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Campionato di Calcio Serie A 2020 - 2021. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 5/27/2021 12:19 AM
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SERIE A 2020/2021 29ª Giornata (10ª di Ritorno)

03/04/2021
Milan - Sampdoria 1-1
Atalanta - Udinese 3-2
Benevento - Parma 2-2
Cagliari - Verona 0-2
Genoa - Fiorentina 1-1
Lazio - Spezia 2-1
Napoli - Crotone 4-3
Sassuolo - Roma 2-2
Torino - Juventus 2-2
Bologna - Inter 0-1

Classifica
1) Inter(*) punti 68;
2) Milan punti 60;
3) Atalanta punti 58;
4) Juventus(*) e Napoli(*) punti 56;
6) Lazio(*) punti 52;
7) Roma punti 51;
8) Verona punti 41;
9) Sassuolo(*) punti 40;
10) Sampdoria punti 36;
11) Bologna punti 34;
12) Udinese punti 33;
13) Genoa punti 32;
14) Fiorentina e Benevento punti 30;
16)Spezia punti 29;
17) Torino(*) punti 24;
18) Cagliari punti 22;
19) Parma punti 20;
20) Crotone punti 15.

(gazzetta.it)

(*) Juventus, Napoli, Lazio, Torino, Inter e Sassuolo una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
Inter - Sassuolo rinviata per covid.
Juventus-Napoli da rigiocare dopo il ribaltamento al terzo grado di giustizia sportiva (CONI)
e punto di penalizzazione di conseguenza restituito al Napoli.
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4/8/2021 12:06 AM
 
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Sorpresa, riecco Dybala!
Pirlo sorride, la Juve batte il Napoli ed è terza


Ronaldo firma il vantaggio, su un grande assist di Chiesa.
L’argentino raddoppia nella ripresa a 4 minuti dal suo ingresso in campo.
Al 90' Insigne su rigore dimezza il passivo ma è troppo tardi


Livia Taglioli


E dopo una sconfitta e un pari, la Juve torna alla vittoria, aggiudicandosi il recupero della terza giornata, ossia nello spareggio che può valere un posto in Champions. Juve-Napoli finisce 2-1, con griffe di Ronaldo su assist enorme di Chiesa, e raddoppio di Dybala, che fa il suo ritorno in campo dopo 87 giorni, al minuto 68 della ripresa, trovando il gol in soli 4 minuti. Per il Napoli, che cade invece dopo 4 vittorie di fila, va a segno su rigore Insigne (al 90'), che già aveva deciso il match del 13 febbraio, sempre dal dischetto. La Juve scavalca così l’Atalanta e si porta in terza posizione a quota 59, i campani perdono una posizione e sono ora quinti.

LE SQUADRE — Pirlo reintegra i reprobi della festa di una settimana fa esatta McKennie, Arthur e Dybala, ma in campo dal 1’ non trova posto nessuno. Se per l’argentino era scontato (è fuori da circa tre mesi), più sorprendenti sono l’impiego di Alex Sandro e Rabiot al posto dei primi due, con i bianconeri disposti su un 4-4-2. A completare il quadro delle novità Buffon in porta, con Szczesny in panca (insieme a Demiral, guarito col Covid, con Bonucci e Bernardeschi invece positivi). Anche Gattuso cambia, a partire da Meret in porta, al rientro post squalifica di Koulibaly al fianco di Rrahmani, con Demme dietro a Zielinski e il trio offensivo Lozano, Mertens, Insigne.

NON SOLO GOL — L’inizio è scoppiettante: nel primo quarto d’ora la gara sforna lo spettacolo di quattro occasioni, due per parte: dopo due minuti Ronaldo sbaglia la più facile delle deviazioni di testa, in piena solitudine sotto rete, su cross di Danilo. Il palo alla sinistra di Meret sta ancora tremando, per il calcio con cui sfoga il nervoso il portoghese. Un minuto più tardi è Zielinski a doppiare l’errore, mandando altissimo di destro da ottima posizione. Chiesa si scalda, Rrahmani lo stoppa. Ma non al 13’: l’ex viola va via a due avversari, superando il secondo con un tunnel, e mette in mezzo un pallone chirurgico per Ronaldo, dopo aver dato un’occhiata alla situazione in area: stavolta CR7 non sbaglia e traduce in gol l’assist delizioso di Chiesa. E’ l’1-0. Che Fabian Ruiz non riesce a rimontare, mandando alle stelle dopo un paio di minuti.

DUE RIGORI, ANZI NO — La partita non cambia volto dopo il vantaggio bianconero: resta un bel confronto fra due squadre che si fronteggiano in velocità, che saltano l’avversario usando testa e piedi, guadagnando spesso e volentieri la profondità. La Juve arretra forse di qualche metro, ma non perde concentrazione e non lascia il controllo al Napoli. Chiesa viene falciato oltre la linea di fondo da Lozano : Mariani non interviene e il Var non rileva irregolarità. La Juve riparte con aggressività e qualità, agendo spesso in controtempo: Chiesa risponde così a Insigne, ma nessuno dei due trova lo specchio della porta. Il Napoli dal canto suo non lascia nulla di intentato, e spinge e conclude con regolarità. Ma anche dietro Chiellini e C. sono attentissimi e non mollano di un’unghia. Stavolta tocca al Napoli protestare per un intervento di Alex Sandro su Zielinski in area. In entrambi i casi i falli erano apparsi netti.

DYBALA ENTRA E SEGNA — Gattuso nella ripresa si gioca anche le carte Osimhen e Politano, ma sono Di Lorenzo, Insigne e Zielinski a chiamare Buffon a tre interventi decisivi. Pirlo invece al 68’ richiama Cuadrado e Morata, per far spazio a McKennie e Dybala, che torna così in campo 87 giorni dopo. Non passano 5 minuti dal suo ingresso che è raddoppio Juve: Dybala riceve da Bentancur e da fermo lascia partire un sinistro a girare che si infila alle spalle di Meret: è il l 73’, arriva il 2-0. Nessuno si ferma: la gara resta vivace e giocata su ritmi elevati, inevitabile anche un po’ di nervosismo, entra anche Petagna. All’89’ un intervento di Chiellini su Osimhen causa un rigore: dal dischetto (ancora) Insigne, e ancora gol: 2-1 al 90’. Nei 4’ di recupero non cambia più nulla, se non che ora la Juve può guardare le altre da un gradino più su.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/8/2021 12:14 AM
 
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È un'Inter da 10 e lode:
lo scudetto è sempre più vicino



Al 10’ colpo di testa di Lukaku, al 67’ Lautaro raddoppia di sinistro:
la squadra di Conte sale a +11 sul Milan secondo.
Barella (diffidato e ammonito) salta il Cagliari


Francesco Fontana

Tutto finito? Forse, perché gli undici punti di vantaggio sulla seconda hanno la dimensione della sentenza sulla Serie A. Un’Inter non spumeggiante, ma come sempre cinica fa il proprio dovere contro un buon Sassuolo rimaneggiato per le numerose assenze: a San Siro, nel recupero della 28esima giornata, decidono Lukaku - che segna il gol numero 21 in campionato (sono 27 in stagione) - e Lautaro, killer di sinistro al 67’ (dopo un contatto De Vrij-Raspadori che ha fatto infuriare De Zerbi).

Inutile la perla nel finale di Traore, sono questi i colpi che mettono l’acceleratore nella volata per lo scudetto: il Milan scivola a -11, a -12 c’è la Juventus, vincente contro il Napoli, dietro Atalanta e proprio Gattuso a quota 58 e 56. Davanti a tutti l’Inter, alla decima vittoria consecutiva, che ora può iniziare a osservare attentamente il countdown.


DARMIAN E GAGLIA DAL 1’ — Senza gli squalificati Bastoni e Brozovic e gli infortunati Kolarov e Perisic, Conte lancia Darmian in difesa e Gagliardini in mediana (i due vincono i ballottaggi con Ranocchia e Vecino). Per il resto Handanovic in porta, dietro anche Skriniar e De Vrij con Hakimi, Barella, Eriksen e Young a completare il centrocampo. In attacco Lukaku con Lautaro e non Sanchez. Dall’altra parte il Sassuolo deve rinunciare ad Ayhan, Muldur, Defrel, Berardi, Caputo, Locatelli, Ferrari, Romagna e Bourabia. Le scelte per De Zerbi sono pressoché obbligate: nel suo 4-2-3-1 ci sono Toljan, Chiriches, Marlon e Rogerio davanti a Consigli. Obiang e Lopez in mezzo con Traore, Djuricic e Boga alle spalle di Raspadori. Arbitra Irrati di Firenze.


CHIRICHES URLA, ROM-GOL — Parte forte l’Inter, dopo neanche 1’ Barella spreca una buona chance incespicando con Lukaku pronto (e libero) all’interno dell’area piccola. Al 3’ ci prova il Sassuolo, il destro di Djuricic dalla distanza è alto. Non quello di Obiang, che poco dopo sfiora il palo alla destra di Handanovic. Il ritmo in avvio è ottimo, idem l’iniziativa di Young al 5’: cross in mezzo, stacca Hakimi che però non impatta (palla sul fondo). Dopo il giallo a Consigli per un’uscita scomposta su Young, Chiriches suona la carica: “Non siamo venuti qui per perdere!”, urla il difensore rumeno. Un gesto per motivare i compagni, tuttavia non proprio fortunato considerando che il Sassuolo va sotto: ancora Young sulla sinistra (positiva la prova dell’inglese), palla in mezzo e il solito Lukaku la mette dentro. Gol da bomber vero (il primo di testa in questa Serie A), che al 10’ vale l’1-0. Al 17’ ammonizione “tattica” per Barella (diffidato), che entra in ritardo su Rogerio: decisione giusta, l’azzurro salterà il Cagliari per squalifica (giallo anche per Traore al 23’ per un fallo proprio su Nicolò). Negli ultimi minuti Boga da una parte e Young dall’altra provano a rendersi pericolosi, ma il risultato non cambia: si va negli spogliatoi al 45’, senza recupero.


SINISTRO E MATCH CHIUSO — Si riparte senza cambi, il Sassuolo non sta a guardare. Il primo tentativo arriva al 55’ con Obiang, c’è Handanovic sul tiro dalla distanza dell’ex West Ham. Dopo il destro di Djuricic, Conte cambia e dà fiducia a Sensi al 59’ al posto di Eriksen. Il Sassuolo prova ad aumentare il ritmo, Toljan costringe Young al giallo per un fallo di mano volontario sulla destra (l’ex United entra in diffida). Il pallino del gioco è neroverde, al 63’ Lopez impensierisce Handanovic con il classico cross che non trova nessuno e si spegne sul fondo. Conte si sbraccia e non sembra soddisfatto, ma al 67’ i suoi la chiudono. Dopo un contatto De Vrij-Raspadori in area (grandi proteste degli emiliani) l’Inter riparte in contropiede nel segno della Lu-La: assist di Lukaku e mancino vincente di Lautaro, che sul secondo palo batte Consigli dopo aver superato Chiriches (15esimo gol in A, senza rigori). Per il Sassuolo è il colpo del k.o. e c’è tempo per altri cambi (dentro Vecino e Sanchez da una parte, Kyriakopoulos, Haraslin, Oddei e Karamoko dall’altra), anche se all’85’ prova a riaprirla Traore, bravissimo ad aprire il piatto e a battere Handanovic. I nerazzurri resistono nel finale (che chance in contropiede per Sanchez ed Hakimi, annullato per fuorigioco un gol a Lukaku) e si regalano un sorriso grande così. Il countdown prosegue...

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2020/2021 Recupero 3ª Giornata (3ª di Andata)

07/04/2021
Juventus - Napoli 2-1

SERIE A 2020/2021 Recupero 28ª Giornata (9ª di Ritorno)

07/04/2021
Inter - Sassuolo 2-1

Classifica
1) Inter punti 71;
2) Milan punti 60;
3) Juventus punti 59;
4) Atalanta punti 58;
5) Napoli punti 56;
6) Lazio(*) punti 52;
7) Roma punti 51;
8) Verona punti 41;
9) Sassuolo punti 40;
10) Sampdoria punti 36;
11) Bologna punti 34;
12) Udinese punti 33;
13) Genoa punti 32;
14) Fiorentina e Benevento punti 30;
16) Spezia punti 29;
17) Torino(*) punti 24;
18) Cagliari punti 22;
19) Parma punti 20;
20) Crotone punti 15.

(gazzetta.it)

(*) Lazio, Torino una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
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Ribaltone Spezia nel recupero!
Crotone, ora la retrocessione è più vicina



Finale incandescente al Picco, dove lo Spezia prima pareggia con
Maggiore e poi firma il sorpasso col colpo di testa di Erlic a tempo scaduto.
Ennesima rimonta subita per i calabresi, in vantaggio fino a 3' dalla fine


Filippo Grimaldi

Battuto con onore, questo Crotone che si arrende solo al secondo minuto di recupero allo Spezia (3-2 il finale), per un’ora in difficoltà grazie alla pressione e all’organizzazione di gioco della squadra di Cosmi, ma capace poi di ribaltare la partita. Tre a due finale per la squadra di Italiano, ora con un più dieci sul Cagliari terzultimo. Il Crotone affonda, e nulla raccoglie nonostante una prestazione rovinata dagli errori difensivi nella ripresa. Ora la salvezza diventa davvero lontanissima. Spezia rivoluzionato da Italiano, che propone Provedel fra i pali, e Nzola punta centrale nel 4-3-3, mentre Cosmi recupera in mediana Messias acciaccato.

CORTOCIRCUITO — Italiano nel primo tempo punta molto sulle corsie esterne, tiene molto alta la linea difensiva e inizialmente la mossa sortisce effetto, perché il Crotone stenta ad alzarsi. Un atteggiamento simile, però, necéssita di un adeguato peso offensivo, che invece sorprendentemente ai padroni di casa. E così la squadra di Cosmi capisce che per provare a far saltare il banco basta saltare la mediana dello Spezia per arrivare a Ounas e Simy. Un paio di guizzi di Petriccione e a seguire la buona spinta di Reca a sinistra fruttano un paio di buone occasioni per gli ospiti, sventate da Provedel (11’, su Benali) e poi fallita da Ounas di testa (18’). Più Crotone che Spezia, anche se Cosmi deve rimodulare la squadra quando al 34’ Ismajli tcca duro Benali, che deve uscire dal campo. Dentro Magallan, che si piazza basso a destra, mentre Djidji avanza esterno in mediana e Molina scivola sulla corsia opposta. Ma i calabresi ci credono e al 40’ su un cross di Molina respinto da Provedel, la girata di Djidji al primo gol in A beffa Erlic e scavalca Provedel. L’arbitro Sozza attende l’0k del varista Banti per un sospetto fuorigioco e convalida. Vantaggio meritato degli ospiti, perché lo Spezia è inconcludente nello sviluppo del gioco offensivo.

SI CAMBIA — Italiano nella ripresa lascia fuori Ricci e Gyasi, sostituiti da Leo Sena e Farias. Ma il Crotone non molla, dietro alza il muro e lo Spezia fatica a proporsi, nonostante un paio di spunti di Farias a sinistra. Possesso per gli uomini di Italiano, ma il Crotone tiene. Anzi, sono proprio gli ospiti (13’), su un affondo di Reca a sinistra, a sfiorare il raddoppio con Simy, murato al limite dell’area piccola da Erlic, che si riscatta dopo l’errore del primo tempo. Ma al 18’ la pressione dello Spezia frutta il pari: Ferrer serve Marchizza: il suo assist è intelligente e arriva a Verde che scarica forte nell’angolino alto alla sinistra della porta di Cordaz, ma Luperto ha le sue colpe, lento nella copertura dello spazio. L’uno a uno rovescia completamente la gara: eppure a sorpresa su un errore in copertura di Pobega una combinazione Ounas-Zanellato frutta il sedicesimo gol stagionale di Simy che ridà fiato alla voglia di riscatto del Crotone. Non basta, però: perché proprio allo scadere Maggiore la rimette in parità e al 47’ Erlic raccoglie nell’area piccola dopo la traversa di Ismajli. Tre a due: lo Spezia vede la salvezza. Ora, per Cosmi sarà dura ripartire e crederci ancora.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/11/2021 12:32 PM
 
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Tris al Parma, il Milan fuori casa è una sentenza.
Ma il rosso a Ibra macchia la giornata

I rossoneri strappano tre punti d’oro in chiave Champions (gol di Rebic, Kessie e Leao)
nonostante l’inferiorità numerica per oltre mezzora e conservano il secondo posto.
Emiliani sempre più nei guai


Marco Pasotto


Se potesse giocarsi un bonus per cambiare in corsa il regolamento del campionato, Pioli sceglierebbe senz’altro di giocare tutte le partite restanti in trasferta. Dove il suo Milan è un carro armato: i tre punti arrivano anche a Parma – lontano da San Siro ora sono 40 sui 63 totali – e consentono ai rossoneri di proteggere, in qualunque modo vadano le concorrenti, il secondo posto in solitaria. Una vittoria fondamentale in chiave Champions.

Al Tardini finisce 3-1 con gol di Rebic, Kessie, Gagliolo e Leao, un risultato che inguaia ancora più pesantemente gli emiliani ma una partita che in qualche modo inguaia anche il Milan: Ibra viene espulso (rosso diretto) dopo un’ora di gioco per qualche parola di troppo all’arbitro e rischia di restare fuori le prossime due partite. La nota di merito per i rossoneri – che si trasforma in demerito per il Parma – è aver portato a casa il successo nonostante oltre mezzora in dieci.

LE SCELTE — Finalmente Pioli ha potuto portarne dodici in panchina. “Veri” s’intende, senza pescare nella cesta della Primavera. Merito dei recuperi simultanei di Leao, Diaz e Mandzukic (ultima apparizione il 18 febbraio), che hanno restituito al tecnico svariate opzioni in attacco. Dal primo minuto, dietro Ibra, sono partiti i tre attesi: Saelemaekers, Calhanoglu e Rebic (ultima da titolare oltre un mese fa). In mediana confermata la coppia di riferimento Bennacer-Kessie e in difesa Kalulu è stato preferito a Dalot, con Tomori ormai partner fisso di Kjaer al centro. D’Aversa davanti ha confermato il tridente di Benevento, anche perché di alternative ce n’erano pochine. E quindi la lieta (e giovane) novella Man a destra, Pellè al centro e un Gervinho in cerca di riscatto a sinistra. Al centro della mediana è tornato Kurtic e in difesa accanto a Bani l’ha spuntata Gagliolo.

ARIETE — L’impianto rossonero di base è rimasto il 4-2-3-1 ma tatticamente una cosa è stata chiara fin dai primi scorci: Pioli ha chiesto a Rebic di stare particolarmente vicino a Ibrahimovic e di assecondarne i movimenti. Una sorta di sdoppiamento per il croato, chiamato comunque a curare anche la fascia. Ibra, dal canto suo, ha gravitato qualche metro indietro rispetto al consueto. Senza limitarsi a qualche sconfinamento a ritroso per farsi consegnare palla, ma restando più o meno fisso sulla trequarti a galleggiare fra le linee. Più numero 10 che numero 11 insomma. Mosse che hanno pagato. Eccome. In entrambi i gol il Milan ha sfondato centralmente usando come ariete lo svedese, che ha spalancato il portone ai compagni. Sul primo gol (minuto 8) ha messo giù un pallone complicato girato da Bennacer, ha fintato il tiro mandando fuori un tempo un avversario e l’ha messa a centro area sui piedi di Rebic, che ha completato una giocata fantastica liberandosi benissimo per un destro nel sette. Sul secondo (minuto 44) l’azione è stata ancora più bella: tre tocchi veloci nello stretto – Hernandez-Ibra-Hernandez - e palla sulla corsa a Kessie, che ha infilato comodamente Sepe. Due azioni in cui il Milan si è imposto sia dal punto di vista tecnico, sia grazie a un ventaglio di soluzioni piuttosto ampio. Ma va detto che il Milan non è stato impeccabile tecnicamente lungo i primi 45, con parecchi errori, anche in situazioni semplici, dalla mediana in su. Il Parma però non è praticamente mai riuscito ad approfittarne. Qualche sgasata, qualche fiammata estemporanea, soprattutto sulla sinistra con un paio di cross velenosi nell’area rossonera, ma nessun vero pericolo per Donnarumma. Gli emiliani nel primo tempo non hanno funzionato in nessun reparto: difesa portata a spasso sui gol, mediana senza spunto e senza spinta, attacco del tutto non pervenuto (con Gervinho che si è confermato lontanissimo da una condizione accettabile).

DOPPIO GUAIO — La ripresa è iniziata col primo squillo gialloblù, che ha chiamato Donnarumma a un doppio intervento complicato prima su Conti e poi, in difficoltà crescente, su Pellè da distanza (molto) ravvicinata. Uno squillo ma certo non un assedio. Il Diavolo la vita se l’è complicata da solo quando Ibra al quarto d’ora, per ragioni che solo lui conosce, deve aver detto qualcosa di poco ortodosso all’arbitro Maresca (in casa Milan però assicurano il contrario): rosso diretto e Milan in dieci senza il suo condottiero. Pioli a quel punto è passato al 4-4-1 con Rebic punta e Calhanoglu largo. Una botta che si è fatta sentire parecchio. Il Parma ha conquistato subito campo e metri e sei minuti dopo ha accorciato: sponda di Pellè per l’inserimento di Gagliolo, che si è infilato tra Hernandez e Kjaer e ha anticipato Donnarumma. Un guaio doppio, perché nell’azione Gigio si è fatto male a un polso e ha giocato il resto della partita pesantemente fasciato. L’inerzia della partita ovviamente non è cambiata, ma il Parma ha condotto assalti confusionari, senza criterio tattico, con una quantità industriale di cross poco ragionati e quindi facili da neutralizzare per i difensori rossoneri. Ci ha provato Cornelius un paio di volte, facendo scorrere qualche brivido al Diavolo, ma come nel primo tempo Donnarumma non è stato chiamato realmente agli straordinari. La gara si è chiusa definitivamente nel recupero con il gol di Leao (e annessa esultanza polemica senz’altro evitabile), che ha tolto ai rossoneri i patemi degli ultimi giri di lancetta.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/11/2021 12:38 PM
 
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Toro, è un colpo-salvezza.
Belotti segna su rigore,
terzo k.o. di fila per l'Udinese



Primo tempo equilibrato, con un paio di occasioni clamorose non sfruttate da entrambe le squadre.
Nella ripresa Arslan travolge in area il Gallo, che dal dischetto non perdona. Nicola a +5 sul Cagliari che domani gioca contro l'Inter


Mario Pagliara

La felicità del Toro è una rincorsa lunga undici metri. Perché un Belotti glaciale su calcio di rigore regala al Torino un blitz a Udine pesantissimo. I granata danno continuità all’ottimo derby di una settimana fa, ma stavolta la gioia è completa: la squadra di Nicola sbanca la Dacia Arena e, in attesa di Inter-Cagliari di domani, allunga di cinque punti sul terzultimo posto. Troppo sterile la pressione finale dell’Udinese, alla terza sconfitta di fila, e non basta per rimontare un avversario così compatto.

AVVIO BLANDO — L’insolita serata invernale di Udine blocca le gambe e le idee di Udinese e Torino per una buona mezzora. I granata danno l’impressione di impostare una prima parte della gara conservativa, la squadra di Gotti prova a fare la partita ma riesce raramente ad alzare i giri del motore affidandosi spesso e volentieri alla qualità di De Paul. Non ci sono sorprese nelle formazioni di partenza: il Toro conferma il blocco del derby, con lo spostamento di Verdi da mezzala sinistra a mezzala di destra, l’Udinese prova a far paura con Llorente unica punta di ruolo e Pereyra a supporto tra le linee. La partita ci mette un po' a salire di tono, e la prima occasione è dell’undici di Nicola quando Sanabria a pochi passi da Musso non aggancia di testa su un cross di Belotti (21’). Alla mezzora Rincon, su assist di Vojvoda, indovina un colpo al volo che non ha fortuna: muore sopra la traversa. In mezzo al campo i friulani però crescono, Rincon fatica a contenere De Paul, Mandragora spesso ci deve mettere più il fisico che la tecnica.

DE PAUL IN CATTEDRA — L’episodio che può far girare il primo tempo cade al 33’, quando da un’incomprensione tra Milinkovic e Buongiorno nasce una clamorosa palla gol per Molina che spreca il jolly del possibile vantaggio. Nell’ultimo quarto d’ora si accende l’Udinese, trascinata da un De Paul che piano piano sale in cattedra: l’argentino ci prova con un colpo da biliardo (34’) finito di poco a lato, cinque minuti dopo è sua una sventola alta sulla testa di Milinkovic, e al 41’ il portiere serbo deve allungarsi per arrivare su un diagonale ancora di De Paul. Il Toro tutto sommato regge, nonostante pecchi di brillantezza in fase offensiva, ma pochi secondi prima di andare negli spogliatoi un riflesso ancora di Milinkovic sul colpo di testa di Llorente evita il peggio.

CANTA IL GALLO — In avvio di ripresa l’Udinese mantiene il pallino del gioco, ma gli episodi girano dalla parte del Toro. All’11' Verdi tenta il break con una fucilata dalla distanza che sbatte sui tabelloni. Al quarto d’ora Verdi scodella una punizione morbida al centro dell’area per Belotti sul quale frana goffamente Arslan: Doveri non ha dubbi e indica il dischetto del rigore, e Belotti non fallisce. Il Gallo spezza così un digiuno che si prolungava dal 6 febbraio (Atalanta-Torino) e sale a dodici centri in campionato. Poco dopo Nicola inserisce Lukic (al posto di Rincon) e Zaza (per Sanabria), Gotti risponde subito con Okaka (per Llorente) e Forestieri (per Arslan). L’Udinese si getta in avanti più con foga, il Toro si trincera e resiste. Nel finale Gotti si sbilancia lanciando nella mischia Ouwejan al posto di Samir. Ma l’occasione del k.o. cade sulla testa di Izzo (35’) che sfiora il raddoppio. Nel finale il muro granata non concede più nulla e al triplice fischio per Nicola l’urlo è liberatorio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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L'Inter non si ferma più.
E ora sono 11: i punti sul Milan e le vittorie di fila



A San Siro decide Darmian al 77' dopo le prodezze di Vicario. La capolista torna a +11 sul Milan,
mentre i sardi restano a -5 dal Torino, che ha pure una gara da recuperare


Luca Taidelli

Nemmeno il Cagliari dei 4 ex e di super Vicario riesce a fermare la corsa dell'Inter. L'undicesima vittoria di fila arriva nel finale grazie a un guizzo del jolly Darmian. La capolista risponde così al Milan, vincitore ieri a Parma, e torna a +11. Il Cagliari invece sprofonda a -5 dal Torino, quart'ultimo e con una gara in meno, malgrado la prova orgogliosa e le prodezze dell'esordiente Vicario, che in porta sostituisce Cragno, positivo al Covid.

PRIMO TEMPO — Conte punta su Sensi (ultima da titolare in nerazzurro, il 30 settembre a Benevento) per lo squalificato Barella e a destra preferisce Darmian ad Hakimi, involuto nelle ultime uscite. In attacco,con Lukaku c’è Sanchez, che vince il ballottaggio con Lautaro. Semplici invece punta su Carboni per completare la difesa con Godin e Rugani. A destra c’è Zappa, a sinistra Nandez. Pavoletti affianca Joao Pedro in avanti. Con la mediana più creativa ma leggera degli ultimi mesi, Conte si prende un rischio perché davanti ci sono i muscoli di Marin, Nainggolan e Duncan. Non a caso all’inizio i nerazzurri faticano a creare gioco, e quando al 10' ci prova Eriksen con un gran destro Vicario risponde presente con un bel volo. Dopo un quarto d'ora l'Inter prende campo, anche perché quello di Semplici di fatto è un 5-3-2 e gli esterni faticano ad accompagnare l'azione. Al 18', su tocco di Lukaku, Sanchez segna, ma era in fuorigioco. In spazi così chiusi serve qualcuno che salti l'uomo, ci provano i piccoletti Sensi (destro di poco a lato) e Sanchez, che impegna di nuovo Vicario. Il cileno è commovente per impegno, ma perde lucidità con troppi fronzoli e al 33', dopo un ottimo break su Duncan sbaglia la misura per Lukaku, in un raro contropiede. Molto più essenziale e verticale Eriksen, che al 37' pesca l'inserimento di Darmian, sul cui cross basso però Lukaku col destro si impappina. Il Cagliari lotta, ma il primo acuto arriva al 39', con una sassata dell'ex Nainggolan che costringe Handanovic a un intervento meno facile di quanto sembri. Non da meno Vicario sul sinistro secco di Darmian, liberato da una combinazione Sensi-Sanchez.

SECONDO TEMPO — Nessun cambio nell'intervallo e subito Vicario protagonista sul diagonale di Sensi. Il Cagliari tiene, allora l'Inter ci prova con la contraerea, ma sul corner di Eriksen Skriniar non trova il pallone a pochi passi dalla porta e poi Lukaku, fino a quel momento ai margini del match, gira di poco a lato su assist di Brozovic. Di fatto, i 20 uomini di movimento se la giocano davanti all'area di Vicario, attento ancora su Eriksen e Lukaku, ma salvato dalla traversa al 69', sul colpo di testa di De Vrij. Conte attende il 70' per giocarsi le carte Hakimi e Lautaro (fuori Young e Sanchez). Semplici risponde inserendo il quarto ex, Asamoah, per Duncan, con Nandez che si accentra. Quando ormai si consultano gli almanacchi per l'ultimo mezzo passo falso, l'Inter passa al 77' proprio grazie a una fiammata di Hakimi, mandato sul fondo da Lukaku per la caramella che Darmian sul secondo palo deve soltanto scartare con un appoggio di sinistro. Passato in vantaggio, Conte inserisce i "cingolati" Gagliardini e Vecino per Sensi ed Eriksen. Semplici gioca il tutto per tutto passando a 4 dietro, con Simeone al posto di Rugani. E nei minuti finali il quadro si ribalta. Ora è la capolista che non riesce a uscire e rischia tantissimo nell'assalto disperato degli ospiti. Bravi Nainggolan e compagni, ma il perfezionista Conte avrà qualcosa da rimproverare ai suoi per un altro braccino nel finale.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/11/2021 11:46 PM
 
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Juve, tris al Genoa.
Ma CR7 rimane a secco

Kulusevski e Morata a segno nel primo tempo, nella ripresa i bianconeri rallentano e subiscono il 2-1,
poi McKennie chiude il match. Szczesny decisivo in due occasioni


Livia Taglioli


Genoa battuto 3-1, e la Juve conquista la seconda vittoria consecutiva, restando nella scia del Milan, in terza posizione. Rompe il ghiaccio un ritrovato Kulusevski, a segno dopo 4’ minuti. Sembra tutto facile per i bianconeri, che raddoppiano con Morata al 22’. Scamacca impegna Szczesny allo scadere del primo tempo, ma la Juve non raccoglie il campanello d’allarme. E nella ripresa torna in campo nella peggior versione di se stessa. Risultato: dopo 4 minuti Scamacca dimezza lo svantaggio e obbliga la Juve a una ripresa più sofferta del necessario. Nel tourbillon dei cambi a pescare il jolly è Pirlo, con McKennie che trova il gol del 3-1 al 70’, a due minuti dal suo ingresso in campo.

DYBALA IN PANCA — Pirlo conferma il 4-4-2 visto col Napoli, lasciando però in panchina Buffon e Alex Sandro. Cuadrado, arretrato sulla linea dei difensori, lascia il posto a Kulusevski, con Morata al fianco di Ronaldo (Dybala parte di nuovo in panchina). Ballardini, che deve fare a meno dello squalificato Strootman e degli infortunati Pellegrino e Czyborra, risponde con un 3-5-2 con in mezzo quel Rovella già juventino ma in rossoblu a farsi le ossa e prepararsi a un domani in bianconero. Davanti è Pandev a dar man forte a Scamacca. L’avvio juventino non è rombante quanto quello esibito col Napoli, ma altrettanto autorevole, e il gol arriva dopo 4’: Cuadrado salta Rovella e appoggia all’indietro per Kulusevski, che con un sinistro da fermo batte Perin. Il Genoa reagisce frullando calcio offensivo insistente ma innocuo: una conclusione alta di Biraschi e una punizione altissima di Scamacca sono gli unici prodotti delle avanzate rossoblu.

RADDOPPIO JUVE — La Juve gioca con calma e lucidità, prova un paio di conclusioni, e al 22’ arriva il raddoppio: sprinta Chiesa dalla linea di metà campo macinando metri e avversari, Perin respinge il suo destro in corsa, Ronaldo da posizione ravvicinata stampa il pallone sul palo, Morata al terzo tentativo lo spinge in rete. Ora è una Juve in totale controllo, che fa girare palla e mantiene il possesso, il Genoa fatica a ripartire, subendo molto l’asse di destra Cuadrado-Kulusevski. Lo svedese appare rinato rispetto alle ultime prestazioni, ma è la squadra tutta a giocare con coralità, grande attenzione e senza sbavature. Solo un brivido, nel finale: Scamacca si incunea fra De Ligt e Chiellini, Szczesny è eccezionale nel respingere la conclusione ravvicina dell’attaccante rossoblu.

REAZIONE GENOA — La ripresa si apre con Alex Sandro in campo al posto dell’ammonito Cuadrado, con Danilo che slitta a destra. Nel Genoa dentro Pjaca e Ghiglione (per Biraschi e Behrami), ma a cambiare è soprattutto l’atteggiamento della squadra di Ballardini, che subito guadagna un angolo, e da quel corner costruisce il gol del 2-1, realizzato di testa da Scamacca, al 49’. Poi il Genoa non si ferma, con Pjaca che prima chiama Szczesny a un grande intervento, e poi manda alto da buona posizione. La Juve si è un po’ persa, o meglio ha lasciato negli spogliatoi un po’ dello spirito che l’ha fatta grande nel primo tempo. Chiesa spreca un buon contropiede cercando Morata e non Ronaldo, libero a sinistra, il Genoa inserisce altre forze fresche (Shomurodov e Zajc). I bianconeri rallentano il ritmo e incappano in “vecchi” errori, Pirlo prova a dare la scossa inserendo Dybala e McKennie per Morata e Kulusevski. Pronti via, proprio McKennie dopo 2 minuti, al 70’, centra il 3-1, servito sul filo del fuorigioco da Danilo. Il Genoa chiude in 10, anzi praticamente in 9: al 79’ Zappacosta si arrende, con Ballardini che ha esaurito i cambi, e nel finale anche Pjaca è visibilmente sofferente. Ma tant’è, la gara è praticamente finita col 3-1 firmato McKennie. E un Ronaldo che a fine gara lancia la maglietta a terra per accontentare la richiesta di un raccattapalle, gesto un po' ambiguo commentato anche da Pirlo nel post match.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/11/2021 11:49 PM
 
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Napoli, colpo in casa Samp:
la corsa Champions continua



La squadra di Gattuso si impone con un gol per tempo:
segnano Fabian Ruiz e Osimhen. Annullata dal Var la rete del pareggio di Thorsby


Filippo Grimaldi

Riprende la (rin)corsa di Gattuso, che alla fine si concede un lungo abbraccio in mezzo al campo con Ranieri. Due allenatori pronti all’addio. Il presente, però, racconta che aspettando l’Atalanta, attesa stasera dalla sfida del Franchi contro la Fiorentina, il Napoli centra una vittoria pesante (0-2 il finale) in casa della Samp e compie il sorpasso provvisorio sui nerazzurri al quarto posto sulla squadra del Gasp, nella lunga volata per la prossima Champions. Decidono la rete di Fabiàn Ruiz nel primo tempo, che premia quello che lunghi tratti è stato il predominio territoriale e di gioco azzurro, e il raddoppio di Osimhen a tre minuti dalla fine. La Samp, in verità, sul provvisorio 0-1, nella ripresa era riuscita ad andare a segno con Thorsby, prima che Valeri – dopo un consulto con la Var – annullasse ravvisando un fallo in atacco del norvegese su Koulibaly: resta il fatto che i blucerchiati avevano comunque non poche attenuanti, con una mediana d’emergenza, vista la contemporanea assenza di Silva ed Ekdal. Ranieri ha risolto il problema spostando Jankto interno al fianco di Thorsby, con Candreva e Damsgaard esterni di fascia. Il Napoli ha confermato invece il suo 4-2-3-1 con il nigeriano terminale offensivo.

MONOLOGO — Il primo tempo mostra una Sampdoria in avvio ordinata, ma poco efficace dalle parti di Ospina, mentre la squadra di Gattuso sfrutta la sua grande velocità nelle ripartenze, che spesso creano pericoli ai blucerchiati, soprattutto sulla corsia di destra, dove l’asse Di Lorenzo-Politano è quello più sfruttato ed incisivo. Lo dicono il numero di occasioni degli ospiti, vicini al gol già al 5’, quando proprio su un cross di Politano, Zielinski calcia altissimo da ottima posizione. Ed è un canovaccio che resta inalterato sin quasi all’intervallo. Al 10’ il recupero di Bereszynski è provvidenziale su Insigne smarcato da Di Lorenzo, nell’ennesima accelerazione devastante del Napoli, vicinissimo al vantaggio ancora al 22’ (carambola in area salvata da Yoshida) e poi con Insigne al 25’, che trova Audero pronto alla deviazione. La Samp qui non riesce mai ad alzarsi e nell’unica occasione buona sul piede di Gabbiadini, Manolas lo stoppa prendendo l’ammonizione. Ma la squadra di Ranieri è inconcludente in attacco, sovrastata dalla fisicità e dagli schemi del Napoli. Così, al 35’, una combinazione Fabiàn Ruiz-Osimhen-Zielinski e chiusa proprio con un sinistro preciso dallo spagnolo regala il meritato vantaggio agli azzurri. E’ la precisione delle linee e la profondità del gioco che sorprende la Samp, offrendo sempre agli ospiti sempre la possibilità di creare una superiorità numerica sulla trequarti - scavalcando la mediana di Ranieri -, vicinissimi al raddoppio con un assist di Di Lorenzo per Politano, fuori di un soffio. La Samp non punge sino all’intervallo.

REAZIONE — Anche se, nella ripresa, Samp decisamente più aggressiva nella ripresa, con un Gabbiadini effervescente ed un gioco più rapido. Le migliori occasioni, però, sono sempre per gli ospiti: Audero (6’) disinnesca Zielinski, due minuti calcia alto Fabian Ruiz, al quale si oppone ancora una volta il numero uno sampdoriano, negando il raddoppio pure a Insigne. Il Napoli rimane concreto e pericoloso: l’affannoso recupero di Colley (12’) per un soffio non diventa un’autorete. Ranieri prova allora a sfruttare la freschezza atletica di Keita (fuori il capitano Quagliarella), Gattuso sostituisce Politano con Lozano e Zielinski con Mertens. È una fase complicata della gara per il Napoli. Ospina resta a terra, Meret è pronto a subentrare, ma il numero uno azzurro chiede di restare in campo e sull’angolo successivo viene beffato da Thorsby (30’). Il Napoli, però, si salva: dopo un consulto con la Var, Valeri annulla per un intervento del norvegese su Koulibaly. È, questo il miglior momento della Samp che aumenta la pressione e schiaccia gli ospiti. Keita è vivace, ma non basta. Il Napoli non molla e su una verticalizzazione di Mertens, Osimhen segna il suo quinto gol in campionato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/11/2021 11:53 PM
 
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Milinkovic piega il Verona al 92': la Lazio non molla

Quarta vittoria di fila per la squadra di Inzaghi che continua
a lottare per un posto in Champions League


Pierfrancesco Archetti


La Lazio infila la quarta vittoria consecutiva, grazie a un colpo di testa di Milinkovic al 92’, e continua a rincorrere la zona Champions. Sembrava che lo 0-0 non si schiodasse in una gara povera di emozioni, con nessun tiro in porta del Verona e soltanto quello del vantaggio, più un palo, per gli ospiti. Ma la svolta arriva nel recupero, la Lazio non molla l’obiettivo di inizio stagione.

IL PALO — Anche nel primo tempo poche occasioni, quelle più rilevanti capitano alla Lazio: in avvio un destro di Milinkovic esce di poco, invece un diagonale di Immobile da fuori area colpisce il palo al 23’. Le marcature sono strette e a tutto campo, come consuetudine dei gialloblù. Quando la Lazio arriva in area, non è precisa nell’ultimo passaggio. Il Verona si fa vedere dalle parti di Reina con un tiro cross di Lazovic sul quale non può arrivare Lasagna. Entrambe le squadre sono senza gli allenatori principali in panchina: Juric, squalificato, è sostituito da Paro; al posto di Simone Inzaghi, a casa per il Covid, c’è Farris. Alla Lazio manca la velocità di Lazzari sulla destra, al suo posto viene messo per la prima volta Akpa-Akpro, mentre Marusic è sistemato nel trio di difensori e Patric resta in panchina. Anche Correa è squalificato, in attacco a far coppia con Immobile c’è Caicedo e non Muriqi che poi entra nella ripresa al posto dell’ecuadoriano.


GOL ANNULLATO E GOL VERO — Il Verona è ottavo, di obiettivo salvezza non si parla più perché già raggiunto comodamente per la seconda stagione consecutiva. Juric modifica il centrocampo preferendo Sturaro a Tameze, mentre in difesa torna Dawidowicz. E’ una partita costruita sui duelli personali e quando Caicedo ne vince uno con Magnani porta la Lazio in vantaggio proprio a inizio ripresa. Ma l’arbitro Chiffi, dopo aver concesso il gol, viene richiamato al Var e annulla. Aveva concesso il vantaggio sul fallo di Magnani su Caicedo, ma poi punisce la manata dell’attaccante, anche ammonito, sul difensore nel proseguo dell’azione. La Lazio protesta, ma il risultato non cambia. Il Verona non sfrutta un paio di contropiede, la partita si trascina nel finale fra dieci cambi e stanchezza. Ma al secondo minuto di recupero, un cross morbido di Radu viene deviato in porta di testa da Milinkovic, più svelto dei difensori. E la Lazio fa festa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/11/2021 11:57 PM
 
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Assolo di Mayoral:
la Roma vince prima dell’Ajax,
il Bologna spreca e va k.o.

Gli emiliani dominano il primo tempo ma non sfruttano le occasioni.
Per i giallorossi, con la testa all’Europa League, decide il gol dello spagnolo al 44’.
Pastore in campo dopo 9 mesi e mezzo


Andrea Pugliese


Tre punti importanti perché tengono la Roma in vita per la rincorsa all’Europa tramite il campionato. Poi c’è l’altra di Europa, quella che vedrà i giallorossi impegnati giovedì prossimo nel ritorno dei quarti di finale con l’Ajax. Quella partita lì oggi c’era eccome nella testa della squadra di Fonseca e forse è anche inevitabile che fosse così. E lo si è visto soprattutto nel primo tempo, quando il Bologna ha dominato in lungo e largo e solo per propri demeriti non è riuscito a fare gol. Dall’altra parte, invece, il gol decisivo lo ha segnato Borja Mayoral, che in campionato non segnava da bene 9 partite. Il gol dello spagnolo tiene in vita i giallorossi, nella scia della Lazio. E regala l’entusiasmo giusto per affrontare al meglio l’Ajax.

DOMINIO E BEFFA — Fonseca lascia a riposo Lopez, Pellegrini e Karsdorp, mandando dentro Mirante, Pedro e il giovane Reynolds, alla prima da titolare, la vera sorpresa della partita. Mihajlovic invece è ancora senza Tomiyasu e davanti rispolvera Palacio, al rientro dopo la squalifica che lo ha costretto a saltare l’Inter. Le motivazioni, ovviamente, sono profondamente diverse e infatti a fare la partita è sempre e solo il Bologna, con la Roma che sembra avere la testa interamente proiettata all’Ajax. Ne viene fuori un primo tempo in cui il Bologna sfiora il gol almeno tre volte (Palacio ravvicinato deviato da Ibanez a botta sicura, Svanberg di testa di un soffio alto e Mirante supera su Soriano da due passi) e altrettante si rende pericoloso (al 45’ il conteggio dei tiri dirà 9-2 per gli ospiti). Mihajlovic imposta una partita fatta di duelli individuali e marcature a uomo a tutto campo. La conseguenza è che la Roma va costantemente in sofferenza, anche perché Villar e Diawara in mezzo soffrono la pressione di Schouten e Svanberg. Reynolds è ancora troppo acerbo, Fazio arrugginito e Pedro prova a inventare qualcosa, ma quando ha la palla buona per Mayoral sbaglia completamente i giri del traversone. E non è un caso che il primo tiro in porta dei giallorossi arrivi addirittura al 24’, con Villar che impegna da fuori (eufemismo) Skorupski. Ma siccome il calcio è strano ed è bellissimo anche per questo, quando tutti si aspettavano il gol del Bologna da un momento all’altro a passare è invece la Roma: lancio di Ibanez per Mayoral, con Danilo che sbaglia l’anticipo di testa e lo spagnolo che si invola solitario verso Skorupski, lo salta con uno scavetto di qualità e insacca a porta vuota. E’ il 44’, con Mihajlovic che scalcia nervosamente una bottiglietta d’acqua, convinto che ci fosse una spinta di Mayoral su Danilo a sbilanciare il difensore brasiliano.

MICKI E PASTORE — Ad inizio ripresa è ancora Mayoral ad avere subito una buona occasione per raddoppiare, poi il Bologna torna ad avere il pallino del gioco. Soriano spreca dal limite dopo un erroraccio di Reynolds, Barrow prova ad andar via in un paio di circostanze, mentre dall’altra parte Diawara si costruisce un bel tiro, ma senza riuscire a dare forza alla palla. Allora dopo 15 minuti Mihajlovic butta dentro Sansone e Orsolini per cercare di dare ancora più vitalità e fantasia alla manovra offensiva (e con loro entra anche Antov, con il forfeit forzato di De Silvestri). Fonseca, invece, cerca di difendere il vantaggio con le unghie, ma risponde mettendo dentro Veretout e Mkhitaryan (al rientro dopo oltre tre settimane di assenza). Così al 24’ Ibanez tenta dal limite il bis di Amsterdam, ma stavolta il tiro finisce alto, mentre Mkhitaryan si fa notare subito per un paio di spunti importanti. Poi è Skorupski a dire di no a Bruno Peres dal limite, con l’inerzia della partita che adesso è cambiata profondamente. Il Bologna non ha più la propulsione della prima ora di gioco, con i giallorossi che adesso trovano spazi per andare. E nel finale c’è spazio anche per l’esordio stagionale di Pastore, che torna in campo 9 mesi e mezzo dopo l’ultima partita (Milan-Roma del 28 giugno scorso). In extremis il Bologna va ad un soffio dal pari, ma Fazio si trova nel posto giusto al momento giusto per spazzare via l’insidia finale. Finisce così, con la Roma che porta a casa tre punti che la tengono in scia della Lazio e il Bologna a rammaricarsi di quel primo tempo assurdo, in cui non è riuscito a fare gol.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/12/2021 12:01 AM
 
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Doppio Zapata e Ilicic su rigore:
l'Atalanta vince a Firenze e torna quarta



La Dea comanda nel primo tempo, due lampi di Vlahovic a inizio ripresa illudono Iachini.
Poi un fallo di mano di Martinez Quarta decide la partita


L'Atalanta si adegua agli avvenimenti (le occasioni non sfruttate), ma ne esce vittoriosa comunque. A Firenze finisce 3-2 per la squadra di Gian Piero Gasperini che riacquista il quarto posto in solitaria. La Dea stacca la Viola di due gradini con Zapata, controlla il primo tempo, potrebbe ampliare il divario e non lo fa. Poi in dieci minuti della ripresa la Fiorentina ricuce lo strappo con due fiammate chiuse da Vlahovic. Tutto inutile visto che tre minuti dopo il 2-2 la palla dondola sul braccio di Martinez Quarta. Rigore e gol di Ilicic che rimette definitivamente avanti la Dea.

UN TEMPO DA DEA — Il riassunto della serata del Franchi è sostanzioso. Il volume di occasioni prodotto dall'Atalanta nel primo tempo meriterebbe più spazio di una fototessera. I gol di Zapata – entrambi su assist di Malinovskyi – aprono e chiudono i primi 45'. Prima un corner adornato dal colpo di testa di Duvan, infine il destro ormai solo davanti Dragowski. È proprio il portiere polacco a limitare i danni negandosi ancora al colombiano due volte e a Gosens. Gasperini trema solo per il giallo a Romero (diffidato, salterà la Juventus) e per una girata di Caceres.

RECUPERO E NUOVO SORPASSO — Il secondo tempo parte con una voglia diversa, una voglia Viola. Al 57' il primo gol nasce da una rimessa erroneamente concessa alla Fiorentina (la tocca Bonaventura per ultimo). E Vlahovic concretizza. Toloi sbaglia pochi minuti dopo l'occasione per silenziare la rincorsa di Iachini e così arriva il 2-2. Ripartenza fenomenale di Kouame, palla a Vlahovic che deve solo spingere in rete.
Nemmeno il tempo di affrancarsi che arriva il rigore. Martinez Quarta è anche sfortunato, però il pallone gli rimbalza sulla mano. Per l'arbitro Sacchi è rigore, Ilicic dal dischetto non sbaglia. Più che la reazione della Fiorentina (testa di Vlahovic) arrivano occasioni clamorose per Pasalic e Zapata, occasioni che tengono la partita aperta fino al novantesimo. Non cambia nulla e l'Atalanta si addormenta quarta, in Champions nuovamente. Una notte meno serena quella della Fiorentina di Iachini: la zona calda è dietro 8 punti, ma non è ancora finita.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/13/2021 12:17 AM
 
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Sassuolo sprecone ma basta un’autorete
per l'8° posto: Benevento k.o.

Decide l’autogol di Barba al 45’: gli emiliani dominano ma sciupano almeno 4 palle gol.
Così Consigli salva la vittoria del recupero



Il Sassuolo domina, scherza col fuoco ma sbanca comunque il Vigorito di Benevento. Alla squadra di De Zerbi basta l’autorete di Barba in chiusura di primo tempo. Risultato bugiardo: gli emiliani avrebbero meritato un successo più largo, anche se la doppia parata di Consigli su Glik al 93’ vale almeno quanto l’episodio dell’autogol. E mantiene inviolata la sua porta dopo 18 partite.

LA PARTITA — Inzaghi ha bisogno di punti. E al diavolo il bel gioco. Piazza il suo Benevento col 5-3-2, mettendo l’evanescente Sau accanto a un Gaich mai pericoloso, lavorando molto sulle linee di passaggio del Sassuolo. E per un po’ il piano partita funziona: Lopez si divora il vantaggio dopo un errore di Barba, Locatelli, semplicemente dominante in mezzo al campo, sfiora l’incrocio dei pali dopo una gran giocata innescata da Djuricic. Ma Montipò resta sostanzialmente inoperoso fino all’ultima azione del primo tempo. Boga, fino a quel momento non pervenuto, salta secco Tuia e la mette in mezzo per Raspadori. Barba, nel tentativo di anticipare il vice-Caputo, la mette nella propria porta.

CAMBI — Inzaghi prova a muovere la partita inserendo prima Lapadula e Letizia, poi Caprari e Viola. Ma il Benevento fatica di fronte alle giocate del Sassuolo, che ha la grande colpa di non segnare un 2-0 che sarebbe strameritato. Boga colpisce una traversa clamorosa, Djuricic avvia un’azione pazzesca ma poi è impreciso nella conclusione. Ma l’errore più clamoroso è quello di Raspadori, che a tu per tu con Montipò riesce a calciare fuori. Incredibile errore, che regala un finale ad altissima intensità. Consigli si deve sporcare le mani su Gaich, Lapadula e soprattutto per due volte al 93’ su Glik. Così De Zerbi, che la chiude con un cambio per nulla “Dezerbiano (Chiriches per Djuricic), evita di buttare due punti. Mentre Inzaghi recrimina, anche se il margine sulla terz’ultima (8 punti) resta abbastanza rassicurante.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/13/2021 12:18 AM
 
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SERIE A 2020/2021 30ª Giornata (11ª di Ritorno)

10/04/2021
Spezia- Crotone 3-2
Parma - Milan 1-3
Udinese - Torino 0-1
11/04/2021
Inter - Cagliari 1-0
Juventus - Genoa 3-1
Sampdoria - Napoli 0-2
Verona - Lazio 0-1
Roma - Bologna 1-0
Fiorentina - Atalanta 2-3
12/04/2021
Benevento - Sassuolo 0-1

Classifica
1) Inter punti 74;
2) Milan punti 63;
3) Juventus punti 62;
4) Atalanta punti 61;
5) Napoli punti 59;
6) Lazio(*) punti 55;
7) Roma punti 54;
8) Sassuolo punti 43;
9) Verona punti 41;
10) Sampdoria punti 36;
11) Bologna punti 34;
12) Udinese punti 33;
13) Genoa e Spezia punti 32;
15) Fiorentina e Benevento punti 30;
17) Torino(*) punti 27;
18) Cagliari punti 22;
19) Parma punti 20;
20) Crotone punti 15.

(gazzetta.it)

(*) Lazio, Torino una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
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4/17/2021 5:57 PM
 
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Crotone-Udinese, non basta Simy.
De Paul, doppietta e rosso



Diciassettesimo gol stagionale per il nigeriano, il capitano bianconero a segno al 41’ e al 74’
regala il successo alla squadra di Gotti e poi è espulso al 90’ per un fallo su Molina


G.B. Olivero

La classe di De Paul regala all’Udinese la vittoria a Crotone e certifica una salvezza che in realtà non era mai stata in discussione. Dopo tre sconfitte consecutive, però, i bianconeri cercavano un risultato per svoltare e per questo motivo il successo è particolarmente importante. Il Crotone si è ormai arreso al suo destino: la retrocessione è inevitabile. La squadra di Cosmi ha sfiorato il pareggio nel finale, ma è sembrata ormai priva di motivazioni.

PRIMO TEMPO — Le due squadre scendono in campo con moduli speculari: nel 3-5-2 dei calabresi si costruisce a destra con Messias e Ounas e ci si inserisce senza palla a sinistra con Reca e Salvatore Molina, mentre nel 3-5-2 dei friulani è De Paul a decidere come e dove si balla. Per la verità all’inizio l’Udinese si limita a guardare. Il Crotone al 4’ costruisce una potenziale occasione con Messias che trova Salvatore Molina a pochi passi da Musso: colpo di testa centrale. Il ritmo è basso, i contenuti tecnici e agonistici sono modesti. Il Crotone ci prova più per dovere che per convinzione, Simy si impegna ma non riceve palloni da indirizzare verso la porta, Salvatore Molina calcia alto al 28’. Poi entra in partita anche l’Udinese che batte qualche corner e al 41’ va in vantaggio con la prima azione corale della gara: Okaka appoggia di prima a Stryger Larsen che sempre di prima manda Nestorovski al tiro. Cordaz respinge sui piedi dello stesso attaccante, che appoggia a De Paul: il capitano bianconero a centro area può controllare, girare attorno al pallone, prendere la mira e segnare con grande facilità.

SECONDO TEMPO — Nell’intervallo Cosmi sostituisce Pedro Pereira con Rojas, ma non cambia granché nel gioco della squadra calabrese. Al 22’, però, un episodio scuote il Crotone: lancio di Golemic, Reca controlla, Nahuel Molina colpisce con la mano e l’arbitro fischia il rigore. Simy trasforma segnando per la settima partita consecutiva. Ma all’Udinese bastano pochi minuti per tornare in vantaggio: al 29’ Pereyra parte in progressione e trova De Paul al limite dell’area. Rodrigo è splendido nello stop, nel dribbling su Cuomo e nella conclusione rasoterra che spiazza Cordaz. La partita ha un sussulto negli ultimi minuti: Nahuel Molina colpisce di testa all’indietro regalando una palla-gol a Simy che centra il palo. Sulla respinta Nuytinck impedisce il tap-in di Riviere. Al 45’ De Paul viene espulso per un’entrata imprudente ma non cattiva su Salvatore Molina: la gamba è effettivamente troppo alta. Ma la superiorità numerica nel recupero non basta al Crotone per raggiungere il pareggio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/17/2021 6:00 PM
 
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Ranieri ribalta la Samp,
e la Samp ribalta il Verona



Hellas in vantaggio con Lazovic su punizione, poi il tecnico cambia tre uomini all’intervallo
e i blucerchiati dilagano con Jankto, Gabbiadini su rigore e Thorsby


Filippo Grimaldi

Il Verona ribaltato, e ora è crisi vera: quinto k.o. nelle ultime sei giornate di campionato. La Samp vince e piomba in classifica a meno due dalla squadra di Juric, affondata al Ferraris (3-1), dopo un primo tempo gestito a lungo e senza difficoltà proprio dagli ospiti, all’intervallo in vantaggio, ma poi travolti nella ripresa. L’ottavo posto finale per i blucerchiati non è più una chimera, ma resta un obiettivo alla portata: la banda terribile di Ranieri lo ricorda a tutti dopo un successo pesante che spegne alla distanza la buona prova sino a metà gara di Lasagna e compagni. Verona di partenza ritoccato, con la novità Salcedo sulla linea dei trequartisti e Barak più arretrato in mediana. Samp addirittura rivoluzionata, con Candreva, Gabbiadini e Quagliarella in panchina, oltre a Ekdal in condizioni fisiche imperfette. Il Verona parte forte e sorprende una Samp troppo lunga e soprattutto con i reparti poco coordinati fra di loro. Il 4-4-1-1 di Ranieri (stesso modulo della gara di andata al Bentegodi, e medesimi interpreti offensivi, con Verre alle spalle di La Gumina) non crea mai veri pericoli alla squadra di Juric, che invece con una mediana tosta e la coppia Salcedo-Zaccagni alle spalle di Lasagna può affondare spesso i colpi approfittando anche della continua spinta sugli esterni. Il gol segnato quasi subito (13’), con una magia di Lazovic su punizione (Audero senza colpe, ma la barriera salta male) mette in discesa per il Verona una partita di per sé già non troppo complicata. La Samp si fa vedere solo al 27’ con Verre, che scappa a Dawidowicz, ma trova Silvestri attento alla deviazione. L’idea di mettere gli esterni in mezzo a piede invertito, con Jankto a destra e Damsgaard a sinistra non dà effetti e Ranieri torna presto all’antico, soprattutto per le difficoltà del ceco. E’ un lungo monologo gialloblù, fra l’altro padroni del campo anche sul piano atletico e vicini al bis due volte con Salcedo e poi con Zaccagni. Bereszynski prova a dare profondità al gioco, ma resta il peccato iniziale dei blucerchiati, lunghi e prevedibili, oltre che poco attenti sulle seconde palle. È vero che il finale del primo tempo regala una prima vera reazione blucerchiata, ma lo scarso peso specifico in attacco penalizza i padroni di casa. I blucerchiati chiedono un rigore al 38’ per una spallata di Sturaro su Jankto in area veronese, ma l’arbitro Dionisi fa proseguire.

CAMBIO DI PASSO — Serviva una scossa, e quella arriva per i blucerchiati. Rivoluzione Samp e ritorno all’antico: si riparte con il 4-4-2, Keita-Gabbiadini in attacco (fuori Verre e La Gumina) e Candreva al posto di Damsgaard sulla corsia di destra. 54 secondi e arriva il pari blucerchiato, su un’azione avviata da Candreva, dopo un tiro di Keita ribattuto da Dawidowicz e Jankto prontissimo con il suo sinistro a battere con un tiro violento Silvestri, su cui Faraoni è sorpreso. Tutta un’altra storia questa Samp, che al 6’ sfiora il raddoppio, ma trova Silvestri decisivo nella parata su Jankto, che spreca un pallone pesantissimo su un assist con il destro di Keita, che fa passare il pallone in mezzo a Dawidowicz e Faraoni. Juric punta allora su Tameze (fuori Zaccagni, calato nella ripresa), mentre Bessa rileva Sturaro. Ma non basta: la Samp continua a spingere forte, Verona incapace di reagire: al 27’ Keita triangola con Candreva e si presenta in area, dove Tameze lo tampona. Rigore con bisticcio fra Gabbiadini e Candreva su chi dovrà andare dal dischetto: calcia l’attaccante, che fa centro. Due a uno Samp e alla fine chiarimento fra i due compagni. Juric tenta un’altra doppia mossa, con Favilli in attacco e Lovato al centro della difesa (fuori Barak e Gunter). Ma è una partita ormai tutta in discesa per la Samp, he chiude la gara al 37’ con il 3-1 di Thorsby, bravo ad anticipare di testa Silvestri che sbaglia totalmente il tempo dell’uscita, con Dimarco troppo statico. All’ultimo minuto di recupero Dawidowicz coglie il palo di testa, e lo stesso difensore polacco trova poi Audero pronto alla ribattuta.

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Entra Berardi, è un altro Sassuolo:
la Fiorentina sparisce e resta a rischio

Viola avanti con Bonaventura dopo un bel primo tempo,
ma De Zerbi inserisce l'attaccante che segna una
doppietta su rigore prima del tris di Lopez



Nella classifica delle squadre che cercano un posto al sole, il Sassuolo si stacca dal Verona e si conferma la squadra migliore sotto le sette grandi. La Fiorentina invece prima si illude, poi crolla e si ritrova un po’ più inguaiata nella lotta salvezza. Un doppio Berardi dal dischetto e poi Maxime Lopez annullano il gran bel vantaggio di Jack Bonaventura. E alla fine è giusto così.

UNA GIOCA, L’ALTRA TIRA — E’ stata una partita dai due volti. Nel primo round il Sassuolo ha giocato e la Fiorentina ha avuto le occasioni. Parecchie. Possesso palla imbarazzante degli uomini di De Zerbi, oltre il settanta per cento, ma un solo tiro in porta, di Traorè servito bene da Djuricic, che Dragowski ha respinto facilmente. Il motivo è semplice: il Sassuolo ha giocato sotto ritmo e la Fiorentina aveva gioco facile nel chiudere gli spazi. Difatti i neroverdi si facevano pericolosi solo per qualche accelerazione di Boga o Traorè. De Zerbi ha fatto a meno di Berardi e Locatelli, in panchina non al meglio, e la loro assenza si è sentita. Sia in costruzione, con un Maxime Lopez un po’ in sonno, che in attacco. La Fiorentina, accorta e concentrata, e con qualche motivazione (leggi salvezza) in più, ha giocato di ripartenza e poteva fare male parecchie un paio di volte con Castrovilli e Ribery. Consigli è stato bravo a respingere tutto. Ma non ha potuto far nulla sulla sassata all’incrocio di Bonaventura, dopo una ripartenza creata da lui stesso dopo un errore di Ferrari e uno scambio con Ribery. Il Sassuolo ha provato a reagire ma ha rischiato di finire sotto 2-0 quando Castrovilli ha colpito il palo esterno.

REVOLUTION — De Zerbi nell’intervallo ha fatto subito tre cambi: dentro Kyriakopoulos, Defrel e Berardi per Rogerio, Traorè e Djuricic. E la partita è subito cambiata, perché il Sassuolo ha alzato il ritmo e la Viola è andata un po’ in difficoltà. Nel giro di tre minuti il Sassuolo ha conquistato due rigori, uno su Berardi toccato da Dragowski e l’altro su Raspadori atterrato in modo stranamente ingenuo da Pezzella. Berardi li ha firmati entrambi. Qui la Fiorentina si è completamente accasciata. Non ha trovato la forza di reagire, nemmeno con i cambi di Iachini (a dir la verità non azzeccatissimi, perché togliere Castrovilli e Bonaventura per primi, i migliori?). Il Sassuolo ha controllato la partita e ha chiuso i conti con il bel gol dal limite di Maxime Lopez.

Gasport

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4/18/2021 11:12 AM
 
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Cagliari rimonta da infarto: 4-3 al Parma
coi gol di Pereiro e l’ex Cerri nel recupero!

Doppio vantaggio esterno con Pezzella e Kucka,
poi Pavoletti accorcia per l’1-2 di fine primo tempo.
Nella ripresa 1-3 di Man, quindi Marin firma il 2-3
prima dei due gol della vittoria


Francesco Velluzzi


Il Cagliari è vivo, il Parma è distrutto. Lo spareggio delle disperate finisce 4-3 per i sardi grazie a un colpo di testa di Alberto Cerri, parmigiano di San Secondo, nel quarto minuto di recupero. La squadra di Leonardo Semplici ribalta tutto dall’1-3 al 4-3 (proprio come avvenne nel dicembre del 2020 con il 4-3 alla Samp firmato di testa da Cerri). Al 90 era ormai in serie B con l’ennesima sconfitta in casa e, invece, arriva una vittoria che può farle svoltare la stagione (ora a quota 25) mentre per i gialloblù di Roberto D’Aversa la retrocessione ormai è quasi certa. A 7 partite dalla fine servirebbe vincerle tutte. È stata una partita pazzesca, intensa, emozionante fino alla fine. Con sette gol, tanta adrenalina, molti gialli con Valeri che ha fatto fatica a controllarla. L’ha spuntata il Cagliari con la forza della disperazione. Con gli uomini della panchina: Gaston Pereiro e Alberto Cerri che nel recupero hanno confezionato il miracolo.

PRIMO TEMPO — Semplici conferma gli 11 che hanno fatto bene a San Siro con l’Inter. D’Aversa si affida come previsto al tridente con Cornelius al centro affiancato da Man e Kucka. Non c’è neppure il tempo di capire le intenzioni di due squadre che giocano con la paura che il Parma va in vantaggio: sono passati 5 minuti e da una mischia in area la respinta del mucchio rossoblù finisce sul mancino di Pezzella che scarica al volo e segna il suo primo gol in serie A. È un colpo basso, tremendo per il Cagliari che deve provare a reagire. Lo fa con Marin che trova Sepe alla respinta. Poi il romeno in ripartenza fa ammonire Pezzella che poteva evitare… Ma al 25’ c’è l’episodio che può portare i rossoblù al pareggio: Duncan becca Zappa che crossa destra al volo, il pallone colpisce il braccio di Pezzella. Valeri dà rigore, ma poi va al Var e annulla la decisione. Il braccio del terzino gialloblù non sembra così attaccato al corpo, è un po’ largo. Non ha fortuna il Cagliari, lo colpisce, invece, ancora il Parma: lancio lungo di Brugman, spizzata di Cornelius sulla quale si inserisce Kucka che entra su una difesa che si fa sorprendere (Rugani e soprattutto Godin, Zappa poi è in ritardo) e batte Vicario. Il Cagliari a questo punto si scuote davvero e al 39’ accorcia le distanze con Pavoletti che sale più in alto di tutti alla sua maniera sul bel cross di Carboni. Sepe accenna l’uscita ma resta in porta. Il Cagliari accerchia il Parma nella sua metà campo, pressa, spinge, manda tanto avanti anche Rugani. Pressione e forcing. Duncan è l’unico che concretamente va al tiro prima del riposo, ma fuori.

SECONDO TEMPO — Si ricomincia senza Kucka, che ha avuto un problemino fisico. D’Aversa decide per Mihaila giocando con due sterni più larghi. Nemmeno un minuto e c’è il giallo anche per Duncan (dopo Marin) che entra con la gamba troppo alta. Il Cagliari preme, non ha altra scelta, Semplici cambia e manda giustamente Nandez a destra inserendo Lykogiannis per Zappa. Il greco prova subito la punizione: alta. Ma al 14’ sul ribaltamento il Parma con una gran giocata di Man e una leggerezza di Rugani mette un altro gol tra sé e il Cagliari con Vicario che stavolta non è impeccabile. Semplici gioca proprio il tutto per tutto: Pereiro per Rugani e Simeone per Duncan che ha rischiato due volte il rosso. È una squadra totalmente votata all’attacco col 4-3-1-2. E al 21’ Marin fa 2-3: Pavoletti appoggia una palla dentro l’area, Pereiro è murato, ma il romeno non perdona. Due minuti dopo sul gran cross di Godin si vede Joao Pedro che stacca e il pallone esce di un soffio. Partita intensa, D’Aversa è in maglietta. Che soffre. Ma si mangia con Kurtic che a porta praticamente vuota su corner manda alto. D’Aversa si copre toglie Man e Cornelius e inserisce Valenti e Pellè. Anche lui ha bisogno di forze fresche per il finale e opta per un 5-3-2. Squadre stanche, ma Nainggolan ne ha ancora per spedire un buon pallone per Pavoletti che di testa ci arriva ma spedisce fuori. Il Cagliari ha dentro anche Cerri, tutta l’artiglieria pesante e solo la forza della disperazione, ma la palla alta dentro non arriva e il Parma ha gioco facile. Ma Pereiro al primo minuto di recupero trova la giocata vincente per il 3-3 col mancino. Tiro a giro, stupendo. Secondo sigillo per l’uruguaiano. Ma al 4’ minuto il Cagliari la ribalta completamente con Alberto Cerri, di testa (assist-cross di Gaston Pereiro), un parmigiano di San Secondo che come con la Samp nel dicembre del 2020, regala il 4-3 della speranza al suo Cagliari. Che si abbraccia in mezzo al campo. Una liberazione, mentre il Parma in lacrime va all’inferno. Ha sprecato l’ultima ghiotta occasione.

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4/18/2021 9:37 PM
 
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Milan, vittoria sofferta ma da Champions:
il Diavolo ringrazia... Scamacca

I rossoneri si impongono sul Genoa grazie
a un autogol del centravanti rossoblù.
Si interrompe il tabù casalingo. Di Rebic e Destro le altre reti.
Doppio salvataggio di Kjaer e Tomori nel finale


Marco Pasotto


Non è più il momento di fare gli schizzinosi: arrivati al trentunesimo tornante del campionato, contano i punti più delle modalità con cui ottenerli. E allora questa vittoria del Milan sul Genoa per 2-1, conquistata in modo sporco (un autogol di Scamacca), soffrendo e chiudendo la partita col pullman davanti a Donnarumma, non deve imbarazzare né far storcere il naso. Questi sono tre lingotti d’oro nel cammino verso la Champions, perché un altro match è finito dietro le spalle e il Diavolo si è garantito nuovamente il secondo posto in solitaria. Obbligo di vittoria era, e vittoria è arrivata nel turno in cui le altre quattro in cima alla lista si sbraneranno a vicenda sottraendosi inevitabilmente punti, comunque vada. E finalmente cade il tabù San Siro, dove i rossoneri non vincevano da due mesi e mezzo (era il 7 febbraio, contro il Crotone). Una vittoria preziosa e sofferta perché il Genoa, alla ricerca dei punti tranquillità per la salvezza, ha messo a dura prova la fase difensiva del Milan e le coronarie dei suoi tifosi. Una prova di carattere, coraggiosa e decisamente apprezzabile, anche se i complimenti non portano punti. Il tesoretto che divide il Grifone dalla terzultima – sette gradini – resta comunque un discreto (anche se non troppo confortevole) cuscinetto di sicurezza con sette partite da giocare.

LE SCELTE — Senza lo squalificato Ibrahimovic, Pioli davanti ha confermato le intenzioni emerse in settimana, con il centro dell’attacco affidato a Leao (tutti i gol stagionali del portoghese peraltro sono arrivati in quella posizione), all’eterna ricerca di continuità, e con Saelemaekers, Calhanoglu e Rebic a supporto. In difesa Kalulu ha vinto il ballottaggio con Dalot e va segnalato il ritorno – in panchina – di Romagnoli fra i convocati dopo oltre un mese di assenza. Ballardini davanti si è affidato alla coppia formata dall’ex rossonero Destro e da Scamacca, che rossonero magari potrebbe diventarlo, essendo scritto a stampatello sul taccuino di Maldini e Massara. Quindi Pandev in panchina, ma non è stata l’unica novità rispetto alla Juve: diversi anche gli esterni (Ghiglione e Cassata per Biraschi e Zappacosta, acciaccato e nemmeno convocato) e due terzi della mediana, composta in questo caso da Zajc, Badelj e Strootman. In difesa Goldaniga al posto dello squalificato Criscito.

ANTE, CHE MAGIA — Il Genoa è sceso in campo col chiaro intento di imbrigliare la manovra del Milan grazie a movimenti di reparto e – nei limiti del possibile - di squadra, più che con marcature individuali. Ovvero riempire il più possibile gli spazi in modo da evitare gli inserimenti dei trequartisti rossoneri. E quindi linee molto corte e blocco compatto sia in fase difensiva, sia quando i rossoblù sono andati a prendere alti gli avversari. Il Milan nei primi minuti ha infatti faticato a trovare spiragli, ma ci ha pensato un prodigio individuale a sparigliare le carte e far crollare il castello difeso dal Grifone. Punizione di Hernandez, deviazione di Strootman in barriera, pallone che si è impennato e che, dopo un rinvio di testa di Ghiglione, è arrivato sui piedi di Rebic. Che si è esibito in una magia: sinistro al volo di controbalzo e palla nell’angolo più lontano. Il tutto eseguito con una scioltezza soprannaturale, che ha fatto sembrare semplice una giocata difficilissima. Il gol ha tirato un bel cazzotto al Genoa, che ha barcollato un po’, e allo stesso tempo ha galvanizzato i rossoneri. Ottimo l’atteggiamento dopo il vantaggio, con la squadra di Pioli alla ricerca costante del raddoppio. Leao ha impegnato Perin e, in generale, il Diavolo ha alzato i giri asfissiando i rossoblù e costringendoli ad abbassare notevolmente il baricentro. Un Milan tonico nella testa e nelle gambe, con un solo (ma grande) difetto: tanti errori sulla trequarti al momento del passaggio “caldo”. In particolare da parte di Calhanoglu, per l’ennesima volta con la gamba scarica e scarsamente ispirato. Il risultato è stato la scarsa assistenza a Leao, che dal canto suo non si è dannato molto l’anima per andare a prendersi qualche pallone in più. Il Genoa si è affacciato seriamente dalle parti di Donnarumma soltanto alla mezzora, prima con Destro e poi con Badelj, ma senza troppi patemi per la difesa rossonera. Il pareggio si è materializzato al minuto 37 grazie a un’ottima protezione della palla da parte di Scamacca, che si è difeso da Tomori ed Hernandez e ha generato un angolo (calciato da Zajc) su cui si è avventato in modo vincente Destro. Male Tomori in marcatura, stavolta. E l’ex Destro nuovamente carnefice del Diavolo dopo la doppietta all’andata.

DOPPIO SALVATAGGIO — Il pari ha fatto male al Milan, che ha perso equilibrio e intensità. Sul versante opposto, opposto anche lo stato d’animo: Genoa in fiducia e pulito nelle giocate, fino all’intervallo. Poi l’entusiasmo evidentemente si è spento perché il secondo tempo è iniziato nuovamente col Milan al comando. Tre minuti e Rebic ha offuscato la magia del primo tempo spedendo in curva un pallone virtualmente in rete a due passi dalla porta. Qualche minuto dopo uno-due fra Calhanoglu e Saelemaekers, col nazionale turco al tiro (alto). E poi sono arrivati i primi cambi. Ballardini ha tolto Destro per Pjaca (ottimo ingresso in partita), Pioli ha calato il tris al 17’ (un attimo dopo un gol sfiorato di testa da Kjaer), anche perché il Genoa stava di nuovo rimettendo la testa fuori: a farsi la doccia Kalulu, Saelemaekers e Leao, dentro Dalot, Diaz e Mandzukic. Per tornare in vantaggio, però, ha dovuto ringraziare un giocatore del Genoa. E non uno qualunque: il povero Scamacca, che su un angolo di Calhanoglu si è girato goffamente in area con la palla che gli è piovuta sulla nuca e ha infilato Perin. La più scontata delle battute che hanno iniziato a girare immediatamente sul web: Gianluca ha fatto il primo gol in rossonero. Ironie a parte, il numero 9 del Genoa è stato tratto in inganno dallo stacco a vuoto di Tomori e Mandzukic, ma ha comunque sbagliato la postura. Il nuovo svantaggio, però, rispetto al primo tempo non ha prodotto sconforto nel Genoa. Anzi. Il Grifone è rimasto a galla, vivo e pronto ad azzannare. Anche perché il Milan a un certo punto è andato in riserva di ossigeno e ha optato per la terapia conservativa: palla lasciata agli avversari e via di ripartenza. Break importanti, come quello di Calhanoglu (bene Perin), ma importante anche la produzione offensiva rossoblù, assolutamente encomiabile (e pericolosa) fino all’ultimo secondo. L’apice a quattro dal novantesimo, quando Donnarumma ha smarrito malamente un pallone in uscita: con Gigio fuori causa ci hanno provato prima Masiello e poi Behrami, murati sulla linea da Kjaer e Tomori (che si è riscattato dell’errore sul gol di Destro). Un’immagine simbolo della resistenza rossonera e, chissà, magari una delle cartoline che accompagneranno il Milan in Champions.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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