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DYSTOPIAN di Nunzio Santoro

Last Update: 7/1/2015 6:50 PM
6/22/2015 11:32 PM
 
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DURATA: 21"
REGIA: Nunzio Santoro
ATTORI PRINCIPALI: Nunzio Santoro
SCENEGGIATURA: Nunzio Santoro
MONTAGGIO: Nunzio Santoro

BREVE SINOSSI:
Nel 2038 la terra è abitata da soli esseri digitali in un mondo distopico, creato da Jhon Hull. Gli esseri umani sopravvissuti alla G.N.D vivono di nascosto su Columbia, un mondo completamente digitale. Carter insieme ad altri FreedomFighter riescono a trovare il modo di distruggere qualsiasi forma digitale e tentare di riprendersi il pianeta Terra.

BREVE BIOGRAFIA DEL REGISTA:
Nunzio Santoro nasce nel 1991 in Puglia, intorno ai 13 anni scrive e disegna le prime storie e con il passare degli anni collaborara con amici e persone del settore a vari corti/lungometraggi.


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Secondo stint su WoW e taciti accordiAnkie & Friends - L&#...4 pt.10/20/2019 1:44 PM by Gag Lee Hano
6/23/2015 1:04 AM
 
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Cosa può emergere da un concorso di cortometraggi, a livello di idee, non cesserà mai di stupirmi.

Dystopian di Nunzio Santoro è veramente qualcosa che non ti aspetti.
Prima di tutto a livello di “immersione”. Grazie all’uso del computer si è creato qualcosa che raramente si vede in un cortometraggio, ossia l’immersione in un mondo.

Spesso, per ovvi limiti di budget, i cortometraggi tendono ad essere mono location, a vicenda ristretta, non si possono mettere in atto cose come la creazione di un intero universo nel quale venir trascinati. Non dico che non accade mai, ma è cosa rara.

Nunzio Santoro vi è riuscito.

Ma non è tutto merito della realizzazione in computer grafica, sarebbe scorretto affermarlo.
Le origini della storia spiegate con dettaglio nella cronologia iniziale, i dialoghi densi di termini e significati che sono criptici per lo spettatore ma ben noti per chi ne fa uso, tutte queste cose tendono a dare un senso di Universo Credibile, di un mondo che si sta muovendo sotto agli occhi dello spettatore ben prima che lui premesse play. In questa vicenda, si viene scaraventati di prepotenza in una Terra del prossimo futuro nel quale la forma di vita digitale ha ottenuto la supremazia su quella umana. Ma gli umani, da che mondo è mondo, non hanno smesso di opporre resistenza.

Esiste un vero e proprio sottogenere dedito alle Realtà Virtuali. Oltre a scomodare l’ovvio Matrix, mi sono venute in mente molte cose mentre guardavo Dystopian, dall’Avalon di Mamoru Oshii, fino al Tredicesimo Piano, passando anche per un Nirvana, perché no?
Ma anche semplicemente ogniqualvolta in Star Trek si decide di avviare una simulazione sul ponte ologrammi. Però Dystopian non copia mai, al massimo richiama l’appartenenza ad un genere, come è giusto che sia.

Questo corto ha una propria anima, una propria storia ed una propria originalità, e mai per un secondo mi sono trovato a puntare il dito dicendo di aver già sentito la stessa cosa da un’altra parte. All’interno del suo genere di Cyber Reality, ha indubbiamente qualcosa da dire.

Tecnicamente parlando ho trovato di spessore notevole sia la sceneggiatura che i singoli dialoghi, per una delle trame più coinvolgenti di tutto il Festival. Encomiabile veramente, ovviamente, tutto il lavoro svolto con l’editor (o con qualsiasi strumento si sia utilizzato per mettere in piedi le parti in CGI, non sono un esperto) perché deve essere stato davvero un lavoraccio. Sapientemente dosato l’uso delle musiche. Alto il ritmo narrativo, sono ventuno minuti che volano, soprattutto per chi, come me, ha un debole per le storie a carattere distopico.

E poi ci sarebbero tutta una serie di piccole chicche da analizzare, cose che possono apparire diversamente in base a chi guarda. Ad esempio, perché la polizia dei Digitali sono nazisti? Questa domanda me la sono fatta appena ho visto il primo soldato. Qualcuno potrebbe imputare la scelta al fatto che il regista non abbia avuto “voglia” di creare un modello di soldato particolarmente originale per il suo corto. Io invece mi sono ritrovato a riflettere, a questa e ad altre cose, che credo non siano state lasciate al caso.

L’uomo crea. L’uomo inventa. Ma le macchine non hanno inventiva. Sono procedurali, sono macchine appunto, non hanno la scintilla dell’originalità e del nuovo. Per cui mi sono convinto, e ne sono certo, che per creare Columbia i Digitali abbiano attinto a piene mani da concetti umani, e da tutto un database di cose già esistenti, per l’incapacità di poter creare concetti nuovi. Servivano Digitali dediti ad un controllo di tipo militare, come soldati? La macchina ha scelto di rappresentarli nel modo più iconico possibile, con la figura autoritaria del soldato più noto di tutti.
Allo stesso modo notiamo, nella casa della Prostituta Digitale, cose come una copia di World of Warcraft su uno scaffale ed un poster de Il Cavaliere Oscuro di Nolan sul muro, sviste del regista, che si è dimenticato queste opere vecchie di 40 anni in un contesto futuristico? Credo di no. Probabilmente i Digitali, a Columbia, giocano e guardano tutti prodotti creati ancora all’epoca in cui vi era qualcuno in grado di concepirli, ossia l’uomo. Probabilmente non hanno mai creato giochi o film con le loro mani, successive opere d’arte, perché non ne sono in grado.

A riconferma di tutto questo mio pensiero possiamo notare che abbiamo un’architettura non “aliena” o strana a Columbia, ma estremamente classica e da ventunesimo secolo, per case ed edifici. Sempre perché il cosiddetto “mondo perfetto” doveva coincidere con ideali classici, ben noti, che avrebbe proprio scelto un computer.

Ma ora basta, sto divagando, un bravo a Nunzio Santoro e al suo Dystopian, davvero un gran bel prodotto di cui andare fieri, e un in bocca al lupo per questo e molti altri concorsi.
6/23/2015 10:40 PM
 
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Grazie per i complimenti a l'attenzione dedicata al corto, sono davvero felice; sopratutto ricompensa le svariate ora passate al computer, grazie davvero. Ammiro che hai colto la maggiorparte delle sfumature nonostante sia in fase "beta" ovvero manca il doppiaggio, che in alcune sequenze aiuta a capire meglio la trama.
C'è solo un appunto a cio che hai scritto per quanto riguarda la creazione di Columbia ovvero è stata creata dai stessi esseri umani come ultima spiaggia per la sopravvivenza (volevo creare due mondi inversi, Terra=abitata da digitali e Columbia=abitata da esseri umani) e non dai digitali. [SM=g27823]
7/1/2015 12:56 AM
 
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Dystopian è un corto di fantascienza, quindi un po’ fuori posto in un concorso che parla d’horror, e il video che ci è stato proposto è un beta tester, privo di doppiaggio e quindi incompleto.
Questo è un male, perché trovando un argomento un po’ “fuori sede” e un’opera che non si può giudicare in tutte le sue sfumature, chi recensisce rischia di fare un lavoro non perfetto, e non rispettoso dei meriti del regista.

Fortunatamente, però, ci viene incontro il fatto che Dystopian è un prodotto interessante e ambizioso come solo i migliori prodotti della fantascienza che io chiamo “sociologica” riescono a essere, ed è quindi relativamente semplice affermare che l’opera è ben fatta e di certo rilevante. Questo anche grazie al grande lavoro fatto dall’autore, che ha sostituito i suoi attori con personaggi digitali animati personalmente: impegno lungo, sfiancate, ne sono sicuro.

La trama di Dystopian, come si evince dal titolo, racconta di un mondo di un possibile futuro nel quale gli esseri umani sono stati via via superati, ostracizzati, ghettizzati e infine sterminati da una seconda razza creata da uno scienziato, i “digitali”, che nel suo sogno utopistico dovevano condurre il mondo alla perfezione dando vita a un’utopia nella quale ogni cosa sarebbe stata governata dalla logica, considerata l’unico rimedio possibile al cancro portato dai sentimenti e dalle passioni.

Il risultato è stato un mondo dal quale gli umani sono rimasti esclusi, e dove pare regnare una perfetta armonia, mantenuta tale da una polizia Digitale che indossa le uniformi dei soldati nazisti. I digitali hanno occupato le case degli umani, e si sono sostituiti a loro in tutto e per tutto, godendosi (se sono capaci di farlo) il mondo che si sono conquistati.
Ma gli umani? Eh, ovviamente non si sono arresi.

L’ho già detto e lo ripeto: questo corto è interessante per più di un motivo, e da’ vita a un mondo complesso e ben rappresentato, all’interno del quale anche i “rigidi” Digitali riescono a risultare accettabili agli occhi dello spettatore, al punto che alla fine di tutto – quando i padroni della Terra tornano a riprendersi il proprio posto – non è immediato né scontato fare il tifo per gli umani, nonostante le premesse ci suggerirebbero di fare il contrario.

Sì, l’umanità è stata scacciata e ghettizzata, sostituita e privata di tutto, e la fredda logica e la razionalità hanno sostituito il sentimento e la passione. Un vero incubo, insomma, contro il quale noi spettatori ci schieriamo volentieri, convinti anche che questa sia la volontà del regista. Ma quando alla fine i soldati umani ricompaiono, e giocano a morra cinese per decidere chi deve uccidere chi, ecco che gli oppressori assurgono improvvisamente al ruolo di oppressi, e diventa quasi automatico empatizzare con loro.

Il risultato finale è un corto nel quale è impossibile decidere dove sia il bene e dove il male, e nel quale il finale di speranza è nello stesso tempo amaro, amarissimo; tanto che non è possibile stabilire se sia un nuovo inizio o un’infinita stagnazione, una vittoria o una sconfitta, sia per i Digitali che per gli umani.
Ripeto: come solo la migliore fantascienza sociologica sa fare.
A parte questo, ottimi i titoli di testa, belle e non forzate le atmosfere, valida la struttura logica del mondo futuro, piacevoli gli effetti speciali “non così futuristici” e davvero presente il fattore emozionale, quello che poi – nonostante le premesse – è il fulcro di tutta la questione.

Unici dubbi: la parola “digitali” mi fa venire in mente la realtà virtuale e creature quindi virtuali; ma i protagonisti di questo corto dovrebbero essere robot, solidi e molto simili a noi, giusto? E Columbia è un vero e proprio pianeta? La cosa non è esattamente spiegata, tanto che personalmente ho avuto qualche dubbio a capire cosa fosse reale e cosa fosse “virtuale”.

Comunque, il corto è sicuramente personale, denso di contenuti e per molti versi originale. Ho trovato molto simpatica, e sicuramente azzeccata, la figura di questo mondo in mano ai robot, i quali – nonostante tecnicamente in grado di esserci superiori come intelletto, e non “gravati” dal peso delle passioni – alla fine si limitano a vivere nelle case degli umani, in un certo senso rubandone le vite, come se fossero incapaci di crearsene di proprie. Potenti e impotenti nello stesso tempo, vincitori e vittime, destinati a un aldilà forse tecnologico, forse no.
Davvero interessante dunque quest’opera. Forse sconterà un po’ il fatto di non essere propriamente horror, ma non si può che augurarle buona fortuna per tutti gli altri concorsi ai quali spero partecipi (e sperando anche che scelga di partecipare anche a quelli stranieri, di lingua inglese).

Bravi gli autori!
7/1/2015 12:57 AM
 
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Non c'è cosa più bella per questo fest che poter ammirare opere che fanno dell'originalità , visiva e narrativa, il loro cavallo di battaglia e che si discostano dal "già visto" in modo così netto ed evidente come DYSTOPIAN.
Fantascienza, fantapolitica, thriller, spruzzate di sangue, interazione fra umani e computer grafica. C'è veramente di tutto in un'opera che è una sorta di second life del fantathriller e che mostra indubbia creatività e capacità tecniche.
Ho apprezzato molto anche la scelta delle musiche, perfettamente calzanti con l'atmosfera oppressiva dell'opera.
Notevole.
7/1/2015 2:23 AM
 
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Grazie ancora per tutti i commenti e considerazioni. Mi è dispiaciuto molto non poter partecipare con la versione definitiva del corto
ma purtroppo non ce l'ho fatta con i tempi. Mi ha fatto enorme piacere vedere che la "morale" del corto sia stata colta in pieno.
Ovvero che non ci sono ne vinti e ne vincitori, in un modo o nell'altro ci sono sempre dei pro e contro; come la scritta finale "La Terra è popolata da soli esseri umani" è in un certo senso il ritorno della minaccia principale del pianeta.

Un'altra cosa importante che ho voluto sottolineare nel corto (non so se si capisce o meno) sono le stesse emozioni che viaggiano in due direzioni opposte ma danno lo stesso risultato.
Una rappresentata dalla figura di Carter, che vive nella menzogna, nel dubbio, nella perversione, dove trova piacere solo assaporando il nuovo, ovvero nel digitale rappresentato da Kristen; un essere digitale trasformata
in qualcosa di semi/umano (sangue rosso) per colpa dello stesso Carter (il sangue/seme umano trasforma l'essere digitale in un essere ibrido semi umano e l'essere umano in semi/digitale).
Dall'altra parte abbiamo Mike, un digitale che scopre l'amore (privo di qualsiasi "regole" dettate dalla società umana) attraverso un'altro digitale (quest'ultimo fatto fuori
all'inizio del corto perchè scoperto nel provare emozioni).

Rispondendo alle domande di Osmanspare, i "digitali" vengono chiamati cosi perchè hanno solo l'origine digitale, il loro corpo è fatto di inchiostro ("sangue" nero) e materiali sintetici, questo grazie alla stereolitografia (una sorta di stampa 3d avanzata) ma
la loro origine è legata sempre al computer.
Columbia è un mondo virtuale dove grazie alla stereolitografia inversa (stessa tecnica usata da Jhon/Scott per diventare almeno nelle sembianze un essere digitale) un essere umano può vivere dentro un mondo digitale. Ovviamente è pura fantascienza con poche
basi scientifiche [SM=g27823] :D
7/1/2015 6:50 PM
 
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Corto che trascende l' horror puro e ci catapulta in un mondo alieno e futuro, dove i digitali hanno esiliato gli umani in un mondo virtuale nel tentativo di creare uno stile di vita utopico e più giusto. Visivamente immenso, è stato fatto un bellissimo lavoro di computer grafico e nella realizzazione meticolosa degli scenari, dove ogni tanto si fondono i due piani di azione e i personaggi. Come detto la realizzazione dei modelli delle persone digitali è realizzata molto bene, con buone espressioni e movenze. Molto bella la parte della formattazione della Columbia, con i piani che si intersecano e con un montaggio che riesce a gestire le varie fasi. La storia è abbastanza interessante, con il colpo di scena finale mutuato da Blade Runner (forse). L' unica pecca che ho trovato è l' eccessivo uso di sottotitoli, hanno reso la visione a tratti pesante. Ci troviamo di fronte ad un gran lavoro, soprattuto per l' aspetto tecnico, che è riuscito a creare un universo che potrebbe essere ulteriormente sfruttato.....Molto belli anche i credit e la scena d' apertura.



Io Sono Leggenda







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