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Campionato di Calcio Serie A 2020 - 2021. Tutte le partite - Calendario - Commenti.

Last Update: 10/27/2020 8:52 AM
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Ad un mese e mezzo circa dalla fine del precedente torneo, recuperato in piena estate a causa della pausa forzata dovuta all'emergenza sanitaria da Covid-19, il campionato di calcio italiano, con la prima giornata di Serie A spezzettata in quattro momnti, il 19, il 20, il 21 e il 30 settembre, con poche certezze (il mercato estivo, in pratica, è ancora aperto) e tanti dubbi. Il primo riguarda principalmente la tutela della salute di squadre e pubblico, proprio in questi giorni in cui anche in Italia, oltre che in quasi tutto il mondo, l'epidemia sembra inarrestabile in attesa di un vaccino. Se, dunque, concludere in modo regolare la precedente stagione è stata una scommessa vinta anche grazie al momento di minor circolazione del virus da quando è cpminciata l'emergenza, la ripartenza del nuovo torneo sembra presentare tanti più dubbi anche perché il caldo torrido ben presto lascerà campo al clima autunnale e quindi invernale. Gli stadi, quindi, dovrebbero restare ancora chiusi al pubblico, anche se pare che ci sia uno spiraglio per consentire l'ingresso agli spalti a mille persone (saranno estratte a sorte ?), mettendo così ancora a dura prova le risorse dei club (visti anche gli scarsi affari conclusi finora).

Dal punto di vista sportivo, la vera novità è l'avvicendamento sulla panchina della Juventus di Andrea Pirlo al posto di Sarri, defenestrato dopo l'infausta conclusione dell'avventura europea e la balbettante prestazione complessiva della squadra anche nelle giornate finali del campionato, vinto per un solo punto sull'Inter di Antonio Conte, senza contare la delusione della finale di Coppa Italia.

La Juventus, alla caccia del decimo titolo nazionale consecutivo e dell'agognata coppa con le orecchie, resta la favorita in ogni caso. C'è Ronaldo, resta Dybala (almeno per ora), Higuain fuori dal nascente progetto del nuovo corso. Si spera in qualche arrivo dell'ultima ora (Dezko dalla Roma però pare sfumare proprio nelle ore), si spera nel recupero di Chiellini dopo la sfortunata stagione scorsa costellata di infortuni ma soprattutto nelle idee di Pirlo, scommessa a sorpresa della Juve.

Le rivali dei bianconeri sono più o meno le stesse del precedente campionato. Le milanesi, però, un gradino su tutte, soprattutto l'Inter del confermato Antonio Conte. Confermati anche Pioli e Gattuso sulle panchine di Milan e Napoli rispettivamente. Da Napoli, però, è partito Milik con destinazione la Roma giallorossa.
Non sono più sorprese ma certezze l'Atalanta e la Lazio.

Il fischio d'inizio è previsto sabato pomeriggio alle 18:00 con l'anticipo a Firenze tra Fiorentina e Torino.
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Fiorentina: Chiesa inventa, Castrovilli segna.
Al Toro non basta un grande Sirigu



La squadra di Iachini vince il primo match del campionato grazie
a un guizzo del centrocampista, innescato da un numero di Federico. Successo meritato


Nicola Cecere

Il via del nuovo campionato si colora di viola. Grazie a un guizzo di Chiesa capitalizzato dal gioiellino Castrovilli, la formazione di Iachini mette sotto un Torino in chiaro deficit di preparazione atletica: e non è una sorpresa. La squadra di Giampaolo, penalizzata durante la preparazione dal covid e altri contrattempi, regge nel primo tempo e poi crolla letteralmente nel secondo, dove in troppi spariscono dal campo. In quel primo tempo giocato alla pari, c’è sì una maggiore pressione della Viola costantemente neutralizzata però dal palleggio orizzontale del Toro, al quale mancano le verticalizzazioni per poter fare male. Quando Linetty riesce a inventare un passaggio in area per Berenguer, il tiro immediato dello spagnolo sarebbe letale senza la reattività di Dragowski, che si inarca per respingere la sfera (22’). Non è questa la prima palla gol e non rimarrà l’ultima di una prima frazione in cui i ritmi non riescono a decollare a causa del gran caldo e della disposizione molto corta di entrambe le formazioni: si gioca in quaranta metri e quindi trovare gli spunti nello spazio è praticamente impossibile. Unica eccezione Biraghi.

IL PERICOLO DALLA SINISTRA — L’ex esterno interista percorre la sua corsia mancina con continuità e buoni esiti al cross. Ne mette diversi, insidiosi e precisi e l’attaccante che riesce a beneficiarne è sempre lo sgusciante Kouame, abile a prendere il tempo ai difensori granata ma non inesorabile nella successiva conclusione aerea. Al primo tentativo mette fuori (18’), ma nelle altre due occasioni inquadra la porta e qui è Sirigu a balzare sotto i riflettori con due parate decisive.

LE PRODEZZE DI SIRIGU — Al 43’ il portiere respinge come può spedendo la sfera addosso ad Ansaldi e poi sventando l’autogol inconsapevole dell’argentino; al 46’ Sirigu arriva con un colpo di reni a impedire giusto in extremis che la sfera superi la linea bianca: autentico miracolo. In avvio di ripresa Biraghi si mette in proprio decidendo di andare egli stesso al tiro su suggerimento di Castrovilli. La conclusione risulta imparabile ma la rete viene cancellata dal controllo Var: il giocatore viola parte in fuorigioco (2’). Poco dopo è Kouame a incornare di nuovo il puntuale cross di Biraghi dalla sinistra. Mira sbagliata e c’era pure la posizione di offside.

ZAZA, CHE ERRORACCIO! — Al 16' è il Toro che potrebbe colpire duro. Ribery calcia di fretta una punizione nella propria metà campo e finisce per servire Zaza che può avanzare verso la porta viola protetta solo da Ceccherini che deve preoccuparsi pure di Belotti, liberatosi a sinistra. A Zaza basta un passaggio elementare di dieci metri per mandare il Gallo a tu per tu con Dragowski (17’) ma il suggerimento viene clamorosamente sbagliato. La risposta viola è in un affondo del tandem Chiesa-Bonaventura chiuso da un sinistro largo. Al 26’ è Chiesa a farsi luce su imbeccata di Ribery ma il diagonale è largo.

LO SPUNTO DI CHIESA — La ripresa risulta più emozionante perché le squadre si sono allungate. La preparazione atletica è imperfetta e determina un costante arretramento del Torino che non riesce a tenere gli avversari lontano dalla propria area. Gli uomini di Iachini ne approfittano per sfondare. Chiesa mette a frutto il suo spunto in velocità bruciando facilmente Ansaldi e spedendo un traversone rasoterra sul palo opposto dove Castrovilli arriva puntuale al tap-in. La reazione del Toro è in un destro senza pretese di Zaza dal limite dell’area. C’è poi al 94’ una girata vincente di Belotti ma in posizione di chiaro fuorigioco. Brinda la Fiorentina.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Verona e Roma sbattono sui legni:
bella partita, ma niente gol al Bentegodi


Due squadre destinate a cambiare col mercato offrono 90’ godibili:
per Tameze, Dimarco e un inarrestabile Spinazzola le occasioni migliori


Jacopo Gerna


Difficile avere certezze alla prima di campionato. Eppure lo 0-0 del Bentegodi con cui Verona e Roma iniziano la stagione lancia alcuni segnali molto chiari. Il Verona, oggettivamente più debole della squadra rivelazione dell’anno scorso (assieme all’Atalanta), riparte dalla stessa mentalità che gli ha trasmesso Juric, serio candidato alla Panchina d’oro. I vari Rrrhamani, Amrabat, Kumbulla (venduto proprio alla Roma) e Pessina non ci sono più, Lazovic è infortunato. Dal mercato finora è arrivato pochino: la squadra ha perso qualità, ma gioca una partita solida, che le porta un punto meritato. Concede poco ed è messa molto bene in campo. La Roma di Fonseca è più che mai un cantiere aperto: senza centravanti (Dzeko è in panchina in attesa di andare a firmare per la Juve), con Cristante arretrato in difesa in attesa di Kumbulla e, chissà, di Smalling. La formazione sembra un po’ improvvisata in attesa del 5 ottobre, giorno di chiusura del mercato. Karsdorp, già venduto al Genoa, è il titolare a destra, solo per portare un esempio. Impossibile sbilanciarsi troppo coi giudizi in un simile contesto.

POTENZIALE — Fonseca si gode uno Spinazzola devastante a sinistra: solo il palo gli nega il gol all’86’. Ma in precedenza era il Verona a essere fermato dai legni, con Tameze e Dimarco. Pedro e Mkhitaryan, stranamente impreciso in due occasioni da gol nel primo tempo, sono giocatori di spessore internazionale, il terzetto con Milik sarebbe più che stuzzicante. Ed è verosimile che con 21 conclusioni a rete, come al Bentegodi, i gol sarebbero più di zero. Pellegrini e Veretout sono certezze in mezzo al campo. Ma in attesa degli intrighi di mercato, si gioca senza punta centrale. Dici poco. E infatti manca la concretezza nelle rare chance concesse dal Verona. Che mette un primo mattoncino di una stagione che si preannuncia più complessa dell’ultima.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Si riparte! [SM=x1583472]





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Mertens-Insigne e Gattuso sorride, bel Napoli a Parma.
Che esordio di Osimhen!



Due gol nella ripresa condannano Liverani.
Gran debutto del nigeriano, entrato nella ripresa e protagonista in quasi tutte le azioni offensive


Mimmo Malfitano

Quelli che non tradiscono mai, ai quali Rino Gattuso si affida per la prima vittoria. Sono di Dries Mertens e di Lorenzo Insigne le prime reti del nuovo Napoli che di nuovo, però, non ha presentato niente relativamente alla formazione iniziale. Poi, quando nella ripresa è entrato Victor Osimhen, il Parma è stato costretto alla resa, dopo aver tenuto testa all'avversario per i primi 60 minuti. Ma la differenza l'ha fatta tutta lui, con quegli scatti straripanti, che hanno imbarazzato la difesa degli emiliani. Primi tre punti, dunque, per Gattuso. Importanti, perché ottenuti in un momento in cui la squadra sta facendo il rodaggio e ha bisogno ancora di qualche settimana per rendere al meglio. E' atteso da un lavoro intenso anche Fabio Liverani, perché il suo Parma fatica nella fase difensiva e crea poco per Inglese e Cornelius, la coppia di attaccanti.

Quelli che non tradiscono mai, ai quali Rino Gattuso si affida per la prima vittoria. Sono di Dries Mertens e di Lorenzo Insigne le prime reti del nuovo Napoli che di nuovo, però, non ha presentato niente relativamente alla formazione iniziale. Poi, quando nella ripresa è entrato Victor Osimhen, il Parma è stato costretto alla resa, dopo aver tenuto testa all'avversario per i primi 60 minuti. Ma la differenza l'ha fatta tutta lui, con quegli scatti straripanti, che hanno imbarazzato la difesa degli emiliani. Primi tre punti, dunque, per Gattuso. Importanti, perché ottenuti in un momento in cui la squadra sta facendo il rodaggio e ha bisogno ancora di qualche settimana per rendere al meglio. E' atteso da un lavoro intenso anche Fabio Liverani, perché il suo Parma fatica nella fase difensiva e crea poco per Inglese e Cornelius, la coppia di attaccanti.

FUORI OSIMHEN — La scelta di lasciare fuori Victor Osimhen era stata, in qualche modo, anticipata nei giorni di vigilia. E Rino Gattuso l'ha confermata poco prima dell'inizio della partita, quando sono state ufficializzate le formazioni. L'allenatore gli ha preferito Dries Mertens, una garanzia, per certi versi. A destra, invece, c'è Hirving Lozano, mentre Politano siede in panchina al fianco di Osimhen. In pratica, non ci sono volti nuovi in questo Napoli per l'esordio stagionale. Così come nel Parma, con la sola eccezione di Fabio Liverani in panchina. Il nuovo tecnico si affida alla coppia Inglese-Cornelius per provare a contrastare la fisicità di Manolas e Koulibaly. Il ritmo iniziale è alto, gli emiliani provano a sfondare a sinistra con Pezzella che, in velocità, sorprende Di Lorenzo, ma i suoi cross vengono regolarmente rimpallati. Il Napoli, invece, va per linee centrali, dove Zielinski viene seguito a uomo da Grassi.

ZERO TIRI — Le difese corrono pochi rischi e i due portieri restano spesso a guardare nei primi 45 minuti. Il Napoli tiene il possesso palla, ma fa fatica a verticalizzare. Anzi, non ci prova mai, si tende sempre a cercare Lozano sulla sinistra che è controllato a vista da Pezzella. Gattuso continua a incitarlo dalla panchina, ma a parte qualche dribbling, il messicano null'altro non concede ai 1000 spettatori del Tardini. La fase offensiva non convince da entrambe le parti. Mertens è isolato e per Iacoponi non è un problema tenerlo, mentre Insigne non riesce a saltare l'uomo per tentare la conclusione. Stessa cosa anche sull'altro fronte, dove Cornelius e Inglese non trovano gli spazi per puntare verso Ospina. E così il primo tempo dai conclude senza nemmeno un tiro in porta e con due giocatori, Demme e Darmian, ammoniti.

SVOLTA OSIMHEN — È più convinto, il Napoli, nella ripresa. Dopo 15 minuti, arriva la svolta. Gattuso richiama in panchina Demme e inserisce Osimhen. L'ingresso dell'attaccante nigeriano mette lo scompiglio nell'area parmense. Nel tentativo di evitarne una deviazione di testa che Iacoponi respinge debole, sui piedi di Mertens, che di piatto regala il vantaggio ai suoi (19'). E' scatenato, Osimhen. Va via a Darmian, dandogli un paio di metri in uno spazio ristretto e la conclusione viene respinta da Sepe. E' sempre lui che di tacco libera il destro di Lorenzo Insigne che sbatte sul palo. Col 4-2-3-1, sembra un altro Napoli, sicuramente più spregiudicato e meno prigioniero della lentezza di Demme che non favorisce la velocità degli attaccanti. Il Parma stenta a ritrovarsi e da un disimpegno sbagliato di Iacoponi, corto per Pezzella, scaturisce la conclusione di Lozano, respinta debolmente da Sepe: il tocco di Insigne per il raddoppio è cosa semplice semplice (30').

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Genoa di Maran parte alla grande: poker al Crotone


Padroni di casa in gol con Destro, Pandev, Zappacosta e Pjaca, appena entrato.
Per gli ospiti rete del 2-1 di Riviere


Filippo Grimaldi


Tutto è opinabile, a maggior ragione adesso che la nuova stagione sta appena decollando. Eppure più del pesante 4-1 con cui il Genoa affonda il Crotone neopromosso, questo risultato dice già soprattutto molte cose su quel che sarà il cammino delle squadre di Maran e Stroppa. Del Grifone, con Zajc, Badelj e un superbo Zappacosta all’esordio, in campo con il consueto 3-5-2, già si intuisce il progetto di gioco e di squadra che il club sta portando avanti. Il recente passato fatto di troppi affanni pare già lontanissimo: questo mercato vuole spingere il Genoa stabilmente sopra la soglia-pericolo, e l’impressione è che la strada sia tracciata. Il Crotone, invece, rappresenta esattamente ciò che ad oggi Stroppa ben sapeva: un gruppo che ha basi solide e buone idee, ma va rifinito e rinforzato per non dover affrontare la sua terza esperienza in Serie A a handicap. Certe amnesie difensive, come quelle che hanno permesso dopo dieci minuti ai liguri di portarsi già sul due a zero, vanno cancellate in fretta: il liscio di Mazzotta (6’) che permette a Ghiglione di servire Destro per un gol che all’attaccante mancava da oltre un anno è da matita rossa, così come la disattenzione collettiva della retroguardia calabrese, con Goldaniga che serve Pandev per il raffinato pallonetto del macedone.

TIMIDO RISVEGLIO — Due a zero e gara chiusa? Macché: il Crotone va a sprazzi, ma con Messias alle spalle di Simy e Riviere sa rendersi pericoloso, anche se talvolta gli manca un po’ di cinismo. Al 15’ Perin salva il doppio vantaggio su Simy, e dopo la traversa di Destro (26’), arriva (29’) il 2-1 ospite: Molina dalla destra vede il francese sul primo palo, bravo ad anticipare Zapata e l’uscita di Perin. Crotone vivo, dunque, ma discontinuo. E così cinque minuti dopo arriva il gol-capolavoro di Zappacosta, che scappa sulla fascia sinistra, si accentra e piazza un tiro velenoso sul primo palo. Cordaz è battuto, risultato in cassaforte, o quasi. Già, perché se bisogna trovare un aspetto rivedibile della prestazione genoana, il riferimento va a certi sincronismi difensivi da registrare, che al 42’ portano al palo di Simy, prima che il portiere ospite si riveli decisivo su Ghiglione.

GESTIONE — Il doppio vantaggio all’intervallo è una dote troppo grande perché venga dilapidata dalla squadra di Maran, anche se la partenza della squadra di Stroppa dopo l’intervallo è sino al quarto d’ora su ritmi ben più alti del primo tempo. Gli sforzi, però, non producono risultati concreti, e neppure l’inserimento di Kargbo al posto di Riviere apre la difesa rossoblù. Maran fa esordire Pjaca al posto di Pandev, che impiega sei minuti – servito da Ghiglione - per piazzare un diagonale rasoterra velenoso che tocca il palo alla destra di Cordaz e vale il 4-1 finale. La partita finisce qui, anche se il numero uno del Crotone è super al 40’ su Destro, servito da Pjaca. Tanta roba, l’ex juventino, per il Grifone.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Sassuolo spreca, Simeone illude il Cagliari.
La pareggia Bourabia



I padroni di casa creano tanto e vengono puniti nella ripresa da un colpo di testa del Cholito.
Il marocchino si supera su punizione


Francesco Velluzzi

Eusebio Di Francesco stava per giocare un brutto scherzo alla squadra del cuore. A 13’ dalla fine il folletto Nandez se n’è andato in percussione, seminando il panico tra le maglie neroverdi, ha servito Joao Pedro che ha pennellato un gran pallone per Simeone che tutto solo ha colpito di testa. Roberto De Zerbi, che ha tentato il tutto per tutto, per partire nel migliore de modi, ha visto le streghe. Ma come? Gioco solo io e la perdo? Ci ha dovuto pensare il piede fatato di Bourabia su punizione per chiudere sull’1-1 la sfida tra Sassuolo e Cagliari che oggi abbraccerà Diego Godin come totem della difesa. Se poi tornerà anche Nainggolan la squadra sarà di alto livello. Per questo l’opera di Di Francesco comincia bene. Eusebio conosce alla perfezione l’avversario e non gli resta che chiudersi e provare a ripartire, cercando di frenare il gran palleggio dei neroverdi. Il Sassuolo non ha Boga e si sente, ma Haraslin nel primo tempo è una furia e la qualità di Berardi non si discute. Manca all’appello bomber Caputo che non sembra l’iradiddio della passata stagione. Alla fine sono pacche per tutti, soprattutto per Di Francesco, amatissimo da queste parti.

PRIMO TEMPO — De Zerbi ripropone Chiriches (che lo scorso campionato ha patito parecchio) al centro della difesa in coppia con Ferrari. Toljan e Rogerio si occupano delle corsie. Accanto a Locatelli c’è Obiang in mezzo. Di Francesco, consapevole che Sottil non è ancora al top, tiene alto Nandez a destra nel tridente con Simeone e Joao Pedro e regala il debutto da titolare in A a Fabrizio Caligara. In regia c’è il nuovo arrivato Marin. Il Cagliari, però, è subito preso in mezzo dal palleggio di Obiang e soprattutto Locatelli che è su un altro livello rispetto a Caligara. Ma è soprattutto Haraslin a sinistra che crea problemi a Faragò che dopo 7’ è già ammonito. Il tiki taka dei neroverdi stordisce il Cagliari che pressa individualmente e chiede anche a Joao Pedro di sacrificarsi dietro per frenare le discese di Toljan che si sovrappone con Berardi che preferisce accentrarsi. Il Sassuolo è padrone del campo, ma non concretizza. Il primo tiro dei sardi arriva su punizione di Lykogiannis. Facile per Consigli, dopo 22’. Il Cagliari soffre, ma comincia a trovare un po’ di coraggio. Tanto che l’occasione più ghiotta capita a Simeone che su un pallone difficile controllato da Joao deve mandarla dentro di testa. Cerca la precisione e la manda alta. A fine tempo è Cragno che si fa trovare pronto sul colpo di test di Haraslin, imbeccato da Berardi. Ma lo slovacco poteva angolarla meglio. L’ultimo colpo di testa è del Cagliari, al terzo minuto di recupero. Faragò scende per la prima volta pulito e scodella un cross per Simeone che spedisce fuori.

SECONDO TEMPO — Si riparte con un cambio: Pisacane (mossa vincente, perché risulterà uno dei tre migliori chiudendo tutto) prende il posto di Klavan che gli era stato preferito in partenza. Il canovaccio è lo stesso del primo tempo: il Sassuolo dirige le operazioni, ma non riesce a trovare la via della rete, il Cagliari aspetta, si difende, soffre, ma quando ha l’occasione fa male. Dopo 5’ la gran botta di Nandez, il migliore, è respinta con i pugni da Consigli. Anche Chiriches che non trattiene Simeone incappa nel giallo. De Zerbi vuole vincerla e ricorre al triplo cambio, serve energia e forza fresca per il gioco che fa : dentro Kyriakopoulos, Bourabia e Defrel (per Roberto, Obiang e Haraslin). Di Francesco fa esordire in A Zappa che prende il posto di Caligara. Dentro anche Muldur per Toljan. E pure Di Francesco inserisce Sottil (al debutto) e Oliva per Rog e Marin. Ma da tutto ciò trae giovamento il Cagliari che al 32’ sulla percussione di Nandez pesca il colpo vincente: l’uruguagio allarga per Joao Pedro che pennella alla perfezione per Simeone che, lasciato colpevolmente solo da Ferrari, di testa batte Consigli. Ma non può finire così e a tre minuti dalla fine ci vuole una magistrale punizione di Bourabia per trovare il pareggio. Che è giustissimo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Juve, tris alla Samp con Kulusevski, Bonucci e CR7.
E Pirlo azzecca tutto


Il nuovo allenatore, che lancia il giovane Frabotta a sinistra, ottiene subito buone risposte.
Lo svedese migliore in campo, Samp pericolosa solo nel finale


Fabiana Della Valle


Il Maestro non abbraccia e applaude, ricambiato. Erano in mille e di sicuro si sono divertiti, non solo perché hanno visto tre gol, ma anche perché la prima Juventus di Andrea Pirlo ha fatto vedere buone cose contro una Samp mai veramente pericolosa. Tre reti in cui si mescolano vecchi e nuovi, la spinta dell’esperienza e l’energia della gioventù: apre Kulusevski, lanciato subito nella mischia per necessità (out Dybala e Bernardeschi), raddoppia Bonucci e chiude Cristiano Ronaldo.

SORPRESA FRABOTTA — Pirlo si presenta al debutto allo Stadium serafico e senza un vero centravanti, con due nuovi acquisti subito in campo (McKennie oltre a Kulusevski) e il titolare che non t’aspetti: Gianluca Frabotta, classe ‘99, schierato terzino sinistro a sorpresa. Alex Sandro è infortunato, Pellegrini non convocato perché in partenza e il nuovo allenatore preferisce il giovane, già lanciato da Sarri a fine campionato, a De Sciglio (che entrerà nell’ultima mezz’ora, sfiorando anche il 2-0). Poche novità rispetto all’amichevole con il Novara, confermata la difesa a tre che diventa a quattro in fase di non possesso, Ramsey in versione trequartista e l’attacco a due, con Kulusevski centravanti per lasciare più libertà a Cristiano. Pirlo alla vigilia ha parlato di una squadra ha già assimilato i suoi concetti base e in effetti così pare: la Juve pressa, recupera alto e fa girare il pallone, il fraseggio è piacevole e non fine a se stesso.

IL GOL DEL DEBUTTANTE — La rete sblocca partita arriva al 14’, quando Kulusevski di sinistro trova l’angolino approfittando di un tiro di Ronaldo respinto dalla difesa, ma già qualche minuto prima il portoghese aveva sfiorato il vantaggio su verticalizzazione di Ramsey (uno dei più in palla): pallone deviato da Audero. Risultato che sarebbe potuto essere più rotondo già nel primo tempo, se non ci si fosse messa la traversa tra il 2-0 e Cristiano, dopo un’altra bella azione iniziata da McKennie (che ruba palla) e rifinita ancora da Ramsey. CR7 non si rassegna e ci riprova prima dell’intervallo, ma ancora senza successo. La Samp è molto abbottonata (con Bonazzoli unico attaccante e Quagliarella in panchina) e punta tutto sulle ripartenze, ma trova pochi spazi e si limita a contenere. Unico guizzo, un tiro fuori di De Paoli poco prima dello scadere della prima frazione.

BONNI&CR7 — Ranieri prova a cambiare lo spartito con Quagliarella, Ramirez e Yoshida, passando dal 4-5-1 al 4-3-1-2. E in effetti la Samp così ridisegnata qualcosa di più produce: le incursioni nell’area bianconera aumentano, ma l’indice di pericolosità resta basso, visto che il primo tiro in porta (di Quagliarella, che poi va vicino al 2-1 nel finale) a dieci minuti dal gong. Dall’altra parte c’è Cristiano che non ne vuole sapere di iniziare la stagione senza segnare: ritenta prima con un ambizioso tiro a volo su suggerimento di Cuadrado, poi su punizione (respinta con i pugni da Audero). Trova il varco giusto al 43’ con un diagonale perfetto, imbeccato ancora da Ramsey. Prima però c’era stata la zampata fu Bonucci, che aveva messo in ghiaccio il risultato poco dopo la mezz’ora con rete da centravanti di rapina, approfittando di svirgolate e rimpalli su un’azione di calcio d’angolo. Domenica la Juve affronterà la Roma all’Olimpico, chissà se con il nuovo centravanti o ancora no, di sicuro con tre punti e parecchie certezze in più.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il Milan convince e Ibra fa una super doppietta:
Pioli riparte col 2-0 al Bologna

Lo svedese segna un gol per tempo (il secondo su rigore), la squadra di Mihajlovic pericolosa solo nel finale


Alessandra Gozzini


La stagione del Milan si apre come si era conclusa la precedente: con vittoria e tre punti. E, ancora, nel segno di Ibrahimovic. I due gol di Zlatan, uno per tempo, segnano il successo rossonero. Il Bologna si arrende allo svedese e al gioco organizzato di Pioli: un altro passo avanti rispetto al debutto europeo, un’altra dimostrazione di solidità. C’è molta strada davanti ma la direzione è quella giusta.

SUPER IBRA — Dopo lo scudetto post Covid il Milan cerca conferma nella nuova stagione: dopo aver giocato giovedì a Dublino, i rossoneri debuttano a San Siro. E nel primo tempo la fatica di coppa non si sente: la squadra è padrona del campo, e potrebbe segnare già prima del gol che sblocca l’equilibrio di Ibrahimovic. Pioli ritrova Rebic per Saelemaekers, conferma il giovane Gabbia al centro della difesa e l’altro baby, Tonali, inizia in panchina. Mihajlovic dall’altra parte presenta il nuovo acquisto De Silvestri, gli altri dieci undicesimi sono il blocco della passata stagione.

Il primo tentativo è dei rossoblù di Sinisa con Soriano che conclude a lato. Ma subito dopo è il Milan a uscire: il solito Ibra dà dimostrazione della sua classe con un colpo di tacco e successivo diagonale di poco fuori, conclusione su cui è decisiva la deviazione di Tomiyasu. Poi tocca a Calhanoglu: altro diagonale impreciso. Il Bologna fatica a rendersi pericoloso (Gigio blocca un tiro di Dominguez) il Milan lo fa, ma non inquadra la porta. Gabbia e Bennacer partecipano all’azione d’attacco: l’errore dell’algerino su ribattuta di Skorupski arriva a due metri dalla porta. Al 35’ ci pensa Ibra: cross di Theo, Zlatan stacca su Dominguez e trova l’angolo giusto. Non è un caso che il gol arrivi da un’azione sviluppata a sinistra: Hernandez attento dietro e propositivo davanti si conferma punto di forza della squadra. E poi il solito Ibrahimovic.

DOPPIETTA — Nel segno di Ibra si apre anche la ripresa, che potrebbe vedere Zlatan raddoppiare già dopo 2’: Skorupski respinge di pugno. La doppietta non tarda ad arrivare: dopo cinque minuti, Bennacer conquista una punizione al limite dell’area che la Var trasforma in rigore. Il fallo di Orsolini è avvenuto dentro l’area: Ibra stavolta trasforma dal dischetto. Zlatan si è ripresentato in ottima forma, la partita di cinque giorni fa non pesa sulle sue gambe da quasi trentanovenne: conclude altre due volte, la seconda dopo aver superato il portiere avversario con la palla calciata incredibilmente fuori. Il Bologna continua a faticare e si vede solo con Olsen passata la mezzora, il Milan a spingere sullo stesso acceleratore di sinistra: grande partita di Theo. Al 32’ arriva l’esordio in campionato di Tonali, entrato al posto di Kessie. Nel finale è ancora Bologna con assalti senza successo: prima Sansone poi Santander, che stampa sul palo e infine Tomiyasu. L’orgoglio si esaurisce però con l’espulsione di Dijks per doppia ammonizione. Finisce 2-0: e tra 72 ore il Milan sarà di nuovo qui contro il Bodoe Glimt, di nuovo decisiva per proseguire il cammino europeo.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Caso Diawara, 3-0 a tavolino per il Verona.
La Roma farà ricorso

I giallorossi pagano l'inserimento del guineano negli U22 e non tra gli “over”


Chiara Zucchelli


Il giudice sportivo della Serie A ha inflitto lo 0-3 a tavolino alla Roma per aver schierato sabato sera nella partita di esordio del campionato contro il Verona il centrocampista Amadou Diawara, non incluso nella lista dei 25 giocatori della rosa visto che non era né negli Under 22, avendo compiuto 23 anni a luglio, né negli Over, dove ora è stato inserito.

UNA SETTIMANA DI TEMPO — In serata la presentazione dell'"avviso di reclamo" da parte della Roma, anticamera del ricorso vero e proprio da presentare entro una settimana: entro dieci giorni ci sarà il dibattimento. Il club giallorosso punterà sulla buonafede e sul fatto che non ha avuto alcun vantaggio dall’errore (avendo ancora vari slot liberi per gli Over). A questo punto il Verona sale a quota tre punti in classifica, la Roma scende a zero, dopo che i 90’ si erano conclusi sullo 0-0.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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SERIE A 2020/2021 1ª Giornata (1ª di Andata)

19/09/2020
Fiorentina - Torino 1-0
Verona - Roma 0-0 (3-0 a tavolino)
20/09/2020
Parma - Napoli 0-2
Genoa - Crotone 4-1
Sassuolo - Cagliari 1-1
Juventus - Sampdoria 3-0
21/09/2020
Milan - Bologna 2-0
30/09/2020
Benevento - Inter -
Udinese - Spezia -
Lazio - Atalanta -

Classifica
1) Genoa, Juventus, Verona(**), Milan, Napoli e Fiorentina punti 3;
7) Cagliari e Sassuolo punti 1;
9) Atalanta(*), Benevento(*), Inter(*), Lazio(*), Spezia(*), Udinese(*), Torino, Bologna, Parma, Crotone, Roma(**) e Sampdoria 0 punti.

(gazzetta.it)

Benevento - Inter, Udinese - Spezia e Lazio - Atalanta sono state posticipate al 30 settembre d'ufficio per consentire un adeguato
inizio della preparazione della nuova stagioone a causa del protarsi degli impegni agonistici della precedente.
(*) Atalanta, Benevento, Inter, Lazio, Spezia e Udinese una partita in meno.
(**) Vittoria a tavolino per il Verona dopo le decisioni del giudice sportivo sul caso Diawara (in attesa del ricorso della Roma).
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9/27/2020 12:29 AM
 
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Al Toro non basta Belotti:
l'Atalanta riparte con un poker da applausi



Doppietta del Gallo, ma la squadra di Gasp è un rullo:
Gomez, Muriel, Hateboer e De Roon a segno.
Primi tre punti per la Dea, Giampaolo resta a zero dopo due gare


Andrea Elefante

L'Atalanta è ancora una macchina da gol, il Torino non è ancora la macchina che Giampaolo sta assestando, secondo i suoi principi di calcio. La squadra di Gasperini debutta in campionato vincendo serenamente in rimonta - un'abitudine mantenuta - dopo il gol-illusione di Belotti, concedendosi momenti di grande calcio e ancora qualche errore difensivo di troppo. Il Toro non ha ancora la forza per approfittarne: sta in partita per un tempo, aggrappata a un Belotti sempre più leader, ma nella ripresa denuncia ancora un calo atletico e di convinzione, proprio di una squadra ancora in cantiere. I nuovi - Giampaolo ne ha schierati tre - sono ancora da inserire, le idee di gioco nascono imperfette rispetto al credo del tecnico.

LE SCELTE — Giampaolo lancia da titolari i nuovi laterali di difesa, Vojvoda e Murru, da cui non avrà il contributo sperato. Conferma Berenguer trequartista (preferendolo a Verdi) con la coppia Zaza-Belotti. Doppio centravanti (colombiano) anche per Gasperini, con Muriel e Zapata: trio offensivo completato da Gomez, il centrocampo è quello della scorsa stagione, mentre in difesa, con Romero e Djimsiti squalificati e Palomino in ritardo di condizione, fiducia al croato Sutalo, assieme a Toloi e Caldara.

PRIMO TEMPO — Due gol nei primi 13', preceduti da una traversa piena di Zaza che si beve Sutalo, ma poi sceglie il tiro di potenza invece che incrociato: il segnale della partita divertente e ricca di errori che sarà. Apre la partita Belotti: Rincon salta secco Gomez, che non lo insegue, Toloi per uscire su di lui molla il Gallo, che taglia come un coltello e infila Sportiello. Il Papu capisce che deve rimediare e ci mette meno di 2', anche perché Rincon lo imita, lasciandolo libero di scegliere e mirare un destro disegnato. È il momento in cui l'Atalanta prende saldamente in mano il governo della partita, tormentando il Torino sulla fascia sinistra - Vojvoda molto in difficoltà sul martello di Gosens - e con i cambi di gioco già sofferti a Firenze dai granata. Che cadono ancora al minuto 21' - cross di Gomez e fantastico destro incrociato di Muriel, scivolato alle spalle del fragile Murru - e rischiano di crollare al 42', quando il secondo assist di Gomez trova, ancora a destra, il rimorchio di Hateboer, senza che Murru (o Nkoulou in aiuto) riescano a intervenire. Ma il Toro, che aveva "visto" il possibile 2-2 al 28' (incursione di Berenguer che inspiegabilmente perde il tempo e non tira), ha se non altro carattere. Quello di Belotti, che tiene a galla la sua squadra appena un minuto dopo: Vojvoda dà il primo segnale di vita mettendo una palla in mezzo, Caldara viene scavalcato da un tentativo di intervento di Zaza, in agguato c'è ancora il Gallo che lascia sul posto Toloi e segna il 3-2 di testa.

SECONDO TEMPO — Chi si aspetta un Toro che completi la rimonta nella ripresa, trova quasi solo Atalanta, che gioca con consapevolezza sempre crescente. L'anteprima del 4-2 è un colpo di testa schiacciato fuori da Hateboer dopo solito cambio di fascia con Gosens, ma passa meno di un minuto prima che la squadra di Gasperini metta in frigo la vittoria: Muriel ha tutto lo spazio che vuole per leggere l'incursione centrale di De Roon, che completa con il gol sicurezza una gara da dominatore del centrocampo. E lì la squadra di Giampaolo si arrende, nonostante in cambi del tecnico, che si gioca le carte Lukic, Verdi e poi Millico, per disegnare un 4-3-3. Gasperini ha la panchina lunga e la usa, regalando il debutto anche a Mojica e Lammers, appena arrivati. Ma quello che conta di più è poter gestire le energie, governando in serenità la partita: mercoledì l'Atalanta va di nuovo in campo, a Roma contro la Lazio. Una promessa di grande calcio.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Lazio, buona la prima.
Inzaghi fa festa con Lazzari e Immobile.
Cagliari k.o.



I biancocelesti hanno dominato il primo tempo (oltre al gol, palo di Correa),
poi nella ripresa i sardi hanno fallito il pari con Simeone e sono stati puniti dal bomber laziale


Stefano Cieri

Buona la prima. La Lazio comincia il campionato con una vittoria a Cagliari, sullo stesso campo dove nella scorsa stagione ottenne una vittoria rocambolesca che fu una tappa chiave della intera annata dei biancocelesti. Anche questo nuovo successo alla Sardegna Arena (il terzo consecutivo ottenuto sul campo dei sardi per la squadra di Inzaghi) può avere un risvolto che va oltre i tre punti. La Lazio era infatti reduce da un’estate piena di dubbi tra un mercato che non ha regalato troppi squilli ed un certo malumore dell’ambiente. I tre punti ottenuti fanno invece respirare la formazione romana alla vigilia del doppio difficile impegno con Atalanta e Inter. Il Cagliari rimedia invece la prima sconfitta dopo il pari ottenuto a Reggio Emilia col Sassuolo. Una battuta d’arresto che conferma i limiti attuali della squadra sarda, specie in difesa, evidenziati già contro il Sassuolo nonostante il risultato positivo. La squadra di Di Francesco concede troppo: l’inserimento di Godin (ieri rimasto in panchina) può aiutare l’ex tecnico di Roma e Sampdoria a migliorare la situazione.

UN GOL PER TEMPO — Vittoria limpida per la Lazio. La squadra di Inzaghi la sblocca subito, va al riposo con un solo gol di vantaggio nonostante tante occasioni costruite, poi rischia a inizio ripresa quando il Cagliari ha un sussulto e si divora il pari con Simeone, ma torna in cattedra nella seconda parte della ripresa trovando il raddoppio e sfiorando il tris. A rompere il ghiaccio ci pensa Manuel Lazzari dopo appena 4 minuti. L’ex Spal segna così il suo primo gol in campionato con la maglia della Lazio. Bravo Marusic a lavorare la palla quasi sulla linea di fondo e servirla poi al centro dove Lazzari, tutto solo, deve solo depositare in rete. Il Cagliari accusa il colpo e non riesce a reagire, la Lazio è padrona del campo. I biancocelesti, prima dell’intervallo, hanno una mezza dozzina di opportunità per raddoppiare, ma le falliscono. Un po’ per imprecisione, un po’ per la bravura di Cragno che si supera su Milinkovic e due volte su Immobile. In un’altra circostanza è invece Rog a negare il gol a Milinkovic. La Lazio rischia di pagare il conto di tanto spreco a inizio ripresa, quando il Cagliari si fa finalmente vedere dalle parti di Strakosha. L’occasione più ghiotta capita sui piedi di Simeone che spara alto, a porta spalancata, una palla respinta da Strakosha dopo un tiro di Joao Pedro. Inzaghi a quel punto corre ai ripari, toglie Leiva e mette dentro Escalante, poi sostituisce anche Correa e Milinkovic con Caicedo e Akpa Akpro. Il raddoppio arriva grazie al solito Immobile che sfrutta con un piatto chirurgico un altro assist di Marusic che arriva dopo una cavalcata strepitosa del montenegrino (che parte con un controllo di tacco). La partita finisce lì, anche se Pavoletti (al rientro nel finale di gara) prova a movimentarla con un paio di colpi di testa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/27/2020 12:37 AM
 
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È un Benevento da impazzire: SuperPippo rimonta la Samp e vince 3-2

La squadra di Ranieri sul 2-0 dopo 18’ (Quagliarella e Colley) subisce
la rimonta dei campani a segno con Caldirola (doppietta) e Letizia


Filippo Grimaldi


Da 0-2 a 3-2: chapeau, Benevento. Concordiamo: non è la stessa squadra di tre anni fa, su questo punto Filippo Inzaghi ha ragione e non lo certifica solo questo rocambolesco successo per tre a due al Ferraris con cui gli ospiti hanno ribaltato il doppio svantaggio iniziale, certificando la prima crisi della Samp. Certo, gli ospiti devono ritrovare un po’ di cinismo in più, mancato nelle fasi iniziali, in un campionato che si annuncia maledettamente divertente per Moncini e compagni, se queste sono le premesse. La Samp, invece, fa e disfa, illude e si spegne. Perché i blucerchiati (con il deb Candreva che ha impiegato poco ad inserirsi nei meccanismi della squadra servendo l’assist perfetto per il due a zero) sembrano chiudere la pratica dopo diciotto minuti – uno-due di Quagliarella e Colley e vittoria all’apparenza in cassaforte -, a conferma di un atteggiamento in avvio degli ospiti troppo rinunciatario, che costringe poi il Benevento a un lungo inseguimento. Ma non è così: la squadra di Ranieri, viceversa, doveva dimostrare come il modo in cui era maturata la sconfitta di Torino con la Juve, che tanto aveva irritato Ranieri, andava archiviato alla voce incidenti di percorso, ma su questo punto restano aperti molti dubbi. Il Benevento, invece, certifica che questa squadra dopo avere spadroneggiato in B può crescere anche in A, ma a patto di evitare disattenzioni come quella di Montipò costata la rete del primo vantaggio blucerchiato.

BOTTA E RISPOSTA — Ne è venuta fuori una gara gestita in larga parte sino all’intervallo da Quagliarella e compagni, anche se il Benevento avrebbe potuto riaprire la partita al 25’, quando Audero ha risposto con una respinta-capolavoro ad un colpo di testa di Moncini e poi si è ripetuto sette minuti dopo su Dabo. Alla squadra di Inzaghi va pure riconosciuto il merito di non essersi mai arresa, approfittando anche di un gioco blucerchiato alla distanza meno efficace. Così (33’) Caldirola ha firmato il suo primo gol in A, ridando fiato alle speranze del Benevento. Il primo tempo si è chiuso con la Samp avanti per due a uno e la ripresa ha confermato la difficoltà dei padroni di casa ad attaccare con efficacia la profondità. Blucerchiati meno propositivi del primo tempo, dunque, che hanno rischiato dopo ottanta secondi di subire il pari ospite, per un retropassaggio avventato di Colley intercettato senza fortuna da Insigne. Inzaghi ha provato a sfruttare di più gli esterni e il gioco ha funzionato: al 27’ angolo dell’ex Caprari e stacco vincente del capitano Caldirola. Due a due e gara che si riaccende nel finale: dopo venticinque secondi dal suo ingresso in campo Gabbiadini ha colpito il palo alla destra di Montipò e poi Jankto è andato a segno, ma in posizione irregolare. Mancava il tiro velenoso dalla distanza di Letizia che al 43’ ha portato il Benevento in paradiso. La Samp, però, deve fare un mea culpa grande così.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/27/2020 12:43 AM
 
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È la solita pazza Inter: rimontona finale e Fiorentina battuta 4-3

Nei minuti finali Lukaku e D'Ambrosio in 2' ribaltano il risultato.
Grandissimo Ribery, in gol anche Kouame, Lautaro, autorete di Ceccherini, Castrovilli e Chiesa


Filippo Conticello


La seconda Inter di Conte, quella che dovrebbe dare l’assalto alla Juve, ha appiccicato dietro alle spalle il solito aggettivo, quello che assai poco piace al suo tecnico: è pazza. Folle, come un 4-3 finale in cui la Fiorentina, partita a razzo era stato prima rimontata da Lautaro e aveva poi contro-sorpassato i nerazzurri. Era un 2-3 impreziosito dalle giocate di Ribery, professore in giro per il campo, prima dell’uno-due nerazzurro tra l’87’ e ’89 figlio anche dei cambi che hanno dato benzina. D’Ambrosio è l’eroe della vittoria dopo i gol della solita Lu-La e regala a Conte una prima vittoria: sembrava insperata e penalizza una Viola che esce da San Siro a testa altissima.

L'AVVIO — Conte all’inizio sceglie una formazione più conservativa di quanto ci si aspettava: c’è Brozovic nei due centrali, mentre la freccia Hakimi è in panchina per far posto al più tattico Young. La Fiorentina, invece, trova nel 3-5-2 un vestito su misura: Chiesa può sgasare a tutta fascia, il genio di Ribery assiste davanti Kouamé, mentre in mezzo si sentono i centimetri e i chili di Amrabat tra i più virtuosi Bonaventura e Castrovilli. Al contrario, i redivivi Perisic ed Eriksen faticano a trovare il proprio posto in questa casa in costruzione. Se più avanti è un corpo estraneo, il danese sa rifinire con precisione quando si abbassa e ha più campo davanti. Il ruolo di esterno a tutta fascia è un mondo nuovo per il croato, che non riesce quasi mai a strappare negli ultimi metri.

INIZIO SHOCK — Trentasei giorni dopo lo psicodramma dell’Europa League, sfuggita sul più bello con tutto il successivo carico di tensioni, l’Inter sembra così intrappolata dentro allo stesso incubo. Con un gol regalato e primi minuti sui carboni ardenti. In avvio l’ordinatissima Viola di Iachini se la spassa nel festival di errori interisti e, su cross dell’ex Biraghi (di destro), ecco il patatrac difensivo al 2’: errore di posizionamento di Kolarov, poco a suo agio in marcatura, e Bonaventura può servire Kouamé per il più facile dei gol. Oltre alla difesa improvvisata, alcuni semplici passaggi sbagliati sono la spia di una certa ansia. Serve il miglior Handanovic per evitare la doppietta della punta: una Fiorentina così bella non è, però, figlia del caso, perché Iachini sta lavorando bene su un’ottima stoffa. Poi, pian piano, la squadra di Conte si desta dal torpore e inizia ad attivare, almeno in parte, la connection per la Lu-La: un rigore su Lautaro viene dato e poi tolto dal Var, ma è un segno di normalità ritrovata. Un attimo prima della fine del primo tempo il pari arriva con una delle più classiche giocate del Conte I: Lukaku, da centroboa, libera campo alle sue spalle e, dopo l’incursione del motorino Barella, Lukaku inventa la giocata dal limite.

FUOCHI D’ARTIFICIO — L’ispirazione del Toro si trascina subito nel secondo tempo con una azione tutta di forza e caparbietà, una di quelle che giustifica il soprannome che gli hanno appicicato: Lautaro difende la palla in area e riesce a tirare in qualche modo e, dopo la deviazione di Amrabat, causa la deviazione fatale di Ceccherini. L’autogol è solo un bagliore, una illusione nerazzurra: non mette la partita nei binari che si aspetterebbe Conte perché subito dopo cade il pareggio viola. Sull’incursione di Castrovilli, servito dal solito Ribery, Brozo è in ritardo ed è 2-2. Anzi, il francese imprendibile mette in porta Chiesa dopo una giocata fantastica in un contropiede da libri di scuola: l’azzurro fa l’ennesima sgroppata della partita e beffa Handanovic, ribaltando ancora una volta la frittata. La contro-rimonta è il segno che, tra i viola, non c’è solo qualità, ma anche spiccata personalità: servirà a Iachini per abitare le zone alte della classifica.

IL FINALE — Sul 2-3 Conte non può che fare marcia indietro rispetto all’11 iniziale: Hakimi, scalpitante in panchina, entra al posto di Young ed Eriksen, dopo l’ennesima prestazione deludente, lascia la trequarti al più produttivo Sensi. A quel punto l’asse dell’Inter pende sempre di più verso la metà campo della Fiorentina, anche a costo di rischiare ancora contropiedi: i nerazzurri recuperano l’ardore mancato e cominciano a macinare occasioni. Lukaku ne divora una di destro dopo aver ancora bullizzato Ceccherini, mentre Dragowski è miracoloso su Barella. Serve altro spirito guerriero: così, a un quarto d’ora dalla fine, esordisce Vidal e riassaggia la Milano nerazzurra Nainggolan. Escono Barella-Brozovic, i due centrali, e per passare a una disperata difesa a 4 deve entrare anche Sanchez al posto di Perisic: la deviazione dall’ortodossia contiana pagherà. Alla fine, dopo minuti a sbattere contro il muro, riesce pure a sfondare: il pari è di Lukaku, ma è il primo lampo di Hakimi che dà un gioiellino di assist al volo. Alla fine, però, Conte può portare in trionfo il fedelissimo D’Ambrosio che segna di testa l’incredibile 4-3. Più pazza di così, è difficile.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/27/2020 10:52 PM
 
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Spezia, amaro debutto in A.
Djuricic e Caputo show! E il Sassuolo cala il poker

Emiliani in gol anche con Berardi e Defrel.
La Var annulla tre reti a Caputo per fuorigioco.
Per i liguri la prima storica marcatura la firma Galabinov


Guglielmo Longhi


La prima in A finisce in incubo: lo Spezia è durato oltre un’ora prima di arrendersi a una squadra più forte e più organizzata. Il Sassuolo. Ci sta, troppo la differenza come valori tecnici e come esperienza.

FIAMMATA — Lo Spezia col 4-3-3 di ordinanza comincia bene (tiro di Gyasi parato), ma è una fiammata di pochi minuti, perché il Sassuolo prende in fretta il comando. Logico: gioca a memoria con il il 4-2-3-1 super collaudato e non ha 8 debuttanti in A (più Italiano e diventeranno 9 con Ferrer) come gli avversari. Il gol arrivato in tempi brevi potrebbe indirizzare la sfida, ma come vedremo, non sarà così: minuto 12, lancio lungo di Ferrari a scavalcare il centrocampo, Djuricic controlla di sinistro, si ferma, salta con un tunnel il frastornato Sala e batte Zoet col destro. Lo Spezia accusa il colpo e al 20’ potrebbe crollare: Caputo si libera in area dopo un assist di petto di Ferrari (non si quanto voluto). Dell’Orco, in ritardo, sembra tenere in gioco il centravanti. O forse no, visto che Ghersini prima convalida poi ferma tutto, chiamato dal Var. Tre minuti di attesa e l’arbitro decide di annullare. Poi ci ripensa un’altra volta e non fa riprendere. Ci sono problemi di audio con la sala Var, altri tre minuti di stop prima delle decisione definitiva.

LA REAZIONE — Lo Spezia si rianima e si riorganizza, grazie soprattutto a Federico Ricci (il gemello Matteo siede sulla panchina del Sassuolo). E’ proprio lui a innescare Galabinov con un perfetto cross da destra, il gigante bulgaro, dimenticato da Chiriches, fa una gran movimento e di testa infila Consigli. Si riparte ma nel finale il Sassuolo potrebbe passare: punizione di Locatelli, il pallone deviato da Gyasi in barriera finisce sull’incrocio, ma Chiriches sulla respinta manda fuori di testa.

IL CROLLO — Nel secondo tempo, succede però quello che Italiano temeva: la sua squadra crolla sotto il peso dell’inesperienza. Il campanello d’allarme è il salvataggio di Sala sulla linea (10’), subito dopo viene annullato il secondo gol a Caputo, poi arriva (19’) il giusto rigore per fallo di Zoet su Caputo: segna Berardi. La partita finisce adesso. Dopo due minuti, Defrel colpisce con una bella girata di sinistro dopo l’ennesimo errore di Dell’Orco. Visto annullare il suo terzo gol (!), Caputo ne segna finalmente uno regolare. Debutto col poker, povero Spezia.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il primo gol in A di Favilli stende l'Udinese: Verona primo a punteggio pieno

I veneti vincono 1-0 grazie ad una zampata del giovane scuola Juventus.
I friulani colpiscono due traverse per tempo, una con Becao e l'altra con Samir


Francesco Velluzzi


Una partita vinta a tavolino con la Roma, un’altra conquistata (1-0) con l’Udinese con un rimpallo fortunoso, sul quale, però, Andrea Favilli conclude da opportunista nel modo migliore e l’Hellas Verona è primo in classifica a punteggio pieno dopo due giornate. Fortuna sì, ma nel calcio vince chi segna e l’Udinese, che sembra abbia una miglior compattezza, ha preso due traverse ma non è riuscita. concretizzare (sbagliando l’impossibile) quella che a inizio ripresa sembrava una partita facile da prendere. Per come Rodrigo De Paul si sta imponendo su tutti. E invece, ecco il Verona operaio di Tameze (una bella new entry) e Faraoni, di Veloso e Barak, l’ex al veleno che voleva fare una gran figura. E il pubblico del Bentegodi se ne va in festa. Sono pochi gli invitati nella Tribuna Est, ma si fanno sentire.

PRIMO TEMPO — Juric dà ancora fiducia al giovane Lovato tra i tre dietro e dà fiducia anche a Samuel Di Carmine in attacco, supportato da Barak che diventa titolare e Zaccagni. L’Udinese è quella annunciata con il turco-tedesco Arslan che prende il posto in mezzo lasciato libero dall’infortunato Walace. Il Verona parte a razzo sostenuto dalle urla di Juric, l’unico in maglietta in uno stadio in cui fa freddo davvero a fine settembre. Aggressività, pressione totale con le punte che azzannano i difensori bianconeri che sono esperti (Samir è un po’ in difficoltà) ed escono bene. Dopo 7’ Zaccagni, liberato da una combinazione Di Carmine-Barak, può portare l’Hellas in vantaggio, ma angola troppo e il pallone finisce a lato di pochissimo. Cetin di testa manda alto, ma poi è Lasagna, imbeccato da Coulibaly che si invola e sbaglia la mira. Piace il senegalese apprezzato da Gotti per intraprendenza e dinamismo. Si gioca con intensità e aggressività e con tanti falli sui quali spesso l’arbitro Volpi sorvola un po’ troppo. Tecnica poca, ma al 35’ Tameze colpisce bene al volo e manda fuori, al 37’ il pezzo di bravura è di Rodrigo De Paul, sul quale il Verona in mezzo crea assembramento chiudendolo anche con tre uomini. Stavolta ne fa fuori un paio, ma trova pronto Silvestri che respinge. Al 40’ Juric deve sostituire Di Carmine, infortunato con Favilli. Ma nel recupero è ancora l’Udinese che sfiora il vantaggio. Sulla punizione del solito De Paul svetta Becao e Silvestri si salva mandando la palla con la testa sulla traversa e in angolo.

SECONDO TEMPO — Si riparte da dove si era cominciato con De Paul che diventa inarrestabile: quando parte non lo fermano. E al 5’ su suo calcio d’angolo Samir centra la traversa. Ma il Verona esce dal torpore e al 10’ Musso si supera su Faraoni che 2’ dopo contribuisce fortunosamente al vantaggio dell’Hellas: Barak semina Samir, crossa e il pallone finisce sul corpo di Faraoni e da lì arriva a Favilli che anticipa Becao: 1-0. Gotti cambia subito dentro Forestieri e Ouwejan per Arslan e Zeegelaar. Ma il gol è una mazzata, l’Udinese perde smalto, non riesce a reagire rabbiosamente. Anche se Silvestri si salva due volte prima su un maldestro tocco di un compagno e poi sul tiro di Ouwejan. Gotti ricorre anche alle tre punte inserendo (tardi) Nestorovski. La mossa produce una mischia in area su imbeccata di Coulibaly sulla quale lo sciagurato Lasagna spedisce alto. Ultimo sussulto di una partita che manda già in altissimo il Verona. A sorpresa.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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No Ibra, no problem! Il Milan passeggia a Crotone e scopre Brahim Diaz



Un rigore di Kessie e il gol dello spagnolo piegano i calabresi
e lasciano i rossoneri, privi dello svedese, a punteggio pieno.
La brutta notizia per Pioli è l'infortunio di Rebic che rischia di essere serio


Marco Pasotto

La conferma è che senza Ibra, allora, si può. Siamo al secondo indizio, dopo quello di coppa, e per il momento può bastare. Il Milan si sbarazza del Crotone 2-0 senza particolari affanni, resta a punteggio pieno, dà continuità al lungo filotto senza sconfitte (superata la serie da 16 di Ancelotti nel 2008) e raccoglie altro coraggio in vista del playoff di Europa League che giovedì metterà in palio la fase a gironi del torneo. Il Crotone aveva invece l'obbligo, morale e di classifica, di cancellare i quattro ceffoni col Genoa. Stroppa aveva chiesto meno timidezza, in attesa del mercato in cui confida di vedere potenziata la sua rosa. Ma, soprattutto nel primo tempo, non è stato accontentato. Punti zero, gol fatti uno, gol presi sei: strada già parecchio in salita. Il Milan si è presentato in Calabria con un doppio esordio dall'inizio, ovvero Tonali (sacrificato Bennacer, non in grande spolvero in questo avvio di stagione) e Brahim Diaz (al posto di Castillejo ma piazzato a sinistra, con Saelemaekers più a proprio agio dall'altra parte), che parevano ancora indietro di condizione per poter essere schierati dal primo minuto ma che evidentemente negli ultimi giorni hanno convinto Pioli. In avanti Rebic è stato preferito a Colombo: per il 18enne protagonista della magica serata di coppa giovedì scorso, il palcoscenico sarà ancora l'Europa League nel playoff di giovedì. Per Stroppa è stato un tuffo nel passato: mai incontrati i rossoneri da allenatore. Fra i rossoblù da registrare il debutto dal primo minuto per il neo acquisto Dragus, partner d'attacco di Simy, e l'esordio assoluto di Pereira, arrivato in settimana.

PRIMO TEMPO — Il Crotone si è confermato squadra che sa muoversi abbastanza bene con la palla fra i piedi in fase offensiva, ma risulta troppo perforabile quando viene attaccato. Il problema è che nel primo tempo è mancato anche il filtro della mediana, dove Tonali (buona la prima dall'inizio) e Kessie, con l'aiuto prezioso dei ripiegamenti di Saelemaekers, hanno comandato il gioco quasi senza sosta. Una frazione praticamente a senso unico, perché le (poche) ripartenze dei calabresi (a favore di vento, piuttosto forte), ben orchestrate, si sono poi perse al momento di concludere. Solo Messias ha dato l'impressione di avere idee davvero chiare e la rabbia agonistica giusta per tutto il match. Il fulcro rossonero è stato ancora una volta l'ubiquo Calhanoglu, da cui è passato il novanta per cento dei palloni in fase offensiva, grazie alla sua abilità di trovare spazi fra mediana e trequarti. Il piede di questi tempi è caldissimo, e infatti Hakan prova a tirare ogni volta che ne ha l'opportunità. Per due volte ha scaldato le mani di Cordaz, poi al 20' dalla bandierina l'ha messa sulla testa di Kjaer: traversa.

BRAHIM — In un paio di occasioni si è visto anche Brahim Diaz, prove generali per un secondo tempo da protagonista. Il gol è arrivato alla scadere di tempo: lancio lungo di Hernandez per Rebic, che ha trovato l'unico spunto dei primi 45, liberandosi di Marrone col tacco in area. Steso, rigore netto e inutili le proteste calabresi per un presunto controllo del croato col braccio, visionato dal Var. Kessie in scioltezza e uno a zero. Nella ripresa i rossoneri hanno ulteriormente legittimato la supremazia dopo cinque minuti, con una bella azione Calhanoglu-Saelemaekers sulla destra, che ha fatto pervenire il pallone sui piedi di Brahim Diaz a pochi passi da Cordaz: lo spagnolo si è girato in un lampo e ha infilato.

AHI REBIC — La tegola della giornata milanista è caduta all'11', quando Rebic correndo accanto a Magallan è rovinato a terra: molto brutta l'immagine, con il gomito sinistro uscito visibilmente dalla sede. La diagnosi parla di lussazione, ridotta immediatamente in spogliatoio, prima di andare in ospedale per accertamenti. Al suo posto Colombo. Dopo il raddoppio comunque il Diavolo si è praticamente fermato, lasciando campo agli avversari, che si sono rinfrancati ma non sono riusciti a impensierire davvero Donnarumma. Un calo di tensione, quello rossonero, magari per certi versi comprensibile, ma anche molto pericoloso perché al tramonto della sfida mancava ancora parecchio. La buona notizia è stata il rientro fra i ranghi di Leao (dentro negli ultimi minuti) dopo l'assenza per Covid. Con la penuria di attaccanti che c'è in questo momento a Milanello, il portoghese dovrà rendersi utile il più in fretta possibile.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/27/2020 11:04 PM
 
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Napoli devastante: 6-0 al Genoa! Segnano tutti tranne Osimhen

Tutto facile per la squadra di Gattuso a segno con Lozano (doppietta), Zielinski.
Mertens, Elmas e Politano. Ansia per Insigne, uscito dopo pochi minuti per un fastidio muscolare


Maurizio Nicita


Peccato ci siano soltanto mille spettatori, perché il Napoli dà spettacolo al San Paolo e si presenta domenica prossima in casa della Juve a punteggio pieno, dopo aver segnato 8 gol senza subirne. Certo il Genoa ha resistito solo un tempo, mostrando grandi limiti, ma sicuramente questo Napoli sta mostrando di avere qualità e competitività per come lo schiera Gattuso.

IL CAMPO REGGE — Alla fine si gioca, il maltempo che ha imperversato in Campania da venerdì alla fine, nonostante i danni, consente di giocare anche perché la tenuta del terreno di gioco del San Paolo è ottima. Gattuso opta per la versione più offensiva del 4-2-3-1 con sei giocatori offensivi. Maran risponde schierando subito i nuovi acquisti Luca Pellegrini e Pjaca e stringendo una linea a 5 difensiva per sopportare l’urto dell’attacco azzurro.

SUBITO LOZANO — Ma dura solo 10’ la resistenza. Con i magnifici quattro attaccanti tutti protagonisti nello sbloccare la partita. Perché Insigne e Mertens duettano prendendo in mezzo il povero Zappacosta. Il belga crossa bene, Osimhen in mezzo è trattenuto fisicamente da Goldaniga ma dietro sbuca con un tempestivo taglio Lozano e il messicano segna. Il Napoli ora manovra con armonia e crea diverse occasioni, col Genoa in difficoltà soprattutto ad arginare un vivacissimo Osimhen.

INSIGNE FUORI — Peccato, per gli azzurri, che il tutto duri poco più di 20’ perché Insigne esce per infortunio: sospetto stiramento ai flessori della coscia sinistra. Gattuso preferisce inserire in quel ruolo Elmas che si disimpegna bene ma non ha le stesse caratteristiche del capitano. Il Genoa mette il naso fuori appena può ed è soprattutto Pellegrini a spingere a sinistra. Da uno dei suoi cross, rimpallato, Lerager si ritrova a dover tirare un rigore in movimento ma il danese scivola incredibilmente e sfuma l’occasione più pericolosa dei rossoblù che arrivano qualche altra volta al tiro dalla distanza con Zappacosta.

CROLLO GENOA — Nella ripresa pronti via e l’azione più bella che passa da Elmas, con un tacco di Osimhen che smarca di tacco Zielinski il quale dopo aver avviato l’azione la conclude pure. I liguri perdono compattezza e il Napoli comincia ad infierire. Con Mertens, poi ancora con Lozano, dunque con Elmas entrato davvero bene in partita anche con un assist (a Lozano) e infine con Politano. Gattuso si diverte anche a cambiare le posizioni del suo 4-2-3-1 con Zielinski ed Elmas che giocano sottopunta. Al festival del gol manca solo Osimhen ma il Nigeriano come a Parma ha lasciato un’ottima impressione. Il Genoa invece forse si era illuso dopo il poker col Crotone. Maran ha invece tanto da lavorare per dare compattezza alla sua squadra.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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9/27/2020 11:07 PM
 
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Ronaldo salva una brutta Juve: con la Roma finisce 2-2

Doppiette di Veretout e CR7 con un rigore a testa.
I giallorossi sprecano e non sfruttano la superiorità numerica (rosso a Rabiot)


Andrea Pugliese


Doveva essere la partita di Edin Dzeko, l’uomo più atteso di tutti per i mille intrecci di mercato che l’hanno coinvolto nell’ultimo mese. Ed invece alla fine è diventata soprattutto la partita di Jordan Veretout e Cristiano Ronaldo, che con una doppietta a testa hanno marchiato a fuoco questo Roma-Juventus. Il 2-2 finale, a conti fatti, rende giustizia al campo, anche se alla Roma resta il rammarico di non aver gestito il vantaggio in superiorità numerica (davanti a Dan e Ryan Friedkin). E, soprattutto, di non aver chiuso i conti ad inizio ripresa proprio con Dzeko, con il bosniaco che di fatto ha sprecato sul palo la palla del possibile 3-1. Per la Juve, invece, tantissime difficoltà in mediana, nella fase di costruzione. Lì c’è da lavorare ancora molto, anche se poi la bilancia tende in positivo per orgoglio e capacità di reazione. Quando tutto sembrava infatti terribilmente difficile, la squadra di Pirlo ha reagito all’espulsione (ingenua) di Rabiot e portato a casa un punto prezioso.

JORDAN SHOW — Come annunciato, Fonseca vara una Roma formato fantasia, con l’arretramento di Pellegrini in mediana per migliorare la qualità nel palleggio e nella costruzione dal basso. Ma molto offensiva è anche la Juventus, con Pirlo che si gioca la carta-Morata dal via, con il conseguente arretramento di Kulusevski a fare il tornante a destra e lo spostamento di Cuadrado dalla parte opposta (a galleggiare tra esterno di centrocampo e quarto di difesa). La mossa però non paga, perché Kulusevski è una gemma in fase offensiva, ma fatica un po’ quando c’è da coprire. Così la Roma spinge spesso a sinistra con Spinazzola, il lato destro è quello debole dello schieramento juventino, anche se le difficoltà maggiori sono in mediana: la coppia Rabiot-McKennie soffre troppo nella costruzione e nell’inventiva (con Bentancur in panchina). Dall’altra parte, invece, Dzeko è il punto di riferimento, Pedro e Mkhitaryan attaccano bene gli spazi e Veretout è il solito giocatore da box to box: corre, recupera e riparte. Ne viene fuori una partita dove all’inizia si fatica a giocare, anche perché le due squadre sono molto corte e pressano forte sui primi portatori. Mkhitaryan, all’improvviso, al 13’ potrebbe anche rompere gli equilibri, ma dopo aver fatto quasi 50 metri di campo palla al piede spreca su Szczesny in uscita. Poi è Dzeko a protestare per un presunto fallo di Chiellini a campo aperto, con il bosniaco (che però trattiene per primo la maglia dell’avversario) lanciato da solo verso la porta avversaria. Così a sbloccare il risultato arrivano due rigori, uno per parte, entrambi per fallo di mano: Veretout realizza quello concesso per fallo di Rabiot, Ronaldo risponde con quello concesso per il mani di Pellegrini. Sembra tutto finito, in attesa dell’intervallo. Ed invece su una punizione a proprio favore la Juventus si fa trovare scoperta: Dzeko lancia Mkhitaryan in contropiede, l’armeno trova al centro Veretout che non fallisce e fa 2-1. Ma lo sbilanciamento bianconero è di quelli clamorosi e sottolinea come i meccanismi in casa bianconera vadano ancora molto oliati.

JET CRISTIANO — Nella ripresa ci si aspetta qualcosa di diverso da parte dei bianconeri, con Pirlo che dopo 13 minuti prova a cambiare le carte in tavola buttando dentro Douglas Costa e Arthur per Morata (evanescente) e McKennie. Cambia poco, però, la Juve non trova mai né profondità né la qualità che cerca nella manovra. Anzi, poco prima dei due cambi è Dzeko a sfiorare il 3-1 (palo esterno con la porta spalancata), in una partita in cui il bosniaco si trova mille volte a duellare corpo a corpo con Chiellini. L’espulsione (doppio giallo) di Rabiot complica ancora di più i piani dei bianconeri, che passano così ad un 4-3-2 (che poi diventerà 4-4-1, con Kulusevski a pendolare alle spalle di Ronaldo). Con l’uomo in più, la Roma si dedica al possesso palla, cercando di sfruttare l’ampiezza del campo e lavorando soprattutto sulle corsie esterne. Pirlo allora a metà ripresa butta dentro anche Bentancur e al 24’ viene premiato, con Ronaldo che sale fino in cielo e di testa fa 2-2 su un cross pennellato alla perfezione da Danilo. Nel finale la superiorità territoriale dei giallorossi non produce poi nulla di particolare, con le squadre che si dividono la posta in palio. Per Fonseca un esame in positivo, per Pirlo un punto prezioso.

Fonte: Gazzetta dello Sport
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