Paolo Madeddu Fans Club demenzialità dal 1998

Viaggio in Molvania

  • Posts
  • OFFLINE
    Il Barman
    Post: 3,151
    Gender: Male
    Bareddiano
    00 10/16/2004 12:10 PM
    (del sottoscritto, da "Rolling Stone")

    Mentre scrivo, penso che quando questo pezzo sarà pubblicato, molti di voi saranno reduci dalle vacanze. E dove siete stati, di bello? Florida, Brasile, Australia. Oppure Islanda, Egitto, Spagna. Certo, certo. E ci sono anche quelli che vanno dove li porta la sensibilità democratica. Senegal? Perù? Tibet? Bravi. Ognuno va a vedere il mondo così come se lo rappresenta. Però c’è un mondo che nessuno vuole vedere. E’ qui che mi trovo, ora. Nel cuore dell’Europa reietta, a un passo dal buco nero in cui è sprofondata la coscienza dell’Occidente. Davanti all’armadio ricolmo di scheletri. Alle porte della Molvania.

    “Gli abitanti di questa regione sono piccoli, scuri, inadatti al lavoro duro quanto al pensiero creativo. In effetti, in tutto l’Impero non mi riesce di ricordare una tribù altrettanto rozza, stupida e bizzosa”. (da un frammento di Tacito)

    Tutto è cominciato con Dragostea. Sì, Dragostea Din Tei, l’infelice pezzo dance rumeno dietro al cui successo si nascondono Gabry Ponte e Albertino (…e fanno veramente bene a nascondersi). Quello che fa maiahiii, maiahuuu, maiahooo, maiahaaa. Dragostea e tutto il suo carico di dolore novecentesco hanno sollevato il tappeto sotto al quale giaceva la polvere del vecchio continente. Chi sono costoro, chi è tutta questa gente che da decenni reclama i propri 15 minuti di fama? Mentre noi ci balocchiamo con cantanti o gruppi pop inutili, ripetitivi, che non ci cambieranno mai la vita, non è plausibile che da queste parti, nascosti a noi che alimentiamo il nostro fabbisogno di miti coi prodotti delle multinazionali angloamericane, stiano crescendo artisti in grado di indicare la via alle giovani generazioni? Il nuovo Dylan, i nuovi Beatles, la nuova Jo Squillo?

    “La Molvania ha un ricco patrimonio musicale, la cui origine risale al Medioevo, quando i pastori portavano con sé lo strumento tradizionale molvaniano: il kvkadra, un semplice corno di ottone usato per allontanare i lupi. Incidentalmente, tale strumento ha sempre avuto il medesimo effetto sul pubblico”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Insomma, dopo il successo di Dragostea, tutto l’ambiente musicale ha rivolto le orecchie verso est, in cerca di segnali. E’ così che mi sono imbattuto nella storia di Zlad, e nella squalifica della sua canzone Elektronik – Supersonik dall’Eurofestival. Zladko “Zlad” Vladcik, ex leader dei Wow!, fermato all’aeroporto di Istanbul per “possesso di sostanze psicoattive”, e subito rimpatriato in Molvania. Troppe zone d’ombra, troppi chiaroscuri in questa sordida vicenda, mi sono detto. Cosa aveva scritto Zlad, nella sua ballata techno descritta come “contaminazione tra disco-music calda e retorica da guerra fredda”? Di cosa ha avuto paura, l’Europa? Dovevo sapere. Ho contattato l’associazione culturale Italia-Molvania – numero a pagamento, 4 euro al minuto più IVA – per saperne di più. Ma quando, dopo 20 minuti, l’operatrice ha preso a descrivere una serie di pratiche sessuali con relativo tariffario, ho capito che dovevo venire di persona.

    “Zladko Vladcik ottenne notorietà nel 2002, con la vittoria nella trasmissione tv Amici di Marjia Porkova. Trionfo controverso, dovuto anche al ritiro dell’altro finalista, Ob Kuklop, per motivi di salute – uno dei giudici tentò di strangolarlo. Subito Zlad lanciò Juust az I amm, salutata dall’edizione molvaniana di Rolling Stone come la canzone più (ortograficamente) scorretta di tutti i tempi. Dopo due giorni, il brano era al n.1 delle classifiche rhythm’n’polka. Invece di sedersi sugli allori, Zlad formò il supergruppo Wow!, salvo tornare alla carriera solista dopo un mese: “Io e il resto della band abbiamo preso direzioni diverse. In effetti, credo che si trovino in Romania”. (tratto dal sito www.molvania.com)

    Il viaggio è stato difficile. La maggior parte degli atlanti e delle carte non indicano nemmeno la Molvania – chiaro segno della cattiva coscienza dell’Occidente. Facile, prospettare a questi popoli una vita meravigliosa e opulenta grazie al capitalismo, e poi dire: “Gente, avete presente le ricchezze che avete visto e sognato prima della caduta del muro di Berlino? Beh, non si toccano”. Tra l’altro, in materia, la Molvania ha preceduto tutto l’est europeo: il muro di Lutenblag cadde già nel 1982 (ma perché era stato costruito molto male). Arrivare in aereo è complicato: gli apparecchi della Aeromolv vengono dirottati dai piloti medesimi, per vendere gli aerei alle nazioni straniere. Anche in auto è stata dura: in Slovacchia i cartelli che indicano la Molvania vengono abbattuti a fucilate dai contadini; in Ungheria il governo ha chiarito che non intende spendere soldi per le indicazioni: “Nessuna persona di buon senso può desiderare di andare in Molvania”.

    “Nel 1982, caduto il muro di Lutenblag, la Molvania si liberò dal giogo dell’URSS, dove a dire il vero la cosa non fu notata per un paio di decenni. Le prime libere elezioni portarono al governo il Partito della Pace, che immediatamente dichiarò guerra a Polonia e Slovacchia”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Dopo un mese di comprensibile frustrazione, finalmente, in una taverna di Stryi, Ucraina, sono stato avvicinato dalle persone giuste. “Italienye?”, mi hanno chiesto, col tipico tono gutturale. Quando ho annuito, hanno sorriso speranzosi: “Falsi in bilancia? Finantza kreativa?” In seguito, mi è stato spiegato che cercavano un nuovo ministro dell’Economia: con rammarico, ho dovuto disilludere quella brava gente. “Journalisti?” mi hanno sibilato in faccia. “Vieri guarda in specchi. Tu, nyet”.

    “In Molvania il calcio è molto popolare. Purtroppo le squadre locali hanno avuto poche possibilità nelle competizioni internazionali a causa dei controlli antidoping. Gli altri sport praticati sono il Plutto, che si disputa a dorso d’asino ed è un incrocio tra il polo e la rissa da strada, e la caccia al cinghiale – ma chi volesse impugnare un’arma deve sapere che può farlo solo se ha regolare licenza. O se ha un lontano parente che ne è provvisto”. (tratto da www.molvania.com)

    Nonostante il disappunto i miei interlocutori sono stati molto disponibili, pur con i modi apparentemente bruschi e sprezzanti che sono tipici della loro cultura. Mi hanno scortato al confine, che è dove mi trovo ora: in un gabbiotto sui Carpazi, guardato a vista dai doganieri molvaniani. Mi hanno requisito quasi tutto, a partire dalla Punto, per dei controlli. Posso capirli, non si è mai troppo prudenti. Del resto era tanto che un italiano non si avventurava da queste parti: dal 50 a.C., quando il generale romano Claro Ortensio raggiunse Jraftrwok con le sue truppe. Quando queste fecero ritorno a Roma portandovi il corpo decapitato di Ortensio e la descrizione delle donne molvaniane, fu unanimemente deciso di non mettere più piede in quest’area.

    “I rapporti con l’Unione Europea sono in fase di stallo. Alcuni partiti spingono per entrare nell’UE, ma la domanda è congelata dato l’ostinato rifiuto di accogliere gli inviati dell’ONU, incaricati di verificare le voci sulla produzione di armi biologiche. La Molvania si è però sempre vantata di essere all’avanguardia in campo ambientale. I rifiuti vengono differenziati, riciclati, oppure buttati oltre il confine slovacco”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Coi doganieri è stato facile stringere amicizia: sono bastati 600 euro a testa. Sono quattro, hanno tutti i baffi, e la sera mi offrono un bicchiere di turpz, un vino bianco insaporito da resina di quercia. Al primo assaggio non è molto buono, ma poi è difficile rinunciare a gustarne un altro bicchiere, anche perché contiene una non indifferente quantità di nicotina. La mattina invece è il momento del zeerstum, un brandy all’aglio che sorseggio guardando dalla mia finestra, per vedere, a fondovalle, il fiume Uze, le discariche, le affascinanti paludi, le pianure che l’Unesco ha definito “paesaggi di significativa monotonia”. Vederle non è facile, sono in gran parte coperte dallo smog delle fabbriche – ma è facile puntare il dito contro questa gente: chi è veramente responsabile dei loro errori? Non lo siamo forse tutti noi, serenamente indifferenti a questa fetta di umanità che non finirà mai in copertina?

    “La moneta nazionale è lo Strubl, ma in tempi di recessione vanno bene anche le cipolle. Ai turisti si raccomanda di fare attenzione alle banconote: se sono di carta scadente, con inchiostro appiccicoso ed errori di stampa, sono quasi sicuramente autentiche. Non c’è tassa da pagare per entrare in territorio molvaniano, in compenso ce n’è una per chi desidera uscirne: 3 milioni di Strubl. Per quanto sia la più elevata d’Europa, chi l’ha pagata conviene che tutto sommato è un buon affare”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    A due mesi dal mio arrivo, sono costretto a inviare questo primo reportage su cartolina postale, perché i doganieri mi hanno spiegato che ci metterà meno tempo rispetto al locale sistema di posta elettronica. Anche coi telefonini ci sono problemi, a causa di una prassi di decodificazione dei segnali che, quando è stata introdotta nel 1978, era modernissima: ogni fonema è tradotto in codice morse, e poi da un team di sbandieratori. Comunque non bisogna pensare che queste condizioni difficili rendano la gente così diversa da noi. Dalla mia finestrella vedo una tranquilla routine: i contadini nelle piantagioni di prodotti geneticamente modificati, la gente in coda per vedere i film di Jzan Zetwiski, genio visionario che indaga le contraddizioni della morale (anche se alcuni sostengono si tratti di un pornografo alcoolizzato). Stamattina ho visto anche un incidente stradale, risolto senza liti e minacce, ma con un sorriso (tra l’altro, mi è parso che una delle auto fosse la mia). E tra la gente, sicuramente qualcuno canta canzoni di Zlad, le sue poesie dolcemente disperate che non finiranno mai negli spot col cane Ettore; le sue strazianti armonie baltiche, balcaniche, balzane: più vicine alla verità di quanto noi possiamo sognare di essere.






  • Qbo
    00 10/16/2004 12:29 PM
    [SM=x48753] (mai viste tante cazzate in una volta sola!)

    PS: il sito www.molvania.com esiste davvero..
  • OFFLINE
    Ryoga.
    Post: 4,549
    Gender: Male
    Bareddiano
    00 10/16/2004 12:34 PM
    Re:

    Scritto da: Qbo 16/10/2004 12.29
    [SM=x48753] (mai viste tante cazzate in una volta sola!)

    PS: il sito www.molvania.com esiste davvero..


  • OFFLINE
    Numero6
    Post: 11,567
    Location: VILLAFRANCA DI VERONA
    Age: 37
    Gender: Male
    Job/occupation: Saccentino
    Pecora di Gioschi
    00 10/16/2004 1:30 PM
    Re:

    Scritto da: Il Barman 16/10/2004 12.10
    (del sottoscritto, da "Rolling Stone")

    Mentre scrivo, penso che quando questo pezzo sarà pubblicato, molti di voi saranno reduci dalle vacanze. E dove siete stati, di bello? Florida, Brasile, Australia. Oppure Islanda, Egitto, Spagna. Certo, certo. E ci sono anche quelli che vanno dove li porta la sensibilità democratica. Senegal? Perù? Tibet? Bravi. Ognuno va a vedere il mondo così come se lo rappresenta. Però c’è un mondo che nessuno vuole vedere. E’ qui che mi trovo, ora. Nel cuore dell’Europa reietta, a un passo dal buco nero in cui è sprofondata la coscienza dell’Occidente. Davanti all’armadio ricolmo di scheletri. Alle porte della Molvania.

    “Gli abitanti di questa regione sono piccoli, scuri, inadatti al lavoro duro quanto al pensiero creativo. In effetti, in tutto l’Impero non mi riesce di ricordare una tribù altrettanto rozza, stupida e bizzosa”. (da un frammento di Tacito)

    Tutto è cominciato con Dragostea. Sì, Dragostea Din Tei, l’infelice pezzo dance rumeno dietro al cui successo si nascondono Gabry Ponte e Albertino (…e fanno veramente bene a nascondersi). Quello che fa maiahiii, maiahuuu, maiahooo, maiahaaa. Dragostea e tutto il suo carico di dolore novecentesco hanno sollevato il tappeto sotto al quale giaceva la polvere del vecchio continente. Chi sono costoro, chi è tutta questa gente che da decenni reclama i propri 15 minuti di fama? Mentre noi ci balocchiamo con cantanti o gruppi pop inutili, ripetitivi, che non ci cambieranno mai la vita, non è plausibile che da queste parti, nascosti a noi che alimentiamo il nostro fabbisogno di miti coi prodotti delle multinazionali angloamericane, stiano crescendo artisti in grado di indicare la via alle giovani generazioni? Il nuovo Dylan, i nuovi Beatles, la nuova Jo Squillo?

    “La Molvania ha un ricco patrimonio musicale, la cui origine risale al Medioevo, quando i pastori portavano con sé lo strumento tradizionale molvaniano: il kvkadra, un semplice corno di ottone usato per allontanare i lupi. Incidentalmente, tale strumento ha sempre avuto il medesimo effetto sul pubblico”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Insomma, dopo il successo di Dragostea, tutto l’ambiente musicale ha rivolto le orecchie verso est, in cerca di segnali. E’ così che mi sono imbattuto nella storia di Zlad, e nella squalifica della sua canzone Elektronik – Supersonik dall’Eurofestival. Zladko “Zlad” Vladcik, ex leader dei Wow!, fermato all’aeroporto di Istanbul per “possesso di sostanze psicoattive”, e subito rimpatriato in Molvania. Troppe zone d’ombra, troppi chiaroscuri in questa sordida vicenda, mi sono detto. Cosa aveva scritto Zlad, nella sua ballata techno descritta come “contaminazione tra disco-music calda e retorica da guerra fredda”? Di cosa ha avuto paura, l’Europa? Dovevo sapere. Ho contattato l’associazione culturale Italia-Molvania – numero a pagamento, 4 euro al minuto più IVA – per saperne di più. Ma quando, dopo 20 minuti, l’operatrice ha preso a descrivere una serie di pratiche sessuali con relativo tariffario, ho capito che dovevo venire di persona.

    “Zladko Vladcik ottenne notorietà nel 2002, con la vittoria nella trasmissione tv Amici di Marjia Porkova. Trionfo controverso, dovuto anche al ritiro dell’altro finalista, Ob Kuklop, per motivi di salute – uno dei giudici tentò di strangolarlo. Subito Zlad lanciò Juust az I amm, salutata dall’edizione molvaniana di Rolling Stone come la canzone più (ortograficamente) scorretta di tutti i tempi. Dopo due giorni, il brano era al n.1 delle classifiche rhythm’n’polka. Invece di sedersi sugli allori, Zlad formò il supergruppo Wow!, salvo tornare alla carriera solista dopo un mese: “Io e il resto della band abbiamo preso direzioni diverse. In effetti, credo che si trovino in Romania”. (tratto dal sito www.molvania.com)

    Il viaggio è stato difficile. La maggior parte degli atlanti e delle carte non indicano nemmeno la Molvania – chiaro segno della cattiva coscienza dell’Occidente. Facile, prospettare a questi popoli una vita meravigliosa e opulenta grazie al capitalismo, e poi dire: “Gente, avete presente le ricchezze che avete visto e sognato prima della caduta del muro di Berlino? Beh, non si toccano”. Tra l’altro, in materia, la Molvania ha preceduto tutto l’est europeo: il muro di Lutenblag cadde già nel 1982 (ma perché era stato costruito molto male). Arrivare in aereo è complicato: gli apparecchi della Aeromolv vengono dirottati dai piloti medesimi, per vendere gli aerei alle nazioni straniere. Anche in auto è stata dura: in Slovacchia i cartelli che indicano la Molvania vengono abbattuti a fucilate dai contadini; in Ungheria il governo ha chiarito che non intende spendere soldi per le indicazioni: “Nessuna persona di buon senso può desiderare di andare in Molvania”.

    “Nel 1982, caduto il muro di Lutenblag, la Molvania si liberò dal giogo dell’URSS, dove a dire il vero la cosa non fu notata per un paio di decenni. Le prime libere elezioni portarono al governo il Partito della Pace, che immediatamente dichiarò guerra a Polonia e Slovacchia”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Dopo un mese di comprensibile frustrazione, finalmente, in una taverna di Stryi, Ucraina, sono stato avvicinato dalle persone giuste. “Italienye?”, mi hanno chiesto, col tipico tono gutturale. Quando ho annuito, hanno sorriso speranzosi: “Falsi in bilancia? Finantza kreativa?” In seguito, mi è stato spiegato che cercavano un nuovo ministro dell’Economia: con rammarico, ho dovuto disilludere quella brava gente. “Journalisti?” mi hanno sibilato in faccia. “Vieri guarda in specchi. Tu, nyet”.

    “In Molvania il calcio è molto popolare. Purtroppo le squadre locali hanno avuto poche possibilità nelle competizioni internazionali a causa dei controlli antidoping. Gli altri sport praticati sono il Plutto, che si disputa a dorso d’asino ed è un incrocio tra il polo e la rissa da strada, e la caccia al cinghiale – ma chi volesse impugnare un’arma deve sapere che può farlo solo se ha regolare licenza. O se ha un lontano parente che ne è provvisto”. (tratto da www.molvania.com)

    Nonostante il disappunto i miei interlocutori sono stati molto disponibili, pur con i modi apparentemente bruschi e sprezzanti che sono tipici della loro cultura. Mi hanno scortato al confine, che è dove mi trovo ora: in un gabbiotto sui Carpazi, guardato a vista dai doganieri molvaniani. Mi hanno requisito quasi tutto, a partire dalla Punto, per dei controlli. Posso capirli, non si è mai troppo prudenti. Del resto era tanto che un italiano non si avventurava da queste parti: dal 50 a.C., quando il generale romano Claro Ortensio raggiunse Jraftrwok con le sue truppe. Quando queste fecero ritorno a Roma portandovi il corpo decapitato di Ortensio e la descrizione delle donne molvaniane, fu unanimemente deciso di non mettere più piede in quest’area.

    “I rapporti con l’Unione Europea sono in fase di stallo. Alcuni partiti spingono per entrare nell’UE, ma la domanda è congelata dato l’ostinato rifiuto di accogliere gli inviati dell’ONU, incaricati di verificare le voci sulla produzione di armi biologiche. La Molvania si è però sempre vantata di essere all’avanguardia in campo ambientale. I rifiuti vengono differenziati, riciclati, oppure buttati oltre il confine slovacco”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Coi doganieri è stato facile stringere amicizia: sono bastati 600 euro a testa. Sono quattro, hanno tutti i baffi, e la sera mi offrono un bicchiere di turpz, un vino bianco insaporito da resina di quercia. Al primo assaggio non è molto buono, ma poi è difficile rinunciare a gustarne un altro bicchiere, anche perché contiene una non indifferente quantità di nicotina. La mattina invece è il momento del zeerstum, un brandy all’aglio che sorseggio guardando dalla mia finestra, per vedere, a fondovalle, il fiume Uze, le discariche, le affascinanti paludi, le pianure che l’Unesco ha definito “paesaggi di significativa monotonia”. Vederle non è facile, sono in gran parte coperte dallo smog delle fabbriche – ma è facile puntare il dito contro questa gente: chi è veramente responsabile dei loro errori? Non lo siamo forse tutti noi, serenamente indifferenti a questa fetta di umanità che non finirà mai in copertina?

    “La moneta nazionale è lo Strubl, ma in tempi di recessione vanno bene anche le cipolle. Ai turisti si raccomanda di fare attenzione alle banconote: se sono di carta scadente, con inchiostro appiccicoso ed errori di stampa, sono quasi sicuramente autentiche. Non c’è tassa da pagare per entrare in territorio molvaniano, in compenso ce n’è una per chi desidera uscirne: 3 milioni di Strubl. Per quanto sia la più elevata d’Europa, chi l’ha pagata conviene che tutto sommato è un buon affare”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    A due mesi dal mio arrivo, sono costretto a inviare questo primo reportage su cartolina postale, perché i doganieri mi hanno spiegato che ci metterà meno tempo rispetto al locale sistema di posta elettronica. Anche coi telefonini ci sono problemi, a causa di una prassi di decodificazione dei segnali che, quando è stata introdotta nel 1978, era modernissima: ogni fonema è tradotto in codice morse, e poi da un team di sbandieratori. Comunque non bisogna pensare che queste condizioni difficili rendano la gente così diversa da noi. Dalla mia finestrella vedo una tranquilla routine: i contadini nelle piantagioni di prodotti geneticamente modificati, la gente in coda per vedere i film di Jzan Zetwiski, genio visionario che indaga le contraddizioni della morale (anche se alcuni sostengono si tratti di un pornografo alcoolizzato). Stamattina ho visto anche un incidente stradale, risolto senza liti e minacce, ma con un sorriso (tra l’altro, mi è parso che una delle auto fosse la mia). E tra la gente, sicuramente qualcuno canta canzoni di Zlad, le sue poesie dolcemente disperate che non finiranno mai negli spot col cane Ettore; le sue strazianti armonie baltiche, balcaniche, balzane: più vicine alla verità di quanto noi possiamo sognare di essere.







    Già letto.
  • OFFLINE
    Fiki
    Post: 1,436
    Location: IVREA
    Age: 54
    Gender: Male
    Job/occupation: personadimerda
    Alcolizzato
    00 10/16/2004 5:36 PM
    Dunque la recensione era tua, Barman!
    E' successo che l'altro ieri, per puro caso, mi sono imbattuto in questa irresistibile perla dell'idiozia e me ne sono inevitabilmente innamorato.
    Preso dall'entusiasmo, e convinto di essere tra i primi a portare alla luce e diffondere il verbo di San Fyodoro, ho lanciato una sventagliata di e-mail agli amici.
    Ma uno di loro mi ha freddato subito: "La conosco. E' uscita la recensione su Rolling Stone".
    Beh, mi sono detto, domani innesco un post al Bareddu sul tema.
    Bene, fatto anche questo.
    Non mi resta che sperare che il Toro trionfi a Salerno.
    Ah, già. Zerazzero...

    Buon weekend a tutti.
    [SM=g27834]
    [SM=g27827]
  • OFFLINE
    Pres.Belluscone
    Post: 1,598
    Gender: Male
    Job/occupation: Stefano Ceci
    Alcolizzato
    00 10/24/2004 8:41 AM
    Re:

    Scritto da: Il Barman 16/10/2004 12.10
    (del sottoscritto, da "Rolling Stone")

    Mentre scrivo, penso che quando questo pezzo sarà pubblicato, molti di voi saranno reduci dalle vacanze. E dove siete stati, di bello? Florida, Brasile, Australia. Oppure Islanda, Egitto, Spagna. Certo, certo. E ci sono anche quelli che vanno dove li porta la sensibilità democratica. Senegal? Perù? Tibet? Bravi. Ognuno va a vedere il mondo così come se lo rappresenta. Però c’è un mondo che nessuno vuole vedere. E’ qui che mi trovo, ora. Nel cuore dell’Europa reietta, a un passo dal buco nero in cui è sprofondata la coscienza dell’Occidente. Davanti all’armadio ricolmo di scheletri. Alle porte della Molvania.

    “Gli abitanti di questa regione sono piccoli, scuri, inadatti al lavoro duro quanto al pensiero creativo. In effetti, in tutto l’Impero non mi riesce di ricordare una tribù altrettanto rozza, stupida e bizzosa”. (da un frammento di Tacito)

    Tutto è cominciato con Dragostea. Sì, Dragostea Din Tei, l’infelice pezzo dance rumeno dietro al cui successo si nascondono Gabry Ponte e Albertino (…e fanno veramente bene a nascondersi). Quello che fa maiahiii, maiahuuu, maiahooo, maiahaaa. Dragostea e tutto il suo carico di dolore novecentesco hanno sollevato il tappeto sotto al quale giaceva la polvere del vecchio continente. Chi sono costoro, chi è tutta questa gente che da decenni reclama i propri 15 minuti di fama? Mentre noi ci balocchiamo con cantanti o gruppi pop inutili, ripetitivi, che non ci cambieranno mai la vita, non è plausibile che da queste parti, nascosti a noi che alimentiamo il nostro fabbisogno di miti coi prodotti delle multinazionali angloamericane, stiano crescendo artisti in grado di indicare la via alle giovani generazioni? Il nuovo Dylan, i nuovi Beatles, la nuova Jo Squillo?

    “La Molvania ha un ricco patrimonio musicale, la cui origine risale al Medioevo, quando i pastori portavano con sé lo strumento tradizionale molvaniano: il kvkadra, un semplice corno di ottone usato per allontanare i lupi. Incidentalmente, tale strumento ha sempre avuto il medesimo effetto sul pubblico”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Insomma, dopo il successo di Dragostea, tutto l’ambiente musicale ha rivolto le orecchie verso est, in cerca di segnali. E’ così che mi sono imbattuto nella storia di Zlad, e nella squalifica della sua canzone Elektronik – Supersonik dall’Eurofestival. Zladko “Zlad” Vladcik, ex leader dei Wow!, fermato all’aeroporto di Istanbul per “possesso di sostanze psicoattive”, e subito rimpatriato in Molvania. Troppe zone d’ombra, troppi chiaroscuri in questa sordida vicenda, mi sono detto. Cosa aveva scritto Zlad, nella sua ballata techno descritta come “contaminazione tra disco-music calda e retorica da guerra fredda”? Di cosa ha avuto paura, l’Europa? Dovevo sapere. Ho contattato l’associazione culturale Italia-Molvania – numero a pagamento, 4 euro al minuto più IVA – per saperne di più. Ma quando, dopo 20 minuti, l’operatrice ha preso a descrivere una serie di pratiche sessuali con relativo tariffario, ho capito che dovevo venire di persona.

    “Zladko Vladcik ottenne notorietà nel 2002, con la vittoria nella trasmissione tv Amici di Marjia Porkova. Trionfo controverso, dovuto anche al ritiro dell’altro finalista, Ob Kuklop, per motivi di salute – uno dei giudici tentò di strangolarlo. Subito Zlad lanciò Juust az I amm, salutata dall’edizione molvaniana di Rolling Stone come la canzone più (ortograficamente) scorretta di tutti i tempi. Dopo due giorni, il brano era al n.1 delle classifiche rhythm’n’polka. Invece di sedersi sugli allori, Zlad formò il supergruppo Wow!, salvo tornare alla carriera solista dopo un mese: “Io e il resto della band abbiamo preso direzioni diverse. In effetti, credo che si trovino in Romania”. (tratto dal sito www.molvania.com)

    Il viaggio è stato difficile. La maggior parte degli atlanti e delle carte non indicano nemmeno la Molvania – chiaro segno della cattiva coscienza dell’Occidente. Facile, prospettare a questi popoli una vita meravigliosa e opulenta grazie al capitalismo, e poi dire: “Gente, avete presente le ricchezze che avete visto e sognato prima della caduta del muro di Berlino? Beh, non si toccano”. Tra l’altro, in materia, la Molvania ha preceduto tutto l’est europeo: il muro di Lutenblag cadde già nel 1982 (ma perché era stato costruito molto male). Arrivare in aereo è complicato: gli apparecchi della Aeromolv vengono dirottati dai piloti medesimi, per vendere gli aerei alle nazioni straniere. Anche in auto è stata dura: in Slovacchia i cartelli che indicano la Molvania vengono abbattuti a fucilate dai contadini; in Ungheria il governo ha chiarito che non intende spendere soldi per le indicazioni: “Nessuna persona di buon senso può desiderare di andare in Molvania”.

    “Nel 1982, caduto il muro di Lutenblag, la Molvania si liberò dal giogo dell’URSS, dove a dire il vero la cosa non fu notata per un paio di decenni. Le prime libere elezioni portarono al governo il Partito della Pace, che immediatamente dichiarò guerra a Polonia e Slovacchia”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Dopo un mese di comprensibile frustrazione, finalmente, in una taverna di Stryi, Ucraina, sono stato avvicinato dalle persone giuste. “Italienye?”, mi hanno chiesto, col tipico tono gutturale. Quando ho annuito, hanno sorriso speranzosi: “Falsi in bilancia? Finantza kreativa?” In seguito, mi è stato spiegato che cercavano un nuovo ministro dell’Economia: con rammarico, ho dovuto disilludere quella brava gente. “Journalisti?” mi hanno sibilato in faccia. “Vieri guarda in specchi. Tu, nyet”.

    “In Molvania il calcio è molto popolare. Purtroppo le squadre locali hanno avuto poche possibilità nelle competizioni internazionali a causa dei controlli antidoping. Gli altri sport praticati sono il Plutto, che si disputa a dorso d’asino ed è un incrocio tra il polo e la rissa da strada, e la caccia al cinghiale – ma chi volesse impugnare un’arma deve sapere che può farlo solo se ha regolare licenza. O se ha un lontano parente che ne è provvisto”. (tratto da www.molvania.com)

    Nonostante il disappunto i miei interlocutori sono stati molto disponibili, pur con i modi apparentemente bruschi e sprezzanti che sono tipici della loro cultura. Mi hanno scortato al confine, che è dove mi trovo ora: in un gabbiotto sui Carpazi, guardato a vista dai doganieri molvaniani. Mi hanno requisito quasi tutto, a partire dalla Punto, per dei controlli. Posso capirli, non si è mai troppo prudenti. Del resto era tanto che un italiano non si avventurava da queste parti: dal 50 a.C., quando il generale romano Claro Ortensio raggiunse Jraftrwok con le sue truppe. Quando queste fecero ritorno a Roma portandovi il corpo decapitato di Ortensio e la descrizione delle donne molvaniane, fu unanimemente deciso di non mettere più piede in quest’area.

    “I rapporti con l’Unione Europea sono in fase di stallo. Alcuni partiti spingono per entrare nell’UE, ma la domanda è congelata dato l’ostinato rifiuto di accogliere gli inviati dell’ONU, incaricati di verificare le voci sulla produzione di armi biologiche. La Molvania si è però sempre vantata di essere all’avanguardia in campo ambientale. I rifiuti vengono differenziati, riciclati, oppure buttati oltre il confine slovacco”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    Coi doganieri è stato facile stringere amicizia: sono bastati 600 euro a testa. Sono quattro, hanno tutti i baffi, e la sera mi offrono un bicchiere di turpz, un vino bianco insaporito da resina di quercia. Al primo assaggio non è molto buono, ma poi è difficile rinunciare a gustarne un altro bicchiere, anche perché contiene una non indifferente quantità di nicotina. La mattina invece è il momento del zeerstum, un brandy all’aglio che sorseggio guardando dalla mia finestra, per vedere, a fondovalle, il fiume Uze, le discariche, le affascinanti paludi, le pianure che l’Unesco ha definito “paesaggi di significativa monotonia”. Vederle non è facile, sono in gran parte coperte dallo smog delle fabbriche – ma è facile puntare il dito contro questa gente: chi è veramente responsabile dei loro errori? Non lo siamo forse tutti noi, serenamente indifferenti a questa fetta di umanità che non finirà mai in copertina?

    “La moneta nazionale è lo Strubl, ma in tempi di recessione vanno bene anche le cipolle. Ai turisti si raccomanda di fare attenzione alle banconote: se sono di carta scadente, con inchiostro appiccicoso ed errori di stampa, sono quasi sicuramente autentiche. Non c’è tassa da pagare per entrare in territorio molvaniano, in compenso ce n’è una per chi desidera uscirne: 3 milioni di Strubl. Per quanto sia la più elevata d’Europa, chi l’ha pagata conviene che tutto sommato è un buon affare”. (tratto da “Molvania: una terra che si oppone alla moderna scienza dentistica”)

    A due mesi dal mio arrivo, sono costretto a inviare questo primo reportage su cartolina postale, perché i doganieri mi hanno spiegato che ci metterà meno tempo rispetto al locale sistema di posta elettronica. Anche coi telefonini ci sono problemi, a causa di una prassi di decodificazione dei segnali che, quando è stata introdotta nel 1978, era modernissima: ogni fonema è tradotto in codice morse, e poi da un team di sbandieratori. Comunque non bisogna pensare che queste condizioni difficili rendano la gente così diversa da noi. Dalla mia finestrella vedo una tranquilla routine: i contadini nelle piantagioni di prodotti geneticamente modificati, la gente in coda per vedere i film di Jzan Zetwiski, genio visionario che indaga le contraddizioni della morale (anche se alcuni sostengono si tratti di un pornografo alcoolizzato). Stamattina ho visto anche un incidente stradale, risolto senza liti e minacce, ma con un sorriso (tra l’altro, mi è parso che una delle auto fosse la mia). E tra la gente, sicuramente qualcuno canta canzoni di Zlad, le sue poesie dolcemente disperate che non finiranno mai negli spot col cane Ettore; le sue strazianti armonie baltiche, balcaniche, balzane: più vicine alla verità di quanto noi possiamo sognare di essere.






    Questa volta, sinceramente parlando, ricordo che leggendo l'articolo su RS mi feci leggermente la palla. Non vedevo l'ora che arrivasse alla fine. Xdono.

    [SM=g27823]
  • OFFLINE
    Beau Geste
    Post: 1,385
    Location: TORINO
    Age: 30
    Gender: Male
    Alcolizzato
    00 2/25/2007 8:13 PM
    Con suo permesso, lo copierei e incollerei nel mio blog con tanto di scritta commemorativa "con la gentile concessione del sig. Paolo Madeddu". Sempre se lei desidera.

    Casomai... Copio, incollo e vaffanculo!



    Birdie num-num



    "La vita, è uno stato mentale"


    Dreyfus: Lei è sospeso per sei mesi, senza paga, immediatamente! Ha qualcosa da dire?
    Clouseau: Può prestarmi cinquanta franchi?
  • OFFLINE
    roberto sedinho
    Post: 4,358
    Location: GUARDIAGRELE
    Age: 43
    Gender: Male
    Bareddiano
    00 2/27/2007 2:49 PM
    Re: Re:
    Scritto da: Pres.Belluscone 24/10/2004 8.41
    ---------------------------
    >
    >
    >
    > Questa volta, sinceramente parlando, ricordo che leggendo
    > l'articolo su RS mi feci leggermente la palla.
    > Non vedevo l'ora che arrivasse alla fine. Xdono.
    >
    > [SM=g27823]
    >
    ---------------------------

    ebbene sì, m'è piaciuto talmente tanto che me l'ho so tatuato adosso! [SM=g27823]




    __________________________________________________



  • OFFLINE
    Sig.Leonardodavinci
    Post: 3,757
    Location: GENOVA
    Age: 48
    Gender: Male
    Bareddiano
    00 5/8/2007 12:22 PM
    Re: Re:
    Scritto da: Pres.Belluscone 24/10/2004 8.41
    ---------------------------
    >
    >
    >
    > Questa volta, sinceramente parlando, ricordo che leggendo
    > l'articolo su RS mi feci leggermente la palla.
    > Non vedevo l'ora che arrivasse alla fine. Xdono.
    >
    > [SM=g27823]
    >
    ---------------------------

    Ancora una volta, Belluscò, non capisci un razzo [SM=g27823]

    E' un pezzo bellissimo [SM=x48753]



    Give this man a cigar