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NON SONO VENUTA PER LUI di Lucio Mattei

Last Update: 7/9/2015 2:36 PM
7/1/2015 12:29 AM
 
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Ecco un corto dal quale – a naso – non mi aspettavo molto, e invece ha saputo stupirmi per una regia accattivante, una fotografia azzeccata e una storia che sebbene semplice (forse troppo) è stata narrata in maniera molto convincente, al punto da rendere questo corto uno dei migliori di questa edizione del Fest.
La trama paranormale, che narra di una donna alle prese con angoscianti visioni, e che è angosciante al punto giusto, in quest’occasione è affiancata anche da un altro racconto, molto più “terreno”: la donna infatti è vittima di un marito alcolizzato e violento, che non esita a picchiarla sebbene lei sia incinta. Finchè…

Essendo molto amante degli horror che non si accontentano di far vedere mostri e budella, ma che usano la paura come maschera per parlare di problemi molto quotidiani, della vita di tutti i giorni, promuoverei questo corto anche solo per tale motivo. Nella mia visione delle cose l’horror non è – o perlomeno non deve essere sempre – evasione e piacere/estetica della paura fini a loro stessi, ma può diventare anche uno strumento per parlare della nostra realtà, delle nostre contraddizioni e piccole follie, così come la fantascienza spesso non è altro che uno specchio distorto che narra attraverso un finto futuro le conseguenze portate all’estremo di un presente che esiste.

In effetti, se togliessimo il personaggio della bambina fantasma presente in questo corto, la storia starebbe perfettamente in piedi da sola. E anzi non è detto che il fantasma che abbiamo visto sia davvero esistente: potrebbe essere semplicemente il frutto della mente stressata e umiliata della protagonista. Chissà, forse ha avuto ragione il marito quando ha detto che anche lei è un’ubriacona! Ma in ogni caso (noi, tra parentesi, crediamo alla bambina) la presenza dello spirito è riuscito solo a rendere più interessante una storia di violenza urbana che ci manda un messaggio molto forte e perfettamente riuscito. La patina horror è stato l’elemento che ci ha consentito di seguire fino in fondo un discorso che forse in altre circostanze non avremmo neppure preso in considerazione, proprio così come una volta si era soliti mettere una sottile foglia d’oro intorno alle pillole per renderle più facili da inghiottire.

Chi sia davvero la bambina, e cosa voglia, poco importa. In fondo non è quello il punto (anche se…). Il punto è che grazie al suo intervento qualcosa si è mosso, una situazione stagnante è cambiata. Ed è stato bello vedere anche un fantasma che per una volta non si è mostrato (esattamente) vendicativo o ossessionato, ma che si è presentato come agente positivo, come catalizzatore.
Le parti migliori del corto? La protagonista, sempre coinvolta e sempre in parte. La fotografia inquietante e distorta. Le angosciantissime apparizioni della bambina, perturbante come non mai, seppure apparentemente un angioletto biondo. Ma soprattutto la scena del pestaggio dietro la porta del bagno, vista da lontano attraverso lo spiraglio di una porta lasciata socchiusa, che ha il doppio ruolo di inquietarci, di stupirci per la sua efficacia, ma anche quello di eseguire elegantemente un passaggio di punto di vista: la telecamera “onnisciente”, che rappresenta il punto di vista esterno alla vicenda, abbassandosi e seguendo la scena da lontano riesce a farci sentire ancora di più spettatori inermi di un pestaggio, persone presenti all’interno della scena… o forse fantasmi, in quanto quel cambio di PdV a me ha fatto pensare che i nostri occhi fossero diventati quelli della bambina. Siamo, in pratica, diventati i testimoni della tragica vita di quella coppia, e abbiamo potuto capire in modo ottimale come non c’era più spazio per i dialoghi e le mediazioni. Siamo diventati la bambina, e abbiamo capito che “qualcosa” andava fatto.
Ottima, ottima scena. Direi la migliore di tutto il Fest.
In precedenza ho parlato della bambina come “agente positivo”, ma in effetti non posso dire che lo sia stata completamente. In fin dei conti, ciò che lei ha fatto è stato indurre la donna all’omicidio, e condannandola quindi alla prigione, oltretutto ora che ha un bambino in arrivo. Difficile quindi vedere un ENORME guadagno da ciò che è successo. La bambina non poteva uccidere il marito quando la moglie era fuori? Oppure apparire a lui portandolo alla follia? Avrebbe così risparmiato alla donna future sofferenze, no? Scelta più sensata se avesse voluto davvero aiutarla.

Avendo invece fatto quello che ha fatto, possiamo allora pensare che la bambina non fosse proprio una simpatica aiutante, bensì una vera e propria creatura delle tenebre, che anche opponendosi al male è riuscita a farlo solo sfruttando la propria natura maligna. Sarà così? Forse. Forse il fantasma è semplicemente un cattivo soggetto, che ha reagito al male col male, che a forza di vivere tra i morti ha dimenticato quasi del tutto quel che vuol dire essere vivi, e che in ogni caso rimane una creatura distante da noi, fredda e spietata come spesso i morti sono rappresentati. In questo senso, allora, anche al carezza che lei sembra fare alla donna non può essere considerata come tale, ma come un semplice modo di farle capire che stava soffrendo. Se non un gelido indizio di una curiosità ambigua nei confronti di quel dolore.
Mah, chissà. Credo che questa sfaccettatura del fantasma non sia stata ben spiegata, oppure volutamente tralasciata proprio per insinuare il dubbio. O forse anche perché il renderlo troppo buono lo avrebbe trasformato in Casper con la gonna. Dunque, meglio così. Forse, anzi, la cosa è addirittura più coerente.
A meno che – ipotesi mia – la bambina non sia semplicemente la Morte, venuta a sbrigare una pratica in modo diverso dal solito.
Chissà. E chissà quale sarà il futuro della madre. Purtroppo il corto si interrompe bruscamente, senza dirci più nulla, e quasi quasi mi è dispiaciuto: avrei sinceramente voluto sapere che piega avrebbe preso il futuro della povera donna; e questi due ultimi elementi – bambina ambigua e finale tronco – credo siano quelli meno riusciti di un corto che comunque brilla di luce propria, e nel quale i grandi pregi compensano ampiamente i pochi difetti.

Complimenti a tutto il gruppo. Opera davvero convincente. Complimenti davvero.
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