00 8/10/2008 11:11 PM

La riabilitazione delle malattie reumatiche: L'artrite reumatoide

di Givanni Lenzi

Le malattie reumatiche sono patologie che, con diversi aspetti eziopatogenetici, hanno in comune l'impegno delle articolazioni, dei tessuti extrarticolari e del tessuto connettivo di sostegno. I danni che queste malattie possono arrecare alle articolazioni sono gravi; ciò si verifica perché in queste affezioni si crea un circolo vizioso "dolore-spasmo muscolare-dolore", che aggrava sempre più le condizioni delle articolazioni coinvolte. L'elemento cardine del circolo vizioso è il dolore, che, non solo causa una sofferenza continua nel paziente, ma soprattutto genera uno spasmo riflesso dei muscoli periarticolari, allo scopo di fissare l'articolazione in una posizione che riduca e controlli i movimenti nocivi; lo spasmo muscolare, a sua volta, produce altro dolore e fa assumere all'articolazione atteggiamenti antalgici. Questi atteggiamenti con il tempo tendono a fissarsi per la retrazione dei muscoli contratti e l'ipotrofia degli antagonisti.
Questo circolo vizioso avanza quindi con un processo a catena che provoca deformità, rigidità e limitazioni funzionali dell'articolazione. Tutto questo si traduce in un evidente grado di disabilità e necessita dello sforzo coordinato dell'équipe riabilitativa. Il medico reumatologo, l'ortopedico e il fisioterapista devono agire coordinatamente per spezzare il circolo vizioso e contrastare l'insorgere della disabilità.
Nell'ambito specifico dell'Artrite Reumatoide, la riabilitazione ha assunto negli ultimi anni un'importanza particolare. La terapia medica (sintomatica e di fondo) è in grado di rallentare l'evoluzione della malattia; essa è però del tutto inadeguata nel ripristinare i danni instauratisi e nel ridurre gli handicap prodottisi. Da ciò la necessità di intraprendere un precoce, preventivo ed adeguato trattamento riabilitativo. La rieducazione, nelle sue diverse modalità applicative, rappresenta un elemento terapeutico insostituibile al pari del trattamento farmacologico. E' necessario un lavoro coordinato dell'équipe medica e di quella riabilitativa al fine di contrastare con ogni mezzo l'aggravamento della disabilità e l'instaurarsi dell'handicap.

Obiettivi della terapia riabilitativa sono:

1. Controllare il dolore
2. Prevenire l'ipotrofia muscolare
3. Prevenire le deformità articolari
4. Mantenere il massimo Range of Movement (R.O.M.) artico-lare
5. Raggiungere e mantenere la massima capacità funzionale

Per fare questo è necessario un trattamento personalizzato orientato sui problemi specifici del soggetto. L'intervento deve quindi iniziare con un'accurata valutazione morfo-funzionale atta ad evidenziare:

1. Stadio della malattia
2. Stato anatomo-funzionale dell'articolazione colpita

In questo modo il trattamento verrà calibrato sulle reali necessità del paziente, evitando rischi inutili e terapie inefficaci.

La prima parte di questo lavoro presenta il trattamento strettamente cinesiterapico e riabilitativo, la seconda parte invece affronta problematiche che il paziente si trova ad affrontare nella vita di tutti i giorni.
L'Artrite reumatoide, infatti, è una patologia cronico invalidante il cui progredire non può essere definitivamente arrestato: non si può guarire.
Il problema principale nell'approccio a pazienti affetti da tale patologia, risulta quindi quello di limitare l'entità delle menomazioni e della sintomatologia al fine di migliorare la qualità della vita.
Il compito del terapista e di tutta l'equipe terapeutica risulta estremamente difficile proprio per l'estensione del concetto di qualità della vita: sono comprese la sfera funzionale, la sfera sintomatologica e soprattutto il vissuto di malattia, inteso come la modalità con la quale il paziente percepisce e vive il proprio stato di malato (sensazione di benessere e di soddisfazione della propria vita e delle proprie aspettative). Operare contemporaneamente su questi piani significa un impegno a tutto campo e che pone problematiche molto complesse che il terapista deve saper affrontare.
Il terapista diventa una guida che conduce il paziente in un percorso di graduale presa di coscienza dei limiti e dei cambiamenti che la malattia comporta, un cammino educativo (dal latino educare, intensivo durativo di educere, condurre fuori) che non deve finire con il termine della seduta riabilitativa.
Il paziente è condotto alla scoperta graduale di strategie per combattere l'aggravamento della disabilità; queste diventano strumenti essenziali per risolvere i problemi di tutti i giorni a cui la patologia mette di fronte e ottenere quindi un reale miglioramento della Qualità della Vita del paziente stesso.

Si tratta di un obiettivo molto ambizioso che rispecchia il concetto di salute espresso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come "benessere fisico, psichico e sociale" e che può essere raggiunto solo se il lavoro del terapista si inserisce nel complesso dell'equipe terapeutica.

Da: www.ilterapista.it