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SHORT FRANKENSTEIN di Nicolò Magno

Last Update: 7/1/2015 6:41 PM
7/1/2015 12:36 AM
 
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Andando a leggere il riassunto che si trova sul Fest, e scoprendo che il regista di SHORT era un ragazzo di 16 anni quando ha girato il video, credo sia nomale e legittimo rimanerne stupiti, in quanto la sua opera contiene trovate registiche, tecniche e riguardanti la trama che non vedo usare molto spesso dagli autori amatoriali (magari con il doppio – se non il triplo – dei suoi anni). Pur non essendo un capolavoro (e sarebbe stato forse chiedere troppo), SHORT è infatti un cortometraggio agile, interessante, visivamente accattivante, con una struttura non banale seppure non perfettamente coerente, con un ottimo inizio, con un bel finale, e con alcune trovate davvero riuscite. Roba che in effetti mi aspetterei da un professionista più maturo, ma che invece ho trovato qui… anche se però va detto che la giovane età del regista – elemento che salta subito agli occhi e fa pensare a un “miracolo” – è controbilanciata da un mucchio di altre persone che hanno lavorato al corto, il quale può vantare un produttore, un effettista speciale, un fonico, uno sceneggiatore, una truccatrice, un addetto alla fotografia e al montaggio e un musicista, figure che non molti registi amatoriali possono permettersi (il 90% dei registi che partecipano al Fest i corti se li scrivono, girano e spesso montano da soli), e che di certo – soprattutto se esperte nel loro campo – possono cambiare notevolmente la sorte di un video e la carriera di un artista.

Dico questo, ovviamente, non per denigrare o mettere in dubbio le doti di nessuno, ma per giustificare il fatto che nella recensione cercherò di non farmi prendere troppo dall’idea del “miracolo”, ma giudicherò questo bel corto semplicemente come il frutto del lavoro di un gruppo sicuramente valido e interessante - non fosse altro che per rispetto nei confronti degli altri concorrenti privi di budget e troupe al seguito. Fermo restando, ovviamente, che di giovani registi di talento – magari che come in questo caso portino una visione nuova delle cose e un modo di narrare non scontato – abbiamo un grande bisogno. Il cinema del futuro si fonda proprio sui ragazzi del presente, e avere qualcuno che si impegna per portare avanti il suo sogno, dimostrando anche di averne le doti, è più che benvenuto.

Ma parliamo del corto, che si può paragonare a una versione moderna (ma molto rispettosa della tradizione) di un personaggio classicissimo come Frankenstein, , un’opera che riesce a spiccare sia per l’approccio a una materia tutt’altro che facile sia per una regia – l’ho già detto ma lo ripeto – che è davvero padrona di sé, e che nonostante i difetti imposti dalla camera a mano riesce a portare a termine il suo compito con eleganza.

La parte che sicuramente mi è piaciuta di più? Sicuramente l’inizio, con il racconto della storia d’amore tra una bella ragazza (e attrice piacevole) e un fanatico della telecamera, fanatico al punto da divenirne ossessionato. Con scene brevi, sintetiche ma molto espressive, assolutamente prive di “spiegoni” o di momenti didascalici, viene raccontata la nascita, il culmine e la crisi del loro amore, fino a un desolante finale. Davvero un’ottima prova.
Inizia poi la parte horror vera e propria, con la ragazza in balia di uno strano professore. Qui la narrazione si fa più macchinosa. Principalmente per lo scoglio dato dal fatto che il video è girato come se fosse “vero”, e quindi sono i personaggi stessi a dover portare sempre con loro una telecamera, anche quando non avrebbe senso. Ma si sa, quando si girano corti del genere bisogna sempre scendere a compromessi, rinunciando in parte alla verosimiglianza per riuscire a portare avanti la storia senza fare troppi salti mortali. E devo dire che tutto sommato qui si è sempre cercato di giustificare in qualche modo la presenza di una telecamera accesa, cosa che non tutti fanno, limitandosi a piazzarla in mano a uno dei protagonisti e lasciargliela fino alla fine ( o facendola passare nelle mani di un altro quando il protagonista muore).

A livello di storia, però, c’è qualcosa che non sono riuscito assolutamente a spiegarmi, e a che a mio parere avrebbe necessitato di un minimo di spiegazione (o sono io che non l’ho colta?): come mai il professore si trova in possesso del corpo di Arturo morto? Come mai conosce la sua triste storia d’amore, come mai pensa che sia necessario “rettificarla” dando la ragazza in sacrificio al mostro, e come mai rischia di compromettere tutto il suo lavoro di scienziato lasciando che il suo “Victor” commetta molto probabilmente un omicidio?
Le cose, a mio parere, non quadrano.
Posso immaginare che Arturo conoscesse il professore, e che magari egli si sia tolto la vita per colpa della fine della sua storia, e che il suo amico professore abbia cercato in qualche modo di “risarcire” – riportandolo intanto alla vita – il suo conoscente; ma durante il corto mi pare che niente ci aiuti a capire le vere motivazioni che stanno dietro a quel gesto. Indubbiamente esse CI DEVONO ESSERE, ma io non sono riuscito proprio a scovarle nei gesti e nelle parole dei protagonisti.

Comunque, la morale della favola pare proprio esser questa: il professore è un pazzo, la ragazza verrà sacrificata al mostro… ma poi? Ricordiamoci anche che nel momento in cui la tizia sta appare in casa del professore sta parlando al cellulare con qualcuno, e a quel qualcuno sta dicendo che è appena arrivata a casa del professore viscido, perché deve farsi dare dei crediti aiutandolo.
Il professore di questa telefonata è al corrente, perché sta riprendendo la ragazza. Quindi come mai gli salta in testa di seviziarla e (forse, ma cambia poco) farla uccidere dal mostro? Non si rende conto che il primo e unico indirizzo al quale la polizia busserà una volta che la ragazza non farà ritorno a casa sarà proprio il suo?

Comunque, sia quel che sia, il corto si chiude con un finale inquietante, bello, ben girato, le cui conseguenze sono lasciate in maniera molto elegante (grazie alla fine della batteria della telecamera) allo spettatore stesso. Innegabilmente ben fatto.

E il corto si chiude qui.

Che dire, dunque? Che il risultato è sicuramente interessante, che a parte quei buchi di logica il film visivamente è piacevole, che sono state fatte delle scelte non banali o approssimative, che ci sono dei momenti azzeccati e alcune trovate ottime. Un giovane regista, lasciando da parte i difetti, non poteva iniziare in modo migliore, per quel che mi riguarda, coadiuvato perfettamente da validi collaboratori, che sicuramente ne avranno messo in risalto le doti.
Bravi anche gli attori, sebbene io abbia trovato spesso troppo “impostate” le voci dei due protagonisti maschili, a volte intenti a recitare come attori di teatro su un palcoscenico. E per non parlare di “è bellissimo guardare una ragazza che si idrata”, battuta di dialogo totalmente assurda.

In definitiva buona opera, bravi tutti. Rimango molto curioso di vedere qualcos’altro.
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