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THE NIGHT OF THE HOUNGAN di Raffaele Pastrello

Last Update: 7/1/2015 4:32 PM
6/22/2015 11:01 PM
 
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TITOLO CORTOMETRAGGIO:The Night Of The Houngan
LOCANDINA DEL CORTOMETRAGGIO:



DURATA:5 minuti
REGIA:Raffaele Pastrello
ATTORI PRINCIPALI:William José Rodriguez Chirinos, Andrea Genovese
SCENEGGIATURA:Raffaele Pastrello
MUSICHE:Paolo Lippo
FOTOGRAFIA:Cristian Ferraro
MONTAGGIO:Cristian Ferraro, Raffaele Pastrello
BREVE SINOSSI:Un'insolita Treviso notturna; due piedi freddi e immoti; un luogo ameno e sperduto nel nulla
BREVE BIOGRAFIA DEL REGISTA:nato a San Donà di Piave il 15 - 03 - 1974, Raffaele Pastrello, dopo alcuni corti amatoriali sperimentali in vhs assieme ad un amico del liceo, scrive e dirige il suo primo cortometraggio compiuto Miracolo Veneto con il quale vince vari riconoscimenti: vincitore al FI PI LI horror festival 2013 di Livorno; menzione speciale al ToHorror film festival 2013 di Torino; menzione speciale alla Serra Trema 2014 di S. Miniato (Pisa)oltre a diverse selezioni officiali. Nel 2014 scrive e dirige The Night Of The Houngan con il quale vince al FI PI LI horror festival 2015 di Livorno.

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6/23/2015 1:28 AM
 
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Vidi con piacere il lavoro di Raffaele Pastrello Miracolo Veneto nella scorsa edizione del Festival e, stavolta, privo del collega Tassone, il regista ci propone The Night Of The Houngan (Houngan che imparo essere un sacerdote haitiano), un cortometraggio molto più breve del precedente.

Questi corti che io denomino “pillole” hanno un gravoso compito, ossia il condensare in una breve durata una trama, o per lo meno un senso compiuto. Cosa che non tutti riescono a fare, scegliendo questo formato breve che così poco consente lo sviluppo di idee complesse.

Devo dire che la cosa è parzialmente riuscita, grazie alle frasi di apertura e di commiato sopratutto, quando mi si spiega che il sapere è un continuo percorso fatto di prove ed errori. Va bene, ci posso stare. Siamo di fronte quindi ad un qualche tipo di scienziato/dottore (oppure proprio un Houngan) alle prese con quella che si intuisce essere non la sua prima vittima e, dato il fallimento, nemmeno l’ultima, per il raggiungimento di un qualche oscuro scopo medico.

Diciamo che non è proprio una trama, ma è comunque quel “senso compiuto” che cercavo, un contesto. Quindi un bravo a Pastrello per avercelo messo.

Devo dire che mi piacque di più Miracolo Veneto come “cortometraggio in generale”, mentre se entriamo nello specifico tecnico è innegabile che con The Night Of The Houngan si sia cresciuti molto. Quindi non sempre i miei gusti personali coincidono con l’oggettività delle cose.

La regia ad esempio, è oggettivamente impeccabile. Se già il primo lavoro di Pastrello godeva di inquadrature particolari (ricordo ancora l’uccisione a colpi di pala vista dall’interno dell’auto) stavolta si è persa anche quella minima patina di amatorialità in favore di inventiva, sicurezza e pulizia delle riprese. Dai coinvolgenti titoli iniziali fino ai titoli di coda si vede proprio una mano che pare essere quella di un regista vissuto.

Se per caso l’idea di Pastrello per un suo terzo lavoro dovesse essere quella di unire l’ottima capacità registica acquisita, per applicarla ad un corto più complesso, di durata un poco maggiore (anche solo 10 minuti) dotato di un’idea (sceneggiatura/soggetto) originale, mi sento di dire che quel terzo lavoro rischierebbe davvero di fare il botto. O per lo meno io ci punterei sopra, se giocassi ai cavalli.

Ma adesso diamola una piccola smazzata a Raffaele, altrimenti ne ho solo parlato bene e sembra che siamo d’accordo:
Va bene che siamo in Veneto e l’Inglese non si parla neanche per scherzo, ma santo cielo ragazzi non vi ha obbligato nessuno a scrivere la traduzione, lo avete scelto voi, e allora perché scrivere “beleaving” e “knowlwgdment”, che sono delle parole che NON esistono? Due castronerie in otto parole, una all’inizio e una alla fine del corto, si potevano evitare facendo un giretto su google translate di 10 secondi. Abbastanza grave ed imperdonabile.

A conti fatti un corto che si fa guardare molto bene, di senso compiuto anche se non troppo articolato, che mostra però una mano registica, attenzione, davvero da tenere d’occhio.
But, sorry, we don’t speak English.
6/25/2015 3:34 PM
 
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THE NIGHT OF THE HOUNGAN è più un preludio, un estratto quasi "rubato" , di orrori segreti e nascosti a due passi da noi. Il corto, più che sulla storia, si regge palesemente sulla resa visiva decisamente accattivante ed efficace. Pastrello è in grado di creare un'atmosfera di putrefazione, mistero e morte. L'acido dei colori scelti per la fotografia, la sporcizia delle location, i personaggi e i corpi sgradevoli e sgradevolmente messi in mostra comunicano violentemente il senso di "macelleria scientifica". Il concetto di Houngan "moderno" ed adattato alla nostra società funziona e Pastrello riesce molto bene a schivare il rischio dell'iper-fumettizzazione dei suoi personaggi che di certo avrebbe fatto crollare la messa in scena. Pregevolissime le riprese ed interessante lo stile di regia.
6/26/2015 5:12 PM
 
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Corto particolare, che lascia intuire più che raccontare. Tecnicamente valido, mi è piaciuta moltissimo la fotografia all' interno del covo dei pazzi così come il covo stesso, reso ottimamente riuscendo a trasmettere una grande atmosfera. A livello visivo niente da eccepire, ho apprezzatpo molto anche i due aguzzini-assassini. Passando alla vicenda in se è qualcosa di accennato, con quelle scritte che spiegano la storia e poi il corto che ci catapulta nel pieno del' azione. Azione che in verità manca e che lascia un finale un po' così. Avrei preferito uno sviluppo più profondo e allungato della vicenda, perché così si resta con l' amaro in bocca.



Io Sono Leggenda







6/30/2015 7:15 PM
 
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Mannaggia che ‘figurin da ciodi’ tradotto: che figurino da chiodi. Purtroppo l’inglese non è il mio forte e si è visto. Appunto per questo avevo fatto tradurre le due scritte: iniziale e finale da una persona che l’inglese lo consce piuttosto bene, ma probabilmente c’è stata una svista durante la trascrizione in fase di post-produzione. Mea Culpa [SM=g27813] Siamo stati così presi da tutto il resto che non ho più controllato, errore imperdonabile da parte mia. Appena possibile sistemeremo. [SM=g27824]
Comunque vi ringrazio per i vostri giudizi di cui mi sento lusingato e penso di parlare anche a nome di tutti coloro che vi hanno partecipato.
L’intento era quello di creare un lavoro affatto particolare che si basasse, appunto, e raccontasse attraverso la sua resa formale: regia, fotografia, scenografia, suoni, musiche…, più che su quella strettamente narrativa. Un'operazione, per alcuni versi, quasi opposta se non diversa da quella di Miracolo Veneto, anche se l'espediente registico, anche in quel caso, seguiva l'esigenza di un concetto preciso. (Riuscito o meno)
Un corto che si muovesse, quindi, teso e angosciante, nel suggerito, nell’intuito, nel non finito, nel sospeso, lungo una ‘non storia’ imbrigliata in un tempo ‘circolare’ che suscitasse nell’occhio di guarda la sensazione di un continuo, immanente ripetersi.
Se stiamo alle scritte d’apertura e di chiusura, invece del ‘sììì puòòò fareee!!!’ è stato messo in scena il ‘non si può ancora fare’ che vuol dire il ‘si farà quindi ancora, e ancora’.
Il termine ‘preludio’ e la frase ‘un estratto quasi rubato, di orrori segreti e nascosti a due passi da noi’ fotografano abbastanza bene l’idea del corto. Infondo, The Night Of The Houngan è inizialmente nato come prologo di Sagra Matanza, cortometraggio che avremmo dovuto girare, ma che per varie vicissitudini è al momento accantonato; da qui l’idea, premonitrice, di renderlo un prodotto autonomo e separato con un’anima propria, forte nella sua breve durata.
Ancora un ringraziamento da parte mia e da parte di tutta la mia equipe.
[Edited by RaffaelePastrello 6/30/2015 7:17 PM]
7/1/2015 12:37 AM
 
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Corto molto breve, più la minaccia di un’idea che un’idea vera, prologo senza epilogo, partita aperta e chiusa basandosi su suggestioni valide, evanescenti, forti nella messa in scena, meno forti nel significato.

Regia buona, fotografia azzeccata e molto italiana. Molto lontana dal corto precedente, Miracolo Veneto, lontanissima direi.
Devo subito dire di aver apprezzato di più Miracolo, per quel che riguarda la storia, di certo più complessa e articolata; ma si tratta di sfumature, e in effetti valutare “migliore” quel corto è quasi troppo facile, forse riduttivo nei confronti di QUESTO, che in fondo è una semplice prosecuzione, sebbene con tematiche diverse, di un discorso iniziato in precedenza. La differenza sostanziale, in fin dei conti, tra Miracolo e questo, si riduce a una sola, e cioè al tentativo di raccontare per sottrazione, portato alle estreme conseguenze, che come risultato da’ vita a una storia che si vuole lasciare all’interpretazione dello spettatore, che non inizia e non finisce, ma – credo per precisa volontà del regista- sempre si perpetua, con la complicità del secondo vero protagonista del video dopo il pazzo medico, e cioè la città, crogiolo di corpi e di menti, labirinto nel quale possono prendere vita e prosperare le più aliene forme di vita, in cui le emozioni e le passioni dei residenti riempiono e imbevono strade, vicoli e palazzi.
Ed è qui, rispetto a Miracolo, che inizia la vera sfida.

Cosa sta cercando lo stregone moderno? Non è dato sapere. Forse la vita eterna, forse la cura per un male che lo affligge, o che forse affligge qualcuno a lui caro. E’ buono o cattivo lo stregone? Chissà, parrebbe essere cattivo, ma anche questo rimane un non-detto, lasciato alla nostra interpretazione e sensibilità. Ed è meglio così, perché se avessimo avuto a che fare con un “semplice” scienziato pazzo con assistente Igor donna al fianco, colto durante una delle sue notti di lavoro – e magari senza neppure la città a fargli da spalla – il corto avrebbe perso molti punti. Sarebbe diventato, in pratica, il solito Slasher, storia di torture assortite o cose del genere.
Invece, in questo modo, credo si elevi rispetto alla ricca folla di epigoni. Sia per la ricerca di una via personale, sia per la grande importanza data alle immagini (del resto, si sta facendo cinema, che è un’arte visiva), sia per il tentativo di arricchire la propria narrazione di sottintesi e contenuti aperti all’interpretazione.

In ogni caso, data la sua brevità, inutile aggiungere altro. Evocativo e ben girato, il video affascina e convince. Mostra segni di una forte evoluzione, un approccio del tutto visivo che mi convince molto, e pare essere un passo avanti che potrebbe portare a risultati molto migliori in un prossimo futuro.
Difficile essere convincenti raccontando quasi nulla, e altrettanto essere interessanti lavorando di sottrazione. Ma se si riesce a padroneggiare quest’arte – queste arti – i risultati possono essere ottimi.
Aspettiamo dunque a braccia aperte, curiosi di vedere cosa accadrà nei prossimi corti.
7/1/2015 4:32 PM
 
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Ovviamente replico i miei ringraziamenti anche a Osmanspare, la cui analisi, malgrado i suoi vari impegni, risulta sempre puntuale e dettaglata e devo dire che ha colto molto circa il senso del nostro lavoro: passato - presente e spero futuro [SM=g27824].
Ogni progetto implica per noi una ricerca continua, un discorso da portare avanti, a volte funzionerà, forse altre volte no (per prove ed errori), l'importante è farlo sempre con umiltà e onestà. Infondo anch'io mi reputo solo che un apprendista stregone, nulla più [SM=g27823] .
[Edited by RaffaelePastrello 7/1/2015 4:34 PM]
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