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NON SONO VENUTA PER LUI di Lucio Mattei

Last Update: 7/9/2015 2:36 PM
6/22/2015 11:10 PM
 
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TITOLO CORTOMETRAGGIO: Non sono venuta per lui
LOCANDINA DEL CORTOMETRAGGIO:



DURATA: 8:30
REGIA: Lucio Mattei
ATTORI PRINCIPALI: Daniela Marcozzi, Mattia Grigolo, Sofia Greco
SCENEGGIATURA: Giampaolo Cufino
MUSICHE: Massimiliano Achenza
FOTOGRAFIA: Mona Simoni
MONTAGGIO: Lucio Mattei
BREVE SINOSSI: Alice è una ragazza incinta, Bruno è il fidanzato,
ubriaco e violento, tra i due la presenza di una Bambina che culla una
bambola.
BREVE BIOGRAFIA DEL REGISTA:
FINESTRA player DOVE VISUALIZZARE IL CORTO O EVENTUALE LINK UTILE DOVE
POTER VISIONARE IL CORTO:

Lecco vs Monzablog191237 pt.9/21/2019 5:08 PM by Monza72
Gioco di associazione di parole Ipercaforum36 pt.9/21/2019 1:33 PM by io.donna
Il santuario dei coloni in mezzo alla foresta L'isola nuda33 pt.9/21/2019 9:50 AM by azzuraluna
6/23/2015 1:15 AM
 
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Interessante lavoro questo Non sono venuta per lui del regista Lucio Mattei.

Una donna incinta riceve da diverso tempo le visite notturne di una bambina, una sorta di spirito, che le appare in quello che si intuisce essere un contesto famigliare piuttosto disagiato. Una notte, esasperata, la donna le chiederà per quale motivo lei si trovi qui, vuole forse prendersi il suo bambino non ancora nato?
La risposta sarà No, non sono venuta per lui.

Devo dire che c’è dello stile in questo racconto, uno stile proprio nel raccontare la vicenda e ciò che avviene, più che nella validità della vicenda stessa.

È come ascoltare Gigi Proietti raccontare una storia non particolarmente brillante ma, per come viene raccontata, la si ascolta con gran piacere, semplicemente per come viene spiegata.

E’ questo che mi è successo, a livello di sensazioni, con Non sono venuta per lui.
Sono rimasto colpito dalla mera realizzazione. La qualità delle riprese, con trovate registiche degne di nota (mi è piaciuto molto ad esempio il litigio nel bagno a porta socchiusa, un vedo non vedo di grande impatto), eccellente poi l’uso delle musiche, estremamente belle, sono per caso state realizzate con un theremin?
Ottima la prova degli attori, veramente un gran bel lavoro in generale.

Volessimo trovare un calo, un punto basso, nella realizzazione tecnica potremmo parlare del doppiaggio della bambina, non all’altezza del resto dell’opera, ma è un aspetto minore.

Weird, onirica, sovrannaturale è la trama, che ben tratteggia la vicenda a cui assistiamo (infatti la reputo più che sufficiente come sceneggiatura), anche se per qualche ragione non mi ha esaltato oltre, appunto, la sufficienza.

Ma, in fondo, non tutti i cortometraggi possono avere le “trame delle trame”, l’importante è che ci sia un senso compiuto, è qui lo troviamo.

In definitiva siamo di fronte ad un piccolo prodotto realizzato davvero con cura, che si fa guardare con piacere e che non posso esimermi dal consigliare.
6/30/2015 1:32 AM
 
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Probabilmente uno dei corti dal taglio visivo e dalla fotografia migliori in questa edizione.
NON SONO VENUTA PER LUI mette in luce, in pochi minuti, tutto l'interessante talento visivo e narrativo di Mattei, attraverso una storia semplice ma molto dura e (purtroppo) estremamente vicina a tante tristi realtà quotidiane.
Intensa l'interpretazione di Daniela Marcozzi, sostenuta da un bianco e nero durissimo e da giochi di prospettiva che comunicano alienazione, violenza, dolore e silenzio.
Emblematica ed esplicativa è proprio l'inquadratura d'apertura del corto, con un finestra illuminata di notte, isolata in una facciata nera e da noi (spettatori) spiata attraverso rami ricurvi.
Un piccolo ma notevole corto, coinvolgente emotivamente e molto comunicativo. Bravi.
7/1/2015 12:29 AM
 
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Ecco un corto dal quale – a naso – non mi aspettavo molto, e invece ha saputo stupirmi per una regia accattivante, una fotografia azzeccata e una storia che sebbene semplice (forse troppo) è stata narrata in maniera molto convincente, al punto da rendere questo corto uno dei migliori di questa edizione del Fest.
La trama paranormale, che narra di una donna alle prese con angoscianti visioni, e che è angosciante al punto giusto, in quest’occasione è affiancata anche da un altro racconto, molto più “terreno”: la donna infatti è vittima di un marito alcolizzato e violento, che non esita a picchiarla sebbene lei sia incinta. Finchè…

Essendo molto amante degli horror che non si accontentano di far vedere mostri e budella, ma che usano la paura come maschera per parlare di problemi molto quotidiani, della vita di tutti i giorni, promuoverei questo corto anche solo per tale motivo. Nella mia visione delle cose l’horror non è – o perlomeno non deve essere sempre – evasione e piacere/estetica della paura fini a loro stessi, ma può diventare anche uno strumento per parlare della nostra realtà, delle nostre contraddizioni e piccole follie, così come la fantascienza spesso non è altro che uno specchio distorto che narra attraverso un finto futuro le conseguenze portate all’estremo di un presente che esiste.

In effetti, se togliessimo il personaggio della bambina fantasma presente in questo corto, la storia starebbe perfettamente in piedi da sola. E anzi non è detto che il fantasma che abbiamo visto sia davvero esistente: potrebbe essere semplicemente il frutto della mente stressata e umiliata della protagonista. Chissà, forse ha avuto ragione il marito quando ha detto che anche lei è un’ubriacona! Ma in ogni caso (noi, tra parentesi, crediamo alla bambina) la presenza dello spirito è riuscito solo a rendere più interessante una storia di violenza urbana che ci manda un messaggio molto forte e perfettamente riuscito. La patina horror è stato l’elemento che ci ha consentito di seguire fino in fondo un discorso che forse in altre circostanze non avremmo neppure preso in considerazione, proprio così come una volta si era soliti mettere una sottile foglia d’oro intorno alle pillole per renderle più facili da inghiottire.

Chi sia davvero la bambina, e cosa voglia, poco importa. In fondo non è quello il punto (anche se…). Il punto è che grazie al suo intervento qualcosa si è mosso, una situazione stagnante è cambiata. Ed è stato bello vedere anche un fantasma che per una volta non si è mostrato (esattamente) vendicativo o ossessionato, ma che si è presentato come agente positivo, come catalizzatore.
Le parti migliori del corto? La protagonista, sempre coinvolta e sempre in parte. La fotografia inquietante e distorta. Le angosciantissime apparizioni della bambina, perturbante come non mai, seppure apparentemente un angioletto biondo. Ma soprattutto la scena del pestaggio dietro la porta del bagno, vista da lontano attraverso lo spiraglio di una porta lasciata socchiusa, che ha il doppio ruolo di inquietarci, di stupirci per la sua efficacia, ma anche quello di eseguire elegantemente un passaggio di punto di vista: la telecamera “onnisciente”, che rappresenta il punto di vista esterno alla vicenda, abbassandosi e seguendo la scena da lontano riesce a farci sentire ancora di più spettatori inermi di un pestaggio, persone presenti all’interno della scena… o forse fantasmi, in quanto quel cambio di PdV a me ha fatto pensare che i nostri occhi fossero diventati quelli della bambina. Siamo, in pratica, diventati i testimoni della tragica vita di quella coppia, e abbiamo potuto capire in modo ottimale come non c’era più spazio per i dialoghi e le mediazioni. Siamo diventati la bambina, e abbiamo capito che “qualcosa” andava fatto.
Ottima, ottima scena. Direi la migliore di tutto il Fest.
In precedenza ho parlato della bambina come “agente positivo”, ma in effetti non posso dire che lo sia stata completamente. In fin dei conti, ciò che lei ha fatto è stato indurre la donna all’omicidio, e condannandola quindi alla prigione, oltretutto ora che ha un bambino in arrivo. Difficile quindi vedere un ENORME guadagno da ciò che è successo. La bambina non poteva uccidere il marito quando la moglie era fuori? Oppure apparire a lui portandolo alla follia? Avrebbe così risparmiato alla donna future sofferenze, no? Scelta più sensata se avesse voluto davvero aiutarla.

Avendo invece fatto quello che ha fatto, possiamo allora pensare che la bambina non fosse proprio una simpatica aiutante, bensì una vera e propria creatura delle tenebre, che anche opponendosi al male è riuscita a farlo solo sfruttando la propria natura maligna. Sarà così? Forse. Forse il fantasma è semplicemente un cattivo soggetto, che ha reagito al male col male, che a forza di vivere tra i morti ha dimenticato quasi del tutto quel che vuol dire essere vivi, e che in ogni caso rimane una creatura distante da noi, fredda e spietata come spesso i morti sono rappresentati. In questo senso, allora, anche al carezza che lei sembra fare alla donna non può essere considerata come tale, ma come un semplice modo di farle capire che stava soffrendo. Se non un gelido indizio di una curiosità ambigua nei confronti di quel dolore.
Mah, chissà. Credo che questa sfaccettatura del fantasma non sia stata ben spiegata, oppure volutamente tralasciata proprio per insinuare il dubbio. O forse anche perché il renderlo troppo buono lo avrebbe trasformato in Casper con la gonna. Dunque, meglio così. Forse, anzi, la cosa è addirittura più coerente.
A meno che – ipotesi mia – la bambina non sia semplicemente la Morte, venuta a sbrigare una pratica in modo diverso dal solito.
Chissà. E chissà quale sarà il futuro della madre. Purtroppo il corto si interrompe bruscamente, senza dirci più nulla, e quasi quasi mi è dispiaciuto: avrei sinceramente voluto sapere che piega avrebbe preso il futuro della povera donna; e questi due ultimi elementi – bambina ambigua e finale tronco – credo siano quelli meno riusciti di un corto che comunque brilla di luce propria, e nel quale i grandi pregi compensano ampiamente i pochi difetti.

Complimenti a tutto il gruppo. Opera davvero convincente. Complimenti davvero.
7/4/2015 12:51 AM
 
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[POSTQUOTE][QUOTE:129068377=boskoz, 23/06/2015 01:15]Interessante lavoro questo Non sono venuta per lui del regista Lucio Mattei.

Una donna incinta riceve da diverso tempo le visite notturne di una bambina, una sorta di spirito, che le appare in quello che si intuisce essere un contesto famigliare piuttosto disagiato. Una notte, esasperata, la donna le chiederà per quale motivo lei si trovi qui, vuole forse prendersi il suo bambino non ancora nato?
La risposta sarà No, non sono venuta per lui.

Devo dire che c’è dello stile in questo racconto, uno stile proprio nel raccontare la vicenda e ciò che avviene, più che nella validità della vicenda stessa.

È come ascoltare Gigi Proietti raccontare una storia non particolarmente brillante ma, per come viene raccontata, la si ascolta con gran piacere, semplicemente per come viene spiegata.

E’ questo che mi è successo, a livello di sensazioni, con Non sono venuta per lui.
Sono rimasto colpito dalla mera realizzazione. La qualità delle riprese, con trovate registiche degne di nota (mi è piaciuto molto ad esempio il litigio nel bagno a porta socchiusa, un vedo non vedo di grande impatto), eccellente poi l’uso delle musiche, estremamente belle, sono per caso state realizzate con un theremin?
Ottima la prova degli attori, veramente un gran bel lavoro in generale.

Volessimo trovare un calo, un punto basso, nella realizzazione tecnica potremmo parlare del doppiaggio della bambina, non all’altezza del resto dell’opera, ma è un aspetto minore.

Weird, onirica, sovrannaturale è la trama, che ben tratteggia la vicenda a cui assistiamo (infatti la reputo più che sufficiente come sceneggiatura), anche se per qualche ragione non mi ha esaltato oltre, appunto, la sufficienza.

Ma, in fondo, non tutti i cortometraggi possono avere le “trame delle trame”, l’importante è che ci sia un senso compiuto, è qui lo troviamo.

In definitiva siamo di fronte ad un piccolo prodotto realizzato davvero con cura, che si fa guardare con piacere e che non posso esimermi dal consigliare.
[/QUOTE][/POSTQUOTE]

Salve, sono lo sceneggiatore e il produttore di questo cortometraggio, è il primo che ho scritto e il primo che riesco a realizzare. Grazie per le belle parole, la scena in bagno è stata una delle poche scelte anche registiche a cui ho contribuito di persona, mentre le musiche sono completamente originali e composte appositamente per il corto.
In effetti la voce della bambina è differente da quella che si vede ed essendo un po' piu' piccola sicuramente non rende al massimo.
Non sapevo dell' esistenza del theremin e "purtroppo" non è stato composto usando questo particolare strumento, ma un normalissimo programma per il computer.
Grazie ancora e un cordiale saluto.
Giampaolo Cufino
7/7/2015 5:50 PM
 
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Ottima regia, ci sono delle inquadrature veramente suggestive. Bella la fotografia in bianco e nero, dà un tocco cupo e noir alla storia, a tratti mi è parso di vedere uno spezzone di Sin City. L' unica cosa che mi è piaciuta un po' meno è la voce della bambina che risulta essere fuori tono dal personaggio. Trama semplicissima e di impatto, con un compagno ubriaco e assente che tratta male la donna incinta. Credibili nelle varie scene i due attori che portano a termine tutta l'opera. Un buon inizio.



Io Sono Leggenda







7/9/2015 2:36 PM
 
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Re:
The Reign of Horror, 30/06/2015 01:32:

Probabilmente uno dei corti dal taglio visivo e dalla fotografia migliori in questa edizione.
NON SONO VENUTA PER LUI mette in luce, in pochi minuti, tutto l'interessante talento visivo e narrativo di Mattei, attraverso una storia semplice ma molto dura e (purtroppo) estremamente vicina a tante tristi realtà quotidiane.
Intensa l'interpretazione di Daniela Marcozzi, sostenuta da un bianco e nero durissimo e da giochi di prospettiva che comunicano alienazione, violenza, dolore e silenzio.
Emblematica ed esplicativa è proprio l'inquadratura d'apertura del corto, con un finestra illuminata di notte, isolata in una facciata nera e da noi (spettatori) spiata attraverso rami ricurvi.
Un piccolo ma notevole corto, coinvolgente emotivamente e molto comunicativo. Bravi.



Grazie mille, anche a nome del regista. I complimenti sul talento narrativo me li prendo io, avendolo scritto [SM=g27828] .
Grazie anche da parte di Daniela Marcozzi, attrice di teatro e alla sua prima esperienza in un corto. Il bianco e nero è stato suggerito invece dal protagonista maschile.
L' inquadratura iniziale effettivamente è tutta farina del sacco del regista.
Grazie ancora.
Giampaolo Cufino
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