00 9/8/2007 11:40 AM
Inchiesta. I dati, aggiornati ad agosto, delle iscrizioni all'Ufficio provinciale del lavoro rivelano una realtà inquietante

Tra i dannati anche precari e lavoratori a basso reddito
Lo Stato considera disoccupato anche chi non guadagna più di 8000 euro all'anno (se dipendente) e più di 4500 (se autonomo).




I cagliaritani poveri non sono 33 mila, come dichiarò un anno fa la Caritas suscitando lo stupore di una città che continua a vivere al di sopra delle sue possibilità. Sono di più: 48.553. Non uno su cinque, che già pareva un numero spropositato, ma uno su tre. A certificarlo, al di là di ogni strumentalizzazione politica, è l'Ufficio provinciale del lavoro, l'ex ufficio di collocamento. Il luogo dove vengono registrate tutte le persone che cercano un'occupazione ma anche quelle che un lavoro ce l'anno ma precario e sottopagato. Lo Stato li considera disoccupati e poveri, come chi non lavora. Cittadini di quella zona definita marginale ma che marginale, ormai non è, che gli economisti anglofoni definiscono 'No tax area': artigiani e dipendenti precari o part time (oltre agli inquantificabili evasori fiscali) che dichiarano al fisco sino a 8000 euro all'anno (se dipendenti) e sino a 4800 (se lavoratori autonomi). Poveri e disoccupati, clienti dei servizi sociali, del Centro diocesano di assistenza di via Pola, dove una volta al mese ritirano latte, pane, vestiario usato, farmaci, delle mense della Caritas che traboccano di bocche affamate. Clienti saltuari. Perché - spiega Gianfranco Occhioni, coordinatore del Servizio provinciale per l'impiego - «il mercato del lavoro è più dinamico di quanto sembri». Precario ma dinamico.


I PRECARI Uno su cinque - 10.898 - dei quasi 50 mila disoccupati sono stati avviati al lavoro nei primi otto mesi del 2007, sono cioè usciti provvisoriamente dall'inferno. Sono andati a fare i telefonisti in un call center o a lavorare alla cassa in un ipermercato, o a costruire un palazzo per un'impresa di costruzioni, consapevoli del fatto che in quel girone, probabilmente, ci torneranno. Solo 8.310 dei 48.553 iscritti non ha mani lavorato.È questo dinamismo che spiega perché il tasso di disoccupazione è dell'11,1% e non del 33%. E che giustifica il miglioramento rispetto al dato di sei anni fa (19,4%). Rispetto ad allora c'è più gente che lavora ma lavora per meno tempo e guadagna meno di quanto basta per sopravvivere e superare la soglia di povertà. Quella che non superano nemmeno i pensionati dell'Inps che guadagnano in media 539 euro al mese (435 le donne).


LE AREE DI ASSUNZIONE E non aiuta ad essere ottimisti per il futuro il fatto che la maggior parte dei nuovi impieghi creati tra il 2002 e 2005 siano di basso livello. «Il grosso del lavoro è appannaggio dell'edilizia, dei servizi generali e del commercio», spiega Davide Crobu, che per l'Agenzia regionale per il lavoro cura i rapporti congiunturali. Significa che trova lavoro, spesso precario, soprattutto chi ha un basso livello di istruzione. Inoltre le nuove attività commerciali - spesso rifugio di chi ha la possibilità di investire un piccolo patrimonio familiare - hanno un tasso di mortalità elevato, come certificano i dati di Confcommercio e Confesercenti. Tre su dieci aprono e chiudono nell'arco di due anni. «Ci preoccupa il calo dei lavoratori dipendenti e non troviamo riscontro nei dati regionali che mostrano un incremento elevatissimo degli occupati nel lavoro autonomo», ripete Mario Medde, leader regionale della Cisl, che prepara la mobilitazione di lavoratori e pensionati.


I NUOVI POVERI Tutto questo spiega perché aumenta costantemente il numero di cagliaritani che si rivolgono al Comune (22 milioni di euro il budget dei Servizi sociali) per il pagamento di una bolletta o per mangiare: l'anno scorso erano 1500 (budget da 150 mila a 200 mila euro al mese), ora sono oltre cento in più, mentre sono 450 le persone cui l'amministrazione paga parte dell'affitto della casa (480 mila euro all'anno). Oltre 8500 si rivolgono ogni mese al Centro diocesano di assistenza: impiegati con figli e mutuo da pagare assieme a precari, disoccupati, inoccupati, clandestini. Stesso destino. Altri cercano conforto - anche materiale - ai centri della solidarietà del Comune. Altri, come dimostrano i dati delle società finanziarie, si illudono che nulla sia cambiato indebitandosi. Ma quando si inizia a pagare a rate anche la spesa e si ricorre a un prestito per pagare i prestiti precedenti il sogno finisce. E inizia l'incubo.




Contratti da tre a sei mesi: cresce l'esercito degli interinali

Carrozziere, lamierista o verniciatore? Trovi lavoro subito, anche con tre mesi di contratto. Un impiego nel settore del recupero crediti? Si può fare, ma solo con precedenti esperienze nel settore. Nella jungla del job seeking molti si rivolgono alle agenzie interinali private: in città sono presenti 8 sportelli. I pro e i contro? Si trova un'occupazione con più facilità e spesso anche velocemente (soprattutto se si è in possesso di una qualifica o di una specializzazione), ma si deve fare i conti con contratti brevissimi e poche prospettive di crescita.

Nell'ambiente viene chiamata 'somministrazione di lavoro'. Si guadagna qualcosa, certo, ma difficilmente ci si può costruire una carriera. La durata degli impieghi varia: si parte da una sola giornata (il lavoro a chiamata) per arrivare ad un massimo di 2 anni, rinnovabili. Ma la media dei contratti è da 3 o 6 mesi. L'iscrizione nelle liste è gratuita.

Tania Cannas, responsabile commerciale dello sportello Adecco, spiega: «Curiamo la gestione amministrativa dei lavoratori, calcoliamo le loro buste paga e solleviamo le aziende da tutti gli adempimenti ai quali devono sottostare solitamente. Il personale è assunto da noi, per la retribuzione applichiamo i contratti nazionali». Il trucco? Alla compilazione del modulo cartaceo, consegnato agli impiegati dell'agenzia, molti aggiungono anche l'iscrizione sul sito internet, in modo da essere presenti nel data base regionale e nazionale.