00 12/8/2009 2:08 PM
Questo è l’atteggiamento di Gesù di fronte
al denaro e ai beni di questo mondo:

È più facile che un cammello passi per la cruna
di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.
( Marco 10,25 )



Per lei un sovrano avrebbe rinunciato
a nascere, e un cammello si è lanciato
in una cruna d'ago, smascherando
l'acrobata di sabbia in sé sopito.



La metafora biblica già presente nel lessico
panelliano (la grandine, la pioggia di rane e la
distillazione del mare ) ritorna ancora attraverso
il cammello e il deserto. Il deserto è il luogo del
culto, della solitudine, attraverso il quale la massa
di schiavi usciti dall’Egitto divenne il popolo di Dio.
Il libro dell'Esodo narra l'oppressione del popolo
israelita, la successiva persecuzione dei nascituri
voluta dal faraone, il concepimento e la salvezza
del neonato Mosè, allevato dalla figlia del sovrano
e divenuto profeta a seguito della chiamata divina.
L'acrobata delle sabbie sembra riconducibile alla
figura di Mosè e il suo popolo; dopo aver vagato
40 anni nel deserto guidati da Mosè affrontando
peripezie di ogni sorta, gli ebrei raggiunsero
finalmente Canaan, la terra promessa.


Sono io quella ragazza dice,
il giorno prima come il giorno dopo,
e il giorno in mezzo me lo metto al dito,
così sarà un anello e non un peso.
E per lei, qualche atleta contenzioso
si è battuto, smantellato da solo,
crollando coi talenti e i gusti intatti.
Sono io quella ragazza,
infatti è lei.


Un altro rimando biblico, è la parabola dei talenti,
narrata nel Vangelo secondo Matteo 25,14-30.
Una sorta di competizione fra tre atleti che si contendono
il Paradiso. La parabola parla di un uomo che parte per
un viaggio ed affida i suoi beni ai suoi servi.
Ad un servo affida cinque talenti, ad un secondo
due talenti e ad un terzo un talento. I primi due,
sfruttando la somma ricevuta, riescono a raddoppiarne
l'importo; il terzo invece va a nascondere il talento
ricevuto. Quando il padrone ritorna apprezza l'operato
solo dei primi due servi, condannando il comportamento
dell'ultimo, poichè non riesce mettere a frutto il tesoro
ricevuto, lasciando intatta la dote ricevuta.




Il vate galante