00 8/11/2008 7:14 PM



Passaggio evidenziato in uno dei libri rinvenuti accanto a Chris McCandless:" Volevo il movimento, non un'esistenza quieta. Volevo l'emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore. Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla" Lev Tolstoj, la felicità familiare.

Una vera faticaccia: l'autore di questo libro, Jon Krakauer, per ben tre anni ha tentato di ricostruire il viaggio intrapreso da Chris McCandless un ragazzo di appena ventiquattro anni che attraversò l'America dell'ovest. Dopo la laurea diede in beneficienza tutti i suoi risparmi e fece perdere le sue tracce, abbandonando la sua famiglia, principale causa del suo malessere interiore. Un viaggio in balìa del suo se stesso interiore, con i mezzi che la natura e che gli uomini conosciuti lungo il suo cammino gli hanno fornito.
L'autore si è avvalso delle poche note scritte sul diario lasciato da Chris, dalle notazioni a margine dei libri che aveva portato con sè e delle testimonianze delle persone che per varie vie sono entrate in contatto con questo ragazzo dallo sguardo introverso, ma facile al dialogo e allo schrzo.
Una donna che lo ospitò insieme al marito e per il quale lavorò ha detto di lui: "C'era qualcosa di affascinante in quel giovane. Mi colpì perchè sembrava molto più vecchio dei suoi ventiquattro anni. Qualsiasi cosa dicessi, voleva saperne di più- cosa volessi dire, perchè la pensassi in un modo piuttosto che in altro. A differenza di noi, era quel genere di persona che si sforza di mettere in pratica quello in cui crede".
Cercava qualcosa che andava ben oltre la pura materialità, quel dio tanto agognato della nostra civiltà capitalista. Per questo aveva dentro di sè la giusta dose di follia che gli permise di oltrepassare tutto ciò che noi chiamiamo convenzionalmente normalità e che consideriamo l'unico valore: lui celebrava la vita. Gli aspetti più aspri della natura lo affascinavano. 113 lunghi giorni in balìa della vita stessa. Affrontati in modo forse precipitoso, a volte incauto, ma Dio! Nulla in quel ragazzo faceva presagire un disturbo mentale o l'arroganza di saper dominare gli eventi. Una delle poche persone che poteva stare solo senza sentirsi tale.
Cambiò il suo nome in Alexander Supertramp. Due anni interi per prepararsi per la sua grande avventura finale: l'Alaska. Nel maggio 1992 scrive questo:"... E adesso dopo due anni a zonzo arriva la grande avventura. La battaglia climatica per uccidere l'essere falso dentro di lui e concludere vittoriosamente il suo pellegrinaggio spirituale. Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco del Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina sulla terra per smarrirsi nella foresta" Alexander Supertramp
Maggio 1992.


...per smarrirsi nella foresta ...


Solo prima di morire, nel suo ultimo messaggio al mondo, si firmò col suo vero nome.



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