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Campionato di Calcio Serie A 2020 - 2021. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 5/27/2021 12:19 AM
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De Paul inventa, l'Udinese cala il poker:
il Benevento ora rischia grosso



L'argentino rientra dalla squalifica ed è subito
decisivo con due assist d'applausi per Molina e Stryger-Larsen.
In gol anche Arslan e Braaf. Inutili le reti di Viola e Lapadula


Maurizio Nicita

Un illuminante De Paul si riprende l’Udinese e la conduce nel porto tranquillo dei 39 punti, al riparo da ogni tempesta possibile in zona pericolosa per la salvezza. Dove invece resta impelagato il Benevento, generoso ma troppo falloso in difesa. Ne approfitta proprio Rodrigo, che con due assist e l’azione che avvia la seconda rete fa la differenza, decisamente. E in una giornata decisamente sì per Gotti ecco arrivare il battesimo del gol in Serie A per Molina e il 2002 Braaf. Vittoria meritata, conquistata anche con la maggiore qualità dei "quinti".

MOSSA GOTTI — In avvio sugli esterni Gotti preferisce Molina a destra, dirottando a sinistra Stryger Larsen e la mossa si rivela azzeccata, perché è proprio l’asse argentino a far la differenza. Accelerazione nella trequarti di De Paul che serve Molina, bravo a scattare alle spalle di Improta e a realizzare con uno splendido diagonale di destro il suo primo gol in Serie A. Inzaghi è costretto a cambiare un po’ impostazione di gara, tatticamente, perché il Benevento si ritrova subito a rincorrere e a dover fare la partita. Inoltre poco dopo venti minuti si stira Sau, preferito per la sua velocità (e i suoi precedenti gol all’Udinese, quando stava a Cagliari). Entra Gaich. Comunque sia, i giallorossi provano a spingere e arrivano vicino al pari su angolo, con Glik al tiro ravvicinato, ma la reattività di Musso è notevole. L’Udinese appena può riparte e una splendida progressione di De Paul dà il là al raddoppio, con Pereyra che serve di prima, al limite dell’area, Arslan: destro incrociato benissimo: 0-2.

REAZIONE BENEVENTO — Ma ancora elettrizzato dal gol Arslan compie un errore tattico notevole e su un traversone innocuo cerca di servire di testa da almeno 30 metri Musso, si inserisce rapido Lapadula e il portiere è quasi "costretto" a far fallo. Dal dischetto Viola è freddo e realizza per la terza partita consecutiva dagli 11 metri. I padroni di casa ci credono e nel recupero hanno l’occasione - sempre da calcio da fermo - per pareggiare, ma prima Gaich cicca il sinistro, poi il destro di Caldirola è troppo centrale per l’ottimo Musso.

QUARTO MINUTO FATALE — Come in avvio di gara anche all’inizio della ripresa il Benevento commette una leggerezza di concentrazione. A evidenziare i difetti difensivi dei giallorossi ci pensa il solito De Paul: cross calibrato per l’inserimento di Stryger Larsen che in tuffo di testa realizza indisturbato l’1-3. Ma Glik abbassa troppo la linea e Depaoli non si accorge dell’avversario che gli sfila da dietro. Inzaghi - che ha già inserito Schiattarella per Viola - passa al 4-3-1-2, con Iago Falque dietro due punte e Ionita mezz’ala al posto di uno spento Hetemaj. Il Benevento produce il massimo sforzo e da calcio d’angolo mette in serie difficoltà i friulani, salvati con una istintiva parata di piede di Musso (su Gaich) e un’altro ottimo intervento su Ionita. Ma l’Udinese non rinuncia mai a ripartire e colpisce un palo con Pereyra. Segnali di scricchiolii difensivi e in effetti l’olandesino Braaf (classe 2002) appena entrato segna il suo primo gol in A. Approfittando di una linea giallorossa messa davvero male, Pereyra lancia il diciottenne che egoisticamente punta Glik e di sinistro sorprende Montipò sul proprio palo, ignorando il liberissimo Makengo. Il Benevento comunque ci mette l’anima e con un bel triangolo in area Iago Falque-Lapadula, trovano il 2-4 con l’attaccante italo-peruviano.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Juve, solo un pari a Firenze:
magia di Morata dopo il cucchiaio di Vlahovic



Viola avanti con il serbo e dominanti per metà gara,
il gol dopo 31 secondi dall’ingresso dello spagnolo riapre la partita
ma a Pirlo manca il colpo vincente: la Champions è più lontana


Giuseppe Nigro

Un punto non serve alla Fiorentina a togliersi dalla zona retrocessione, ma se serve a sgambettare la corsa Champions della Juventus a Firenze non è un punto qualunque. Pirlo perde 5 punti su 6 in stagione contro i viola e, in attesa che giochino le concorrenti, inciampa nell’1-1 del Franchi anche per colpe proprie, regalando un tempo (e un rigore a Vlahovic, trasformato col “cucchiaio”) prima di raddrizzare il timone tornando dal 3-5-2 al 4-4-2 nella ripresa. Ripresa aperta dopo 31” dal gol più veloce in stagione di un subentrato, Morata, e poi troppo evanescente, ma almeno giocata, contro una Fiorentina gagliarda, ma ormai stanca, per cui il secondo punto nelle ultime 5 partite in casa ha un valore che va oltre i numeri. Pirlo non supera il mal di trasferta: nelle ultime sei ne ha vinte solo una. Se sei la Juve del 2021, che rischia di restare fuori dall’Europa che conta, non può bastare.

ZERO JUVE — La spiegazione non può essere il caldo, che c’è anche per la Fiorentina (e si vedrà poi nella ripresa). Per i primi 43 minuti si vede solo la Viola, fino alla rasoiata verticale in mezzo alla difesa toscana Dybala-Bentancur-Ramsey, partita a centrocampo e arrivata in un attimo al tiro del gallese, che a tu per tu con Dragowski divora il pari. Già, pari, perché se dal 58% di possesso del primo tempo spreme zero tiri nello specchio è per gli automatismi che mancano: nessuno mette in difficoltà la linea tenuta alta dalla Fiorentina, perché nessuno attacca la profondità, e con il Dybaldo toccherebbe a qualcuno dei centrocampisti fare l’incursore.


DOMINIO VIOLA — Nasce qui il monopolio per metà partita della Fiorentina che, oltre a mandare gli esterni juventini nell’imbuto dei raddoppi in fase di non possesso, fa passare tutto dai piedi da Ribery che smista. Domina così il primo tempo facendo piovere palloni dalle fasce nei vuoti lasciati dal 3-5-2 iniziale bianconero (brivido Alex Sandro al 16’), e anche cercando con convinzione il tiro da fuori (prima Milenkovic, poi Pulgar al 20’ prende il palo dopo una deviazione di Bonucci, e nel secondo tempo ci riproverà sfiorando la rete). Vlahovic si fa anticipare da Szczesny al 12’ in contropiede su persa di Ronaldo, reclama un rigore al 22’ per un corpo a corpo con Bonucci e al 27’ lo conquista: saltando di testa a braccia alte in maniera incongrua, Rabiot stretto tra la punta viola e Amrabat prende il pallone col bicipite e l’on-field review conferma il penalty, trasformato proprio da Vlahovic con un irriverente cucchiaio.

I CAMBI DI PIRLO — Pirlo prova a rianimare la Juve rivoltandola come un calzino dopo un assetto che nel primo tempo si è dimostrato non azzeccato: fuori Bonucci e Dybala, dentro Morata e Kulusevski, per un 4-4-2 che, insieme a una pressione alta che fa salire il baricentro complice il calo di una Fiorentina stanca con Ribery che finisce le batterie, mette pressione con quattro uomini alla linea difensiva viola. Basta questo per mettere più volte la palla sui piedi di Ronaldo per i suoi uno contro uno sulla sinistra, mentre a destra Cuadrado torna Cuadrado coi suoi cross, complice anche l’intesa con Kulusevski.


IL GOL E POI... — Ma che ha funzionato, almeno un po’, si vedrà coi minuti: prima, 31” dopo il rientro l’intervallo, arriva il gol di Morata appena entrato. Lo spagnolo si prende la fascia destra liberata da un movimento di Kulusevski, riceve lungo la linea laterale da Cuadrado, arriva sulla linea di fondo e rientra sul mancino facendo partire un tiro a giro su cui non arriva Dragovski e che toglie le ragnatele dall’incrocio dei pali. A questa poesia poi però non fa seguito molto altro per Pirlo, al di là di un paio di occasioni: al 62’ una punizione di Cuadrado trova la testa di Chiellini che non segna a porta vuota, ma soprattutto all’84’ è un gran cross di Kulusevski su cui incredibilmente non arriva la testa di Cristiano Ronaldo tutto solo. Senza successi in trasferta, la Champions per la Juve è sempre più lontana.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Darmian fa godere l'Inter: lo scudetto è sempre più vicino



L'ex Parma ancora decisivo dopo la rete al Cagliari.
Aspettando Atalanta e Milan, il vantaggio sulla seconda sale a 13 punti


Luca Taidelli

Matteo Darmian come Fabio Grosso al Mondiale 2006. Poco glamour ma uomo del destino, l'ex Parma firma un altro momento iconico della cavalcata interista verso lo scudetto. Dopo il gol al Cagliari nel finale, ecco quello al Verona in capo ad un match molto sofferto che certifica gli stenti della capolista. Perché dopo gli indizi di Napoli e Spezia, gli affanni contro la banda Juric confermano che i nerazzurri stanno pagando un cocktail di stanchezza, tensione in calo dopo mesi a tutta e pressione da traguardo in vista. Darmian la sblocca al 76', ma ai punti avevano convinto di più gli ospiti. Quello che conta però è che con 13 vittorie di fila in casa Conte pareggia il record di Leonardo nel 2011 e che a 5 turni dalla fine il vantaggio sulla seconda sale a 13 punti, con Milan e Atalanta che però devono ancora giocare.

LE SCELTE — Conte punta sui titolarissimi. Anche se, tra Covid, acciacchi e squalifiche, la formazione della svolta non veniva riproposta dal derby del 21 febbraio scorso. Alle spalle della LuLa ci sono Barella, Brozovic ed Eriksen, con Hakimi e Perisic a tutta fascia. Juric invece tiene l’ex Dimarco nel terzetto difensivo, con Ceccherini e Magnani, per spingere sulle fasce con Faraoni (altro ex) e Lazovic. La sorpresa semmai è sulla trequarti, visto che alle spalle di Lasagna al fianco di Barak c’è Bessa (terzo ex, resta solo Salcedo, in panchina), di nuovo preferito a Zaccagni.

PRIMO TEMPO — Leggi lo score recente (6 sconfitte nelle ultime 7) e pensi che il Verona sia bollito. Invece in diverse occasioni recenti non ha raccolto quanto meritava e soprattutto non va dimenticato che nessuna big in casa ha superato la squadra di Juric: pareggi per Juve e Milan, sconfitte per Atalanta e Lazio. Vero però che davanti a Silvestri le maglie si sono slabbrate, tanto che nei primi 6' Lautaro sbaglia solo davanti al portiere (ma aveva controllato con la mano) e Hakimi non trova lo specchio da buona posizione. Tameze ha il compito di togliere spazio e idee ad Eriksen, con Ilic che si occupa dell'altra fonte di gioco, Brozovic. Dovrebbe avere più libertà Barella, su cui accorcia Dimarco, ma anche gli esterni nerazzurri non alzano troppo il ritmo. Quasi che non vada tradito il copione "vengo fuori alla distanza", come dimostrano i due terzi dei gol complessivi segnati nel secondo tempo. Il Verona allora ci prova, con Lasagna che si sdoppia tra fare legna a centrocampo e dare profondità in attacco. Al 24', ospiti vicinissimi al vantaggio, con Bessa che si fa murare da Handanovic e il mancino di Dimarco esce di poco, con Barak che non ci arriva di un soffio. Al 29', Eriksen su punizione non sfrega la lampada come nel derby di Coppa. Occasione preziosa, in un match bloccato. Anche perché Lazovic ha velocità e malizia per frenare Hakimi, mentre Magnani e Ceccherini (che però si prendono un giallo a testa) tengono alla grande nei corpo a corpo con Lukaku e Lautaro. I veneti aspettano l'avversario ma quando ripartono azzannano il pallone, laddove l'Inter lo rumina. Come dimostra l'unico tiro in porta di Hakimi.

SECONDO TEMPO — Nell'intervallo Juric sostituisce gli ammoniti Ceccherini e Magnani con Gunter e Dawidowicz. Conte invece non cambia, sperando che a variare sia l'intensità dei suoi. Invece sono gli ospiti ad alzare il baricentro e mettere in difficoltà la capolista con tanta densità e sovrapposizioni continue. Una serie di mischie non portano a nulla, ma l'Inter riesce a uscire soltanto con un assolo di Lautaro che al 19' si fa metà campo palla al piede ma esalta Silvestri. Conte cerca la scossa con Darmian e Sensi per Perisic ed Eriksen. Perso Tameze per un problema muscolare, Juric rischia abbassando Barak e inserendo il quarto ex, Salcedo. Hakimi rinfresca la statistica dei legni (5 nelle ultime tre) con una gran punizione. Al 26' entra Sanchez, ma non per formare il tridente. Esce infatti Lautaro. La mossa però paga perché il cileno avvia l'azione rifinita da Hakimi per Darmian, che al 25' sfrutta il collasso a destra della linea veronese, entra in area e batte Silvestri. Come col Cagliari, la svolta arriva con l'uomo meno glamour. Juric ci prova con Colley per Bessa, Conte toglie Brozovic e Hakimi per i chili di Gagliardini e D'Ambrosio. Finale teso, con Juric imbufalito per un gol annullato a Faraoni, che in effetti non sembra commettere fallo su un Handanovic molle sulla presa alta dopo che il pallone si era impennato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Roma, testa allo United: il Cagliari fa il colpo e vede la salvezza

A segno Lykogiannis, Perez, Marin, Joao Pedro e Fazio.
Semplici è sempre terz’ultimo ma in compagnia, i giallorossi con la testa all’Europa League


G.B. Olivero


Il Cagliari vede la salvezza raggiungendo Benevento e Torino (che però ha due partite in meno) a quota 31, la Roma dice definitivamente addio alla Champions e deve stare attenta anche a difendere il settimo posto perché il Sassuolo adesso è staccato di soli tre punti. È questa la sintesi di una partita che i sardi hanno voluto vincere molto più dei giallorossi, già concentrati sulla semifinale di Europa League contro il Manchester United. Più cattivo e determinato il Cagliari, anche se la Roma nel finale ha provato almeno a pareggiare ma senza creare davvero le premesse per il gol del 3-3. Nella squadra di Semplici monumentale prova di Nandez e bravi Marin e Joao Pedro, mentre tra i giallorossi il migliore è stato Carles Perez.

PRIMO TEMPO — Per ovviare all’assenza di Nainggolan, Semplici cambia modulo passando al 3-4-1-2 e schierando Joao Pedro a supporto di Pavoletti e Simeone. Fonseca, come previsto, fa turnover pensando all’Europa League e ripropone Mayoral al centro dell’attacco mentre in difesa Smalling fa le prove generali in vista di Manchester. Il Cagliari parte forte e al 4’ è già in vantaggio: Diawara sbaglia un passaggio che sorprende Pellegrini, Joao Pedro lancia Nandez che dribbla lo stesso Diawara e crossa un invitante pallone che, dopo un toco di Joao Pedro, viene spinto in rete da Lykogiannis. La Roma inizialmente soffre la pressione dei sardi, che aspettano nella propria metà campo e soffocano le menti giallorosse con una discreta pressione. Pian piano, però, Villar comincia a trovare un po’ di spazio, Pellegrini entra in partita e l’ispiratissimo Perez mette in costante difficoltà Carboni. Al 17’ lo spagnolo calcia fuori dal limite dopo una lunga discesa e al 27’ pareggia sfruttando un bel passaggio di Pellegrini: primo tiro sul palo e secondo in porta. Nel finale del tempo il Cagliari si ripresenta nell’area giallorossa: Lopez respinge un tiro da fuori di Joao Pedro e Godin manda alto di testa. Ma è la Roma a essere più pericolosa con un colpo di testa di Fazio, deviato in angolo da Vicario.

SECONDO TEMPO — A inizio ripresa Semplici passa al 4-4-2 mentre Fonseca inserisce Spinazzola al posto di Bruno Peres. Tra il 5’ e il 6’ sono protagonisti i portieri: prima Lopez è rapidissimo a chiudere lo specchio a Simeone, liberato davanti a lui da un rimpallo; poi Vicario è bravo a deviare in angolo su tiro di Mayoral servito da Perez. Al 12’ il Cagliari torna in vantaggio grazie a un gentile omaggio di Mancini e a un pezzo di bravura di Marin. Il difensore sbaglia un passaggio, Deiola lo intercetta e serve Simeone che libera il romeno al tiro dal limite che finisce nell’angolo. Fonseca inserisce Cristante, Karsdorp e Mkhitaryan al posto di Smalling (rientro confortante), Santon e Pellegrini. Ma al 19’ segna ancora il Cagliari con Joao Pedro di testa su corner di Marin. La Roma reagisce cinque minuti dopo con lo stesso schema: corner di Perez e testata vincente di Fazio che nello stacco batte Godin. Nel finale Semplici passa al 5-4-1, la Roma crea qualche mischia, ma il risultato non cambia più. E il Cagliari si avvicina alla salvezza.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Cinquina da urlo al Bologna:
l'Atalanta è seconda per una notte

Apre Malinovskyi, chiude Miranchuk:
è festival del gol per la squadra più prolifica del campionato.
Scavalcato il Milan, atteso dal posticipo con la Lazio.
Espulso Schouten tra gli ospiti


Marco Guidi


Seconda per una notte e con il vestito delle serate migliori. L'Atalanta batte il Bologna 5-0 al Gewiss Stadium, dando spettacolo e scavalcando momentaneamente il Milan in classifica, in attesa dell'impegno dei rossoneri nel "monday night" contro la Lazio all'Olimpico. Dimenticate le occasioni sciupate contro la Roma, la banda Gasperini centra la sesta vittoria consecutiva in casa e stacca l'Inter nella graduatoria dei gol segnati in campionato.

GOLLO C'È — Gasp, senza Gosens squalificato, dirotta Maehle a sinistra, rispolverando Hateboer a destra, recuperato dopo oltre tre mesi di assenza. In attacco, Zapata fa da boa tra gli scatenati Malinovskyi e Muriel. E il Bologna? Mihajlovic sperimenta Antov da terzino destro, adattando De Silvestri sull'altra fascia. Davanti, Palacio centravanti sorretto dal trio Skov Olsen-Soriano-Barrow alle spalle. Partono meglio, i rossoblù. con Skov Olsen imprendibile sulla destra e Svanberg-Schouten bravi ad alzare la pressione sul palleggio avversario. Ci vuole un Gollini più che attento per tenere sul pezzo la Dea. Il portiere al 9' chiude la porta a Skov Olsen, bravo a superare in dribbling Djimsiti, prima di farsi murare nell'uno contro uno. Quindi il duello si ripete 3' dopo, con il giovane danese che prova il sinistro dalla distanza e trova la pronta risposta in corner del "Gollo". L'Atalanta è però un diesel e dopo un quarto d'ora inizia a carburare.

UNO-DUE — De Roon e Freuler prendono le misure alla mediana avversaria, i palloni utili per il trio d'attaccanti cominciano ad aumentare e di conseguenza anche i problemi per la retroguardia emiliana. Al 22' Zapata viene stoppato a due passi dalla porta da Soumaoro, ma un minuto dopo nessuno può fermare la magica combo Muriel-Malinovskyi: stupendo colpo di tacco del colombiano e diagonale mortifero dell'ucraino che non lascia scampo a Skorupski. Il colpo fa vacillare le sicurezze del Bologna. Al 24', Muriel in serpentina semina il panico, prima di chiudere col destro e centrare il palo. Alla mezzora Malinovskyi va vicino alla doppietta con il sinistro a giro: largo di poco. Ma il 2-0 è nell'aria e arriva prima dell'intervallo, grazie a un calcio di rigore. Troppo evidente l'abbraccio di Danilo a Romero, sotto gli occhi dell'arbitro Fabbri: Muriel dagli undici metri non perdona e fa sorridere Gasperini, che già si stava innervosendo per le chance gettate alle ortiche prima del raddoppio.

FOLLIA SCHOUTEN — A mettere una pietra tombale alla partita, a inizio ripresa, è un altro fischio di Fabbri, seguito da un cartellino, quello rosso, sventolato sulla testa di Schouten: durissimo e gratuito il fallo su Romero che costringe l'arbitro a spedire il centrocampista olandese sotto la doccia anzitempo. Con l'uomo in più, l'Atalanta esonda, nonostante il tentativo di Mihajlovic di costruire degli argini con gli ingressi di Baldursson, Vignato e poi Mbaye. Al 57' Freuler ruba palla a Svanberg, salta Danilo e angola alle spalle di Skorupski col destro. Il tempo di rimettere palla a centrocampo e anche Duvan Zapata partecipa alla festa, su invito di Malinovskyi. Gasp si rilassa e parte con i cambi: Miranchuk e Pessina per Muriel e Freuler i primi. Poi Ilicic e Caldara per Malinovskyi e Toloi. Mihajlovic manda, invece, in campo Poli e Orsolini per Skov Olsen e Barrow. È proprio un neoentrato, Miranchuk, a segnare il quinto gol con un furbo tiro mancino sul primo palo. Mancano ancora 17', ma la Dea lentamente toglie il piede dall'acceleratore, anche se Danilo sulla linea toglie la gioia della rete a Djimsiti. Sarebbe stato il sesto marcatore diverso nel festival nerazzurro...

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Bakayoko e Osimhen stendono il Toro:
il Napoli aggancia Milan e Juve

Agli ospiti bastano due reti in avvio per gestire la partita.
I granata ci provano nella ripresa, espulso Mandragora nel finale


Mario Pagliara


Lassù, tra le stelle, mancava dal 24 gennaio, e questa sera il Napoli irrompe in zona Champions. C’è da divertirsi nel vedere la pienezza della squadra di Gattuso in un primo tempo perfetto e sulle ali di una ripresa spumeggiante. Nella casa del Toro finisce solo zero due per gli azzurri, grazie alle reti di Bakayoko e Osimhen, mentre i pali di Zielinski e Insigne, le ripetute parate di Sirigu e le occasioni a iosa sciupate dagli azzurri (25 tiri verso Sirigu di cui 15 nello specchio) evitano ai granata un passivo più severo. Non era questa la serata nella quale il Toro doveva raccogliere punti, per i ragazzi di Nicola la testa andrà subito alla sfida di lunedì in casa contro il Parma. Quando però mancheranno Mandragora (espulso) e Verdi (ammonito, era in diffida).

SPETTACOLO AZZURRO — C’è troppa gioia in quello spettacolo che l’orchestra di Gattuso offre sul palcoscenico di una Torino fredda e piovosa per quaranta minuti abbondanti del primo tempo. Il Toro prova ad opporsi con gli strumenti che ha, ma è un lunedì nel quale gli azzurri sfoderano velocità e giocate, idee e felicità. E quando il Napoli è così tanto dentro la partita per gli avversari diventa inevitabilmente un pomeriggio in salita. Se ne accorgono i difensori granata, chiamati agli straordinari già nel primo quarto d’ora. Perché se la girata di Osimhen (al 10’) esce di un soffio, nei due minuti che vanno dall’undicesimo al tredicesimo Sirigu è costretto a tirare fuori dalla sua porta due palloni. Ad aprire le danze ci pensa Bakayoko con un gioiello pescato in diagonale dal limite dell’area, dopo essersi liberato della marcatura di Mandragora, sul quale Sirigu prova pure ad arrivare ma la fucilata è talmente angolata e potente, che forse si può archiviare alla voce delle conclusioni imprendibili. Secondo centro in questo campionato, era a secco dal 10 gennaio a Udine. Centoventi secondi dopo, Nkoulou perde palla a centrocampo innescando la cavalcata di Osimhen. Imprendibile, nonostante un tentativo all’ultimo respiro di Bremer: è lo zero due che appare già una sentenza.

UN'ALTA MAREA — E mentre Zielinski si deve fermare sul palo (39’), il Napoli è una marea che sale e ondeggia liberamente nel cuore della trequarti del Toro. Con quella qualità che appartiene al suo dna, sulla scia di un ultimo periodo brillante. Poco sotto la mezzora, l’azione che produce l’occasione per il Napoli strappa gli applausi anche della tribuna: traversone preciso di Hysaj, torre Di Lorenzo, Nkoulou salva come può su Osimhen. Alla disperata deve lanciarsi anche Bremer poco dopo (32’) per evitare che Politano trovi l’incursione vincente. In coda a tanta bellezza, negli ultimi cinque minuti del primo tempo il Napoli decide di rifiatare e il Toro prova a risalire la corrente. Produce una manciata di traversoni davanti alla porta di Meret, Di Lorenzo sfiora anche l’autogol, ma nulla di più.

PECCATO ANSALDI— Quando si ricomincia dopo l’intervallo, il Torino ha la prima occasione per riaprire i giochi con Ansaldi (4’): il doppio dribbling su Koulibaly e Rrhamani è da applausi, molto meno la conclusione intercettata da Meret. Il Napoli non perde tempo per rispondere: prima l’imbucata di Politano (8’) chiama Osimhen al diagonale, con Sirigu che chiude la porta, poi (al 10’) Osimhen galoppa da centrocampo, fa tutto lui ma trova ancora la risposta di Sirigu coi piedi. Al dodicesimo Nicola manda nella mischia Buongiorno (per Nkoulou) e Linetty (per Verdi), Gattuso replica con Mertens (per Zielinski) e Lozano (per Politano). E’ sempre il Napoli a sfiorare il gol con Insigne: il tiro a giro si stampa sul palo (15’). Gli azzurri sono spumeggianti, continuano a creare ma peccano in precisione: così Insigne spreca un’altra buona occasione (20’) per chiuderla. Serve un super Izzo per fermare ancora Insigne (26’) poco prima degli ingressi di Zaza (per Singo) e Bonazzoli (per Belotti). Nel finale entrano Petagna (al posto di Osimhen), Elmas (per Insigne), Fabian (per Bakayoko) e Baselli (per Ansaldi), mentre Lozano e Mertens falliscono ripetutamente il tris. A cinque minuti dalla fine, il Toro resta in dieci: Mandragora raccoglie il secondo giallo (fallo su Lozano), salterà il Parma lunedì quando mancherà anche Verdi (ammonito, era in diffida). Il finale del Toro è amarissimo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Milan crolla anche con la Lazio:
ora sarebbe fuori dalla Champions

Una doppietta di Correa e un gol di Immobile stendono i rossoneri,
che in un colpo solo vengono superati dall’Atalanta e raggiunti da Napoli e Juve


Marco Pasotto


Se non funzionano più nemmeno le trasferte, allora c’è da preoccuparsi sul serio. Dopo il k.o. casalingo col Sassuolo, il Milan crolla anche a Roma contro la Lazio e in un colpo solo si vede superato al secondo posto dall’Atalanta e raggiunto da Napoli e Juve a quota 66 punti (anche se in realtà, in termini di regolamento, in attesa che si completino gli scontri diretti ora come ora i rossoneri sono addirittura quinti). Una grande ammucchiata per la Champions a cui adesso, grazie a questa vittoria, spera di poter partecipare in extremis anche la Lazio, che insegue a -5 e ha una partita in meno. Il Milan invece prosegue a complicarsi maledettamente la vita al tramonto di una stagione fantastica che gli sta sfuggendo di mano proprio sul più bello. All’Olimpico finisce 3-0 con una doppietta di Correa e sigillo finale di Immobile: per i biancocelesti è la vittoria casalinga consecutiva numero dieci, mentre per i rossoneri è soltanto la seconda sconfitta esterna di tutto il campionato. Ma fa malissimo. Nelle ultime cinque partite il Diavolo dovrà ancora fare visita a Juve e Atalanta.

LE SCELTE — Inzaghi, tornato in panchina dopo essersi liberato del covid (tre partite di assenza), in mediana ha confermato Lucas Leiva e Luis Alberto, nonostante le condizioni di entrambi non fossero al meglio. La vera novità è stata l’impiego di Lulic, che si è ripreso i suoi territori a sinistra dal primo minuto al posto di Fares. In pratica è stata l’unica differenza rispetto all’undici di Napoli. Davanti confermato il tandem Immobile-Correa. Pioli ha dovuto rinunciare ancora una volta al capobranco Ibra, ma rispetto alle previsioni dei giorni precedenti ha potuto convocare e schierare dal primo minuto Hernandez (problemi a un polpaccio). Al centro della difesa ancora protagonista la coppia Kjer-Tomori (con quest’ultimo che aveva generato qualche apprensione nelle ultime ore), ovvero Romagnoli nuovamente in panchina. Con Bennacer recuperato e la trequarti confermata (Saelemaekers-Calhanoglu-Rebic), la scelta che ha spiccato maggiormente è stato il debutto dal primo minuto in campionato di Mandzukic, a distanza di 751 giorni dall’ultima da titolare in A.

DOLENTI NOTE — Il croato tra l’altro ha iniziato in modo promettente, mandando di tacco al tiro Calhanoglu, che ha subito messo alla prova Reina. Il cronometro segnava 18 secondi e sarebbe stato un gustoso antipasto allo spettacolo pirotecnico dei primi minuti di partita. Condotto da lì in avanti a senso unico dalla Lazio, passata dopo due giri di lancetta: Bennacer ha sbagliato goffamente lo stop in mezzo al campo e Tomori non ha accorciato su Immobile, che ha servito sulla corsa Correa, bravo ad accarezzare dolcemente il pallone in rete dopo aver scartato Donnarumma. Finita qui? Per nulla. La Lazio ha insistito, consapevole di avere di fronte un Milan sotto shock, e al 5’ è stata murata soltanto da un riflesso soprannaturale di Donnarumma, che ha respinto su Immobile a colpo sicuro da pochi passi. Questa la nuda cronaca, ma per analizzarla meglio occorre qualche spiegazione in più. Per esempio lo strapotere laziale sulle fasce, soprattutto con Lazzari a destra (ma anche Lulic ha martellato abbastanza). O la gestione impeccabile di Milinkovic nel cuore del campo, dove Kessie è parso decisamente in affanno. O ancora la facilità di Correa nell’infilarsi centralmente, con un passo decisamente più agile e dinamico rispetto ai centrali rossoneri. Dolenti note, per il Diavolo, là dietro. Hernandez ha commesso errori gravi in uscita e, in generale, ha trasmesso insicurezza a tutto il reparto e anche Tomori non è stato all’altezza delle prestazioni invernali. Cosa che sta iniziando a ripetersi con allarmante frequenza. In generale, c’è stata una squadra – la Lazio - brava a mordere e a far girare palla velocemente, con tante giocate in verticale, e un’altra – il Milan – apparso scarico nella testa e nelle gambe. Mandzukic? Si è sbattuto, ma non ha goduto di grandi rifornimenti.

TOMORI, CHE SUCCEDE? — I rossoneri sono riusciti a uscire dal guscio alla mezzora, e qui sul banco degli imputati ci è salito Calhanoglu, che ha tirato debolmente su Reina dopo aver insensatamente cincischiato in area da ottima posizione. Un potenziale gol sulla coscienza del nazionale turco. Il Milan è diventato gradualmente più convinto di se stesso, ha costretto la Lazio ad abbassarsi, ha provato a costruire azioni di prima decisamente interessanti (una, tutta al volo, ha mandato al tiro Mandzukic), ma al 43’ ha dovuto ringraziare il Var, che ha annullato un gol a Lazzari per un fuorigioco millimetrico. Var che invece a inizio ripresa non ha fatto cambiare idea a Orsato, che ha convalidato il raddoppio di Correa, armato da Luis Alberto e andato via in area a Tomori con facilità disarmante. Il Milan ha protestato per un fallo di Leiva su Calhanoglu nell’azione che ha avviato la rete laziale ma il fischietto veneto, dopo aver rivisto la dinamica, ha confermato la rete. Lo show di Correa peraltro è proseguito e non ha ulteriormente irrobustito il tabellino dei marcatori soltanto perché ci si è messo di mezzo Donnarumma. Intorno all’ora di gioco Pioli ha cambiato Mandzukic e Saelemaekers con Leao e Diaz, ma senza risultati apprezzabili (soprattutto in termini di punta centrale). Il Diavolo ha provato a rimettere sotto la Lazio senza troppa convinzione, limitandosi a scodellare qualche palla vagante in area. Mentre l’efficacia avversaria è stata sempre più evidente. Nell’ultimo spicchio di gara il protagonista è diventato Immobile: prima un palo su un pallonetto delizioso con Donnarumma in uscita, e poi un destro vincente calciato senza opposizione da parte della difesa rossonera. L’unico sussulto del Milan, sul tre a zero, è stato una traversa di Kessie allo scadere. Roba buona solo per la cronaca, non per mitigare un inquietante tracollo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/27/2021 1:18 PM
 
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SERIE A 2020/2021 33ª Giornata (14ª di Ritorno)

24/04/2021
Genoa - Spezia 2-0
Parma - Crotone 3-4
Sassuolo - Sampdoria 1-0
25/04/2021
Benevento - Udinese 2-4
Fiorentina - Juventus 1-1
Inter - Verona 1-0
Cagliari - Roma 3-2
Atalanta - Bologna 5-0
26/04/2021
Torino - Napoli 0-2
Lazio - Milan 3-0

Classifica
1) Inter punti 79;
2) Atalanta punti 68;
3) Napoli, Juventus e Milan punti 66;
6) Lazio(*) punti 61;
7) Roma punti 55;
8) Sassuolo punti 52;
9) Sampdoria punti 42;
10) Verona punti 41;
11) Udinese punti 39;
12) Bologna punti 38;
13) Genoa punti 36;
14) Fiorentina punti 34;
15) Spezia punti 33;
16) Torino(*), Cagliari e Benevento punti 31;
18) Cagliari punti 28;
19) Parma punti 20;
20) Crotone punti 18.

(gazzetta.it)

(*) Lazio, Torino una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
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Spezia, è un pareggio d'oro: Saponara riprende il Verona

Veneti avanti con Salcedo a inizio ripresa, ma la squadra di Italiano
fa 1-1 nel finale grazie all’attaccante appena entrato


Mario Canfora


Sette sconfitte nelle ultime otto uscite (quattro di fila), senza vittorie casalinghe da 5 gare: il Verona si è presentato ad affrontare lo Spezia cercando di mettere un punto a tali dati da brividi. Non c’è riuscito nemmeno stavolta, fallendo l’obiettivo a cinque minuti dalla fine. Fino a quel momento stava difendendo l’1-0 meritamente, ottenuto grazie a un colpo di testa del colombiano Salcedo a inizio ripresa. Ma nel finale il pareggio di Saponara ha rimesso in equilibrio una gara che in caso di sconfitta avrebbe creato non pochi problemi allo Spezia, comunque sempre in piena lotta per la salvezza.

LA GARA — Già c’è un allarme per lo Spezia dopo 18” con un gran sinistro di Lasagna deviato da Provedel. Poi dopo 3’ sempre Lasagna segna di testa ma la Var annulla per fuorigioco. Nzola al 12’ prova una furbata, se vogliamo anche sciocca, segnando in tuffo ma col netto aiuto della mano: rete annullata e giallo per l’attaccante spezzino. È sempre il Verona a dettare i ritmi, Salcedo di testa (26’) impensierisce Provedel, nel finale di tempo ancora Lasagna mette in rete ma anche qui il fuorigioco fa annullare il gol, senza neppure l’intervento Var. Il primo tempo si caratterizza comunque anche per tanti gialli sventolati da Volpi che li estrae a Zaccagni, Dawidowicz, Sturaro e Nzola.

RIPRESA — Nella ripresa, dopo 40” uno stacco perfetto a centro area di Salcedo produce l’1-0 con Provedel che nulla può. Juric prova a vivacizzare ancor di più l’attacco con Kalinic al posto di Lasagna, dentro anche Bessa per Zaccagni e Ilic per Salcedo, mentre Italiano fa uscire Maggiore per Sena. Si va avanti stancamente, senza particolari sussulti, fino all’83’, quando Saponara entra per Gyasi: è il cambio decisivo per Italiano perché l’attaccante dopo tre minuti fredda Silvestri con un bel tiro dopo un assist di Agudelo che si infila alla sua sinistra. È l’1-1, un pari che non ha valore per il Verona, ma invece è un punto d’oro per gli ospiti, anche se ci sarà ancora da lottare per la salvezza.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/2/2021 10:24 AM
 
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Festa Inter con Eriksen e Hakimi:
oggi lo scudetto numero 19 se l'Atalanta non vince



I nerazzurri battono la squadra di Cosmi:
titolo certo se nel pomeriggio il Sassuolo ferma la Dea. I calabresi retrocedono in B


Davide Stoppini

Manca un centimetro, per lo scudetto dell’Inter. Un punto, a dar retta alla matematica. Ma potrebbe anche non servire: il 19° titolo potrebbe essere cosa fatta già nel pomeriggio, se l’Atalanta non batterà il Sassuolo. Perché la squadra di Conte ha preso a Crotone quel che cercava e che condanna l'avversario alla retrocessione matematica: tre punti, vittoria per 2-0 con le firme di Eriksen, entrato dalla panchina, e Hakimi. Il tutto dopo un primo tempo giocato a basso ritmo, ma in cui comunque i nerazzurri avevano colpito due pali con Lukaku e Lautaro.

PRIMO TEMPO — Squadre a specchio, almeno a giudicare dai moduli, anche se nel Crotone Ounas arretra spesso a centrocampo lasciando solo Simy in avanti. La partenza è a razzo: dopo 70 secondi Ounas impegna subito Handanovic, dall’altra parte una combinazione Sensi-Lukaku porta il centrocampista al tiro, deviato in angolo. Altro minuto, ancora Sensi: è la novità a centrocampo ed è anche uno dei più attivi della squadra di Conte, anche se al 3’ sbaglia perché, lanciato da Brozovic sul filo del fuorigioco, calcia su Cordaz in uscita bassa. Poi i ritmi del gioco, all’improvviso, si abbassano. L’Inter accetta il palleggio del Crotone, che però non è quasi mai pericoloso. Al 18’ Ounas va via in bello stile a Bastoni: bravo Skriniar a chiudere in angolo. Con il passare dei minuti però l’Inter prende campo. Vicino al gol ci va Lukaku, con un colpo di testa su angolo di Sensi che finisce sul palo. Il belga si scuote, meglio lui di Lautaro: Big Rom al 28’ spara col sinistro sul gomito di Djidji ma giustamente l’arbitro lascia correre. Cosmi perde Reca per infortunio: dentro Pereira a destra, con Molina che passa a sinistra. Il Crotone si abbassa, ora sì che l’Inter alza i ritmi. E chiude in crescendo: Batoni al 40’ mette a lato di testa uno splendido cross di Barella, al 44’ secondo palo nerazzurro con Lautaro, sfortunato dopo un buon controllo per approfittare di un rinvio difettoso di Cordaz. L’ultima chance del primo tempo è ancora nerazzurra: si chiude come si era iniziato, con un Sensi bloccato in angolo da Cordaz.

SECONDO TEMPO — Altro cambio nel Crotone, altro contrattempo: Cigarini lascia il campo a Eduardo. Il Crotone parte molto più basso, l’Inter piazza le tende nella metà campo avversaria. Succede pochissimo fino al minuto 15, quando Sensi trova un gran corridoio per Hakimi, che però sbaglia in maniera quasi clamorosa l’assistenza a Lautaro. La stessa azione si trasforma in un contropiede del Crotone: Ounas fa 30 metri palla al piede e serve bene in area Simy, che inizialmente si gira bene ma poi è macchinoso nel cercare la conclusione, senza riuscirci. Il baricentro Inter ora è molto più alto. A Conte però non basta. Così al 20’ il tecnico effettua una tripla sostituzione: dentro Perisic, Sanchez ed Eriksen per Darmian, Lautaro e Sensi. Ruolo per ruolo, non cambia nulla tatticamente. Ma cambia invece tutto nella sostanza, perché Eriksen ci mette meno di 4’ per trovare il gol. Bravo Lukaku a giocare di sponda e – minuto 24 – il destro del danese dai 18 metri viene leggermente deviato da Magallanes diventando imprendibile per Cordaz. Due minuti dopo l’Inter ha subito l’occasione del raddoppio, ancora con un nuovo ingresso: Perisic rientra dalla sinistra e tira col destro, palla di poco fuori. Il Crotone sembra quasi non averne, anche se Simy, a sette minuti dalla fine, ha una buona chance dopo un tiro deviato di Messias. Sembra quasi un segnale per l’Inter, che con un contropiede perfetto aperto e chiuso da Lukaku trova il raddoppio, ma la rete viene annullata per una posizione irregolare del croato. Il match resta in bilico, Handanovic è bravo a uscire sul cross di Molina per Simy. C’è spazio per un’altra chance Inter: minuto 46, Perisic dalla sinistra per poco non trova il tap-in di Lukaku. Ma il raddoppio arriva comunque pochi secondi più tardi: il Crotone è tutto sbilanciato per l’ultima punizione, Barella riconquista palla sul rinvio e poi serve Hakimi in campo aperto, che la mette sotto le gambe di Cordaz. Conte alza le braccia al cielo. L’opera d’arte è pronta per essere esposta.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/2/2021 10:31 AM
 
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Diesel Calha e "vecchio" Theo:
ecco il Milan che non molla l'osso-Champions



Buone notizie per Pioli.
Prova di forza del turco, che di solito si scatena nel girone di ritorno.
E Hernandez è tornato a segnare dopo quattro mesi


Francesco Pietrella

È un gioco di attimi (stra)colti e di momenti giusti, nel caso di "Calha" anche di grazie, perché il gol vale una statua per il "Presidente" Kessie. Velo da 10 per il 10… e il turco segna. L’ivoriano ha gli occhi dietro la testa. Milan in vantaggio e partita in discesa, chiusa da Theo nel secondo tempo. E altro "grazie". Il francese fa "l’Inzaghi" proprio contro Pippo e chiude i giochi contro il Benevento (2-0). Tap-in facile facile per riscattare il Milan da due sconfitte di fila (Sassuolo e Lazio), ma soprattutto per prepararsi al meglio allo scontro diretto con la Juve, stavolta con vista Champions (9 maggio). A proposito, una buona notizia: dei sei diffidati - Calha, Castillejo, Dalot, Rebic, Saelemaekers e Theo - è stato ammonito solamente lo spagnolo (quindi out). Gli altri saranno disponibili.

DIESEL CALHA — Partiamo dal dieci. Prova di forza e leadership, due gol in tre partite. Calhanoglu segna e trascina il Milan, nona rete in stagione e quarta in campionato. Il turco si piazza dietro Ibra e gioca una gara alla lui, molto dinamica e nel vivo del gioco, dimenticando per 90’ i fantasmi dello stallo-rinnovo (è in scadenza di contratto). Serve il miglior "Calha" per centrare la Champions dopo 7 anni. Soprattutto perché nel girone di ritorno si scatena: 17 dei suoi 22 gol in Serie A sono arrivati proprio dalla 19a giornata in poi. Un diesel che carbura col tempo e alla fine punge, fa male. Stavolta decisivo pure nell’avvio: in rete dopo 5 minuti e 36 secondi, Hakan ha siglato il gol più rapido del Milan in stagione. Pioli sorride e i compagni applaudono, come il gigante Ibra. Altra buona notizia per il Milan.

RIECCO THEO — Stavolta nessuna cornetta del telefono. L’esultanza di Theo è nuova, particolare, dedicata a un suo amico di Madrid, ma la prestazione è da "vecchio" Hernandez. Quello della doppietta contro il Parma e del gol decisivo alla Lazio a due giorni da Natale. Il francese torna a segnare in Serie A dopo 4 mesi e si libera di un peso. "Era da un po' che cercavo il gol". Un messaggio per i compagni e un altro per Pioli: "Vogliamo tornare in Champions, lotteremo fino alla fine". Gli obiettivi secondo il treno Hernandez, oggi dritto sul binario e mai fuori asse. Sostenuto da un paio di dati: l’ex Real è il primo difensore rossonero con almeno 5 gol e altrettanti assist nel c.v stagionale, almeno dall’annata 2004/05. I secondi tempi, inoltre, gli portano bene: tutti i gol sono arrivati dopo il 45', e a San Siro. Dove il Milan vince finalmente senza subire gol: l’ultima volta risaliva al 7 marzo contro il Verona (0-2). Notte tranquilla per il treno Theo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/2/2021 11:46 PM
 
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Lazio, poker col brivido al Genoa:
e la corsa Champions continua

Correa (doppietta), Immobile su rigore e Luis Alberto stendono
la squadra di Ballardini che però, sotto di tre gol, sfiora la rimonta


Stefano Cieri


Prima tutto facile, poi tutto difficile con tanta, troppa sofferenza. Ma alla fine la Lazio porta a casa altri tre punti fondamentali per la sua rincorsa Champions. L’undicesimo successo interno consecutivo (nuovo record societario) arriva per Inzaghi al termine di una partita dominata per un tempo e mezzo e poi incredibilmente riaperta nell’ultimo quarto d’ora quando al Genoa per poco non riesce la rimontona.

MONOLOGO BIANCOCELESTE — Il primo tempo è tutto di marca biancoceleste. La Lazio si tuffa subito nella metà campo avversaria e potrebbe già sbloccare nei primi minuti di gioco, quando Perin si supera su Immobile (e poi si ripete su Milinkovic). Lo stesso Immobile, poi Correa e Lulic sciupano altre favorevoli occasioni e così la gara si sblocca solo alla mezzora e grazie ad un rimpallo che consente a Correa (che intercetta un rinvio di Radovanovic) di superare Perin. Prima dell’intervallo la squadra di casa riesce anche a raddoppiare grazie ad un rigore trasformato da Immobile (che così interrompe la sue serie-no dal dischetto) e concesso per il fallo di Radovanovic sullo stesso Immobile. Doppio vantaggio che ci sta tutto per quello che si vede nel primo tempo, con un Genoa votato unicamente alla fase difensiva, ma nonostante questo incapace di contrastare la manovra della Lazio.


GIRANDOLA DI EMOZIONI — Nella ripresa Ballardini cambia così volto alla sua squadra, mette dentro Pjaca, Scamacca e Ghiglione e passa ad un coraggioso 3-4-3. Che consente alla sua formazione di avere un atteggiamento molto più propositivo, ma che la rende anche più vulnerabile alle ripartenze dei padroni di casa. Dopo due minuti comunque i rossoblù accorciano le distanze. Ghiglione va via sulla destra, mette dentro un pallone pericoloso che Marusic, nel tentativo di rinviare, spedisce nella propria porta. Passa appena un minuto e la Lazio ristabilisce le distanze, grazie ad una perla di Luis Alberto. La squadra biancoceleste riprende così subito il controllo delle operazioni e al’11’ trova pure la quarta rete grazie ancora a Correa. Sembra finita ed in effetti lo è fino alla mezzora. La Lazio gigioneggia e sfiora pure il quinto gol, si sente inattaccabile ed invece al 35’ arriva l’episodio che cambia la gara. Cataldi atterra Badelj in area: è rigore che Scamacca trasforma. La Lazio accusa il colpo, si sente all’improvviso insicura e il Genoa ne approfitta subito per portarsi sul 4-3: lancio di Badelj e gol di Shomurodov. Gli ultimi minuti (compresi i quattro di recupero) sono una sofferenza indicibile per Immobile e compagni, ma grazie anche ai cambi conservativi di Inzaghi (dentro Akpa Akpro, Parolo e Pereira per Milinkovic, Luis Alberto e Correa) la Lazio tiene fino al traguardo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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La coppia Vignato-Palacio frena la
Fiorentina di un super Vlahovic: è 3-3



Il talentino di Mihajlovic serve tre assist all'argentino,
che fa tripletta e riagguanta i viola, avanti con il serbo e Bonaventura:
occasione salvezza sprecata per Iachini


Matteo Dalla Vite

Derby dell’Appennino divertente, anche un po’ pazzo, certamente inedito perché vedere Vignato che appoggia tre assist e il 39enne Palacio che segna una tripletta (il più vecchio a fare tre gol nei Top 5 campionati europei), beh, non è esattamente da tutti i giorni. Nel frattempo, Vlahovic ha fatto il Vlahovic: diciottesimo e diciannovesimo gol per un pari che avvicina ancor più il Bologna alla salvezza (39 punti) e mette la Fiorentina in una zona un po’ più comoda di classifica visto che guadagna un punto in più sulla terz’ultima (il Benevento).

TIFOSI ROSSOBLÙ E COMMISSO — Sinisa Mihajlovic ritrova Tomiyasu, ripropone De Silvestri a sinistra e mette Soriano davanti alla difesa assieme a Svanberg lasciando fuori Poli e Baldursson. Al Bologna (accolto da circa 100 tifosi all’arrivo al Dall’Ara: i giocatori sono scesi entrando poi nel cancello verso gli spogliatoi) mancano 6 uomini, mentre Iachini fa sedere inizialmente Castrovilli in panchina e mette Bonaventura in mezzo al campo: a seguire la Fiorentina c’è anche il presidente Commisso che prima della gara ha fatto un video dal campo della struttura del Dall’Ara, visto che anche lui è impegnato a cercare di fare qualcosa per l’impianto fiorentino.

PARATA DI SOUMAORO — L’inizio è molto viola – più manovriero e con due angoli guadagnati – ma il primo tiro in porta è di Soriano, parato agilmente al 4’ da Dragowski. È la Fiorentina che gioca ed è la Fiorentina – a parte qualche fiammata del Bologna, per esempio di Vignato– ad andare in vantaggio: un tiro da 40 metri di Pulgar (il super ex) viene “parato” dal braccio sinistro da Soumaoro, appostato due metri dentro l’area. È rigore, che Vlahovic infila (6 su 6 dal dischetto) per il suo diciottesimo gol in stagione.

BREAK BOLOGNA — Il Bologna continua a subire ma trova il pari in una fiammata a Fiorentina schierata eppure dormiente: Vignato taglia dalla fascia destra verso l’interno, palla superlativa imbucata per Palacio che arriva prima di Venuti infilando Dragoswski: per l’argentino è il secondo gol in campionato, successivo a quello realizzato a settembre al Parma in trasferta e all’andata. A questo punto è il Bologna a creare qualcosa di più: ogni iniziativa in verticale, la squadra di Mihajlovic sfiora il gol con Barrow (34’, bravo Dragowski) e Soriano (42’), che arriva lungo su una combinazione avviata da Orsolini e Barrow.

TRIPLETTE E DOPPIETTE — Nella ripresa la Fiorentina cambia copione: fa sfogare il Bologna per poi cercare di colpirlo in ripartenza. Al 6’ e al 9’ ci sono due possibili rigori (Caceres su Vignato, De Silvestri su Caceres) che non vengono considerati dall’arbitro Dionisi, e al 19’ un cross tagliato di Venuti trova Bonaventura alla deviazione felice con dormita di Svanberg. Fiorentina nuovamente in vantaggio, con Iachini che infila Igor per Biraghi. Il Bologna trova poi la doppietta di Palacio (26’ ancora assist di Vignato) ma c’è anche la doppietta di Vlahovic che al 28’sfrutta una mezza uscita “sporcata” da Soumaoro per il 2-3. Finita? Macché. Perché ancora Vignato la dà a Palacio: triplette di assist e gol e 3-3 al 39’. La chiosa è un quasi 4-3 con tiro di Skov Olsen e vede anche due fughe di Vlahovic poi bloccate per un derby dell’Appennino comunque pieno di fiammate e inediti.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Osimhen illude il Napoli,
il Cagliari pareggia con Nandez al 94’

Apre una rete del nigeriano al 13’.
Nel finale Meret prima salva il risultato con una strepitosa parata su Pavoletti,
ma poi non può nulla sul tiro dell’uruguaiano


Maurizio Nicita


Partita accesissima e vivace con il Napoli che butta la vittoria sprecando sotto rete troppe occasioni e il Cagliari che ci crede fino in fondo e guadagna un meritato pari, raggiunto al 94’, che lo porta per la prima volta nel girone di ritorno fuori dalla zona retrocessione. Ora per la squadra di Gattuso il cammino Champions si complica, anche se - per via degli scontri diretti - il Napoli è padrone del proprio destino.

LE SCELTE — Rino Gattuso avendo abbondanza, specie in attacco, sceglie Lozano titolare a destra, con Osimhen confermato centravanti dopo la buona prestazione a Torino. Leonardo Semplici invece rinuncia in partenza a Joao Pedro (diffidato e la prossima gara sarà decisiva a Benevento) e si copre un po’ di più. Un 4-1-4-1 con Duncan davanti alla ripresa e Nainggolan e Nandez che in fase di possesso supportano più da vicino Pavoletti. In porta rientra Cragno. Che dopo 13’ è costretto a capitolare sulla prima verticalizzazione degli azzurri. È Demme, fra i più reattivi, a recuperare palla nella trequarti avversaria e a servire subito Insigne che confeziona un assist per Osimhen che controlla e segna il suo ottavo gol in campionato, terzo consecutivo.

REAZIONE CAGLIARI — I sardi faticano a impostare una reazione anche perché il Napoli pressa alto e recupera palla abbastanza alto. Ma alla prima occasione in cui Nainggolan trova spazio nella trequarti, ecco che il belga riesce a servire Zappa che tira bene e colpisce il palo. Ora che il Cagliari sale aumentano gli spazi per Osimhen che, lanciato da Zielinski, crossa bene sul secondo palo dove Lozano è puntuale di testa ma sfiora il palo. I sardi non si fermano e hanno la doppia migliore occasione per il pari. Si esalta Meret: il portiere friulano è reattivo sul colpo di testa di Pavoletti, ma lo è ancor di più a respingere il tap-in di Nandez che sembra destinato al gol.

CHE OSIMHEN — La ripresa inizia con le grandi accelerazioni del nigeriano che mette in apprensione da solo l’intera linea difensiva sarda. Sfiora il gol di testa su cross di Zielinski (bellissima azione, con Koulibaly protagonista) poi segna pure sfruttando un lancio lungo del senegalese ma l’arbitro Fabbri annulla vedendo un fallo su Godin dello stesso centravanti. Per Cragno momento delicato: il portiere salva su Zielinski due volte e su gran tiro da fuori è salvato dalla traversa. Napoli bello da vedere ma poco concreto sotto porta, come nel triangolo Zielinski-Insigne col capitano che tira morbido centrale.

CAGLIARI IN PARTITA — I sardi resistono e restano in partita. Semplici capisce che è il momento di osare e inserisce Simeone e Cerri per dare manforte a Pavoletti. Ora il Cagliari cerca i traversoni per le sue torri, mentre il Napoli deve sostituire Osimhen (taglio alla testa) e con Mertens la squadra perde profondità. E in un mischione Pavoletti di piede trova la deviazione decisiva ma non ha fatto i conti con Meret che sfodera una grandissima parata. Il Napoli rincula troppo e il Cagliari fa bene a crederci. Traversone dalla trequarti di Asamoah e Nandez è abile in scivolata a trovare il pari, meritato per quello che ci ha messo la squadra sarda di carattere.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/3/2021 12:00 AM
 
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Il Sassuolo ferma l'Atalanta:
l'Inter è campione d'Italia!



Berardi su rigore risponde a Gosens, poi Consigli para un rigore a Muriel.
Annullato un gol a Zapata e uno a Locatelli.
Nerazzurri in dieci dal 22' per il rosso a Gollini, nel finale espulso anche Marlon


Andrea Elefante

Il risultato che serve all’Inter per festeggiare lo scudetto, il pareggio che lascia rimpianti sia al Sassuolo che all’Atalanta, pensando alle loro prospettive europee. Comunque vive: la Conference League del Sassuolo dipenderà anche dalla Roma, la Champions dell’Atalanta molto da se stessa, visto il calendario e anche il pareggio del Napoli cn il Cagliari. Un 1-1 che lascia amaro in bocca alla squadra di De Zerbi perché gioca in superiorità numerica per 50’, dal rosso a Gollini a quello per Marlon e per capitalizzare (poco) gli serve un rigore di Berardi; e alla squadra di Gasperini perché agevola l’avversaria prima restando in dieci e poi sbagliando un rigore con Muriel, che a quel punto - in dieci anche i neroverdi - forse avrebbe chiuso la partita.

LE SCELTE — De Zerbi si affida al suo 4-2-3-1, ma con due scelte in parte sorprendenti: al fianco di Chiriches c’è Marlon e non Ferrari, alle spalle di Defrel il tecnico preferisce Traore a Djuricic, che pure rientra dalla squalifica. Anche Gasperini conferma il 3-4-1-2, con l’ormai recuperato Hateboer sulla fascia destra e Gosens sulla corsia opposta: dopo quasi cento giorni, il tecnico ritrova la sua coppia di esterni titolari. Davanti c’è Pessina alle spalle di Malinovskyi e Zapata, con Muriel carta di lusso da giocarsi a partita in corso.

PRIMO TEMPO — Nella prevista partita a scacchi, prende iil governo della partita l’Atalanta, perlomeno fino al 22’. Dopo 5’ Malinovskyi impegna subito Consigli su punizione, ma in generale il Sassuolo fatica ad attivare Berardi e Boga, gli esterni del suo 4-2-3-1, più spesso ripiegante in 4-3-3, con Traore costretto a fare l’elastico in fase difensiva. Ma al 22’, quando Hateboer poco rapido a sfruttare una situazione offebsiva davanti a Consigli si fa trovare scoperto sul lancio di Kyriakopoulos, l’Atalanta ha il fianco scoperto sull0incursione di Boga. Gollini sceglie un’uscita affrettata invece di "accompagnare" l’ivoriano, che con un controllo di grande qualità lo induce al fallo da rosso, con il Var che conferma la decisione di Pairetto. Gasperini sacrifica Pessina per Sportiello, ma l’Atalanta, che in fase difensiva si copre allargando la difesa a cinque, non si scompone. Anzi, costringerà il Sassuolo a quattro gialli consecutivi e al 32’ passa addirittura in vantaggio: assist di Gosens che brucia il colpevole Muldur e l’incolpevole Consigli. La reazione del Sassuolo si riduce ad un gol sfiorato da Berardi (radente a un passo dal palo più lontano), ma solo grazie ad un regalo di Freuler che si fa soffiare la palla da Locatelli. Anzi, è l’Atalanta a illudersi per il 2-0, ancora su palla velenosa su Malinovskyi, su cui però Hateboer scatta in posizione di fuorigioco, ancora prima del tap in di Djimsiti parato da Consigli e dal successivo colpo di testa di Zapata, annullato.

SECONDO TEMPO — De Zerbi cambia già nell’intervallo e la mossa Raspadori al posto di Defrel nel suolo di “falso nove” si rivelerà molto azzeccata. Ma il rigore dell’1-1 se lo guadagna Traore, con un’incursione in area: Toloi si fa prendere il tempo e commette il fallo che Berardi, dal dischetto, non perdona. Ma l’Atalanta non si arrende, anzi. Rischia di farsi trovare scoperta al 19’ (Raspadori lanciato in fuorigioco serve a Locatelli l’assist per il 2-1 annullato), si costruisce la chance per tornare in vantaggio con Muriel, che aggira Marlon costringendolo al fallo da rigore e al secondo giallo che porterà all’espulsione. Ma il colombiano, specialista dagli undici metri, calcia male e centrale e Consigi può respingere. Ma le ultime chance sono ancora per la squadra di Gasp, che cerca fino all’ultio la vittoria: con Malinovskyi (deviazione in angolo di Consigli) e nell’ultima azione con Hateboer e Gosens, entrambi murati.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/3/2021 12:05 AM
 
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Ronaldo salva la Juve con una doppietta,
Udinese piegata nel finale

Segna Molina dopo 10',
poi il campione portoghese capovolge il match nel finale:
rigore all'83' e gol di testa all'89'.
Ma resta l'immagine di una squadra poco reattiva e ancor meno incisiva


Livia Taglioli


Reduce da tre sconfitte nelle ultime tre gare in casa, l’Udinese si illude a lungo che alla Dacia Arena stavolta le possa bastare il gol con cui Molina ha firmato il vantaggio dopo 10'. E invece ci pensa Cristiano Ronaldo, a capovolgere la gara. Al minuto 83 realizza un calcio di rigore fischiato da Chieffi per un tocco di braccio (largo) di De Paul in barriera, su una punizione calciata dal giocatore portoghese, e al minuto 89' devia di testa alle spalle di Scuffet un cross di Rabiot. CR7, che come all'andata realizza una doppietta, ritrova così la via della rete (e ora sono 99 in bianconero) al quarto tentativo. La Juve raddrizza il risultato, ma non l'immagine di una squadra che approccia male il match e non riesce a innescare una reazione degna di tal nome dopo il gol subito. E nel giorno dello scudetto dell’Inter i bianconeri restano agganciati al treno-Champions, andando a riprendere Atalanta e Milan a quota 69.

CHIESA OUT — L’Udinese si struttura con difesa a tre e centrocampo a cinque, pronto a proteggere il reparto arretrato (con Scuffet in campo per la prima volta in stagione, 952’ minuti dopo) e a chiudere gli spazi, con Pereyra alle spalle di Okaka unico attaccante superstite in rosa. Nella Juve Chiesa non ce la fa nemmeno per la panchina, al suo posto nel 4-4-2 c’è Bernardeschi, con McKennie al fianco di Bentancur in mezzo. Altra mossa a sorpresa dietro, con Bonucci, con la fascia di capitano, e non Chiellini. Il prescelto a far da spalla a Ronaldo è Dybala, con Morata in panca per un problema a un polpaccio. I due provano a dialogare dopo una manciata di secondi, poi al solito Ronaldo tende ad arretrare e a girovagare in cerca della posizione in cui si trova più a suo agio. Cuadrado e McKennie spingono, ma la vena, si vede da subito, non è quella dei giorni migliori.

VANTAGGIO MOLINA — L’Udinese tappa gli spifferi, la Juve cerca i suoi riferimenti in area con lanci da dietro spesso imprecisi, senza riuscire a sfruttare le fasce in profondità. Il primo tiro del match è dell’Udinese (Stryger Larsen al 6’), ed anche il primo gol: dopo 10’ De Paul batte fulmineo una punizione dalla tre quarti, lanciando rasoterra per Molina: l’esterno si incunea in area e batte sul primo palo, con Szczesny che tocca ma non devia. E di nuovo la Juve si trova a partire con l’handicap. Il contraccolpo psicologico c’è, e si vede. La Juve non ha la lucidità per trovare la chiave della partita, sbuffa e s’arrabatta ma non riesce a farsi pericolosa, se non con un colpo di testa di Mc Kennie al 27’, che finisce fuori di poco. Poi Scuffet risponde in due tempi a un destro dal limite di Dybala deviato dal dirimpettaio Bonifazi. Ma è davvero troppo poco per una Juve “obbligata” ad arrivare fra le prime quattro.

DOPPIETTA RONALDO — Il copione non cambia nella ripresa: l’Udinese gioca compatta e ordinata, la Juve non trova il guizzo con cui superare il blocco friulano, né in dribbling, né con lanci illuminati, né con cross dal fondo, né con azioni in velocità. Finendo così inevitabilmente per schiantarsi contro il muro dei padroni di casa. La gara si fa molto fisica, ma anche su questo piano ha la meglio l’Udinese. La prova? Al 52’ Okaka difende col fisico un pallone in area e lo cede all’indietro per Arslan: il corridoio è invitante, il tiro impreciso. La risposta bianconera? Una penetrazione di Ronaldo, conclusa con un tiro (o forse un cross) con traiettoria inguardabile. Pirlo gioca la carta Kulusevski al posto di Bernardeschi, e dopo qualche minuto ecco Morata al posto di Dybala. Per la Juve sembra arrivare la condanna, ma Ronaldo torna a fare il Ronaldo: una sua punizione viene deviata col braccio (largo) di De Paul in barriera, e dal dischetto il portoghese non perdona (all’83’). E all’89’ arriva anche il raddoppio: cross di Rabiot e colpo di testa vincente. E la Juve incassa tre punti ormai insperati.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/3/2021 12:09 AM
 
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La Roma non si rialza: k.o. anche con la Samp.
E Audero para un rigore a Dzeko



Blucerchiati in gol con Silva e Jankto,
l'attaccante bosniaco non riesce a riaprire la partita dal dischetto:
zona Europa League sempre più lontana


Filippo Grimaldi

La Roma cade anche contro la Samp. Due a zero per la Sampdoria (Adrien Silva e Jankto, un gol per tempo), ma sul k.o. ospite pesa anche il rigore fallito da Dzeko nella ripresa (respinta di Audero) che avrebbe potuto riaprire la partita. La squadra di Fonseca si spegne troppo presto: già a metà del primo tempo i giallorossi calano e la Samp prende il comando del gioco e capitalizza la sua maggiore freschezza con il primo gol in A di Adrien Silva, bravo a capitalizzare un affondo di Thorsby, su una scivolata di Kumbulla favorita da un errore in disimpegno di Fuzato.
Blucerchiati al riposo in vantaggio. E ora neppure il settimo posto è più blindato per la Roma, con il Sassuolo a meno 2 in classifica. Sconfitta che pesa, quella dei giallorossi a Genova, contro una Samp che può davvero puntare a quella quota 52 che rappresenta dalla fine del girone di andata l’obiettivo di Ranieri.

RIVOLUZIONE — Roma in campo con il 3-4-2-1 e in cerca del vano riscatto dopo la disfatta di giovedì sera all’Old Trafford. Fonseca cambia sette uomini rispetto all’Europa League, fra infortuni e assenze dell’ultima ora (Lorenzo Pellegrini, rimasto a Roma per la nascita del figlio). C’è così Mkhitaryan con Dzeko davanti, alle spalle di Mayoral e Fuzato (all’esordio stagionale in campionato) fra i pali. Fra i blucerchiati invece in attacco Ranieri piazza Verre alle spalle di Gabbiadini unica punta.
L’avvio della gara vede gli ospiti molto propositivi: al 2’ Roma vicina al gol con Mayoral, murato da Tonelli al momento del tiro, su un’azione innescata da Mancini. Poi, dopo una buona opportunità blucerchiata sfumata con Gabbiadini su lancio di Jankto su una ripartenza velocissima della Roma, Mayoral trova ancora Tonelli pronto alla ribattuta di testa.
La squadra di Ranieri, che cerca di non dare spazio alla Roma sulle corsie esterne, costringendola a muoversi per vie centrali, conquista spazio e alza il baricentro. Verre (34’), servito da Damsgaard, sfiora il palo ed è il primo segnale concreto di quanto i blucerchiati siano più concreti di Dzeko e compagni. Qui gli ospiti si spengono e dopo un’occasione ancora del bosniaco (42’, esterno della rete), arriva il gol sampdoriano.

EQUILIBRIO — La prima parte della ripresa mostra una Samp in gestione della partita, che evita di sbilanciarsi e di correre rischi e una Roma che punta soprattutto sul movimento di Dzeko, al quale alla fine rimarranno solo i due gol annullati per fuorigioco e l’errore grave dal dischetto. Troppo poco. E troppo macchinosi i giallorossi, molto imprecisi. Così la Samp li punisce di nuovo al 21’: sull’assist di Verre, la progressione di Jankto brucia Santon sul tempo e permette al centrocampista di battere Fuzato.
Due a zero e gara chiusa? No, perché Dzeko la potrebbe riaprire, ma si fa respingere al 26’ il rigore da Audero, concesso per un ingenuo fallo di mano di Silva su cross di Mancini. A questo punto i blucerchiati vanno in gestione sino alla fine. Ranieri inserisce Keita e Ramirez, Fonseca dà spazio a Pastore in attacco, facendo esordire il baby Darboe al posto di Villar. Ma è una gara segnata per Fonseca.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/4/2021 10:52 PM
 
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Torino, sono tre punti d'oro:
Vojvoda spedisce il Parma in B

Nella ripresa una rete dell’esterno del Kosovo regala una vittoria fondamentale ai granata



La missione è compiuta: soffrendo e rincorrendo, sbuffando ma alla fine sorridendo. Il Toro batte uno a zero il Parma, stacca con decisione il Benevento e firma il controsorpasso sul Cagliari. Dopo un’ora di gioco dominata dalla paura, è di Vojvoda il gol che spinge i granata verso un 4 maggio di serenità, il giorno dedicato alla memoria del Grande Torino. Semplicemente fantastico Ansaldi: inventa, cuce, rincorre e sprinta, prende una traversa, suo tre quarti del gol di Vojvoda. A 34 anni e mezzo dovrebbero clonarlo. Vittoria pesantissima per i granata, gli emiliani scivolano ormai inesorabilmente verso la Serie B.

DOMINA LA PAURA — La paura fa prigioniero il Toro, il Parma gioca sulle ali della leggerezza. Va avanti questo copione almeno fino all’ora di gioco, e il risultato a metà del cammino è di una gara bloccata e nervosa. Certamente si fanno più apprezzare gli emiliani, a metà della serata soprattutto i granata non riescono a sciogliersi. Chiamati, anzi obbligati, a fare una partita di aggressività e pressione, e invece troppo timorosi e a tratti addirittura timidi per una serata dal peso specifico così elevato. Perché quando su undici giocatori gli unici a essere costantemente dentro la partita sono Izzo e Ansaldi e quando Baselli e Lukic (il motore del centrocampo) fanno scena muta, significa che l’importanza della serata blocca le gambe e offusca le idee. Il Parma perde subito per infortunio il suo regista, Brugman (32’), ma gioca ordinato, sì senza particolari acuti ma almeno tiene la scena per metà partita. Così la grande occasione, nel primo tempo, della squadra di D’Aversa cade sulla testa di Cornelius (23’) che spaventa Sirigu senza inquadrare lo specchio. Il Toro, invece, si affaccia dalle parti di Sepe prima con una spizzicata di Sanabria (14’, su splendido traversone di Ansaldi: fuori), e poi ha la sua migliore occasione con un sinistro di Ansaldi sulla traversa. Due iniziative individuali. All’intervallo, partita bloccata.

ELETTROCHOC ANSALDI — Quando si ricomincia, la partita cresce di agonismo, ma prevale spesso la giocata nervosa. Insomma, si trasforma nella più classica delle partite da spareggio di fine stagione. Dopo dieci minuti Sepe combina un pasticcio sul quale però prima Sanabria poi Belotti non graffiano. Se l’intensità non aumenta e se, ovviamente, non è serata da spettacolo, Cristian Ansaldi invece continua a essere l’uomo in più del Toro. Come nelle due circostanze del primo tempo, al 18’ è lui a spaccare la partita in due, quando sfonda sulla sinistra che è una bellezza, mette a sedere un difensore e serve un assist al bacio per Vojvoda. Il kosovaro solo davanti alla porta spinge in rete il tap in che proprio non si può sbagliare: è il suo primo acuto in Serie A. Ansaldi è l’elettrochoc del Toro.

GALLO AL PALO — Il vantaggio di Vojvoda riempie di coraggio i granata, naturalmente è una mazzata per gli emiliani. Alla mezz’ora, una giocata in solitaria di Belotti dal limite dell’area si stampa sul palo. Lo stesso Gallo al quale pochi minuti prima era stato annullato un gol per fuorigioco. Nel finale due belle giocate, di Vojvoda e di Zaza, meriterebbero di più. Ma va bene così: il Toro fa festa, e comincia a vedere l’obiettivo sempre più vicino. Sono tre punti d’oro.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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5/4/2021 11:01 PM
 
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SERIE A 2020/2021 34ª Giornata (15ª di Ritorno)

01/05/2021
Verona - Spezia 1-1
Crotone - Inter 0-2
Milan - Benevento 2-0
02/05/2021
Lazio - Genoa 4-3
Bologna - Fiorentina 3-3
Napoli - Cagliari 1-1
Sassuolo - Atalanta 1-1
Udinese - Juventus 1-2
Sampdoria - Roma 2-0
03/05/2021
Torino - Parma 1-0

Classifica
1) Inter punti 81;
2) Atalanta, Juventus e Milan punti 69;
5) Napoli punti 67;
6) Lazio(*) punti 64;
7) Roma punti 55;
8) Sassuolo punti 53;
9) Sampdoria punti 45;
10) Verona punti 42;
11) Udinese e Bologna punti 39;
13) Genoa punti 36;
14) Fiorentina punti 35;
15) Torino(*) e Spezia punti 34;
17) Cagliari punti 32;
18) Benevento punti 31;
19) Parma punti 20;
20) Crotone punti 18.

(gazzetta.it)

(*) Lazio, Torino una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
A quattro giornate dal termine l'Inter è matematicamente Campione d'Italia per la sua 19esima volta
(11 anni dopo l'ultimo scudetto) ma decise anche le retrocessioni in Serie B di Parma e Crotone.
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5/9/2021 12:31 AM
 
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Napoli, un poker da Champions:
Osimhen show, 4-1 allo Spezia

Il nigeriano scatenato nel primo tempo già con una doppietta dopo il vantaggio ad opera di Zielinski.
Nella ripresa, il gol di Piccoli e il 4-1 definitivo ad opera di Lozano. Mertens infortunato


Pierfrancesco Archetti


Il Napoli va, dimentica il passo falso contro il Cagliari e torna a vincere: se ci riuscirà anche nelle prossime tre partite, sarà in Champions senza dipendere da altri, mentre lo Spezia resta in zona pericolosa e domenica guarderà con attenzione Benevento-Cagliari, le due squadre che lo seguono in classifica. Victor Osimhen, con due gol e un assist, è il protagonista della giornata, ma tutto il gruppo azzurro sbriga subito la pratica con sicurezza e non cade in troppe distrazioni nel resto della partita.

TRIPLO COLPO — Perché è tutto semplice fin dall’inizio per il Napoli che potrebbe andare in vantaggio già al 12’ quando Vignali regala palla a Osimhen, ma il tiro esce di poco. Più precisa poco dopo la combinazione tra Politano e Di Lorenzo: sul cross da destra la libertà di Zielinski è assoluta per una conclusione che vale lo 0-1 e il settimo centro stagionale, suo record in A. Lo Spezia non reagisce e lascia ancora più spazi: un tiro intercettato di Estevez diventa il contropiede del raddoppio. Lancio di Zielinski per Osimhen che sfrutta la velocità a campo aperto. Il nigeriano si ripete prima dell’intervallo, pescato in area da una punizione di Insigne sulla quale non riesce il fuorigioco tentato dalla linea ligure.

LE MOSSE — Gattuso è senza Koulibaly e Maksimovic, la coppia centrale pressoché inedita (un solo breve precedente dal via, a Udine) è formata da Rrahmani e Manolas che non corrono grandi pericoli. Politano riprende il suo posto a destra, con Lozano inizialmente in panchina, e l’ex interista mette in difficoltà l’angolo sinistro dei padroni di casa. Quando entra il messicano si toglie la soddisfazione del quarto gol, mentre Mertens subentrato a Zielinski gioca solo 7 minuti, poi deve uscire per infortunio, colpito duro alla caviglia.

SPEZIA GIÙ — Vincenzo Italiano, senza lo squalificato Nzola, sistema Agudelo falso nove, con Verde a destra e Gyasi a sinistra. Chabot e non Erlic in difesa a far coppia con Ismajli, ma gli errori sono troppi. I bianconeri sono arrendevoli, dopo le prime due reti la partita sembra già decisa e la banda di Italiano non dà più l’impressione di poterla capovolgere. Dopo l’intervallo, quando entra una prima punta come Piccoli, i padroni di casa fanno comunque un tentativo di rimonta che si ferma però alla rete dell’1-3 proprio di Piccoli, dopo cross di Gyasi e respinta di Meret su colpo di testa di Estevez. Lo Spezia si ferma qui, mercoledì avrà il derby con la Sampdoria. Il Napoli invece martedì riceverà l’Udinese.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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