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La leggenda della Caccia Selvaggia è diffusa in tutta l’area europea - tanto da rappresentare il nucleo centrale di un’antica cultura europea che trae le sue origini nelle brume di evi lontani.
Narra la saga che in talune notti dell’anno - notti “magiche” per eccellenza - anime dannate, spettri inquieti, streghe, fate, folletti, perdute deità celto-pagane, lascino il limbo irreale della loro eterea e fiabesca esistenza ed irrompano nel mondo dei viventi inscenando fra boschi e campagne, illuminate da poche e lontane stelle, lugubri e terrifici cortei, accompagnate da spettri ed apparizioni nella veste di belve feroci e dando vita così ad una ridda terrorizzante e fantasmagorica.

Le notti ‘fatali’ sono quelle che il calendario celtico designava come le notti nelle quali l’uscio che separa gli universi degli uomini e quelli del popolo etereo del sovramondo pagano si schiudono per poche, fatali e terribili ore, nelle quali spazio e tempo si dissolvono. In questi attimi di tregenda antica prende vita - una vita spettrale ed effimera - un teatro primordiale, pulsante di arcaici terrori, misteriose apparizioni, raggelanti premonizioni e fulminanti visioni dell’Altro Regno.

Sono notti, queste (il Samain, Capodanno celtico del 1 Novembre; la notte di S. Giovanni; i giorni solstiziali d’Inverno; la magica Notte di Valpurga del 1 Maggio e quella, in febbraio, della Candelora), nelle quali l’accensione di fuochi e candele simboleggia la lotta tra il caro Sole e le tenebre; mentre la cosmica tenzone è in atto il tempo non scorre, la realtà è sospesa, quasi anche le leggi della Natura trattenessero il respiro per un istante, durante lo svolgersi della cosmica tregenda, durante la discesa sulla Terra del mai scomparso popolo notturno di Faèrie.

E mentre "la ragione e la realtà" materiali vacillano, si aprono i portoni bronzei del Walhalla, le pareti di cristallo di Avallon, il Barbarossa si agita in Kyffhäuser, Finn e i suoi compagni muovono qualche passo intorno alla caverna segreta che custodisce il loro sonno in Irlanda.
Da gallerie minuscole sbucano file di gnomi, la silfide dell’aria fa levare il vento, il dio Pan e i suoi faunetti soffiano nei flauti, gli Hobbit occhieggiano dalle pagine di Tolkien e si affrettano.
La notte magica ha attori più solenni, arrivano dal profondo di strane ére, Odino, il più forte tra gli Uomini, Thor e il suo martello prodigioso, Freya, Frigg e Tyr dio della vittoria, e Balder, il pestifero Loki rovina del mondo, e le splendenti Walchirie, i Nibelunghi, di certo Sigfrido, e Dietrich Von Bern, Vercingetorige, Bondicca, e tutti gli Arii morti di spada... le schiere degli Herjar, Gullinbursti il cinghiale d’oro, i segugi di Finn.
Incontenibili, scendono lungo pendii e ghiacciai senza lasciare impronte i Berserkir, i favoriti di Odino.
Furono, costoro, Iniziati Guerrieri, che venivano posseduti dal furore del dio, vestiti con pelli di lupo e di orso, neri i volti, mordendo gli scudi, schiumando rabbia, erano il terrore delle legioni romane che oltrepassavano il limes. E non mancano druidi e druidesse, bardi e skaldi, portatori di torce spettrali che non bruciano, e sopra la terra si snoda la processione degli dei pagani, il cui canto suona pauroso all’orecchio dei cristiani, che scappano in casa a tutelarsi dalla cavalcata dei morti”

Essere testimoni della caccia selvaggia viene considerato presagio di catastrofi e sciagure; i mortali che si trovano sul cammino del corteo sono in genere destinati a essere uccisi (rapiti e portati nel Regno dei Morti).

In Italia, soprattutto nell'area alpina, la caccia selvaggia viene associata a lontane luci, scalpitio di zoccoli, abbaiare di cani, urla demoniache, e un forte sibilare del vento.
Il protagonista della caccia in questa zona si chiama Beatrik, e viene associato alla figura di Teodorico da Verona.
La leggenda col tempo è stata inquadrata in una cornice cristiana che ne ha modificato i suoi connotati soprattutto nell'esito finale, utilizzandola a fini di ammonimento; in questa variante, l'intervento di un religioso riesce ad allontanare il corteo infernale.

(Fonte:http://www.centrostudilaruna.it/; Wikipedia)



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