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E se il mondo non stesse andando così male?

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    elghorn84
    Post: 482
    Registered in: 5/1/2008
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    00 10/21/2008 7:11 PM
    Vi giro questo articolo di Paolo Rossi.

    Ovviamente la filosofia di fondo può non essere condivisibile. Ma vede le cose da una prospettiva diversa. Prospettiva che manderebbe in tilt gran parte dei fratelli allevati a pane, distruzione e ultimi giorni ("il mondo non è mai andato così male").

    IN CULO AI CATASTROFISTI
    di Paolo Rossi - Sole 24 Ore

    Prima, durante e immediatamente dopo il crollo del Muro, seguito dal crollo dell'Impero, sembrò a molti che fosse finita anche l'epoca dei grandi racconti epocali elaborati dai filosofi. Ma l'ottimismo era del tutto ingiustificato perché ai grandi racconti progressisti semplicemente si sostituirono quelli apocalittici. Siamo pieni di sciamani travestiti da filosofi che ogni giorno ci dichiarano che loro sanno quale è la caratteristica fondamentale dell'età nella qual ci è concesso di vivere, che loro sanno qual è il problema fondamentale che, senza saperlo, abbiamo tutti di fronte. Seminano paura e disperazione, riescono ad affascinare folle di giovani e di anziani e discutono tra loro, spesso con notevole acrimonia, per stabilire se è vero che «solo un Dio ci può salvare» oppure se è vero che nessuno ci salverà.

    Ai "grandi racconti" dei filosofi, alle loro invincibili tendenze profetiche e smanie futurologiche c'è una sola tesi da contrapporre: quella di una varietà irriducibile all'unità, del totale non senso della riduzione a unità di tutto ciò che accade. (...) Entro questo quadro, si possono elencare, come sosteneva nel '600 Francis Bacon, alcune «ragioni che possono preservarci dalla disperazione»? E gli esseri umani possono accontentarsi di speranze ragionevoli?

    Bacon pensava che, nel suo tempo, ci fossero ventun ragioni che autorizzavano a nutrire «ragionevoli speranze» entro un futuro incerto e difficile. Le speranze non sono garantite in partenza. Non sono sorrette da una Grande Speranza che le rende ragionevoli. Solo alcune congetture le rendono ragionevoli. E le congetture sono supposizioni: non sono garantite da nessuna fede nel Cammino della Storia. Assomigliano alle ragioni che albergavano nell'animo di Cristoforo Colombo quando egli si accingeva, su fragili caravelle, a un viaggio avventuroso.

    Credo sia necessario, a questo punto, far riferimento a speranze ragionevoli. Esse sono, come è in programma, abbastanza modeste, non entusiasmanti, ma solo ragionevoli (che è sinonimo, nello specifico caso, di non garantite). Si può tentare di rispondere alla domanda: abbiamo davanti a noi ragioni di speranza? Ci sono ragioni che possono preservarci dalla disperazione? Che servono a mantenerci in cammino? Il mio filosofo ne enumerò ventuno. Io mi accontenterò di un paio.


    Da sempre, questo è il più lungo periodo di pace in Europa; 500 milioni di persone in 27 Paesi vivono in regimi democratici; in Paesi un tempo poveri, come Portogallo, Grecia, Irlanda, si vive oggi molto meglio e in Paesi ancora poveri, come Bulgaria e Romania, si vivrà presto meglio; da qualche anno l'Europa cresce più in fretta e crea più posti di lavoro dell'America; nonostante le leggende che circolano, nella burocrazia europea lavorano 24mila dipendenti, poco più del doppio di quanti lavorano nella Rai-tv italiana; Erasmus, il programma di scambio per giovani universitari ha vent'anni, funziona bene e coinvolge un milione e mezzo di giovani di 2.220 università; la incompatibilità della pena di morte con l'appartenenza all'Unione europea taglia in partenza la possibilità stessa di ogni proposta di reintrodurla; nell'aprile del 2007 l'Europarlamento ha votato,praticamente all'unanimità, una risoluzione per presentare all'assemblea dell'Onu una richiesta per una moratoria universale della pena capitale. Ci lamentiamo molto, ma l'81% degli europei si dichiara "molto" o "abbastanza soddisfatto" della propria vita.

    Forse è soprattutto da sottolineare, tra le "ragionevoli speranze",l'espansione della democrazia nel mondo contemporaneo. Si tratta di un argomento considerato poco interessante dagli intellettuali della Sinistra quasi esclusivamente interessati all'antitesi amico-nemico e alla fuoruscita dall'Occidente. Come ha spiegato al grande pubblico Anthony Giddens, fra la metà degli anni Settanta e il 2005, il numero degli Stati democratici nel mondo è triplicato. Dopo il 1974 il Portogallo, e poco dopo la Spagna e poi la Grecia,divennero Paesi democratici. Fra i 125 Stati che hanno vissuto un'esperienza democratica negli ultimi trent'anni, in 14 si è manifestata un'inversione di tendenza, ma 9 di questi sono tornati alla democrazia.

    Solo 5 dei 125 Paesi (e fra questi c'è la Russia) non sono tornati a un regime democratico. Fra il 1979 e il 1985 otto o nove Paesi dell'America Latina sono passati da governi militari a governi eletti composti da civili. In Cile si è affermata la democrazia nel 1989. In Asia è cessata, nel 1986, la dittatura di Marcos sulle Filippine e l'anno successivo il potere dei militari in Corea. Nel 1991 si instaurano governi democratici in Bangladesh, Nepal e Pakistan. A Taiwan si è giunti nel 1996 alla elezione di un presidente.

    In Sudafrica Nelson Mandela viene liberato nel 1990, e inizia un processo di normalizzazione che dà vita, nel 1994, a un regime democratico. Dopo il 1997 molti Stati africani legalizzano partiti di opposizione e fanno svolgere elezioni multipartitiche. Come riassume Larry Diamond, «nel 1974, c'erano 41 democrazie entro i 150 Stati esistenti. Fra i rimanenti 109 Stati, 56 (ovvero più della metà) iniziarono un processo 114 di transizione alla democrazia e fra questi 56 Stati, solo il Pakistan, il Sudan e la Russia non sono oggi Paesi democratici».


    Anche l'idea di un rapporto necessario fra sviluppo economico e democrazia sembra dover essere messa in discussione. La Repubblica del Mali è uno Stato povero dell'Africa. Nel Mali, nel 2000,morivano alla nascita 121,7 bambini ogni mille. La speranza di vita è di 46 anni per i maschi e di 47 per le femmine. Dopo la proclamazione dell'indipendenza (1960)e gli anni di un regime "socialista" (1960-1968) e di una dittatura militare, rovesciata nel 1991 da violente manifestazioni, è stata approvata (1992) una Costituzione che si richiama alla Dichiarazione universale dei diritti del 1948 e alla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981. Da allora vi si svolgono regolari elezioni e nessuna condanna a morte vi è stata eseguita.

    Nel Mali il 92% delle donne e delle bambine hanno subito la mutilazione genitale femminile, il 60% vengono "tagliate" prima di compiere i cinque anni. Ma in Mali vive una donna (che si chiama Bakari Darra) che ha camminato per le strade del suo villaggio tenendo per mano le sue due bambine e indossando una camicia con la scritta «Mia figlia non sarà mutilata». Non è stata lasciata sola e a Bamako, la capitale, si è svolta nel 2005 una «Conference on Female Genital Mutilation» (alla quale ha partecipato Emma Bonino) che ha chiuso i suoi lavori adottando la «Bamako declaration for the abandonment of Fgm».

    Dal 2007 in Eritrea, un Paese nel quale la mutilazione genitale colpiva il 90% delle donne, tale pratica è stata annoverata fra i reati. Fatti del genere, anche se riportati sulla stampa, non fanno notizia e interessano poco. Dovrebbe invece far notizia il fatto che il 20% dei Paesi più poveri del mondo è governato democraticamente e tra gli Stati musulmani non arabi le democrazie sono il 25 percento. Ai non afflitti da catastrofismo cronico può anche apparire degno di nota che fra il 1993 e il 2007 quarantacinque Paesi abbiano rinunciato alla pratica della pena di morte. Tranne che nel Medio Oriente, vi sono governi democratici in un terzo degli Stati di ciascuna regione del mondo.

    Dopo aver fornito questi dati, Anthony Giddens ha scritto: «Se mi si chiedesse il motivo di questa espansione della democrazia a livello mondiale, risponderei designando semplicemente un simbolo: quello di un'antenna parabolica per la tv satellitare». Il desiderio di essere informati sembra configurarsi come una forza irresistibile. Che potrà avere effetti esplosivi.

    [Edited by elghorn84 10/21/2008 7:18 PM]
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    rocket74
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    Registered in: 6/25/2008
    Senior User
    00 10/21/2008 7:19 PM
    Hai postato un bellissimo articolo,interessante.

    Mi ricordo che una cosa che non accettavo prima da Tdg e che ora accetto di buon grado:ogni periodo storico ha il suo lato negativo e positivo.

    Sara' sempre cosi',la natura e l'uomo sopravvivono sempre.Con Dio ,senza Dio ,con Satana dietro oppure no,la natura e l'evoluzione degli avvenimenti ci sara' sempre.

    Crescono e muoiono le piante ,nasce vive e muore l'uomo ,ma
    gli avvenimenti non faranno mai estinguere l'uomo e le sue speranze di una terra bella da vivere.


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    edinz
    Post: 401
    Registered in: 5/23/2008
    Senior User
    00 10/21/2008 9:19 PM
    Debole la tesi secondo cui le "ragionevoli speranze" debbano risolversi con l'espansione democratica. Tra l'altro, mi verrebbe, in accordo con Massimo Fini, di contestare la democrazia rappresentativa come il miglior sistema politico possibile e, anche se fosse, sarebbe solo un aspetto non la panacea di ogni male.

    Un saluto a tutti, TDG e non.