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Frattini il Commissario vuol chiudere internet

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    00 9/12/2007 7:23 PM
    «Un commissario europeo vuol bloccare sul web la diffusione di informazioni pericolose», titola Le Monde (1).
    Senza alcuno stupore, apprendiamo che il commissario in questione è Franco Frattini, commissario alla Giustizia e Libertà (e non so cos’altro), nonchè vicepresidente della Commissione.
    «Ho la ferma intenzione di intraprendere uno studio col settore privato (sic) sui mezzi tecnologici per impedire alla gente di cercare delle parole pericolose come ‘bomba’, ‘uccidere’, ‘genocidio’ o ‘terrorismo’», ha spiegato il Kommissar alla Reuters.
    Ora, persino un ex maestro di sci deve capire che bloccare su Google la ricerca della parola «terrorismo» impedirebbe di vedere tutti i siti d’attualità, compresa l’ANSA e la BBC.
    Vietare la parola «uccidere» potrebbe impedire l’informazione, poniamo, sui «giocattoli che uccidono» Made in China e oscurerebbe l’intera cronaca nera globale.
    Impedire a qualcuno di fare una ricerca usando come parola «genocidio» azzererebbe persino tutti i siti ebraici e filoebraici intenti a coltivare la memoria della Shoah.
    No, nemmeno Frattini - non noto per l’alto quoziente intellettivo - può essersi lasciato sfuggire questa evidenza.
    Evidentemente sta pensando a un’altra cosa (ammesso che «pensare» si possa applicare a Frattini).
    Che cosa?
    Frattini deplora: «Chiudere immediatamente un sito internet non è attualmente possibile che in pochi Paesi membri, fra cui l’Italia» (sempre all’avanguardia nell’esercizio poliziesco), il che è in qualche modo allarmante: vuole imporre una legislazione che consenta di sopprimere ogni sito giudicato da Frattini pericoloso a tutta Europa.
    E questo, per di più, in consultazione con «il settore privato».
    Impossibile non ricordare che, nel «settore privato» del filtro occulto, della censura e del controllo su chi cerca cosa su internet, primeggiano le imprese israeliane.
    Alcune, come Amdocs e Confisys, hanno fatto un ottimo lavoro in USA l’11 settembre, e già operano con successo nel settore dell’intercettazione poliziesca in Europa, anche in Telecom. Inevitabilmente, Frattini si consulterà con queste per il suo progetto di azzeramento, censura e controllo.
    Non è un’ipotesi.



    Ovviamente Frattini è nome ebraico (un Davide Frattini è corrispondente da Israele per Il Corriere, graditissimo per le sue corrispondenze dal paese ospite) (2); e in più Franco Frattini ha percorso la parabola di tutti i neocon, da sinistra a destra: in gioventù ha collaborato al Manifesto, ma poi - dopo essersi dedicato a insegnare lo sci - s’è messo con Berlusconi perchè più amico di Israele.
    Là alla Commissione Europea, fuori dagli sguardi dell’opinione pubblica, l’ex maestro di sci svolge una instancabile opera a favore di Israele.
    Promuove con silenziosa energia l’entrata di Israele nella UE e nella NATO.
    E’ l’anima del gruppo di parlamentari europei «Amici di Israele».
    Nel 2005, quando il principe Harry d’Inghilterra prese parte a una festa in divisa nazi, Frattini s’è fatto immediatamente promotore di una legge «che vieti a livello europeo l’esposizione di simboli nazisti».
    «Interdizione totale a livello europeo» è la sua frase preferita.
    E’ uno che risponde, apparentemente, a riflessi condizionati: il Kommissario di Pavlov.
    Interdire, vietare, censurare, chiudere siti.
    Basta guardare il calendario della Commissione, per vedere a cosa si dedica Frattini.
    Un giorno, partecipa - non da privato, ma in quanto vice-Kommissario - alle sedute del Congresso Ebraico Mondiale.
    Un altro, vola a Roma per conferire con l’UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
    Un altro ancora, riceve come Kommissario il ministro israeliano agli affari strategici, il razzista Avigdor Lieberman.
    Sarà da lì che riceve l’imbeccata?
    Come noto, la lobby è allarmatissima per le notizie vere che circolano su internet riguardo alle attività caritative sioniste contro i palestinesi (mitragliamenti e digiuno prolungato), e che non riesce a bloccare con lo stesso successo con cui le blocca sui media ufficiosi.
    Internet, mezzo incontrollato, danneggia l’immagine di Israele.
    Bisogna correre ai ripari: lo fanno già vendendo ad aziende ignare filtri di sicurezza che bloccano la visione di siti come il nostro; ma non basta.
    «Interdizione totale a livello europeo», ecco quello che occorre.

    Frattini è lì per aiutare, ne ha i poteri eurocratici.
    Può convocare i ministri della Giustizia di tutta Europa (noi gli mandiamo Mastella, possiamo star tranquilli) ed esporre i desiderata del Fratello Maggiore, onde vengano tradotti in leggi coercitive.
    Anche se forse non ha capito bene i tecnicismi, e parla di bloccare parole come «uccidere» e «genocidio».
    Gli dovranno spiegare meglio i sistemi che usano, e che contano di usare «legalmente», per soffocare e censurare le informazioni.
    In Italia si può già fare, all’estero ancora no.
    Ma presto, saremo tutti italioti.
    Senza Internet cafè, e con il filtro per bambini nel software, il preservativo dei pensieri proibiti e delle notizie vietate.
    La verità come l’Aids: se la conosci la eviti.
    Va aggiunto che, nei ritagli di tempo, Frattini scrive.
    Recentemente sul quotidiano di sinistra francese Libération.
    Titolo: «La religione, il cemento della UE».
    La sua tesi: «In Europa, il cristianesimo non è solo la nostalgia del passato... Di fronte alle folle minacciose delle capitali islamiche, l’Europa s’è mostrata spesso, oggi, incerta e silenziosa. Bisogna preparare una risposta ferma, ridiventando cristiani, anzi crociati. Possiamo e dobbiamo costruire l’Europa a partire dalla nostra identità. Di cosa fatta questa identità? Della tradizione giudeo-cristiana».
    Le stesse cose che dice il senatore Pera.
    Le stesse che scrive Ferrara.

    E’ la strategia elaborata dal centro di Daniel Pipes a Gerusalemme, che ci vuole trasformare in crociati anti-Islam, e ripetute sotto dettatura dai neocon de noantri.
    Solo, nel caso di Frattini, scritte un po’ peggio.
    Il Kommissario della Psico-polizia.



    Note

    1) La Monde, 10 settembre 2007.
    2) Davide Frattini è lodatissimo da Informazione Corretta, come esempio di giornalismo gradito. Di lui Christian Rocca, il neocon di complemento del Foglio, ha scritto: «Va detto. Il Corriere ha un bravissimo corrispondente da Israele, Davide Frattini, il quale non è soltanto una bravo giornalista e amico mio ma anche uno dei rari (insieme con Claudio Pagliara della RAI) corrispondenti italiani che non ha pregiudizi anti-israeliani. L’articolo di ieri sui gay palestinesi perseguitati da Hamas e dalla polizia di Arafat e costretti a fuggire in Israele era esemplare». Per valutare l’autorevolezza del giudizio, bisogna sapere che Christian Rocca è un «giornalista» capace di dare notizie come queste: «Che fortuna essere stato a Guantanamo, ora mi manca».
    Svolgimento: «Altri due ragazzini, rimpatriati in Afghanistan, raccontano le straordinariamente positive condizioni di vita nel campo di Guantanamo. Al Guardian, noto giornale in mano al Pentagono e alla lobby ebraica dei neoconservatori.
    Sono stati male dieci giorni, certo gli interrogatori non erano entusiasmanti e le famiglie - come è ovvio - hanno sofferto. Ma quanto alle presunte torture e alle supposte disumane condizioni di vita, sentite cosa dicono alla Bibbia del progressismo britannico: The food in the camp was delicious, the teaching was excellent, and his warders were kind. ‘Americans are good people, they were always friendly, I don’t have anything against them’, he said. ‘If my father didn’t need me, I would want to live in America».
    Ecco un giornalismo finalmente non complice.
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    00 9/14/2007 12:06 AM
    Il commissario europeo propone di impedire ricerche online come "bomba" o "terrorismo"
    La risposta del motore di ricerca leader: "No alla censura, questa non è la soluzione"
    Censura, Google contro Frattini
    "No al blocco delle parole pericolose"






    "Ci opponiamo alla censura, e in ogni caso impedire la ricerca di alcune parole non è la soluzione al problema della sicurezza". E' netta la reazione di Google alla proposta del commissario europeo per la Sicurezza, Franco Frattini, che all'inizio della settimana aveva proposto di bloccare le ricerche online di keyword "pericolose", come "bomba", "genocidio" o "terrorismo", per ostacolare attività eversive.

    Parlando con Repubblica a margine di un incontro con la stampa internazionale, Peter Fleischer, global privacy counsel di Google, ha bocciato in questi termini la proposta di Frattini: "Ci sono tante ragioni per le quali una persona potrebbe cercare su internet una parola come "genocidio", ad esempio a scopo educativo". Secondo Fleischer, il problema è piuttosto impedire che alcune informazioni, come le istruzioni per costruire una bomba, vengano pubblicate. "Ma se una pagina esiste sul web", ha detto, "Google deve essere in grado di trovarla".

    In un'intervista alla Reuters alla vigilia dell'anniversario dell'11 settembre, Frattini aveva anticipato un pacchetto di proposte antiterrorismo da presentare agli stati membri dell'Unione europea all'inizio di novembre. "Intendo portare avanti un esercizio di esplorazione con il settore privato su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo", aveva detto Frattini. La proposta del commissario europeo si era immediatamente attratta le critiche delle associazioni per le libertà digitali: "La posizione espressa dal commissario Frattini è inaccettabile, gravissima e realmente liberticida", aveva dichiarato in un comunicato l'Alcei (Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva.

    "Francamente", era stata la risposta di Frattini alle obiezioni sulla libertà di espressione, "istruire le persone a creare una bomba non ha niente a che fare con la libertà di espressione, o con la libertà di informare la gente. Il giusto equilibrio, secondo me, è dare la priorità alla protezione dei diritti assoluti e, prima di tutto, il diritto alla vita".

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    00 9/14/2007 3:49 PM
    Dalla UE con furore





    Nuove dichiarazioni del Commissario Franco Frattini

    "Istruire qualcuno su come si costruisce una bomba non ha niente a che vedere con la libertà di espressione, o la libertà di informare". Usare le tecnologie per filtrare questi contenuti sui motori di ricerca, ed oscurare i siti pericolosi. Come fanno in Cina grazie agli accordi con Google.


    Il ragionamento di Frattini è semplice: datosi che su Internet si trova di tutto, anche le istruzioni per costruire delle rudimentali bombe fatte in casa, occorre evitare che queste informazioni siano così facilmente accessibili con il rischio di un aumento di attentati terroristici. Perchè è cosa risaputa che i terroristi studiano su Internet come costruirsi delle bombe.

    Come fare per raggiungere un simile obiettivo? altra semplice risposta del commissario: con il coinvolgimento dei privati che dovranno studiare le soluzioni tecnologiche migliori. Quindi, se di "sicurezza nazionale" si tratta, ancora una volta lo Stato sovrano delega una delle sue principali responsabilità all'industria privata. O, peggio, chiede al privato di fare il "lavoro sporco" in vece sua; in cambio di cosa non è difficile intuirlo, qualche privilegio/potere in più, qualche legge "ad hoc", qualche somma di denaro per il compenso. L'esito di queste "privatizzazioni" (del tutto o in parte) è sotto gli occhi di tutti: dal caso Peppermint [2] alla censura in Cina, dalla "guerra in appalto" in Iraq alla questione dei brevetti sui farmaci come nel caso Novartis/Governo indiano [3]. Eppure, nonostante questi disastri globali, il ritornello resta sempre lo stesso: meno Stato, più privati. Meno politica, più economia. Meno sociale, più mercato.



    Se la notizia-bomba messa in risalto dai media, su Internet come sulla carta stamapata, è questo tentativo di oscuramento del web, passano però quasi sotto silenzio altri due punti di cui il commissario Frattini avrebbe fatto cenno, ovvero il monitoraggio dei voli aerei in Europa con la creazione di un database dei viaggiatori con tanto di nome e numero carta di credito (database da mantenere per almeno 15 anni), e la conferma dell'invio di un questionario dalla Commissione agli Stati membri per chiedere loro come lavorano sull'educazione religiosa.



    Sulla questione dei voli aerei si registra dunque un netto dietrofront: da fiera avversaria degli USA, che imponevano alle compagnie aeree con voli diretti in America di fornire l'elenco dei passeggeri, la UE aveva già rinunciato al suo ruolo di paladina della privacy per biechi interessi commerciali (la neanche tanto velata minaccia degli USA di bloccare ogni volo diretto verso il proprio spazio aereo se non fossero stati forniti in anticipo i nominativi dei passeggeri), ora sposa pienamente la politica di sicurezza a stelle e strisce riproponendo le stesse "misure preventive".



    La novità (?) è rappresentata da questa indagine conoscitiva sull'educazione religiosa nei Paesi membri: lo stesso commissario la definisce una questione "delicata", ma fondamentale per "prevenire il radicalismo" e agevolare semmai un "Islam Europeo".

    Si nota una certa contraddizione tra quanto (apparentemente) richiesto dalla commissione e quanto (apertamente) dichiarato dal suo commissario: se si tratta di "educazione religiosa", si presume si parli al plurale, di religioni, quindi cristianesimo, islamismo, ebraismo, buddhismo, confucianesimo, induismo e via dicendo. Perchè allora il commissario punta il dito unicamente su una di queste, l'Islam? perchè si fa riferimento al solo radicalismo musulmano, quando in giro per il mondo di radicalismi religiosi che ne sono (purtroppo!) a iosa? e perchè si dovrebbe parlare solo di "islam europeo" e non anche di "ebraismo europeo" o "buddhismo europeo" o "qualunquereligione-ismo" europa? Ma soprattutto, perchè non la smettiamo con questa (psuedo)cultura europeocentrica?

    Non è per caso che, sotto sotto, questa indagine conoscitiva ha un qualcosa di razza-ismo in sè?



    L'unica a far sentire la sua voce contro le esternazioni del commissario Frattini è stata l'associazione ALCEI; si legge nel suo comunicato [4]:

    "la posizione espressa dal commissario Frattini è inaccettabile, gravissima e realmente liberticida. Pretesti come sull'internet si impara come fare le bombe sono bufale che risalgono agli albori della diffusione della rete e che insieme alle "violazioni" di copyright e alla strumentalizzazione della tutela dei minori hanno costituito - come ALCEI denuncia continuamente da oltre dieci anni - la storica scusa per invocare censura e repressione. [...]

    È chiaro e largamente dimostrato dai fatti che ogni genere di "filtri" o divieti è inutile e inefficace nella repressione di attività criminali, mentre si trasforma inevitabilmente in uno strumento di censura e repressione dell'informazione, del dialogo e della libertà di espressione. Non è impedendo ai cittadini onesti di parlare di argomenti preoccupanti che si impedisce ai violenti, agli assassini e ai terroristi di continuere le loro perverse attività".



    Che ALCEI, Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva, scriva un comunicato così duro prendendo una posizione così netta contro il commissario Frattini non sorprende; quello che invece sorprende è che altri soggetti, come associazioni, politici, gli stessi privati chiamati in causa dal commissario (l'unica a dire la sua è stata ISPA [5], l'associazione dei provider britannici) non abbiano fatto sentire la loro di voce.

    una svista estiva? la scelta di un basso profilo? un non voler dar credito a voci estemporanee alimentandole con la polemica? O una vera e propria rinuncia?



    FONTI

    ALCEI: inaccettabili le parole di Frattini

    (PI - News) All'indomani delle dichiarazioni del Commissario europeo alla Sicurezza, l'Associazione che si batte per i diritti digitali passa all'attacco. La visione di Frattini - dice - è gravissima e liberticida

    Punto Informatico, 13 settembre 2007 punto-informatico.it/p.aspx?i=2062535



    Repressione e censura. Lo spettro incombe ancora sull'Italia e sull'Europa. Una inquietante dichiarazione del Commissario europeo Franco Frattini preannuncia l'arrivo della più devastante delle censure: quella sulle parole. La strada e' aperta per punire chi “pensa” troppo.

    Alcei, 11 settembre 2007 www.alcei.it/?p=123



    Sicurezza

    Il commissario europeo Frattini ora vuole proibire la ricerca in rete di parole «sospette»

    Liberazione, 12 settembre 2007

    www.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=15241&pagina=4&versione=sfogliabile&zoom=no&id_articol...



    Frattini, censurare le parole pericolose

    (PI - News) Il commissario europeo intende studiare con i privati come impedire che vengano usati termini pericolosi nelle ricerche online. Insegnare come costruire bombe - spiega - non è informare. A breve il progetto di censura selettiva

    Punto Informatico, 11 settembre 2007 punto-informatico.it/p.aspx?i=2061687



    Web search for bomb recipes should be blocked: EU

    Reuters sept 10, 2007 www.reuters.com/article/internetNews/idUSL1055133420070910



    Frattini: seguiamo l'esempio cinese

    Nuova stretta contro il terrorismo: fuori dalla rete qualsiasi guida utile ai bombaroli, dentro nuove responsabilità per i provider sull'esempio di quanto accade in Cina. Ma anche il volo civile è preso di mira

    Punto Informatico, 06 luglio 2007 punto-informatico.it/p.aspx?i=2033752



    NOTE

    [1] europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/07/346&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLan...

    [2] www.ldenews.info/?p=102

    [3] www.ldenews.info/?p=117

    [4] www.alcei.it/?p=123

    [5] www.ispa.org.uk/



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    00 9/18/2007 3:10 PM
    La Rete e il bisogno di regole etiche
    per tutelare i diritti di tutti
    e punire gli abusi commessi da pochi




    Estendere l'accesso alle nuove tecnologie al maggior numero di persone possibile e combattere il cybercrime, nel rispetto dei diritti dell'uomo e possibilmente seguendo un codice etico ad hoc che renda la Rete un luogo sicuro e rispettoso dei diritti di tutti. Sfide ambiziose, quelle lanciate a Strasburgo nel convegno su “Etica e diritti umani nella società dell'informazione”. Era la terza conferenza regionale, dopo quelle tenute lo scorso anno in America Latina e in Africa, e i risultati dei lavori saranno presentati al prossimo Internet Governance Forum di Rio de Janeiro.

    Gli organizzatori - l'Unesco e il Consiglio d'Europa - hanno voluto privilegiare la pluralità di approcci per colmare le lacune presenti nel campo della società dell'informazione - una società in continua evoluzione e con la quale è difficile stare al passo. Ma come ha ricordato Mogens Smith, che per l'Unesco si occupa di comunicazione e informazione, qualche punto fermo c'è: «alla base di tutto si deve tenere la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo».

    Durante la prima giornata di lavoro si sono analizzati gli aspetti positivi e negativi rappresentati dalle nuove tecnologie dell'informazione - opportunità e rischi - e si è ragionato su una regolamentazione etica capace di tutelare i diritti di tutti. Compito certo non facile, né per le istituzioni, né per gli utenti, né per le aziende che su internet fanno profitti.

    «Viviamo in una società in continuo mutamento, dove il pubblico e il privato si confondono, ma anche la linea di confine tra il legale e l'illegale diventa sempre più sottile, e internet è uno strumento dove queste contraddizioni si ripercuotono e si amplificano ancora più che nel mondo reale». Secondo Laura Faxas, ambasciatore straordinario Unesco nella Repubblica Dominicana, sono anni di cambiamenti radicali, che coinvolgono anche i rapporti sociali. Cambiamenti che possono offrire pari opportunità ma anche accebtuare le divisioni, creare esclusione. È già realtà la frattura sociale tra chi ha la possibilità di accedere ad internet, e alle nuove tecnologie in generale, e chi invece è tagliato fuori.

    Internet è uno strumento che favorisce la libertà ma allo stesso tempo offre al Potere nuovi strumenti per limitarla. «Siamo tra il Grande Fratello e Kafka», ha commentato Yves Poullet, direttore del Centro di ricerche informatiche e diritto all'Università Notre Dame de la Paix, in Belgio. La libertà di espressione e la facilità di circolazione delle informazioni sono la forza di queste nuove tecnologie, ma la mancanza di limiti e di controlli (e di controlli su chi controlla) può dare luogo a gravi violazioni dei diritti individuali. Per l'europarlamentare francese Catherine Trautmann, «è importante ridefinire una dimensione etica a tutti i livelli della società, se non vogliamo farci dominare dalle tecnologie».

    È necessario dunque trovare un equilibrio tra la libertà di espressione e la tutela dei diritti, tra accesso universale alle tecnologie e repressione degli abusi. Le legislazioni attualmente disponibili non riescono a rispondere adeguatamente alle richieste di tutela che l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione comporta. Ci sono vari strumenti che intervengono su problemi specifici, lo stesso Consiglio d'Europa negli ultimi anni ha promosso delle convenzioni importanti, come quella sul cybercrime o quella contro la tratta degli esseri umani, ma non c'è un coordinamento capace di semplificare e rendere efficaci i meccanismi di protezione.

    Senza contare i problemi legati a stabilire quale tribunale sia competente a giudicare gli illeciti compiuti nel web (che è ancora terra di nessuno), una volta che questi siano accertati. Una risposta parziale potrebbero essere i codici di autoregolamentazione, come quelli su cui sta lavorando Google («Vorremo che il nostro esempio fosse seguito anche da altri», ha detto Peter Fleischer, global privacy counsel per il colosso americano. Contemporaneamente però, in risposta alle numerose critiche mosse da più parti per aver tenuto atteggiamenti lesivi della privacy degli utenti, proprio Google invoca le legislazioni nazionali, che l'azienda è comunque tenuta a rispettare.

    Fare della società dell'informazione un ambiente sicuro e governato dalle leggi non è un compito facile, ma un punto di partenza condivisibile da più parti potrebbe essere il Codice etico elaborato dall'Unesco e presentato a Strasburgo da Boyan Radokov con un auspicio: «Ci auguriamo aderiscano presto tutti i soggetti che operano in questo campo». Il codice è composto da 11 articoli e in sintesi si propone di:

    riaffermare una dimensione etica nella società dell'informazione;
    promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella società dell'informazione;
    favorire la pluralità di contenuti nella Rete;
    promuovere l'accesso all'informazione e alla comunicazione.
    In attesa di un consenso diffuso, gli stessi utenti potrebbero contribuire a fare le regole, ha suggerito Vittorio Bertola, membro del Working Group on Internet Governance e del consiglio dell'ICANN. «In un ambiente aperto come internet, dove anche il controllo è svolto da tutti gli utenti attraverso un insieme di principi largamente riconosciuti, la libertà di espressione porta a un diritto/dovere di tutti gli attori, compresi i comuni utenti, di dotarsi di politiche e regole specifiche».