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Da La Stampa del 27 maggio 2009 

L’Indiana Jones dei semi rari, di Stefano Gulmanelli (Sydney)
 

Un Indiana Jones dell’agricoltura, in missione perenne nelle regioni fra le più inospitali del mondo, alla ricerca di sementi oggi in disuso, e con una certezza: in futuro, grazie a loro, l’umanità potrà continuare a nutrirsi a dispetto del cambiamento climatico e dei suoi brutti scherzi. (…) E’ un agronomo dell’International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Icarda) – l’organizzazione con sede ad Aleppo, in Siria, che mantiene una banca genetica di semi adatti ai climi aridi. Il compito (dell’agronomo) è trovare semi di piante agricole che stanno per essere cancellate dall’omogeneizzazione dell’agricoltura moderna: “Un errore che potremo pagare caro: la diversità genetica è un’assicurazione contro il disastro. Se ho più varianti di una specie, anche se una di queste un anno non mi dà raccolto per il clima avverso o per una malattia, le altre possono comunque sopperire alle mie necessità di base”. Ma oggi i metodi agricoli prediligono le alte rese e così si finisce per fare “tabula rasa”: semenze tutte di un tipo, le più efficienti; per tutte le altre, l’inesorabile abbandono. A questo punto l’unico modo per recuperare “variazione genetica” da re-introdurre o da usare per irrobustire le specie agricole da cui dipendiamo è andare nelle zone non ancora raggiunte dall’agricoltura moderna. Si comprende allora perché il campo di ricerca (dell’agronomo) finisca per estendersi per tutta l’area compresa fra quella che un tempo era la mezzaluna fertile – dove diecimila anni fa nacque l’agricoltura – e le pendici del Pamir. Certo, trovare sementi d’altri tempi in un’area così vasta è come trovare un ago in un pagliaio. Ma non è questa la sola difficoltà: spesso i problemi più grossi sono legati al fatto che gran parte dell’Eldorado (dell’agronomo) si trova in zone di conflitto. (…) Il rapporto con i contadini e gli abitanti delle aree in cui (l’agronomo) si avventura è però tutt’altra cosa: “E’ gente di una povertà estrema. Eppure tu arrivi lì, cominci a far domande e a chiedere di portarti via un po’ delle loro sementi e loro la prima cosa che fanno è offrirti da mangiare. In un paio di villaggi hanno addirittura ucciso il loro agnello migliore per noi”. “Con l’effetto serra le piante industriali spariranno. Si deve tornare all’antico. Teniamolo presente: quella alla sicurezza alimentare è una minaccia chiara ed evidente. Se non addirittura certa”.
[Edited by zsbc08 5/27/2009 11:40 AM]