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Il fallo nell'antichità

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    mausci
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    Registered in: 1/5/2012
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    Viandante
    00 6/2/2012 1:24 AM
    ciao..scrivo senza sapere niente, solo un pensiero che mi è passato per la mente leggendo qui..Freyr cede la sua spada, anche se ad una persona fidata, anche se per amore, ma la cede. Essa non torna a Lui.
    Il martello di Thor invece torna sempre al suo legittimo proprietario.. Questa cosa non può essere intesa come "solo l'Uomo che porta sempre con se' il principio maschile, nel bene e nel male, sopravviverà all'Età Oscura"? Essere davvero Uomini degni di tale nome è un peso enorme, come lo è essere Donne..significa, secondo me, che qualsiasi cosa ti capiti nelle tue varie vite, la tua Essenza torna sempre a te (come il martello) e tu riesci a farci i conti. Se ci riesci, la Morte non sarà definitiva ma ti permetterà prima o poi di ritornare. Se tu, anche "in buona fede" come Freyr, rinunci alla tua vera Essenza, rischi di perdere la tua Eternità.

    Non so se mi sono spiegata in modo decente..ma mi è venuto da pensare questo stanotte.. [SM=g27821]
    Se la luna piena poi diviene, è perché il bambino dorme bene, ma se sta piangendo Lei se lo trastulla: cala e poi si fa culla...

    Mecano, "Figlio della Luna"
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    AlessandroSkryer
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    Registered in: 2/18/2008
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    Madre dell'Isola
    Sognatore dell'Isola
    00 6/4/2012 2:39 AM

    Non sapendo pressoché nulla di mitologia scandinava, ho consultato il sempre prezioso «Poesia e magia», di Anita Seppilli, ed ecco cosa ho trovato…

    Il fulmine, associato alla pioggia fecondatrice, è simbolo fallico di rinascita. È anche arma, cioè scure, martello, cuneo, punta di freccia, forbice, e semplicemente pietra. L’associazione è fondata sulla funzione (percuotere, spaccare) e diviene simbolo d’immortalità. Miollnir, il Maciullatore, torna nella mano di Thor che lo ha scagliato.

    Tuttavia, nel canto eddico, «Thrymskvidha», il gigante Thrym rapisce il martello e lo nasconde otto leghe sottoterra. Se Thor non lo riconquistasse, i giganti invaderebbero Asgard. Thrym chiede come riscatto di sposare Freya. Con l’aiuto di Loki, Thor si reca sottoterra e si spaccia per Freya vestendosi da donna. Alla fine della cerimonia nuziale, Thrym pone Miollnir in grembo alla falsa sposa come consacrazione del patto nuziale. Allora Thor afferra il martello, uccide i giganti e risale al mondo supero.

    Commenta l’autrice: «il martello-fulmine (o il martello da cui sprizza il fuoco-fulmine nell’urto con la roccia colpita),—nascosto otto leghe sotterra, e poggiato, strumento di consacrazione matrimoniale, e forse di fecondità, sul grembo della sposa, che è un uomo (o è bisessuale o è impegnato a rappresentare un rito)». C’è un mito analogo che riguarda Loki, e più avanti l’autrice osserva che il fulmine, simboleggiato anche dalla scure e dalla bipenne, non è associato soltanto alle divinità maschili celesti e alla funzione del fallo. In relazione alla fecondità è anche simbolo della Grande Madre: «il fulmine può esser maschile e però anche contemporaneamente femminile: Loki e Thor, come in fondo anche Dioniso e Istar, e l’Artemide di Efeso sono maschili e anche femminili. I riti di fecondità sono sempre relativi a tutta la natura: non se ne possono staccare neppure i riti iniziatici che sono riti di rinascita alla vita, e di consacrazione della facoltà procreatrice».

    In una nota l’autrice aggiunge: «Al martello di Thor appartiene tuttavia a tal punto la potenza di far rinascere, che con esso egli rende la vita ai capri macellati quotidianamente per il banchetto degli dèi, purché le ossa siano conservate intatte, raccolte nelle pelli dell’animale». Questo è molto interessante: ricorda una pratica sciamanica e altri miti (ricordati per esempio in «Storia notturna», di Ginzburg), di cui abbiamo già un po’ discusso qui all’Isola, a proposito della Strega e del Calderone (se non ricordo male).

    Di Freyr, l’autrice parla dopo avere trattato di un mito d’iniziazione maschile che dopo un viaggio nel mondo infero si conclude con la conquista di un’arma e con l’amplesso fra il giovane e colei che a lungo lo ha atteso: «Anche qui, il motivo della conquista della donna, attraverso le fiamme, dopo un lungo viaggio, fatto col cavallo del dio e la sua spada, o con un cavallo donato dal dio. Ma, mentre in un gruppo di tradizioni la donna è conquistata per l’eroe stesso che compie l’impresa, e la tradizione sembra legata ad Odino, in un altro gruppo è conquistata per altri (per esempio il dio Freyr), e sembra legato al culto di Freyr». E in una nota aggiunge: «Viaggio di Skirnir: Skirnir conquista, cavalcando per umide montagne, e oltre la barriera di fiamme, la giovane gigantessa Gymir per il dio Freyr, che ne è innamorato, le offre undici pomi d’oro, quindi la minaccia; la donna cede».

    Ancora non so dire se il significato dei due miti significhi che nell’Era Oscura può sopravvivere soltanto l’aspetto maschile simboleggiato da Thor, e se «i pochi Uomini che vogliono sopravvivere incorrotti a quest'Era devono farsi combattenti come Thor». Se si intende in senso antico, non sono sopravvissuti nà gli Uomini Freyr né gli Uomini Thor. Io credo che lo spirito guerriero non sia prerogativa esclusivamente maschile, e che in ciascuno, uomo o donna, possano coesistere Eros e Spirito Guerriero. Nell’Era Oscura, sarebbe bello poter combattere come Thor, cioè affrontare i nemici a viso aperto, corpo a corpo, e massacrarli a martellate… o a scariche di fucile a canne mozze! Tuttavia, non è più come nei tempi antichi, e bisogna appunto essere guerrieri e combattere in modo molto diverso. E forse, in un mondo che nega soprattutto l’Amore e l’Eros, la libertà, la gioia, il piacere, l’assenza di possesso, accendere, custodire e diffondere la luce e il calore dell’Eros è forse ancora più micidiale del martello e del fucile per gli schiavi e per i complici del Nulla, che adorano e diffondono il possesso, la schiavitù, la tristezza, la sofferenza e la repressione. Gli schiavi del Nulla combattono per assoggettare, mutilare, deturpare e distruggere. I Veri Guerrieri combattono per Amore di ciò che è Sacro e per difenderlo. Ma forse ho un po’ frainteso, e di sicuro sto allargando troppo il discorso…



    E sempre il vento e l’ombra misuravano il tempo,
    il sole portava riflessi come grate di gioia
    alloggiata là fuori, incurante degli agguati—
    quella che si sarebbe dovuta cercare.


    Crevice Weeds






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