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ILVA: a rischio 10.000 posti di lavoro; altra batosta per Italia & Sud

Last Update: 11/16/2019 5:21 PM
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11/8/2019 8:37 PM
 
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… fallimenti dei: Monti-Letta-Renzi-Gentiloni-Calenda1&2-Conte1&2-Di Maio1&2












Il M5S si divide sull'Ilva.
Di Maio furioso: "Basta o si torna al voto"


Il capo politico grillino sbotta con i suoi:
"Non vado avanti così, non mi faccio mancare di rispetto in questo modo"



Roma - Ven, 08/11/2019 -
Caos nel Movimento 5 Stelle per quanto riguarda la questione ex Ilva. Dopo l'invio della notifica da parte di ArcelorMittal ai commissari straordinari si è aperta una crepa all'interno dei pentastellati: c'è chi fa notare a Luigi Di Maio di aver tolto e poi rimesso lo scudo.

Il suo obiettivo ora è quello di placare gli animi e di convincere i ribelli, troncando così sul nascere ogni sorta di contestazione. Stando a quanto appreso e riportato da Il Messaggero, nel corso dell'incontro al Mise nel salone degli Arazzi il capo politico avrebbe perso le staffe. La runione aveva il fine di trovare una sintesi politica sul futuro dell'acciaieria di Taranto, ma si sarebbe poi trasformata in occasione per sfogare gli animi.
Lo sfogo

Il ministero degli Esteri improvvisamente avrebbe perso il controllo con i suoi per poi sbottare: "Allora, ora basta: se il gruppo si spacca sull’Ilva, ne prendo atto politicamente e si ritorna al voto. Io non vado avanti così. E non mi faccio mancare di rispetto in questo modo. E poi, tu, ma come ti permetti: su questo dossier, quando ero ministro dello Sviluppo economico, ho dato il massimo". Avrebbe poi abbandonato in maniera furibonda il tavolo, con una sedia che sarebbe volata in aria e infine caduta a terra. Alcuni presenti hanno raccontato: "Era paonazzo, mai visto così: una furia".

La scena non è ovviamente passata inosservata a coloro che si trovavano nel salone: il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il ministro per i Rapporti con il parlamento Federico D'Incà, il viceministro del Mise Stefano Buffagni, il sottosegretario a Palazzo Chigi, con delega alla Programmazione economica, Mario Turco. Per l'occasione erano stati convocati anche tutti i senatori (e i deputati) pugliesi. Assente Barbara Lezzi, intervenuta però due volte in videochiamata.

Il deputato tarantino Gianpaolo Cassese avrebbe ribadito che non voterà un decreto con all'interno lo scudo penale e che in tale occasione il M5S non ha avuto una linea coerente. Regna il caos. Tra l'altro si aggiunge anche un'altra fumata nera per l'elezione del nuovo capogruppo grillino alla Camera: nessuno dei due candidati è riuscito a raggiungere il quorum necessario. Davide Crippa ha raccolto 83 voti; Francesco Silvestri ne ha ottenuti invece 95. Proprio lui ha ammesso: "Ci sono molte, troppe resistenze sullo scudo penale. E non solo al Senato, anche qui credo che passerebbe con molta difficoltà". Non è da escludere dunque che si cercherà aiuto alle opposizioni quando il decreto arriverà alle Camere. Il leghista Giancarlo Giorgetti ha commentato: "Ah, bene ci stanno chiedendo i nostri voti perché la maggioranza non ha i numeri".




Fonte




… solo un piccolo appunto:

… totale solidarietà ai lavoratori dell’ILVA e alle loro famiglie, con l’augurio che quanto prima si risolva questa minaccia che perdura da oltre un decenni anche e soprattutto, a motivo della inefficienza e inutilità del sindacato e la totale incapacità dei governi dal monti all’attuale conte-bis …


Continua …





[SM=x44462] [SM=x44463] [SM=x44467] [SM=x44468] [SM=x44467] [SM=x44462]


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o la bionda gli ha fatto già le corna

o ha qualche altra promessa

o sente la Waterloo 5 stelle

"""""Basta o si torna al voto !!!"""

ha capito che l'unico modo per tirarsi fuori dai i coglioni è il voto, nuovo governo e lui diventa l'Alfano della situazione che va a sparire, poi magari passettino e si va al centro sinistra perché no ?

di certo non può tornare a vendere le bibite al San Paolo



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Lasciate perdere Di Maio e la piccola navigazione a vista che fa di solito la politica,
qui bisogna inquadrare il problema delle acciaierie di Taranto da una prospettiva di più ampio respiro,
qui sui piatti della bilancia ci sono cose importantissime,
da una parte il diritto alla salute
e dall'altra il diritto al lavoro!

Speriamo che trovino presto la quadra per far coesistere entrambe le cose senza arrecare altri danni ai pugliesi e di riflesso all'Italia intera.
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Re:
raggio di luna78, 12/11/2019 10.03:

Lasciate perdere Di Maio e la piccola navigazione a vista che fa di solito la politica,
qui bisogna inquadrare il problema delle acciaierie di Taranto da una prospettiva di più ampio respiro,
qui sui piatti della bilancia ci sono cose importantissime,
da una parte il diritto alla salute
e dall'altra il diritto al lavoro!

Speriamo che trovino presto la quadra per far coesistere entrambe le cose senza arrecare altri danni ai pugliesi e di riflesso all'Italia intera.



beh scusa raggio , lasciare perdere Di Maio che è passato dallo sviluppo economico per scazzarsela agli Esteri direi di no

Di fianco a Conte ad Agosto c'era lui, e la tramata con il PD l'ha fatta lui, e la storia Ilva la controllava lui, come si è occupato lui di emissioni e produzione

Le incongruenze nelle dichiarazioni del ministro

Il Ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio aveva già ammesso, nella conferenza stampa di fine luglio, a proposito del piano ambientale approvato dal governo Gentiloni, che «tutto quello che c’è di migliorativo avviene sopra gli 8 milioni di tonnellate, perché si è detto a questa azienda: “sotto gli 8 milioni di tonnellate potete continuare a produrre con il ciclo produttivo che c’è già in atto”».



Ma, nella sua dichiarazione ad accordo appena siglato, ha poi annunciato: «è stato ottenuto che l’aumento della produzione di acciaio oltre 6 milioni di tonnellate annue sia condizionato alla dimostrazione da parte dell’azienda – documentata al Ministero dell’Ambiente – che le emissioni complessive di polveri dell’impianto non superino i livelli collegati alla produzione a 6 milioni. In conformità ai limiti che pone l’ARPA Puglia». Un concetto ribadito dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.: «In sostanza, le emissioni certificate con una produzione a 6 milioni di tonnellate non potranno essere mai e in nessun caso superate».

In realtà già nell’addendum, legato all’accordo sindacale, si parla chiaramente di 8 milioni di tonnellate e di come affrontare l’aumento di produzione.


Quando inizi un lavoro lo porti avanti e continui a metterci la faccia non che a Taranto ci deve andare Conte a prendere gli insulti

Quella Azienda è finita, non può andare avanti se no diventa un controsenso mondiale contro le procedure anti-inquinamento dell'atmosfera terrestre

ci sono 15.000 sul gobbo ?

spetta allo Stato ricollocarli, e se si vuole a livello Statale si può

Adesso arriva pure Alitalia


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Possiamo stare a cavillare quanto ci pare, ma la sensazione che ho è che la proprietà di quest'azienda avesse già deciso da tempo di chiudere e andarsene via dall'Italia dove per tante altre cose non gli conviene più produrre.

Il fatto che siano state tolte le immunità penali è solo un pretesto che è stato colto al balzo, ma se non fosse stato quello avrebbero nel giro di poco tempo chiuso egualmente, anche senza un pretesto, semplicemente dicendo che continuare la produzione in Italia non è più economicamente sostenibile.

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11/12/2019 11:58 PM
 
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[Edited by Robert - W la... foiga! 11/13/2019 12:06 AM]

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11/13/2019 12:11 AM
 
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Re:
Etrusco, 12/11/2019 23.34:

Possiamo stare a cavillare quanto ci pare, ma la sensazione che ho è che la proprietà di quest'azienda avesse già deciso da tempo di chiudere e andarsene via dall'Italia dove per tante altre cose non gli conviene più produrre.

Il fatto che siano state tolte le immunità penali è solo un pretesto che è stato colto al balzo, ma se non fosse stato quello avrebbero nel giro di poco tempo chiuso egualmente, anche senza un pretesto, semplicemente dicendo che continuare la produzione in Italia non è più economicamente sostenibile.




... difatti il problema è a monte e da decenni [SM=x44458]
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Re:
Etrusco, 12/11/2019 23.34:

Possiamo stare a cavillare quanto ci pare, ma la sensazione che ho è che la proprietà di quest'azienda avesse già deciso da tempo di chiudere e andarsene via dall'Italia dove per tante altre cose non gli conviene più produrre.

Il fatto che siano state tolte le immunità penali è solo un pretesto che è stato colto al balzo, ma se non fosse stato quello avrebbero nel giro di poco tempo chiuso egualmente, anche senza un pretesto, semplicemente dicendo che continuare la produzione in Italia non è più economicamente sostenibile.



cosa che fanno in tanti e qui c'è da riflettere

Rallenta la ripresa economica: nel 2018 persino la Grecia meglio dell'Italia


I numeri diffusi dall'Ufficio studi della CGIA di Mestre parlano chiaro. Tra tutti i 27 paesi Ue monitorati, nessuno avrà una crescita più contenuta della nostra. Ma la pressione fiscale e la disoccupazione caleranno. Il Veneto torna ad essere la locomotiva del Paese

e si parla inizio 2018, cmq sia è stata confermata in tele qualche giorno fa, il ciò vuol dire che non è cambiato niente e la disoccupazione ( l'articolo li' è today gennaio 2018 preso a caso) è aumentata

con il caso Acciaio ci stiamo giocando una grossa fetta di Economia, penso che l'Italia l'unica arma che ha è il Turismo ma questo va sfruttato da nord a sud su tutte le coste, la Spagna negli anni 80 si risollevò con il turismo da Barcellona a Marbella e con il centro della Spagna

Si devono mettere nella testa che le tasse su chi da lavoro le devono abbassare, non hai soldi da dare a Bruxelles? Aspettano

per il resto loro lo sapevano che finiva cosi, a volte mi dà l'impressione che siamo quelli che pagano l'affitto, Germania e Francia Padroni " scusate il resto che vi spetta ve lo diamo tra 2 mesi, abbiate pazienza"

l'altra notte ho visto Prodi in tele che parlava d'Europa come se fosse una divinità, se potevo entravo nello schermo e lo facevo diventare Presidente del CTO altro che Presidente della Repubblica

oltretutto ci sono personaggi che ti prendono pure per il culo










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11/13/2019 11:48 AM
 
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Se a Taranto dovessero chiudere l'acciaieria sarebbe un danno per tante industrie italiane che lì si approvvigionano...
saremo sempre più dipendenti dall'estero, oltre che dall'energia anche per l'acciaio e le materie prime...

E l'Europa ci impedisce di fare quello che la Francia non ha mai smesso di fare, di entrare nelle aziende strategiche per lo sviluppo economico del paese. [SM=x44473] Bisognerebbe approfondire questo aspetto, ma sembrano due pesi e due misure diverse...

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11/13/2019 12:21 PM
 
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Re:
jennyn, 13/11/2019 11.48:

Se a Taranto dovessero chiudere l'acciaieria sarebbe un danno per tante industrie italiane che lì si approvvigionano...
saremo sempre più dipendenti dall'estero, oltre che dall'energia anche per l'acciaio e le materie prime...

E l'Europa ci impedisce di fare quello che la Francia non ha mai smesso di fare, di entrare nelle aziende strategiche per lo sviluppo economico del paese. [SM=x44473] Bisognerebbe approfondire questo aspetto, ma sembrano due pesi e due misure diverse...




[SM=x44458] … difatti, il vero e solo problema, appunto, è Francia&Germania che da decenni egemonizzano l’UE … [SM=x44467]
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Re:
jennyn, 13/11/2019 11.48:

Se a Taranto dovessero chiudere l'acciaieria sarebbe un danno per tante industrie italiane che lì si approvvigionano...
saremo sempre più dipendenti dall'estero, oltre che dall'energia anche per l'acciaio e le materie prime...

E l'Europa ci impedisce di fare quello che la Francia non ha mai smesso di fare, di entrare nelle aziende strategiche per lo sviluppo economico del paese. [SM=x44473] Bisognerebbe approfondire questo aspetto, ma sembrano due pesi e due misure diverse...



Troppi cambi Governo e uno scarica all'altro

Questa era una situazione che andava presa in mano anni e anni prima

gli Indiani stanno facendo la loro parte come hanno fatto tutti gli altri

Questo è un paese destinato a rimanere senza risorse, mal politica e mal organizzazione


Il popolo non può far altro che guardare


movimento 5 stelle apre l'idea dello scudo penale a tempo

questi non hanno capito un cazzo, Mittal se ne và
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Re: Re:
pliskiss, 13/11/2019 20.55:



movimento 5 stelle apre l'idea dello scudo penale a tempo

questi non hanno capito un cazzo, Mittal se ne và




Dello scudo penale non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, perchè c'è una legge che lo prevede in automatico se la proprietà iniziasse davvero un serio piano di risanamento ambientale.

Ma come dicevamo questo è solo un pretesto, Mittal se ne vuole andare.

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Enrico Falck lavora - come quasi tutti i Falck da sei generazioni a questa parte - nella sede del Gruppo Falck, a Sesto San Giovanni, in via Alberto Falck, intitolata al padre lo scorso anno, la quale è una prosecuzione di via Enrico Falck, dedicata al capostipite. «Ci sono un po’ troppi Falck in giro...», sorride.
Enrico Falck ha 31 anni, la stessa altezza e l’eleganza sobria di papà, forse addirittura più timido. È nella Divisione finanza dell’azienda di famiglia e si occupa dei progetti di sviluppo in Sicilia: costruzione e gestione di termovalorizzatori, di fatto inceneritori ecologici in quanto sfruttano il contenuto calorico dei rifiuti per generare elettricità. Sono le nuove frontiere tecnologiche delle storiche “Acciaierie e ferriere lombarde” che da anni ormai sono state riconvertite alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Una rivoluzione epocale decisa e attuata, negli anni Novanta, proprio da Alberto Falck, un uomo che di acciaio aveva un impero, la fede e la volontà.
«Credo che la grandezza di mio padre sia stata quella di riuscire a coniugare i valori dell’impresa con quelli della società. Aveva un’idea delle cose, si trattasse dell’azienda piuttosto che del Paese, come un’entità economica da sviluppare e nello stesso tempo come una comunità da far crescere. In questo era convinto che gli affari non dovessero escludere l’impegno sociale. Aveva sempre un doppio sguardo: imprenditoriale e civico». E anche un doppio lato del carattere. «Era una persona chiusa e riservata, ma anche molto disponibile e generosa. La sua qualità migliore credo fosse quella di saper ascoltare chi gli stava di fronte, in famiglia e in azienda. Ascoltare tanto, parlare poco: era come un motto per lui. Ha impiegato dieci anni a traghettarci fuori dalla crisi, dieci anni di trasformazione industriale e culturale, di difficoltà e successi, di paure e speranze, eppure per dieci anni è sempre riuscito a lasciar tutto questo fuori dalla porta di casa. Non ci ha mai fatto carico dei suoi problemi, noi figli e la mamma intendo. Non diceva nulla, poi magari se eravamo noi a chiedere ci spiegava cosa stava accadendo, quello sì. Ci ha fatto capire lo spirito del cambiamento senza farcene avvertire il dolore».
Industriale all’antica, cattolico («Ma non fanatico») e legatissimo alla sua Milano («Per lui era l’unica città nella quale valesse la pena vivere, anche se non esitava a criticarla quando era il caso»), Alberto Falck dall’alto dei suoi due metri guardava con orgoglio la storia della famiglia, i Falck, un nome duro come la materia che hanno forgiato per oltre un secolo, da quando il capostipite, il nonno di suo nonno, Giorgio Enrico, calò in Lombardia dall’Alsazia nel 1833 come ingegnere per le ferriere Rubini. E nell’epopea della dinastia, Alberto ha avuto un ruolo da protagonista: nato nel 1938 a Mandello del Lario, liceo Manzoni e laurea alla Bocconi, entrò in fabbrica con passo deciso nel ’64, da lì a poco una poltrona in consiglio di amministrazione e nell’82, insieme al cugino Giorgio, sulla plancia di comando della corazzata Falck. Sono gli anni delle “tempeste d’acciaio”, degli ammutinamenti in famiglia, dei banchieri-pirati. Poi, a metà degli anni Novanta, il momento delle scelte più difficili: la chiusura degli stabilimenti di Sesto San Giovanni, il tentativo di fusione con Montedison e infine la riconversione del gruppo nel campo dell’energia. “Nelle crisi prevale chi tiene duro”, diceva. Quello che ha fatto.
«Se il non essere riuscito a tenere insieme tutti i rami della famiglia all’interno dell’azienda fu il suo grande rammarico, la sua vittoria più grande è stata quella di aver capito che noi non potevamo più continuare a fare l’acciaio, per motivi di mercato e per motivi tecnologici, e che l’unica strada percorribile era quella del cambiamento. E in dieci anni papà ha trasformato un gruppo in crisi e solo per il venti per cento ormai di proprietà della famiglia in una società nostra al cento per cento e in un settore come quello dell’energia rinnovabile in grande sviluppo».
Alberto Falck era un uomo che ci sapeva fare. «Un uomo del fare, soprattutto. Non si perdeva in chiacchiere, parlava poco, tirava le somme e infine prendeva le decisioni. Non c’è stato molto tempo purtroppo per lavorare insieme, ma mi ricordo durante le riunioni alcune sue espressioni, tipo “Le cose le facciamo per farle e non per dirle” oppure “Prima facciamo gli impianti poi lo diciamo”, cose così... Ho sempre visto in lui un simbolo di quella borghesia illuminata che ha segnato l’identità di Milano, con la sua capacità progettuale, la sua etica della professionalità, la sua concretezza, la sua determinazione. Papà aveva a cuore lo sviluppo della città in ogni settore: il “fare soldi”, come si dice, per lui era propedeutico a fare qualcosa per la società. Nelle strutture, nelle associazioni, nella cultura...».
Ecco, la cultura. Una passione e un’ambizione: bibliofilo di razza («Quella per libri antichi, codici e incunaboli era una vera malattia»), collezionista di porcellane («Meissen soprattutto»), amante dell’arte in tutte le sue forme, dalla pittura alla musica («Il suo sogno era avere un MoMi, un Museum of modern art of Milan»), amico di molti intellettuali («Di monsignor Ravasi, Sergio Ferrero e Pietro Citati»), viaggiatore più che turista («Era capace di passare nove ore di seguito impassibile tra le sale dell’Hermitage piuttosto che mettersi a discutere di antichi codici miniati con un abate incontrato per caso in una chiesa sperduta della Puglia»), con l’unico vizio dei dolci («Era socio orgogliosissimo della Confraternita della cioccolata») e l’unico vezzo delle cravatte («Aveva un debole per quelle di Marinella»), in realtà di tutte queste cose non aveva bisogno: «Le avrebbe amate anche se non fossero state sue».
Allergico alle chiacchiere dei salotti mondani e frequentatore dei seminari su etica e affari del cardinal Martini, Alberto Falck in una delle ultime interviste disse - affermazione apparentemente improponibile per uno che aveva passato la vita tra il fuoco e l’acciaio - che credeva agli angeli custodi: “Soprattutto quelli dei miei figli, i quali sono stati salvati un paio di volte in occasioni di incidenti stradali”. Morì, giusto tre anni fa, stroncato da un infarto





altri tempi, forse l'industria Italiana ha fatto bene perché c'era gente che ci credeva e non doveva spartire niente con nessuno

per le immissioni ai tempi qui ?

Abitavo a 4 km neanche in linea d'aria dalla Falck e a volte ricordo il cielo sporco

attualmente abito a 700 mt dalla ex Falck e posso dire che questo uomo aveva creato una Città

Falck e Breda con Pirelli e Magneti Marelli qui hanno trainato l'economia Italiana

andando a sparire si è creato un buco irrisanabile, quando perdi i pezzi grossi li hai persi






[Edited by pliskiss 11/14/2019 2:04 AM]
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11/14/2019 4:05 PM
 
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Conosco bene il settore della siderurgia. Ho l' Italia si mette in testa di investire seriamente nella produzini di leghe speciali ( e ciò indirettamente vuol dire maggiori investimenti nella ricerca ) oppure sarà un tragedia vista la concorrenza di paesi emergenti come l'India e l'attuale sistuazione del mercato siderurgico.
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11/14/2019 5:20 PM
 
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Re:
pliskiss, 14/11/2019 15.34:





... guarda come siamo ridotti con questi energumeni!!!


[SM=x44512] [SM=x44510]




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Re:
ma.c, 14/11/2019 16.05:

Conosco bene il settore della siderurgia. Ho l' Italia si mette in testa di investire seriamente nella produzini di leghe speciali ( e ciò indirettamente vuol dire maggiori investimenti nella ricerca ) oppure sarà un tragedia vista la concorrenza di paesi emergenti come l'India e l'attuale sistuazione del mercato siderurgico.




Allora saprai bene che per essere competitivo chi produce acciaio non può limitare il ventaglio della sua offerta produttiva, non può limitarsi ai soli acciai speciali o leghe speciali...

Tra le varie ipotesi a Taranto stanno pensando di chiudere alcune linee produttive, ma non so quanto possa tornare utile sul lungo periodo. [SM=x44473]

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Re: Re:
Etrusco, 14/11/2019 19.37:




Allora saprai bene che per essere competitivo chi produce acciaio non può limitare il ventaglio della sua offerta produttiva, non può limitarsi ai soli acciai speciali o leghe speciali...

Tra le varie ipotesi a Taranto stanno pensando di chiudere alcune linee produttive, ma non so quanto possa tornare utile sul lungo periodo. [SM=x44473]



La situazione è in un vicolo cieco

A Mittal interessano i soldi e delle malattie in zona frega un cazzo, poi andargliela a spiegare a Indiani che insieme ai Cinesi sono i maggiori inquinatori del mondo non è mica facile

mio parere, la ex ILVA fa la fine della FALCK

15.000 ?

sono tanti ma verranno piazzati e qualcuno si sistema per conto suo

e non sono solo questi, io penso che se si prende in mano la Gazzetta Ufficiale c'è da mettersi le mani nei capelli

Conte tra un po' getta la spugna, troppe problematiche


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… fallimenti dei: Monti-Letta-Renzi-Gentiloni-Calenda1&2-Conte1&2-Di Maio1&2


… mi sa proprio che sto giro, tra il fallimento Ilva e Alitalia, la truffa/tasse giostrata con la nuova manovra e prima della prossima consultazione in Emilia Romagna, salta il Conte-Bis (e sarebbe ora!!!) per le troppe contrapposizioni e le numerose inconciliabilità all’interno della maggioranza …
… e difatti si parte dal saraceno contro lo zingaro, dallo zingaro contro il saraceno, da Liberi e Uguali contro il Partito di Bibbiano, dal PB contro Italia Morta e dal ciarlatano contro tutti …



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