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Echelle - Granon - Anges

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    -Emiliano-
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    Registered in: 3/30/2005
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    00 3/10/2010 12:39 AM
    Quello che descrivo questa volta è uno degli “anelli novità” che ho inaugurato nel 2009.
    Probabilmente (anche per le spettacolari condizioni meteo) questo è il più bel giro semisterrato che sinora io abbia mai effettuato, che pare nato proprio per la mia bici da ciclocross: 85% asfalto e 15% sterrato pedalabile (sia per fondo che per pendenze). D’altronde siamo nel “paradiso” delle strade bianche e degli enormi stradoni sterrati militari a cavallo di Italia e Francia: Granon, Anges, Sommeiller, Finestre, Assietta, Chaberton, Janus, Rochilles... Sono innumerevoli i colli ancora sterrati pedalabili e, tengo a sottolinearlo, soggetti a manutenzione ordinaria tra Susa, Oulx, Bardonecchia, Sestriere, Briançon e Serre Chevalier: di conseguenza sono innumerevoli i percorsi possibili e le emozioni che si possono vivere in sella alla propria bicicletta!
    Quello descritto questa volta è forse uno dei giri più brevi e semplici e, nel contempo, più entusiasmanti che si possano effettuare: perché mette in comunicazione tre valichi di impagabile bellezza; due dei quali “over 2000m” e caratterizzati da un versante sterrato ed un versante asfaltato (in verità malamente, nel caso del Col des Anges).
    Seppur breve e semplice, il giro è facilmente allungabile: sia su asfalto (Val Clarèe, Lautaret, Galibier, Sestriere, eccetera), sia su sterrato (gli altopiani successivi alle salite di Granon e Anges offrono innumerevoli spunti). È proprio questo che me lo fa ritenere uno dei giri più belli che ho ideato quest’estate!


    Dati tecnici:
    Percorso: Oulx, Bardonecchia, Colle della Scala (Col de l’Echelle), Val des Prés, Col du Granon, Briançon, Col des Anges (Col des Gondrans, Col Janus), Montgenèvre, Cesana, Oulx.
    Lunghezza: 105 km circa
    Dislivello totale: 3.000 m circa
    Purtroppo non posso mostrarvi il grafico a causa di un guasto tecnico al mio ciclocomputer che mi ha “abbandonato” durante la discesa del Col de l’Echelle: sarà per un’altra volta!...

    Mappa della strada:


    Foto dal satellite:



    Le salite:
    Bardonecchia - Colle della Scala: da 1302 a 1778 m in 8,8 km
    Val des Prés – Col du Granon: da 1395 m a 2404 m in 15,3 km
    Briançon – Col des Anges: da 1210 a 2347 m in 16,2 km


    La località di partenza:
    Oulx è facilmente raggiungibile in auto, basta percorrere le varie Autostrade fino ad immettersi (a Torino) sulla E70 che porta al Frejus (molto ben indicato). Bisognerà uscire allo svincolo di Oulx ovest; troverete ampia possibilità di parcheggio in prossimità della Stazione Ferroviaria.


    Il percorso:

    La giornata, da Oulx, parte subito in leggera salita: da a Bardonecchia ci separano circa 14km con un dislivello di 200m.
    Si sale senza strappi: si tratta di una “normalissima” salita di fondovalle senza tornanti né particolari pendenze che scorre di fianco alla ferrovia. Questo primo tratto, oltre che per ammirare l’aspro paesaggio che l’Alta Val di Susa ci sa regalare, è molto utile per riscaldare muscoli ed ambiente (consiglio fortemente di effettuare il percorso a settembre e ottobre: però, di prima mattina, difficilmente troverete più di 6/7°C... mettetelo in preventivo!).



    Giunti a Bardonecchia volgiamo decisamente ad occidente (proseguendo dritti si va al Sommelier) in direzione della Francia. Nel frattempo la vallata si apre e il sole, oramai completamente sorto dalle montagne che ci circondano, comincia a fare il suo lavoro e a rendere le temperature gradevoli.
    Qualche strappo duro proprio all’uscita di Bardonecchia contribuisce a scaldarci ulteriormente e finalmente, mentre entriamo in Valle Stretta, possiamo cominciare a svestirci.



    Prima di cominciare lo strappo finale che ci condurrà al Colle della Scala, abbiamo modo di attraversare quasi in falsopiano questa particolarissima vallata, praticamente dimenticata dal traffico automobilistico (strano che questo valico, forse perché un po’ fuori mano, non sia molto trafficato: si tratta pur sempre del Passo meno elevato – e quindi in teoria più “accessibile” – di tutte le Alpi Occidentali... vabbè: meglio per noi ciclisti!).
    Ho scritto “particolarissima” per due motivi ben precisi: la Valle Stretta è difatti ricca di fascino sia dal punto di vista paesaggistico, che dal punto di vista storico.
    Dal punto di vista paesaggistico (e chiunque ha avuto la fortuna di pedalarci può confermarlo) è di una bellezza degna di Passi Alpini ben più elevati e celebrati: non a caso le montagne che le fanno da cornice sono chiamate, per la loro natura geologica e la particolare conformazione, “le Dolomiti della Valle Stretta”. Insieme alla Val Clarée meriterebbe da sola le nostre fatiche (ed infatti incrocerete moltissimi escursionisti a piedi!).
    Dal punto di vista storico, ci troviamo di fronte ad una “pura” vallata di confine: italiana fino alla Seconda Guerra Mondiale, è passata per buona parte in mano ai francesi dopo il 1947 (vedi foto del cartello segnaletico posto al Confine), pur rimanendo ad esempio collegata alla rete telefonica italiana e pur essendo per buona parte dell’anno una sorta di enclave in territorio italiano (in concomitanza con la chiusura invernale del Colle della Scala).



    Poco dopo aver superato l’anonimo Confine, abbandoniamo la strada che segue il fondovalle in territorio francese puntando dritta al Monte Thabor (consigliata deviazione escursionistica), e – seguendo un tornante verso sinistra – cominciamo l’ultima parte della salita, la più “difficile”: caratterizzata da alcuni tornanti, un paio di lunghi rettilinei abbastanza impegnativi ed un panorama sulla Valle Stretta e le sue “Dolomiti” da lasciare senza fiato.
    La salita non è comunque mai impegnativa, sia per il dislivello contenuto che per le pendenze quasi mai a due cifre.
    In un attimo arriviamo al valico, appena superato il quale consiglio fortemente di rivestirsi onde evitare il freddo pungente che caratterizza l’altopiano: prima che cominci la vera e propria discesa verso il versante completamente francese ci sono infatti da percorrere un paio di chilometri ancora all’ombra (se siete stati particolarmente mattinieri).
    Qualche colpo di pedale e poi l’orizzonte finalmente si apre sulla Val Clarée:



    Per chi ne avesse voglia, sempre considerando i due “mostri sacri” da oltre 1000m di dislivello che avremo da affrontare in giornata, consiglio vivamente di risalire questa selvaggia vallata – quantomeno fino a Névache per riempire le borracce: difficilmente la sua bellezza vi lascerà indifferenti. Io quest’anno l’ho percorsa fino a Le Jadis (anche se non ho inserito la deviazione nel resoconto “ufficiale”), ma nel 2010 conto di giungere fino alla sua testata, che – per chi non lo sapesse – valica in corrispondenza del Col de Rochilles e mette in comunicazione diretta con il “mitico” versante nord del Galibier!... e scusate se è poco!...
    Se invece vogliamo percorrere l’anello “nudo e crudo” da me proposto, non appena raggiunta la strada di fondovalle, dobbiamo muoverci in leggere discesa in direzione di Val des Prés: raggiungeremo la località in meno di 10km attraversando, tra l’altro, il caratteristico borgo di Pamplinet (in verità anche qui possiamo riempire le borracce).



    Non appena attraversato il ponte sul torrente Clarée, e prima ancora di entrare propriamente in paese, dobbiamo svoltare alla nostra destra per immetterci in una stretta stradina dall’asfalto alquanto rovinato che inizia a salire in maniera dolce parallela al torrente stesso: è l’inizio del Col du Granon sterrato, una delle salite più ambite della mia “stagione sterrata”!
    Si prosegue praticamente in falsopiano per circa mezzo chilometro, ignorando una prima deviazione alla propria sinistra che indica “Granon” (ma si tratta di un percorso pedonale!), quindi si svolta e si abbandona definitivamente l’asfalto – asfalto che ritroveremo solamente 15km e 1000m più a monte!
    Possiamo respirare ancora per poche centinaia di metri, ammirando le splendide montagne che fanno da cornice all’Alta Val Clarée: dopodiché un secco tornante verso destra ci immette nel primo tratto duro della salita.



    L’altimetria del Sito è abbastanza eloquente, e dà ragione alle impressioni che mi aveva fatto dal vivo la salita: si tratta in pratica di 8km sterrati al 10% medio, inframmezzati dal breve tratto in prossimità di Granon nel quale si può “tirare il fiato”. Una salita che merita tutto il nostro rispetto!
    Difficile definire il tratto più bello della salita.
    Il primo è ottimamente raffigurato nella fotografia di sopra: uno sterrato ampio e perfetto che conduce attraverso numerosi tornanti a Granon (si parla di circa 20 tornanti!). Piano piano risaliamo quasi a strapiombo il torrente che scorre impetuoso sotto di noi, mentre la visuale spesso è coperta dalla boscaglia; ma quando, a volte, l’orizzonte si apre c’è veramente da rimanere a bocca aperta!
    Se, come consigliato, avrete l’accortezza di percorrere questa salita all’inizio dell’autunno, posso assicurarvi che la moltitudine di colori attraversati non la scorderete per tutto l’inverno!
    È quasi un peccato giungere a Granon:



    Ma non preoccupatevi: il meglio deve ancora venire!
    In verità Granon non lo attraversiamo: la salita lo sfiora a poche decine di metri (la deviazione è ovviamente consigliata).
    Proseguendo invece dritti superiamo alcuni casolari, mentre la pendenza ci concede una breve tregua. La vallata finalmente si apre e contemporaneamente gli alberi cominciano a diradarsi (siamo al limite dei duemilametri): i panorami da qui in avanti saranno semplicemente strepitosi!
    Sia a valle (come abbiamo visto nella foto precedente), sia a monte (s’intravede chiaramente la sella geografica del Col du Granon):



    Comincia ora il tratto più difficile dell’intera salita: 3km al 10% medio che presentano un fondo decisamente peggiore del precedente. A volte dobbiamo zigzagare tra i sassi, alcune canaline di scolo e le radici degli alberi: ma la fatica aggiuntiva sarà ampiamente ripagata dal paesaggio che la Natura incontaminata saprà offrirci (ho scritto “incontaminata” perché se fino a Granon ci potrà superare qualche jeep, da lì in avanti incroceremo solo ciclisti ed escursionisti).
    E’ comunque un vero peccato che il fondo stradale sia lasciato a se stesso: altrimenti (ho già avuto modo di scriverlo) avremmo “in mano” un incredibile “mostro sterrato” facilmente inseribile nel Tour de France. A mio parere, infatti, lo sterrato fino a Granon è tranquillamente percorribile (ovviamente con le precauzioni del caso) anche in BdC: quest’estate ho avuto modo di scalare anche il Colle delle Finestre, ed ho trovato quest’ultimo leggermente peggiore. L’altopiano finale è altrettanto tenuto bene, nonostante la notevole altitudine: mancherebbero pertanto solo pochi chilometri per ottenere una delle salite più belle, dure ed epiche che le Alpi ci possano offrire (per gli amanti, come me, del “Ciclismo d’altri tempi”!).



    La foto rende abbastanza bene l’idea del tratto da affrontare: panorami magnifici, qualche tornante e diverse semicurve, il tutto accompagnato da un fondo sempre facilmente pedalabile (prestando attenzione a sassi e radici) ma “proibito” alle bici da corsa.
    Tutto questo, mentre la boscaglia di dirada sempre più, prosegue in uno scenario via via più grandioso fino ai 2300m slm: a quel punto un cartello militare, in corrispondenza di un tornante verso sinistra, ci segnala che stiamo entrando nell’Altopiano del Granon.
    Stupendo altopiano ricco di strade sterrate militari e innumerevoli Colli “over 2000m” che pare non aspettino altro che essere scoperti dalle nostre biciclette (Granon, Buffère, Cristol, Guardiole): un vero paradiso, per le Mountain Bike!



    Da quel momento ci attendono i quattro chilometri finali dell’ascesa: una splendida strada sterrata lungo la quale “tirare il fiato” e godere appieno dei panorami conquistati faticosamente. Le montagne intorno a noi sono di rara e selvaggia bellezza, mentre in più in là – oltre l’evidente sella geografica del Col du Granon – a tratti si mostrano in tutto il loro splendore le vette innevate del Massiccio des Écrins (ricche di ghiacciai e dominate dal “primo” quattromilametri delle Alpi: la Barre des Écrins, che svetta a 4102m slm).
    Percorso l’ultimo tratto in costa, arriviamo finalmente al valico: difficile rimanere indifferenti di fronte al Massiccio innanzi a noi e al panorama immenso su tutta la Valle della Giusane (da Briançon al Lautaret con tutto il comprensorio sciistico di Serre Chavelier):



    Dopo le consuete foto di rito, ci buttiamo nella veloce (è tornato l’asfalto!) e tecnica discesa; una delle discese (...e salite...) più calde delle Alpi (per via dell’esposizione al sole e la completa assenza della vegetazione, a mio parere – considerata anche l’altitudine – questa è una delle salite più calde che io abbia mai percorso).
    Cercando di non farsi prendere troppo dalla velocità (sia per evitare spiacevoli incidenti, sia per ammirare paesaggi come il seguente) in un attimo siamo a Briançon (numerose le possibilità di rifornimento idrico).



    Attraversiamo per intero la celebre (ciclisticamente: ci saluta all’ingresso un pittoresco omaggio al Tour de France) cittadina di confine, che profuma di ciclismo in ogni angolo, e puntiamo dritti al Col de l’Izoard (...e scusate se è poco!...). I primi chilometri del Col des Anges (l’ultima fatica di giornata, sempre che non si vogliano far ulteriori deviazioni...) sono difatti in comune con uno dei Passi più famosi nella Storia del Ciclismo.
    Giunti a quota 1400m slm, un’evidente deviazione sulla sinistra – chiaramente indicata da un cartello militare che vieta il transito veicolare – azzera praticamente il traffico e ci immette nella “vera e propria” salita al Col des Anges.
    Seppur abbandonata a se stessa, la strada risulta comunque discretamente asfaltata quasi fino in cima, ed è pertanto tranquillamente percorribile anche con la Specialissima (un’occasione per aggiungere uno splendido e sconosciuto duemilametri per tutti gli amanti della BdC!). L’ascesa è discretamente impegnativa nel primo tratto (8-9%) ma, trattandosi di una strada militare, non presenta mai pendenze proibitive: quindi chiunque può salire del proprio passo.
    La strada procede, parzialmente immersa nella boscaglia, regalando a volte belle prospettive su Briançon, le sue valli ed i suoi numerosi Forti, ed attraversando alcune caratteristiche “gallerie” intagliate nella roccia:



    La salita prosegue quasi sempre in costa: in pratica stiamo risalendo il Mont Janus (che domina, insieme al dirimpettaio Mont Chaberton, il Colle del Monginevro) attraverso una strada che congiunge buona parte dei Forti che caratterizzano questa parte della Francia e che tanta importanza hanno avuto durante gli ultimi Conflitti Mondiali.
    Purtroppo manca la benché minima segnaletica (presente invece sul più “turistico” versante settentrionale) ed il paesaggio estremamente mutevole non aiuta di certo l’orientamento, dato che saremo costretti a superari svariati bivi. Ma non preoccupatevi: ci dobbiamo muovere fino al punto più alto carrozzabile di tutto l’altopiano (il Mont Janus, appunto) e, fintantoché la strada continua a salire, vuol dire che non stiamo sbagliando (inoltre basta sempre procedere lungo l’asfalto...).
    Via via che ci avviciniamo ai duemilametri, panorami sempre più ampi si aprono sulla vallata della Cerveyrette e sull’obiettivo dove termineranno le nostre fatiche:



    Abbandoniamo l’asfalto poche centinaia di metri prima del valico, in corrispondenza del crocevia immortalato nella prossima fotografia. Se fino ad allora le prospettive su questa parte delle Alpi erano state eccezionali, da quel momento in avanti lo diventeranno ancor di più!
    Difficile trovare un altopiano più panoramico di questo: a pochi chilometri di distanza possiamo infatti toccare tre “vette” dalle vedute indimenticabili. Alla nostra destra possiamo raggiungere il Fort de l’Infernet, alla nostra sinistra il Fort du Gondran (in cima alla Sommet des Anges, a 2455m slm), mentre proseguendo dritti quasi in falsopiano giungiamo al valico geografico e – volendo – al Forte in cima al Mont Janus (2543m slm).



    Ecco un’altra prospettiva di una delle più belle vallate delle Alpi Francesi (la Val Clarée) e dei due monti che delimitano il Monginevro: il già citato Mont Janus e il celeberrimo (per le MTB) Mont Chaberton (che, con i suoi 3130m slm, è una tentazione ciclistica alla quale ben difficilmente saprò resistere nei prossimi anni, ora che ho anch’io una MTB!...).



    Purtroppo anche l’arrivo al Passo vero e proprio è completamente anonimo: per fortuna, in questo caso, l’altimetro può darci una mano a capire di essere arrivati a destinazione. Le ultime centinaia di metri sono difatti praticamente un lungo falsopiano ottimamente sterrato, e si fa un po’ di fatica a capire quando la strada valichi veramente.
    Ci fermiamo un attimo a godere della meta conquistata (ricordo, per chi avesse ancora benzina, che la cima del Mont Janus è raggiungibile praticamente tutta in sella) appoggiando la bici sull’erba.
    Quindi ci tuffiamo nella veloce discesa: lo sterrato è ben tenuto, anche se è bene non farsi prendere troppo dalla velocità, visto che pietre e buche sono sempre pronte a regalarci brutte sorprese...
    Dopo qualche tornante, mentre cominciamo ad entrare nella boscaglia, consiglio vivamente la deviazione all’isolato e pittoresco Lac des Anges: un piccolo specchio d’acqua che regala riflessi indimenticabili del Mont Chaberton.



    La discesa, a questo punto, presenta qualche tratto un po’ più pendente e tenuto meno bene (siamo nel comprensorio sciistico del Monginevro ed il valico è in pratica la strada di servizio che serve gli impianti di risalita), ma tutto sommato anche per una bici non ammortizzata non presenta la minima difficoltà tecnica.
    In un attimo arriviamo quindi al Colle del Monginevro (fa uno strano effetto raggiungerlo in discesa!) dove possiamo finalmente riempire le borracce e sederci su una panchina: da lì in avanti ci attendono solo poco più di 20km di discesa asfaltata lungo i quali, volendo, potremmo anche non pedalare mai.
    Ovviamente il meglio della giornata l’abbiamo lasciato già alle nostre spalle, ma qualche paesaggio degno di nota avremo comunque modo di ammirarlo anche durante questo tratto finale.


    In definitiva...

    Quello descritto questa volta è un percorso decisamente breve, rispetto ai miei standard: proprio per questo mi sento di consigliarlo veramente di cuore a tutti i lettori del forum. Inoltre, per chi volesse ampliarlo, le possibilità sono molteplici: sia la Val Stretta che la Val Clarée meritano di essere percorse fino in fondo, mentre in quota sia l’altopiano del Granon che quello del Mont Janus consentono veramente di “sbizzarrirsi”!
    Insomma: seppur non ai “vertici del ciclismo” che solo le Dolomiti ci possono regalare (Dolomiti che in pochissimi chilometri quadrati offrono decine e decine di Passi di incredibile fascino e bellezza), questo è un percorso “semplice” che – in quanto ad originalità – teme pochissimi paragoni (non ho trovato nulla in Internet relativo a questo percorso, che pertanto considero un mio “copyright”...).
    D’altronde (non è la prima volta che lo scrivo) questa zona delle Alpi è un vero paradiso di salite sterrate pedalabili: a cavallo del confine italo-francese è storicamente ricca di strade militari rese tristemente celebri dalle due Guerre Mondiali e ancora soggette ad una “discreta” manutenzione. Se possedete una ciclocross, oppure non volete cimentarvi con la MTB su tracciati eccessivamente tecnici, ma godere appieno di splendidi panorami su belle strade dal traffico praticamente azzerato, DOVETE assolutamente venire quassù!
    Io ho già deciso: d’ora in avanti tutti gli anni, almeno una volta all’anno, mi recherò da queste parti alla scoperta di salite nuove e giri inediti!
    Non vi resta che “restare sintonizzati”!...

    Alla prossima,
    Emiliano
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    Vedo23
    Post: 460
    Registered in: 3/30/2008
    Senior User
    00 3/10/2010 10:58 AM
    Semplicemente: fantastico!!!
    Grazie del consiglio!
    Per quest'anno progetto un tour di più giorni un po' più a nord tra Francia e Italia, ma c'è tutta questa zona da esplorare!
    E, come sempre, tra foto, racconto e dritte ci stuzzichi l'appetito!!

    Giorgio
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    CiclistaperCaso@
    Post: 1,114
    Registered in: 2/7/2009
    Veteran User
    00 3/10/2010 12:34 PM
    Re:
    Vedo23, 10/03/2010 10.58:

    Semplicemente: fantastico!!!
    Grazie del consiglio!
    Per quest'anno progetto un tour di più giorni un po' più a nord tra Francia e Italia, ma c'è tutta questa zona da esplorare!
    E, come sempre, tra foto, racconto e dritte ci stuzzichi l'appetito!!

    Giorgio




    Con la neve che sta scendendo fuori, leggere i Racconti di Emiliano è un ottimo modo di trascorrere qualche momento di relax ... sognando [SM=g8091] [SM=g8091] [SM=g8091]

    Ciao
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    Vedo23
    Post: 463
    Registered in: 3/30/2008
    Senior User
    00 3/10/2010 5:57 PM
    Dritta "tecnologica"
    Sognando... e progettando!!! [SM=g8091]

    Emiliano (o altri più esperti di me), come hai fatto a salvare in formato immagine la cartina di google maps? Sono anni e anni che mi scervello per cercare di riuscirci, ma non l'ho ancora capito... E come cartina stradale non è affatto malvagia: mi tornerebbe molto utile! Grazie mille!!
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    -Emiliano-
    Post: 975
    Registered in: 3/30/2005
    Senior User
    00 3/10/2010 8:36 PM
    Re: Dritta "tecnologica"
    Vedo23, 10/03/2010 17.57:

    Emiliano, come hai fatto a salvare in formato immagine la cartina di google maps?

    Un semplice copia-incolla! [SM=g8079]
    Una volta visualizzata la mappa che desidere copiare, premi il pulsante STAMP (o analogo) della tastiera: questa operazione "copia" negli appunti l'immagine in quel momento presente sullo schermo.
    Dopodiché basta aprire un programma di elaborazione immagini (io uso Photoshop) ed "incolli" l'immagine dove vuoi tu.
    Chiaramente poi dovrai "smussare" i bordi, o eventualmente unire due immagini nel caso non ci stia tutta la cartina in un solo schermo, ma il più è fatto!

    Emiliano
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    Vedo23
    Post: 466
    Registered in: 3/30/2008
    Senior User
    00 3/12/2010 9:29 PM
    Grazie mille Emiliano!! Sempre gentile e preciso!
    Incredibilmente ho capito come fare! (ho scaricato gratis paint.NET: non sembra male!)

    Ora ho un'arma in più per progettare i miei giri in bici! [SM=g8079]
    Sperando che, prima o poi, siano simili alle grandi imprese di Emiliano, fantastiche anche nei paesaggi!

    Giorgio
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    SuperIannellus
    Post: 983
    Registered in: 9/24/2008
    Senior User
    00 3/17/2010 6:51 PM
    Già che ci siamo...

    qui
    puoi scaricare Apprehend, può essere utile per catturare finestre, parti di schermo...


    qui
    puoi scaricare un programma che ti cattura in un'unica immagine una pagina web (scrollando da solo fino a fine pagina e unendo i vari pezzi)

    ----

    www.ilciclismo.it/2009

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    Vedo23
    Post: 475
    Registered in: 3/30/2008
    Senior User
    00 3/19/2010 11:31 AM
    Re:
    SuperIannellus, 17/03/2010 18.51:

    Già che ci siamo...

    qui
    puoi scaricare Apprehend, può essere utile per catturare finestre, parti di schermo...


    qui
    puoi scaricare un programma che ti cattura in un'unica immagine una pagina web (scrollando da solo fino a fine pagina e unendo i vari pezzi)



    Grazie mille anche a te, SuperIannellus!!
    Scusa Emiliano se ho portato OT il topic sul tuo fantastico giro... Spero almeno che le indicazioni possano servire anche ad altri!

    Giorgio

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    gise-go.
    Post: 179
    Registered in: 2/28/2010
    Junior User
    00 7/12/2012 10:04 PM
    Ho seguito le orme di Emiliano; lo spunto preso dal suo racconto, che già mi aveva intrigato ancor prima dell'acquisto di una nuova mtb, non mi ha affatto delusa. Lunedi scorso ho vissuto di prima persona le emozioni e le meraviglie del giro che ha così minuziosamente descritto. Ho iniziato le prime dure rampe del GRANON con la consapevolezza di andare incontro ad una indimenticabile giornata, assaporando i profumi del bosco, pedalando in completa solitudine su uno sterrato per eccellenza; la vastità del panorama che si apre davanti una volta arrivati sul lungo falsopiano che precede l'arrivo al colle, toglie il respiro e mette "in pace con il mondo". Anche la discesa su asfalto, che già conoscevo, mi ha regalato grande gioia.
    Il COL DES ANGES, impegnativa e costante salita su asfalto vecchio e molto rovinato, aperta già dalle prime rampe, regala scorci magnifici sulle vallate sottostanti. Molto diversa dal Granon, rovente e selvaggia e anche questa percorsa senza incontrare anima viva. La carreggiata che spiana ca. 1 km prima del colle da la possibilità di pienamente gustare la vista sulla Val de la Cerveyrette, sull'Isoard e sui diversi picchi circostanti. Mentre i fianchi della montagna sono un deserto di pietre e terra, con rari cembri e abeti, in prossimità del colle e il versante del Monginevro il verde dei pascoli è il colore predominante.
    Un grazie a Emiliano che con le sue idee e i suoi racconti permette queste esperienze che, vissute in solitaria, danno un tocco in più alla già magica atmosfera di questi luoghi.
    wilma