio.

MIHA REVOLUTION — Dopo un quarto d’ora di poco o nulla, con l’Udinese intenta a stare coperta e sfruttare magari qualche contropiede, Mihajlovic ha cambiato tre uomini in un colpo solo: un Schouten discreto ma in pericolo di ennesima espulsione, Skov Olsen e Barrow per Orsolini, Svamberg e Sansone. E a una decina di minuti dalla fine ha aggiunto Juwara e Poli per Dijks e Vignato, che non ha ripetuto la bella prova di settimana scorsa. Un squadra tutta offensiva che fino a quel momento aveva tenuto il pallino del gioco ma prodotto ben poco, anzi aveva subito un paio di pericoli con Okaka e Arslan. Al tramonto però ecco la fuga di Juwara lanciato direttamente da Skorupski, con Bonifazi che gli ha allungato il pallone dove è arrivato Palacio. Si era nel limite destro dell’area di Musso, con il “Trenza” un po’ in affanno e decentrato. Il portiere poteva controllare e invece è entrato deciso buttandolo giù. Orsolini ha firmato il rigore. Mancavano ancora una decina minuti e lì l’Udinese, sbilanciatissima, ha rischiato pure di perdere. Sarebbe stato troppo. Così, in fondo, nessuno si è fatto male, con arrivederci finali alla prossima A.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 12:39 AM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Inter, che show: prima la festa,
poi Sanchez&Co abbattono la Samp



Doppietta per il cileno, in gol anche Gagliardini, Pinamonti e Lautaro (Keita per i genovesi):
Conte a quota 85, mercoledì c'è la Roma.
Alle 16:35 da brividi l'arrivo della squadra a San Siro


Francesco Fontana

Contava soprattutto festeggiare. Lo spettacolo per lo scudetto numero 19 l'aveva regalato l'evento organizzato alle 14 dalla Curva Nord e terminato poco dopo le 16:30, momento dell'arrivo del pullman della squadra. Il face to face con la Sampdoria era secondario, ma comunque importante per un'Inter che puntava a vincere per non interrompere la corsa verso quota 94 (solo Mancini, nel 2006-07, fece meglio con 97). Detto, fatto: nel 5-1 del Meazza decidono Gagliardini, Sanchez (doppietta per il cileno), Pinamonti (primo centro in Prima Squadra) e Lautaro, inutile il gol dell'ex di turno Keita. Non benissimo la squadra di Ranieri, troppo discontinua e lunga (specialmente nel primo tempo), ma tranquillissima in classifica con i suoi 42 punti. Questo è ciò che contava.

CAMBI E NIENTE QUAGLIA — Formazioni: le scelte di Conte rispettano le previsioni della vigilia, con la conferma di un massiccio turnover. Ci sono D'Ambrosio, Ranocchia e Bastoni davanti ad Handanovic. Centrocampo formato da Hakimi, Gagliardini, Vecino, Eriksen e Young con Sanchez che affianca Lautaro là davanti. In casa Sampdoria, nel 4-4-1-1 di mister Ranieri, spazio ad Audero in porta. Difesa con Bereszynski, Tonelli, Colley e Augello. A destra l'altro ex Candreva, Thorsby-Adrien Silva in mediana e Jankto a sinistra. In attacco c'è Ramirez alle spalle di Keita. Arbitra Ayroldi di Molfetta, alla prima direzione in carriera con i nerazzurri.

BEL MATCH, BIS SANCHEZ — Parte decisamente meglio l'Inter, che già al 4' passa: Augello perde il possesso (ottimo Vecino nel recupero), palla per Sanchez prima e Lautaro poi, scarico sulla sinistra per Young che in mezzo all'area coglie Gagliardini, bravo in spaccata a battere Audero. La Samp prova a rispondere, ma a ogni ripartenza interista corrisponde un pericolo. Come al minuto 13, quando Audero devia il sinistro dal limite di Hakimi con un volo da applausi (ricordate quello di Julio Cesar su Messi al Camp Nou, nel 2010? Parata simile, seppur in angoli opposti). L'Inter in contropiede può dilagare, i reparti della Samp sono troppo distanti tra loro e al 27' arriva il raddoppio con il sesto gol in campionato di Sanchez: l'assist è di Gagliardini, che dal limite serve il cileno, killer con il piattone sul primo palo. Dal 35' al 37' ci si diverte: prima c'è il guizzo di Keita con un destro da pochi passi dopo la parata (da rivedere) di Handanovic su Candreva, poi la risposta ancora del Niño Maravilla, che raccoglie un cross di Hakimi e la mette dentro senza pensarci. Si va negli spogliatoi dopo 1' di recupero.


GIOIA ANCHE PER ANDREA — Si riparte con il debutto stagionale di Radu, dall'altra parte ci sono Damsgaard, Ekdal, Yoshida e Verre (fuori Jankto, Thorsby, Tonelli e Ramirez). Pronti-via e Ranocchia sfiora un gol da bomber in rovesciata (Audero c’è), al 55' ecco altri cambi per Conte con Sanchez ed Eriksen richiamati in panchina per Pinamonti e Brozovic. Dentro pure Barella (out Gagliardini), che al 61' regala proprio a Pinamonti la gioia del primo gol con la Prima Squadra nerazzurra grazie a un destro sull'uscita di Audero. Il resto del match, considerando ritmi e distanze, sembra quasi un'amichevole: l'Inter ha in pugno il risultato e la Sampdoria non ha nulla da chiedere. Gli ultimi 20-25' regalano anche il colpo di Lautaro, che al 70' realizza il rigore causato dal fallo di mano di Adrien Silva. Finisce così, con un 5-1 da show in un pomeriggio di festa per i campioni d'Italia. Per l'Inter è tutto molto bello.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 12:43 AM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Doppio Vlahovic:
la Lazio allontana la Champions.
Viola salvezza vicina



La Fiorentina batte i biancocelesti grazie a due reti del serbo, uno per tempo.
I Viola vedono avvicinarsi l’obiettivo, amarezza per Inzaghi


Stefano Cieri

Doppio Vlahovic e la Fiorentina vede la salvezza. Vittoria di testa e di cuore, e soprattutto meritata, quella della Viola, contro una Lazio all’inizio supponente e poco cinica, poi evanescente. Sconfitta pesante per la squadra di Inzaghi che molto probabilmente al Franchi lascia le residue speranze di qualificazione in Champions, anche se l’aritmetica ancora non la condanna. Manca solo quella invece per decretare la salvezza della Fiorentina, che però a questo punto non può più sfuggire alla formazione di Iachini. Che torna alla vittoria in casa dopo tre mesi grazie a una prova di orgoglio, ma anche tremendamente efficace dal punto di vista tattico e tecnico.

VLAHOVIC LA SBLOCCA... — Partita che entra subito nel vivo dopo pochi minuti con una favorevole occasione che Bonaventura non capitalizza (il colpo di testa dell’ex milanista su cross di Ribery finisce di poco a lato). La Fiorentina è sempre pronta a verticalizzare ogni volta che ne ha l’occasione, la Lazio invece preferisce puntare l’area avversaria attraverso il fraseggio. La palla buona capita sui piedi di Correa all’11’ al termine di una combinazione Radu-Milinkovic che libera l’argentino davanti a Dragowski. Il portiere della Fiorentina si supera per respingere il tiro del laziale che però potrebbe fare meglio. La Lazio ha un’altra opportunità con un colpo di testa di Radu e spreca poi con Immobile (palo) e Milinkovic, ma in entrambe le occasioni i giocatori della Lazio vengono pescati in fuorigioco. Dopo un paio di tentativi non andati a buon fine per troppa precipitazione la Viola sblocca la gara poco dopo la mezzora. A rompere l’equilibrio è l’implacabile Vlahovic di questo periodo. Il serbo, al 20° gol di questo campionato, mette in rete il cross rasoterra di Biraghi, a sua volta imbeccato da Castrovilli. La Fiorentina va poi vicina al raddoppio con Pulgar, il cui tiro, deviato da Acerbi, finisce di poco fuori.

... E LA CHIUDE — La ripresa comincia con la Lazio protesa alla ricerca del pareggio, ma i ritmi dei biancocelesti contundano ad essere troppo lenti. La Fiorentina ha invece una concentrazione feroce, non molla un millimetro nella propria metà campo ed è pronta a ripartire come una molla quando ne ha l’opportunità (Pezzella ha un’occasione di testa sugli sviluppi di una punizione, la palla finisce a lato di poco). Attorno alla metà della ripresa Inzaghi prova a rimescolare le carte e cambia mezza squadra. Entrano prima Cataldi, Luiz Felipe e Pereira (per Leiva, Lulic e Lazzari), quindi anche Akpa Akpro e Muriqi (escono Luis Alberto e Radu). Iachini risponde mettendo dentro Amrabat per Bonaventura e poi Kouame per Ribery. Tra interventi duri, molte ammonizioni (poi ci sarà anche l’espulsione di Pereira in pieno recupero per doppio giallo) e tante interruzioni si arriva ai minuti finali. La Lazio ci prova con Muriqi, ma Dragowski è attento. Arriva invece il raddoppio della Fiorentina. E lo sigla ancora l’implacabile Vlahovic (21° gol in campionato), che sull’angolo di Castrovilli svetta più in alto di tutti e chiude i conti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 11:32 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Sassuolo, un colpo europeo!
Il Genoa si complica la vita

Raspadori e Berardi regalano i tre punti agli emiliani.
Il gol di Zappacosta non basta alla squadra di Ballardini
che non è ancora fuori dalla zona retrocessione


Filippo Grimaldi


Continua il sogno europeo del Sassuolo, che batte il Genoa al Ferraris (1-2 il finale) e scavalca provvisoriamente la Roma al settimo posto (poi i giallorossi vinceranno 5-0 sul Crotone riscavalcando gli emiliani). Il Genoa, al secondo k.o. di fila, va sotto nel primo tempo e poi, dopo il gol del possibile pareggio annullato prima di metà gara a Zajc su segnalazione della Var, incassa il due a zero ospite di Berardi su un errore clamoroso di Masiello. Tardivo il risveglio rossoblù con la rete dalla distanza di Zappacosta al 40’ della ripresa, che allo scadere va vicinissimo al bis. De Zerbi centra così la quinta vittoria nelle ultime sei partite e conferma il valore di una squadra che gioca a memoria, con la solita qualità di gioco molto elevata. Ballardini resta invece in un limbo pericoloso e aspetta i risultati delle altre pericolanti sulla via di una salvezza tutt’altro che conquistata.

SCELTE OBBLIGATE — Il tecnico rossoblù sceglie Zapata centrale difensivo al posto di Radovanovic, al fianco del quale mette Goldaniga e Masiello, viste le assenze di Biraschi e Criscito. In mezzo, dove manca Strootman, spazio a Behrami titolare, mentre De Zerbi sceglie Raspadori in attacco, supportato da Berardi-Djuricic e Traore, e Toljan terzino destro al posto di Muldur. Nel primo tempo il Genoa ricade in vecchi errori: scambi frenetici e squadra un po’ bloccata sul piano del gioco. E, ancora, baricentro troppo basso, mediana in difficoltà sulle repentine ripartenze del Sassuolo, che sfrutta la sua velocità per arrivare sulla trequarti con pochi passaggi, saltando un centrocampo dove l’assenza di Strootman (problemi fisici accusati nella notte di sabato) si fa sentire. Così, l’inizio è un monologo degli uomini di De Zerbi, pericolosi al 4’ su un’incursione di Berardi, frenata da Zapata, ma con Perin reattivo a bloccare. Ballardini invita i suoi a stare più alti, ma il pressing del Sassuolo, più agile dei rossoblù, è difficile da contrastare per una squadra che pende necessariamente a sinistra, cercando di sfruttare la lucidità e la spinta di Zappacosta, visto che a destra Traore tiene basso Ghiglione. Zapata (10’) impegna Consigli dopo avere rubato palla a Raspadori, che quattro minuti dopo firma il vantaggio ospite (terza marcatura contro il Genoa dell’attaccante in carriera), chiudendo un’azione avviata da Rogerio e proseguita da Traore. I rossoblù provano a scuotersi e al 27’ vanno in gol con un colpo di testa in tuffo di Zajc, ma Mariani annulla dopo un check video con la Var a bordo campo, su segnalazione del varista Pairetto. Secondo il quale, appunto, Destro avrebbe ostacolato irregolarmente Locatelli all’inizio dell’azione, sotto gli occhi di Mariani che non aveva ravvisato irregolarità. Veleni e tensioni a bordo campo, anche perché la segnalazione dalla sala-Var è apparsa tardiva. Il Genoa appare scarico e in difficoltà: gli manca la forza di reagire e il sassuolo ne approfitta per gestire il vantaggio senza difficoltà.


CAMBIO DI MODULO — Nella ripresa Ballardini passa al 4-3-1-2 con l’inserimento di Shomurodov davanti al fianco di Destro e Pandev trequartista, con Zappacosta più basso, ma con libertà di coprire tutta la fascia. Le due mezzali rossoblù Behrami e Zajc invertono la posizione, ma i rossoblù continuano a faticare. La mossa di Ballardini non preoccupa De Zerbi, perché il suo Sassuolo gioca a memoria. Il Genoa va a fiammate, non ha fortuna al 9’ con Goldaniga (traversa di testa sugli sviluppi di un angolo), ma si fa male da solo quando al 21’ Masiello s’inventa un retropassaggio disastroso verso Perin, trasformandolo in un assist comodo per Berardi (sedicesimo centro in campionato e record personale eguagliato). Controllo di destro e comodo tocco di sinistro che supera il portiere rossoblù e potrebbe chiudere la partita. Perché il raddoppio del Sassuolo tramortisce i rossoblù: solo al 40’ Zappacosta trova il destro dalla distanza che fulmina Consigli e proprio allo scadere ancora l’esterno con un’azione fotocopia calcia a lato. Per i rossoblù solo rimpianti, per il Sassuolo una bella storia che continua.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 11:36 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Al Cagliari lo spareggio salvezza.
Tris al Benevento, per Pippo Inzaghi è durissima

I sardi trovano il vantaggio subito con Lykogiannis dopo un minuto ma Lapadula fa 1-1.
Nella ripresa i rossoblù svoltano con Pavoletti e Joao Pedro


Francesco Velluzzi


La battaglia la vince il Cagliari (1-3). Perché una battaglia è stata. Una vera sfida salvezza, vissuta con l’intensità, la cattiveria, gli attributi, il coraggio, l’energia, l’esperienza e la qualità. Questi due fondamentali ingredienti hanno fatto la differenza a favore del Cagliari che l’ha vinta nella ripresa con i suoi attaccanti, Pavoletti (4 gol in questo torneo), il simbolo della rinascita, e Joao Pedro, il bomber dichiarato di questa squadra con 16 reti. Leonardo Semplici ha trasformato questa squadra: 20 punti in 12 partite, cinque risultati utili di fila e con 35 punti al Cagliari ora ne bastano forse solo tre per portare a casa la salvezza più travagliata della gestione Giulini. Il Benevento è disperato. A 31 con tre partite di cui una la sfida impossibile mercoledì a Bergamo con l’Atalanta. Poi Crotone e Torino. È stremato. Non ha neppure l’uomo di maggior qualità, Iago Falque. Non meritava la sconfitta per come ha condotto il primo tempo. Energia pura. Più voglia, più rabbia.

AMBIENTE — Quello che chiedono fuori dallo stadio i tifosi della Nord prima del via, invitando i sanniti a tirare fuori gli attributi: “Ora o mai più”. Dentro fa un caldo torrido. Il primo vero caldo di questo strano campionato. Serve innaffiare il campo spesso, serve idratarsi , tanto che Valeri dopo 30’ concede il primo time out del 2021.

PRIMO TEMPO — Le formazioni sono quelle previste. Semplici nel Cagliari aveva un solo ballottaggio reale:Duncan o Deiola, lo vince il tuttocampista di San Gavino che si piazza in mezzo con Marin nel 3-4-1-2 con Nainggolan dietro Pavoletti e Joao Pedro. Inzaghi, come immaginato, sceglie il 4-3-1-2 con il centrocampo degli esperti e Insigne e Caprari dietro Lapadula, larghi per colpire i marcantoni in maglia bianca. Il piano Inzaghi però salta subito perché dopo 52 secondi il Cagliari va in vantaggio con una splendida pennellata di Lykogiannis al quarto gol in questo campionato. Corner “corto” di Marin che scambia con Nainggolan, ma è il romeno che serve il greco che sorprende Montipò. Il Cagliari è in fiducia e in controllo, il Benevento deve andare a far la guerra. Dopo 9’ Schiattarella (diffidato) è già ammonito per un allaccio sul Ninja. La partita si incattivisce: ogni duello tra Pavoletti e i centrali giallorossi ne manda uno al tappeto, anzi a terra... E dopo 13’ l’altro gran lottatore (Pavo) è ammonito. I padroni di casa la sentono, Pippo Inzaghi è il dodicesimo in campo. E al 16’ c’è il pari: lo genera un gentile omaggio di Ceppitelli che sbaglia l'appoggio e mette in moto Caprari. L'attaccannte serve facile Lapadula che non ha difficolta a battere Cragno, che da quel momento diventa l’unico rossoblù protagonista. Fuori dallo stadio i tifosi si fanno sentire, anche troppo. Petardi e botti. Per caricare. Il Cagliari consegna il centrocampo a Schiattarella, Hetemaj e Ionita. Carboni, soprattutto e Lykogiannis soffrono nella loro corsia dove Insigne si infila spesso. Cragno si supera due volte su Caprari, il Cagliari picchia troppo e concede quindi troppe palle inattive, la specialità della Strega. Cragno vola pure su Schiattarella mentre Nandez aggancia Caprari in area. Per sua fortuna è fuorigioco.

SECONDO TEMPO — Semplici capisce che il 2001 Carboni è in evidente difficoltà e lo lascia negli spogliatoi inserendo la “gamba” di Zappa. E passa alla difesa a quattro che dà più equilibrio alla squadra che smette di subire l’onda d’urto sannita del primo tempo. Al giallo arriva pure Deiola, ma il Benevento ha speso tanto, forse troppo nel primo tempo. E lo dimostra l’azione che al 19’ riporta in vantaggio il Cagliari. La pilota Joao Pedro, ma Zappa e Nandez a destra arrivano come vogliono e l’uruguagio disegna un cross perfetto sul quale Pavoletti schiaccia alla sua maniera. Glik è dietro. Cagliari che gioisce di nuovo. Inzaghi corre ai ripari provando a inserire la qualità che ha: Gaich e Viola per Insigne e Schiattarella. Poi ancora per l’ultimo assalto: Improta e Letizia per spingere a tutta al posto di Hetemaj e Depaoli. Semplici, invece, è costretto a cambiare con Godin che lo avverte... “non ce la fa, non ce la fa”. È Lykogiannis che fa posto ad Asamoah. Time out. Col Benevento che torna in campo urlando il motto del presidente Vigorito: “Insieme”. È una guerra di nervi, più che tattica. Inzaghi ha l’ultima mossa da spendere: Di Serio per Caprari, al quale è mancato solo il gol. Il Benevento non ne ha più, ma le emozioni non sono finite perché al 39’ c’è un contatto Asamoah-Viola che sembra chiarissimo, con uno sciagurato intervento del ganese, e infatti Doveri assegna senza dubbi il rigore. Ma viene richiamato dal Var Mazzoleni e rivedendo allo schermo toglie quel che aveva dato. Sanniti furiosi. Decisione pesantissima.Ionita prova a trovare il pari in mezza rovesciata ma Cragno si accartoccia. A quel punto al 48’ scatta Nandez che ne beve due e serve Joao Pedro che porta a 16 il suo bottino, ma soprattutto regala al Cagliari una vittoria che quasi certamente vuol dire salvezza. E per il Benevento probabilmente serie B.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 11:40 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Manita Atalanta a Parma:
Muriel show e secondo posto



La Dea archivia la pratica con le reti di Pessina, Malinovskyi e la doppietta del colombiano (subentrato).
Inutili per D'Aversa, già in Serie B, i gol di Brunetta e Sohm.
Nel finale il sigillo di Miranchuk. Gasperini risponde al Napoli e torna secondo


Andrea Schianchi

Il secondo posto se lo tiene stretto come un tesoro: l’Atalanta passeggia a Parma, vince 5-2, dimostra un’autorevolezza in termini di gioco che raramente si vede nel nostro campionato e, cosa da non trascurare, diverte. È vero che c’è qualche distrazione difensiva di troppo, è vero che a volte i bergamaschi si addormentano e regalano qualche occasione di troppo agli avversari, ma è altrettanto vero che il risultato non è mai in discussione e che certe leggerezze sono comprensibili quando il punteggio è ampio. La dimostrazione di forza, di eleganza e di tenuta atletica sono segnali importanti soprattutto in vista della finale di Coppa Italia contro la Juventus. Il Parma, mai realmente in partita, è impalpabile: non si vede l’ora che questa maledetta stagione si chiuda.

COME IL VECCHIO BARCELLONA — Nel primo tempo c’è una sola squadra in campo: l’Atalanta. I ragazzi di Gasperini "barcelloneggiano" senza dover mai alzare il ritmo, tanto il Parma è tramortito e incapace di qualsiasi reazione offensiva. L’atteggiamento degli emiliani è imbarazzante: va bene che sono già retrocessi, ma un minimo di amor proprio potrebbero dimostrarlo, qualche corsa in più, un po’ di pressing… Invece, zero assoluto. Tanto che l’unica conclusione (ammesso che così si possa chiamare) verso la porta di Sportiello avviene al minuto 40, ed è un tiro altissimo di Grassi. L’Atalanta, invece, si dimostra padrona del campo e del gioco fin da quando l’arbitro Giua fischia l’inizio. Il pallone scorre rapido tra le linee, i movimenti sono perfettamente sincronizzati, Freuler e De Roon costruiscono, Malinovskyi rifinisce, Zapata si sbatte su tutto il fronte d’attacco e Ilicic, anche se si accende a intermittenza come le lucine di Natale, è uno spettacolo ogni volta che decide di mettere in mostra la sua classe. Dopo 12 minuti Malinovskyi timbra il vantaggio con una rasoiata di sinistro dal limite dell’area e il Parma, che già è a terra, sprofonda. Gosens sfiora il raddoppio di testa in due occasioni, sempre su cross al bacio di Ilicic. Nella seconda circostanza è bravo Sepe a respingere. Al 31’ una giocata di Ilicic lascia a bocca aperta: libera con il tacco Freuler che crossa per Zapata. Meraviglioso. Il colombiano calcia a colpo sicuro, ma il pallone finisce contro l’incrocio dei pali. E il Parma? L’unica idea è il lancio lungo per la testa di Cornelius: troppo poco per poter impensierire i bergamaschi. Gervinho è un fantasma, gli altri pure.

RIPRESA SCOPPIETTANTE — Nella ripresa quelli del Parma provano a guadagnarsi lo stipendio, alzano leggermente il pressing, aumentano il ritmo della corsa. Però è sempre l’Atalanta a dettare legge. Al 7’, su tocco di Muriel, è Pessina e firmare il 2-0. Ma nell’occasione, che cosa fa Kurtic? E Sepe si tuffa tanto goffamente da sembrare un sacco vuoto… Ovvio, a questo punto, che i bergamaschi rallentino un po’, anche se Gasperini li richiama in continuazione. Allora ci pensa Muriel a congelare il risultato: assist di Pasalic e tocco elementare in rete al 32’. Ora sì che si può respirare, pensano quelli dell’Atalanta: e puntualmente, come succede quando si abbassa la soglia di attenzione, ecco la punizione. Errore di Maehle, Busi lo supera, mette in mezzo per Brunetta che segna il suo primo gol in A. Gasperini è arrabbiatissimo e non si calma nemmeno dopo il magistrale contropiede concluso da Muriel con il 22° gol. Forse ha ragione il tecnico a voler tenere sempre alta la concentrazione, conosce bene i suoi: e difatti un’altra distrazione costa la rete di Sohm al 43’. A questo punto sembra davvero una partitella d’allenamento e Miranchuk va a mettere il sigillo finale al 48’ con un rabbioso sinistro dopo un’incursione di Pasalic. Il 5-2 definitivo, un’autentica abbuffata di reti, racconta che, quando è in perfetta tensione e quando tutti i giocatori sono sintonizzati sulla medesima lunghezza d’onda, quest’Atalanta produce il miglior calcio offensivo d’Italia.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 11:44 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Vojvoda-Dimarco botta e risposta in 3':
Torino, a Verona è un punto d'oro



Passo avanti dei granata verso la salvezza.
L'Hellas infila il secondo pareggio consecutivo


Nicola Cecere

Ancora Vojvoda, come col Parma, su cross di Ansaldi. E ancora Dimarco, come all'andata: sono i protagonisti di un botta e risposta racchiuso in tre minuti, dal 40' al 43' della ripresa. E' il finale di grande intensità emotiva che scontenta sia il Torino che pregustava tre punti di platino, sia l'Hellas che si è battuto con grande efficacia andando più volte vicino al vantaggio nella lunga fase di predominio.

FINALE IN CRESCENDO — I granata sono venuti fuori nell'ultimo quarto d’ora, suonando l’allarme nell'area avversaria con Bonazzoli, autore di un sinistro respinto di piede dal portiere. E poi passando in vantaggio grazie alla solita azione vincente di Ansaldi sulla fascia sinistra trasformata in gol da una torsione aerea di Vojvoda. Ma la reazione dei veneti, immediata ha portato al sinistro dal limite di Dimarco, che già all’andata (1-1) era stato decisivo realizzando un eurogol. Alla luce di quanto prodotto in zona d’attacco l’Hellas non avrebbe meritato la sconfitta , però è comprensibile la delusione del Toro che ormai era convinto di avere in tasca i tre punti che lo avrebbero portato lontano dalla zona pericolo. Dove il successo del Cagliari a Benevento ha comunque smosso la situazione in maniera significativa: i sardi hanno raggiunto i granata alle spalle del Genoa. Ora però gli scontri diretti con Spezia e Benevento toccano al Toro, che di conseguenza non può sentirsi tranquillo.

SIRIGU PROTAGONISTA — Diverse le occasioni da rete create dal Verona, si diceva, specialmente nella prima frazione del match nella quale il Toro fatica a costruire trame offensive. La sfida parte da una prodezza di Sirigu su un colpo di testa ravvicinato del giovane Salcedo imbeccato da un cross dello sgusciante Lazovic, forse partito in fuorigioco (ma la bandierina è rimasta giù) sfuggito alla guardia di Vojvoda, confermato nell’undici di partenza dopo il gol-vittoria al Parma. Il tecnico ospite dovendo sostituire l’infortunato Izzo inserisce Buongiorno a sinistra spostando sulla destra Bremer. Mentre il ballottaggio in attacco è a favore di Sanabria che fa tandem con capitan Belotti. Juric fa spazio al giovane portiere croato Pandur (21 anni appena compiuti) e preferisce Kalinic a Lasagna e la mezzala Ilic a Sturaro. L’Hellas prende in mano il pallino del gioco e il Toro si arrocca a difesa della propria area. Però al 24’ gli capita la palla gol su punizione di Verdi respinta maluccio dal portiere. Ansaldi è lesto a provare il tiro da limite, sulla traiettoria c’è una prima deviazione casuale di Kalinic che rende la conclusione di Ansaldi ancora più velenosa: pallone che sta entrando sotto la traversa quando spunta la testa di Ilic appostato sulla linea.

PREDOMINIO GIALLOBLÙ — Un minuto dopo è Faraoni a concludere con un destro potente e pericoloso di poco a lato una iniziativa di Zaccagni, che insieme con Lazovic mette spesso in difficoltà Vojvoda e Rincon, incaricati di presidiare la fascia mancina dell’Hellas. Al 39’ altra doppia possibilità per i veneti: Sirigu respinge un tiro di Zaccagni e poi Belotti si distende in mezzo all’area per opporsi alla ribattuta di Barak. La frazione si chiude con una percussione in dribbling del solito Lazovic chiusa sull’esterno della rete. In avvio di ripresa ancora Zaccagni pericoloso al tiro, con Sirigu che sventa di piede. E il portiere granata al 24 riesce ad arrivare in volo su un sinistro del neo entrato lasagna destinato a fil di palo: altra gran parata. Nicola interviene a modificare la sua formazione cambiando le due punte e proprio Bonazzoli, al 39’, obbliga il debuttante Pandur a un intervento decisivo di piede. prodezza che anticipa quella di Vojvoda, davvero bravissimo nella sua torsione di testa sul traversone di Ansaldi. Era il gol da tre punti che bisognava difendere con i denti. E invece è stato permesso a Dimarco lo spazio e il tempo per poter colpire inesorabilmente.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 11:48 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Roma, manita al Crotone: i giallorossi restano settimi

La squadra di Fonseca torna al successo in Serie A dopo 4 partite e respinge
l'assalto del Sassuolo per la qualificazione alla prossima Conference League.
Decidono le doppiette di Borja Mayoral e Lorenzo Pellegrini e la rete di Mkhitaryan


Andrea Pugliese


Assalto respinto. La Roma supera il Crotone nella ripresa (5-0, doppiette di Pellegrini e Mayoral e gol di Mkhitaryan) e mantiene i due punti di vantaggio sul Sassuolo nella corsa al settimo posto (che porta in Conference League, ma chissà che non valga anche qualcosa in più…). Dopo un primo tempo in cui i giallorossi avevano colpito due pali, nella ripresa la squadra di Fonseca ha cambiato marcia. Anche se dopo l'1-0, in verità, il Crotone ha creato almeno 5 pericoli per la porta giallorossa. Quello è stato il momento più difficile, poi il resto è scivolato via, tutto in scioltezza.

TRA PALO E TRAVERSA — Fonseca lancia dal via Darboe, alla prima da titolare. E con lui altri due giovani come Reynolds e Fuzato. Cosmi invece conferma il classico 3-5-2 volto al recupero palla e alle ripartenze. Lo spartito durante il primo tempo non cambia mai, con la Roma costantemente proiettata in fase offensiva e i calabresi che provano a far male negli spazi (soprattutto Ounas, che si infila negli spazi liberi tra Reynolds e Ibanez). Le occasioni da gol sono però tutte per la Roma, che non gioca una partita meravigliosa (anzi…), ma comunque va vicina al gol almeno due volte: prima con Mkhitaryan (16') che si vede respingere il tiro dal palo esterno e poi con Mayoral (20'), il cui colpo di testa si stampa sulla traversa. A provarci prima era stato anche Pellegrini su punizione, poi anche Pedro (salta Cordaz in uscita, ma è troppo defilato per segnare). Dopo, invece, i pericoli arrivano dai piedi di Mkhitaryan (tiro parato) e Darboe (destro al volo di poco alto). E il Crotone? Fa tanta densità in mezzo al campo, cercando di chiudere le linee di passaggio su Mayoral, in verticale. Ne viene fuori che per la Roma si aprono tanti spazi sulle fasce, ma mentre a destra Karsdorp gioca bene 2-3 palloni, dall’altra parte Reynolds è ancora una volta approssimativo. Così si va al riposo sullo 0-0, con la Roma che ha bisogno però di vincere per restare avanti al Sassuolo.

MANITA GIALLOROSSA — Ed il gol arriva subito, ad inizio ripresa, con Pedro che innesca Mkhitaryan con un lancio di trenta metri e l'armeno che regala a Mayoral il pallone giusto all'altezza del dischetto di rigore. Passati in vantaggio, i giallorossi scendono però di cattiveria, proprio mentre il Crotone alza il baricentro. Così i calabresi costruiscono cinque occasioni in poco più di dieci minuti, rendendosi pericolosi con i vari Benali, Messias, Simy (due volte) e Cigarini da fuori. Scampato il pericolo la Roma si riorganizza e al 25' trova il 2-0 con Pellegrini (piatto a girare sul secondo palo da dentro l'area), chiudendo di fatto la contesa. Tanto che Pellegrini si ripete anche al 28', con un sinistro dal limite su cui Cordaz non è esente da colpe. E al 78' arriva anche il 4-0 di Mkhitaryan, su assist di Karsdorp. Poi, però, Darboe deve lasciare il campo per infortunio e Fonseca fa esordire in Serie A al posto suo e di Cristante altri due ragazzi della Primavera: Bove e Zalewski. Prima del fischio finale c'è ancora spazio per il 5-0 di Mayoral. Poi tutti a casa, con umori ovviamente diametralmente opposti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/9/2021 11:53 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Milan da urlo allo Stadium:
Juve schiantata, Champions più vicina

I rossoneri trionfano con i gol di Diaz, Rebic e Tomori.
Kessie sbaglia un rigore.
Diavolo secondo, Juve quinta a -3 e un punto dal quarto posto.
Ma la strada dei bianconeri appare molto in salita


Marco Pasotto


Lo spareggio è rossonero. Fortissimamente rossonero. Perché di questo si trattava, di uno spareggio per la Champions, anche se da entrambi i club in vigilia facevano notare che comunque ci saranno da giocare altre tre partite. Il Milan fa tutto in una notte: si riprende il secondo posto (assieme all’Atalanta), scalcia la Juve a -3, la supera per differenza reti negli scontri diretti (quindi un potenziale -4 in caso di arrivo a pari punti) e sbanca per la prima volta lo Stadium. L’ultimo successo rossonero in casa juventina risaliva al 2011, all’Olimpico. Finisce 3-0, con i gol di Brahim Diaz, Rebic e Tomori. Praticamente una mattanza anche in considerazione del valore della posta in palio. I numeri stavolta dicono tutto: tre gol, un rigore dilapidato e un solo tiro concesso alla Juve nello specchio della porta. Vittoria cristallina e meritata quindi, che fa sprofondare Madama al quinto posto e – sotto gli occhi di John Elkann, presente allo Stadium - apre uno stato di crisi di cui Agnelli e Pirlo non sentivano l’esigenza a 270 minuti dalla fine. Certo, aritmeticamente non è tutto perduto perché il Napoli dista soltanto un punto. Ma, confrontando i due calendari, il cammino bianconero è decisamente più impervio.

LE SCELTE — Pirlo, che ha ritrovato tutta la rosa a disposizione, ha risolto i dubbi in difesa schierando De Ligt e Chiellini. Ovvero con Bonucci, che era in ballottaggio, seduto in panchina. Cuadrado si è piazzato a destra in un sistema ibrido fra il 4-4-2 e il 3-5-2, con McKennie dal suo lato, mentre a sinistra ha agito Chiesa davanti ad Alex Sandro. In mediana Bentancur e Rabiot mentre in attacco, come previsto, accanto a Ronaldo è stato preferito Morata a Dybala. Anche Pioli – per la prima volta in stagione – ha potuto contare sulla rosa al completo. Dietro Tomori l’ha spuntata ancora una volta su Romagnoli (di nuovo un’esclusione rumorosa, vista l’importanza della sfida), con Kjaer al suo fianco ma la grande novità, che era nell’aria da un paio di giorni, è stata la maglia da titolare consegnata a Brahim Diaz (ultima dall’inizio il 21 marzo). Il folletto che non ti aspetti, il giocatore capace di scompaginare le linee avversarie galleggiandoci in mezzo, secondo le intenzioni di Pioli. Nel cuore della trequarti, dietro a Ibra (e, spesso, più accanto che dietro). Quindi, con Calhanoglu largo a sinistra e Leao e Rebic confinati in panca. Altro che ballottaggio.

TANTI FALLI — La premessa è che il primo tempo è stato bruttino. Decisamente bruttino. Colpa molto probabilmente della posta in palio, che non ha permesso di sciogliere nervi e gambe, ma anche della stanchezza con cui sono arrivate le due squadre a fine annata (partita numero 48 per la Juve e 50 per il Milan). Di certo non ha giovato nemmeno l’atteggiamento generale dei giocatori: l’attenzione maniacale nel cercare di chiudere tutti gli spifferi ha provocato una quantità industriale di falli, che hanno interrotto il match un’infinità di volte. Non cose cattive, ma frequenti. Troppo, per stappare qualche bollicina. La prima frazione si può grosso modo dividere a metà. La prima della Juve, la seconda del Milan. All’inizio è stato infatti un monologo bianconero, con il Diavolo rintanato a difendersi dalle percussioni di Chiesa e Cuadrado. La chiave di lettura va ricercata tutta nella velocità del giro palla: rapido quello della Juve, macchinoso ed elaborato con troppa lentezza quello del Milan. I rossoneri, inoltre, le rare volte in cui nei primi venti minuti sono riusciti ad affacciarsi sulla trequarti, non sono stati in grado di tenere il pallone fra i piedi. Un po’ perché Diaz era carente nella protezione del pallone, un po’ perché Calhanoglu ha vagato a vuoto. In realtà va detto che la pressione bianconera non ha portato tutti questi pericoli a Donnarumma. Il più consistente, dopo quattro minuti, è arrivato dai piedi di un difensore, De Ligt, che ha approfittato di un’uscita maldestra di Gigio per tirare a porta incustodita. Ma ha trovato sulla sua strada la pancia di Hernandez. Menzione non piacevole per Gigio: nei primi 45 abbiamo contato tre svarioni, tutti in uscita, che potevano costare carissimi.

L’ARCOBALENO DI BRAHIM — Intorno a metà tempo il Milan si è riorganizzato e ha iniziato a uscire dal guscio, allentando la pressione bianconera. Come spesso è avvenuto nelle ultime uscite, il Diavolo ha preferito infilarsi per vie centrali (primo tiro, alto, di Diaz). Poi è riuscito ad armare un paio di volte anche Hernandez, che ha fatto correre brividi profondi alla Signora sul fianco destro. Al 21’ Diaz si è scrollato di dosso la timidezza – destro secco ma centrale parato da Szczesny -, preparandosi a cambiare faccia al Milan e alla partita. La Juve nel frattempo ha smarrito la propulsione sulle fasce e soprattutto non ha mai trovato l’aiuto di Ronaldo. Soprattutto perché è stato lui a non aiutare la squadra, perdendo diversi palloni banali: spento, poco convinto. Niente di esaltante nemmeno da Ibra, ma quanto meno Zlatan ha combattuto di più. Alla mezzora Chiellini di testa non ha trovato lo specchio dopo un’uscita totalmente a vuoto di Donnarumma e pochi secondi dopo il 45’ il Milan è passato: l’errore stavolta è stato di Szczesny, che ha smanacciato malamente sui piedi di Diaz. Lo spagnolo ha vinto un rimpallo con Cuadrado, Szczesny è rimasto fuori dai pali e Brahim ha dipinto un fantastico arcobaleno di destro che si è spento nel sette passando sopra la testa di Chiellini. Nella ripresa la Juve ha provato di nuovo a partire forte e stavolta Donnarumma ha salvato la porta su un’insidia di Bentancur. Uno squillo che però è caduto nel vuoto. In pochi minuti il Milan ha avuto il coraggio e la personalità di andare a palleggiare nella metà campo altrui, cosa che ha dato coraggio ai rossoneri e generato apprensione a Madama. Pirlo ha provato a invertire, senza esito, Chiesa e McKennie. Poi, il peccato capitale del Diavolo: tiro di Diaz – sì, ancora lui – sul braccio largo di Chiellini in area e rigore sacrosanto. Sul dischetto l’infallibile Kessie, che stavolta ha fallito: destro debole e prevedibile, Szczesny si è allungato e ha deviato. A metà della ripresa per Pioli sono piovuti due guai seri uno dopo l’altro: prima ha lasciato il campo Ibra, dolorante al ginocchio sinistro (Z è uscito visibilmente preoccupato) e pochi minuti dopo Diaz (problema muscolare). Dentro Rebic e Krunic, mentre Pirlo ha inserito Kulusevski.

MOSSE AZZECCATE — Il Milan ha avuto il merito di non disunirsi e non abbattersi, senza i due terminali offensivi. E il coraggio di non rinchiudersi davanti all’area ha pagato. La Juve ha provato a spingere ancora, certo, ma i rossoneri hanno replicato colpo su colpo, distendendosi e allo stesso tempo schermando la porta di Donnarumma, che infatti non ha registrato conclusioni nello specchio. In poche parole: il Milan ha giocato meglio, soprattutto nel secondo tempo. E, dopo quella di Diaz, ha pagato anche la seconda mossa di Pioli, che al posto di Ibra ha preferito Rebic a Leao: il croato dopo la mezzora ha trovato un destro fantastico dalla distanza (male però la marcatura bianconera, inesistente), che anche stavolta si è infilato nel sette. Due gol extralusso. La sfida si è chiusa a una manciata di minuti dallo scadere con il colpo di testa vincente di Tomori, che nello stacco ha sovrastato brutalmente Chiellini. A quel punto la Juve ha cercato il gol della bandiera utile quanto meno a pareggiare la differenza reti negli scontri diretti, ma non ce l’ha fatta (Dybala fuori di un niente). Diavolo in paradiso, Juve giù negli inferi del quinto posto dove le porte dell’ascensore si aprono sull’Europa League.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/10/2021 12:00 AM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

SERIE A 2020/2021 35ª Giornata (16ª di Ritorno)

08/05/2021
Spezia - Napoli 1-4
Udinese - Bologna 1-1
Inter - Sampdoria 5-2
Fiorentina - Lazio 2-0
09/05/2021
Genoa - Sassuolo 1-2
Benevento - Cagliari 1-3
Parma - Atalanta 2-5
Verona - Torino 1-1
Roma - Crotone 5-0
Juventus - Milan 0-3

Classifica
1) Inter punti 85;
2) Atalanta e Milan punti 72;
4) Napoli punti 70;
5) Juventus punti 69;
6) Lazio(*) punti 64;
7) Roma punti 58;
8) Sassuolo punti 56;
9) Sampdoria punti 45;
10) Verona punti 43;
11) Udinese e Bologna punti 40;
13) Fiorentina punti 35;
14) Genoa punti 36;
15) Torino(*) e Cagliari punti 35;
17) Spezia punti 34;
18) Benevento punti 31;
19) Parma punti 20;
20) Crotone punti 18.

(gazzetta.it)

(*) Lazio, Torino una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
A quattro giornate dal termine l'Inter è matematicamente Campione d'Italia per la sua 19esima volta
(11 anni dopo l'ultimo scudetto) ma decise anche le retrocessioni in Serie B di Parma e Crotone.
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:27 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Napoli, show da Champions:
5-1 all'Udinese e notte al secondo posto



Azzurri in gol con Zielinski e Fabian Ruiz, ma Okaka ha tenuto aperto la partita.
Nella ripresa le reti di Lozano, Di Lorenzo e Insigne.
Domani tocca ad Atalanta, Milan e Juve rispondere


Maurizio Nicita

Il Napoli approfitta dell’anticipo e si va a riposizionare al secondo posto in classifica, mettendo pressione alle contendenti per i posti Champions. Soprattutto alla Juve, per una notte a quattro punti dagli azzurri. La squadra di Gattuso domina una Udinese compatta ma incapace di poter tenere il ritmo della squadra di casa che realizza un’altra goleada e mostra di avere i numeri per vincere anche le ultime due contro Fiorentina e Verona e garantirsi l’Europa di prima classe per la prossima stagione.

GLI ASSETTI — Gattuso cambia solo due uomini rispetto alla partita vinta sabato a La Spezia. In mediana Bakayoko prende il posto di Demme, mentre all’ala destra preferisce il messicano Lozano a Politano. Gotti invece per via delle assenze deve ridisegnare la difesa inserendo Becao e Zeegelaar, mentre il francese Makengo prende il posto dell’indisponibile Arslan. Comunque l’assetto di Gotti è sempre molto affidabile in fase difensiva e il Napoli comincia la sua manovra di aggiramento per arrivare a battere Musso. Ci prova Insigne con due calci piazzati che per un soffio non trovano la deviazione sottoporta. Poi lo stesso capitano sfrutta un passaggio orizzontale sbagliato di Stryger Larsen: Lorenzinho tira di prima intenzione dai 20 metri, ma Musso respinge.

OSI RIFERIMENTO — Osimhen è sempre più punto di riferimento per la squadra che lo cerca con lanci lunghi e anche in elevazione sui calci piazzati. Ed è così che il Napoli sblocca: lancio di Bakayoko, il nigeriano di testa appoggia a Zielinski che gli restituisce il pallone, bel controllo orientato e Musso fa un miracolo a respingere il primo tiro, ma proprio l’ex Zielinski è appostato per il tap in vincente. Il Napoli si avventa come una belva sull’avversario e Bonifazi fa un miracolo a deviare un tiro a botta sicura di Osimhen. E sul calcio d’angolo il pallone finisce a Fabian Ruiz che con un sinistro a giro batte Musso. E lo spagnolo proprio a Udine tre anni fa aveva segnato a Udine il suo primo gol italiano.

LA RISPOSTA: OKAKA — L’Udinese fatica a uscire, ma al primo pallone utile Okaka - che riceve da De Paul - segna un bel gol. Il centravanti riceve palla al limite, spalle alla porta, sente Manolas addosso e riesce a girarsi bene sul destro, scagliando un diagonale preciso sul quale l’altro ex, il portiere Meret, nulla può. Si va al riposo con la sensazione che il Napoli raccolga poco, ma complimenti ai friulani che non perdono la bussola nel momento di difficoltà e restano attaccati alla partita realizzando un gol sull’unica azione utile costruita.

ALLA CARICA — Il Napoli riparte a testa bassa nella ripresa e va a pressare altissimo. Udinese in difficoltà con Bonifazi che rimedia un giallo per fermare come può Osimhen. Poi - sempre sul pressing molto alto e ben organizzato degli azzurri - sbaglia Musso un appoggio in verticale sul quale si avventa Lozano che anticipa De Paul e poi deposita in gol. L’Udinese prova a ripartire e un tiro cross di Ouwejan, entrato per Becao, tocca la parte esterna della traversa. Ma le urla di Gattuso servono a tenere alta l’attenzione degli azzurri. Che sfiorano il 4-1 con una grande azione personale di Osimhen (salva Musso). E sull’angolo incornata di Manolas, altro salvataggio del portiere e Di Lorenzo è il più lesto a mettere dentro. Partita chiusa e il tecnico può cominciare a pensare alla partita di domenica a Firenze. E così viene risparmiato Osimhen, che è pure diffidato. Il Napoli resta padrone del campo e colpisce anche un incrocio dei pali con Insigne che non riesce a trovare il suo 18° gol in campionato, per eguagliare il suo record. E ci riesce all’ultimo assalto Lorenzinho con un bel controllo al volo e tiri di destro. Manita e saluti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:30 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Cagliari-Fiorentina 0-0, salvezza più vicina per entrambe

Nessun gol e nessuna emozione nella sfida tra sardi e viola,
che muove la classifica di entrambe


Pierfrancesco Archetti


A grandi passi verso la salvezza, prima dell’inizio di Atalanta-Benevento, Cagliari e Fiorentina pensano soprattutto a non farsi del male. Non ci sono gol, ma nemmeno tiri in porta. Niente emozioni ed occasioni, partita lenta, molti passaggi orizzontali e fasi difensive sempre attente nel non lasciare spazi. Due colpi di testa fuori di Pavoletti e Nainggolan sono i tentativi del Cagliari nel primo tempo, una zuccata di Caceres su corner è la risposta iniziale della Fiorentina. L’unico sussulto prima dell’intervallo viene per un fastidio muscolare al portiere viola Dragowski che poi resta negli spogliatoi e viene sostituito da Terracciano. Anche lui viene poco impegnato.

LE MOSSE — La Fiorentina è più tranquilla, la vittoria con la Lazio le ha permesso di restare sopra la mischia del fondo classifica. Ribery è in panchina e grida come un allenatore aggiunto. Al suo posto c’è Kouamè al fianco di Vlahovic, 21 gol in campionato ma qui si deve fermare. In difesa Caceres si sposta sull’esterno destro, mentre Igor rientra da marcatore. Nel secondo tempo entrano Venuti, Callejon e Castrovilli, ma cambia poco. Beppe Iachini e Leonardo Semplici si abbracciano alla fine, anche il Cagliari non alza mai la temperatura della partita, nonostante le mosse dell’allenatore. Primo tempo con la difesa a quattro, secondo con disegno più tradizionale: 3-4-1-2, ma anche in questo caso Joao Pedro e Pavoletti non impensieriscono la difesa viola. I pochi cross che arrivano in area vengono respinti, non c’è cattiveria per provare altre iniziative: il pareggio accontenta tutti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:35 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Solito Muriel e Pasalic:
l'Atalanta ritorna seconda.
Benevento, Serie B più vicina



Il colombiano fa gol e ispira tutti i pericoli dei nerazzurri,
poi il croato segna la rete della sicurezza.
La squadra di Inzaghi in attacco è quasi nulla:
per salvarsi servirà un'impresa


Roberto Pelucchi

Il 22° gol in campionato di Luis Muriel e il sigillo-sicurezza di Pasalic riportano l'Atalanta al secondo posto in classifica e, a due giornate dalla fine, l'avvicinano alla terza qualificazione alla Champions consecutiva. Gara senza storia, anche se stavolta non è un'Atalanta spettacolare, straripante, ma quel che si vede basta e avanza per battere un timido Benevento, sempre più vicino alla retrocessione.

PRIMO TEMPO — Per il Benevento la sfida di Bergamo è cruciale: se vuole sperare di salvarsi, non può tornare dalla trasferta senza punti. Pippo Inzaghi, quindi, schiera una formazione non abbottonata, con Lapadula e Gaich terminali offensivi. Gasperini difende a 4 e dietro a Zapata sistema Malinovskyi, Pessina e Muriel. Sulla carta, non ci dovrebbe essere partita. Invece, il Benevento gioca con giudizio, lascia che sia l'Atalanta a comandare, ma soffoca ogni sua iniziativa. I nerazzurri si ritrovano a tenere il pallone a lungo, ma senza la solita armonia, la solita spietatezza. Montipò non deve sudare. La prima occasione da gol arriva al 7', sull'asse Romero-Muriel-Pessina: palla di pochissimo a lato. Al 22' il triangolo Muriel-Malinovskyi-Muriel si chiude con il velenoso mancino del colombiano per il gol dell'1-0. Un lampo. La reazione del Benevento è immediata e Romero deve immolarsi sul tiro insidioso di Barba. Poi l'Atalanta non rischia più, ma non riesce a uccidere la partita, e Gasperini non gradisce. Il Benevento chiude il primo tempo limitando i danni.

SECONDO TEMPO — In avvio di ripresa c'è subito lavoro per Montipò, che si oppone a un numero da giocoliere di Muriel. Il colombiano ci prova anche di potenza, dal limite, ma spara sopra la traversa. Il Benevento si difende, ma è una tattica che alla lunga non paga, perché per segnare e fare punti bisogna anche tirare in porta. E' sempre Muriel a creare tutti i pericoli, ma al 57' una sua bella discesa a sinistra non viene trasformata in gol da Zapata, che litiga col pallone a tu per tu con Montipò. Occasione sprecata. Ionita e Caprari sostituiscono Viola e Gaich, Gasperini ne cambia tre: dentro Djimsiti, Pasalic e Ilicic, fuori Gosens, Pessina e Malinovskyi. Proprio dalla panchina arriva il gol della sicurezza, con Pasalic. Il Benevento, in attacco, è poca cosa, l'Atalanta non rischia mai seriamente di vedere riaperta la gara. E l'espulsione di Caldirola per una gomitata a Zapata è un segno di resa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:38 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Zappacosta e Scamacca su rigore:
il Genoa passa a Bologna e centra la salvezza!

Ritmi blandi, un gol per tempo e la squadra di Ballardini
si regala un po’ di tranquillità nelle ultime due giornate



Una trasferta dove bisognava fare punti: l’obiettivo principale, per il Genoa, era diretto ai punti salvezza. E al Dall’Ara, contro il Bologna, così è stato: 2-0 alla squadra di Mihajlovic e salvezza aritmetica. Dopo aver tremato dopo 10’ per un tiro di Tomiyasu che scheggia il palo della porta di Perin, al 12’ ci pensa Zappacosta a portare in vantaggio i suoi: gran destro appena fuori dall’area e palla che va a infilarsi alla sinistra di Skorupski. Il Bologna non è che offra una reazione degna di nota (al 25’ Palacio prova la zampata vincente ma mette fuori), e così è ancora il Genoa a rendersi pericoloso, con Scamacca che al 29’ spreca una favorevole occasione.

RIPRESA — In vantaggio 1-0, il Genoa piazza subito nella ripresa il gol della sicurezza che arriva grazie a un calcio di rigore al 60’ per un ingenuo fallo di mano in piena area di Danilo: trasforma con freddezza Scamacca, 2-0. Il Bologna aumenta un po’ il baricentro del gioco, ma una vera e propria spinta offensiva non c’è. E così il risultato non cambia.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:45 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

L'Inter non si ferma più: 3-1 anche alla Roma.
Conte e Lautaro a nervi tesi



Successo nerazzurro firmato da Brozovic,
Vecino e Lukaku, tornato al gol dopo 5 gare.
Il Toro furibondo dopo la sostituzione


Luca Taidelli

Altro che sazietà da scudetto. L'Inter batte 3-1 la Roma e vince la quindicesima partita consecutiva in casa lasciando i giallorossi a portata di Sassuolo nella corsa al settimo posto che vale l'Europa League. Dopo sei pareggi di fila tra le due squadre, ecco un vincitore. Perde invece Lautaro, che subentra a Sanchez ma quando viene sostituito da Pinamonti se la prende di brutto con Conte. Lite che si poteva evitare.

LE SCELTE — Conte continua col turnover, pronto a rimettere i titolarissimi sabato in casa della Juve. Prima da titolare per Radu, in porta. Seconda panchina per De Vrij, con Ranocchia tra D’Ambrosio e Skriniar, che trasloca sul centro sinistra. Vecino completa la mediana con Barella (anche lui si sposta a sinistra) e Brozovic. In fascia Darmian e Perisic. Davanti torna Lukaku, al fianco di Sanchez. La Roma si mette a 4 dietro, con Karsdorp, Mancini, Kumbulla e l’ex Santon davanti a Fuzato. Il baby Darboe e Cristante si muovono alle spalle del tridente Pedro-Pellegrini-Mikhitaryan, con Dzeko preferito a Borja Mayoral.

PRIMO TEMPO — La Roma sembra partire meglio, piazzandosi sulla trequarti avversaria ma non trovando varchi. L'Inter però è il solito cobra, pare abbioccata invece piazza il morso letale. All'11' un'azione tutta di prima libera Darmian sul cui cross basso Darboe (da poco ammonito per un fallo su Sanchez) si perde Brozovic che di piatto destro prende in contropiede Fuzato. Il bis al 20' vede ancora protagonista in negativo il 19enne gambiano, troppo tenero nel corpo a corpo con Lukaku, bravo ad appoggiare per Vecino, che già qualche minuto prima aveva sfiorato il gol. Tutta la fase difensiva della Roma infatti è imbarazzante. Come conferma al 28' Sanchez, che si invola complice uno scivolone di Santon, che poi lo atterra al limite dell'area. Al 31' l'Inter si adegua al clima balneare e lascia troppa libertà prima a Dzeko e poi a Mikhitaryan, che s'infila tra D'Ambrosio e Ranocchia e di destro batte Radu. Prima che l'acciaccato Sanchez debba lasciare il posto a Lautaro (36'), potrebbero segnare ancora D'Ambrosio e Vecino. Si va all'intervallo con le belle conclusioni di Mikhitaryan - il migliore dei suoi per distacco - che trova pronto Radu e Perisic, che al volo la manda alta di poco.

SECONDO TEMPO — Fonseca nell'intervallo tiene negli spogliatoi un impalpabile Pedro e rilancia El Shaarawy, che manda a destra Mikhitaryan. Il ritmo resta bradipesco, ma almeno le occasioni non mancano. Per un Vecino che prima di lasciare il posto a Sensi sballa l'apertura in contropiede per Lautaro, sull'altro fronte alza la voce Dzeko. Il bosniaco che tanto piace a Conte si conferma un grande regista offensivo, abbassandosi per portare fuori Ranocchia, ma va anche vicino al gol colpendo il palo e poi costringendo Radu ad un'uscita non semplice. I giallorossi prendono progressivamente campo e vanno vicini al pareggio prima con un colpo di testa di Cristante e poi con un destro di Pellegrini tenuto bene da Radu. L'Inter soffre soprattutto in mezzo, con Barella stanco dopo una stagione a tutta, e fatica a ripartire, anche perché Lukaku è meno bravo del solito a difendere palla per far salire i compagni. Innescato da Sensi nel break migliore, Hakimi (entrato per Perisic) al 72' si fa rimontare da Kumbulla. Al 77' Conte manda in campo Young e Pinamonti togliendo Darmian e Lautaro, che essendo subentrato non gradisce affatto e non le manda a dire al tecnico, che gi risponde a brutto muso. Hakimi ha il tempo di sprecare ancora, poi Darboe serve Pinamonti e poi lo atterra in area dopo il tiro del nerazzurro. Sembrerebbe rigore, ma invece si riprende. E al 90' Lukaku torna al gol dopo 5 gare sfruttando il babà di Hakimi, scattato da solo da metà campo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:49 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Immobile all'ultimo secondo:
Parma beffato, alla Lazio resta il sogno Champions

Un gol nel recupero del centravanti punisce gli emiliani,
che avrebbero meritato almeno il pari.
Pali per Brunetta e Hernani



Una brutta Lazio si affida al suo uomo simbolo, Ciro Immobile, per battere 1-0 all'ultimo secondo il già retrocesso Parma. Biancocelesti staccati di 6 punti dal Napoli con una partita in meno: la Champions resta lontana, ma matematicamente possibile. È stata una partita priva di intensità, giocata a ritmi bassissimi, che col passare dei minuti ha dato coraggio a un Parma che deve solo individuare i giocatori più adatti per far sì che la durata del purgatorio in B non sia superiore a un anno. E che ha preso gol all'ultima azione, dopo averlo sfiorato più volte.

LA PARTITA — Inzaghi parte con Muriqi titolare per Correa, e l'esperimento fallisce perché il kosovaro è il peggiore. Disastroso coi piedi, Muriqi fallisce anche un paio di occasioni clamorose. Lazio anche sfortunata, con la clamorosa traversa interna colpita da Luis Alberto intorno alla mezz'ora, ma mai incisiva e incapace di cambiare ritmo. La squadra di D'Aversa si difende bene e nella ripresa ha anche una clamorosa doppia occasione, con l'ispiratissimo Brunetta (non sarebbe male tenerlo in B) e Gagliolo, fermati dal palo e da un riflesso di Strakosha. L'ultimo dei 5 minuti di recupero concentra tutte le emozioni: Hernani trova un altro palo a dirgli no, prima dell'azione insistita risolta dal solito Immobile. Alla Lazio resta il derby per continuare a sognare l'impresa quasi impossibile, al Parma la modesta soddisfazione di retrocedere con grande dignità.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:52 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Spezia, quanti sprechi!
Con la Samp è 2-2, salvezza rinviata



La squadra di Italiano va avanti due volte con Pobega e si fa riprendere da Verre e Keita.
E butta due clamorose occasioni con Farias...


Filippo Grimaldi

Match-point sfumato. L'illusione della salvezza anticipata per lo Spezia dura soltanto sette minuti, dal 28’ al 35’ della ripresa, quando Keita firma il definitivo 2-2 dopo il secondo gol di Pobega per gli ospiti. Partita a due facce, con lo Spezia aggressivo in partenza, prima del risveglio blucerchiato, e una ripresa in cui gli ospiti hanno trovato il provvisorio 1-2 nel momento di maggiore pressione per la squadra di Ranieri. Il verdetto è giusto, anche se la squadra di Italiano dovrà aspettare almeno la prossima sfida contro il Torino per conquistarsi l’aritmetica permanenza in Serie A al primo anno nel massimo campionato. Impresa, comunque, ormai a un passo. La Samp, da parte sua, dimostra di avere metabolizzato il k.o. contro l’Inter, anche se la prova di stasera ha evidenziato qualche pausa di troppo sul piano del ritmo. Ranieri ritrova Quagliarella titolare dopo tre settimane (l’ultima a Crotone il 21 aprile), e sceglie Verre trequartista, mentre Italiano nel tridente dello Spezia dà fiducia a Piccoli.

SPEZIA SPRINT — Parte bene la squadra ospite, che prende subito il comando del gioco e al 7’ va al tiro con Piccoli (colpo di testa alto, ma Saponara è bravissimo a preparare l’azione), poi Bastoni impegna a terra Audero. I blucerchiati faticano di fronte alla pressione ospite. L’unico guizzo arriva da Candreva, ma l’esterno è in fuorigioco quando arriva a un passo da Provedel, che gli chiude la porta. Così, gli ospiti vanno meritatamente in vantaggio al 15’ con il diagonale di destro di Pobega, lesto a ribattere a rete un pasticcio difensivo della Samp (Bereszynski sbaglia il tempo) su un cross dalla destra di Ferrer. Spezia più efficace, Samp incerta e sotto ritmo. E’ il miglior momento per gli ospiti, che sprecano il gol del raddoppio con Farias (22’) e un minuto dopo si vedono annullare dall’arbitro Maresca il raddoppio di Piccoli, sugli sviluppi di un tiro di Maggiore ribattuto da Audero.

CHE REAZIONE — Errori fatali, quelli dello Spezia, perché dopo mezz’ora di sofferenza la Samp si rialza. Augello impegna Provedel (27’) su un tiro cross dalla sinistra. Ma il gol del pari arriva al 32’ con un morbido pallonetto di Verre, che va a segno dopo un palo colpito da Gabbiadini, scattato in posizione regolare (dopo un consulto con la Var) e tenuto in gioco da Bastoni. Il gol del pari esalta la Samp e toglie certezze alla squadra di Italiano, che perde di imprevedibilità. Nella ripresa gli ospiti presentano Gyasi nel tridente offensivo al posto di Piccoli, ma la migliore occasione è di Ferrer (8’, pronto Audero alla ribattuta). Lo Spezia, però, trova meno varchi, perché la Samp alza il baricentro, non lascia spazi aperti per gli ospiti e, con l’inserimento di Keita al posto di Gabbiadini, aggiunge imprevedibilità all’attacco.

GOL CHE PESA — L’ex Monaco stordisce la difesa dello Spezia: al 21’ il suo diagonale va a lato, e tre minuti dopo Farias (servito da Gyasi) coglie il palo a porta vuota. Errore incredibile, che però è l’anticamera del gol-vittoria per lo Spezia che per sette minuti fa sognare la salvezza agli ospiti. Lo realizza al 28’ ancora Pobega su cross di Bastoni e su un’azione favorita da un errore di Candreva in mediana, ma l’errore di Yoshida è imperdonabile. Proprio il giapponese però poi fa la sponda su Keita al 35’, che di forza insacca il definitivo 2-2.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/12/2021 11:57 PM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

La Juve dei centenari affonda il Sassuolo.
E Buffon para un rigore

Stoppato Berardi dal dischetto, il vantaggio arriva con Rabiot.
Ronaldo e Dybala siglano il gol n. 100 in maglia bianconera (anche un palo per il portoghese)


Livia Taglioli


La Juve torna a ruggire, anche se ci vuole un mezzo schiaffo per risvegliarla da una ventina di minuti opaca. Al Mapei Stadium i bianconeri si impongono 3-1 sul Sassuolo, grazie ai gol del redivivo Rabiot (non segnava dalla gara col Porto del 9 marzo) e dei centesimi gol in maglia bianconera di Ronaldo e Dybala. Per i padroni di casa va a segno Raspadori, al quarto gol nelle ultime 4 gare. Col match ancora sullo 0-0, Buffon, che potrebbe aver giocato l’ultima partita in A in maglia bianconera dopo l'annuncio dell'addio, aveva parato un rigore a Berardi. In ogni caso è il portiere più anziano (43 anni) ad aver parato un rigore in Serie A. Le contemporanee vittorie di Atalanta e Milan, che si sommano alla manita di ieri del Napoli, annacquano il successo della Juve, che resta quinta a un punto dai campani. Ma intanto potrà giocarsi la qualificazione alla Champions negli ultimi due match del campionato, a partire dalla sfida di sabato con l’Inter all’Allianz Stadium.

CUADRADO IN PANCA — Nel Sassuolo parte Traore e non Djuricic alle spalle di Raspadori, con Toljan e Marlon preferiti in difesa a Muldur e Chiriches. Pirlo a sorpresa tiene in panchina Cuadrado, inserendo Chiesa a destra e Kulusevski a sinistra, a dar man forte alla coppia d’attacco composta da Ronaldo e Dybala, che come a Udine partono dal 1’. La gara si apre con due conclusioni in tre minuti del Sassuolo: Traore e Berardi sbagliano di poco la mira. La Juve si mantiene compatta, muovendosi con linee ravvicinate. Ma il Sassuolo passa comunque, grazie a triangolazioni precise e profonde, mentre la Juve arriva raramente nell’area emiliana, e mai al tiro. Al 16’ Buffon, alla presenza in maglia bianconera n. 684, rimedia all’errore di un altro veterano, Bonucci, che aveva atterrato in area Raspadori. Dopo 8 centri consecutivi dal dischetto, Berardi lascia partire un sinistro centrale e a mezza altezza, Buffon respinge e riconsegna il match allo 0-0. La prima conclusione della Juve arriva al minuto 23, con Consigli che dice di no a Kulusevski.

100 DI QUESTI GOL — Eppure sono i bianconeri a passare in vantaggio: al 28’ Rabiot trova il varco giusto e con un sinistro angolatissimo dalla distanza batte Consigli. Il Sassuolo carica a testa bassa, ma alla velocità delle sue offensive non corrisponde altrettanta precisione: Traore e Boga, soli in area, spediscono alto. Chi invece non sbaglia è Ronaldo, che al 45’ realizza il gol numero 100 in bianconero: accelerazione, tocco di destro per addomesticare il pallone e saltare Marlon, sinistro per fulminare Consigli. La ripresa si apre con una doppia chance per Chiesa: prima Consigli respinge, poi l’ex viola sbaglia mira. Al minuto 59 Raspadori riapre il match, sfruttando al meglio un assist di Locatelli, ma la Juve allunga di nuovo grazie al gol numero 100 di Dybala, abile nell’appoggiare in rete un invito di Kulusevski al 66’, un istante dopo un prodigioso anticipo di Alex Sandro su Berardi. Al minuto 78 Ronaldo mette fuori gioco Chiriches con una serie di finte ma il palo alla sinistra di Consigli ferma la sua conclusione. E la gara finisce qui, con la Juve ancora in corsa per l’obiettivo-Champions.

Fonte: Gazzetta dello Sport
OFFLINE
Post: 105,252
Post: 3,289
Registered in: 7/5/2007
Registered in: 12/18/2008
Gender: Male
STAFF
5/13/2021 12:01 AM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Il Milan cala il settebello a Torino:
Champions a un passo con super Rebic

I rossoneri passeggiano sui granata e mantengono il secondo posto.
A segno Rebic (3), Hernandez (2), Diaz e Kessie su rigore.
Padroni di casa inesistenti e a +4 sul Benevento:
decisiva la sfida con lo Spezia di sabato


Marco Pasotto


Una mattanza. Ovvero chi ha in mano gli strumenti per colpire e chi è indifeso. Torino-Milan è stato più o meno questo e fa parecchio effetto perché a fine campionato le esigenze e le forze di chi lotta per non retrocedere a volte valgono quanto quelle di chi insegue obiettivi più nobili. Ecco, questa non è stata una di quelle volte. Il Milan all’Olimpico Grande Torino cala addirittura un settebello – senza Ibra, va sottolineato - che schianta i granata e li piega sotto il peso di una figuraccia molto pericolosa dal punto di vista mentale a 180 minuti dalla fine. Finisce 7-0 con tripletta di Rebic, doppietta di Hernandez, gol di Kessie (rigore) e ancora Diaz. In più sul taccuino restano una rete annullata per fuorigioco (Calabria), un palo (Castillejo) e una traversa (Diaz).

Il report rende l’idea di cosa sia successo all’Olimpico, con una squadra su di giri dopo l’altra fantastica vittoria torinese sulla Juve, e un’altra sprofondata in un incubo con Spezia e Benevento all’orizzonte. Il Milan difende, riconquistandolo, il secondo posto e mette ancora più a fuoco l’obiettivo Champions. Ormai manca davvero un soffio. Il Toro resta a +4 sul Benevento terzultimo e ora la sfida con lo Spezia di sabato diventa decisiva. Senza dimenticare, però, che i granata hanno anche il recupero con la Lazio. Se era lecito attendersi un Diavolo gasato nella testa e frizzante nelle gambe, la grande sorpresa arriva dal Torino: incapace di imbastire qualsiasi accenno di fase offensiva, di completare cinque passaggi di fila, di disarmare almeno parzialmente le trame rossonere, tornate a essere quelle dei mesi belli. Ma, soprattutto, incapace di reagire ai gol. A partire dal primo.

LE SCELTE — Nicola è ricorso a un ampio turnover. In parte obbligato, ma molto per scelta. Senza Nkoulou, Izzo e Murru, ha affidato la difesa a Bremer, Lyanco e Buongiorno, con Singo e l’ex Rodriguez sulle fasce. Diversi entrambi gli esterni quindi rispetto a Verona, così come diversa per due terzi anche la mediana: confermato soltanto Mandragora, a cui sono stati affiancati Baselli e Linetty. E diverso anche il tandem d’attacco: dentro Zaza e Bonazzoli (ultima da titolari insieme il 7 marzo), con Sanabria e Belotti (diffidato e non al top) in panca. Pioli per l’ennesima volta ha perso per strada Ibrahimovic ma, dopo aver visto com’è andata con la Juve senza Zlatan, non si è fasciato la testa. E ha fatto le scelte più logiche: al posto di Z ha piazzato Rebic, autore di un gol fantastico allo Stadium, e alle sue spalle ha confermato Diaz, con Calhanoglu a sinistra e Castillejo al posto dello squalificato Saelemaekers. In difesa confermata la coppia Kjaer-Tomori, quindi con Romagnoli ancora una volta in panchina.

REBIC TUTTOLOGO — Una difesa, quella rossonera, che probabilmente non pensava di trascorrere una serata così piacevole contro un avversario in piena lotta salvezza. Per spiegare l’andamento dei primi 45 è sufficiente dire che l’unico tiro del Torino nello specchio è arrivato grazie a una follia di Calhanoglu, che in piena area ha consegnato palla sui piedi di Zaza, intelligente nella scelta di chiamare Bremer - solo, sulla corsa, col tempo di prendere la mira - alla conclusione da pochi passi. C’è chi li definisce rigori in movimento, che quindi in teoria andrebbero segnati. Ma il numero 3 granata (gara disastrosa in marcatura, la sua) è andato a far compagnia a Calhanoglu nella galleria degli orrori, spedendo il piattone destro addosso a Gigio. Comunque reattivo e molto bravo a coordinarsi in pochi istanti. Il resto della produzione offensiva casalinga si è limitata a un paio di conclusioni fuori misura, anche perché il Torino non è mai riuscito ad armare i suoi attaccanti. Motivazioni piuttosto semplici: mediana poco lucida e ben pressata dai rossoneri, ovvero incapace di dare sviluppo al gioco anche a causa di tanti, troppi errori banali e gratuiti. Se a ciò aggiungiamo che le sgommate di Hernandez in fascia hanno trasformato Singo da sprinter in prudente guardiano, ecco inaridita anche l’altra importante fonte di gioco granata. Il Milan non ha forzato particolarmente per impossessarsi della partita: lo ha permesso l’inerzia di un Torino attendista per scelta tattica, ma anche all’attendismo c’è un limite se il risultato è esserne schiacciati senza mai riuscire a riprendere fiato. Il Diavolo ha colpito e si è infilato nel cuore del Toro con le armi ben conosciute (specialmente quando non c’è Ibra): una girandola continua di cambi e sovrapposizioni che hanno coinvolto tutti e quattro i giocatori offensivi. Esatto, al festival del movimento ha partecipato – e molto bene – anche Rebic, falso nove capace di agire con la delicatezza e la saggezza del trequartista o, a seconda delle necessità, con la forza dell’uomo di fascia (poi, nella ripresa, parteciperà all’altro festival, quello del gol). Mentre Diaz ha ripetuto le giocate viste con la Juve, infilandosi fra le linee con facilità a volte disarmante.

LO SCAVETTO DI THEO — Proprio com’è successo sul primo gol. Brahim è partito largo a destra, si è accentrato senza essere disturbato da Rodriguez e ha servito Hernandez: Bremer, e soprattutto Singo gli hanno lasciato tutto il tempo di prendere la mira e il sinistro dello spagnolo ha infilato Sirigu. Tutto ben fatto, e anche tutto troppo facile. Il gol non ha sortito effetti nei padroni di casa. Deglutito senza reazione. E così un minuto dopo Castillejo ha preso un palo e al 26’ il biondo spagnolo si è procurato il rigore (fallo di Bremer) poi trasformato da Kessie. I granata in pratica si sono liquefatti qui, incapaci di abbozzare una reazione. Guida ha annullato un gol a Calabria in fuorigioco e il primo tempo si è chiuso così, dopo la grande occasione sprecata da Bremer. La ripresa non ha modificato lo spartito, anzi l’ha inasprito. Di fronte a un Toro sempre più incapace di gestire palla, il Milan ha banchettato. Cinque minuti e Diaz ha calato il tris (di nuovo male Bremer), servito da Kessie. Poi Franck si è divorato il gol a due passi dalla porta, Diaz ha colpito una traversa e il resto della ripresa per il Torino può ammettere una sola parola: imbarazzante. Il quarto gol l’ha realizzato Hernandez con uno scavetto sontuoso su servizio di Rebic e poi il croato ne ha messi a segno tre, uno dopo l’altro. Tutti con una facilità inconcepibile per un avversario a quattro punti dal terzultimo posto. Uno su assist di Krunic, uno di Leao (generoso e apprezzabile nel servire il compagno in contropiede) e un altro col ginocchio. Cose che nemmeno in un’amichevole estiva. Al fischio finale ovviamente i giocatori rossoneri hanno esultato, ma a spiccare è stata la parte di campo granata, con i giocatori in cerchio assieme al tecnico Nicola. Un discorso a caldo, con le parole che l’allenatore granata avrà reputato migliori per provare a superare subito lo shock. Serviva il discorso più azzeccato del mondo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
ONLINE
Post: 57,789
Post: 42,354
Registered in: 2/4/2004
Registered in: 11/13/2004
Gender: Male
Admin Unico
CONTENT CREATOR
5/13/2021 8:00 AM
 
Email
 
User Profile
 
Quote

Mamma do' Carmine...che Napoli! [SM=g1617504]






New Thread
Reply
Cerca nel forum
Tag discussione
Discussioni Simili   [vedi tutte]



Feed | Forum | Users | Search | Log In | Register | Admin
Create your free community and forum! Register to FreeForumZone
FreeForumZone [v.6.1] - Leggendo la pagina si accettano regolamento e privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 11:43 PM. : Printable | Mobile
Copyright © 2000-2024 FFZ srl - www.freeforumzone.com