00 3/1/2008 2:41 AM
Elogio della guerra


"Molto mi piace la lieta stagione di primavera che fa spuntar foglie e fiori, e mi piace quando odo la festa degli uccelli che fan risuonare il loro canto pel bosco, e mi piace quando vedo su pei prati tende e padiglioni rizzati, ed ho grande allegrezza. Quando per la campagna vedo a schiera cavalieri e cavalli armati. E mi piace quando gli scorridori mettono in fuga le genti con ogni lor roba, e mi piace quando vedo dietro a loro gran numero di armati avanzar tutti insieme, e mi compiaccio nel mio cuore quando vedo assediar forti castelli e i baluardi rovinati in breccia, e vedo l'esercito sul vallo che tutto intorno è cinto di fossati con fitte palizzate di robuste palanche. Ed altresì mi piace quando vedo che il signore è il primo all'assalto a cavallo, armato, senza tema, che ai suoi infonde ardire così, con gagliardo valore; e poi ch'è ingaggiata la mischia ciascuno deve essere pronto volenteroso a seguirlo chè niuno è avuto in pregio se non ha molti colpi preso e dato. Mazze ferrate e brandi, elmi di vario colore, scudi forare e fracassare vedremo al primo scontrarsi e più vassalli insieme colpire, onde erreranno sbandati i cavalli dei morti e dei feriti. E quando sarà entrato nella mischia, ogni uomo d'alto sangue non pensi che a mozzare teste e braccia: meglio morto che vivo e sconfitto! Io vi dico che non mi da tanto gusto mangiare, bere o dormire, come quand'odo gridare "All'assalto" da ambo le parti e annitrire cavalli sciolti per l'ombra e odo gridare "Aiuta! Aiuta!" e vedo cadere pei fossati umili e grandi fra l'erbe, e vedo i morti che attraverso il petto han troncon di lancia coi pennoncelli. Baroni date a pegno castelli borgate e città, piuttosto che cessare di guerreggiarvi l'un l'altro. Papiol, volenteroso, al signore Si-e-Nò vattene presto e digli che troppo sta in pace.

Bertran de Born (traduzione dalla lingua d'oc di A. Roncaglia).

[Note: brandi = spade; Papiol = dovrebbe essere il nome di un giullare o di un paggio; Signor Sì-e-No = molto probabilmente si riferisce a Riccardo Cuor di Leone, che l'autore evidentemente riteneva troppo propenso a temporeggiare e scarsamente votato all'attività guerriera]


Guerra. Guerra e amore. Questa la vita, questa la gioventù. Per cos'altro può valer la pena vivere? Lo affermava anche Nietzsehe: "L'uomo deve essere addestrato alla guerra. La donna al riposo del guerriero. Tutto il resto è stupidità". E pochi hanno saputo cantare la guerra e il fascino che da sempre essa esercita sugli uomini con la maestria e la sincerità di Bertran de Born.

Costui era un potente feudatario, signore del castello di Hautefort nel Périgord, in Occitania. Visse la sua vita (1140-1215) "sempre in guerra con tutti i sui vicini", come ci ricorda un suo antico biografo. Prima guerreggiò contro il fratello, poi partecipò alle lotte intestine della famiglia reale inglese, inizialmente aizzando Enrico dal corto mantello (detto il Re Giovane) contro il padre e il fratello Riccardo Cuor di Leone, e più tardi, dopo la morte di Enrico, passando dalla parte di Ricccardo. La sua attività poetica ebbe luogo fra il 1181 e il 1194, prima che, ormai in vecchiaia, si ritirasse in convento, come monaco cistercense.

Dante, che pure ne ammira la poesia (cfr. De vulgari eloquentia II 2) lo colloca all'Inferno (XXVIII 118-142) tra i seminatori di discordia: "Io vidi certo, ed ancor par ch'io 'l veggia, / un busto senza capo andar... / e il capo tronco tenea per le chiome, / pésol con mano a guisa di lanterna". Poi il poeta si avvicina al guerriero, che subito gli rivolge la parola: "sappi ch'io son Bertram dal Bornio... / Io feci il padre e il figlio in sé ribelli / ... / Perché io partii così giunte persone, / partito porto, il mio cerebro, lasso! / dal suo principio, ch'é in quest troncone: / così s'osserva in me lo contrapasso".

Art. di Nicola Farinelli

Da Algiza 8, pp. 18-20.



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