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Campionato di Calcio Serie A 2020 - 2021. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 5/27/2021 12:19 AM
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Genoa, Scamacca entra e ribalta il match.
Al Parma non basta una magia di Pellé

Emiliani avanti con una splendida rovesciata dell'attaccante,
poi Ballardini all'intervallo inserisce l'uomo partita,
che gli regala una fetta di salvezza



Gianluica Scamacca esce da un oblìo fin troppo lungo (non segnava dal 4 novembre), entra e segna la doppietta che vale la vittoria del suo Genoa in rimonta sul Parma. Risultato che ha un impatto clamoroso sulla stagione delle due squadre: Ballardini si porta a +9 sulla zona retrocessione, mentre D'Aversa resta a-4 dal Torino, che ha anche due partite in meno.

PIU' CINICA — Il Parma ha giocato meglio nel primo tempo e la partita è stata equilibrata nella ripresa. Il merito del Genoa è stato quello di capitalizzare le uniche due occasioni create, mentre gli emiliani non sono stati altrettanto cinici. Dopo l'1-0, nato da una bella azione corale e concluso dalla meravigliosa rovesciata di Graziano Pellé dopo che Kucka aveva "bullizzato" Criscito in elevazione,il demerito del Parma è stato quello di non mettere un altro gol di distanza. Decisivi anche i cambi di Ballardini nell'intervallo: fuori Czyborra e l'impalpabile Shomodurov per Pjaca e il match-winner Scamacca. Proprio il centravanti è stato molto reattivo sulla palla messa in mezzo da Zappacosta, che in realtà è più un tiro sballato che un assist. Ancora più bello il raddoppio: combinazione con Pjaca e destro dove Sepe non può proprio arrivare. A differenza di Perin, assolutamente decisivo in precedenza sul destro di Brugman.

Gasport

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Pazzo Bologna, rimonta da 0-2 a 3-2: Skov Olsen affossa il Crotone

Nel primo match di questo sabato di Serie A la squadra
di Cosmi va in vantaggio con Messias e Simy,
ma si fa recuperare nel finale dalla rete del danese


Matteo Dalla Vite


La cifra della paura, e probabilmente della Serie B quasi cristallizzata, è 70: sono i gol che ha preso il Crotone in totale. Questa gara incredibilmente multiforme, l'ha dominata con la volontà e il coraggio nel primo tempo ma poi l'ha persa contro un Bologna che, altezzoso nel Lato A del match, è stato ribaltato negli uomini, tatticamente e probabilmente a voce da Sinisa all’intervallo. Il 2-3 finale poteva essere 3-3 se l’assistente Bottegoni non avesse (giustamente) annullato un gol di Riviere, ma resta il fatto che di pari passo con la crescita caratteriale (e di tecnica) del Bologna è arrivato lo sgonfiamento del Crotone. Che a questo punto dovrà edificare un miracolo per salvarsi.

SUPPONENZA — In una Crotone sferzata dal vento, con 3 gradi che fanno pensare più ad una località del Trentino che di mare, Crotone e Bologna armano le proprie idee senza troppe sorprese. Sinisa Mihajlovic, dopo avergli detto per l’ennesima volta di svegliarsi, ripesca Orsolini e lo mette fra i titolari, una carezza dopo la non-convocazione dei 38 del c.t. Mancini. In mezzo, infila Dominguez al posto di Schouten mentre davanti mantiene lo stesso dispositivo che una settimana fa ha battuta la Sampdoria, quindi Barrow a sinistra e Palacio Falso-9. Serse Cormi, che alla vigilia aveva chiesto disperazione e coraggio, deve fare a meno di tre pedine importanti, Reca (colpito da otite), Luperto e soprattutto Ounas, vera carta-salvezza dei calabri. L’inizio è molto bolognese ma senza ferire troppo: Cordaz prende in tuffo un bel colpo di testa di Palacio su palla lunga di Barrow e poi una botta flebile di Svanberg. Da quel momento, e siamo al 10’, il Crotone comincia a far vedere che la volontà è più forte della supponenza: Sinisa si sgola ma la sua squadra fa leggerezze; Cosmi urla meno perché vede crescere la sua creatura che con Molina sfiora il gol (testa, alto, al 15’), poi con Simy arriva vicino al vantaggio (19’ posizione troppo defilata) fino a raggiungere il vantaggio: punizione da 35’ di Messias, Cuomo si abbassa, nessuno interviene e Skorupski resta fregato. Crotone in vantaggio e il Bologna non si scuote. Al 37’, situazione confusa in area con l’azione che va avanti fino all’ammonizione di Pereira ma Giacomelli al Var richiama Fourneau: in quel caos in area, Di Carmine tiene Soumaoro ma il franco-maliano di più, lo strattona fino ad atterrarlo. Rigore di Simy, 2-0, per il Crotone è tutto vero, il Bologna merita di andare dietro la lavagna.

RESILIENZA E REAZIONE — È evidente che Sinisa abbia ribaltato i suoi all’intervallo: appena rientrato in campo, il Bologna ha un altro atteggiamento e i cambi aiutano sia alla variazione di modulo dal 13’ della ripresa (da 4-2-3-1 al 3-4-1-2 con Sansone trequartista) e sia alla rimonta: al 17’ Vignato difende una palla a destra, cambio campo con Palacio che in piena area appoggia a Soumaoro, solo e decisivo nel segnare il 2-1. Otto minuti dopo, il Bologna arriva al 2-2: azione cominciata da Soriano, Barrow appoggia al limite dell’area a Schouten che, di destro, la piazza a giro alla sinistra di Cordaz in maniera perfetta. Gol bellissimo. Due a due e Cosmi infila dentro Rispoli e Vulic passando al 3-4-3 con Messias avanti. Ed è proprio Messias che, minuto 31, si vede parare un tiro a centroarea di Skorupski: sullo sviluppo, minuto 31, Vulic spara alto una conclusione in solitaria. Adesso è una gara slacciata, imprevedibile: perché Sansone e Skov Olsen, su due ribaltamenti rapidi, sfiorano il 2-3; e perché intanto Skorupski alterna buone uscite o parate a incertezze nel tenere palloni facili. Ma il Bologna da supponente ormai è diventato resiliente: quando Soriano porta avanti un pallone che Palacio tira e Cordaz ribatte, ecco che Skov Olsen anticipa Pereira e mette il 2-3 che poteva essere 3-3 se il guardalinee Bottegoni non avesse segnalato il fuorigioco nel virtuale 3-3 di Riviere. Partita incredibile in molti sensi, col Crotone che s’è preso solo il primo tempo perdendo, probabilmente, la serie A. Bologna quasi salvo, e l’ambizione da oggi in poi si vedrà.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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3/20/2021 11:31 PM
 
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Lo Spezia vola con Piccoli e Maggiore, il Cagliari ora rischia grosso



Il baby di proprietà dell'Atalanta e lo spezzino doc lanciano Italiano verso la salvezza (zona rossa a +7) e condannano Semplici,
a cui non basta la rete di Pereiro.
I rossoblù ora tremano sul serio: il Torino è a -1, ma ha giocato due gare in meno


Francesco Velluzzi

Esulta lo Spezia che torna a vincere. E sale a 29 punti, decisamente più tranquillo. Non gioiva dal 13 febbraio quando superò il Milan. Dopo aveva raccolto due pareggi in cinque partite. Il Cagliari, che ne aveva fatti sette nelle ultime quattro, sprofonda, restando a quota 22, in uno spareggio salvezza che non poteva permettersi di perdere. Al Picco fa freddo, ma il finale è caldissimo. Finisce 2-1 ma gli arbitri annullano due gol ai rossoblù per fuorigioco e, sul secondo, quello di Joao Pedro al 49’, non mancheranno discussioni e polemiche. Però lo Spezia di Vincenzo Italiano merita perché ci crede dall’inizio. Costruisce la vittoria con l’asfissiante Ricci alle calcagna di Duncan, un Maggiore formato extra large, un Gyasi prezioso e solito assist man, prima di imbarcarsi per il Ghana per il sogno della vita: la prima convocazione in Nazionale. Il Cagliari gioca solo quando si trova sotto di due gol, quando i cambi danno la vera scossa e provano a ribaltare una gara compromessa dai gol di Piccoli e Maggiore.

PRIMO TEMPO — Italiano sceglie Ferrer nel quartetto difensivo, mentre davanti dà fiducia alla voglia di far bene contro la squadra che ogni anno lo manda in prestito, comunque in A, di Diego Farias. C’è il naturalizzato numero 17 con Giusy a destra e Piccoli al centro. Semplici ha un forfait dell’ultimo momento: Ceppitelli venerdì ha accusato un fastidio al polpaccio che è rimasto. Tocca a Klavan che va a sinistra con Rugani che si sposta a destra. Si parte col Cagliari in giallo e il portiere Cragno che indossa la maglia rossoblù. Joao Pedro crea subito scompiglio e Zoet gli risponde con i pugni, ancora Joao manda fuori di pochissimo. Il primo quarto d’ora è sardo, poi si accende Farias, ma Cragno, sempre attento, blocca due sue conclusioni. C’è poco fino al brivido per Godin che si accascia a terra. Nulla di grave. Sono più gravi i gialli in cui incappano, un po’ ingenuamente Nainggolan e soprattutto Joao Pedro che dopo essersi lamentato per un fallo non fischiato va a colpire senza motivo un avversario. Meglio essere cattivi nei contrasti.

SECONDO TEMPO — Italiano riparte con un cambio: c’è Bastoni per Marchizza. Porta bene perché lo Spezia ricomincia stracarico e al 4’ Piccoli conclude male un invito di Maggiore, ma poco dopo non fallisce la palla dell’1-0. Klavan liscia malamente e Gyasi serve l’assist al giovane di proprietà dell’Atalanta che di testa fa 1-0. Cambia ancora lo Spezia con Leo Sena per Pobega, il Cagliari mette i brividi a Zoet, bravo ancora, con una punizione di Lykogiannis sull’ennesimo fallo subito da Joao Pedro. Ma i rossoblù non si scuotono. Ricci toglie il fiato a Duncan che il regista non può farlo. Ogni volta che ha il pallone, il neo azzurro gli va addosso senza permettergli di smistare al meglio. Ci vogliono le sostituzioni di Semplici che replica al cambio N’Zola per Piccoli con Simeone per un inconcludente Pavoletti e Pereiro per Lykogiannis. Il Cagliari si butta all’attacco all’impazzata senza ragione, senza più pensare. Zoet fa un miracolo su Pereiro, Simeone si divora l’invito a nozze di Joao, ma al 35’ nel momento di maggior forcing sardo, lo Spezia raddoppia fortunosamente con un bel pallone che Bastoni destina a destra per Maggiore, straordinario che infila un po’ fortunosamente Cragno. Semplici gioca il tutto per tutto: leva l’inguardabile Duncan e inserisce Cerri, ma pure Tripaldelli per Klavan. È assalto puro. Che ha un effetto immediato al 38’ quando Pereiro, dopo un angolo e due colpi di testa, batte l’insuperabile Zoet. Che però fa gridare ancora al miracolo dopo una grande azione di Nandez. Murato pure lui. Ma la difesa ligure sembra non reggere più e N’Zola non tiene bene davanti. Nandez segna in fuorigioco, ma al 49’ segna pure Joao Pedro, da bomber vero, sulla perla di Nainggolan e l’appoggio di Simeone. Il Cagliari entra tutto in campo, il pareggio sembra cosa fatta, ma al Var c’è Valeri che segnala il fuorigioco ed è lo Spezia a festeggiare. Perché questi tre punti valgono quasi la salvezza.

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Atalanta, scatto Champions!
Malinovskyi e Zapata sbancano Verona

L'allievo Juric non supera il maestro Gasperini.
I bergamaschi dominano l'Hellas e raggiungono la Juve al terzo posto in classifica


Andrea Elefante


Il Real Madrid è dimenticato, l’ambizione di potersi rifare nella prossima Champions League no: l’Atalanta nelle ultime otto partite ha fatto 19 punti, ieri ha legittimato la sua presenza nella corsa (almeno) al quarto posto stradominando un Verona arrivato invece alla terza sconfitta consecutiva, cinque in totale nel girone di ritorno. Partita risolta già nel primo tempo e poi controllata senza affanni nella ripresa.

LE SCELTE — Juric, squalificato, perde più o meno in extremis anche Magnani e Gunter e dunque completa la linea a tre con Lovato e Dawidowicz. Dimarco vince il ballottaggio sulla fascia sinistra con Lazovic, per il resto tutto come previsto, con Zaccagni e Barak dietro Lasagna. Rivoluzione Gasperini, che rilancia Gollini e sorprende (pure Juric?) lasciando in panchina anche l’unico esterno “titolare” di ruolo, Maehle. Per lui la difesa a quattro dall’inizio è una rarità assoluta, ma allarga Toloi e Djimsiti dietro e Malinovskyi e Miranchuk davanti, proponendo Freuler e De Roon davanti alla difesa e Pessina alle spalle di Zapata.

PRIMO TEMPO — La mossa disorienta un po’ il Verona e permette all’Atalanta di prendere in mano il governo della partita da subito. Per venti minuti è una gestione paziente ma non troppo incisiva, anche perché con il passare de tempo la squadra guidata in panchina da Paro riesce a mettere la gara anche sul piano della fisicità, intensificando l’aggressIvità nei duelli e togliendo ritmo alla Dea. Non pericolosità, però: non abbastanza, perlomeno. Mentre il rientrante Gollini fa più o meno da spettatore - a parte un’uscita di petto - Silvestri deve prima murare un colpo di testa di Romero su cross di Malinovskyi (24’) e poi, di piede, un tentativo di Zapata (31’). Ma un minuto dopo, contrastando Romero, a Dimarco scappa un fallo di mano in area: è rigore, che Malinovskyi trasforma con freddezza. Il Verona accusa il colpo: un altro tentativo di Zapata viene deviato da Tameze sul palo, ma al 42’, lanciato da una spizzata di Malinovskyi, il colombiano vola verso la porta, evita la marcatura fin lì asfissiante di Lovato e beffa l’uscita di Silvestri con un tocco perfetto.

SECONDO TEMPO — La reazione del Verona è un avvio di secondo tempo un po’ più vivace, ma poco più. Serviva altro per infastidire la gestione del risultato dell’Atalanta, che anestetizza tutte le mosse di Juric per rianimare la sua squadra (in particolare Lazovic a sinistra, e poi Favilli per Lasagna) e rischia solo una volta, quando il serbo si presenta davanti a Gollini, che gli copre lo specchio molto bene. Anzi, è l’Atalanta ad andare più vicina al terzo gol: due volte con Muriel (girata di destro fulminea fuori di poco e gioco di prestigio su Dawidowicz, ma conclusione fuori) e nel recupero con Ilicic, che con un sinistro a rientrare scheggia la traversa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SuperPippo, che regalo a Conte: flop Juve col Benevento

Bianconeri puniti da una rete di Gaich dopo un clamoroso errore di Arthur.
Su Chiesa manca un rigore


Livia Taglioli


Niente poker di vittorie consecutive per la Juve, anzi il Benevento dopo 11 gare senza successi trova i tre punti proprio all’Allianz Stadium, battendo 1-0 i bianconeri grazie alla rete di Gaich, a segno al 69’. L’argentino di origini tedesche sfrutta un errore di Arthur che cercava Danilo, trovando invece l’inserimento al limite dell’area l’attaccante di Inzaghi. Per la Juve è la quarta sconfitta in campionato, la seconda casalinga dopo il k.o. con la Fiorentina, certo la più pesante per il momento assai delicato in cui arriva. Con l'Inter che "allunga" pur senza essere scesa in campo, fermata dal Covid.

LE FORMAZIONI — La Juve si presenta all’appuntamento senza Alex Sandro, Ramsey e Demiral, oltre a Dybala, con Buffon non ancora al meglio (in porta c’è Szczesny), ma con Bentancur rientrato post Covid. I campani devono invece fare a meno di Iago Falque, Depaoli e Letizia, oltre agli squalificati Glick e Schiattarella. Pirlo sceglie la Juve a trazione anteriore, con Kulusevski-Chiesa esterni di centrocampo e Morata-Ronaldo in avanti. Nelle retrovie Danilo sostituisce a destra lo squalificato Cuadrado, con Bonucci-De Ligt centrali e Bernardeschi a sinistra. Inzaghi risponde con Caldirola centrale difensivo, Viola regista e l’inedita coppia Gaich-Lapadula in avanti.

RETI INVIOLATE AL 45' — La Juve prova a fare densità in avanti senza diminuire nell’attenzione difensiva, il Benevento fa capire da subito di non sentirsi vittima sacrificale del match. Juve dunque in controllo e in spinta, ma le linee del Benevento sono molto strette, coi bianconeri che faticano a passare. Ci prova Ronaldo dopo 3 minuti, ma la sua resterà l’unica limpida occasione della Juve dei primi 20'; nello stesso arco temporale il Benevento conclude alto con Lapadula, e fino alla fine non rinuncerà ad impensierire Szczesny. La gara stenta a decollare: i campani sono attentissimi a chiudere gli spazi e dietro, mentre alla Juve manca il guizzo con cui riuscire a superare il “muro”, tanto in mezzo che sulle fasce. Ci prova Danilo, poi due volte Morata, quindi il Var convince Abisso a convertire un rigore già fischiato (per un presunto fallo di mano di Foulon) in calcio d’angolo.

GAICH DECISIVO: 0-1 — Nessun cambio ad inizio ripresa, e ancora gran pressing alto del Benevento: il canovaccio della gara non cambia, con i campani meno aggressivi ma comunque efficaci e mai schiacciati nella loro area, nonostante la Juve cerchi di calare in massa dalle parti di Montipò. Da parte sua la Juve non rischia ma nemmeno riesce a graffiare, in attesa della zampata vincente che possa spezzare gli equilibri. Col passare dei minuti aumentano stanchezza e frenesia, e fra i bianconeri cresce il tasso d’errore nei passaggi. Ronaldo prova un destro dal limite, Montipò salva un autogol di Barba, ma la scena madre arriva al 69’, con Gaich che si inserisce su un passaggio di Arthur destinato a Danilo, aggancia di destro e di sinistro fulmina Szczesny. E’ lo 0-1. Due minuti più tardi Foulon crolla su Chiesa in area: la Juve reclama il rigore, Abisso lascia correre. Pirlo inserisce anche Bentancur e McKennie, Ronaldo ci prova in tutti i modi, anche in rovesciata e su punizione, ma non c’è nulla da fare. E quando lui o chi per lui azzecca la mira, ci pensa Montipò a dire di no (una volta anche uscendo dall'area col pallone fra le mani...). Così la Juve cade per la seconda volta in casa, e con enorme fragore.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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3/21/2021 11:46 PM
 
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Lampo di Candreva, la Samp torna alla vittoria.
Toro, occasione sprecata



Partita con poche emozioni, Ranieri ritrova il successo che mancava da metà febbraio.
La squadra di Nicola non approfitta della sconfitta del Cagliari per allontanarsi dalla zona calda.
Proteste per un fallo in area su Belotti


Nicola Cecere

La Samp interrompe la sua serie negativa (due pari in cinque partite) lasciando il Toro ai margini della zona calda. Basta un gol a metà primo tempo ai doriani in una sfida che regala pochissime conclusioni in porta. Né Audero né Sirigu devono fare parate, solo all’ultimo minuto il portiere granata copie una uscita su Keita lanciato in contropiede. Il Toro paga probabilmente la fatica psicofisica di queste tre gare in otto giorni, la Samp appare più forte sul piano fisico, ma soprattutto gioca senza particolari assilli: adesso a quota 35 si sente molto tranquilla, considerando che il terzultimo posto è a undici punti. Tornano invece le apprensioni in casa Torino, perché questa battuta di arresto complica notevolmente la situazione. E dopo la sosta ci sarà il derby.

PRODEZZA GABBIADINI — A far saltare l’equilibrio una veloce iniziativa di Augello sulla corsia mancina. Il laterale blucerchiato salta facilmente Vojvoda e poi anche Lyanco uscitogli incontro, ma fuori tempo. Poi il pallone viene servito al centro dove Gabbiadini fa una cosa da artista, cioè un tocco immediato di esterno destro col quale fa proseguire la sfera verso destra dove si trova, liberissimo, Candreva. L’ex interista ha tutto il tempo di stoppare e mirare l’angolino: Sirigu non ha scampo. Siamo a metà primo tempo e il Toro si ritrova a dover rincorrere, esattamente come nelle altre due partite (Inter e Sassuolo) di questa sua settimana di straordinari.

SCACCHIERE TATTICO — Davide Nicola dopo il successo sul Sassuolo presenta pochi cambi, affidandosi nel mezzo a Gojak schierato mezzala. Però proprio a centrocampo la Samp fa valere la fisicità della coppia di mezzo Thorsby-Ekdal, con l’apporto esterno di Jankto e Candreva più gli inserimenti di Augello. Per far fronte a questa inferiorità numerica il Toro deve richiamare sulla linea arretrata i laterali Vojvoda e Ansaldi, sottoposti pertanto a un lavoro durissimo perché poi le azioni di attacco poggiano speso e volentieri sule fasce di pertinenza.

IL PALO DI QUAGLIARELLA — Nonostante la reazione nervosa dei granata allo svantaggio sia immediata, la prima parte della sfida vede Audero mai impegnato. E’ la Samp a farsi pericolosa di nuovo, stavolta con Quagliarella che colpisce il palo con un diagonale scoccato da posizione analoga a quella del tiro vincente di Candreva. Anche stavolta la punta doriana calcia senza pressione, però sulla traiettoria la sfera trova il piede di Ansaldi ed è una deviazione decisiva per toglierla dallo specchio di porta.

LA BATTAGLIA DELLA RIPRESA — Il secondo tempo vede il Toro costantemente proiettato nella metà camp doriana. Quando la pressione dei granata si fa più potente, cross di Gojak a centro area dove Belotti salta contrastato da Thorsby il quale sbilancia l’attaccante granata che poi perde l’equilibrio e tocca con la mano. L’arbitro fischia una punizione per la Samp punendo il fallo di mano e spiegando che la trattenuta era stata reciproca. In realtà quando arriva il cross l’unico fallo è commesso dal blucerchiato: il rigore ci poteva stare. Al di là di questo episodio la Samp ripiega in modo ordinato impedendo agli avversari di trovare pertugi in cui infilarsi. Quindi Audero non viene mai sollecitato, eccezion fatta per un paio di uscite nell’area intasata. Nicola procede a dei cambi, nel finale mette in campo quattro punte ma non riesce a ricavare dai suoi quel tremendismo che aveva caratterizzato il finale del match col Sassuolo. La Samp quindi mette in saccoccia i tre punti della tranquillità senza correre il minimo rischio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Decide Marusic: la Lazio non perde il treno Europa



I biancocelesti ripartono dopo il k.o. europeo e superano l'Udinese.
Tre punti importanti in chiave classifica


Fabio Bianchi

Questa è una Lazio che non molla. Se ha delle chance per rientrare in corsa Champions se le vuol giocare tutte e a Udine lo ha dimostrato con una gara autorevole prima e prudente poi. Un po’ il marchio di fabbrica di Simone Inzaghi. Vincere da queste parti negli ultimi tempi non è facile per nessuno. Nelle ultime quattro gare casalinghe la squadra di Gotti non aveva mai subito gol. Marusic gli nega il piccolo record di 5 clean sheet. L’Udinese ha regalato un tempo ai rivali, si è svegliata tardi e quindi non può recriminare più di tanto, nemmeno per il palo preso da De Paul nel momento dell’arrembaggio.

LAZIO SUPERIORE — Con i sistemi praticamente speculari (piccola differenza in avanti, con Pereyra dietro a Llorente, mentre Muriqi stava a fianco di immobile) , le squadre si sono studiate per una decina di minuti. Poi, pian piano ha preso il sopravvento la Lazio grazie soprattutto alla migliore qualità di palleggio. Luis Alberto e compagnia arrivavano facilmente dalla parti di Musso, l’Udinese commetteva errori banali in uscita. Così, a meno che la palla non arrivasse tra i piedi di De Paul, non riusciva mai a ripartire. Particolarmente attiva la catena di destra con Marusic e Luis Alberto, grazie anche alla poca copertura di Molina e alla giornata grigia di Becao. Lo spagnolo ha creato il primo brivido a Musso, poi i due hanno contribuito a creare una collezione di angoli. Il gol del vantaggio, meritato, è arrivato grazie a un Marusic liberissimo in area che si è accentrato e ha pescato l’incrocio dei pali. L’Udinese ha aspettato il tramonto del primo round per farsi notare, con una bella azione del solito De Paul rifinita da Molina per il tiro di Stryger Larsen parato da Reina.

REAZIONE UDINESE — Nel secondo round l’Udinese è entrata con un altro piglio e Gotti ha dettato la linea con i cambi. Subito nell’intervallo Nestorovski per Makengo due punte vere con l’arretramento di Pereyra che da trequartista non riusciva a entrare nel vivo del gioco. Poi via via Okaka per un Llorente troppo fermo e Forestieri per Becao. Insomma, una formazione tutta offensiva che ha prodotto più gioco e a tratti ha messo in difficoltà la Lazio. Il palo di De Paul è stata l’occasione più ghiotta, ma anche una zuccata di Okaka servito da una deliziosa rabbona di De Paul e la girata d Nestorovski al tramonto su invito di Forestieri potevano avere miglior fortuna. Inzaghi ha utilizzato tutti i cambi, prima infoltendo il centrocampo e poi inserendo due punte fresche per sfruttare le ripartenze. Però l’unico pericolo l’aveva creato Immobile prima di uscire, con un doppio tentativo bloccato da Musso e poi dal palo esterno. Beh, alla fine Marusic è bastato a rilanciare la Lazio. L’Udinese si consola con la buona reazione del secondo round e anche guardando la classifica, che resta buona. E, se va avanti così, può migliorare.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Milan, colpaccio a Firenze.
Nella scia dell'Inter resta solo il Diavolo

I rossoneri reagiscono nel modo migliore all’eliminazione
europea e fortificano il secondo posto in chiave Champions.
Di Calhanoglu il gol decisivo


Marco Pasotto


Le sberle europee hanno incattivito il Milan. Perché solo una squadra cattiva è in grado di rialzarsi, trasformando lo svantaggio in vantaggio, tre giorni dopo essere stato cacciato ingiustamente dall’Europa League. Chi era curioso di verificare il grado di reazione del Diavolo, ha ricevuto la risposta perfetta: i rossoneri espugnano Firenze 3-2 (reti di Ibra, Diaz e Calhanoglu da una parte, Pulgar e Ribery dall’altra) e approfittano del passo falso della Juve per consolidare il secondo posto in chiave Champions e dare tutto il fastidio possibile ai nerazzurri. A dispetto della stanchezza. A dispetto delle assenze. E sotto lo sguardo del c.t. azzurro Mancini. Una partita che ha sottolineato quanto, soprattutto in certi casi, siano essenziali Ibrahimovic (un gol, una traversa, un palo) da una parte e Ribery (gol e tante altre cose) dall’altra: 76 anni in due e non sentirli. Prandelli aveva detto in vigilia che questa annata lo sta facendo arrabbiare: ecco, dopo questa sconfitta servirà una dose massiccia di antiacido perché la sua Viola manda al macero una partita che all’inizio della ripresa aveva in pugno abbastanza saldamente.

LE SCELTE — Il tecnico dei toscani rispetto al 3-5-2 iniziale di Benevento ha optato per una linea difensiva a quattro (Quarta a destra, Caceres a sinistra), con Eysseric (in un ottimo momento) e l’ex Bonaventura impiegati da ali e Ribery a gravitare qualche metro dietro Vlahovic. Pioli rispetto alle intemperie mediche di coppa non è riuscito a recuperare nessuno – sei erano gli assenti giovedì col Manchester e sei sono rimasti al Franchi - ma se non altro stavolta ha potuto giocarsi il carico pesante dal primo minuto, con Ibra titolare tre settimane dopo il k.o. muscolare. Alle sue spalle confermati Saelemaekers e Calhanoglu, con la novità Diaz (preferito ad Hauge) a sinistra. In mediana Tonali per Meité e in difesa Dalot per Kalulu al posto di Calabria, fresco di intervento al menisco.

EMOZIONI — I primi 45 sono stati divertenti. Ritmi buoni – a conferma che il Milan ha ancora carburante nei muscoli -, a volte anche molto buoni e partita giocata da entrambe le squadre senza troppe paranoie difensive, ma cercando di andare al sodo. E così sono arrivati due gol e diverse occasioni limpide, senza un vero vincitore ai punti. Pregi e difetti? Rossoneri bene nel giro palla sulla trequarti, decisamente meno bene in uscita, con diversi palloni sanguinosi smarriti in mediana. Viola bene sulle fasce (Esseryc da una parte, Castrovilli – abile ad allargarsi – dall’altra a spaventare Dalot, incerto e impreciso), decisamente peggio nelle chiusure difensive centrali. Le emozioni sono iniziate già dopo cinque giri di lancetta, con Tomori che ha sbrogliato un pasticciaccio sulla linea di porta, anticipando provvidenzialmente Quarta. La Fiorentina infatti ha iniziato con toni aggressivi, ma è stata punita al primo break rossonero: lancio di Kjaer (che in questo match si è divertito particolarmente nelle vesti di regista aggiunto) per Ibra, Quarta non è salito assieme ai compagni tenendolo in gioco, e Zlatan ha infilato Dragowski. Otto minuti e sfida rimessa in parità: Dalot ha tirato giù Castrovilli vicino al vertice dell’area e Pulgar ha disegnato una punizione fantastica, sorprendendo Donnarumma. La parte centrale del primo tempo è stata tutta a tinte viola e ha visto anche una perla rara: colpo di tacco in acrobazia di Pezzella e palla sulla traversa. Un gesto che ha ricordato – moltissimo – il celebre gol di Mancini in Parma-Lazio. Dalla tribuna il c.t. avrà apprezzato. Il conto dei legni è tornato in parità al 35’, quando Calhanoglu ha servito magnificamente Ibra: scavetto di sinistro e altra traversa. Il tempo è finito con un cambio in porta: la caviglia ha tradito Dragowski, dentro Terracciano.

IL RITORNO DI CALHA — Curiosità: i titolari rossoneri negli ultimi minuti di intervallo hanno sostenuto un inconsueto riscaldamento, che però è servito a ben poco perché la Fiorentina è passata dopo sei minuti al termine di una bella azione manovrata e cercata, con pallone consegnato saggiamente da Vlahovic sul sinistro di Ribery. Tutto molto bello. A quel punto la sfida era in mani toscane, ma c’è rimasta poco. Minuto 12, Kjaer ha spizzato – fortunosamente – in area e la palla è arrivata fra i piedi di Diaz, che è sfuggito a Eysseric e ha messo dentro. A quel punto il match ha cambiato spartito di colpo. Il 2-2 ha colpito al cuore la Viola, che ha finito col rintanarsi lasciando metri preziosi alla qualità rossonera. Prima Ibra ha spaventato i toscani con un bizzarro cross a campanile di esterno destro che ha preso una traiettoria assurda ed è rimbalzato sul palo, e al 27’ il Diavolo ha calato il tris: Tomori in anticipo fino a metà campo, Diaz per Kessie, imbeccata per Calhanoglu che l’ha infilata nell’angolino più lontano, con Terracciano non troppo reattivo. Il Milan ha tenuto alto il baricentro e bassa la Fiorentina fin quando i polmoni hanno avuto ossigeno, riuscendoci fino a una decina di minuti dal novantesimo. A quel punto restavano energie soltanto per allestire una fase difensiva il più efficace possibile, e così è stato. Vlahovic è stato disinnescato da Tomori, la Viola si è fatta prendere dalla frenesia e non è più riuscita ad affacciarsi con lucidità. Ora arriva la sosta ed è una buona notizia soprattutto per i rossoneri.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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3/21/2021 11:58 PM
 
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Mertens, doppietta d’autore: un bel Napoli domina una Roma spenta

La squadra di Gattuso gioca un grande primo tempo e va due volte in gol con il belga.
Nella ripresa risalgono un po’ i giallorossi, ma c’è solo un palo di Pellegrini


Andrea Pugliese


È una vittoria pesantissima quella che il Napoli coglie a Roma nel posticipo serale. Perché permette ai partenopei di restare nella scia di Juventus e Atalanta e perché con questo 2-0 la squadra di Gattuso si mette la Roma alle spalle di ben tre punti (oltre al vantaggio dello scontro diretto). A marchiare a fuoco il colpo del Napoli è Dries Mertens, autore nel primo tempo della doppietta decisiva. Ma è tutto il Napoli che ha girato bene: Zielinski e Politano sono stati a tratti imprendibili, Koulibaly è cresciuto molto rispetto al passato e Insigne ha regalato qualche colpo di classe assoluta. Nella Roma, invece, brutta prestazione generale, con le tossine dell’Europa League che si sono fatte sentire eccome. Adesso per Fonseca si tratta di recuperare le energie nel miglior modo possibile durante la sosta, perché poi ci saranno dieci partite in cui i giallorossi dovranno recuperare cinque punti alle avversarie dirette. Non è un’impresa, ma considerando che bisogna mettere la freccia su almeno due squadra è quantomeno un cammino complicato.

DOPPIO DRIES — Il Napoli sta meglio, sulle gambe e nella testa. E si vede subito, dall’approccio alla partita in cui la squadra di Gattuso sembra avere maggiore leggerezza e minor timore. Ziekinski sprizza intensità da tutti i pori, Politano e Insigne si muovo tantissimo e in mezzo Fabian Ruiz coniuga le geometrie alle giocate. Così per il primo quarto d’ora si gioca sostanzialmente solo nella metà campo giallorossa, anche perché la Roma sembra invece soffrire le fatiche di Kiev. La squadra di Fonseca è poco elastica, pressa male i portatori di palla e gioca con una linea difensiva troppo bassa, il che non le permette mai di risalire quando riesce a recuperare palla. Dzeko ci prova da fuori, ma è un tiro velleitario, mentre dall’altra parte Mertens perde il tempo giusto quando ha un’autostrada per andare in porta. Il folletto belga si fa perdonare però poco dopo (27’) quando su punizione brucia Pau Lopez, che prende gol sul suo palo. Il gol è una gemma del belga, ma c’è anche la responsabilità del portiere spagnolo. Che si ripete anche al 34’, quando esce a metà strada su Politano, che di testa serve a Mertens il pallone della sua doppietta personale. Sotto di due gol allora la Roma prova a scuotersi, alzando il baricentro della propria azione. Ne viene fuori un tiro di Cristante ben parato da Ospina ma niente più. Si va al riposo così, con il Napoli meritatamente avanti.

PRESSIONE STERILE — Nella ripresa la Roma prova ad alzare il ritmo, andando a pressare dal fondo gli avversari, provando anche a costruire qualcosa a sinistra, dove la catena formata da Spinazzola ed El Shaarawy nel primo tempo non si mai accesa. Pellegrini in apertura ha subito la palla buona, ma di testa la consegna ad Ospina. Ed è un peccato per i giallorossi, perché riaprire la partita dopo appena trenta secondi avrebbe dato un senso diverso a tutta la ripresa. Il Napoli invece sfrutta tutta la qualità che ha nel palleggio, sia nell’uscita-pressing sia nelle ripartenze, ogni volta che riesce a saltare la prima linea di pressione dei giallorossi. Pedro spreca una buona occasione da posizione propizia, poi è ancora Pellegrini ad avere la palla giusta, ma stavolta il capitano della Roma è sfortunato, con il palo che respinge il suo tiro a giro dal limite. Allora Fonseca a metà ripresa prova a cambiare un po’ tutto buttando dentro Mayoral, Perez e Villar per Dzeko, Pedro e Diawara. Gattuso risponde invece con Osimhen per Mertnes, con il nigeriano che può permettergli di far salire la squadra meglio del belga, proprio nel momento in cui la Roma effettua il massimo sforzo per provare a rientrare in partita. Di grandi occasioni però per i giallorossi non ne arrivano, nonostante il Napoli abbia abbassato il ritmo e faccia inevitabilmente più fatica rispetto al primo tempo. Finisce così, con il Napoli che resta nelle scia di Juventus e Atalanta per la corsa alla Champions League e la Roma che invece va a -5 dal quarto posto, incassando la seconda sconfitta consecutiva dopo quella di Parma.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2020/2021 28ª Giornata (9ª di Ritorno)

19/03/2021
Parma - Genoa 1-2
20/03/2021
Crotone - Bologna
Spezia - Cagliari
Inter - Sassuolo (rinv.)
21/03/2021
Verona - Atalanta 0-2
Juventus - Benevento 0-1
Sampdoria - Torino 1-0
Udinese - Lazio 0-1
Fiorentina - Milan 2-3
Roma - Napoli 0-2

Classifica
1) Inter(*) punti 65;
2) Milan punti 59;
3) Juventus(*) e Atalanta punti 55;
5) Napoli(*) punti 53;
6) Roma punti 50;
7) Lazio(*) punti 49;
8) Sassuolo(*) punti 39;
9) Verona punti 38;
10) Udinese punti 33;
11) Bologna punti 34;
12) Udinese punti 33;
13) Genoa punti 31;
14) Fiorentina, Spezia e Benevento punti 29;
17) Torino(*) punti 23;
18) Cagliari punti 22;
19) Parma punti 19;
20) Crotone punti 15.

(gazzetta.it)

(*) Juventus, Napoli, Lazio, Torino, Inter e Sassuolo una partita in meno.
Lazio - Torino non disputata (il Torino non si è presentato in campo causa covid).
Inter - Sassuolo rinviata per covid.
Juventus-Napoli da rigiocare dopo il ribaltamento al terzo grado di giustizia sportiva (CONI)
e punto di penalizzazione di conseguenza restituito al Napoli.
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4/3/2021 8:47 PM
 
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Milan, mezzo harakiri: pari con la Samp, che fatica la strada per la Champions

I rossoneri rimediano con Hauge al gol di Quagliarella (regalo di Hernandez), prendono un palo nel
recupero con Kessie, ma non vanno oltre il punto e rallentano nella corsa per i primi quattro posti


Marco Pasotto


No, a differenza di 22 anni fa questo Milan-Samp certamente non rimarrà nella storia rossonera come una delle partite chiave per la rimonta scudetto. A San Siro finisce 1-1 e questo risultato, probabilmente una volta per tutte, deve chiarire bene quale sarà l’unico obiettivo rossonero nelle prossime nove gare: la qualificazione in Champions, non ci può essere spazio per altro. Anche perché il Diavolo prosegue a farsi del male da solo in casa, dove la vittoria più recente risale a un’era geologica fa – 7 febbraio col Crotone – e il cammino parla di un solo successo nelle ultime sei partite al Meazza.

Finisce uno a uno ma Quagliarella vince la sfida “arzilla” con Ibrahimovic, 77 anni in due, quelli dei gol acrobatici, tutti e due in scadenza di contratto, totem per entrambe le squadre e anche per i club. E, a proposito di gol pregevoli, il Quaglia non si è smentito. I complimenti vanno alla Samp, che ha giocato meglio e ceduto il passo soltanto dopo l’espulsione di Adrien Silva al quarto d’ora della ripresa. Il Milan, dopo un primo tempo per la maggior parte orribile, ha pagato l’appannamento di troppi giocatori basilari, evidentemente fiaccati dalle nazionali: Ibra, Calhanoglu, Kessie. Notevole, come spesso accade, la reazione nel finale, dove il Diavolo è anche andato a un soffio dalla vittoria. Ma quando ci si muove soltanto all’ultimo respiro, non può essere sempre festa. La partita ha raccontato che il primo vero pericolo per la Samp è arrivato al 37’ della ripresa.

ANCORA PROBLEMI DAVANTI — Pioli ha dovuto nuovamente riformulare soprattutto la fase offensiva, vista l’indisponibilità di Leao, Mandzukic e Diaz, e con Rebic confinato a sorpresa in panchina. Evidentemente il croato, reduce da un’infiammazione all’anca che si è trascinata a lungo, non è ancora del tutto pronto. Al suo posto c’è finito Krunic, jolly buono per tutte le occasioni e posizioni, con una trequarti completata da Calhanoglu e Castillejo. Lo spagnolo a destra racconta l’altra grande novità: ovvero Saelemaekers arretrato terzino destro (come agli albori della sua avventura in rossonero), preferito sia a Dalot che a Kalulu. Tomori ha rilevato l’infortunato Romagnoli, Bennacer e Kessie sono tornati a far coppia dall’inizio dopo una vita e in avanti fari puntati su Ibra. Ranieri, a cui la sosta ha sottratto Ekdal (al suo posto Silva), tornato infortunato dalla Svezia, ha risolto due dei dubbi della vigilia in questo modo: a destra in difesa dentro Bereszynski e sulla corsia sinistra a centrocampo dentro Damsgaard. Al centro della difesa, Tonelli preferito a Yoshida e davanti confermato il tandem Quagliarella-Gabbiadini (per loro è stata solo la terza volta stagionale insieme dal primo minuto).

SAMP SULLE FASCE — La prima mezzora di partita resterà scolpita come una delle più brutte giocate dal Milan in tutta la stagione. Incapace di alzare il ritmo, di liberarsi dalla pressione avversaria, di servire il suo centravanti. Incapace praticamente di qualsiasi cosa, ma capacissimo di sbagliare tanti, troppi palloni in uscita, consegnati a una Samp perfetta nei movimenti di gruppo: reparti corti, baricentro alto ed esterni molto aggressivi. Damsgaard a sinistra e soprattutto Bereszynski dall’altra parte sono stati punture costanti nei fianchi rossoneri. Disarmante, a tratti, la facilità con cui i blucerchiati si sono affacciati all’area del Milan, entrandoci spesso. Spiegazioni? Detto dell’approccio corale spavaldo e atleticamente molto efficace del Doria, il Diavolo non è stato in grado di fare filtro in mediana (particolarmente appannato Kessie) né di ripartire efficamente con Calhanoglu e Krunic, il più delle volte avulsi dalla manovra (un pelo meglio Castillejo). Risultato scontato: anche Ibra fuori dal coro, a dannarsi l’anima per cercare di dettare qualche passaggio. Se la Samp non ha chiuso i primi 45 in vantaggio è soltanto grazie alle individualità (e non alla fase difensiva di squadra) rossonere: Kjaer ha evitato con una diagonale perfetta un tragico faccia a faccia di Donnarumma con un avversario, Hernandez ha salvato un gol praticamente fatto anticipando Damsgaard e Gigio ha sfornato il consueto mezzo miracolo su un colpo di testa di Thorsby (dopo aver disinnescato in precedenza l’ottimo Gabbiadini). Intorno alla mezzora la Samp ha abbassato il ritmo e da lì in avanti è cambiata totalmente l’inerzia: nessun pericolo vero in realtà per la porta di Audero, ma una pressione rossonera costante, senza concedere tregua.

REAZIONE — Insomma, poteva essere un indizio importante in vista della ripresa, ma così non è stato. Anzi, la Samp è passata grazie a un regalo del Milan. Minuto 12, appoggio suicida di Hernandez finito tra i piedi di Quagliarella che con un pallonetto – magnifico - di prima intenzione ha superato Donnarumma, fuori dai pali. Un regalo di cui la Samp si è parzialmente sdebitata un paio di minuti dopo, con Adrien Silva che si è scioccamente fatto ammonire per la seconda volta e ha lasciato i compagni in dieci per oltre mezzora. A quel punto Pioli ha speso i suoi jolly (prima Rebic e Tonali per Krunic e Bennacer, poi Hauge per Castillejo), passando a una sorta di 4-4-2 con Rebic più vicino a Ibra. L’uomo in meno col passare dei minuti si è fatto sentire sempre di più, trasformando una buona conduzione del match in un assedio rossonero sempre più intenso e totale. Gli ultimi dieci minuti sono stati praticamente giocati davanti alla porta di Audero, salvata in un’occasione da Colley su Rebic e capitolata su un bello spunto di Hauge, che si è liberato di Candreva e ha beffato il portiere blucerchiato. Era il 42’ e ovviamente il Milan ha insistito. Prima una botta di Calhanoglu (parata con difficoltà) e poi, in pieno recupero, un palo di Kessie. Per il Milan è finita così, con l’ennesima occasione sprecata fra i muri di casa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/3/2021 8:51 PM
 
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Colombia pasquale dell'Atalanta con super Muriel e Zapata.
Udinese k.o.



La squadra di Gasperini si porta a -2 dal secondo posto grazie alle reti delle punte.
Gotti tiene aperta la gara con Pereyra e Stryger Larsen, ma non basta


Francesco Velluzzi

L’Atalanta non si ferma, né con la pioggia, né sotto il sole. Il suo girone di ritorno, 22 punti, è da incorniciare e la corsa verso la terza qualificazione di fila alla Champions League prosegue. Il 3-2 in casa all’Udinese è frutto di una bella partita, aspra, tosta, combattuta dall’inizio alla fine. E se all’Udinese non riesce quel che aveva centrato a gennaio nel recupero della decima di andata, cioè un altro pareggio, è solo per le troppe amnesie difensive. Perché la squadra, in giallo, tiene testa ai più titolati avversari. Luca Gotti aveva pure pensato di fare l’esperimento Braaf per sconvolgere i piani di Gian Piero Gasperini. Che, però, ha due assi nella manica che a Udine hanno già dato: l’affamato Muriel, che non perdona mai la sua prima squadra italiana alla quale ha segnato nove gol, e Duvan Zapata che il suo marchio lo mette. Anche se sui timbri degli attaccanti c’è soprattutto la firma di Ruslan Malinovskyi. L’ucraino è l’assist man della giornata al Gewiss Stadium ed è lui a ispirare la vena degli attaccanti. La pioggia caratterizza questa sfida che il 6 dicembre fu rinviata perché sopra la Dacia Arena pioveva talmente tanto che era davvero impossibile per l’arbitro La Penna far rimbalzare il pallone. Fu rigiocata il 13 gennaio e il tempo non era proprio splendido. Stavolta, il temporale annunciato, comincia prima, intorno alle 14 e così le squadre giocano i primi 25 minuti sotto la pioggia battente.

PRIMO TEMPO — La ripresa del campionato, alla vigilia di Pasqua, non può che generare qualche sorpresa... L’Atalanta gioca a quattro dietro, lasciando fuori Maehle, e schiera come previsto Muriel e Zapata davanti con un 4-2-3-1 che vede all’attacco anche Pessina e Malinovskyi. Ma la vera sorpresa è nell’uovo dell’Udinese con Gotti che getta nella mischia nel 3-5-2 il talentino diciottenne in prestito dal City Jayden Braaf. L’olandesino corre tanto ma fatica. Sulle corsie ci sono Molina e il recuperato Zeegelaar, perché Stryger Larsen è tornato venerdì dagli impegni con la Nazionale danese. Okaka vince il ballottaggio con Llorente come prima punta e si riprende il posto da titolare. Parte forte, come prevedibile, la Dea: Zapata calcia fuori, ma i pericoli li crea sempre Luis Muriel, l’ex mai amato. Al 14' la punizione è centrale e Musso la blocca. Poi l’argentino è puntuale su Malinovskyi, ma non è impeccabile al 9’ quando la Dea va in vantaggio. Musso avvia l’azione, Pessina rifinisce bene, ma il portiere che piace tanto all’Atalanta non è esente da colpe. Muriel non si ferma. L’Udinese guadagna campo, con il solito De Paul e le percussioni di Pereyra. Mentre tra Okaka e Romero è più una battaglia di botte. Se le danno senza problemi, una volta il centravanti sfugge al difensore ma tira debolmente. La gara si accende. Manganiello risparmia un giallo a Pereyra che calcia per rabbia un pallone sui cartelloni, poi striglia il solito lamentoso Gasp. Al 37’ Musso si fa perdonare superandosi su Malinovskyi, ma al 43’ Muriel, che sembra avere un conto aperto con l’Udinese, raddoppia e arriva a 18 reti in campionato, 11 nel 2021: bravo Malinovskyi, ma colpevole Bonifazi che viene saltato dal colombiano che deposita in rete. Passa un minuto e l’Udinese dimezza lo svantaggio: Molina serve Pereyra che calcia bene, imparabile per Gollini. Il 2-0 sarebbe stato eccessivo, anche se l’Atalanta ha concluso tanto. Il problema è che il mattatore Muriel sembra acciaccato.

SECONDO TEMPO — Infatti il numero 9 nerazzurro resta negli spogliatoi, per fortuna dell’Udinese, e Gasp dà una nuova chance a Ilicic. Che dopo 13’ viene falciato da Pereyra (giallo). La Dea vuole chiuderla, avanza il baricentro sta spesso dentro l’area avversaria reclamando punizioni, rigore, e non concretizzando all’ultimo atto. Gotti fa le sostituzioni previste: Okaka, poco concreto, esce per Llorente e Stryger Larsen prende il posto di Zeegelaar. Ma non fanno in tempo a sistemarsi che l’Udinese castiga ancora i gialli friulani ed è sempre Malinovsky a mandare in gol, per il 3-1, stavolta, Zapata. Con la difesa friulana decisamente light che concede troppo. Gotti prova a cambiare ancora: dentro Forestieri per Braaf e Samir, che rientra dopo l’infortunio, per Nuytinck. L’innesto produce energia: Manganiello sente il Var per un presunto mani in area, niente... Ma Molina è irrefrenabile sul tacco di Forestieri, ottimo inserimento, mette a sedere de Roon e piazza una gran palla al centro sulla quale Stryger Larsen entra bene e accorcia ancora le distanze: 3-2 al 26’. L’Udinese è viva, infatti Gasp corre ai ripari con i cambi pure lui: entrano Pasalic e Maehle per Pessina e Malinovskyi. I friulani vogliono il pareggio. C’è pure Arslan per il finale. Ma l’assalto friulano con Molina ancora scatenato insieme a De Paul non porta al pareggio, anzi è l’Atalanta che si divora il 4-2 con Ilicic, incapace di invertire la sua rotta: Bonifazi commette un altro errore consegnandogli il pallone da mettere dentro, ma lui fa peggio. L’Atalanta, però, chiude in gloria ugualmente.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Parma riacciuffa due volte il Benevento e strappa il pari

Girandola di emozioni nello scontro salvezza del Vigorito: campani avanti con Glik, poi segna Kurtic.
Ionita per il 2-1 e poco prima del fischio finale arriva il pareggio di Man. Annullato con il Var un gol agli emiliani


Maurizio Nicita


Di bello si è visto poco ma Benevento e Parma hanno giocato con grande intensità e alla fine il pareggio è giusto. Un risultato che però non serve molto agli emiliani, mentre i campani avanzano verso la salvezza. Impreca Inzaghi perché è arrivato a pochi minuti dal traguardo di una vittoria che avrebbe significato salvezza virtuale Comunque a nove giornate dalla fine 8 punti di vantaggio sulla terz’ultima sono un cospicuo vantaggio.

SCACCHI E PIAZZATI — Inzaghi conferma il sistema 3-5-2, con cui la squadra ha ottenuto la clamorosa vittoria in casa della Juve. Rispetto a Torino torna Glik al centro della difesa e Schiattarella in regia (erano squalificati), mentre sulla corsia di destra c’è Depaoli. Il 4-3-3 di D’Aversa recupera in attacco Gervinho, accanto a Pellé e al romeno Man. Partita molto bloccata perché di fronte ci sono due squadre abituate a giocare di rimessa più che a tenere il pallino del gioco. Classifica alla mano dovrebbe osare di più il Parma, ma i padroni di casa tengono una linea bassa a cinque molto attenta a non lasciare metri per le ripartenze di Gervinho o Man. In questa sorta di partita a scacchi muove meglio le proprie torri Inzaghi. E così al primo calcio piazzato, con movimenti studiati per “spostare” la difesa a zona del Parma sulle punizioni, dà scacco. Hetemaj crossa bene cercando la torre di Barba, palla in mezzo dove Glik è più veloce di tutti a far gol. Ora per gli emiliani è ancora più in salita e infatti le migliori occasioni sono ancora per il Benevento che negli spazi ci sguazza con Gaich e Lapadula che mostrano intesa nei movimenti sincronizzati, però le loro conclusioni sono deboli e parate da Sepe, nonostante soprattutto l’italo-peruviano potesse fare decisamente meglio al tiro. Il Parma non riesce a inquadrare la porta, ma Montipò regala un angolo agli ospiti andando a deviare un tiro di Kucka destinato sicuramente a lato. Gervinho prova un paio di volte a scattare, ma prima si dribbla da solo, poi è bravo Depaoli a fermarlo, infine l’ivoriano nella situazione migliore finisce in fuorigioco.

LE TORRI — Nella ripresa D’Aversa inserisce Kurtic e passa al 4-1-4-1 ora il Parma è più aggressivo e raggiunge il pari proprio col nuovo entrato che, da angolo, raccoglie la respinta del portiere Montipò (già reattivo su Bani) e sempre di testa fa pari. Il Parma passa pure in vantaggio ancora da corner con un colpo di testa di Gagliulo, ma c’è un fuorigioco attivo di Gervinho in mezzo che ostacola Montipò. Massa viene richiamato al Var e annulla. E ancora su calcio d’angolo arriva il nuovo vantaggio del Benevento su splendido terzo tempo di Ionita, corner battuto da Caprari. D’Aversa tenta il tutto per tutto e inserisce anche Cornelius e Mihaila, ora c’è solo il Parma in campo che cerca le sue torri in mezzo e prova a sfondare con le seconde palle. Ci riesce proprio con Cornelius che spizza per Man, pronto di sinistro a realizzare il gol più bello della giornata. Gli emiliani tentano il tutto per tutto perché il pari non basta ed è ancora Man da pochi passi ad alzare alto di testa in un finale convulso e parecchio teso.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Barak e Lasagna inguaiano il Cagliari, il Verona passa 2-0



Decidono una giocata del ceco e un contropiede dell'ex Udinese.
Terza sconfitta di fila per Semplici che resta terzultimo


Fabio Bianchi

Il Verona riparte, il Cagliari s'impianta. L'umore di Nainggolan e compagni, nero come le nuvole prima di un nubifragio fa a botte con il sole estivo che riscalda la città. La classifica è davvero preoccupante, ma quello che dà più pensieri a Semplici è il gioco che non decolla. Il Verona ha giocato meglio, ha dominato la gara fino al gol di Barak. Il Cagliari si è svegliato solo dopo lo svantaggio, ha avuto una buona reazione agevolato anche dal calo fisico di un Verona che aveva spinto parecchio nella prima parte, ma non ha trovato la porta, nonostante l'impiego di tutta la forza offensiva ne finale (dentro Simeone, Gaston Pereiro, Pavoletti). Alla fine ha subito pure il castigo troppo severo del raddoppio di Lasagna. Così il Cagliari deve registrare nel suo album il record di 17 sconfitte in 29 giornate di campionato. In A negli era mai successo e non è un bel segnale per la salvezza. Il Verona invece interrompe il brutto ciclo di sconfitte (tre di fila) e torna da solo a ridosso delle grandi.

SUPREMAZIA GIALLOBLU — Verona che è apparso subito più in palla del Cagliari, aveva più determinazione dietro, più ritmo nella manovra in mezzo e si è impadronito della fasce. Semplici tra Pavoletti e Simeone alla fine ha scelto... Cerri, che raramente riusciva a tener palla per far salire la squadra, in difficoltà nella manovra causa i duelli uno contro uno a centrocampo e dunque utilizzava spesso il lancio per il gigante rossoblù o per Joao Pedro. ma Ceccherini e compagnia facevano buona guardia. L'esterno di destra era in giornata di grazia ed è stato uno dei più efficaci nella spinta offensiva. Dall'altra parte Dimarco si è aggiunto spesso al centrocampo perché aveva il compito (ben assolto) di oscurare Nandez. Ma se come gioco nel primo round la banda Juric è stata ben superiore, a livello di occasioni c'è stata parità. Prima Veloso su punizione ha dato la possibilità a Cragno di mettere in mostra i suoi riflessi, poi Joao Pedro ha fatto altrettanto, su errore in retropassaggio di Tameze, con Silvestri. Infine, nelle due azioni più belle per parte, Lasagna ha spedito di un soffio sopra la traversa un bel tiro di prima su invito di Dimarco e finta di Barak e invece Lykogiannis ha mandato alle stelle da buona posizione una ciabattata su cross di Nandez. Il Verona ha raccolto presto il frutto della sua superiorità nel secondo round, cominciato sulla falsariga del primo, con un bel gol di Barak, servito dal solito Veloso.

LA REAZIONE DEI SARDI — Come punti da un tafano, i giocatori del Cagliari si sono improvvisamente risvegliati e hanno spinto, più con rabbia che con lucidità, creando qualche pericolo dalle parti di Silvestri. Il più serio l'ha confezionato Duncan per Simeone appena entrato, che però in scivolato ha preso il palo esterno. E' sembrato più un errore però che un colpo di sfortuna. Come detto, Semplici ha estratto tutta l'artiglierà, mentre Juric (espulso nel finale) cambiava più per ridare fiato alla squadra che altro, ma non è servito. Anzi, sbilanciato ha prima rischiato con Salcedo (altra new entry) che si è fatto respingere sul palo il suo tiro. E poi, all'ottavo minuto di recupero, è capitolato nel contropiede solitario di Lasagna. D'ora in poi, il Cagliari non si può più permettere di sbagliare partite con squadre dalla metà classifica in giù. Semplici sta ancora cercando la formula giusta, ma deve fare presto.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Genoa-Fiorentina 1-1, gol di Destro e Vlahovic



Rossoblu in superiorità numerica dal 51’,
dopo l’espulsione di Ribery: non basta per vincere


Filippo Grimaldi

Bisogna guardare la classifica (un punto guadagnato sul Cagliari terzultimo) per capire quanto pesi questo pareggio che Genoa e Fiorentina si portano a casa, con rimpianti equamente divisi: i rossoblù devono dolersi per non avere sfruttato la superiorità numerica per 44 minuti, recupero compreso, nella ripresa dopo il rosso diretto di Ribery, entrato totalmente fuori tempo su Zappacosta a inizio ripresa. Ma pure i viola hanno le loro colpe, incapaci di capitalizzare una buona superiorità numerica per lunghi tratti nel primo tempo. È stata una gara dov’è apparso chiaro come al di là delle possibilità delle due squadre, l’occhio alla classifica e alla salvezza sia stato predominante. Era la centesima del Ballardini genoano, premiato prima della gara con una maglia celebrativa dal capitano Criscito, ma pure la prima sotto la gestione dello Iachini-bis, chiamato a tirar fuori i viola da una classifica da blindare dopo l’addio di Prandelli. Insomma, poco spettacolo, ma non era questo il palcoscenico. Il pari finale certifica comunque il buon passo dei rossoblù – cinque punti nelle ultime tre partite -, che tengono a distanza i viola, sempre in una comfort zone a più nove sul Cagliari terzultimo. Anche se, adesso, Ballardini è atteso dalla doppia trasferta contro Juventus e Milan.

ILLUSIONE E RISCATTO — Viola al via senza Biraghi e Amrabat, rossoblù con Scamacca a far coppia con Destro in attacco, e Behrami novità in mediana al posto di Zajc, con Biraschi esterno destro e Zappacosta dirottato a sinistra. Succede tutto nella prima mezz’ora: la Fiorentina parte forte, Genoa con l’handicap per l’ammonizione inutile di Strootman (diffidato, salterà la Juventus domenica prossima) dopo appena 57 secondi dal via, in ritardo su Pulgar. La squadra di Iachini è equilibrata e con il baricentro molto alto, il Genoa fatica a uscire. Milenkovic (13’) impegna Perin a terra, ma sulla ripartenza Zappacosta – il migliore fra i rossoblù – mette un pallone sulla destra che Scamacca riesce ad agganciare, anticipando Quarta, trasformandolo nell’assist per Destro. Il bomber genoano, lasciato libero, appoggia in rete. La squadra di Ballardini ha qui il suo miglior momento, contro un avversario all’improvviso impacciato, ma appena gli uomini di Iachini ritrovano l’intesa fra i reparti e un po’ di intensità, ecco il pari: Pezzella (23’) lancia Castrovilli che ruba il tempo a Masiello e dalla sinistra appoggia per Vlahovic. L’anticipo su Radovanovic è fatale, con il diagonale dell’attaccante – tredicesimo centro stagionale - che vale il definitivo pari della Fiorentina. Finale effervescente. Destro colpisce il palo, ma è in fuorigioco, poi la rovesciata di Castrovilli allo scadere termina a lato.


TENSIONI — Cambia tutto in avvio di ripresa: al 6’ della ripresa espulso Ribery per un fallo durissimo su Zappacosta, che scatena pure la reazione di Iachini, a sua volta ammonito per proteste. Viola con Vlahovic troppo isolato e Genoa che tenta invano di avere il sopravvento, ma non riesce a trovare la profondità per colpire. Ballardini inserisce Zajc in mediana al posto di Biraschi, allargando Behrami esterno. Bonaventura di testa (20’) manda alto, la Viola non si arrende, ha carattere e comunque buone idee. Ma i padroni di casa perdono un po’ di efficacia offensiva, con Ballardini che punta su Ghiglione largo a destra per riacquistare spinta. Iachini sceglie invece Eysseric e Biraghi al posto di Bonaventura e Caceres e proprio i viola al 40’ vanno vicinissimi al raddoppio, ma dopo un errore di Criscito, Radovanovic riesce ad anticipare Vlahovic. Gara finita? Macché: all’ultimo minuto di recupero Eysseric tocca in area Zappacosta, ma Maresca lascia proseguire fra le proteste di tutta la panchina genoana. Niente rigore, ma il dubbio resta.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/3/2021 9:06 PM
 
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Lazio, ci pensa sempre Caicedo: Spezia battuto su rigore all’89’

Alla squadra di Inzaghi serve un rigore concesso all’89’ con la Var e realizzato dall’ecuadoriano.
A segno anche Lazzari e Verde con una meravigliosa rovesciata


Nicola Berardino


Terza vittoria di fila della Lazio nella marcia per riagganciare il quarto posto. Contro lo Spezia i biancocelesti inanellano l’ottavo successo di fila interno ed eguagliano una serie della Lazio di Eriksson nel 1999. Gara sofferta per la squadra di Inzaghi che solo nella ripresa riesce a portarsi in vantaggio. A Lazzari però risponde Verde con un gran gol. Lo Spezia deve arrendersi alla quarta sconfitta esterna di fila soltanto al 44’ dopo un rigore trasformato da Caicedo. Nel recupero, due espulsi per la Lazio: Lazzari (dopo un duro scontro con Agudelo) e Correa (doppia ammonizione).

ve rinunciare all’infortunato Patric. Mentre parte dalla panchina Luis Alberto, che non è al meglio per problemi alla caviglia. Arretrato Marusic in difesa, a metà campo entrano Andres Pereira e Lulic, in attacco c’è Correa al fianco di Immobile. Italiano ritocca retroguardia e mediana con gli innesti di Chabot, Bastoni e Leo Sena. Nel ricordo di Daniel Guerini, un minuto di raccoglimento. Biancocelesti durante il riscaldamento con una maglia con il numero 10 e l’immagine del trequartista della Primavera scomparso la scorsa settimana in un incidente stradale. Appuntamento con la storia per Stefan Radu: raggiunge le 402 presenze con la Lazio e diventa il primatista assoluto. Spezia molto reattivo sin dall’avvio. La prima chance è per la Lazio, ma Correa al 9’ sciupa clamorosamente da buona posizione su buon assist di Immobile. Inzaghi inverte spesso le posizioni degli interni Pereira e Milinkovic che così si sposta spesso a sinistra. Al 13’ rapida incursione di Piccoli in area, rimedia Acerbi in scivolata. Sugli sviluppi del corner successivo, Chabot di testa: alto. Pronto Reina a opporsi a tiro insidioso di Gyasi. Lazio asfissiata dal pressing dei liguri. Immobile cincischia in area e perde l’attimo propizio. In difficoltà la squadra di Inzaghi nell’impostazione della manovra: varchi presidiati con attenzione dallo Spezia. Al 36’ pregevole guizzo di Pereira che si libera in area ma non riesce ad innescare i compagni la tiro. Al 42’, brividi per la Lazio: su cross di Farias, colpo di testa di Maggiore che non inquadra la porta. All’intervallo sullo 0-0.

DECIDE CAICEDO — Ritmi più alti nella ripresa. Tiro-cross di Correa respinto da Zoet. Girata di Immobile a lato. Al 7’, primi cambi nella Lazio: entrano Luis Alberto e Fares al posto di Pereira e Lulic. Al 9’ prodezza di Zoet in uscita su Correa. Due minuti dopo l’argentino è lesto a lanciare in profondità Lazzari che irrompe a tutta velocità ed infila Zoet, portando la Lazio in vantaggio. La formazione di Inzaghi rigenerata dal gol può beneficiare di spazi maggiori concessi dallo Spezia. Al 20’, doppia sostituzione nello Spezia: escono Maggiore e Bastoni per Agoume e Marchizza. Lazio in proiezione offensiva ormai costante. Rasoiata di Fares sul fondo. A 26’, altri tre ingressi disposti da Italiano: Verde, Agudelo e Nzola per Leo Sena, Farias Piccoli. Un minuto dopo escono Immobile e Milinkovic, reduce dagli impegni con le nazionali, per esser sostituiti da Caicedo e Akpa Akpro. Al 28’ su cross di Gyasi dalla sinistra, in rovesciata Verde firma il pareggio: un gol bellissimo. Al 35’ Inzaghi inserisce Cataldi al posto di Leiva. Spezia più frizzante. La Lazio lancia l’assalto finale. Nuova occasione con Fares: Zoet alza sopra la traversa. Mani di Marchizza, interviene la Var: rigore. Dal dischetto al 44’ Caicedo riporta la Lazio in vantaggio con il suo ottavo gol in campionato. Ancora una volta l’ecuadoriano decisivo nel finale di gara. Recupero iniziale di cinque minuti. Rissa dopo un fallaccio di Agudelo su Lazzari che poi colpisce l’avversario nella mischia che si crea tra i giocatori delle due squadre. Espulso Lazzari ed ammonito Agudelo. Negli ultimi frammenti di gara viene espulso anche Correa per doppia ammonizione. Fischio finale dopo sette minuiti di recupero tra veleni e tensioni. Sospiro di sollievo per la Lazio che intasca tre punti importantissimi per rincorrere la Champions.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/3/2021 9:53 PM
 
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Napoli, che fatica: rimontona Crotone, poi Di Lorenzo fa gioire Gattuso

Insigne e Osimhen dopo 22’, quindi Simy e una punizione di Mertens fissano il 3-1 del primo tempo.
Nella ripresa, Simy e Messias firmano il pari, prima del gol vincente del difensore azzurro


MImmo Malfitano


Tre gol degli attaccanti non bastano al Napoli per impressionare il Crotone. Per batterlo c’è stato bisogno del gol di un difensore. È Di Lorenzo, a un quarto d’ora dalla fine, a tenere in piedi le ambizioni Champions dei suoi. Non ha demeritato, la squadra di Cosmi. Messias, un gol, e Simy (doppietta) hanno creato agitazione in Gattuso, che ha potuto constatare quanto fragile sia stata la coppia difensiva Manolas-Maksimovic. Adesso è solo attesa per quello che sarà l’evento di metà settimana con lo scontro diretto all’Allianz Stadium contro la Juventus. Non c’è Piotr Zielinski nell’undici iniziale proposto da Rino Gattuso. Il centrocampista polacco, negli ultimi due giorni, è stato al centro di un intrigo dovuto ad una falsa positività. Al suo posto c’è Dries Mertens, mentre al fianco di Fabian Ruiz c’è Bakayoko, perché Demme è infortunato. Manca anche Koulibaly, per squalifica. Non ha problemi invece Serse Cosmi, che tra l’altro schiera due punte, cioè Ounas e Simy. Il Napoli detta subito legge, Bakayoko al 4’ calcia a lato da buona posizione, mentre Insigne dopo uno scambio con Mertens mette il pallone sull’esterno della rete.

CAPITANO IN GOL — Poco dopo il quarto d’ora, il Napoli passa in vantaggio con Insigne. Di Lorenzo va via sulla destra e crossa all’indietro l’accorrente capitano, che controlla e calcia in porta: il tiro è deviato da Djidji. Per Lorenzo è il 14º gol in campionato, migliore marcatore della squadra. Il Crotone prova a riorganizzarsi affidandosi al contropiede di Messias e Ounas, ma è il Napoli a trovare il secondo gol. Fabian Ruiz verticalizza per Insigne, che a volo mette al centro per il facile tocco di Osimhen. Per lui quarta marcatura in Serie A. I calabresi non ci stanno, nonostante il doppio svantaggio. Da un’incertezza di Manolas, al 25’, arriva la rete di Simy che di destro gira alle spalle di Meret un cross di Benali. Il gol degli ospiti non cambia l’atteggiamento della squadra di Gattuso, che continua a proporsi nella metà campo avversaria. Mertens prova la conclusione al 27’, ma il pallone termina di poco fuori. Per il nazionale belga è soltanto il preludio al gol, che arriva sette minuti dopo. Benali atterra Fabian Ruiz al limite dell’area, l’arbitro fischia punizione e alla battuta ci va proprio Mertens che lascia sulle gambe Cordaz. Lo stesso attaccante colpirà una traversa nei minuti finali del primo tempo, dopo che Meret aveva salvato respingendo la conclusione di Messias.

CUORE CROTONE — Ad inizio ripresa il Crotone si presenta in campo senza Rispoli e Ounas, al loro posto Cosmi inserisce Pereira e Vulic. La difesa calabrese è schierata a quattro. Appena tre minuti e Messias conferma le grandi qualità tecniche già apprezzate in questo campionato. È suo l’assist che trova in area Simy: il nigeriano approfitta della lentezza di Manolas e fulmina Meret. Il coraggio non l’ha mai perso, il Crotone. La sua precaria posizione di classifica gli dà la tranquillità di poter andare a sfidare la difesa napoletana. Così come avviene al 14’, quando ancora una volta Messias ruba palla ad un disattento Maksimovic e batte il portiere avversario. Sul Maradona cala il gelo, Gattuso è esterrefatto e prova a cambiare qualcosa ricorrendo alla panchina: fuori Politano e Bakayoko, dentro Elmas e Lozano. Si cerca la profondità sull’esterno messicano, mentre il Crotone si difende senza affanni. È il Napoli, tuttavia, a segnare il quarto gol. Il merito è tutto di Di Lorenzo, che una volta entrato in area, con un diagonale di sinistro batte Cordaz. Una prodezza che permette alla squadra di Gattuso di presentarsi mercoledì all’Allianz Stadium per sfidare la Juventus con la consapevolezza che il quarto posto può anche non essere più un’impresa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/3/2021 10:46 PM
 
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Sassuolo, pari in rimonta:
Raspadori gela la Roma all'85'



Giallorossi in vantaggio con Pellegrini su rigore,
1-1 di Traore, gol di Bruno Peres e definitivo pareggio del talento classe 2000.
La squadra di Fonseca è settima, scavalcata dalla Lazio


Massimo Cecchini

Finisce con Fonseca, Pellegrini, Veretout, Cristante e Bruno Peres che circondano l’arbitro Pairetto, protestando per un mancato ulteriore recupero, visto le due ammonizioni comminate nel solo recupero. Ma lo spettacolare 2-2 finale tra Sassuolo e Roma è essenzialmente giusto, anche se vede la squadra giallorossa scivolare al 7° posto in classifica, scavalcata anche dalla Lazio. I giallorossi incamerano un solo punto nelle ultime 3 partite, denunciando la solita sterilità dell’attacco in campionato, con una sola rete segnata in 9 gare. Non è un caso che il risultato finale sia stato santificato dalle reti di Pellegrini su rigore, Traore, Bruno Peres e l’ottimo Raspadori, il cui acuto (il 4° in A) vede i giallorossi scivolare sempre più lontano dalla zona Champions.

IL GRAFFIO DELL’EX — È una partita ricca di assenti. La squadra giallorossa accusa i forfeit di Smalling, Ibanez e Villar, oltre al solito Mkhitaryan, e per questo Fonseca sceglie un difesa più elastica del solito: a tre in fase d’impostazione, con Karsdorp fra i centrali ma pronto ad allargarsi in copertura, visto che Bruno Peres è mandato essenzialmente sulle tracce di Rogerio, così da far da pendolo sulla destra e con la retroguardia pronta ad adeguarsi in fase di non possesso: a quattro col brasiliano alto e a cinque col brasiliano basso. Il Sassuolo, privo dei nazionali Berardi, Caputo e Locatelli, adegua il suo 4-2-3-1 a Raspadori, bravo a creare spazi per Traore, Djuricic e Boga. Morale: nella prima dozzina di minuti, giocando molto stretti e al massimo a due tocchi, i neroverdi creano tre grandi occasioni da gol che fanno rimpiangere a De Zerbi l’assenza dei finalizzatori titolari. Al 3’ Djuricic tira su Pau Lopez in uscita, al 5’ Traore non inquadra la porta da ottima posizione e al 12’ Maxime Lopez colpisce il palo alla destra del portiere della Roma calciando dall’altezza del calcio di rigore. Insomma, la mediana sembra saldamente in pugno del Sassuolo, che però per sua natura lascia spazi alle ripartenze degli avversari. Così i giallorossi trovano un Carles Perez pronto a sfruttare le zolle a sua disposizione. Al 9’ un suo tiro a botta sicura viene deviata da Obiang, al 12’ impegna Consigli in tuffo e al 24’, in una bella accelerata in area, trova un goffo intervento di Marlon che porta l’arbitro a fischiare un giusto rigore, che Pellegrini - ex di turno - realizza freddamente: per lui 5 gol e 6 assist in questo campionato. Il Sassuolo accusa il colpo e perde di brillantezza, e perciò Consigli deve intervenire al 30’ in uscita su Mayoral lanciato da solo, mentre al 42’ Pellegrini, dal limite, sfiora il palo con una bella conclusione. I neroverdi cercano sempre triangoli stretti, ma i giallorossi paiono aver preso le misure, tant’è che davanti i padroni di casa si rivedono con pericolosità solo con Raspadori, che al 42’ tira su Lopez in uscita.

SUPER RASPADORI — La ripresa si apre in pratica allo stesso modo, con Raspadori che calcia su Lopez, bravo a respingere di pugno, ma se si eccettua una conclusione dai sedici metri di Carles Perez bloccata da Consigli (6’), l’inizio di nuovo è tutto neroverde, perché al 9’ Boga tira alto a porta vuota su cross di Traore e al 12’ Raspadori costringe Lopez a un grande intervento su conclusione in diagonale. Dopo tante occasioni, però, sull’angolo successivo la rete del pari è quasi casuale, visto che la deviazione di testa di Djuricic innesca Traore che, quasi attaccato al palo, segna col corpo. Da quel momento, sale in cattedra la Roma, che non ci sta a perdere ancora punti. Così Consigli deve intervenire quattro volte di fila: la prima al 14’ su El Shaarawy solo davanti a lui, al 21’ deviando una punizione di Pellegrini, al 22’ e al 23’ bloccando due conclusioni sempre del Faraone. È l’anticamera del gol del vantaggio, che arriva dopo una bella cavalcata di Spinazzola, la cui palla al centro viene lasciata da Carles Perez a Bruno Peres, il cui diagonale buca il portiere neroverde. Le sostituzioni fanno cambiare anche chiave tattica al match, col Sassuolo che passa a difendere a tre per l’ultimo assalto, così come i giallorossi tornano stabilmente a cinque per difendere il prezioso vantaggio. Sembrerebbero riuscirci, perché i neroverdi pare abbiano perso smalto causa stanchezza, ma una buona percussione centrale, vede il nuovo entrato Oddei, classe 2002, mettere al centro una palla su cui Raspadori batte Karsdorp e Cristante, segnando la rete del pari. E’ il 40’ e la nuova reazione della Roma trova solo un tiro fuori dai pali di Veretout, al rientro dopo un mese di assenza. Il finale è nervoso, ma senza guizzi. Per questo esulta solo il Sassuolo, visto che la squadra di Fonseca - attesa giovedì ad Amsterdam dall’Ajax - sembra aver smarrito anima e carattere.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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4/3/2021 10:52 PM
 
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Super Sanabria lancia il Toro,
CR7 salva la Juve: è 2-2 show!

Una doppietta del paraguaiano rimonta l'iniziale gol di Chiesa,
poi il portoghese sigla il 2-2 finale.
I bianconeri sono quarti, a braccetto con il Napoli


Mario Pagliara


E’ stato il derby delle mille emozioni, dei tredici secondi, e dei colpi di scena che non finiscono mai. Alla fine finisce due a due, con un super Szczesny che nel finale deve fare due super interventi su Sanabria prima e Baselli dopo per evitare il k.o.. Il Torino trascinato da una doppietta di Sanabria conquista un punto meritatissimo che fa tanto classifica e ancora di più morale. La Juventus aveva messo la testa avanti con Chiesa e a dieci minuti dalla fine è riuscita a raggiungere il pari con Ronaldo. Per Pirlo questo derby è l’ennesima brusca frenata di una stagione che si complica ulteriormente.

VERDI E DANILO — A voler interpretare le intenzioni, sembra proprio che Davide Nicola decida di giocarsela soprattutto nel mezzo con la forza della qualità che gli possono garantire le giocate di Simone Verdi. Perché nel 3-5-2 del suo Toro, che spesso si ritrova a rimodellarsi in una difesa a cinque, la novità è rappresentata dal posizionamento di Verdi nel ruolo, finora mai provato in partita, di mezzala sinistra. Andrea Pirlo ridisegna una Juventus nella quale il cervello è Danilo: non è una prima volta, ma è certamente una soluzione di emergenza in conseguenza della punizione inflitta ad Arthur, nemmeno convocato dopo il noto festino di giorni fa.

CHIESA E IL PUNTO DI ROTTURA — Quando il derby comincia si vola sull’onda di tredici minuti di foga bianconera: cinque occasioni e il vantaggio di Federico Chiesa producono lo sforzo della squadra di Pirlo. La Juventus si accende dunque subito, parte forte ma per merito di un Toro ordinato e combattivo, nel primo tempo, si spegne subito dopo il primo quarto d’ora. E allora, l’inizio del derby è della Juventus: Chiesa e Morata ci provano dopo appena due minuti, poi ancora Chiesa spara in curva (4’) e un minuto più tardi Sirigu deve opporsi con i pugni a un diagonale ancora di Chiesa. Il Toro barcolla ma non molla, risponde con un siluro di Mandragora dopo un numero di alta scuola di Ansaldi (6’): la conclusione per un soffio non beffa Szczesny. Passano due minuti e va in scena il primo episodio dubbio del derby: Rincon scodella un palla al centro dell’area dalla destra, De Ligt interviene durissimo su Belotti. Mazzoleni al Var non interviene, Fabbri fa giocare: l’impressione, però, rivedendo più volte l’azione è che l’olandese sia intervenuto prima sulla caviglia sinistra di Belotti. Arriviamo al tredicesimo, quando si rompe l’equilibrio: Morata evita l’intervento di Bremer, fa sponda per l’incursione di Chiesa che sfonda e buca Sirigu.

LA TESTA DI SANABRIA — Il vantaggio però rischia di offuscare i meriti di un Toro che è perfettamente dentro la partita. Anzi, nella seconda metà del primo tempo i granata si fanno spesso anche preferire sul piano del gioco mentre la Juventus si regge sulle folate di Chiesa. Rincon suona la carica, con un siluro (22’) sul quale c’è bisogno che Alex Sandro si immoli riuscendo a murare con il corpo. Ansaldi sulla sinistra spinge e sfonda volentieri, Verdi entra in partita, la combinazione Belotti-Sanabria funziona. E così al 27’ è il momento del meritato pari granata: Mandragora spara un siluro sul quale Szczesny si fa trovare impreparato, forse sorpreso. Sulla respinta corta, arriva Sanabria in terzo tempo e firma l’uno a uno. E’ il suo terzo gol in cinque partite con la maglia del Torino. Prima dell’intervallo, Sirigu deve tuffarsi sulla spizzicata di Morata (43’).

I TREDICI SECONDI — Quando il secondo tempo riparte, arrivano i tredici secondi incredibili di questo derby molto vivace. La Juventus gioca il primo pallone della ripresa, Kulusevski sbaglia l’appoggio verso la difesa che si trasforma in un assist per Sanabria che si fa trovare sempre al posto e al momento giusto. Il paraguaiano si invola e in pochi tocchi prima sfonda nell’area bianconera poi buca Szczesny: è il 2-1 che capovolge la storia di questa stracittadina e fa esplodere la panchina granata. Accade tutto in tredici secondi che diventeranno indimenticabili. Le statistiche di Sanabria vanno aggiornate: quarto gol in cinque partite e prima doppietta con il Toro.

IL SIGILLO DI RONALDO — La Juventus reagisce di rabbia, ma ha il difetto di metterci poco ordine e qualità: la schiena di Buongiorno si pone tra Chiesa e Sirigu (6’), poi Sirigu è chiamato alla parata di classe su un colpo di testa di Ronaldo (8’). La risposta dei bianconeri scorre più sul filo dei nervi, mentre il Toro alza il muro e dove non arriva con la tecnica si spinge con il cuore. Già ammonito, al ventesimo un indomito Rincon viene sostituito da Lukic ed esce tra gli applausi dei pochi presenti all’Olimpico. Cinque minuti dopo Pirlo si gioca il doppio cambio: dentro Bernardeschi (per Kulusevski) e Ramsey (per Danilo). Nicola risponde con l’innesto di Zaza al posto di Belotti. Quando il derby sembra scivolare verso l’epilogo, arriva l’episodio del pari (34’): Chiellini prova una rovesciata al centro dell’area che si trasforma in un assist per Ronaldo. Sotto porta il portoghese firma il 2-2: in presa diretta Fabbri annulla per fuorigioco, poi dopo un lungo check al Var, l’arbitro assegna il gol alla Juventus perché Ronaldo viene tenuto in gioco da un piede di Bremer. Il Toro incassa il colpo e tre minuti dopo, Sirigu prima si salva sul palo sul tiro di Bentancur poi blocca un colpo di testa ancora di Ronaldo. Nel finale c’è spazio anche per Rabiot e Baselli, al novantesimo la palla del k.o. c’è l’ha il Torino: Szczesny è bravissimo a deviare in angolo un potente colpo di testa di Sanabria. E nel recupero c’è bisogno ancora di un super parata del polacco su un calcio di punizione di Baselli. Finisce qui un derby intenso e divertente.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Inter, le mani sullo scudetto:
suona la nona a Bologna e fa il vuoto



Per Romelu 20 gol in Serie A, l’Inter si prende tre punti pesantissimi:
mercoledì, contro il Sassuolo, Conte può andare a +11 sul Milan


Francesco Fontana

Nove vittorie consecutive e un momentaneo +8 sul Milan, con un recupero (contro il Sassuolo) che ora profuma tanto di match point: l’Inter passa anche al Dall’Ara, dove il solito Lukaku regala tre punti pesantissimi in ottica scudetto. Una prestazione non clamorosa per i nerazzurri contro un Bologna ordinato e coraggioso, ma ancora una volta da squadra cinica: non spettacolare, di certo pratica e brava a colpire quando serve. Come al 31’ del primo tempo, momento in cui il gigante belga batte Ravaglia in tap-in dopo una super parata sul colpo di testa: quanto basta per tornare ad Appiano Gentile con un sorriso grande così. E mercoledì, contro De Zerbi, il vantaggio sulla seconda può essere in doppia cifra.


CON RANOCCHIA E YOUNG — Formazioni. In casa Inter non ci sono sorprese rispetto all’undici ipotizzato alla vigilia con Ranocchia titolare al posto di De Vrij e Skriniar e Bastoni ai lati (in porta, ovviamente, Handanovic). A centrocampo, indisponibile Perisic (come Kolarov e D’Ambrosio in difesa), spazio per Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen e Young, che vince il ballottaggio con Darmian (recuperato Vidal, in panchina). In attacco, sempre loro: Lautaro con Lukaku. Dall’altra parte Mihajlovic deve rinunciare agli ex Medel, Mbaye e Palacio (argentino squalificato), Santander, Skorupski (positivo al Covid-19) ed Hickey. In porta c’è Ravaglia, difesa a quattro con Tomiyasu, Danilo, Soumaoro e Dijks. Schouten e Dominguez sono i mediani, Skov Olsen-Soriano-Sansone il tris alle spalle di Barrow, unica punta. Arbitra Giacomelli di Trieste.


BASTONI, CROSS PERFETTO — Pronti-via c’è un leggero contatto Ranocchia-Barrow in area, ma per l’arbitro non c’è nulla e si prosegue (timide le proteste del gambiano). Per entrambe l’inizio è di studio, la prima conclusione in porta arriva al 6’ con Lukaku: centrale, tutto facile per Ravaglia. Il Bologna non sta a guardare e prova a farsi avanti, 3’ dopo ecco una bella triangolazione tra Skov Olsen e Soriano, il quale fa partire un cross pericoloso che non trova padrone. Al 17’ ci prova Eriksen su punizione: distanza importante (siamo sui 30 metri), la sua rasoiata non crea problemi a Ravaglia che, però, non può nulla al 31’. Cross perfetto dalla sinistra di Bastoni, paratona sul colpo di testa di BigRom, sulla respinta il belga non può fallire mettendola dentro facile facile di destro. Inter avanti, Mihajlovic è anche sfortunato perché al 34’ perde Tomiyasu per infortunio (nato da un contrasto precedente con Lautaro): al suo posto c’è De Silvestri. Il match cambia, i ragazzi di Sinisa faticano ad alzare il ritmo e solo al 46’ Handanovic ci mette la manona sul destro da fuori di Schouten: deviazione e corner, da cui nasce una chance per Soriano (che spreca, in modo rocambolesco, dall’interno dell’area piccola). Tutti negli spogliatoi dopo 3’ di recupero.


DUE OUT CON IL SASSUOLO — Si riparte senza altri cambi e con un’Inter che prova subito a chiuderla. Come al 49’, con Lautaro che centra il palo dai 25 metri (c’è una leggera deviazione di De Silvestri). Ammonito Ranocchia al 53’ (Barrow trattenuto in contropiede), al 56’ il gambiano prova a impensierire Handanovic, troppo debole il suo destro che si spegne sul secondo palo. Al 61’ il primo cambio di Conte: fuori Eriksen (meglio in fase di non possesso), dentro Gagliardini. Ci prova Soriano, ottima la girata al volo sul cross di De Silvestri: Handa c’è. Altre sostituzioni: Mihajlovic sceglie Vignato (poi ammonito per un fallo su Skriniar) e Svanberg, fuori Sansone e Dominguez, per l’Inter ecco Sanchez e Darmian per Lautaro e Young. Al 76’ Lukaku cerca il colpaccio su punizione, palla altissima. Nel finale vengono ammoniti Bastoni e Brozovic, entrambi diffidati salteranno il Sassuolo. I nerazzurri gestiscono, un Bologna stanco (spazio anche per Orsolini e Juwara, fuori Skov Olsen e Dijks) fatica a creare pericoli e il match prende la direzione di Appiano Gentile dove l’Inter rientrerà in queste ore con in tasca una vittoria fondamentale e un +11 da prendersi mercoledì. E che darebbe, probabilmente, la mazzata definitiva al campionato.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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