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proverbi 30:4

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    (Mario70)
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    00 5/8/2009 5:49 PM
    interessante
    Non mi ero mai soffermato su questa scrittura:

    Proverbi 30:4 "4 Chi è salito al cielo e ne è disceso? Chi ha raccolto il vento nelle sue palme? Chi ha racchiuso le acque nel mantello? Chi ha fissato tutte le estremità della terra? Qual è il suo nome? Qual è il nome di suo figlio? Lo sai? "

    Per i cristiani l'accostamento del Figlio a Cristo è lampante, ma ho imparato a non fidarmi troppo dell'apparenza, quindi chiedo il parere degli esperti specialmente da parte ebraica [SM=g1660613]
    Chi è per voi quel "figlio"?.
    ciao
    Mario
    [Edited by (Mario70) 5/8/2009 5:50 PM]
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    Polymetis
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    00 5/8/2009 6:12 PM

    quindi chiedo il parere degli esperti specialmente da parte ebraica



    La domanda così come è posta è insensata, nel senso che non è affatto detto che, siccome nella mente dell'agiografo quel brano aveva un significato, allora quel brano nell'economia della Rivelazione abbia solo il significato che aveva in mente chi lo scrisse. Il NT reinterpreta puntualmente profezie ebraiche che perlavano di tutt'altro nella mente di chi le vergò. E allora? Questo non ha nulla a che fare col fatto che un'interpretazione sia o meno corretta. Infatti, poiché gli agiografi furono ispirati da Dio, non è affatto necessario che capissero il senso pieno di quello che scrissero. Può darsi benissimo che, alla luce della Rivelazione del Cristo, profezie che avevano un significato (che comunque resta), diventino però feconde anche di altri significati, che Dio ab aeterno aveva previsto. La ricostruzione filologica del significato originario di un versetto biblico e la sua eventuale ri-lettura cristologica sono cose del tutto diverse, ed entrambe legittime.
    [Edited by Polymetis 5/8/2009 6:14 PM]
    ---------------------
    Ά όταν έκτιζαν τα τείχη πώς να μην προσέξω.
    Αλλά δεν άκουσα ποτέ κρότον κτιστών ή ήχον.
    Ανεπαισθήτως μ' έκλεισαν απο τον κόσμο έξω
    (Κ. Καβάφης)
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    Agabo
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    00 5/8/2009 6:31 PM
    La Bibbia raccontata con il Midrash Di Josè Costa

    tinyurl.com/qotbhl

    Si direbbe ...Elia! [SM=x570867]

    Agabo.

    [Ho accorciato il link perché alterava la visualizzazione del forum. Achille]
    [Edited by Achille Lorenzi 5/8/2009 6:37 PM]
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    Agabo
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    00 5/8/2009 6:42 PM
    Re:
    [SM=x570868]
    Agabo, 08/05/2009 18.31:

    La Bibbia raccontata con il Midrash Di Josè Costa

    tinyurl.com/qotbhl

    Si direbbe ...Elia! [SM=x570867]

    Agabo.

    [Ho accorciato il link perché alterava la visualizzazione del forum. Achille]



    Grazie per averlo accorciato. Si direbbe che esiste un software che lo fa, è così?
    Ah, sì. Ho capito!


    [Edited by Agabo 5/8/2009 6:44 PM]
    Visita:

    "MA COME UN'AQUILA PUO' DIVENTARE AQUILONE? CHE SIA LEGATA OPPURE NO, NON SARA' MAI DI CARTONE " -Mogol
    "Non spetta alla chiesa decidere se la Scrittura sia veridica, ma spetta alla Scrittura di testimoniare se la chiesa è ancora cristiana" A.M. Bertrand
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    (Mario70)
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    00 5/8/2009 9:21 PM
    Re:
    Polymetis, 08/05/2009 18.12:


    quindi chiedo il parere degli esperti specialmente da parte ebraica



    La domanda così come è posta è insensata, nel senso che non è affatto detto che, siccome nella mente dell'agiografo quel brano aveva un significato, allora quel brano nell'economia della Rivelazione abbia solo il significato che aveva in mente chi lo scrisse. Il NT reinterpreta puntualmente profezie ebraiche che perlavano di tutt'altro nella mente di chi le vergò. E allora? Questo non ha nulla a che fare col fatto che un'interpretazione sia o meno corretta. Infatti, poiché gli agiografi furono ispirati da Dio, non è affatto necessario che capissero il senso pieno di quello che scrissero. Può darsi benissimo che, alla luce della Rivelazione del Cristo, profezie che avevano un significato (che comunque resta), diventino però feconde anche di altri significati, che Dio ab aeterno aveva previsto. La ricostruzione filologica del significato originario di un versetto biblico e la sua eventuale ri-lettura cristologica sono cose del tutto diverse, ed entrambe legittime.



    Guarda che non c'era bisogno di ricordarmi quanto hai fatto, lo so benissimo, non mi interessa in questo caso l'eventuale e scontato riferimento a Cristo, ma quello che gli ebrei leggono in quel "figlio", cosa tutt'altro che scontata, la mia domanda è più che lecita e onestamente trovo superflua la tua puntualizzazione.
    ciao

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    Achille Lorenzi
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    00 5/8/2009 9:32 PM
    Agabo, 08/05/2009 18.42:

    Grazie per averlo accorciato. Si direbbe che esiste un software che lo fa, è così?
    Ah, sì. Ho capito!

    Per chi non avesse capito:

    tinyurl.com/

    Ciao [SM=x570892]
    Achille
    [Edited by Achille Lorenzi 5/8/2009 9:32 PM]
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    Topsy
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    00 5/9/2009 12:06 AM
    Mario, ci sono sempre tanti appunti da fare quanto ci si accosta alla lingua e all'esegesi ebraica delle Scritture. Ne cito velocemente alcune:

    1) Di norma si è soliti distinguere tra profezie e pesherim. Questo versetto riferito ad Elia (una delle interpretazioni ebraiche possibili, ma non l'unica) ed eventualmente dai cristiani a Gesù, costituisce il prodotto di una particolare tecnica esegetica midrashica chiamata appunto "pesher". Lo si riscontra presso la letteratura qumramica, quella neotestamentaria, e quella rabbinica, ciascuna con le proprie specifiche caratteristiche.

    Cos'è il pesher? Un genere letterario, che consiste nel leggere un piccolissimo brano delle Scritture, a prescindere dal suo originario contesto, composto non importa quando, e neppure da chi, per combinarlo o meno, con altri piccoli brani scritturali e adoperalo per cercare di interpretare i fatti contemporanei che, in una prospettiva qumramica e neotestamentaria, attenevano alla "storia della salvezza" di cui desiderava conoscere il decorso. E questo fenomeno si manifestava in misura maggiore, laddove era diffusa la percezione che i tempi fossero maturi, e che la svolta escatologica fosse alle porte, anzi che fosse già iniziata.

    Oramai all'epoca del II Tempio si era fatta strada la convinzione che lo spirito di profezia si era come esaurito, o andava progressivamente scemando e al contempo andava diffondendosi, sopratutto presso determinati circoli apocalittici, la convinzione che al dono della profezia fosse seguito il dono dell'interpretazione ultima delle Scritture. Gran parte della produzione letteraria di quest'epoca, si presenta come costante rielaborazione degli scritti antichi, miniera inesauribile di tesori: nuove illuminanti chiavi di lettura per il presente, una soluzione per i problemi del domani.


    2)Una breve annotazione di carattere linguistico circa il termine ebraico "ben", e il corrispondente aramaico “Bar”, tradotto comunemente con “figlio”. Questo non designa esclusivamente una discendenza biologica o genealogica. Il suo campo semantico è più vasto. Può legittimamente indicare: discepolo, seguace, allievo; e se seguito da altro nome, non ci si può limitare al suo senso più immediato e letterale ( es. il significato di Ben Adam, lett. "figlio di Adamo", è “uomo”).


    3) Ovviamente, l’uso dell’interpretazione tipologica delle Scritture da parte cristiana, non dovrebbe indurre il singolo cristiano a credere che essa annulli il senso storico e letterale del testo biblico o che esaurisca ogni altra possibile lettura da parte ebraica, precedente o successiva a Gesù. L’ebreo ha, a sua disposizione un testo, una lingua, e delle tecniche esegetiche che gli permettono di leggere il testo ed interpretarlo in una molteplicità di modi, compatibili con i principi di fede che egli professa.

    Così ad esempio, Abraham J.Heschel, in “Dio alla ricerca dell’uomo” Edizioni Borla, scriveva come, nel Qohelet leggiamo le considerazioni di un uomo che ha cercato la sapienza, che ha indagato a fondo per comprendere il mondo e il suo significato ma alla fine capisce che l’uomo è impotente a spiegare quello che si fa sotto il sole; egli ha un bell’affaticarsi a cercare la spiegazione; non riesce a trovarla;..Quello che è lontano e profondo, chi lo può trovare? (Qohelet 7, 23-24). Con timore e stupefazione, i profeti si pongono di fronte al mistero dell’universo (Isaia 40,12), e un ancora più profondo senso di umiltà è espresso nelle parole di Agur: “Certo io sono più stupido d’ogni altro; e non ho l’intelligenza d’un uomo, non ho imparato la sapienza, e non la conoscenza del Santo. Chi è salito in cielo e n’è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi a racchiuso l’acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome del suo figlio? Lo sai tu?” (Proverbi 30,4)… “la sapienza dove trovarla?...Essa è nascosta agli occhi d’ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo” (Giobbe 28).

    In parole povere, l'autore del brano si domanda se esista uomo che salendo a Dio e poi ridiscendendone abbia illuminato gli uomini circa i significati più profondi e misteriosi dell'universo. Questi non sono forse destinati a rimanere tali? Se esiste quest'uomo, chi è? Chi è suo figlio (o il suo discepolo) che noi possiamo interrogare?

    L'idea che un uomo dovesse salire al Cielo per essere istruito e poi ridiscenderne e comunicare con il popolo, la ritroviamo in altri brani biblici, e doveva costituire una aspettativa popolare assai diffusa. Antichi midrashim insistono nel ricordare che Mosè salì al Cielo, per ricevere la Torah e consegnarla agli israeliti. La ritroviamo anche in Deut. 30, allorchè, al momento in cui Dio comanda di osservare suoi precetti, viene ricordato ad Israele che:

    "Questi ordini, che oggi vi do, non sono incomprensibili per voi, e neppure irraggiungibili. Essi non stanno in cielo, così da dover dire: "Chi salirà in cielo e li porterà a noi, perché possiamo conoscerli e metterli in pratica?". La parola del Signore è molto vicina a voi(è sulla vostra bocca e nel vostro cuore)".

    Ovvero, i precetti comandati non sono incomprensibili o impossibili da osservare. Nessuno deve salire al Cielo per ricevere ulteriori istruzioni riguardo la spiegazione e l'applicazione dei comandamenti divini.

    Shalom!
    [Edited by Topsy 5/9/2009 1:03 AM]
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    Vecchia Marziana
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    00 5/9/2009 8:40 AM
    Re:
    Topsy, 09/05/2009 0.06:


    Cos'è il pesher? Un genere letterario, che consiste nel leggere un piccolissimo brano delle Scritture, a prescindere dal suo originario contesto, composto non importa quando, e neppure da chi, per combinarlo o meno, con altri piccoli brani scritturali e adoperalo per cercare di interpretare i fatti contemporanei che, in una prospettiva qumramica e neotestamentaria, attenevano alla "storia della salvezza" di cui desiderava conoscere il decorso. E questo fenomeno si manifestava in misura maggiore, laddove era diffusa la percezione che i tempi fossero maturi, e che la svolta escatologica fosse alle porte, anzi che fosse già iniziata.




    So bene di andare OT, ma è forse ispirandosi a questo "metodo" che alcuni MRA adottano gli stessi principi o è pura coincidenza dovuta ad un "pensiero" di prossima apocalisse?
    Gabriella
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    domingo7
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    00 5/9/2009 10:09 AM
    Carissimo Mario

    mi pare molto interessante e molto sensato il tuo modo di leggere le profezie e le scritture....scritture che vanno comprese prima nel contesto ebraico di riferimento e solo dopo applicate in modo allegorico al Nuovo Testamento e, se il caso, agli sviluppi escatologici finali...


    L'Emmanuele di cui parla Isaia è sicuramente il re Ezechia, immagine di Cristo

    Il servo sofferente di cui parla Isaia è sicuramente Geremia o tutto Israele, immagine del Cristo crocifisso

    Il re mite di cui parla Zaccaria è sicuramente Zorobabele, immagine di Cristo

    L'unto misteriosamente eliminato di cui parla Daniele è sicuramente il mite sacerdote Onia III, immagine di Cristo

    e così via come tu sai meglio di me....


    Leggere le scritture saltando i riferimenti alla storia ebraica e proiettando tutto su Cristo (come faceva una parte della cristianità fino a poco tempo fa) o sull'escatologia (come fanno i tdG) mi sembra scorretto a livello storico e metodologico, limitante a livello esegetico e fuorviante a livello religioso e morale...



    enrico
    [Edited by domingo7 5/9/2009 10:11 AM]
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    Topsy
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    00 5/9/2009 1:57 PM
    Re: Re:
    Vecchia Marziana, 09/05/2009 8.40:



    So bene di andare OT, ma è forse ispirandosi a questo "metodo" che alcuni MRA adottano gli stessi principi o è pura coincidenza dovuta ad un "pensiero" di prossima apocalisse?
    Gabriella




    Ciao Gabriella, non ho ben compreso.
    A chi intendevi riferirti con la sigla "MRA"?

    Shalom!
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    Bicchiere mezzo pieno
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    00 5/9/2009 2:14 PM
    Re: Re: Re:
    Topsy, 09/05/2009 13.57:




    Ciao Gabriella, non ho ben compreso.
    A chi intendevi riferirti con la sigla "MRA"?

    Shalom!



    Ciao Topsy,
    visto che Gabriella è offline rispondo io prendendo il suo posto.

    E' un acronimo che si riferisce ai movimenti religiosi alternativi.

    M = Movimenti
    R = Religiosi
    A = Alternativi

    Un caro saluto. [SM=g1537336]




    La verità non è qualcosa di statico ma è basata su una conoscenza progressiva, in grado di mettere in discussione anche i precedenti concetti raggiunti usando il modello del metodo scientifico
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    Topsy
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    00 5/9/2009 3:03 PM
    Bicchiere mezzo pieno, 09/05/2009 14.14:



    Ciao Topsy,
    visto che Gabriella è offline rispondo io prendendo il suo posto.

    E' un acronimo che si riferisce ai movimenti religiosi alternativi.

    M = Movimenti
    R = Religiosi
    A = Alternativi

    Un caro saluto. [SM=g1537336]








    Ti ringrazio Bikky, non sono pratica di queste cose: l'acronimo mi era sconosciuto :-)))

    Mi spiace Gabriella non potere esserti di aiuto. Non ho mai condotto alcuno studio su tali movimenti; non so a quali testi, i membri di questi gruppi religiosi di nuova generazione, amano far riferimento, e che metodi esegetici utilizzino. Mi trovo davvero impreparata a questo riguardo.




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    Vecchia Marziana
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    00 5/9/2009 3:42 PM
    Re:
    Topsy, 09/05/2009 15.03:




    Ti ringrazio Bikky, non sono pratica di queste cose: l'acronimo mi era sconosciuto :-)))

    Mi spiace Gabriella non potere esserti di aiuto. Non ho mai condotto alcuno studio su tali movimenti; non so a quali testi, i membri di questi gruppi religiosi di nuova generazione, amano far riferimento, e che metodi esegetici utilizzino. Mi trovo davvero impreparata a


    Cara Topsy,
    grazie per aver comunque risposto e grazie a Bikky per il chiarimento.
    A questo punto rivolgo la domanda a chi ha fatto ricerche in merito e, cortesemente, abbia voglia di rispondere.
    Gabriella
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    (Mario70)
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    Re: Carissimo Mario
    domingo7, 09/05/2009 10.09:


    mi pare molto interessante e molto sensato il tuo modo di leggere le profezie e le scritture....scritture che vanno comprese prima nel contesto ebraico di riferimento e solo dopo applicate in modo allegorico al Nuovo Testamento e, se il caso, agli sviluppi escatologici finali...


    L'Emmanuele di cui parla Isaia è sicuramente il re Ezechia, immagine di Cristo

    Il servo sofferente di cui parla Isaia è sicuramente Geremia o tutto Israele, immagine del Cristo crocifisso

    Il re mite di cui parla Zaccaria è sicuramente Zorobabele, immagine di Cristo

    L'unto misteriosamente eliminato di cui parla Daniele è sicuramente il mite sacerdote Onia III, immagine di Cristo

    e così via come tu sai meglio di me....


    Leggere le scritture saltando i riferimenti alla storia ebraica e proiettando tutto su Cristo (come faceva una parte della cristianità fino a poco tempo fa) o sull'escatologia (come fanno i tdG) mi sembra scorretto a livello storico e metodologico, limitante a livello esegetico e fuorviante a livello religioso e morale...



    enrico




    [SM=x570905] [SM=x570923]
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    (Mario70)
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    Re:
    Topsy, 09/05/2009 0.06:

    Mario, ci sono sempre tanti appunti da fare quanto ci si accosta alla lingua e all'esegesi ebraica delle Scritture. Ne cito velocemente alcune:

    1) Di norma si è soliti distinguere tra profezie e pesherim. Questo versetto riferito ad Elia (una delle interpretazioni ebraiche possibili, ma non l'unica) ed eventualmente dai cristiani a Gesù, costituisce il prodotto di una particolare tecnica esegetica midrashica chiamata appunto "pesher". Lo si riscontra presso la letteratura qumramica, quella neotestamentaria, e quella rabbinica, ciascuna con le proprie specifiche caratteristiche.

    Cos'è il pesher? Un genere letterario, che consiste nel leggere un piccolissimo brano delle Scritture, a prescindere dal suo originario contesto, composto non importa quando, e neppure da chi, per combinarlo o meno, con altri piccoli brani scritturali e adoperalo per cercare di interpretare i fatti contemporanei che, in una prospettiva qumramica e neotestamentaria, attenevano alla "storia della salvezza" di cui desiderava conoscere il decorso. E questo fenomeno si manifestava in misura maggiore, laddove era diffusa la percezione che i tempi fossero maturi, e che la svolta escatologica fosse alle porte, anzi che fosse già iniziata.

    Oramai all'epoca del II Tempio si era fatta strada la convinzione che lo spirito di profezia si era come esaurito, o andava progressivamente scemando e al contempo andava diffondendosi, sopratutto presso determinati circoli apocalittici, la convinzione che al dono della profezia fosse seguito il dono dell'interpretazione ultima delle Scritture. Gran parte della produzione letteraria di quest'epoca, si presenta come costante rielaborazione degli scritti antichi, miniera inesauribile di tesori: nuove illuminanti chiavi di lettura per il presente, una soluzione per i problemi del domani.


    2)Una breve annotazione di carattere linguistico circa il termine ebraico "ben", e il corrispondente aramaico “Bar”, tradotto comunemente con “figlio”. Questo non designa esclusivamente una discendenza biologica o genealogica. Il suo campo semantico è più vasto. Può legittimamente indicare: discepolo, seguace, allievo; e se seguito da altro nome, non ci si può limitare al suo senso più immediato e letterale ( es. il significato di Ben Adam, lett. "figlio di Adamo", è “uomo”).


    3) Ovviamente, l’uso dell’interpretazione tipologica delle Scritture da parte cristiana, non dovrebbe indurre il singolo cristiano a credere che essa annulli il senso storico e letterale del testo biblico o che esaurisca ogni altra possibile lettura da parte ebraica, precedente o successiva a Gesù. L’ebreo ha, a sua disposizione un testo, una lingua, e delle tecniche esegetiche che gli permettono di leggere il testo ed interpretarlo in una molteplicità di modi, compatibili con i principi di fede che egli professa.

    Così ad esempio, Abraham J.Heschel, in “Dio alla ricerca dell’uomo” Edizioni Borla, scriveva come, nel Qohelet leggiamo le considerazioni di un uomo che ha cercato la sapienza, che ha indagato a fondo per comprendere il mondo e il suo significato ma alla fine capisce che l’uomo è impotente a spiegare quello che si fa sotto il sole; egli ha un bell’affaticarsi a cercare la spiegazione; non riesce a trovarla;..Quello che è lontano e profondo, chi lo può trovare? (Qohelet 7, 23-24). Con timore e stupefazione, i profeti si pongono di fronte al mistero dell’universo (Isaia 40,12), e un ancora più profondo senso di umiltà è espresso nelle parole di Agur: “Certo io sono più stupido d’ogni altro; e non ho l’intelligenza d’un uomo, non ho imparato la sapienza, e non la conoscenza del Santo. Chi è salito in cielo e n’è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi a racchiuso l’acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome del suo figlio? Lo sai tu?” (Proverbi 30,4)… “la sapienza dove trovarla?...Essa è nascosta agli occhi d’ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo” (Giobbe 28).

    In parole povere, l'autore del brano si domanda se esista uomo che salendo a Dio e poi ridiscendendone abbia illuminato gli uomini circa i significati più profondi e misteriosi dell'universo. Questi non sono forse destinati a rimanere tali? Se esiste quest'uomo, chi è? Chi è suo figlio (o il suo discepolo) che noi possiamo interrogare?

    L'idea che un uomo dovesse salire al Cielo per essere istruito e poi ridiscenderne e comunicare con il popolo, la ritroviamo in altri brani biblici, e doveva costituire una aspettativa popolare assai diffusa. Antichi midrashim insistono nel ricordare che Mosè salì al Cielo, per ricevere la Torah e consegnarla agli israeliti. La ritroviamo anche in Deut. 30, allorchè, al momento in cui Dio comanda di osservare suoi precetti, viene ricordato ad Israele che:

    "Questi ordini, che oggi vi do, non sono incomprensibili per voi, e neppure irraggiungibili. Essi non stanno in cielo, così da dover dire: "Chi salirà in cielo e li porterà a noi, perché possiamo conoscerli e metterli in pratica?". La parola del Signore è molto vicina a voi(è sulla vostra bocca e nel vostro cuore)".

    Ovvero, i precetti comandati non sono incomprensibili o impossibili da osservare. Nessuno deve salire al Cielo per ricevere ulteriori istruzioni riguardo la spiegazione e l'applicazione dei comandamenti divini.

    Shalom!




    Onestamente ad elia non ci avevo proprio pensato, immaginavo più il messia, anche perchè altre volte si parla di questo figlio (vedi isaia dove il figlio è chiamato dio potente ecc... oppure il salmo "baciate il figlio" )insomma secondo me l'idea messianica è più attinente, ma come al solito riesci sempre a sorprendermi e l'interpretazione di Heschel è per lo meno interessante!
    ciao
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    domingo7
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    00 5/9/2009 9:11 PM
    Carissimo Mario

    Anche l'interpretazione
    della Sapienza
    come figlia di Dio
    non tradisce il pensiero ebraico

    alla luce di Proverbi VIII


    22]Il Signore mi ha generata all'inizio della sua attività,
    prima di ogni sua opera, fin d'allora.

    [23]Dall'eternità sono stata costituita,
    fin dal principio, dagli inizi della terra.

    [24]Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
    quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;

    [25]prima che fossero fissate le basi dei monti,
    prima delle colline, io sono stata generata.

    [26]Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
    né le prime zolle del mondo;

    [27]quando egli fissava i cieli, io ero là;
    quando tracciava un cerchio sull'abisso;

    [28]quando condensava le nubi in alto,
    quando fissava le sorgenti dell'abisso;

    [29]quando stabiliva al mare i suoi limiti,
    sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
    quando disponeva le fondamenta della terra,

    [30]allora io ero con lui come architetto
    ed ero la sua delizia ogni giorno,
    dilettandomi davanti a lui in ogni istante;

    [31]dilettandomi sul globo terrestre,
    ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.


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    Topsy
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    00 5/9/2009 9:49 PM
    Re: Re:
    (Mario70), 09/05/2009 20.44:




    Onestamente ad elia non ci avevo proprio pensato, immaginavo più il messia, anche perchè altre volte si parla di questo figlio (vedi isaia dove il figlio è chiamato dio potente ecc... oppure il salmo "baciate il figlio" )insomma secondo me l'idea messianica è più attinente, ma come al solito riesci sempre a sorprendermi e l'interpretazione di Heschel è per lo meno interessante!
    ciao






    Per alcuni Elia, per altri Mosè, non sono al corrente di riferimenti all'era messianica. Le domande dell'autore appaiono retoriche e a tratti sarcastiche. Solo Dio può realizzare, anche attraverso i suoi profeti (Elia, Mosè, ect), le opere grandiose descritte. Se si chiedesse poi all'ebreo se Dio abbia un figlio e quale sia il suo nome, l'ebreo risponderebbe citando le sue Scritture, quelle che godono della massima autorità, la Torah (il Pentateuco) in cui è detto: "Così dice il Signore: Israele è mio figlio, il mio primogenito" come in Esodo 4,22 o Deut.14,1. E' anche detto che Davide e Salomone stanno in un particolare rapporto filiale con l'Eterno (Salmi 89:27-28, 1 Cronache 22:10, 28:6) e questo sarà altrettanto vero per il futuro Messia. Ma il diritto a questo titolo è dovuto al fatto che tutti costoro si configurano come "personificazioni" di Israele a cui spetta nel suo complesso, il titolo di "Figlio Primogenito di Dio".

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    Topsy
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    00 5/9/2009 9:53 PM
    Re: Carissimo Mario
    domingo7, 09/05/2009 21.11:


    Anche l'interpretazione
    della Sapienza
    come figlia di Dio
    non tradisce il pensiero ebraico

    alla luce di Proverbi VIII

    (...)





    Ciao Enrico, qualcosa su questo tema avevo scritto a questo indirizzo:
    freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=8538112