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Il fallo nell'antichità

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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 9/29/2009 4:30 PM
    So che questa discussione andrebbe nella sezione dei simboli, ma ho preferito aprirla qui per la "delicatezza" dell'argomento e perché vorrei evitare post idioti o volgari, comunque Violetta dolce, se ritieni spostala pure.

    Ho pensato di riprendere alcune antiche rappresentazioni degli organi genitali maschili e questo c'entra sicuramente con la saggezza antica; trovo splendido come in passato gli uomini e le donne sapessero adorare e onorare la presenza degli Dei, ed in particolare l'essenza maschile più pura, in una forma apparentemente così "materiale".

    "Fallo" viene dal latino phallos, dal greco phales che può connettersi al sanscrito "germoglia, fruttifica" da una radice che sta per "gonfiare, rigonfiare" e che ha dato origine anche a papula ovvero capezzolo, in greco "soffio, bolla", in lituano "bottone di fiore" (trovo che questi collegamenti siano bellissimi [SM=g27819] ).

    Al giorno d'oggi questo tipo di "culto" soprattutto in occidente provocherebbe sonore sghignazzate, commenti volgari o magari addirittura indignazione per mancanza di pudore ecc.
    Tuttavia, ad esempio in India, i falli sono ancora rappresentati ed adorati come simbolo di Shiva. Il loro nome è lingam e sono la più comune (e a mio parere perfetta) rappresentazione di questo Dio dal carattere simile a quello di Dioniso come fa capire Leda Bearnè in Dioniso e le donne. Spesso il lingam è posto su un basamento che rappresenta la yoni, aidoion sacro, la vulva della Dea, Shakti, compagna indivisibile di Shiva.
    Cito da Il Guerriero nell'India Arcaica pag. 62:
    "In un celebre mito, Siva si manifesta come un gigantesco linga di luce: allora Brahma si trasforma in un'oca bianca e vola per trovarne il culmine, Visnu si muta in cinghiale e scende a cercarne il fondo, ma nessuno dei due riesce nello scopo. Entrambi devono infine ammettere la supremazia di Siva."
    Nel seguito dice che coloro che praticano la Via femminile connessa al culto del lingam e al rapporto privo di qualsiasi subordinamento al maschio sono le yogini.

    D'altra parte però anche in luoghi più vicini a noi il fallo fu rappresentato e considerato simbolo di vari Dei. In Grecia agli incroci delle strade, sui ponti, all'entrata delle case ecc. si potevano trovare le erme, dei ceppi di pietra. A seconda della loro antichità potevano avere un volto in cima od anche due (simili a quelli di Giano) ma immancabilmente avevano un fallo eretto ben in evidenza ed a volte veniva anche scolpito un caduceo.
    Erano le rappresentazioni del Dio Hermes, protettore dei viandanti e detentore della verga intorno alla quale i due serpenti si allacciano in un abbraccio perfetto che genera gioia e pace.
    Sarà una suggestione mia, ma vedere le erme con i falli accentuati e i volti con quel sorrisetto sfuggente (molto stile "sorriso arcaico" delle più conosciute korai e dei kuroi) fa venire da sorridere anche a me, e da pensare che siamo proprio dei gran stupidoni nel lasciare che stupidi preconcetti e condizionamenti dovuti alla società in cui viviamo ci privino della gioia di tributare un giusto omaggio alle splendide energie rappresentate da queste sculture. [SM=g27817]

    Sempre in Grecia e più tardi a Roma, nei giardini e ai confini di orti e poderi veniva posta un cippo fallico rappresentante Priapo, il Dio figlio di Afrodite e Dioniso (o anche di Ermes, Ares o Zeus) che proteggeva quei luoghi e soprattutto ne garantiva la fertilità e la vitalità.
    Era un Dio strettamente collegato a Dioniso e le feste che lo vedevano protagonista insieme a Dioniso erano le Falloforie, appunto feste del fallo. Durante queste feste come durante le Dionisie si portavano in processione grandi falli di legno e si cantavano canti come quello riportato da Semos di Delo:

    "Ritiratevi, fate posto
    al dio! perché egli vuole
    enorme, retto, turgido,
    procedere nel mezzo."

    Ricordo che c'era qualcosa di bellissimo a proposito di una simile processione in un libro di Leda Bearnè, controllerò.

    A Pomepi su un forno di una panetteria è stata ritrovata una lastra di terracotta con un fallo e la scritta Hic habitas felicitas "Qui abita la felicità". Sempre nei pressi sono stati trovati un gran numero di falli in terracotta portati ad un santuario, ed ancora lucerne con rappresentazioni falliche e statuette di Priapo.

    Secondo alcuni anche i grandi menhir nord europei avrebbero significato fallico, così come gli omphalos greci.

    Che dire, sono qui che saltello sulla sedia perchè trovo quest'argomento splendido...spero lo sia anche per voi...bacini tantissimi [SM=g27838]
    [Edited by Elke 9/29/2009 4:38 PM]




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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 9/29/2009 8:44 PM
    Alcune immagini, spero che non offendano nessuno:

    Shivalinga: il linga che emerge dalla yoni. Queste "sculture" vengono durante alcune cerimonie bagnate con latte che dopo essere passato sul linga scende nei solchi della yoni e lì si raccoglie.


    Una yogini con due linga e due yoni fra le mani e il sole e la luna sulla fronte. Il serpente kundalini si arrotola sul linga e i due serpenti più su sono il Maschile ed il Femminile


    Erma greca del 520 a.C. circa, notate il sorriso arcaico [SM=g27822]


    Priapo



    La lastra da Pompei con la scritta "Hic habitat felicitas"


    L'omphalos di Delfi


    Ed un'altra cosina splendida che ho trovato, sempre fra i reperti di Pompei [SM=g27836] è una lampada ad olio:



    [Edited by Elke 9/29/2009 8:45 PM]
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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 9/29/2009 9:13 PM
    Il pezzettino di cui parlavo nel primo post è in Dioniso e le donne, pag.90; si parla delle Tiadi che raggiungevano la grotta Coricia, sul Parnaso "ed in questo antro dalle magnifiche pareti splendenti, esse si narra celebrassero un antico mistero, vegliando, cullando ed in fine svegliando secondo il mito, un bambino in una culla da loro custodita, detta Liknon, e tale bambino veniva identificato con Dioniso stesso di cui le Tiadi divenivano le divine nutrici, anche se nella culla da loro custodita pare si trovasse un fallo rituale considerato un oggetto sacro."
    Inoltre ho trovato un collegamento molto interessante: uno dei termini greci che sta per sacro è hieros (da cui ierogamia, ierofante, ierodula, ierofania ecc.) e pare anticamente significasse "forte, vigoroso". Sempre in Dioniso e le donne pag.109 si dice:
    "Questa connessione tra sacro e forza vivificante e potente, naturale e generatrice, sembra essere suggerita anche dalla consonanza tra il verbo greco traboccare ek-zéo che si usava per designare "il raggiungere il massimo della fermentazione! e più in generale col significato di fermentare, lievitare e il nome di Zeus."

    Come ho già scritto anche il termine fallo ha a che fare con la prosperità, la vitalità, il fruttificare ed il rigoglio. Il sacro allora sarebbe in fin dei conti la semplice e spontanea vita, l'Essere che tutto è, che è pieno di sé stesso...
    Bacini emozionati e sognanti [SM=g27838]




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    Isara_Enid
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    00 9/29/2009 9:22 PM
    Non ricordo la fonte da cui trassi tale informazione, spero di corregermi al più presto, ma ricordo di aver letto che generalmente si associa l'albero di Natale al simbolo del Fallo universale.
    Associato alla vitalità si mostrava potente al cospetto del solstizio d'Inverno proprio quando la divinità maschile inzia la sua scesi per poi rinascere.
    Molti degli Dei maschili che abbandonano morendo la Madre per poi farvi ritorno, sono associati agli alberi. Odino, Osiride lo stesso Cristo sulla croce in legno.

    Ricordo Adone che si evirò per Cibele. I suoi sacerdoti erano soliti portare un albero bendato come simbolo della sua rinascita, volontà stessa della Dea Cibele.
    I suoi sacerdoti mi sembra fossero chiamati i sacri dendrofori.

    Forse non centra niente, [SM=g27819] ho avuto questa reminescenza.


    [Edited by Isara_Enid 9/29/2009 9:23 PM]







    Ascolta, Dea regina,
    portatrice di luce,
    Luna divina,
    Mene dalle corna di toro,
    che corri di notte,
    ti aggiri nell'aria,
    notturna, portatrice di fiaccole, fanciulla,
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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 10/5/2009 4:13 PM
    Se parliamo di Cibele il suo paredro è Attis, non Adone, però è vero, anche lui venne evirato, come secondo alcune versioni succede anche ad Adone...che la si possa interpretare come una morte della sessualità profana in favore di una più Sacra e Divina?
    Ci mediterò...
    Nel frattempo posto alcuni pezzi tratti da Siva e Dioniso di Alain Daniélou, un libro davvero splendido:

    "Nel Kali Yuga la venerazione del fallo è quanto di più efficace ci sia nel mondo. Non c'è alcun simbolo che gli si possa paragonare. Il sesso reca piaceri in questo mondo e la liberazione nell'altro. Allontana da noi gli incidenti. Venerando il fallo ci si identifica con Siva. non c'è nulla nei quattro Veda di altrettanto sacro che la venerazione del Linga. E' questa la conclusione di tutte le tradizioni (Siva purana, Vidyésvara Samhita, cap. 2, 25- 32)."

    "Siva dice: Non mi distinguo dal fallo, il fallo è identico a me. Avvicina a me i fedeli, dunque lo si deve venerare. Miei cari! ovunque si trovi un sesso eretto, sono presente io stesso, anche se non vi siano altre rappresentazioni di me" (Siva Purana, Vidyésvara Samhita, I, cap. 9, 43-44). "Il monto intero si basa sul fallo. Tutto è originato dal Linga. Chi desidera la perfezione dell'anima deve venerare il Linga" (Linga Purana, I, cap. 3, 7). "E' il signore, la sorgente d'ogni piacere... affinché l'esistenza sia gioia, il fedele deve venerare il fallo che è lo stesso dio Siva, il sole che fa nascere il mondo e ne è il sostegno. E' il simbolo dell'origine d'ogni cosa. Si deve venerare Siva, origine d'ogni cosa, nella forma del fallo. Ciò per cui è riconoscibile il principio maschile è chiamato fallo. Il fallo è il simbolo del dio" (Siva Purana, Vidyésvara Samhita, I, cap. 16, 103-106).


    Ricordo poi che nella descrizione di Adamo da Brema di un grande tempio a Gamla Uppsala erano venerati tre Dei, di cui uno, il corrispettivo di Freyr, era rappresentato da un grande fallo.
    Anche Osiride riceveva un culto di questo tipo poiché quando il fratello Seth l'aveva tagliato a pezzi Iside era riuscita a ritrovarli tutti tranne il fallo appunto, inghiottito dal pesce Ossirinco, ed aveva quindi dovuto crearne uno nuovo con la cera.

    Si pensa che comunque in queste cerimonie ed in altre durante le quali avveniva l'unione sessuale questa non fosse assolutamente volta alla procreazione né tanto meno al semplice appagamento fisico; infatti nel Siva Purana si dice:
    "Per piacere al Signore se ne deve venerare il simbolo, indipendentemente dalla sua funzione fisica. Essendo la funzione il far nascere, il far nascere è escluso"".
    E ancora nel Lingua Purana: "Il Linga è il segno esteriore, un simbolo. Bisogna però considerare che il Linga è di due tipi, esterno o interno. L'organo rozzo è esterno, quello sottile è interno. Le persone semplici venerano il Linga esterno e si interessano ai riti e ai sacrifici. L'immagine del fallo ha lo scopo di risvegliare i fedeli alla conoscenza. Il Linga sottile ed eterno è percepibile solo a coloro che hanno raggiunto la conoscenza".

    Un altro Dio fallico era Liber, un dio italico simile a Dioniso che aveva la sua dolcissima altra metà in Libera. Trovo splendido come anticamente si potesse scorgere la sacralità e la presenza divina negli organi sessuali che oggi sono così volgarmente esibiti, o temuti, o taciuti ecc.
    Inoltre è splendida anche la complementarietà perfetta dei due principi, Maschile e Femminile, il Linga poggia su una Yoni, e così se vogliamo la lancia di Lugh dev'essere immersa nel Calderone del Dagda, (o era la lancia della processione del Graal? Scusate, non ricordo bene), la Spada riposa nella Roccia...
    Lo so che magari sono cose scontate ma non ci avevo mai "pensato" in maniera profonda fin'ora [SM=g27819]

    Bacini tanti [SM=g27838] [SM=g27838] [SM=g27838]
    [Edited by Elke 10/5/2009 4:21 PM]




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    Isara_Enid
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    00 10/23/2009 1:33 AM
    Dolce Elke, giusto oggi mi è capitato fra le mani in una bancarella un volume Carmi Priapei.

    Sono dedicati a Priapo, un personaggio della mitologia greca e romana, figlio di Dioniso e di Afrodite forse l'immagine di Liber (che non conoscevo [SM=g27821] )

    Ho fatto qualche ricerca, altre versioni del mito lo ritengono nato dall'unione della dea con Ermes, con Ares, con Adone o con lo stesso Zeus. Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali, particolarmente pronunciati nelle dimensioni del pene e del glande, ritenuti nell'antichità l'origine della vita.


    I carmi in specifico sono anonimi, anche se attribuibili a Virgilio, Ovidio e Marziale. Fu il primo tentativo di portare le falloforie greche delle grandi dionisie a Roma, se non ho capito male.
    Sono carmi molto goliardici, al limite del volgare e della satira gratuita [SM=g27828]. Il prologo è chiaro:

    Prendili allegramente
    per scherzo, e prendo te per testimone o Priapo,
    ho scritto questi canti, degni del tuo giardino e non d'un libro, senza troppa fatica.
    Nè chiamai le Muse, come fanno i poeti, in questo luogo
    non certo verginale: poichè infatti m'è mancato il coraggio di condurre
    il coro delle Pieridi, le caste sorelle, sino al fallo di Priapo.
    Perciò ti prego: i versetti che ho scritto sul tuo santuario
    nei momenti d'ozio
    prendili allegramente per come sono


    IL curatore Cesare Vivaldi afferma: "il phallos di cui egli è generosamente munito, funziona in altri termini, da amuleto in quasi tutte le evenienze: siano esse la semina del grano o la pesca, la protezione contro le disgrazie e persino garantire il riposo eterno. Per questo Priapo in area ellenistica e poi a Roma è un portafortuna universale. Le sue statue si ergono tra i campi e frutteti, all'aperto o in tempietti a lui dedicati o in ville di campagna, e persino su alcune tombe per dare pace ai defunti "

    Alcuni carmi:

    Vieni avanti

    Vieni avanti, entra pure nel tempietto
    austero, sacro al dio della libidine.
    E se di notte hai con te una ragaza
    non c'è ragione di restare fuori.
    Sono cose accettate anche dai numi maggiori,
    ed io non valgo nulla, dio della campagna, che senza pudore
    esibisco il fallo a cielo aperto.
    Entri chi vuole, dunque, anche se nero
    del fumo di lucerna del bordello.


    Non denunciarmi

    la quantità mi frega: tu che supplico
    d'assistermi, non denunciarmi, Priapo.
    Non dire che le mele caserecce
    che t'ho donato
    io le ho rubate lungo la via Sacra


    La strada della fonte

    "Priapo, che mi minacci con la falce
    e un fallo grande più di te, ti prego
    dimmi qual'è la strada che conduce alla fonte"
    "Vai più giù per queste vigne,
    ma se ruberai l'uva acqua berrai
    di ben diversa fonte"



    Questi diciamo che sono i più rappresentativi, gli altri mi hanno ucciso dalle risate sono di una volgarità esilarante, mai gratuita sempre molto feroce [SM=g27828] [SM=g27828]

    Li ho trovati molto interessanti anche perchè il senso mi sfugge, anche la figura mitica associata alle fonti della verginità.
    Spero magari siano ultili per una riflessione ulteriore, purtroppo ammetto di non avere troppe idee sul significato intrinseco di questi versi [SM=g27819]
    In particolare il riferimento alla Via Sacra e il giovane che chiede protezione al Dio per aver rubato delle mele da questo sentiero. Forse aver rubato fanciulle consacrate, aver osato a loro violenza non saprei [SM=g27819]
    [Edited by Isara_Enid 10/23/2009 1:35 AM]







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    Inno Orfico- Luna




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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 10/31/2009 6:41 PM
    Anche io avevo trovato su una bancarella un volume con i carmina priapea quando avevo iniziato a interessarmi di questo argomento...guarda la coincidenza [SM=g27822]

    Intanto pongo una distinzione; nei tempi in cui furono scritti questi carmi, probabilmente avevano perso connotazione sacra ed erano diventati una sorta di esercizio poetico divertente, un po' come le satire...ma forse venivano da una tradizione più antica legata appunto alle falloforie o ad altre feste simili in ambito italico.
    Il messaggio fondamentale penso sia quello di godere delle cose belle senza attaccamento passionale, vivere come in un gioco e ridere appunto, essere gioiosi e leggeri [SM=g27822] [SM=g27838]




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    Morgana_LaFata
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    Fanciulla dell'Isola
    00 11/2/2009 9:19 PM
    Gioiosi e leggeri come una farfalla bambina. Conservare lo spirito puro della fanciullezza è la capacità di provare ineguagliabile stupore dinanzi alle Meraviglie materne e al Mistero della Vita stessa. Un sorriso bambino di Verginità, è questo ciò che il paredro ci sà ancora regalare, il Dio mostra il suo volto di Gioco, il volto Sacro della turbolenza e di una leggera danza spensierata.

    [SM=g27838] Elke dolcissima ogni tua ricerca mi suscita immagini e intuizioni inaspettate, grazie Fanciulla incantata [SM=g27838]



    "Negli occhi bruni di una figlia della Terra riposa la Pace, che essa possa essere tua eterna compagna"

    Sciamana Sarah
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    olwen73
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    00 12/15/2010 7:03 PM
    profumando ancora di zenzero, spezie e incensi, circondata da immagini di Shiva e Shakti, non posso che voler contribuire alla discussione sul lingam.
    In India il lingam e la yoni sono ancora venerati ovunque, contrariamente a quanto si possa pensare la conoscenza degli antichi miti si sta perdendo ovunque e anche laggiu' ben pochi ne conoscono le origini e i molteplici significati e rappresentazioni, spesso tutto ciò che rimane sono vuoti rituali e superstizioni.
    Il Lingam
    Inizialmente il Lingam era rappresentato unicamente come fallo, privo di base. Si dice che a Varanasi, la città santa, poggi su migliaia e migliaia di Lingam (mentre oggi quasi tutti hanno alla loro base la Yoni), la maggior parte di essi è sepolta vicino alla Ganga (il Gange) l’acqua infatti è sacra e più vicino si è ad essa più si potenziano i suoi effetti su di noi e su tutto ciò che vi risiede.
    I lingam sepolti a Varanasi rappresentano le prime manifestazioni di Shiva, la non vita, l'asceta perfetto, l’eremita che si ritira sulla cima delle montagne, al centro dell'universo, in totale isolamento, alla ricerca di serenità e immobilità, il senza vita.
    In questa rappresentazione Shiva è indifferente alla materia, alla vita. Egli è "passivo", inerte, freddo e senza vita come la cime delle montagne su cui risiede in meditazione. Egli non è parte di questo mondo, non ne vuole fare parte, è indifferente. Egli ha trasceso i valori umani, egli non desidera niente, Egli non è.
    E “non essendo, non agendo” Egli siede con il suo membro eretto e fermo indifferente alla vita.
    Non interagendo con il mondo la sua energia non si disperde ma risiede in lui accumulandosi nel suo corpo, trasformandosi in calore, è cosi’ che, privo di interazioni e reazioni con/al il mondo, egli arriva ad accendere il suo fuoco interno -“Tapa”.
    Tapa, il fuoco interno, porta la luce, rivelando la vera natura della realtà. Tapa brucia tutte le illusioni della coscienza riempiendo la mente di tranquillità e pace. Ed è qui che il Lingam si rivela nella sua vera forma quale contenitore dello Spirito sacro, il fuoco dall’interno.
    Il fuoco dall’interno ci da li potere di fermare il mondo tra lo stimolo che esso ci impone e la risposta con la quale reagiamo ad esso. Tutto questo ci permette di sottrarci al gioco stimolo-risposta, azione-reazione.
    E’ grazie a Tapa che la “mente” pondera lo stimolo scegliendo coscientemente la risposta-l’azione (e non più la reazione) che porterà ad essa calma e serenità. Il fuoco dall’interno allena e forma la “mente” a soggiogare “l’Istinto all’intelletto”.
    (E’ molto difficile per me trovare le parole che possano rappresentare questi concetti -ed ecco il perché di tutte qs virgolette. Il discorso è veramente molto ampio e dovrei parlare di ciò che è inteso come “realtà”, “mente”, “intelletto”, “karma” ma non credo qs sia il post in cui farlo –e non so se possa interessarvi- motivo per cui cercherò di essere il più sintetica possibile.)
    So che qs possa sembrare fuorviante anche perché comunemente l’erezione rappresenta l’attrazione della mente per le cose materiali e spargere il seme rappresenta la sottomissione agli stimoli sensoriali ma qui l’erezione non è una risposta agli stimoli sensoriali perché Shiva ne è indifferente e non vi è seme che fuoriesca dal Lingam perché tutte l’energia circola e si accumula continuamente nel suo corpo immobile in profonda meditazione. E’ proprio in funzione di questo che il suo lingam è eretto e fermo, a perfetta rappresentazione del potere del fuoco dall’interno, il Lingam è il suo contenitore, la sua massima rappresentazione.
    In questa forma Shiva è conosciuto come il distruttore -Rudra Shiva- perché le sue azioni non contribuiscono ad alimentare il ciclo della vita ma a distruggerlo, liberandoci dal giogo della materia.
    La bellezza di Shiva è anche in questo così come la sua trasformazione in Nataraja Shiva -lo Shiva danzante- colui che mostra la Conoscenza del ciclo della vita attraverso la sacra danza…
    Il Lingam e la Yoni
    Così come il Lingam è la rappresentazione del Dio, la Yoni è la rappresentazione della Dea. La Dea, nelle sue molteplici forme, è la personificazione della materia, la Shakti è la Materia, essa fluisce, è il ciclo in continuo movimento, il cerchio che si autoalimenta.
    Ed ecco che il Dio è colui che osserva la vita mentre la Dea è la Vita stessa.
    In questo mondo l’uno non può essere senza l’altro e proprio perché nulla esiste se non è percepito da un essere cosciente, l’uno esiste in funzione dell’altro...
    Ed è qui che il simbolo del Lingam viene accolto nella Yoni, è qui che Shiva, colui che “brucia dall’interno”, colui che siede ad occhi chiusi e senza vita, apre gli occhi alla Dea, poiché le azioni di Shakti lo emozionano, scuotono il suo cuore, che sussulta distruggendo la sua pace mentale. Egli ritorna alla Vita. Questo non deve essere visto in una connotazione negativa, se lo fosse dovremmo vedere in una connotazione negativa il concetto stesso di vita e azione e non possiamo farlo proprio perché viviamo e agiamo o meglio reagiamo come esseri umani.
    La Dea è la Sorgente degli stimoli, la destinazione delle nostre risposte ad essi -le nostre reazioni- la Dea è la Sorgente delle esperienze, dei desideri e dell’apprendimento. Lei è la Vita e la Yoni è la sua rappresentazione.
    Ed è così che il Lingam, giacendo nella Yoni, diviene fertile, torna alla Vita donando Vita. E’ qui che diviene un simbolo di fertilità, grazie alla Dea che ne risveglia il cuore portandolo ancora una volta in questo mondo, vicino a noi.
    Il Dio e la Dea divengono una cosa sola, un tutt’uno indivisibile, è attraverso il simbolo del Lingam unito alla Yoni che viene rappresentata l’interdipendenza tra materia e spirito. E’ così che il fuoco interno di Shiva diviene un’infinita riserva di energia cui ciascuno può attingere, che ognuno può toccare, per ripristinare la vita sulla terra.
    Un antico verso vedico ci narra che:
    “out of God was born Goddess and out of Goddess was born God”

    E con questo vi lascio, prolissa come sempre…

    )O(
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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 12/18/2010 12:42 AM
    Meraviglioso, veramente [SM=g27819]
    Come si sarà capito quest'argomento mi emoziona e mi interessa enormemente, e sentiermene "parlare" in maniera così chiara, grazie anche ad una visione ed una conoscenza diretta dei luoghi in cui il linga è ancora venerato è un sogno *.*
    Grazie millissimo!




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    fogliadivento
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    00 12/18/2010 2:50 PM
    ... grazie. mi avete regalato riflessioni e sensazioni che vorrei riuscire a definire ma non riesco.
    [Edited by fogliadivento 12/18/2010 2:51 PM]
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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 1/12/2012 10:38 PM
    Una piccola riflessione che mi è caduta in cuore: ho riportato un'immagine di lampada ad olio nella forma di fallo alato, ma mi è capitato di vedere in vari musei lucerne con disegnato sopra questo simbolo. Spesso erano lucerne portate in offerta nei vari templi e sacrari...e capite, offrivano agli Dei la Luce. Offrivano loro ciò che Loro sono per definizione (in molte lingue il concetto di Dio e di Luce sono strettamente collegati, quando non ideantici). E così l'offrire la lucerna con sopra il fallo, significa offrire ed onorare il Fallo come portatore di Luce, il maschile divino.
    Spesso ci sono anche rappresentazioni di falli alati: il Fallo che conduce al cielo, dove dimorano gli Dei, il fallo libero e leggero in grado di sfuggire alla materialità terrestre...
    Un sogno...




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    Danae_88
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    Anziana dell'Isola
    00 1/14/2012 12:18 PM

    E' una sorpresa commovente... [SM=g27819] [SM=g27819] [SM=g27819]




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    Elke
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    Guardiana
    Anziana dell'Isola
    00 6/1/2012 12:40 AM
    Buona sera care fanciulle [SM=g27838]
    Da poco mi sono messa a scrivere una ricerchina sull'argomento, che spero vedrà la sua conclusione...mi date una mano? [SM=g27822]
    In molte culture il fallo è associato alle armi, in particolare alla spada e alla lancia. Non vedetela negativamente però, pensate alle armi come strumenti di difesa dell'Armonia contro l'Oscurità, e al fatto che rappresentano il maschile non solo per la forma, ma anche perché sono simbolo di ciò che è attivo, indomabile, furente (del furor dei guerrieri celti e degli uomini lupi o orso nordici, o di quello che prendeva l'eroe irlandese Chuculain).
    Alcuni esempi potrebbero essere la Spada di Nuada e la Lancia di Lugh nell'ambito celtico, oppure in quello norreno la Spada di Freyr e il Martello di Thor, Mjollnir. Ed è qui che mi sono fermata a riflettere.
    Dunque per quanto riguarda la Spada di Freyr, questa era una magica arma che sapeva combattere da sola, ma esso la cede al suo servitore Skiernir "luminoso" affinché questo possa attraversare incolume il mondo dei thursi della brina, i terribili ed oscuri giganti, per chiedere la mano di Gerdhr, la fanciulla di cui Freyr si era innamorato perdutamente. Quindi Freyr cede la sua Spada per Amore, ma questo gli sarà fatale nel giorno del Crepuscolo degli Dei, quando dovrà scontrarsi con Surtr, un tremendo gigande che arderà il mondo con la sua spada, e che alla fine ucciderà Freyr.
    Freyr era il Dio della fertilità, dell'abbondanza, tanto identificato col fallo che un autore cristiano, Adamo da Brema, nella sua descrizione dei tre Dei del tempio di Uppsala, giudicherà davvero invereconda la sua rappresentazione con un enorme fallo eretto (immaginatevi la scena: pudici e vergognosi occhi su una rappresentazione itifallica [SM=g27828] )
    E poi c'è Mjollnir il martello che può essere maneggiato solo da thor con appositi guanti di ferro, che torna sempre nelle mani del padrone anche se lanciato e che può risvegliare i morti. Se si potesse dare una lettura "fallica" anche a quest'oggetto, il fallo sarebbe, chiaramente portatore di Vita, una Vita oltre quella comune perché appunto risveglia i morti, ed inoltre non può essere maneggiato da chi non ne ha le capacità, né può essere rubato.
    Anche Thor nel Crepuscolo degli Dei verrà ucciso, però il suo Martello non verrà deposto con lui, ma bensì sarà tramandato ai suoi figli Magni e Modhi "furente" e "potente" che sopravviveranno alla distruzione del mondo e degli Dei e vivranno in una nuova Età dell'Oro.
    Al che mi sono chiesta, ma perché qualcosa di Thor perdura anche nel momento più buio del Crepuscolo degli Dei, quindi simbolicamente nell'Età oscura, mentre Freyr viene ucciso e basta?
    Al che ho pensato che forse Thor e Freyr rappresentano due aspetti diversi del Maschile luminoso: da una parte Freyr rappresenta il compagno delle Donne dell'Età dell'Argento, il compagno di giochi e d'Amore che si lascia guidare ed incantare dalle sue compagne; dall'altro invece Thor rappresenta il guerriero che mai s'arrende alla sconfitta e al prevalere della Disarmonia. Così magari è semplicemente che l'Età oscura non è fatta per gli Uomini Luminosi come Freyr, e quindi questi non si trovano più (o quasi) fra noi, e che i pochi Uomini che vogliono sopravvivere incorroti a quest'Era devono farsi combattenti come Thor. Non voglio dire che un modo è meglio dell'altro, né che le due cose s'escludano a vicenda, ma solo che forse nell'Età Oscura possono vivere e sopravvivere coloro che hanno lo spirito di Thor, i Freyr forse non vengono più in questo mondo.
    Voi che ne pensate? Lo so che probabilmente mi sto perdendo in sottigliezze mentali e che dovrei magari, e sarebbe anche più proficuo, dedicarmi ad altri aspetti e farmi prendere dall'ispirazione, cosa che con un argomento talmente bello e inebriante non è difficilissima, ma ho comunque pensato di chiedervi consiglio.
    Ho cercato di riassumere tutto e di essere chiara, ma magari non lo sono stata, quindi se manca qualcosa chiedete e chiarirò tutto [SM=g27822]
    un grazie anticipato per il vostro tempo e per le vostre intuizioni, e dolci abbracci di tarda primavera [SM=g27838] [SM=g27838] [SM=g27838]




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    Danae_88
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    00 6/1/2012 10:57 AM

    Elkina, ti rispondo da perfetta ignorante, nel senso che ignoro il mito. Si parla della storia dei Nibelunghi? Ho letto qualcosa tempo fa, ma devo dire che non ricordo proprio niente, perché una storia come questa ha bisogno di tempo sia per la lettura che per la comprensione.
    Indi la mia risposta ignorante è molto semplice (tra l'altro è ciò che ho subito pensato una volta letta domanda): non può essere che il martello di Thor sopravviva anche nell'era oscura perché l'amore non può mai morire?
    Sembra stupido, ma spesso alcune soluzioni sono a noi vicine! Forse significa che i tempi bui fanno parte del ciclo e, in quanto "ciclici", prevedono una rinascita. Tutto è oscuro, ma c'è sempre un puntino luminoso nascosto verso cui guardare (in generale eh ;) mica si può parlare così per tutti gli uomini)...
    Secondo me anche le tue risposte sono molto vere! Mentre leggevo mi sembravano davvero naturali.
    Ma cosa succede poi al Martello di Thor? C'è una conclusione? giusto per capire... [SM=g27822]


    [Edited by Danae_88 6/1/2012 10:59 AM]




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    Elke
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    Anziana dell'Isola
    00 6/1/2012 3:00 PM
    Non ti preoccupare per l'ignoranza Danina, la mitologia nordica è talmente ampia che non esserne ignoranti è davvero difficile. La saga dei Nibelunghi è una delle tante, ma è un po' come per la mitologia greca: ci sono le storie degli Dei e poi quelle degli eroi in cui gli Dei intervengono solo brevemente, e così sono anche quelle nordiche; la saga dei Nibelunghi è una di quelle che potremmo dire "eroiche".
    Le storie di Thor, Freyr, Odino ecc. sono invece quelle "divine", che terminano appunto con il Crepuscolo degli Dei in un futuro imprecisato. I giganti infuriano contro gli Dei e si uccidono a vicenda, e trovano quindi la morte anche Thor e Freyr. Però la Voluspa (La profezia della veggente, che è uno dei testi principali che racconta questo episodio) dice che dopo la distruzione del mondo e la fine degli Dei, alcuni di essi vivranno in un mondo rinnovato e tornato all'Età dell'Oro se vogliamo, fra questi sono appunto i figli di Thor che conservano il suo Martello. Questa è la conclusione.
    E sì la tua risposta è vera anche per me, qualcosa di luminoso resiste sempre, ma mi chiedevo perché proprio quello che è simboleggiato da Thor e non quella che invece è portato da Freyr. Ok, forse sono solo domanze oziose e sottigliezze prive di importanza, ma magari no, nei miti le cose non sono mai per caso.




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    Danae_88
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    00 6/1/2012 3:32 PM

    Forse perché simboleggia il principio attivo atto a risvegliare un mondo... non lo so! Sono curiosissima anch'io adesso ^^ dalle domande nascono cose molto belle.




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    AlessandroSkryer
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    Sognatore dell'Isola
    00 6/1/2012 4:00 PM

    Ho letto un po’ in fretta, quindi potrebbe essermi sfuggito qualcosa, ma…
    Al Crepuscolo degli Dèi,Freyr viene ucciso perché combatte SENZA la sua spada, giusto?
    Thor combatte con il suo martello, non sopravvive, però il suo martello è tramandto ai figli…
    Che fine fa invece la Spada di Freyr? Rimane in possesso di Skiemir? E questi sopravvive al massacro finale?
    Se non viene distrutta in qualche modo, la Spada di Freyr rimane come il Martello di Thor (a cui mi sembra in qualche modo affine,visto che sa combattere da sola)…
    Domanda: È possibile che Spada e Martello simboleggino il principio maschile, autonomo, indipendente da colui o coloro che ne sono di volta in volta incarnazione o espressione?

    Direi che per rispondere alla tua domanda, Elke, è necessario sapere che fine fa la Spada di Freyr… Ci devo «pensare» un po’…
    Comunque, ci sono tanti modi per combattere, e per combattere bene bisogna escogitare strategie e tattiche tali da rispondere al contesto, e cercare sempre di non combattere mai alle condizioni del nemico…
    A parte le mie considerazioni ed esperienze personali, rispetto a questo ricordo sempre quello che ne ha scritto Ada D’Ariès ne «La voce dell’antica Madre»…
    Amare e Combattere nei Tempi Oscuri non è come Amare e Combattere nei Tempi Eroici…




    E sempre il vento e l’ombra misuravano il tempo,
    il sole portava riflessi come grate di gioia
    alloggiata là fuori, incurante degli agguati—
    quella che si sarebbe dovuta cercare.


    Crevice Weeds






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    Elke
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    00 6/1/2012 4:17 PM
    Sì esatto Ale, Freyr viene sconfitto perché non ha più la sua spada, e questo è detto proprio dagli antichi skaldi, i bardi del mondo nordico, molto chiaramente.
    E non si sa che fine faccia la sua Spada dopo il crepuscolo degli Dei, né si dice nulla di Skirnir, se sopravviva o meno. Viene nominata solo quando Freyr gliela dà e si dice che nel Ragnarok ne sentirà la mancanza.
    Sicuramente sia la Spada che il Martello rappresentano, secondo il mio sentire, il principio maschile indipendente da qualsiasi persona, da qualsiasi "incarnazione umana" che di volta in volta può ospitarlo. Ma Thor e Freyr non sono umani, sono Dei, per cui penso che Spada e Martello siano simboli per ciò che essi stessi rappresentano, cioè appunto l'essenza Maschile pura, anche se in forme leggermente diverse.
    Per dirla con un paragone che forse rende più chiaro il tutto, e che però può capire solo chi ha letto il Viaggiatore Turchino: nella mia idea Thor rappresenta gli uomini rossi, principlamente guerrieri, mentre Freyr gli uomini che potrebbero in un certo modo accompagnare le donne Verdi, gli uomini come forse potevano essere nell'Età dell'Argento.
    E sì, Ada d'Ariès ha proprio ragione, è tutta un altra cosa, e quindi forse appunto per questo nella nostra Era gli uomini come Freyr, come gli uomini dell'Età dell'Argento non possono più trovare spazio. Mentre gli uomini rossi, i Thor, quelli più spiccatamente guerrieri, potrebbero forsa ancora sopravvivere. E le due cose non si escludono forse, un guerriero può anche portare in sé la suprema dolcezza...però mi fa pensare che Freyr, il Dio dal Fallo eretto, venga ucciso in quest'età buia...come se il suo aspetto, quello del Dolce Amante, di colui che sa condividere i giochi e l'Eros, sia stato dimenticato e ucciso, mentre quello di Thor può ancora, per quanto difficile, sopravvivere.
    Ecco, questa è la mia idea, forse un po' sconnessa e forse non così fondamentale...grazie Ale, mi fai riflettere con le tue domande! [SM=g27822]




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    Danae_88
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    00 6/1/2012 4:57 PM

    Non ho ancora finito il Viaggiatore Turchino, ma sono arrivata a un punto in cui si è già accennato alla pericolosa Via Rossa e alle altre vie "colorate" [SM=g27822] intuisco che l'esempio calzi!




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