00 10/31/2007 5:03 PM
«La televisione è oggi un pericoloso corruttore, che sta prendendo rapidamente il posto della Chiesa e della Scuola nell’educazione dei giovani» (Zbigniev Brzezinsky, «Il Mondo fuori controllo»).
Leggendo l’articolo di Stefano Maria Chiari «Cinema e Siddhi» non abbiamo potuto fare altro che constatarne l’attualità.
Sempre di più compaiono nella cinematografia hollywoodiana personaggi che posseggono poteri di dominio sulla realtà: lettura della mente, manipolazione della materia, telepatia, chiaroveggenza e via dicendo.
Tuttavia le figure che appaiono nelle pellicole ci danno da pensare: chi ha visto film come X-men e
Buffy o cartoni animati come Dragon Ball si saraà accorto dell’infantilità dei loro caratteri, della puerilità delle motivazioni e dei ragionamenti, del fatto che spesso siano pieni d’odio e cattivi sentimenti.
Crediamo allora necessario puntualizzare che queste capacità non solo possono aver per sorgente o Dio, o la natura o il Demonio, ma sono per così dire il segno dell’avanzamento su una certa «via» dello sviluppo di sè.
Anche nel testo «Gli Adelphi della dissoluzione» di Blondet si accenna alla possibilità di ascesi naturali ed innaturali, nel capitolo «La discesa di Nietzsche», e si descrive come ciò possa
avvenire.
Abbiamo l’impressione che l’odierna cinematografia stia promuovendo molto delicatamente, con
leggere suasioni, le possibilità della «via» del Potere, alimentando negli spettatori il desiderio di poteri e conoscenze sovrumane che dovrebbero portarli non ad un contatto con Dio o a benefici spirituali, ma solo e sempre ad un maggior potere materiale.
Si noti bene infatti che non si fa alcun accenno a Dio in queste opere, ma tutte le vicende si
svolgono solo nel piano del divenire, non in quello dell’Essere.

I grandi mezzi mediatici, la cui potenza informativa non può essere negata, stanno infatti operando per un nuovo cambiamento culturale: fare dimenticare Dio e far prendere gusto per i piaceri
terreni, tra i quali il potere.
Se la civiltà cristiana ormai al tramonto ha per base ideale la legge di Dio, l’incipiente civiltà dell’Uomo padrone di sè ha per base l’esercizio dell’assoluta libertà personale con qualsiasi mezzo.
Ma cosa è questa «via» del Potere che si è citata?
Un sentiero di sviluppo interiore di poteri straordinari per ottenere dominio materiale sugli esseri umani.
Un testo poco recente, scritto da Louis Pauwels, esoterista ed allievo di G.I.Gurdjieff dà indicazioni
illuminanti: in «Monsieur Gurdjieff» Pauwels raccolse molte testimonianze ed osservazioni
sull’insegnamento del Lama georgiano.
Vi si legge: «Sono convinto che il retroterra sia vero, ossia che Gurdjieff abbia davvero una grande sapienza e la voglia di trasmetterla ad una o due persone che se ne rivelino degne. Insomma Gurdjieff conosce una via dello sviluppo interiore di sè, ma quale via? Mi viene spontaneo rispondere: ci sono due vie, una verso Dio ed una verso il Potere».
E di quest’ultima via, oscura, luciferina il georgiano sembrava maestro, usando metodi
talvolta stupefacenti per far avanzare i discepoli: Pauwels lascia intendere che Gurdjieff tentava di sviluppare nei suoi studenti uno stato d’animo profondamente negativo, necessario per ottenere risultati.
«Pare che ci siano monasteri nella Mongolia dove non solo le parolacce, il brutto carattere e gli insulti sono strumenti di insegnamento, ma anche le corde e i pugni se necessario. ... Anche la vecchia Blavatsky insultava i suoi seguaci, non per vera intenzione, ma per provocare delle reazioni profonde in loro».
Quale risultato avevano simili metodi?

Pauwels riportava che alcuni studenti dicevano che la pietà e la carità sono chiacchiere senza il Potere, perdevano la capacità d’amare, e pensavano solo più a tiranneggiare sul prossimo.
Dal libro si evince che questo metodo consisteva nel creare ed alimentare un fortissimo egoismo col
pretesto di trovare un centro in se stessi, e una enorme ferocia.
Gli uomini normali, «addormentati» venivano considerati delle «macchine», e dunque manipolabili a piacere, senza importanza.
Ciò che Pauwels ha descritto richiama alla mente i film di Star Wars, prodotti da George Lucas.
In essi infatti due gruppi di praticanti poteri sovrumani si danno battaglia senza quartiere, i Jedi ed i Sith.
I Jedi traggono il loro potere dall’equilibrio e dalla purezza interiore, e sono i maestri del Lato Chiaro della Forza, mentre i Sith dalle passioni, e maestri del Lato Oscuro.
Su Wikipedia si può trovare una descrizione dei Sith e delle loro tecniche: le forti emozioni negative quali rabbia, odio, malignità e crudeltà incrementano l’abilità del praticante del Lato Oscuro: più forte è l’emozione provata, più grande è il potere di cui si dispone.
Ne risulta che il Lato Oscuro provoca una fortissima assuefazione, cioé quanto più ne si richiama il
potere, tanto meno si riesce a staccarsene.

L’uso massiccio di queste capacità produce deformazioni fisiche, perché l’odio e la rabbia necessarie come «carburante» del potere corrompono il corpo.
La corruzione si estende poi anche nell’animo, perché le emozioni negative si sostituiscono ad ogni altro pensiero e diventano i soli sentimenti che il Sith prova realmente; in questo caso l’adepto lascerà ogni cosa e cercherà solo più il potere assoluto.
Anche la relazione maestro-apprendista viene pervertita sotto i Sith, perché tutti e due, spinti dalla propria ambizione, finiranno a combattersi in uno scontro mortale per guadagnare il titolo di Maestro.
Per i Sith questa lotta è un bene, perché il più forte, e dunque il più adatto, comanderà.
L’amore per una donna viene evitato dai Sith, perchè i sentimenti di sacrificio ed altruismo che ne potrebbero sorgere sarebbero d'’ostacolo alla loro passione principale ed indebolirebbero la loro
abilità.
Insomma, la «via» del Potere come percorso interiore attuale, in un mondo che conosce sempre di meno i valori umani e sempre più l’uso indiscriminato della forza per risolvere le contese, allo scopo di dominare ferocemente gli altri: sembrerebbe adatta come base per «la spiritualità alla rovescia» di cui parlava Guenon.

Per coloro che possono credere che sia veramente possibile guadagnare superpoteri in questo modo verrà naturale una domanda: quale sarà il prezzo da pagare per chi intraprenderà questa via?
Innanzitutto le capacità intellettive di base, ossia la salute mentale.
Pauwels riporta che un simile percorso, sviluppando un assoluto egoismo, porta «all’ottenebramento dell’intelligenza, ed anche a quello del comune buon senso».
Ancora peggio, se le passioni disordinate dell’animo impediscono all’anima di ricevere la grazia salvificante di Dio, cosa accadrà a chi si immerge in esse completamente e volontariamente e poi le amplifica?
Lasciamo l’ultima parola a Pauwels: «Quando si giunge in fondo alla via, quando si raccolgono i frutti del Potere, non esiste più alcuna apertura dell’anima verso Dio. E’ come andare alla Festa Nuziale senza quel requisito indispensabile che è l’amore».