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La rete si mobilita per il "V" day di Grillo

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    00 9/17/2007 4:57 PM
    Nel suo blog il comico a testa bassa contro i tg e i big dei partiti
    "Politica invecchiata.
    E' nuda con le sue rughe e i suoi giornalisti"
    Grillo ancora all'attacco dei politici
    "Solo chiacchiere e televisione"
    "Chi guarda la tv spera che un commesso si avvicini a D'Alema o allo psiconano e gli sussurri in un orecchio 'la festa è finita, non si renda più ridicolo'"







    "I politici? Solo chiacchiere e televisione". Ricorda la celebre invettiva del Capone-De Niro contro il Ness-Costner negli 'Intoccabili' ("sei solo chiacchiere e distintivo"), la frase che chiude il post di oggi del blog di Beppe Grillo.

    "La politica, all'improvviso, è invecchiata di 10 anni. E' nuda di fonte ai cittadini con le sue rughe, il suo belletto, le zampe di gallina intorno agli occhi, i suoi giornalisti", dice il comico che con il suo V-day, ha portato un attacco frontale alla politica che "deve tornare in mano ai cittadini e non ai segretari di partito". E Grillo, nel suo post di oggi, dice di ascoltare "parole decrepite che fanno fatica a uscire dalla bocca", come "le nuvole dei fumetti" e destinate a una brutta fine: "Non vengono più ascoltate".

    Poi passa alla sua rassegna dei tg, anche di quelli che davano conto della sua 'discesa in campo' con le liste civiche e torna all'attacco dei politici: "Chi guarda la televisione spera che un commesso si avvicini a D'Alema o allo psiconano e gli sussurri in un orecchio 'la festa è finita, non si renda più ridicolo'. Lo schema è sempre lo stesso. Collaudato. Il leader parla a un gruppo di persone. E' serio. Se appartiene all'opposizione chiede al governo 'ferme risposte', se è del governo annuncia 'impegni precisi'".

    Eccoci ai tg di domenica sera: "Ieri sera in televisione: Topo Gigio Veltroni parla dell'azzeramento del Cda Rai, applausi a scena aperta per una proposta così tempestiva e coraggiosa. Abbraccio commosso sul palco di Rutelli. Cesa parla della famiglia, applausi delle famiglie di Casini. Abbraccio commosso sul palco di De Mita, nuovo tutor dei giovani del Pd. Bossi minaccia Prodi con dieci milioni di padani (e poi - osserva Grillo con autoironia - mi chiama antipolitico...), applausi dei trecento presenti a Venezia. La telecamera inquadra le coppie di turisti che danno il becchime ai piccioni. Abbraccio commosso sul palco di Calderoli che lo premia con un porco di pezza".

    Intanto continuano le reazioni agli attacchi di Grillo: ''La parola d'ordine 'distruggiamo i partiti' è del tutto negativa, insensata e sbagliata ed essere ambigui e opportunisti su questo non fa l'interesse del presente e del futuro del Paese''. Lo ha detto il ministro delle Riforme istituzionali Vannino Chiti. ''Penso che quando i cittadini manifestano - ha spiegato Chiti - le istituzioni e chi è nelle istituzioni debbano fare ogni sforzo per capire le motivazioni, vedere gli aspetti giusti e quelli sbagliati''.
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    00 9/18/2007 2:53 PM
    Curzio contro Maltese. E in mezzo c’è Beppe Grillo





    Di certo Repubblica ha fatto un buon affare, nell’assicurarsi la firma di Curzio Maltese: da quel giorno dispone di due giornalisti al prezzo di uno.

    Il primo – diciamo che sia Curzio -- è il saggio e navigato uomo politico, il colto compagno di salotto, l’uomo illuminato da sani principi che si avvicinano a veri e propri archetipi ideologici: il Diritto, la Libertà, la Democrazia, l’Individuo. La Società.

    Dall’altro lato c’è Maltese, il qualunquista da esportazione, il politico per tutte le stagioni, l’intellettuale passepartout, l’acrobata della parola, il servo del sistema (inconscio, ovviamente, ma proprio per quello servus nella sua accezione più letterale: serve, è utile, e quindi vale in quanto tale).

    Non deve essere facile addormentarsi, la sera, con quelle due bestie in corpo.

    Queste sono, dopotutto, le due bestie che tolgono il sonno a tutta la sinistra italiana di oggi. Reduci da un auto-tradimento che solo a parole dicono di aver superato, gli intellettuali di sinistra (ormai senza virgolette, purtroppo) trascinano una pesante eredità storica nel faticoso percorso di adattamento a tempi che cambiano già troppo in fretta per chi non ha ideologia, figuriamoci per quelli che si portano ancora sulle spalle fardelli come Gramsci, Lenin o Berlinguer.

    Ben pochi umani ricevono il dono della totale ubiquità politica (leggi: plateale faccia di culo) che ha saputo mettere in mostra un personaggio come Tony Blair.

    Invece Curzio e Maltese vivono insieme, dormono e mangiano insieme, e purtroppo scrivono anche insieme, rendendo particolarmente arduo il compito di chi voglia leggerli non solo in superficie.

    Stiamo parlando di “Il Venditore di Complotti”, l’articolo su – o meglio, contro – Beppe Grillo, che sta suscitando sconcerto un pò dovunque, e per diverse ragioni.

    Ha perfettamente ragione Curzio, ad esempio, quando nell’incipit mette in guardia Grillo ...


    ... dal non imboccare una strada “disseminata di abusi linguistici e discariche emotive, quella di un bolso populismo”. Peccato che poco dopo arrivi Maltese a scrivere che l’ultima trovata di Grillo è “una specie di bollino di garanzia o marchio DOC per le liste civiche comunali, a patto che rispettino le regole dettate dall’attore.”

    Mentre dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratti di regole “dettate dall’attore”, ma regole che Grillo propone, e che verrebbero implementate solo se prima accettate da tutti. In altre parole, Grillo potrà avere idee più o meno valide, ma di certo non vuole fare il dittatore, mentre Maltese, con il suo abuso linguistico - appunto - riesce proprio a dipingerlo come tale.

    Per fortuna interviene subito Curzio, ricordandoci che “in una democrazia non c’è bisogno di leggi per impedire a dei criminali di essere eletti”, e che “se gli italiani continuano a eleggere certa gente, la colpa non può essere sempre dei partiti”. Sante parole. Talmente semplici e banali, in realtà, da contenere l’essenza del problema politico italiano.

    Ma subito arriva Maltese, a vantarsi che “questo giornale [Repubblica], prima di Grillo, ha denunciato la presenza di 25 condannati in via definitiva in parlamento di due pregiudicati, gli onorevoli Ciriaco Pomicino e Alfredo Vito, nella commissione antimafia.”

    Bravi, complimenti. Ma avete poi anche insistito nel chiedere le loro dimissioni, avete indagato a fondo, per trovare eventuali collegamenti fra costoro e le presunte “mani pulite”, avete riempito le vostre pagine di sdegno quotidiano, avete urlato contro il silenzio con cui costoro accoglievano le vostre proteste - in altre parole, siete stati coerenti con voi stessi - o vi siete accontentati di averlo detto una volta, tanto per mettere a tacere la vosta coscienza lacerata, e poi “via, tutti a Capalbio, che stasera c’è questa cosa in piazza con i suonatori africani di bongo!”?

    Per fortuna abbiamo subito un nuovo intervento di Curzio, che molto onorevolmente riconosce a Grillo il merito indiscutibile di aver messo in moto un certo tipo di presa di coscienza popolare: “Beppe Grillo ha grandi meriti da artista e da un uomo di informazione. Ha anticipato lo scandalo Parmalat e ha raccontato per anni un pezzo di potere che quasi nessuno, sui media, ha saputo o voluto raccontare al pubblico.”

    E’ ancora più onorevole, Curzio, perchè nel riconoscere questo riconosce anche di non aver saputo fare il proprio mestiere – ed il proprio dovere, civicamente parlando - al punto da dover essere rimpiazzato da un “attore” qualunque.

    Peccato che a questo punto Maltese stia raggiungendo la carburazione ottimale, e metta a segno uno storico filotto di offesa della logica, del buon senso e dell’intelligenza altrui in un colpo solo:

    “Per questo la svolta da predicatore– ci dice parlando di Grillo – è ancora più imbarazzante. Si è messo anche lui in fila a vendere complotti.”

    Svolta? Imbarazzo? Complotti? Non solo Grillo predicatore lo è sempre stato – è la sua natura, la sua quintessenza, e la chiave del suo successo - ma quali sarebbero questi “complotti”? Gli stessi forse che ha denunciato Repubblica “prima di lui”, per caso? O forse le rivelazioni degli scandali che gli sono appena valse, per bocca di Curzio, “grandi meriti da artista e da un uomo di informazione”?

    Ma non basta: Maltese deve aver visto la mezz’ora sbagliata di Matrix, la settimana scorsa, poichè a un certo punto spara addirittura che “la vendita dei complotti è una attività semplice e redditizia“.

    Mancava solo che dicesse che serve a vendere tanti gadgets e magliette, e il cerchio si chiudeva. Ma ci andiamo comunque vicino, visto che “il pubblico americano – continua Maltese – ha arricchito qualsiasi teorico del complotto intorno all’11 settembre [meno il sottoscritto, evidentemente], per quanto ridicole fossero le prove concrete”.

    Aiuto! Signor Curzio, dov’è andato? Maltese ha detto che le prove concrete sono ridicole! (E’ forse su quelle “teoriche” che abbiamo demolito la versione ufficiale? Sul concetto kantiano di acciaio fuso nel qui e ora, forse?)

    Ma Maltese, approfittando della momentanea assenza di Curzio, affonda senza pietà: “Michael Moore è diventato un divo spiegando che le guerre in Medio Oriente sono il frutto di un piano studiato a tavolino da due famiglie, Bush e bin Laden”.

    Mamma mia, fermatelo! Se Michael Moore è un divo, io sono Carla Fracci travestito da ninfetta. Non esiste in America una persona meno accomodante e più sgradevolmente “se stessa” di lui, nel bene come nel male.

    Per fortuna Curzio torna a farsi vedere, e con i peso della sua conoscenza corregge il tiro, dando pienamente ragione a Michael Moore:

    “Purtroppo il vero complotto è ordito dai due terzi della popolazione statunitense, 200 milioni di persone, che si ostinano a consumare ogni anno un terzo delle merci mondiali, senza neppure riuscire a pagarle, e dieci volte l’energia usata dal miliardo e 300 milioni di cinesi. “

    Curzio infatti ci sta spiegando che gli americani, pur di non dover intaccare il loro standard di vita, in un certo senso sono “costretti” ad andare a prendersi il petrolio dove sta, e nel frattempo vorrebbero pure azzoppare l’Iran, le cui vendite di petrolio slegate dal dollaro rischiano di mandare definitivamente a fondo la moneta americana.

    Ma l’altro insiste. Perso fra i fumi del più inebriante qualunquismo, e totalmente sordo ai richiami della ragione, Maltese imperversa nel suo palese tentativo di “piacere“ in qualunque modo agli americani.

    “È certo una magnifica consolazione – scrive tagliente - constatare che oggi il mercato del complotto stia nelle mani di personaggi dello show business piuttosto che nelle grinfie di leader carismatici.”

    Guardandolo con disdegno, Curzio compie un ultimo, disperato tentativo per salvare la situazione: “Ma l’etica pubblica è un patto fra cittadini – esclama con tono solenne - che non si inventa con lo slogan o una trovata, si costruisce col lavoro di ogni giorno, con l’informazione...”

    Parole sante, Signor Curzio, parole sante. Ma con Maltese non c’è più nulla da fare: lo guardi, è già entrato in libreria, e si è messo i coda per comperare l’ultimo libro di Popular Mechanics. (Gliel’ha consigliato Deaglio, visto i miracoli che riesce a fare per la tua immagine, in un’editoria già traballante come la nostra).

    Più tardi in serata, Curzio e Maltese si sono riconciliati, e sono addirittura usciti a cena insieme, per poi rientrare un pò brilli, intonando con il pugno alzato "Viva Bush - viva Lenin - viva Mao-Tze-Tung!"

    Nessuna paura, quindi: la sinistra rimane unita e ferma, nel suo progetto di riforma sociale attuato nell’esclusivo interesse del lavoratore.

    E intanto chi ci ha rimesso è Beppe Grillo, che è l’unico che il lavoratori li difende davvero.


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    00 9/18/2007 3:38 PM
    Grillo li disturba





    «Fin che la barca va, lasciala andare....»Uno vorrebbe parlare d'altro, ma non si può.
    Ci tocca fare i blogghisti. Ci tocca incanaglirci, per colpa loro.
    Due notizie da rassegna-stampa mattutina.
    La prima: i senatori hanno ricevuto un ulteriore aumento automatico di 200 euro mensili.
    Molti dicono di non essersene accorti: ovvio, 200 euro possono sfuggire su un emolumento che, con gli ammenicoli, giunge a 15 mila euro al mese.
    Netti.
    L'aumento è automatico, nel senso che scatta con gli aumenti (parimenti automatici) gratificati alla magistratura.
    Ma alla Camera, vista l'aria che tira, hanno almeno soprasseduto.
    Al Senato no: lì, c'è Bertinotti.
    E' la prova che ciò che si chiama «sinistra» oggi non è altro che il corpo sociale dei miliardari di Stato, l'oligarchia dei parassiti pubblici.
    Seconda notizia: la magistratura ha messo in libertà lo zingaro (pardon: rom) che guidando ubriaco, ad aprile ad Ascoli, ha ammazzato quattro passanti.
    Cinque mesi per una strage.
    I giudici dicono: non si poteva tenerlo in galera di più, in attesa di giudizio.
    Tanto più che «collaborava», infatti ha confessato anche una tentata rapina.
    Del resto, l'hanno mandato agli arresti domiciliari.
    Che significato abbiano arresti «domiciliari» per un nomade in roulotte, è facile capire: hanno reso il delinquente introvabile uccel di bosco.
    Più di quei cinque mesi, non pagherà.
    Un cittadini obietta, mite, che la magistratura pare usare due pesi e due misure: dopotutto, ha comminato due anni e mezzo a quel cittadino esasperato che ha sciolto gli ormeggi del panfilo di Della Valle, dove dormiva beato Mastella.
    Due anni e mezzo.
    Interviene un altro cittadino (dell'Ulivo) e protesta: basta con questa antipolitica!



    Le due situazioni sono diverse: il rom non è stato ancora giudicato, certamente i giudici gli infliggeranno - dopo processo - molti più anni che al cittadino anti-Mastella.
    Così non si fa che alimentare il qualunquismo.
    Il giornalista (di La Repubblica) gli dà ragione.
    Invece il cittadino non-qualunquista ha torto marcio.
    Il cittadino che ha sciolto gli ormeggi è stato giudicato per direttissima.
    Quanto al rom stragista, i giudici non hanno trovato il tempo, in cinque mesi, di mandarlo al processo.
    Qui, niente direttissima.
    E' evidente cosa la magistratura - la magistratura come casta, come burocrazia inadempiente - considera «allarme sociale»: non lo zingaro ubriaco che ammazza comuni cittadini (cioè noi), ma il cittadino che turba il sonno di Mastella con un dispettuccio.
    Per quello la punizione deve essere rapida ed esemplare, fino alla giustizia sommaria.
    Per lo zingaro no, si può aspettare.
    Fino a far decorrere i termini per incuria.
    I crimini contro i cittadini sono lasciati impuniti.
    Le mancanze di rispetto contro la Casta, sono ferocemente represse.
    I due episodi vanno letti insieme, perchè sono fenomeni della stessa classe parassitaria, ne rivelano la mentalità, e il disprezzo con cui ci tratta.
    Un' imprenditrice che, per subentrare al padre nella titolarità della piccola azienda, deve produrre documenti bollati per 27 chili - là dove basterebbe una auto-dichiarazione alla Camera di Commercio - conferma la mentalità della casta ancora più chiaramente: per costoro, il nemico è il cittadino normale intento a normali legittime occupazioni.
    E' quello che va messo sotto asfissiante controllo dai molteplici enti burocratici pubblici che si occupano di lui; è quello ad essere sospetto in ogni sua azione, e che deve provare ad ogni passo le sue buone intenzioni.
    Il rom criminale omicida, invece, dalla casta è ritenuto degno di fiducia.



    Lì, nessun controllo: vada agli arresti «domiciliari» nel camper, poi si ripresenti, fra un paio d'anni, a giudizio.
    La burocrazia inadempiente non ha nemmeno la coscienza che la sua esistenza (costosissima) si legittima con l'agevolare le attività economiche produttive: è lì, invece, per ostacolarle, tassarle, controllarle in modo schiacciante.
    Nella sua stupidità, è disposta a strozzare l'oca dalle uova d'oro, da cui dipendono infine i suoi emolumenti miliardari.
    Quel che interessa al corpo che si proclama «servizio pubblico» è mettere il cittadino al proprio servizio: provi lui che è onesto, produca i documenti, le carte (bollate, ossia tassate) per dimostrare che ha diritto di agire.
    Ciò dice che una sola è la battaglia politica urgente, che la gente che spera in Beppe Grillo deve tenersi fissa in testa: detto brutalmente, la lotta di coloro che i soldi all'erario li versano, contro coloro che i soldi dall'erario li prendono.
    E' molto semplice.
    Il rischio è che la protesta civile - degnissima - si sgrani in richieste secondare, ecologiste (Pecoraro Scanio è già lì a sfregarsi le mani), e faccia perdere di vista la battaglia primaria e preliminare.
    Ma già vedete come reagiscono: che vuole questo Grillo, disturba, eccone un altro a volersi far eleggere.
    Non c'è più posto, non ci sono più soldi, sono tutti nostri.
    Tutti a proclamare: non ci può essere democrazia senza partiti!
    Senza partiti, solo la dittatura!
    Fascisti! (1).
    Mica solo a «sinistra», naturalmente.
    Berlusconi è irritatissimo: stava già confezionando la sua tribuna artificiale, la Brambilla, ed ecco arriva questo Grillo a disturbare.



    La Lega (cadavere vivente) è ancora più allarmata: questo ci toglie il monopolio della protesta qualunquista, ci ruba spazio sui TG mentre versiamo l'ampolla padana.
    Eppure ci sono dei senatori leghisti: ma non hanno protestato per l'aumento di 200 euro, mica l'hanno rifiutato (demagoghi per un giorno), manco se ne sono accorti.
    Il loro qualunquismo ha dei chiari limiti.
    Nello stesso tempo, la Lega ha ridimensionato La Padania - costa troppo, bisogna risparmiare, i 4 miliardi annui di sostegno pubblico non bastano - e perciò hanno licenziato 11 giornalisti.
    I più bravi, ossia i più indipendenti (gli yes-men sono stati assorbiti dal partito cadavere, con stipendio).
    Anzi, peggio che licenziato: li hanno messi in cassa integrazione a 900 euro mensili, così non hanno nemmeno la liquidazione (mi correggo: la liquidazione non c'è più per nessuno, si sono incamerati anche il TFR, è una loro «riforma»).
    La Lega ha voluto un giornale che non si vende, ma a pagare non è la Lega - partito che, come tutte le cose inutili, durerà in eterno - ma i giornalisti che hanno dovuto fare un giornale sbagliato.
    Mica facile, dopo essere stati magari per dieci anni a lavorare per La Padania, trovare lavoro in altro giornale: sei bollato.
    Hai dato al partito-cadavere anche la tua credibilità professionale, e lui l'ha sm… di m… di maiale, alla Calderoli.
    La Lega è la Casta, non c'è differenza: noi 15 mila euro, voi 900.
    Ecco tutto: semplicissima la lotta da fare, senza perdersi in rivoli secondari.
    Un lettore mi racconta la comparsata di Prodi da Bruno Vespa.
    Io me la sono risparmiata: Vespa è un altro della casta, la TV di Stato lo paga una serqua di miliardi, pari a 3.287 euro l'ora.
    Per quali qualità è pagato Vespa?
    Perchè è ben «posizionato».
    Rendita di posizione, come tutti loro.
    Miliardario pubblico.
    Parassita.
    Al sicuro da ogni sciagura, di quelle che subiscono i colleghi de La Padania.
    C'è un modo di essere «giornalisti» che rende miliardi.
    Un altro che porta alla Cassa integrazione a 900 euro.



    Ebbene: da Vespa, Prodi beato e arrogante ci ha insultato tutti.
    Contro il «popolo di Grillo», ha detto: «Attenzione, la società italiana non è meglio dei politici. Guardate i recenti concorsi nelle università».
    Doppio, triplo insulto.
    Anzitutto, perchè sono appunto le istituzioni corrotte che corrompono il popolo: il cittadino deve diventare «cliente» delle loro clientele, altrimenti non fa carriera e non trova lavoro; manco trova un banco all'università.
    E le istituzioni le hanno corrotte loro.
    Inoltre, la gente che dà fiducia a Grillo - dopo essere stata ripetutamente tradita da altri - è, almeno in via di principio, proprio quella società che paga le tasse e che non ne ha benefici. Quella che il servizio pubblico ha messo al proprio servizio, come una torma di schiavi.
    Se non è «migliore dei politici», aspira ad esserne migliore.
    Non chiede favori clientelari, ma che altri non ne approfittino: chiede insomma l'uguaglianza di fronte alla legge, un minimo di sanità nella «democrazia».
    Il terzo insulto è il peggiore.
    E' come sentirsi fare l'occhiolino da uno sfruttatore di prostitute: ma va là che non sei meglio di me, anche a te piacciono le pollastrelle...
    O il rom liberato che ci dice, strizzando l'occhio: ma dài, anche a te piace bere...
    Ciò è ripugnante.
    Sotto sotto, c'è l'invito vergognoso: non fateci la morale, venite invece nelle nostre clientele, profittate della greppia, ci sono ancora delle briciole per voi.
    Guardate il rom, è libero.
    Guardate il cittadino che ha sciolto il panfilo a Mastella: s'è beccato due anni e mezzo.
    Siate disonesti, conviene anche a voi.
    Che rispondere a chi ti strizza l'occhio così?
    L'impulso è ricorrere alla violenza: del resto, una politica seria sa che al fondo c'è sempre la violenza.
    La violenza deve essere «ultima ratio», ma quando l'oppressione di un'oligarchia delinquenziale giunge a certi punti, cacciarla con la forza diventa un dovere.
    Anzitutto verso se stessi.



    Il punto è che la Casta ha il monopolio della violenza.
    Per di più, «legale».
    Ha al suo servizio mezzo milione di poliziotti, carabinieri, finanzieri, e tutti i giudici.
    Non ci mette niente a schiacciarci.
    Questo ci dovrebbe dire come la battaglia in cui la gente che segue Grillo s'è messa sia pericolosa, fatale.
    Bisognerebbe almeno guadagnarsi i tutori dell'ordine.
    Ai finanzieri: il senatore a vita vi manda a comprare la cocaina, vi ha reso suoi servi, vi disonora. Vi conviene?
    Ai carabinieri e ai PS: quante volte dovrete riarrestare il rom pluriomicida, reso uccel di bosco dalla «giustizia», a rischio della vostra vita?
    Magistrati imberbi, ideologici, insindacabili e ben pagati vi umiliano, vanificano ogni giorno il vostro lavoro difficile, per una paga che è meno della metà di quello che danno a Vespa per un'ora.
    Dove sta la giustizia che avete giurato di difendere?
    Ma questo è solo lo sfogo di un blogghista.



    Note

    1) Invece fu una notoria antifascista - Simone Weil - a teorizzare una democrazia senza partiti. Anzi, scrisse: «Dovunque ci sono partiti politici, la democrazia è morta. Non resta altra soluzione pratica che la vita politica senza partiti». Come? Con la responsabilità individuale del deputato di fronte ai suoi elettori. Bisogna creare un clima culturale tale, scrive la Weil, che «un rappresentante del popolo non concepisca di abdicare alla propria dignità al punto da diventare membro disciplinato di un partito». Verrebbe meno la libertà di associazione? Replica la Weil: «La libertà di associazione è in genere la libertà delle associazioni» contro le persone umane. La libertà di espressione? «La libertà d'espressione è un bisogno dell'intelligenza, e l'intelligenza risiede solo nell'essere umano individuale. L'intelligenza non può essere esercitata collettivamente: ne consegue che nessun gruppo in quanto gruppo ha legittimamente diritto alla libertà d'espressione».
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    00 9/18/2007 7:00 PM
    Generazione V



    Dopo il successo dell'8 settembre il mondo politico e quello dell'informazione fanno blocco comune contro Beppe Grillo e il suo seguito



    L'Italia ha un problema. Si chiama Beppe Grillo. L'8 settembre scorso ha osato mandare a quel paese, anzi "affanculo", la classe politica italiana, in particolare quella che può vantare condanne o procedimenti penali a carico. Non lo ha fatto da solo: decine di migliaia di cittadini italiani si sono ritrovati nelle principali piazze, italiane e estere, per ascoltare e condividere l'indignazione. Dal palco Grillo e i suoi ospiti si sono limitati a citare fatti, legandoli a episodi, nomi e cognomi. Molti di questi si sono indignati. Non per la propria condotta ma per vederla resa pubblica.
    In un paese allevato a tv commerciale e generalista tutti possono parlare a condizione di restare nell'ambito delle opinioni, più sono personali e lontane dalla realtà meglio è. Tutto ridotto a cabaret: a Marcello Dell'Utri si chiede conto della sua passione per Socrate anziché dei processi per mafia. Per alcuni più l'aria è fritta più è respirabile.
    Non per tutti. E la spiegazione del successo del V-Day è tutta qui: voglia di verità, di informazione autentica, di piazza pulita. Quella piazza è ancora minoranza nel paese, ma ne rappresenta il futuro, perché fatta in grandissima parte di giovani. E parecchio informati. Ragazzi che preferiscono la sintesi di YouTube alla logorrea di Ballarò.
    Il mondo politico, che comprende ministri, parlamentari e i loro megafoni (tg1, tg5, Repubblica, Corriere della Sera), è passato in blocco al contrattacco, mettendo da parte - per un momento - la commedia delle parti che vuole il Palazzo diviso in destra e sinistra.
    L'offensiva è stata sostanzialmente portata avanti in tre modi. Uno. Attaccando frontalmente. Come hanno fatto l'ex presidente della Camera Pierferdinando Casini ("E' una vergogna"), il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ("Senza i partiti si rischia un governo di militari e tecnocrati") e il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari ("La forma - specie nella vita pubblica - è sostanza e chi inneggia al "Vaffanculo" partecipa consapevolmente a quelle invasioni barbariche che connotano gran parte della nostra mediocre e inselvaggita attualità").
    Due. Condividendo in apparenza. "Grillo riempie un vuoto della politica", è stato il commento dell'attuale presidente della Camera Fausto Bertinotti, vero emblema del vuoto della politica attuale abituata a sopravvivere a colpi di frasi insignificanti, ambigue e opportuniste. Ennesima furbata di un personaggio avezzo a raccogliere consensi emettendo parole e suoni incoerenti ma graditi all'interlocutore-elettorato di riferimento. Bertinotti è parte integrante e ben rappresentativa del sistema che Grillo e la piazza invitavano ad andare altrove. Lo sa ma prova a passarsi per "uno di loro".
    La terza via è quella dei "professionisti" dell'informazione. Si finge di analizzare il fenomeno Grillo, cercando di ridimensionarlo o ghettizzarlo. E' quel che ha fatto in modo esemplare la trasmissione Primo piano su Raitre il 12 settembre scorso: mentre il conduttore Maurizio Mannoni intervista i due ospiti (Marco Travaglio e Pancho Pardi), sullo schermo scorrono le immagini del V-day con Grillo sul palco e la piazza semivuota ripresa dall'alto; l'impressione è che il seguito non sia poi così numeroso (è il giochino, al contrario, fatto da Mimun ai tempi dell'intervento in solitario di Berlusconi alle Nazioni Unite). Solo quando scorrono i titoli di coda si vede, per un secondo non di più, la piazza gremita.
    Tre tecniche, un unico obiettivo: ridimensionare, sbriciolare, annullare, frazionare. Lo stesso schema utilizzato per azzerare i Cofferati, i no global, i girotondi. Un'operazione che viene portata avanti in modo chirurgico dal Palazzo con la sponda di mezzi di informazione sempre più embedded. Alleati nel mettere in luce tutte le contraddizioni di queste possibili minacce al proprio status di privilegiati. Se le contraddizioni non ci sono basta inventarle.
    Il blog www.beppegrillo.it viene ormai citato ogni giorno dai principali quotidiani nazionali ma il contenuto, sebbene immediatamente verificabile, non viene mai riportato con esattezza. Grillo scrive: "I cittadini devono entrare in politica direttamente. Per la loro tutela e per quella dei loro figli. Dai Comuni si deve ripartire a fare politica con le liste civiche. Le liste che aderiranno ai requisiti che pubblicherò sul blog tra qualche giorno avranno la certificazione di trasparenza 'beppegrillo.it'. Tra i requisiti ci saranno, ad esempio, il non essere iscritti a partiti ed essere incensurati. Le liste potranno comunque chiamarsi come gli pare ed essere autonome nella loro azione. Ci potranno anche essere più liste in una stessa città. Io non parteciperò a nessuna manifestazione nei prossimi mesi. Non sto promuovendo la presentazione di nessuna lista civica, né locale, né nazionale". Il messaggio, rimasticato e adattato dai big dell'informazione, diventa: Grillo entra in politica con un suo partito. Titolo seguito dal perfido occhiello "ma non tutti lo seguono". Refrain che viene ribadito e esplicitato dallo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi a Porta a porta: "Voglio proprio vedere cosa succederà a Grillo ora che ha deciso di fare un partito. Questo è successo: farà le sue liste, dunque un partito. Io sono d'accordo con molte delle cose che dice, è giusto inibire il Parlamento ai condannati e sono stato il primo a darmi il limite di due mandati. Ma come si sposa la richiesta di non avere tessere di partito per essere candidati con la nascita del partito di Grillo? Lo voglio vedere alla prova della selezione dei candidati, dei piccoli interessi". Certo è un rischio ma il comico genovese non lo corre. Ha detto chiaramente che non promuoverà nessuna lista, di cosa parla Prodi allora? Non di quel che dice Grillo ma di quel che a Grillo viene messo in bocca da giornali e tg. Gli stessi che, una volta determinata-concordata-ottenuta l'esternazione di Prodi, si rimettono al lavoro e fingono di ricevere ciò che hanno prodotto: "Prodi: Grillo fa un partito e avrà i suoi problemi". La dichiarazione iniziale ormai è dimenticata. Seppellita sotto una marea di mezze verità e bugie costruite in laboratorio. Il "vaffa" è più che meritato. Resterà inascoltato ma non isolato. Questi ragazzi hanno appena iniziato.

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    centrosardegna
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    00 9/18/2007 7:08 PM
    Dopo le presenza del presidente del Consiglio a «Porta a porta» Grillo: Prodi-Alzheimer come pugile suonato
    «Attaccano me, ma in realtà attaccano il loro (ex) elettorato.
    Il programma non l'ho scritto io, ma i cittadini»






    Beppe Grillo riprende l'offensiva parlando del premier (presente lunedì sera alla trasmissione «Porta a porta») come di un vecchietto preda del morbo di Alzheimer, ossia della demenza senile, dopo averlo accusato di essere soporifero come una pastiglia di Valium.

    QUALUNQUISTA - «A Porta a porta il presidente del Consiglio, definito ormai dagli stessi giornalisti 'Valium-Prodi', parlava seduto dietro a una gigantografia con la mia faccia», scrive il comico genovese sul suo blog. «Belin (interiezione tipica ligure che significa "organo sessuale maschile", utilizzata in un discorso al posto di "accidenti", "cavolo", ecc., ndr), è come se la Bbc trasmettesse un discorso alla nazione di Gordon Brown che si rivolge a Mr. Bean. Prodi mi ha colpito, ha detto una cosa qualunquista: I cittadini non sono migliori dei politici. Credo che intendesse tutti i cittadini e tutti i politici. Insomma, siamo un Paese senza speranza», ha affermato Grillo.

    ALZHEIMER - «Valium ha poi continuato dicendo di me: 'Ora cambia perché dalla critica deve arrivare alla proposta'. Qui mi sono molto preoccupato. Le proposte infatti ci sono: quelle dei cittadini che per mesi hanno scritto commenti e mail al blog. Non sono mie, sono dei datori di lavoro di Prodi. Le ho consegnate personalmente ad Alzheimer-Prodi a Palazzo Chigi l'8 giugno del 2006. Gli lasciai una lettera di licenziamento nel caso non le avesse tenute in considerazione. Mi rassicurò che le avrebbe trasmesse ai ministri competenti. Ho il filmato integrale».

    PUGILI SUONATI - «Il programma lo hanno scritto i cittadini, non Grillo», conclude il comico-tribuno. «L'Italia cambierà grazie ai suoi cittadini, non grazie a Grillo. Si parla di vuoto da riempire, ma chi l'ha creato se non l'assenza della politica? Se non la partitocrazia? Attaccano me, ma in realtà attaccano il loro (ex) elettorato. Sono dei pugili suonati».

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