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La rete si mobilita per il "V" day di Grillo

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    00 9/7/2007 7:24 PM
    In 180 piazze: via i parlamentari condannati e mai più di due legislature
    Impazza sul blog del comico genovese il V-Day con marcia virtuale, city map, urban blog, e inno







    Il popolo della blogosfera sta impazzendo, raccogliendo l’invito lanciato da Beppe Grillo sul suo sito personale e in occasione del suo show all’ Europarlamento, lo scorso 29 giugno. La manifestazione è stata organizzata a sostegno della campagna per il Parlamento Pulito che il comico genovese sta conducendo ormai da anni via web e nei suoi spettacoli dal vivo. La mobilitazione avrà il suo culmine l’8 settembre, giorno in cui in tutte le principali piazze italiane si raccoglieranno firme contro i politici con condanne o precedenti penali che pure siedono come se nulla fosse tra i banchi di camera e senato. Il nome della protesta è stato scelto come sintesi tra lo storico D-day dello sbarco in Normandia (il giorno in cui iniziò la liberazione dell’europa dal nazismo, anche se in realtà l’8 settembre in Italia si ricorda per la firma dell’armistizio) e la V come «Vaffa...» o più cordialmente come «Vendetta», per "sollecitare" la partecipazione popolare.
    I NUMERI DELLA LA RETE – I numeri della rete sono da capogiro e sono in evoluzione continua. Alle ore 12,30 di venerdì 7 settembre, secondo i dati rilevati dagli organizzatori e diffusi dal blog vday.wordpress.com/ ci sono 180 piazze italiane coinvolte, 7356 blog ne hanno parlato, 2003 foto con il tag vaffaday su Flickr, 7641 foto con il tag v-day, 2100 video con il tag v-day su YouTube, 2060000 pagine web trovate da Google con il tag v-da. Interesse anche dalla Spagna con El Pais che titola “V- Day Italia!”.
    LA CATENA UMANA - Ma non è finita, in rete c’è una catena umana che unisce tutti gli "urban blog" delle città italiane. Si passa da Bologna a Matera, a Bergamo, Torino che cerca dei volontari per il V day e Palermo con 50.000 firme da raccogliere.
    LA MAPPA DELLE PIAZZE ITALIANE – Sul blog ufficiale di Beppe Grillo è presente la City Map delle piazze italiane con i relativi forum di adesione. Per ora la massiccia risposta popolare è di 204.152 iscritti e si registra anche una adesione di V-Day nel mondo.

    IL VOLANTINO V-DAY DEL GRILLO PENSIERO– I punti salienti del manifesto sono per un Parlamento Pulito e si manifesterà per un secco "No" ai venticinque parlamentari condannati in Parlamento – infatti, recita il volantino diffuso: «nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva o in primo o secondo grado, in attesa del giudizio finale». Mentre il secondo punto declama: «nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento per più di due Legislature, e il terzo punto propone l’elezione diretta dei candidati al Parlamento. A maggior ragione devono essere votati dai cittadini con una preferenza diretta e non dai segretari di partito».
    ISTRUZIONI PER L’USO – «Il V-Day è un virus, deve arrivare dappertutto, non in una sola città» dichiara Beppe Grillo e «l’8 settembre sarò a Bologna in Piazza Maggiore ». I banchetti saranno davanti ai Municipi delle principali città segnalate dalla City Map del V- Day e qui – prosegue il comico: « si potranno raccogliere firme, fare informazione sul V-day e sui problemi della vostra città, chiedere agli artisti di partecipare, prendere la bicicletta, essere felici. »
    V-MARCIA - Strategico il V-day anche sotto il profilo mediatico grazie alla possibilità di iscriversi alla V-MARCIA creando il proprio profilo, un proprio avatar e inserendo il V- pensiero virtuale. Fabio Ramelli nella sua V-MARCIA crea il suo motto: «Per cambiare il mondo dobbiamo iniziare da noi stessi », oppure Lorenzo Artioli : «saremo un oceano! »,mentre la grinta di Filomena Menna in penultima fila virtuale : «facciamoci sentire! ».
    L’INNO DEL V-DAY – Non poteva mancare l’inno per una giornata così speciale. Leo Pari ha tradotto l’invito di Beppe Grillo nel nuovo tormentone per l’otto settembre: “V-day, ci sei o non ci sei” , in attesa del riscontro popolare nelle piazze che non si lascerà attendere.

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    00 9/7/2007 7:26 PM
    Oltre 200mila adesioni sul sito per la nuova campagna lanciata dal comico genovese contro i politici corrotti.
    Appuntamento in 225 città italiane per la raccolta di firme
    Festa in piazza per il V-Day di Beppe Grillo
    "Piccolo popolo in marcia ma è solo l'inizio"







    Beppe Grillo ha chiamato e il popolo del web ha risposto. Il 14 giugno il più famoso blogger italiano ha lanciato dal suo sito la campagna del V-day: oltre duecentomila lo hanno seguito, chiedono una legge contro i parlamentari condannati in via definitiva che non vogliono dimettersi. Tra gli ultimi a testimoniare la loro partecipazione anche Ligabue, Walter Veltroni, Antonio Di Pietro. Una marcia finora virtuale, che domani dovrebbe invece materializzarsi nelle piazze di 225 città italiane e 30 estere.

    "L'8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day" spiega Grillo sul suo sito. "Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà l'8 settembre nelle piazze d'Italia per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare".

    Grillo invita quindi a partecipare e firmare per una legge di iniziativa popolare, che ha già ottenuto lo scorso luglio l'approvazione della Corte dei Conti, che preveda la non eleggibilità dei pregiudicati (No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento. Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale), un massimo di due legislature (No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento. Nessun cittadino italiano può essere eletto per più di due legislature) e l'elezione diretta del candidato (No ai parlamentari scelti dai segretari di partito. I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta).

    Il promotore del V-day sarà a Bologna, dalle 16.30 alle 22 in piazza Maggiore per animare la festa che prevede la partecipazione di decine di artisti, scrittori, giornalisti (tra gli altri Sabina Guzzanti, Gino Strada, Gianna Nannini, Marco Travaglio, Milena Gabanelli) fino ai ragazzi di Locri, don Ciotti e ai genitori di Federico Aldrovandi, il ferrarese di 18 anni morto due anni fa durante un controllo della polizia. E ci sarà anche Leo Pari, autore dell'inno del V-day, Ci sei o non ci sei. Alle provocazioni di Grillo si alterneranno pseudo-lezioni di professori universitari pronti a confermare, a suon di numeri e documenti, le tesi del comico su diritto, energia, sistemi economici.

    Grillo sarà a Bologna ma alcune città hanno organizzato una giornata di festa con attori, cantautori, artisti e collegamenti video con piazza Maggiore. A Torino ci sarà uno spettacolo in Piazza Castello a partire dalle 16, a Roma in piena Notte Bianca l'appuntamento è al Parco Shuster dalle 15 alle 23 dove si esibiranno, fra gli altri, Jacopo Fo e Piotta. A Palermo già da oggi c'è il V-Day universitario e domani la città sarà invasa dalle biciclette con la Critical Mass. Per sapere dove saranno allestiti i banchetti per la raccolta delle firme le informazioni sono sempre su beppegrillo.it.

    "E' un piccolo popolo in marcia" ha scritto ancora Grillo sul suo blog. "Forse un'avanguardia di un cambiamento. Un segnale per quelli che non ci credono ancora. L'otto settembre è un inizio, un punto di partenza. La rottura dell'incantesimo della politica inventato dai media. Togliete questi giornali e queste televisioni ai politici e di loro non rimarrà nulla. Sotto i media niente. I servi con i loro megafoni televisivi e con la carta stampata ignorano, ignoreranno il V-day. Oppure lo strumentalizzeranno. Diranno, hanno già detto, che è contro il governo, che è un nuovo partito politico, che è un movimento virtuale, di quattro gatti, che è giustizialismo, che se un comico si occupa di certe cose allora...".
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    00 9/8/2007 5:34 PM
    Il V-Day contro i deputati condannati presenti in parlamento Grillo: «I partiti non hanno capito niente»
    Il comico genovese nega di pensare a una lista per le Europee: «Viviamo in una partitocrazia.
    Bisogna dare spazio ai cittadini»





    Sabato 8 settembre è stato il giorno del V-Day, dove V sta per Vendetta o Vaff.., organizzato da Beppe Grillo in oltre 180 piazze italiane per raccogliere firme a favore di una legge di iniziativa popolare contro la presenza dei deputati condannati presenti in Parlamento, e perché tutti gli eletti non possano restare in carica per più di due legislature. L'iniziativa si è mossa sulla rete e sabato si è concretizzata con centinaia di banchetti di fronte ai vari municipi di piccole e grandi città della penisola.
    «NON FARO' UNA LISTA» - «Sabato Santagata, il ministro per
    l'attuazione del programma, ha detto che sarei in campagna elettorale e che penseri a una lista per le prossime elezioni, quelle europee del 2009. Non hanno capito niente». «I partiti - ha scritto sul suo blog il comico genovese - sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia».
    CODA AI BANCHETTI PER LE FIRME - «Sabato mattina alle sette - ha aggiunto riferendosi al V-Day - c'era già la coda ai banchetti. Molti hanno dovuto aprire due ore prima. Poliziotti che si mettono in fila per non fare più da scorta a politici condannati». «Santagata fa il ministro per l'attuazione del programma, ma - si chiede il comico genovese - che lavoro è? Assumete una segretaria al suo posto e risparmiate i soldi dei cittadini».
    DI PIETRO: «I DELINQUENTI LONTANI DALLA POLITICA» - «I condannati con sentenza penale passata in giudicato non possono essere candidati. I delinquenti vanno mandati a casa e non in parlamento». Con queste parole il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha esordito oggi in Largo Cairoli a Milano, al momento della firma al V-Day, l'iniziativa popolare promossa da Beppe Grillo che vuole impedire a chi è stato condannato di sedere in Parlamento. Il Ministro Di Pietro è venuto al V-Day per «partecipare a un atto concreto previsto dalla Costituzione, un disegno di legge d'iniziativa popolare per portare in parlamento una legge che noi abbiamo giá depositato come progetto di legge giá numerosoe volte ma che il Parlamento non vuole ascoltare».
    SOSTEGNO DEI VERDI - «Il sostegno dei Verdi al V-Day non è solo a parole, ma abbiamo chiesto di mettere a disposizione la televisione del partito» ha dichiarato il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio che, attraverso il suo blog ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa di protesta contro il ceto politico organizzata da Beppe Grillo. Alla Festa del Sole, la Festa Nazionale dei Verdi, in programma sul Lungotevere della Farnesina di Roma, si aprirà, inoltre, la raccolta di firme per sostenere l’iniziativa "Parlamento pulito" promossa sempre da Grillo.

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    00 9/9/2007 10:15 AM
    Per il V-Day contro i deputati condannati 30mila in piazza a Bologna Grillo: «I partiti non hanno capito niente»
    Il comico genovese nega di pensare a una lista per le Europee: «Viviamo in una partitocrazia.
    Bisogna dare spazio ai cittadini»








    Sabato 8 settembre è stato il giorno del V-Day, dove V sta per Vendetta o Vaff.., organizzato da Beppe Grillo in centinaia di piazze italiane per raccogliere firme a favore di una legge di iniziativa popolare contro la presenza dei deputati condannati presenti in Parlamento, e perché tutti gli eletti non possano restare in carica per più di due legislature. L'iniziativa si è mossa sulla rete e sabato si è concretizzata con centinaia di banchetti di fronte ai vari municipi di piccole e grandi città della penisola.
    BANCHETTI IN ALMENO 225 PIAZZE - «Dobbiamo portare la politica verso i cittadini, la politica dobbiamo farla noi tutti i giorni»: di fronte a una Piazza Maggiore affollatissima - le stime indicano in circa 30mila le presenze - è iniziato nel pomeriggio da Bologna, con l'intervento del promotore Beppe Grillo, il «V-Day», cioè il giorno del «Vaffa.....», «una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia - spiega il volantino firmato dal comico genovese - e V come Vendetta». Una iniziativa «per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi "culturali". La protesta contro i "Politici corrotti" lanciata da Beppe Grillo si è concretizzata nella raccolta delle firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare che tra l'altro punta a escludere dal Parlamento chi sia stato eletto già due volte e chi sia stato condannato con sentenza definitiva, o abbia patteggiato una pena. «Al V-Day ci sei o non ci sei, serve una nuova soluzione, c'è troppa corruzione», dice l'inno ufficiale della giornata, scritta dal cantautore Leo Pari e diffusa via web.
    EPICENTRO DELLA PROTESTA A BOLOGNA - Epicentro della protesta del V-Day è stata la città di Bologna, dove Grillo è sbarcato nel pomeriggio in compagnia, tra gli altri, di Alessandro Bergonzoni, don Ciotti, Massimo Fini, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Gianna Nannini, Gino Strada e Marco Travaglio. Sono state oltre 214mila le persone che si sono registrate online per partecipare, anche se non si sa in quanti abbiamo contributo inviando denaro a un conto personale di Beppe Grillo presso la Banca Popolare Etica. Diversi e discordanti i numeri delle persone in piazza: un pò meno di 30 mila secondo la questura, quasi 100 mila secondo gli organizzatori con code lunghissime e incrociate ai banchetti per la raccolta firme, duecentomila secondo quanto ha annunciato ancora più tardi Beppe Grillo dal palco.
    «NON FARO' UNA LISTA» - «Sabato Santagata, il ministro per
    l'attuazione del programma, ha detto che sarei in campagna elettorale e che penseri a una lista per le prossime elezioni, quelle europee del 2009. Non hanno capito niente». «I partiti - ha scritto sul suo blog il comico genovese - sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia».
    CODA AI BANCHETTI PER LE FIRME - «Sabato mattina alle sette - ha aggiunto riferendosi al V-Day - c'era già la coda ai banchetti. Molti hanno dovuto aprire due ore prima. Poliziotti che si mettono in fila per non fare più da scorta a politici condannati». «Santagata fa il ministro per l'attuazione del programma, ma - si chiede il comico genovese - che lavoro è? Assumete una segretaria al suo posto e risparmiate i soldi dei cittadini».
    DI PIETRO: «I DELINQUENTI LONTANI DALLA POLITICA» - «I condannati con sentenza penale passata in giudicato non possono essere candidati. I delinquenti vanno mandati a casa e non in parlamento». Con queste parole il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha esordito oggi in Largo Cairoli a Milano, al momento della firma al V-Day, l'iniziativa popolare promossa da Beppe Grillo che vuole impedire a chi è stato condannato di sedere in Parlamento. Il Ministro Di Pietro è venuto al V-Day per «partecipare a un atto concreto previsto dalla Costituzione, un disegno di legge d'iniziativa popolare per portare in parlamento una legge che noi abbiamo giá depositato come progetto di legge giá numerosoe volte ma che il Parlamento non vuole ascoltare».
    SOSTEGNO DEI VERDI - «Il sostegno dei Verdi al V-Day non è solo a parole, ma abbiamo chiesto di mettere a disposizione la televisione del partito» ha dichiarato il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio che, attraverso il suo blog ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa di protesta contro il ceto politico organizzata da Beppe Grillo. Alla Festa del Sole, la Festa Nazionale dei Verdi, in programma sul Lungotevere della Farnesina di Roma, si aprirà, inoltre, la raccolta di firme per sostenere l’iniziativa "Parlamento pulito" promossa sempre da Grillo.

    Link audio: mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=73c355a2-5e49-11dc-bba7-0003...
    [Edited by centrosardegna 9/9/2007 10:17 AM]
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    centrosardegna
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    00 9/9/2007 10:44 AM
    Grande successo dell'iniziativa lanciata due mesi fa sul web da Beppe Grillo
    Sono già 300 mila le firme raccolte per una legge che impedisca l'elezione di condannati
    V-day: 50 mila in piazza a Bologna
    "Senza bandiere per un Parlamento pulito"
    Banchi e gazebo in centinaia di piazze. Il comico: "Non sto organizzando una mia lista"
    L'assessore Mancuso: "Ho lasciato la piazza perché hanno insultato Biagi"







    Alla fine il "V-day" e il suo "pifferaio magico", al secolo Beppe Grillo, sono usciti dai blog e dal web e sono esplosi nelle piazze italiane con decine di migliaia di fan e supporter in carne ed ossa e le dita della mano messe a "V". Cittadini che chiedono "un paese più pulito" e che in due mesi, guidati dal comico genovese, hanno organizzato l'evento del V-day solo sul web.

    Davanti al successo dei numeri il significato del V-day diventa secondario. Poco importa se quella "V" tirata fuori dal cilindro di Beppe Grillo significa vittoria, vaffanculo o l'inizio delle sbarco (8 settembre 1943) della società civile nel territorio della politica gestita dai partiti e non dai cittadini. Quel che conta è che l'iniziativa, lanciata il 26 giugno a Bruxelles davanti al Parlamento europeo, a oggi ha raccolto circa 300 mila firme di cittadini che chiedono una legge che faccia uscire dal Parlamento i 25 deputati condannati in via definitiva. Più in generale che impedisca l'ingresso in Parlamento a chi è stato condannato e a chi è in attesa della Cassazione. Quello che conta, oggi, è che esiste, ha una sua forma fisica, il partito dell'antipolitica.

    Il cuore del V-day è Bologna dove fin dalle tre e mezzo del pomeriggio, nonostante il sole e il caldo, migliaia di persone hanno preso posto nella grande piazza Maggiore. Beppe Grillo compare verso le quattro e mezzo. Si dà un'occhiata intorno e dice: "Questa è una nuova Woodstock". Poi snocciola uno per uno i nomi dei 25 deputati "da cacciare da Camera e Senato". Ed è un trionfo. Cinquantamila, dice a fine giornata la stima ufficiale della questura (per Grillo sono 200 mila). E meno male, osservano alcuni, che "l'organizzazione del v-day ha provveduto a allestire nelle principali città italiane maxischermi in collegamento con Bologna, altrimenti ne avremmo avuti molti di più".

    E' un fatto che nella piazza non si riesce ad entrare. Il palco dà le spalle al palazzo comunale. Davanti migliaia di teste, ragazzini, giovani e più anziani. Chi è presente resta colpito dall'assenza di bandiere o altro tipo di vessillo politico. "E' questa la nostra vittoria, il nostro successo: siamo solo teste, senza bandiere" grida il comico sommerso dagli applausi. Si vedono solo tre striscioni. Il primo è un lenzuolo bianco e una scritta a pennarello: "Vaffanculo". Il secondo dice: "Class action". Il terzo è dedicato a "Clementina Forleo, siamo con te": è il giudice di Milano che ha trasmesso al Parlamento il testo delle intercettazioni telefoniche dove sono i leader della sinistra parlano delle scalate alla Bnl.

    Il filo rosso degli interventi di Grillo è uno solo: un paese più pulito, la politica che "deve tornare in mano ai cittadini e non ai segretari di partito", la ricerca di energie compatibili, "la necessità di aprire il tombino e fare uscire la puzza". L'ambiente e l'abolizione dei privilegi della classe politica, soprattutto. Le primarie del Pd, su cui si lancia con una gag delle sue: "Ho portato a Prodi il contributo di migliaia di persone che dicono cosa si aspettano da queste primarie. E lui mi ha sorriso chiudendo gli occhi...".

    Grillo prende di petto qualche ministro. E salva solo Di Pietro. A Giuliano Amato chiede "dove eri quando facevi il cassiere del partito socialista e parlavi di legalità, quando eri presidente dell'antitrust e intanto ci sfuggivano di mano il caso Parmalat e i bond argentini". Di Clemente Mastella racconta che "ogni mattina legge il mio blog e mi scrive una risposta. Vi rendete conto - aggiunge il blogger - il ministro di giustizia che dialoga con un comico. Ma ce lo vedi Brown in Inghilterra che parla con Mister Bean tutti i giorni?". Grillo è colpito da Veltroni che "dice tutto e il contrario di tutto" e bolla il sindaco di Bologna Sergio Cofferati come "un funzionario di partito".

    Sul palco il comico lascia spazio a gruppi musicali, a tecnici come l'architetto Massimo Majowiecki che spiega "come i nostri politici svendono il nostro territorio". Ai messaggi di artisti come Ligabue, Alessandro Bergonzoni e Biagio Antoniacci che gli dicono: "Non fermarti". A giornalisti come Marco Travaglio e comici come Sabina Guzzanti. Lo appoggiano, a distanza, i ministri Di Pietro (che ha già presentato una legge simile a quella che chiede il popolo di Grillo) e Alfonso Pecoraro Scanio che ha messo a disposizione Ecotv per la diretta da piazza Maggiore. Sarà l'unico canale televisivo che coprirà l'evento arrivato fin qui, va detto, nella quasi totale indifferenza dei mezzi di comunicazione. A margine, la polemica dell'assessore cittadino agli Affari istituzionali, l'ex magistrato Libero Mancuso: "Ho lasciato la piazza perché hanno insultato il nome e la memoria di Marco Biagi e di altri esponenti politici".

    I 50 mila di Bologna sono in collegamento virtuale con altre 179 piazze italiane e, assicura il blog del comico genovese vero e unico regista dell'evento politico-mediatico, almeno 30 città straniere tra cui Barcellona, Calgary, Chicago, Madrid, New York, San Francisco. In molte città italiane sono state raccolte da questa mattina le firme per la legge per il parlamento più pulito che oltre ad impedire la presenza di deputati condannati chiede anche siano i cittadini a scegliere i propri deputati. Mille firme a Trieste, 10 mila a Firenze, mille a Pordenone, migliaia a Torino, altre mille a Milano, duemila a Roma, tremila in Abruzzo, duemila a Cagliari.

    Alla fine Grillo parla di "evento straordinario". La domanda è: sta organizzando, Grillo, un suo partito, una sua lista? L'idea l'ha fatta balenare il ministro Giulio Santagata. La risposta di Grillo è secca: "Non hanno capito niente. I partiti sono incrostazioni della democrazia. Bisogna dare spazio ai cittadini. Alle liste civiche. Ai movimenti. Viviamo in partitocrazia, non in democrazia".

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    00 9/9/2007 10:59 AM
    L'antipolitica della legalità: i Grilloboys in piazza





    Il popolo di Beppe Grillo riempie piazza Maggiore. E manda un sonoro «Vaffanculo» alla classe politica italiana, ai «poteri forti», ai «corrotti». A Bologna, cuore del V-day, sono decine di migliaia - «duecentomila», urla dal palco il comico, 30mila secondo la questura - le persone che hanno partecipato all'iniziativa per «un parlamento pulito». E sono già 300.000 - ben oltre la soglia necessaria - le firme che gli Amici di Grillo hanno raccolto in tutta Italia per la legge di iniziativa popolare che, tra l'altro, vieta ai condannati, anche in primo grado, di candidarsi alle elezioni.

    Questa «Woodstock delle persone perbene», tra momenti rock e monologhi, inizia nel pomeriggio, con un Grillo scatenato. La platea è davvero d'eccezione. Al di là della guerra di cifre, da anni non si vedeva la piazza centrale di Bologna - ma anche piazza Nettuno e i gradoni di San Petronio - così stracolma di gente. I vigili hanno un bel daffare a contenere fuori dalle strade carrabili gli spettatori. «Ecco la risposta a chi non crede che ci sia un'altra Italia - esordisce Grillo -. Siamo noi che dobbiamo farla, la politica». Poi, se la prende con tutti. Con la Telecom, di cui è azionista: «Vi rendo noto che ho preso 175mila deleghe dei piccoli azionisti e ora sono in maggioranza», urla. Con la legge 30 di riforma del lavoro: «I precari dovrebbero essere pagati di più, non di meno, perchè hanno 10 volte di più la possibilità di essere licenziati». Con gli sprechi di denaro pubblico, come il ponte di Calatrava a Venezia, «che collega la stazione con una strada trafficata. È costato 11 milioni di euro e mi chiedo a che serve - incalza Grillo -. Lo usa solo uno che arriva in auto e vuole andare a vedere chi è sceso dal treno..». Non c'è posto neanche per l'originalità del museo Guggenheim di Bilbao: altro spreco dei soldi dei contribuenti.

    Eppure migliaia di dita a "V" - simbolo di vittoria ma anche di «vaffanculo» - si alzano al cielo. E poi, naturalmente, i politici: Walter Veltroni, «l'unico candidato a un partito che non c'è»; Clemente Mastella, che «ogni mattina legge il mio blog e mi risponde. Il ministro di giustizia che dialoga con un comico. Ma ce lo vedete Brown in Inghilterra che parla con Mr. Bean tutti i giorni?»; il sindaco Sergio Cofferati, bollato come un «funzionario di partito». Per lui gli Amici di Grillo di Bologna hanno pronto, il 22 settembre, una sorta di "primarie" alternative. Un po' troppo per l'ex magistrato Libero Mancuso, assessore della giunta Cofferati, che a un certo punto lascia la piazza: «Avverto disagio - spiega - a partecipare a una sorta di festival dell'antipolitica, dove hanno prevalso insulti e dove anche la memoria di Marco Biagi è divenuta oggetto di un'aggressione di cui Bologna non avvertiva necessità».

    Ma chi è il pubblico «anti-politico» di Grillo? Gente di ogni età, famiglie con neonati, ma la maggior parte è under 30. Non necessariamente di sinistra, anzi. Andres, ad esempio, vota An: «Ma non è questione di destra o di sinistra, la politica va riformata». Con la legge proposta da Grillo? «Sì, ma non sono d'accordo con il punto che proibisce a un politico di sedersi in Parlamento per più di due legislature». Ma, scusa, è per il ricambio... «Eh, beh, intanto iniziamo a buttare fuori i corrotti», chiude Andres. Di parere diverso il bolognese Umberto: «Io ho votato l'Unione, credo che al governo però avrebbe potuto far di più, nei primi 100 giorni. Invece ha fatto l'indulto...». Un provvedimento duro da digerire per i «cittadini V». Ma Umberto non vuole la rivoluzione: «L'ideale sarebbe che i politici più intelligenti, perché ce ne sono, prendessero atto di questo grande movimento di popolo e iniziassero a cambiare». Meno fiducioso il 24enne Francesco, da Parma: «Sono contento che nessun partito abbia portato in piazza le bandiere, è una politica penosa. In passato sono stato attivista della Lega Nord, ma poi sono uscito. Non credo che voterò più». Sfiducia, insomma.

    A sentire gli ospiti che si susseguono dal palco, del resto, c'è poco da stare allegri. Il giornalista Ferruccio Sansa vorrebbe sapere da Prodi e Visco «dove sono finiti i 98 miliardi di euro di evasione fiscale che rischiano di essere condonati alle concessionarie di slot machine». Massimo Fini se la prende con la «democrazia rappresentativa», mentre Sabina Guzzanti bersaglia giornali e tv, che danno rilievo agli «slogan cretini» dei politici, «spacciandola per informazione. E magari mettono una "breve" sull'ennesima strage in Iraq». Tocca infine a Marco Travaglio parlare di legalità. Saluta Lirio Abbate, il cronista minacciato dalla mafia, e poi parla di «tolleranza zero». Quella di Rudolph Giuliani, «che prima di prendersela con i graffitari ha messo dentro tutti i capi della mafria, e poi quelli che rubavano a Wall Street». Quindi salva Sergio Cofferati: «Avrà tutti i difetti del mondo - continua Travaglio - ma, al contrario di Domenici e Chiamparino, la battaglia per la legalità l'ha iniziata portando 3 milioni di persone in corteo per l'articolo 18». E ancora, sulla linea dura anti lavavetri: «Speriamo che Cuffaro e Dell'Utri lavino i vetri, così li vedremo in carcere». Prima di salutare, Grillo precisa: «I cittadini non hanno sborsato un euro per questa iniziativa. Il Comune mi ha concesso la piazza, ma il resto lo pago di tasca mia, anche le pulizie notturne».



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    00 9/9/2007 12:19 PM
    V-Day: Grillo mobilita le piazze, 300mila firme raccolte Politica sotto accusa, e l'Unione boccia l'iniziativa




    Beppe Grillo ha chiamato e il popolo degli "incazzati" ha risposto. Il V-Day si è chiuso con 300mila firme raccolte a sostegno del manifesto in tre punti "Per un Parlamento pulito". Kermesse civica che ha unito quasi duecento piazze italiane, con il comico genovese che ha chiuso la giornata del "Vaffa" a Bologna, raccogliendo gli applausi di 50mila persone. E il mondo della politica ha bocciato il V-Day.

    Contro una "certa politica". Questo il messaggio lanciato da Beppe Grillo nel giorno del suo V-Day, con il comico genovese vincitore - intanto morale - di una manifestazione che ha mobilitato 300mila italiani. Tante, infatti, sono state le firme raccolte "Per un Parlamento pulito", il cartello della battaglia di Grillo che ha chiuso la ventiquattro ore del "Vaffa" a Bologna.

    IL MANIFESTO DEL "VAFFA". Il documento "per un Parlamento pulito" è sintetizzabile in tre punti: la non eleggibilità in Parlamento dei condannati in via definitiva o in attesa di giudizio; l'impossibilità di essere eletti per più di due legislature; l'elezione diretta del candidato da parte dei cittadini. Grillo, a Bologna, ha letto i nomi dei venticinque parlamentari indagati, "eppure ancora in carica", ha urlato alla piazza il comico.

    GRILLO ATTACCA I POLITICI. Grillo ha chiesto al "suo" popolo di mobilitarsi contro "gli abusivi, ma partendo da quelli veri, che non sono i lavavetri, piuttosto i parlamentari". Nel mirino è finito intanto il ministro degli Interni Giuliano Amato: "Vorrei chiederti dove eri quando facevi il cassiere del Partito Socialista e parlavi di legalità, quando eri presidente dell'Antitrust e intanto ci sfuggiva di mano il caso Parmalat, i bond argentini". Una battuta anche contro il ministro di grazia e giustizia Clemente Mastella. "Mastella ogni mattina legge il mio blog e mi scrive per darmi una risposta. Vi rendete conto, il Guardasigilli che dialoga con un comico. Ma ce lo vedi Brown in Inghilterra che parla con Mister Bean tutti i giorni?". Infine, stilettata per Walter Veltroni, candidato alla leadership del Pd: "Dice tutto e il contrario di tutto". E su Sergio Cofferati sindaco di Bologna: Un acchiappavoti con queste cose dal basso, fa quello che può. Dovrebbe fare invece un comune a cinque stelle, perché esistono i ristoranti a cinque stelle e non i comuni". Grillo ha però salvato Antonio Di Pietro, ministro alle Infrastrutture: "È una persona per bene, mi mette in ansia quando parla, ma poi dice le cose come vanno".

    CRITICO DILIBERTO. "L'antipolitica è sempre di destra anche quando pensa di essere di sinistra". Questo il commento del leader del Pdci, Oliviero Diliberto. "Ma la sinistra, deve prendere in mano la battaglia della moralizzazione della politica o l'antipolitica porterà a destra".

    DI PIETRO SODDISFATTO. "Come cittadino che ha firmato la proposta di legge di Beppe Grillo e come rappresentante di una forza politica che si è adoperata per la validazione delle firme sono orgoglioso della riuscita di questa
    operazione". Questo il commento del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro.

    COMMENTO DELLA BINDI. "Se manifestazioni come il V-Day di Beppe Grillo e l'aria di protesta anche organizzata che c'è in questo momento dovessero rappresentante l'anticamera dell'antipolitica, questo metterebbe a rischio il futuro della stessa democrazia". Per Rosy Bindi, ministro per la Famiglia, "senza politica non c'è democrazia e noi vogliamo invece rilanciare il ruolo e la dignità della politica".
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    00 9/9/2007 6:04 PM
    Raccolte oltre 300mila firme per la legge popolare: obiettivo raggiunto
    V-day: folla di partecipanti anche all'estero
    I sostenitori del movimento di Grillo si sono ritrovati anche in Spagna, Gb, Belgio, Svizzera, Olanda, Usa, Brasile e Giappone








    Probabilmente neanche il suo organizzatore Beppe Grillo si aspettava una tale partecipazione anche all’estero: i manifestanti che partecipavano al V-day si sono ritrovati non solo in Italia, ma anche a Barcellona, Londra e Dublino davanti alle sedi del consolato italiano, oltre che in Belgio, Svizzera e Olanda. E poi oltreoceano a Chicago, San Francisco e nella Union Square di New York negli Usa. Manifestazioni e raduni ispirati all’iniziativa di Grillo si sono svolti anche a Calgary in Canada, a Rio de Janeiro in Brasile e persino a Tokio, in Giappone, dove davanti all’ambasciata italiana sono stati distribuiti volantini sul V-day.
    OBIETTIVO RAGGIUNTO - L’obiettivo, sempre quello: raccogliere 50mila firme per promuovere una proposta di legge popolare che preveda la non eleggibilità di parlamentari condannati, un massimo di due legislature a parlamentare e la loro elezione diretta, è stato ampiamente superato. Trecentomila le persone che ieri hanno apposto la loro firma sull’iniziativa lanciata dal comico genovese. Clou dell’evento, è stato Bologna, dove da un palco allestito in Piazza Maggiore, un inarrestabile Grillo ha infuocato gli animi dei presenti e lanciato dure accuse alla classe politica, senza fare sconti a nessuno. Grande affluenza anche a Torino, Roma, Milano, Aosta ma anche in moltissime alte città di tutti i continenti.



    Voteresti per Grillo? Voci raccolte al V-day
    Link audio: mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?idCanale=Italia&filtro=Tutti&pagina=1&passo=5&uuid=2d785d02-5eeb-11dc-ac0c-0003ba99c53b&n...
    [Edited by centrosardegna 9/9/2007 6:06 PM]
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    00 9/10/2007 5:04 PM
    UFF....POPULISMO E V DAY





    E' incredibile il numero di analfabeti funzionali che girano per Internet, ovvero il numero di persone che commentano un articolo senza leggerlo, o che lo leggono ma ignorano quel che c'e' scritto, ritenendo nella propria mente solo due o tre parole. E poi scrivono per email, invece di commentare. Tra un po' tolgo il link "email" btw.
    Comunque, adesso vado pesante.

    Vedere Grillo e pensare "populista" e' come vedere la luna e pensare "notte". E' un'ovvieta', non e' sintomo o simbolo di alcuna intelligenza analitica, e specialmente NON SIGNIFICA UN CAZZO DI NIENTE.

    Il populismo e' semplicemente il successo elettorale di chi non ci piace: non esiste altra definizione del termine che non cada in contraddizione logica.

    Ma c'e' di peggio: se vedi Grillo e pensi solo "populismo", allora hai un QI sotto il 15. Perche' il populismo e' il tratto piu' evidente di Grillo, come e' il tratto piu' evidente del 100% dei partiti politici. QUalsiasi idiota puo' guardare Grillo e pensare "populista".

    Ma Grillo ha fatto un qualcosa che (e se tutti la smettessero di spararsi delle pose usando il termine "populista" solo perche' l'hanno sentito dire lo noterebbero) non si era mai visto prima.

    Neppure in quel mondo anglosassone che vanta la maggior influenza di internet sulla politica. In questo senso, l' Italia e' il paese che anticipa le tendenze.

    Ovviamente, se io dico "vado al meetup", l'italiano idiota che poi mi scrive immediatamente scatta come un cane addestrato "allora e' d'accordo con Grillo". Ovviamente, il celebroleso necessita di appiopparmi una bandiera addosso prima di giudicare, perche' in fondo l'importante e' giudicare, giudicare, giudicare, e le etichette servono a quello.

    Se aveste un QI superiore a 10 (diciamo un bovino con problemi di apprendimento) avreste notato almeno tre cose, invece di ripetere come tante scimmie ammaestrate la parola "populista", cioe' il tratto piu' evidente di Grillo.

    L'effetto Grillo ha bypassato tre grossi limiti , ha rotto tre muri, muri che impediscono a chiunque di interferire con la citta' proibita della politica.

    PArtiamo dai fatti: 300.000 firme autenticate. Essendo autenticate da notai, la discussione sui numeri conta poco. La questura puo' dire quel che vuole della piazza di Bologna, i notai daranno loro torto. Nessun comitato referendario e' mai riuscito a fare tanto. Di nessun partito.

    La capacita' di mobilitazione di Grillo e' circa 3 volte superiore a quella della Lega Nord, una volta e mezza quella dei DS. Ma questo non e' il problema, e' solo il dato.

    I problemi sono quei tre muri che sono crollati:

    * I Costi. Sfruttando una base iniziale di suoi fans, piu' servizi gratuiti offerti dalla rete, Grillo ha costruito un partito low cost. Sebbene l'organizzazione dell'evento (in gran parte finanziato da volontari e fans) sia comunque costosa , un partito come la Lega Nord costa svariati milioni di euri al contribuente, in un rapporto 1000:1 con il movimento di Grillo. Grillo NON ha bisogno di venire finanziato per fare cio' che fa.

    * I media. La specialita' di Grillo e' diventata, col tempo, quella di organizzare tramite internet degli eventi, che puntualmente finiscono sui giornali, obtorto collo ma ci finiscono. In questo senso, e' il primo movimento politico del mondo a basare il 100% del proprio consenso su una presenza mediatica esclusivamente web. Grillo NON ha bisogno di giornali e TV amiche.

    * I partiti. I movimenti come la Lega hanno avuto bisogno di conquistare posti nelle amministrazioni locali , per poi finanziarsi e crescere, fino a giungere a Roma. Nel fare questo e per fare questo hanno avuto bisogno di alleati e amici. E in politica, gli alleati indeboliscono. Grillo ha ancora le mani libere, e sono i politici a cercarlo, non lui a cercare i politici.

    Grillo e' arrivato a questa situazione probabilmente per caso. Quasi sicuramente si tratta di un meccanismo di cui non ha percepito la portata fino a ieri, e del quale oggi stesso non capisce ancora le potenzialita'.

    Tanto per dire, in un paese come gli USA i tre punti di cui sopra sono i tre punti che mandano al potere un presidente.

    Questo non significa che Grillo sia dalla parte del giusto, e le leggi che propone, anche se attuate (cosa che non sara') sono disastrose. MA vedere coi miei occhi il movimento che ha creato dal nulla mi fa capire una cosa: ha creato un po' piu' di un partito, attingendo e svuotando quel movimento che erano i "girotondi", e tutto il "movimentismo" di sinistra.

    Il successo di Grillo e' dovuto, oltre ad un uso sicuramente innovatore del Web (in confronto alla quale la classe politica sembra essere un gigantesco gregge di dinosauri, anche negli USA) , ad una serie di errori devastanti della sinistra e della destra.

    1. La sinistra ha abbandonato i movimenti con una spocchia pretenziosa, pretendendo che la sconfinata distesa di merda montecitoriana fosse l'unica ad avere il diritto di essere definita "politica". Oggi, le stesse persone militano da Grillo. Il quale dara' loro cio' che vogliono: sempre piu' battaglie.

    2. La sinistra radicale ha operato un voltagabbana assurdo nel nome di una non meglio precisata "governabilita'" intesa come il "governo che non governa ma sempre governo si chiama". Grillo ha pescato moltissimo anche in quest'area. Alle prossime elezioni saranno NUDI.

    3. La Lega Nord si e' trasformata nel partito che rende Forza Italia "il meno peggio". Berlusconi e Bossi stanno giocando al buono e al cattivo come due sbirri di provincia. Ma la base di FI si aspettava riforme in senso liberale che l'anima DC non vuole, e la base leghista si aspettava una propensione per l'azione diretta che Bossi ha rinnegato.

    4. Molti sindaci nelle grandi citta' hanno trasformato le giunte delle metropoli in dei frattali del governo di Roma, togliendo la sensazione di "controllo dal basso" che i tifosi di Grillo rivendicano. Ovviamente, chi si sente defraudato di questo potere militera' li'.

    In piu' , tutta una pletora di piccoli partiti (Di pietro, Pecoraro Scanio) hanno bisogno di voti. Grillo non puo' offrire nulla di significativo a grandi partiti come FI o DS, ma puo' cambiare i destini di piccoli partiti.

    In questo modo Grillo non dovra' mai mettere piede in parlamento, perche' gli bastera' semplicemente "offrire consenso" al miglior offerente.

    Come uomo di spettacolo, Grillo ha guadagnato moltissima pubblicita'. Se contiamo che questo "live" portera' i partecipanti a comprare un eventuale DVD dell'evento, ha appena fatto una tournee delle stesse dimensioni di quelle di Vasco Rossi. A costi irrisori, con un'organizzazione praticamente gratuita e una resa mediatica spaventosa.

    Chi glielo farebbe fare di formare un partito? Guadagna di piu' cosi', e specialmente entrare in politica lo distruggerebbe, mentre lui e' riuscito a scavarsi una caverna "borderline", abbastanza politica da rompere le palle e attirare attivisti, e abbastanza commerciale da farci i soldi. PERCHE' dovrebbe entrare in politica? E' OVVIO che non lo fara' mai.

    Sarebbe uno stupido se abbandonasse la comodissima posizione borderline che ha.

    Inoltre, non dimentichiamo una cosa: lo show di ieri gli ha assicurato , tra qualche mese, un altro show in parlamento. Poiche' i tempi della politica sono lunghi, per quel giorno avra' il tempo di organizzare un altro evento mediatico di pressione. Il tempo a disposizione gli e' dato dai tempi lunghi della politica, facilmente incalzabili dai tempi corti del web.

    Come nel caso dell' Opa su Telecom, finira' in cialtronata o finira' peggio. L' Opa su Telecom e' finita in cialtronata, perche' Consob ha chiesto a Grillo di essere un operatore finanziario per compiere operazioni finanziarie.

    Il parlamento e' una preda piu' debole: se la proposta di Grillo venisse rifiutata chi vota contro finirebbe sotto i riflettori che Grillo accendera' per quel giorno. Se venisse disgraziatamente accettata... a parte i danni alla politica, avremmo due ingerenze parallele in politica, il Papa e Grillo.

    Wow....

    Tutto questo non fa di Grillo un eroe. Non ne fa un giusto e Grillo rimane quello che ogni politico italiano di oggi e': populista.(1).

    Non credo che Grillo otterra' qualcosa , per la semplice ragione che non ha una mente politica a disposizione. Le proposte di legge che sostiene, una volta scritte in legalese, o dicono cose gia' dette o sono inattuabili. Si poteva fare qualcosa di piu' insidioso, a dire il vero, come pretendere che i partiti si sciolgano finite le elezioni: niente contratti di locazione, niente proprieta', niente dipendenti, niente sedi, eccetera.

    Come fa il Partito Democratico negli USA, per intenderci, ma obbligatorio. Sarebbe stata molto piu' insidiosa, proprio perche' lo fa il Partito Democratico in USA, di essere immateriale finite le elezioni.

    La mancanza di proposte realmente ficcanti limita Grillo al ruolo di disturbatore, di guastatore, e nemmeno troppo pericoloso.

    Non lo difendo, non lo scuso e non penso che abbia ragione.

    Ma il problema rimane questo: sull' Italia pende una spada di Damocle, perche' chiunque abbia un malloppino di giovani fans da trasformare in attivisti (Corona, Totti, Vasco Rossi, Luttazzi, le Lecciso) puo' in teoria produrre un movimento a costo zero, basato sul web, in grado di produrre eventi che costringono la stampa, obtorto collo, a parlare di loro come di entita' politiche.

    Questi movimenti sono privi di controllo, non hanno bisogno di finanziamenti ne' di giornali amici, non necessitano di alleanze nelle amministrazioni locali e VENDONO consenso a piccoli politici che sono in parlamento per il rotto della cuffia.

    Volevo vedere con i miei occhi cosa fosse la sua base e l'ho visto, mentre i celebrolesi che mi scrivono continuano a spararsi la posa "e' populista e' populista , quanto sono figo, guardate, io so che lui e' populista e allora so come dovrebbe essere un politico serio".

    Mi nausea da fare schifo la stupidita' mainstream di chi non sa dire altro che gridare "populista populista", pretendendo anche che sia una cosa intelligente: e' una cosa evidente, qualsiasi idiota capisce che Grillo e' populista.

    Quello che pero' non ho visto in giro e' uno straccio di analisi sul fatto che un partito senza costi (rispetto a quelli ordinari) e quindi senza sponsor in confindustria/ABI, un partito senza presenza in amministrazioni locali (e quindi senza alleati politici) , senza giornali amici (e quindi senza necessita' di presenza in RCS & Co) , sia riuscito a guadagnare in un giorno quello che dei mastodonti come i DS , con investimenti ingenti, hanno fatto in piu' di un mese: 300.000 firme. (2)

    Quindi mi spiace, ma il segnale e' forte e va amplificato. Perche' il prossimo Grillo potrebbe invece aver voglia di andarci, in parlamento.

    E di abbeverarci i suoi manipoli.

    E saro' molto sincero: se il massimo che l'intellighenzia italiana sa fare guardando Grillo e' dire "populista", non sono certo che il paese non lo meriti. Detto come va detto, se quella di Michele Serra su Repubblica e' un'analisi del fenomeno Grillo, beh, beh, beh.... non sono certo che non sia il caso di abbeverare un paio di cavalli anche sulla sua scrivania.

    Spazio speso bene.



    Note:

    (1) Il discorso di Weltroni a Torino e' stato populista. Lo sono i discorsi di Berlusconi , quelli di Bertinotti e di CAruso. Lo sono quelli d' D'Alema e di Fassino. E' populista Fini ed e' populista il Papa.

    (2) I DS hanno raccolto piu' firme in piu' tempo. Per raccoglierne 300.000 , per il referendum, ci hanno messo piu' di un mese.

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    00 9/10/2007 5:08 PM
    DOVE VA BEPPE GRILLO ? UN'ANALISI SOCIOLOGICA





    Al posto di Beppe Grillo tremeremmo. Ieri la Repubblica gli ha dedicato il titolo d’apertura, le pagine 2-3 e un paio di commenti non benevoli di Michele Serra e Massimo Cacciari (intervistato da Carlo Brambilla). Ma per quale ragione Grillo dovrebbe preoccuparsi? Perché si tratta di un giornale dalle antenne sensibili, capace di riconoscere il nemico a grande distanza… Per poi distruggerlo mediaticamente.

    Che cosa non andrebbe in Grillo secondo la Repubblica? Il suo “populismo”, ovviamente antipolitico, Il che ha già sapore di prossima scomunica… Dal momento che per il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, come è noto, l’altro “populista d’Italia” è l’acerrimo nemico dell’establishment finanziario laico: Silvio Berlusconi. Pertanto, crediamo, che si preparino tempi non facili, per Grillo e il suo movimento.
    Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in termini oggettivi
    Il successo della manifestazione di ieri - il cosiddetto V-Day - mostra che sul piano politico Grillo ha nella manica alcune carte da giocare. Vediamo quali.



    In primo luogo personali. Qualunque partito italiano, ora, lo vorrebbe nelle sue schiere.
    In secondo luogo di movimento. Stando alla cronache, il “grillista” è di tutte le età (ma con lieve predominio dei giovani), proviene dal ceto medio in crisi (con predominanza di precari e studenti, ma sembra anche pensionati ) e soprattutto ha notevoli capacità di mobilitazione (si tratta di dati estrapolati dalle cronache di ieri e quindi da “prendere con le molle”; che, tuttavia, possono costituire una prima base osservativa). Riunire in tutta Italia alcune centinaia di migliaia di persone non era facile, soprattutto la seconda domenica di settembre e in concomitanza con altri eventi. E Grillo, invece, ha raggiunto l’obiettivo: il che significa che ieri è sorta sociologicamente un' entità politica di “movimento” e non solo legata alla blogsfera, che risponde ai tre requisiti canonici: un capo (Grillo); un’identità (fondata sul rifiuto della “politica politicante” , sulla promozione della democrazia diretta e, pare, stando al sito di Grillo, sulla "decrescita felice"); una forza d’urto movimentista composta di migliaia di aderenti. Probabilmente capace di fare politica all’esterno delle istituzioni.

    In terzo luogo di partito. Il movimento, una volta consolidatosi, nell’arco di un anno o due, potrebbe trasformarsi in partito. E dunque presentarsi regolarmente alle elezioni. E fare politica direttamente nelle istituzioni.
    Tuttavia, e in quarto luogo, il movimento, potrebbe anche essere ridimensionato, per ragioni legate alla volontà di Grillo o alle circostanze interne e/o storiche, e trasformasi in gruppo di pressione. E dunque fare politica attraverso le istituzioni, passando per i partiti, o per particolari personalità politiche.

    Queste sono le quattro possibilità che Grillo ha davanti a sé. Attualmente (o almeno fino a ieri), Grillo, sembra agire, secondo la logica del gruppo di pressione: attraverso le istituzioni ( si pensi allo strumento delle iniziative di legge ). Ora però, potrebbe passare a un logica di emendamento, dal basso, agendo sulle istituzioni, pur rimanendone all'interno, attraverso lo strumento del referendum. Il passaggio è delicato, dal momento che un’organizzazione referendaria, implica: a) strutturazione sul territorio (che in parte minima già esiste, grazie ai gruppi dei cosiddetti “amici di Grillo”); b) quadri dirigenti intermedi; c) una massa di attivisti e simpatizzanti (in tutto, almeno un seicentomila unità). Pertanto la scelta referendaria, potrebbe facilitare la trasformazione del movimento, nato appena ieri, in partito (che però richiederebbe, a prescindere dalla legge elettorale, per un minimo di visibilità, almeno un milione/un milione e mezzo di unità, tra attivisti, simpatizzanti e votanti) . Oppure potrebbe condurre alla stabilizzazione del "grillismo" nei termini di un movimento sociale flessibile, capace di intervenire sul territorio, in risposta alle “chiamate del capo”. Pertanto due delle quattro possibilità elencate, potrebbero, costituire gli anelli di un processo politico evolutivo dal movimento (stadio a), al partito (stadio b). Mentre la trasformazione in gruppo di pressione implica, come accennato, il rischio del ridimensionamento sociale e dunque operativo. Ma anche la stabilizzazione in termini di movimento, alla lunga, potrebbe favorire un’istituzionalizzazione dello stesso, e dunque un venire meno della portata innovativa, che in genere caratterizza i movimenti, come fenomeni sociali allo stato nascente

    Il futuro del “Grillismo”, dipenderà perciò, oltre che dagli ostacoli posti dai partiti e dalle istituzioni esistenti, dalle capacità decisionali e organizzative di Beppe Grillo. Dalla qualità dei suoi programmi. E dalla sua volontà di fare o meno “politica sul serio”. Dal momento che fare politica sul serio, significa, almeno nelle società democratiche, trasformarsi in partito e partecipare alle elezioni, per governare da soli o insieme ad altri. Per contro il movimento e il gruppo di pressione non hanno valenza politica, soprattutto nei tempi lunghi: perché i movimenti, storicamente parlando, o si trasformano in partiti legali o fanno le rivoluzioni, conquistando il potere con la forza. Altrimenti i movimenti finiscono per rientrare nella normalità (“normalità”, che in alcune sue schegge impazzite, può implicare, secondo le tradizioni ideologiche, anche il terrorismo). Per riaccendersi socialmente, di tanto in tanto, in relazione all'andamento delle vicende esterne e agli alti bassi del cosiddetto potere carismatico dei capi… Quanto ai gruppi di pressione, si tratta di vere e proprie organizzazioni sistemiche di gestione di valori trasformati in interessi economici, più o meno legali, secondo le legislazioni nazionali.
    Tre notazioni finali.

    In primo luogo, il grillismo, mostra la forza della cosiddetta “blogsfera” e di internet. Forza che non deve però essere sopravvalutata, perché se è vero che “la rete” svolge un interessante ruolo di catalizzazione e informazione delle forze sociali, è altrettanto vero che i processi politici implicano capi e dirigenti capaci, programmi concreti, e soprattutto masse reali, e non solo virtuali, o comunque in grado di trasformarsi da virtuali in reali.
    In secondo luogo, il grillismo è esploso con il centrosinistra al potere. E questo dovrebbe far riflettere la sinistra sugli errori commessi. E soprattutto sulla necessità di non liquidare Grillo, come populista e nemico della democrazia. Dal momento che questa accusa potrebbe favorirne il riflusso a destra.

    In terzo luogo, la presunta volontà di Grillo di andare oltre la destra e la sinistra, è indubbiamente interessante, ma purtroppo ambigua e pericolosa per lo sviluppo politico del grillismo. Perché se intesa in termini istituzionali, indica la ricerca di una “pacifica” collocazione partitica al centro, o comunque, da gruppo di pressione e/o movimento sociale stabilizzato; se intesa in termini anti-istituzionali, può attirare su di lui, feroci accuse di qualunquismo, populismo o neofascismo, come già sta accadendo. Purtroppo, la scelta di voler andare “al di là della destra e della sinistra”, pur condivisibile sul piano soggettivo, crediamo possa acquisire senso soltanto nel quadro oggettivo di una simultanea (storicamente parlando) trasformazione totale dell’attuale sistema politico, economico e sociale in qualcosa di completamente nuovo. Con tutti i rischi e pericoli di involuzioni autoritarie che questi processi implicano.
    Parliamo, ovviamente di rischi, perché come abbiamo scritto altrove, l’antipolitica di oggi può essere la politica di domani. Ma Beppe Grillo è disposto ad assumersi questo rischi? Ha la tempra del capo e dell'organizzatore? Da ieri sembra di sì.


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    00 9/10/2007 11:36 PM
    files.meetup.com/206004/travaglio_unita.pdf
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    00 9/10/2007 11:36 PM
    Marco Travaglio su l'Unità.

    files.meetup.com/206004/travaglio_unita.pdf
    [Edited by centrosardegna 9/10/2007 11:37 PM]
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    00 9/10/2007 11:40 PM
    Gino Vignali: «Da Beppe richieste sacrosante.
    Spero non molli il colpo»
    Dopo il V-day i comici si schierano con Grillo
    Sabina Guzzanti: «La gente si fida più di noi che dei propri rappresentanti in Parlamento.
    La vergogna sono certi politici»






    Mentre il mondo della politica si divide sul V-Day di Beppe Grillo, la giornata del «vaffa» a sostegno della petizione per il Parlamento pulito, dagli ambienti dello spettacolo arrivano plausi per il comico genovese e per la sua decisione di sfidare il Palazzo.
    «LA GENTE SI FIDA DI NOI» - «Chiunque abbia davvero a cuore la politica - commenta Sabina Guzzanti, che sabato è salita sul palco a fianco di Grillo (il quale, a sua volta, aveva partecipato al film della Guzzanti, Viva Zapatero, girato dopo la soppressione di Raiot da parte della Rai del centrodestra) - credo che non possa che rallegrarsi della grande partecipazione al V-Day. Non si può che avere parole di elogio per l'impegno di Grillo». «Ho sentito dei politici gridare che era una vergogna - fa notare la Guzzanti -, per esempio Pier Ferdinando Casini. Penso che la vergogna sia un politico che si arrabbia per la partecipazione popolare». «Trovo che sia un bene che i comici, chi fa satira e più in generale gli intellettuali, si impegnino - dice ancora l'attrice -. Il dato preoccupante è che la gente si fidi infinitamente più di loro che dei propri rappresentanti ufficiali in Parlamento. Non è la prima manifestazione di questo genere e non sará l'ultima. Per fortuna ci sono ancora tante persone che hanno a cuore questo Paese e non vogliono lasciarlo nella mani dei corrotti e dei mafiosi».
    «NON MOLLI IL COLPO - A difendere la discesa in campo di Beppe Grillo c'è anche Gino Vignali, che con Michele Mozzati forma la coppia di autori comico-satirici Gino e Michele. «Mi aspettavo questa grande adesione - dice Vignali -. Le richieste di Grillo erano tutte sacrosante. Difficilmente si possono prendere le distanze. Ma non escluderei, e succede purtroppo spesso in Italia, che molli il colpo, come è successo anche per Moretti».
    «COSI' GLI ITALIANI» - «È umano e molto facile desiderare che tutto sia pulito e in ordine - mette però le mani avanti Oreste Lionello -. Ma se gli stessi che attaccano la disonestá dei governanti o dei politici, come Grillo, rivolgessero occhi su se stessi si renderebbero conto che i quattro quinti dei cittadini italiani sono nella stessa situazione». «Ogni attore è libero di dire ciò che vuole - dice ancora l'imitatore del Bagaglino -. Grillo è un comico che mi ha divertito molto, non entro nel merito delle sue battute, non so se sono battute o se è politica, non è chiaro. È chiarissimo che ognuno fa il suo lavoro. E comunque -dei miei colleghi parlo solo ai loro funerali».
    «NO AL QUALUNQUISMO» - Per Andrea Rivera, autore satirico del "teatrocanzone", «Beppe Grillo ha fatto una cosa grande perchè ha dato libero sfogo al popolo, basta che non cada tutto nel qualunquismo». «Sono d'accordo - aggiunge - con l'idea di far cacciare i parlamentari condannati da Camera e Senato, in particolare uno condannato per mafia fino agli anni '80. Per il resto mi preoccupa molto anche il 'V-day' di tutti i giorni. Vorrei fare una richiesta a Gentiloni: fare una legge per evitare di far vedere tutte le immagini di morte che ci propinano ogni giorno i telegiornali».

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    00 9/10/2007 11:42 PM
    E il comico genovese: «Non ho offeso la memoria di Marco Biagi» Bertinotti: «Grillo riempie un vuoto politico»
    Il presidente della Camera: «E' una vecchia regola della politica, se si lasciano spazi vengono riempiti.
    Non prendiamocela con chi lo fa»







    «Una vecchia regola della politica è che i vuoti si riempiono. Certo, non sempre i materiali che riempiono il vuoto sono eccellenti, ma non possiamo prendercela con chi li riempie». Così il presidente della Camera Fausto Bertinotti, a margine di un incontro avuto nel suo studio di Montecitorio con Claudio Baglioni, ha commentato il 'V-day' di Beppe Grillo sabato scorso a Bologna.
    IL DITO E LA LUNA - Per il presidente della Camera iniziative come quella tenuta da Beppe Grillo a Bologna e nelle piazze di tutt'Italia si spiegano nella generale incapacità della politica di riformare se stessa. «Non ci possono essere soluzioni al di fuori della politica - ha ammonito - ma non possiamo cadere nella vecchia questione del dito e della luna. D'altra parte il protagonismo dei comici in politica non è un caso senza precedenti, ne ha parecchi in Europa». «Non possiamo ridurre l'evento di Grillo al dito - ha proseguito, ma è evidente che la luna è altrove, è nella condizione di crisi sociale del Paese e dell'Europa e nella mancanza di risposte convincenti da parte della politica».
    CRISI DEL LAVORO - Per Bertinotti la crisi della politica è strettamente legata alle questioni del mondo del lavoro: «Se il lavoro nella società contemporanea viene degradato e la politica non dà risposte su di essa cadono addosso fattori di complemento della crisi stessa». E proprio le critiche alla legge 30 sulla flessibilità nel lavoro, ribattezzata Legge Biagi, hanno scatenato le accuse di una parte del mondo della politica contro il comico genovese. Grillo è stato in sostanza accusato di avere offeso la memoria del giuslavorista bolognese ucciso dalle Brigate Rosse nel 2003. Lo stesso Grillo però non ci sta e dalle pagine dle suo blog sottolinea come nella manifestazione di sabato non sia stata «offesa la memoria di nessuno». I suoi attacchi non erano contro il professore, ma contro i contenuti della sua legge. E poi, retoricamente, quasi a rilanciare la palla nel campo del centrodestra che lo ha duramente attaccato, Grillo si chiede: «Ma Marco Biagi aveva la scorta?», riferimento neanche troppo velato alla decisione di non rinnovare le misure di protezione al giuslavorista, presa appunto sotto il governo Berlusconi.

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    00 9/10/2007 11:48 PM
    Intervista al presentatore tv
    «Lanciai Beppe, ora temo si faccia male»
    Il ricordo di Pippo Baudo: «Quando Craxi mi bastonò per il suo show.
    L'ho richiamato in tv mi ha detto di no»






    Pippo Baudo, parliamo di Beppe Grillo?
    «Eh... Ho visto, ho letto. Piazza Maggiore stracolma, trecentomila firme, il vento della demagogia. Se ripenso a come lo conobbi... ».

    Prosegua.
    «Un paio di amici m'avevano detto: a Milano, in Corso Sempione, in un locale che si chiama la Bullona, si esibisce un certo Beppe Grillo. Non è male, dagli un'occhiata».

    E lei va.
    «Vado, una sera. Ma appena entro, m'accorgo d'essere l'unico spettatore».

    L'unico?
    «C'ero solo io. Così, quando lui compare sul piccolo palco, gli dico: senta Grillo, mi spiace, ma non fa niente, torno un'altra volta. Invece lui scende, mi si avvicina e mi fa: scherza? Io lo spettacolo lo faccio ugualmente».

    E lo fece?
    «Due ore strepitose. Io e lui. Rimasi letteralmente scioccato dalla sua bravura. Una settimana dopo, gli feci fare un provino negli studi Rai, davanti a un pubblico vero. E anche lì andò fortissimo, sebbene i dirigenti dell'epoca si fossero dimenticati di far entrare in funzione le telecamere ».

    In che anno siamo?
    «1976. Pochi mesi dopo, me lo portai a fare "Secondo voi", il programma legato alla Lotteria di Capodanno».

    Lo crea.
    «Artisticamente, sì. Lo lancio, gli dò fiducia. Anche se lui già era un animale da palcoscenico. Con una capacità rara».

    Quale?
    «Sapeva, alla perfezione, ciò che il pubblico voleva sentirsi dire».

    Questo può tornargli molto utile anche adesso, sul fronte della politica.
    «Può tornargli utilissimo. Ma io mi auguro che lui non si lasci trascinare, dalla politica. Ho già telefonato al suo impresario, mi sono raccomandato...».

    Di questo, Baudo, parliamo più avanti. Torniamo al primo Grillo televisivo. «Piaceva da impazzire. Tra l'altro, aveva un autore che... indovini chi era?».

    Niente da fare. Lo dica lei.
    «Antonio Ricci, l'inventore di Striscia».

    Ma no?
    «Le dico di più. Alla vigilia di non ricordo più quale Fantastico, non soddisfatti, decidemmo addirittura di rinforzare la squadra. Così coinvolgemmo il giornalista e scrittore Luca Goldoni e io, per sfizio, chiesi di scrivere qualcosa pure a Stefano Benni».

    Grillo era di destra o di sinistra?
    «A Beppe, all'epoca, non importava nulla della politica. Le sue battute erano tutte piegate sugli italiani, sui loro vizi, sulle fissazioni, su certe stupide passioni ».

    A Fantastico del 1986, però, cambiò repertorio: toccò la politica e ci fu il botto.
    «Tremendo. Una delegazione di politici era andata in Cina. Andreotti accompagnato solo dalla moglie, Craxi seguito da una corte piuttosto numerosa. Così Grillo, in diretta, se ne uscì con la celebre battuta: "C'è Martelli che dice a Craxi: scusa Bettino, se è vero che i cinesi sono oltre un miliardo e tutti socialisti, ma allora a chi rubano in questo Paese?"...».

    Craxi reagì dicendo che...
    «Craxi si infuriò. Letteralmente. Io stesso fui convocato in via del Corso, e lì venni, come dire? bastonato. Craxi pretese che mi dissociassi e...».

    Grillo fu sbattuto fuori dalla Rai.
    «Ecco, sì: fu sbattuto fuori, ma io credo che fu proprio allora, diciamo nelle settimane successive, che Beppe cominciò ad assaporare il gusto dell'allontanamento ».

    Baudo, che genere di gusto?
    «Diventare un escluso di professione. Vede, io ci ho sempre provato a richiamarlo: gli ho offerto di tutto, da Sanremo a Domenica in».

    E lui?
    «Niente. Rifiuta. Dice che ormai fa altre cose. Ed è vero. Ha questo suo Blog, e poi riempie teatri e piazze».

    Anni fa, in un suo spettacolo, «Apocalisse », Grillo girava in scena con un saio alla Savonarola. L'altro giorno, a Bologna, urlava: «Io sono il detonatore!». Non è che...
    «Può essere. Le folle possono dare alla testa, possono esaltarti. Tra l'altro, Beppe sa entrare in sintonia con le folle molto facilmente. Sa ciò che vogliono. E in questo, beh, oltre al talento, all'istinto, ci mette anche un bel po' di mestiere».

    Aneddoto.
    «Quattro anni fa, gli chiedo di fare uno spettacolo nella mia città, Catania. E lui, appena arriva, fa subito quello che facevano i grandi vecchi dell'avanspettacolo, come Totò, Macario, Dapporto».

    Che fa?
    «Chiede in giro chi siano i più chiacchierati della città, s'informa sui pettegolezzi... così, per dire, sul palco comincia a chiamare il sindaco Scapagnini col soprannome che gira per Catania: «Sciampagnetta »... un dialettalismo, da champagne, alludendo alla vita amorosa piuttosto frizzante del signor sindaco. Capirà, il pubblico era in delirio».

    Ecco, folle osannanti.
    «Ma un Paese non si migliora con le battute di un comico, si migliora facendo politica ».

    Lei è preoccupato per Grillo.
    «Vede: nei Girotondi di Moretti, per capirci, già mi sembrava ci fosse molta più sostanza. Stavolta... Io voglio bene a Beppe. Non voglio che si faccia male».

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    00 9/11/2007 12:25 AM
    Il Vaffanculo Day di Beppe Grillo è andato benissimo in tutta Italia, segno che la rabbia montante contro la classe politica nazionale e locale, con tutti i suoi privilegi, abusi, spese folli, è sempre più sentita e forte. Un segno fondamentale, è la presenza in questo Parlamento di deputati e senatori condannati in via definitiva, di cui si è parlato spesso in questo blog. Anche noi abbiamo un bel po' di "vaffanculo" specifici da gridare: vaffanculo agli incendiari, a chi li favorisce anche indirettamente e a chi non li fa restare in galera, vaffanculo agli speculatori edilizi e a chi li favorisce, vaffanculo a chi decide e persevera su disastrose opere pubbliche che sfasciano l'ambiente e dissanguano le casse pubbliche, vaffanculo ai bracconieri, vaffanculo agli evasori fiscali e a chi non fa un cavolo per beccarli, vaffanculo a chi trucca i concorsi pubblici e elargisce inutili incarichi di consulenza ai propri amici ed agli amici degli amici..... Si potrebbe continuare ancora, ma finiremmo per annoiarci tutti o per farci venire il mal di stomaco. Per ora, è bene andare a firmare la proposta di legge popolare promossa da Beppe Grillo. Sperando che cambi qualcosa in positivo e ci si ritrovi almeno con alcuni "casini" in meno. Un'ultima cosa, però. Beppe Grillo, dall'alto del suo non piccino potere contrattuale, avrebbe potuto gridare un alto e forte "vaffanculo" ad un uso improprio e dannoso del più importante monumento romano della Sardegna, uno dei tre soli anfiteatri romani scavati nella roccia tuttora esistenti, l'Anfiteatro romano di Cagliari. Soprattutto perché l'uso, da "legnaia", è ormai da tempo abusivo. L'abbiamo chiesto, più volte, in modo stra-documentato, come fa il suo amico Marco Travaglio, per capirci. Non l'ha fatto. Ha detto, alla fine, che si deve cambiare l'attuale allestimento. Lo sosteniamo anche noi, da anni. Però subito si deve smontare tutta la baraccata e la si deve finire di lucrare in questo modo su un bene archeologico-culturale. Beppe Grillo ha perso un'occasione per gridare un "vaffanculo" certamente più piccolo, ma molto, molto significativo.







    A.G.I.

    IL GIORNO DEL V-DAY. BEPPE GRILLO: "LA POLITICA TORNI AI CITTADINI".
    "Dobbiamo portare la politica verso i cittadini, la politica dobbiamo farla noi tutti i giorni": di fronte a una Piazza Maggiore affollatissima - le stime indicano in oltre 20mila le presenze - e' iniziato nel pomeriggio da Bologna, con l'intervento del promotore Beppe Grillo, il "V-DAY", cioe' il giorno del "Vaffa.....", "una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia - spiega il volantino firmato dal comico genovese - e V come Vendetta". Una iniziativa, in corso in molte piazze italiane, "per ricordare che dal 1943 non e' cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi 'culturali'. Con il V-DAY - ha spiegato Beppe Grillo - si vuole sostenere e rilanciare la legge di iniziativa popolare promossa dal comico per un "Parlamento pulito". Tre i punti della proposta di legge: no alla candidatura in Parlamento di cittadini condannati in via definitiva o in primo e secondo grado; no all'elezione per piu' di due legislature; no ai parlamentari scelti dai segretari di partito ma elezioni con la preferenza diretta. E Grillo, dalla piazza di Bologna e tra gli applausi dei suoi aficionados, a proposito del primo punto, ha ricordato i nomi dei 25 parlamentari con condanne definitive presenti oggi in Parlamento. Dalla piazza centrale di Bologna in occasione del V-Day, Grillo lancia dunque la sua crociata dell'anti-politica. Sul grande schermo il famoso comico ha mostrato la lista dei 25 parlamentari condannati in via definitiva e di cui Grillo chiede l'espulsione dal Parlamento. "Non sono piu' nessuno questi parlamentari, non dovete piu' fischiare" ha urlato Grillo al suo popolo. Il famoso comico non ha risparmiato battute nei confronti dei politici dell'attuale governo: Prodi, definito 'valium' da Grillo, "si e' accorto troppo tardi" della necessita' di avvicinare i cittadini alla politica. Ce n'e' anche per il ministro dell'Interno Giuliano Amato: "dov'era quando sono usciti dal carcere per l'indulto 26.210 pregiudicati?". Grillo non si risparmia e ricorda che il ministro della Giustizia Mastella ha aperto un blog dove spesso risponde ai contenuti di quanto appare nel sito del comico genovese; "Ve lo immaginate Brown in Inghilterra che parla con Mister Bean?". E ancora una frecciata al ministro per l'attuazione del programma Giulio Santagata: "Ma che ministero e'? Non basta una segretaria?" Ultima battuta per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che ha aperto un blog ma "che non risponde a nulla". E Grillo ha poi intervallato ogni suo 'attacco" alla politica con un "Vaff......" gridato a squarciagola. Al termine del suo discorso hanno preso la parola alcuni ragazzi calabresi che hanno lanciato il provocatorio slogan "adesso ammazzateci tutti". E sul problema della mafia Grillo non ha usato mezze parole: "e' lo Stato che e' diventato la mafia. La politica e' stata corrotta dall'interno". (AGI) - Bologna, 8 set. -



    9 settembre 2007

    IL COMICO: "PORTARE LA POLITICA VERSO I CITTADINI". I SI' E I NO AL V-DAY DI GRILLO.
    Il giorno dopo il V-day di Beppe Grillo, fioccano i commenti dei politici. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e' "orgoglioso della riuscita dell'operazione", soddisfatto "come cittadino che ha firmato la proposta di legge e come esponente di una formazione politica che si e' adoperata" per ottenere gli stessi obiettivi. "Non e' una semplice protesta - ha detto ancora il ministro a margine del seminario Ambrosetti a Cernobbio - ma una proposta di iniziativa popolare per una legge che metta con le spalle al muro questa classe parlamentare". "Il 14 ottobre dovrebbe essere la risposta alle firme di ieri". Lo ha detto oggi a Pesaro Rosy Bindi, commentando il 'V-day' e la raccolta di firme proposta da Beppe Grillo, per un 'parlamento pulito'. "Il 14 ottobre - ha spiegato la candidata alla segreteria del Pd - chiediamo alla gente di votare non contro la politica ed i partiti politici, ma per la politica ed i partiti politici, per rilanciare la funzione della politica nella vita del nostro Paese". "Dobbiamo cambiare molte cose - ha detto ancora la Bindi -, ma se l'aria di protesta, anche organizzata che c'e' in questo momento dovesse rappresentare l'anticamera dell'antipolitica, penso che questo metterebbe a rischio anche il futuro della nostra democrazia". "Senza politica non vi e' democrazia - ha concluso il ministro -. Noi vogliamo rilanciare il ruolo e la dignita' della politica". "La politica recepisca le istanze del V-day". Lo dice il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, secondo il quale "la mobilitazione organizzata da Beppe Grillo e' un evento molto importante che aiuta un processo di moralizzazione della vita politica e pubblica del nostro Paese. L'Italia ha bisogno di una politica che sia piu' vicina ai cittadini, specie sulle questioni prioritarie dell'ambiente, dei problemi sociali e della giustizia". Per Pierferdinando Casini, invece, quella di ieri e' stata "una manifestazione di cui dovremmo vergognarci perche' e' stato attaccato Marco Biagi. Si vergognino anche quei politici che pur di stare sull'onda del consenso popolare, hanno mandato la loro adesione". "Non condivido ne' Grillo ne' i tanti grilli ben vestiti che ci sono in giro...". Cosi' il vicepresidente di Forza Italia Giulio Tremonti commenta la manifestazione di ieri a Bologna, aggiungendo che pero' il comico genovese "e' sicuramente piu' simpatico... ". Nell'atteggiamento della piazza del V-day "ci sono tante componenti, oltre alla insoddisfazione della politica che possono essere condivisibili". Lo ha detto il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Luciano Violante conversando con i giornalisti a margine della Festa di Alleanza Nazionale a Mirabello. Violante ha ricordato che all'esame della Camera "c'e' un provvedimento che prevede proprio la non partecipazione alle elezioni di coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva". Ma cosa promuove Grillo ? "Dobbiamo portare la politica verso i cittadini, la politica dobbiamo farla noi tutti i giorni": di fronte a una Piazza Maggiore affollatissima - le stime indicano in oltre 20mila le presenze - cosi' ieri a Bologna il comico genovese ha iniziato il giorno del "Vaffa.....", "una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia - spiega il volantino firmato dal comico genovese - e V come Vendetta". Una iniziativa "per ricordare che dal 1943 non e' cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi 'culturali'. Con il V-DAY - ha spiegato Beppe Grillo - si vuole sostenere e rilanciare la legge di iniziativa popolare promossa dal comico per un "Parlamento pulito". Tre i punti della proposta di legge: no alla candidatura in Parlamento di cittadini condannati in via definitiva o in primo e secondo grado; no all'elezione per piu' di due legislature; no ai parlamentari scelti dai segretari di partito ma elezioni con la preferenza diretta. E Grillo, dalla piazza di Bologna e tra gli applausi dei suoi aficionados, a proposito del primo punto, ha ricordato i nomi dei 25 parlamentari con condanne definitive presenti oggi in Parlamento. Dalla piazza centrale di Bologna in occasione del V-Day, Grillo lancia dunque la sua crociata dell'anti-politica. Sul grande schermo il famoso comico ha mostrato la lista dei 25 parlamentari condannati in via definitiva e di cui Grillo chiede l'espulsione dal Parlamento. "Non sono piu' nessuno questi parlamentari, non dovete piu' fischiare" ha urlato Grillo al suo popolo. Il famoso comico non ha risparmiato battute nei confronti dei politici dell'attuale governo: Prodi, definito 'valium' da Grillo, "si e' accorto troppo tardi" della necessita' di avvicinare i cittadini alla politica. Ce n'e' anche per il ministro dell'Interno Giuliano Amato: "dov'era quando sono usciti dal carcere per l'indulto 26.210 pregiudicati?". Grillo non si risparmia e ricorda che il ministro della Giustizia Mastella ha aperto un blog dove spesso risponde ai contenuti di quanto appare nel sito del comico genovese; "Ve lo immaginate Brown in Inghilterra che parla con Mister Bean?". E ancora una frecciata al ministro per l'attuazione del programma Giulio Santagata: "Ma che ministero e'? Non basta una segretaria?" Ultima battuta per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che ha aperto un blog ma "che non risponde a nulla". E Grillo ha poi intervallato ogni suo 'attacco" alla politica con un "Vaff......" gridato a squarciagola. Al termine del suo discorso hanno preso la parola alcuni ragazzi calabresi che hanno lanciato il provocatorio slogan "adesso ammazzateci tutti". E sul problema della mafia Grillo non ha usato mezze parole: "e' lo Stato che e' diventato la mafia. La politica e' stata corrotta dall'interno".



    Politica. V-DAY: BINDI, NON POSSIAMO FAR FINTA DI NIENTE SERVONO RISPOSTE.
    "Il problema non e' solo la manifestazione di Bologna. Ma le tante firme, la gente che ha fatto la coda per aderire. E se uniamo il tutto alle copie vendute del libro 'La Casta', allora dobbiamo capire che siamo di fronte ad una ribellione contro la politica che va presa sul serio. Non possiamo far finta di niente". Per questo dobbiamo dare una risposta" e guai se tentassimo di liquidare il V-day come "qualunquista e demagogico". Cosi', dalle colonne del quotidiano 'La Repubblica, la candidata alla segreteria del Partito democratico Rosy Bindi. Per l'esponente della Margherita l'iniziativa di Beppe Grillo "o diventa una seria occasione di rinnovamento della politica o e' chiaro - aggiunge - che sara' l'anticamera dell'antipolitica". In tal senso "il 14 ottobre - prosegue - credo debba essere una straordinaria occasione per chiamare le persone a firmare per la buona politica e non contro la politica" perche' "siamo ancora in tempo a non legittimare il passato. Il governo ha cominciato a ridurre le indennita' ai ministri. Ma - dice - bisogna imprimere un forte cambiamento". La ricetta per la Bindi e' "i parlamentari del Pd si dovranno impegnare a modificare la legge elettorale, fino a dichiarare che non candideranno con quella attuale. Immediata attuazione del Titolo V della Costituzione, con la soppressione del Senato e l'istituzione di una Camera delle regioni". Ma anche "ridurre del 30% anche i componenti della Camera dei Deputati. Dimissioni di chiunque abbia avuto problemi con la giustizia" come anche " separazione netta tra indennita' personale e rimborsi spese". Tra le altre misure, la Bindi propone anche una differenziazione della "gratuita' dei mezzi pubblici: vale per l'attivita' politica e non per i viaggi privati. Bisogna - aggiunge ancora - anche limitare i mandati e prevedere le primarie per tutti gli incarichi politici". "Che ci sia un un clima non facile per la politica e un dilagante qualunquismo e' ovvio" tuttavia Grillo non e' demagogico e qualunquista, "anzi, credo che sollevi dei temi presenti nella pancia degli italiani. Quel che proprio non condivido e' che i politici siano tutti uguali e la politica sia tutta uguale. Un'idea pericolosa", ha detto il ministro per l'Attuazione del programma, Giulio Santagata. Circa i temi sollevati da Grillo il ministro dice: "Sono pronto a firmare e a sostenere in Parlamento - spiega Santagata - la proposta del limite di due mandati per i parlamentari". Quanto alla "questione dei condannati - prosegue - credo che i politici dovrebbero esercitare un tasso di eticita' che superi la legalita'". Per Santagata "un politico non dovrebbe solo chiedersi se quel che sta facendo e' legale, ma se il suo comportamento e' eticamente capito e condiviso dai cittadini".




    A.N.S.A.



    V-DAY: DALLE PIAZZE PARTE LA PROPOSTA DI GRILLO.



    E alla fine è arrivato: giornata del "vaffa" o "nuova woodstock" ("ma con i drogati e i figli di puttana dall'altra parte") come l'ha definita oggi il suo stesso promotore, Beppe Grillo, il V-day ha preso il via stamani in tutta Italia con i banchetti che hanno raccolto decine di migliaia di firme. Ma il "cuore" della festa è a Bologna, città che il comico genovese ha scelto per portare sul palco le sue provocazioni e le sue invettive contro la "politica corrotta". Davanti a una piazza Maggiore gremita - "siamo 200 mila" ha esultato il comico, ma la polizia parla di 30 mila - Grillo ha annunciato che sono state già raccolte 300.000 firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ("Parlamento pulito") contro l'elezione dei politici condannati, la limitazione dell'eleggibilità in Parlamento a due legislature e la preferenza diretta per l'elezione dei parlamentari. "Abbiamo fatto un referendum" ha urlato alla piazza. Intanto, sul suo blog, ha provveduto a sgombrare il campo da alcune illazioni: "Santagata, il ministro per l'attuazione del programma - ha scritto - ha detto che sarei in campagna elettorale: 'Beppe Grillo sta pensando a formare una lista per le prossime elezioni, quelle europee del 2009'. Non hanno capito niente". E poi aggiunge che "questa mattina alle sette c'era già la coda ai banchetti. Molti hanno dovuto aprire due ore prima". E tra i primi a firmare, stamani a Milano, è stato il ministro Antonio Di Pietro: "mandare i delinquenti a casa, non in Parlamento" ha commentato subito dopo. Il collega di governo Alfonso Pecoraro Scanio ha definito il V-day "un grande successo della rete e della società civile". A favore dell'iniziativa di Grillo anche il deputato della Margherita Franco Laratta, per il quale "la politica non può far finta di niente rispetto al forte malessere popolare contro l'arroganza del potere". Non ha voluto firmare la petizione, invece, Romano Prodi, invitato da alcuni rappresentanti del V-day a Bari: senza rispondere alle sollecitazioni, si è infilato in macchina ed è ripartito. Presa di distanza anche del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati: "le piazze sono di tutti" ha risposto a chi gli chiedeva un commento sul fatto che Grillo abbia scelto proprio Bologna per dare il via al V-day. Critico anche il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena: "la manifestazione di Grillo è la risposta sbagliata e pericolosa a un problema reale". Ma la risposta popolare, secondo le prime notizie, sembra all'altezza delle aspettative dei promotori: a Torino migliaia di persone si sono messe in coda sotto il sole, sin da stamani, per firmare la petizione; a Firenze gli organizzatori stimano di raccogliere 10.000 firme e altre migliaia nelle altre città toscane; a Trieste e Pordenone nel primo pomeriggio erano state raccolte oltre 2.000 sottoscrizioni; altre 2000 firme sono state raccolte a Roma in sole due ore; già 3000 le firme in Abruzzo; ad Aosta in poche ore sono andati esauriti i moduli e la gente ha dovuto firmare sulle fotocopie; ressa per firmare anche a Cagliari, dove in un'ora sono state raccolte duemila firme. A Napoli finora il "bottino" è di 10 mila sottoscrizioni. Dal palco di Bologna, il comico genovese non ha mancato di lanciare strali contro i politici, incitando alla lotta "agli abusivi veri, che non sono i lavavetri ma i parlamentari". Grillo ha avuto parole di fuoco contro il ministro dell'Interno Giuliano Amato e quello della Giustizia Clemente Mastella, e ha definito Cofferati "un funzionario di partito" e un "acchiappavoti". Unica eccezione, Antonio Di Pietro, "una persona per bene".






    V-DAY, GRILLO: HA VINTO LA PIAZZA. CASINI ATTACCA.



    E alla fine è arrivato: giornata del "vaffa" o "nuova woodstock" ("ma con i drogati e i figli di puttana dall'altra parte") come l'ha definita il suo stesso promotore, Beppe Grillo, il V-day ha preso il via ieri in tutta Italia con i banchetti che hanno raccolto decine di migliaia di firme. Ma il "cuore" della festa è a Bologna, città che il comico genovese ha scelto per portare sul palco le sue provocazioni e le sue invettive contro la "politica corrotta".
    GRILLO, HA VINTO LA PIAZZA, ANDIAMO AVANTI - Una vittoria di chi fa politica ogni giorno scegliendo cosa comprare al supermercato o usando il web per portare avanti una protesta. E una sconfitta dei partiti che "sono ormai morti". Così Beppe Grillo, nella veste di "detonatore" ha salutato la platea del v-day, il raduno organizzato a Bologna in una Piazza Maggiore stracolma, per dire no ai deputati corrotti e scelti dalle segreterie di partito. "Siamo in 200 mila" ha urlato dal palco il comico genovese accendendo un pubblico fatto per lo più di giovani e famiglie. Metà secondo gli organizzatori e ancora meno (circa 30 mila) per la questura. Ma il flusso, cominciato nel pomeriggio di ieri, non è scemato neppure in serata con capannelli di gente anche nelle strade vicine. Lunghe e pazienti le code di quanti hanno aderito alla raccolta firme per chiedere una nuova legge contro la corruzione politica. "Domenica (oggi, ndr) apriremo un presidio nel palazzo comunale di Bologna per andare avanti nella raccolta" hanno annunciato gli organizzatori. Un inno alla piazza contro la politica paludata (fatta di nomi e cognomi), il precariato, l'inquinamento è venuto dai ragazzi di Locri come da Biagio Antonacci, da Massimo Fini e Marco Travaglio. "Quello che stiamo facendo questa sera non è inutile" ha detto più volte Travaglio dal palco aggiungendo "speriamo che Cuffaro e Dell'Utri lavino i vetri. Così finalmente li vedremo in carcere". Per una televisione libera si è schierata poi Sabina Guzzanti. A chiudere la serata è stata la band dei Negrita facendo ballare i giovani nelle prime file. E ora cosa succederà ? hanno chiesto i cronisti a Grillo. "Devo decantare un po' - ha risposto congedandosi da Bologna - anche se questa legge non verrà mai approvata l'iter che ci aspetta è tremendo. Ci vuole una gran organizzazione ma io per fortuna ce l'ho".

    CASINI, E' LA PIU' GRANDE DELLE MISTIFICAZIONI - La manifestazione del v-day organizzata da Beppe Grillo è "la più grande delle mistificazioni, una manifestazione di cui dovremmo vergognarci": lo ha detto a Cernobbio il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Il motivo della vergogna è "che è stato attaccato Marco Biagi, che invece andrebbe santificato". Inoltre, secondo Casini, "dovrebbero vergognarsi i politici che pur di stare sull'onda del consenso popolare hanno mandato messaggi di adesione a Grillo".

    VIOLANTE, ANCHE COSE GIUSTE IN QUELLE MANIFESTAZIONI - Le trecentomila firme raccolte da Beppe Grillo nel V-day fanno dire a Luciano Violante, ospite della Festa di Alleanza nazionale a Mirabello, che "in quell'atteggiamento ci sono tante componenti e, oltre all'insoddisfazione per la politica, anche cose giuste". Violante vuole però ricordare che "all'esame della Camera c'é già un provvedimento che prevede l'esclusione dalle elezioni di coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva".






    V-DAY: GRILLO, E' COMINCIATO IL RINASCIMENTO.

    "Ieri è iniziato il nuovo rinascimento": così con un ultimo riferimento al V-Day Beppe Grillo ha concluso, stasera, il suo show a Sabaudia. Il comico non ha mancato di rilevare che nonostante il grande successo dell'iniziativa nessun telegiornale ne ha parlato e partendo da questa considerazione ha lanciato la proposta di togliere il canone alla televisione pubblica. D'altra parte invece ha continuato a magnificare le opportunità del web e ha raccontato che il suo blog, a fine mese parlerà anche in giapponese. Dopo una carrellata sui temi che gli sono cari i rifiuti, l'energia, l'acqua riferendosi anche ai problemi del territorio di Latina sui quali ha invitato a pronunciarsi alcuni giovani che collaborano con lui Grillo ha concluso con un attacco alla chiesa: "Questo amministratore delegato tedesco non mi convince - ha detto - bisognerebbe obbligare i preti a sposarsi e a fare figli così finalmente, quando parlano di famiglia sapranno di che cosa parlano ?"


    LA PAROLA PASSA AI POLITICI. All'indomani del V-Day indetto da Beppe Grillo e la raccolta di 300 mila firme per una legge contro l'elezione dei politici condannati, la parola passa ora alla politica. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini giudica l'evento come la piu' grande delle mistificazioni e critica chi in piazza ha fatto festa per la morte del giuslavorista Marco Biagi. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro si dice soddisfatto della manifestazione. "Non è stata una protesta - ha detto -, ma una proposta di iniziativa popolare, che è il disegno di legge che mette con le spalle al muro il parlamento". "E' sacrosanto - commenta il sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari in un'intervista a La Repubblica - chiedere che un condannato in via definitiva non possa sedere in Parlamento così come si può benissimo pensare al ritorno al voto di preferenza, ed anche non stupirsi se un comico fa politica ("pure Aristofane la faceva"), ma attenti a non scadere nel qualunquismo e alle derive populiste".

    Secondo l'ex ministro Giulio Tremonti, il comico e' piu' simpatico di tanti moralisti mentre per il leader della Lega Umberto Bossi il V-Day e le richieste di Grillo sono una esagerazione. "Io sono stato condannato ma cosa vuol dire ?", commenta. "Se uno si macchia di reati troppo gravi e troppo vicini al cuore della gente per poter continuare a rappresentarla - ha aggiunto - quel parlamentare non viene più eletto". Bossi ha anche insistito sul punto che "occorre stare attenti a non esagerare se no viene avanti l'antipolitica".

    VIOLANTE, ANCHE COSE GIUSTE IN QUELLE MANIFESTAZIONI - Le trecentomila firme raccolte da Beppe Grillo nel V-day fanno dire a Luciano Violante, ospite della Festa di Alleanza nazionale a Mirabello, che "in quell'atteggiamento ci sono tante componenti e, oltre all'insoddisfazione per la politica, anche cose giuste". Violante vuole però ricordare che "all'esame della Camera c'é già un provvedimento che prevede l'esclusione dalle elezioni di coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva".

    ROSY BINDI: RILANCIARE LA DIGNITA' DELLA POLITICA. Se manifestazioni come il V-Day di Beppe Grillo e "l'aria di protesta anche organizzata che c'é in questo momento dovessero rappresentante l'anticamera dell'antipolitica, questo metterebbe a rischio il futuro della stessa democrazia". Ne è convinta Rosy Bindi, secondo la quale "senza politica non c'é democrazia e noi vogliamo invece rilanciare il ruolo e la dignità della politica". "L'elezione dell'assemblea costituente del Pd - ha sottolineato il ministro della Famiglia rispondendo alle domande dei giornalisti a Pesaro - dovrebbe essere la risposta alle firme raccolte ieri". "Chiediamo ai cittadini di venire a votare non contro i politici e contro la politica - ha concluso la candidata alla segreteria del Pd - ma per la politica, per rilanciare la sua funzione e la sua dignità in questo paese".

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    00 9/11/2007 10:35 AM
    Su Grillo
    Da effedieffe.com




    Ho l'obbligo di rispondere ad un lettore, che scrive:
    «Anche questo sito, come l'informazione ufficiale, tace il successo ottenuto dal V-DAY organizzato da Grillo.
    Un comico, l'unico che concretamente cerca di fare qualche cosa di concreto per questo Paese (scusate i giochi di parole), l'unico che si comporta in modo trasversale alla destra e alla sinistra.
    Lui si da l'idea che le idee giuste lo sono a prescindere dal colore della camiseta.
    Altri, gli intellettuali, predicano in tal senso ma poi sono ancora legati agli stereotipi di destra e sinistra; viene da pensare che lo facciano per allontanare persone dalla fazione nemica...
    «La preminenza della prassi sull'ideologia»... siamo ancora e solo all'ideologia.
    Capisco che affidarsi a un comico, a un movimento incontrollato del web possa essere pericoloso ma se chi veramente vuole cambiare il Paese, per quello che è possibile, non riesce a superare preconcetti e vede ovunque il pericolo, un nuovo nemico, credo sarà difficile aiutare questo Paese e il futuro dei suoi figli.
    Poche righe per analizzare il fenomeno, per valutarne le positività e le negatività, per vedere a cosa di concreto si possa arrivare penso fosse obbligatorio farle.
    Invece compare un bellissimo, importantissimo e condivisibile articolo sull'omosessualità.
    Sul v-day nulla.
    Poi ci si viene a dire che discussioni sui DICO servono per non parlare di problemi concreti del Paese.
    Allo stesso modo devo interpretare l'articolo in questione, se tanto mi dà tanto...
    Probabilmente ognuno ha le sue verità e idee, se queste sono proclamate e difese da altri, soprattutto se da un comico, non sono da sostenere anche se condivisibili.
    L'unione fa la forza, la divisione, preconcetta, è quello in cui spera il potere.
    Cordialmente vi saluto
    Gradirei risposta, vorrei capire
    Grazie».
    A.B. (Sondrio)



    Prima di tutto, ciò che è discutibile in questa lettera: la certezza preconcetta, che «questo sito, come l'informazione ufficiale, taccia sul successo del V-Day».
    Un'accusa offensiva, visto che questo sito e il suo autore (o autori) subiscono da anni la censura dei media ufficiali, e peggio la demonizzazione («Basta coi cospirazionisti!», come recentemente La Stampa e Il Corriere).
    Ad un simile insulto, potrei replicare facilmente: io taccio di Beppe Grillo, esattamente come Beppe Grillo tace di questo sito.
    Anche lui ci censura e si tiene a distanza, forse per non essere «infettato».
    Ma un simile motivo, così meschino, non mi appartiene.
    Io mi rallegro del successo del V-Day, nella misura in cui è anche la nostra battaglia, contro la corruzione e i privilegi delle burocrazie inadempienti.
    Se non ho scritto «immediatamente» come intima il lettore, è perchè da un lato non ho informazioni particolari da dare.
    Dall'altro, e più seriamente, è che sto riflettendo su quel successo, sulle sue possibilità e i suoi rischi.
    Perchè la cosa è molto seria.
    E l'occasione non va sprecata.
    In questo senso, abbiamo avuto ben altri «comici» - da Bossi a Berlusconi - che hanno promesso di interpretare questo speciale (e fondamentale) sdegno dell'opinione pubblica; si sono fatti dare la legittimazione democratica per agire (i nostri voti) e poi hanno buttato tutto nel cesso, tradendo di fatto il mandato ricevuto, credo più per insipienza e mancanza di cultura politica e di carattere che per disonestà (il che in politica è peggio: la «sottise» è peggio che un crimine).
    Ma il fatto resta: si sono dimostrati incapaci o timorosi di interpretare la parte di opinione pubblica che è vittima della corruzione, intendo i contribuenti, coloro che i soldi allo Stato li danno.

    Ora, si consentirà ad un giornalista ultrasessantenne di andare coi piedi di piombo davanti alla discesa in campo di un comico professionale.
    Non per diffidenza preconcetta, ma perchè un ulteriore sciupìo della volontà popolare sarebbe una tragedia per l'Italia.
    Il fatto che 300 mila cittadini si siano mobilitati al richiamo di Beppe Grillo dice molto sul grado cui è arrivata non solo l'indignazione pubblica, ma la voglia di questa parte della cittadinanza (quelli che i soldi li danno, e non ne ricevono dall'erario) di essere «rappresentata», di avere un leader che difenda le loro istanze.
    Dice anche quanto sarebbe facile, ormai, organizzare il dissenso che sta diventando rivolta: di fatto, abbiamo assistito al fatto commovente di quei 300 mila cittadini che si sono organizzati da sè, che si sono messi in viaggio, che hanno fatto volontariato politico, che hanno raccolto firme per i progetti di legge d'iniziativa popolare.
    E' bastato un segnale, il grido «Vaffanc...», e una quantità di persone, casalinghe, pensionati, studenti, si sono mobilitati: senza il viaggio pagato dai sindacati (come i manifestanti CGIL), senza il cestino del pranzo-omaggio, senza i treni speciali pagati dalla Triplice.
    Altro che «qualunquismo»!
    Altro che «anti-politica»!
    Questi cittadini hanno mostrato di essere stufi di pseudo-politica, assetati di politica autentica, ed hanno compiuto l'atto preliminare della democrazia: reclamare la propria sovranità (perchè non si dimentichi che la sola legittima definizione di democrazia è «sovranità popolare») contro una classe parassitaria che vive in lussi indebiti, senza corrispettivo della sua utilità politica (da tempo passata) e che tradisce regolarmente il mandato elettorale.
    Da ultimo con lo scandaloso sequestro delle preferenze da parte dei partiti, dei loro cacicchi e oligarchi.
    Ancor più commovente è che la gente s'è mobilitata non per la difesa di interessi particolari e localisti nè per «il posto», ma per la cittadinanza sequestrata: contro un regime che «si concerta» con lobby, mafie, sindacati, confindustrie, ma mai - mai - con i cittadini in quanto tali, senza aggettivi.

    Questa partecipazione, questa militanza spontanea, condanna i cosiddetti «politici» che ci pesano sul collo e che danno dei «qualunquisti» alla gente stufa di loro, o che vaneggiano di «antipolitica».
    Quest'atteggiamento li mostra incapaci di autocritica, e ancor meno di auto-riforma: sono come Maria Antonietta e il suo famoso detto, falso storico ma ben trovato: «Non hanno pane? Mangino le brioches».
    La mia speranza è che facciano la stessa fine, perchè sono irrecuperabili.
    Come ho spesso ripetuto, i diritti politici non sono mai regalati, sono frutto di lotta e - a volte - sangue.
    Le oligarchie, come le burocrazie, non si auto-riformano mai, non rinunciano mai spontaneamente ai loro privilegi, specialmente se indebiti e colossali come quelli d'oggi.
    Bisogna costringerle alle riforme, e insomma bisogna che il popolo, ogni tanto, faccia loro paura. I 300 mila hanno mostrato il coraggio necessario per cominciare, ed è un bene.
    Ma come continuare?
    Qui emerge qualche dubbio.
    La mobilitazione popolare ha sempre qualcosa di incontrollato e indiscriminato, da guidare, o che va a finir male.
    Senza pensare a precedenti particolarmente sanguinosi e aberranti (la rivoluzione di Cromwell, la Rivoluzione Francese che sboccarono in fanatismo e Terrore giacobino a deriva comunista) che credo impossibili oggi, il rischio di una mobilitazione post-moderna, dell'era della TV, è che finisca, come si dice, in vacca.
    Che magari 'energia della gente venga deviata da qualche marpione.
    In questo senso, non mi preoccupa Beppe Grillo, ma Pecoraro Scanio che «aderisce».
    Ossia l'insinuarsi di istanze «locali», «particolari», e quelle particolarmente insidiose dell'ecologismo, la ideologia di riserva di chi non può più dirsi comunista, e che fa il «verde» pensando al «rosso», il rosso defunto per i propri errori.

    Le istanze localistico-ecologiste non mi trovano d'accordo: scendere in questo tipo di manifestazione «contro la TAV» o contro i degassificatori sarebbe tradire l'istanza vera, essenziale, che interessa «tutti i cittadini» prima ancora che ecologisti, comunisti o cattolici, confindustriali o sindacali.
    L'istanza essenziale è, in fondo, «l'uguaglianza di fronte alla legge», infinite volte tradita sotto i nostri occhi: i parassiti che si arraffano i superattici a 200 mila euro, che si diportano in autoblù, che mettono i figli nei consigli d'amministrazione, che vanno in «viaggi di studio» con le amanti e pagati dalle Regioni, che si danno la pensione dopo 5 anni, che cumulano detta pensione con gli altri emolumenti miliardari, eccetera, vìolano questo principio elementare della democrazia e della cittadinanza: l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge.
    Dovrebbe essere chiaro - e questo in modo preliminare - che questa è l'istanza per cui ci si mette al seguito di Beppe Grillo: reclamare l'eguaglianza di fronte alla legge.
    Questo il senso delle leggi d'iniziativa popolare che l'organizzazione germinale propone e, spero, continuerà a proporre: ristabilire l'uguaglianza.
    Lorsignori - la Casta - devono essere obbligati ad andare in pensione quando ci andiamo noi, devono non poter cumulare pensioni e stipendi, pagarsi la casa e l'auto come tutti gli altri.
    I loro emolumenti devono essere ridotti al punto, che «fare politica» non sia un affare, bensì un sacrificio civile.
    Il loro numero deve essere ridotto, anche perchè un parlamento di mille membri - come la Cina - è esattamente un parlamento che non rappresenta altro che se stesso, condannato all'inefficacia, ossia alla non-rappresentanza della volontà popolare.
    Soprattutto, devono essere ridotti i centri di spesa pubblica che costoro hanno moltiplicato a dismisura, solo per avere più posti da dare a trombati e cognati.

    Secondo me, la mobilitazione deve avere solo questo scopo, «e non altro».
    Se finisce per porre istanze ecologiste, localiste, anti-TAV, o di qualunque altro tipo particolare, io non ci sto.
    E non perchè non condivida le istanze ecologiste (non le condivido affatto), ma soprattutto perchè sarebbe uno spreco di un'occasione altamente politica, di una battaglia degna di essere combattuta.
    Le istanze ecologiste, le faccia chi ci tiene; ma non è questa la sede, io credo.
    La sede è quella dove si deve reclamare la cittadinanza e l'uguaglianza, lo Stato di diritto.
    Contro cosche, sindacati e lobby di ogni genere, che hanno sequestrato la sovranità al sovrano popolare.
    Spero di essere chiaro.
    Non ho nulla contro Grillo.
    Nè ne diffido per il fatto che è un comico: come ho detto, i comici screditati sono quelli che stanno nel palazzo, e non si può mai sapere chi sia l'uomo giusto in tempi di crisi.
    Solo, Grillo punta molto, troppo sull'ecologismo, coltiva un ecologismo secondo me fantasioso, miracolista.
    Ha la coscienza che questa non è una battaglia per il motore ad acqua, bensì per la cittadinanza?
    Sa tener fermo su questo punto?
    Ha le capacità?
    Perchè sia chiaro che l'occasione che ha suscitato gli pone il problema del leader, e lo pone anche a noi: in molte cose siamo d'accordo con lui, ma poi vogliamo lasciarci governare da Beppe Grillo?
    Ammiro senza condizioni la gente che ha risposto al suo appello, ma è giusto porsi la domanda su di lui, visto che il movimento che ha suscitato può davvero portarlo a quel punto, al governo.

    Piccolo esempio dei dubbi miei: ha proposto la legge per escludere dal parlamento i condannati.
    L'intenzione è buona.
    Ma si rende conto che con ciò dà un'arma invincibile in mano alla magistratura, una delle peggiori burocrazie inadempienti, che ha già dimostrato intenti golpisti da «Mani Pulite» alla persecuzione legale contro il Cavaliere?
    L'idea è ben-intenzionata ma mal-cotta.
    Un leader che rappresenti i cittadini in quanto tali (non in quanto verdi, anti-TAV, giustizialisti, incazzati) deve saper comprendere al volo certe cose.
    Se non le capisce, il dubbio resta.
    Nè il lettore che subito mi sospetta di voler tacere su Grillo, mi tranquillizza.
    Ha già l'atteggiamento settario del piccolo capo-partito, di un partito che deve ancora nascere (e forse mai nascerà): insomma, sei con noi o contro di noi?
    Non è un buon inizio, per una lotta di cittadinanza.
    Anzitutto, aver chiaro chi è l'avversario - la Casta - e non moltiplicarsi dei nemici immaginari, non foss'altro per non disperdere energie.
    Il lettore se la prende con me, un senza-potere, manco fossi Mieli o Mentana, o Mastella: vi pare intelligente?
    Ma soprattutto, il lettore deve capire che una battaglia di cittadinanza chiama a sè cittadini liberi.
    E lui ci vuole intruppare.

    No, noi restiamo liberi: di seguire Grillo dove ha ragione, di criticarlo dove ci pare abbia torto.
    Non ho dietro «le masse», nè ho mai appartenuto ad un partito; ciò che dico e scrivo lo faccio a mio rischio personale, e a mio nome, cercando di convincere, non di forzare.
    Se non si capisce questo, la battaglia è già perduta: anche fosse vinta, sarebbe un'altra cosa.

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    00 9/11/2007 3:56 PM
    Terrorizzati dal comico-tribuno
    Il V-Day nascosto dai media
    e le reazioni scomposte dei politici






    La reazione della classe politica di fronte all'iniziativa di Beppe Grillo sconcerta perché rivela in modo inequivocabile la repulsione della “casta” per iniziative popolari che possano far traballare, nei partiti, la convinzione di essere i possessori indisturbati delle Istituzioni.

    Il clamoroso successo dei V-Day fornisce almeno tre argomenti di riflessione.

    Il primo, che è anche quello che mi colpisce maggiormente, riguarda il tentativo, da parte della stampa, di insabbiare questo avvenimento. L'iniziativa di Beppe Grillo è stata praticamente censurata, soprattutto dalla televisione, sia nei giorni che precedevano l'evento, sia, in particolare, quando si è visto che la partecipazione di pubblico era stata massiccia. Non mi riferisco tanto alla enorme folla presente a Bologna, quanto all'esorbitante numero di firme raccolte in un solo giorno dai volontari per la presentazione di un'iniziativa di legge popolare. Un evento di questo tipo avrebbe dovuto costituire la notizia d'apertura di tutti i telegiornali; invece, è stato spudoratamente sottaciuto o messo in secondo piano.

    Ciò appare ancora più grave se si pensa a quale risalto mediatico sia stato dato ad iniziative molto meno spontanee quali, ad esempio, il Family Day, che ha goduto di enorme pubblicità preventiva (che ha consentito un maggiore afflusso di pubblico) da parte della stampa solo perché aveva l'appoggio di molti partiti e della Chiesa. Il V-Day invece è stato il frutto del lavoro nascosto di semplici cittadini, soprattutto giovani, che - sostenuti da Grillo e dalla provvidenziale ondata di freschezza democratica fornita da Internet - hanno dimostrato come una parte della popolazione, spesso silente, sappia ancora appassionarsi alla politica, quella genuina, non quella clientelare e ripugnante.

    Il web costituisce una salvifica risorsa contro le ormai insopportabili deviazioni operate dalla stampa controllata dai partiti. La “casta” dovrà fare i conti con la rete: diffidiamo dai tentativi di limitarne la portata, saranno volti unicamente a cercare di non perdere il controllo dell'informazione da parte di chi lo ha avuto per decenni.

    Secondo punto: la scomposta reazione del mondo politico di fronte al V-Day. I partiti sono insofferenti ogniqualvolta i cittadini si mobilitano senza il loro avallo. E così cercano degli espedienti per sminuire la portata di queste iniziative. L'arma più in voga è il ridicolizzare la controparte: basti pensare allo scherno che subirono i “girotondi”. Grillo non sfugge a questo meccanismo: è indicato come “un populista”, “un demagogo”, uno che intende solo “preparare il terreno per la propria candidatura” (e se anche fosse, che ci sarebbe di male?).

    Chi appone la firma alle proposte di legge popolare viene catalogato come un pecorone che segue la massa, che si affida un comico anzichè ai politici che sanno cosa è bene per noi. Si arriva a sostenere che tali iniziative siano pericolose per la democrazia: si può replicare che semmai potrebbero esserlo per la partitocrazia e per l'oligarchia che è venuta a crearsi, non per la democrazia, nella quale la sovranità appartiene al popolo, che la esercita anche scendendo in piazza in massa e facendo sentire la propria voce in modo civile e pacifico. Molti uomini politici credono che con la loro elezione il popolo si spogli in loro favore della sovranità; non è così, essi sono dei semplici delegati, dei dipendenti pagati profumatamente per perseguire l'interesse pubblico.

    Il commento che mi ha infastidito di più è, comunque, quello che ha strumentalizzato l'assassinio di Marco Biagi. Alcuni esponenti politici, non riuscendo a replicare efficacemente agli interrogativi posti da Grillo, si sono affidati a mezzi indecenti per rendere poco credibile la protesta. Chiunque abbia voglia, può andare a verificare come nessuno, a Bologna, abbia inneggiato alla morte di Biagi (solo uno squilibrato potrebbe farlo): sono state semplicemente messe in luce le ingiustizie create da una legge alla quale è stato attribuito quel nome proprio con l'intenzione di usarlo come scudo contro i critici.

    Se disapprovi la legge 30/2003 (è così che va indicata, non tirando in ballo chi era già defunto al momento della sua approvazione) sei classificato, automaticamente, come un nemico della memoria di Biagi, come un semi-terrorista. È un'equazione inaccettabile, di cui molti politici si servono in malafede. La legge 30 può essere criticata liberamente e anche abrogata, se lo si ritenesse necessario.

    Ultima riflessione: ritengo che le tre proposte di Grillo meritino di essere sostenute. La prima, concernente la reintroduzione della preferenza elettorale, va adottata al più presto: non deve più accadere che un Parlamento sia composto da nominati e non da eletti, come è avvenuto in questa legislatura.

    La seconda, riguardante l'imposizione del limite massimo di due mandati per i deputati, è altrettanto fondamentale per evitare il fenomeno del radicamento nelle Istituzioni: è essenziale il ricambio, affinchè si eviti la creazione di sistemi clientelari. La politica è un servigio, non può diventare un mestiere.

    Quanto alla terza proposta, quella che suscita maggiore clamore, essa mira a impedire l'eleggibilità di chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato per la commissione di reati. Fino a quando dovremo tollerare che chi trasgredisce le leggi rivesta anche il supremo ruolo di legislatore? È ipotizzabile che chi corrompe, chi ha contatti con la mafia o la camorra, chi trucca i bilanci delle aziende abbia la capacità di sdoppiarsi e di concorrere, allo stesso tempo, alla produzione di leggi giuste ed eque?

    Sembra assurdo che ciò avvenga, ma in Italia ci siamo abituati a tutto, anche ad una Commissione antimafia che nella sua composizione attuale vede la presenza di alcuni signori condannati per alcuni dei reati sui quali tale organo dovrebbe indagare. Di fronte a tale scempio della legalità (altro che lavavetri!) e di fronte al continuo calpestìo, anche a sinistra, della questione morale (quanto ci manca Berlinguer…), ben vengano iniziative come quelle di Grillo. E, soprattutto, sia lodato il risveglio di quella parte di popolazione che per troppo tempo ha dovuto subire, in silenzio, le malefatte di certi uomini politici indegni di rappresentare una Nazione.

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    00 9/11/2007 3:59 PM
    Il potere senza etichette si difende
    dall'assedio della piazza
    Che fine faranno le proposte di Grillo?
    di Roberto Copparoni

    La grande manifestazione organizzata da Beppe Grillo è stata un successo da tutti i punti di vista. Mi meraviglio che molte persone trovino strano che la stampa abbia riservato poco spazio all'evento. Era logico che così fosse. Mi sarei meravigliato del contrario. In generale, possiamo dire che la stampa italiana non è libera. Tutti lo sanno. Basta vedere chi sono i veri proprietari delle principali testate per capire quale forte collegamento vi sia fra informazione e politica. Elementi costitutivi del potere. Ovvero lo status quo.

    Il potere non è né di sinistra, né di destra. È solo potere. E voi pensate che uno come Grillo, che vuole rompere questo capillare, costosissimo e perverso gioco di società per adulti, possa trovare spazio sui media. Ma per carità…

    Certo il V-day non è tutto. Però è stato come un sasso che ha movimentato il ristagno della politica italiana. Per certi aspetti mi ricorda un po' l'iniziativa di Leoluca Orlando, che assieme a Dalla Chiesa, padre Pintacuda, Fava e altri, costituì “La Rete”, alla quale aderii da subito. Ma allora c'erano le stragi, quelle evidenti, fatte di attentati, di sequestri. Ma oggi queste cose ci sono ancora?

    Forse è cambiato il contesto e le strategie, ma la sostanza non è molto differente. Lo dimostra il fatto che lo scontro sociale ieri come oggi è in atto. Se così non fosse, come mai in oltre 200 piazze d'Italia tanti cittadini (circa un milione) hanno pacificamente deciso di manifestare il proprio disappunto ad uno Stato che non li rappresenta?

    Lo strumento di democrazia diretta rilanciato con la manifestazione, ovvero la raccolta di firme per una iniziativa legislativa popolare, ha avuto un buon risultato: si sono superate abbondantemente le 50mila firme previste per legge. Resta poi da vedere a cosa serviranno… Forse resteranno nei cassetti del Parlamento fra le “pie intenzioni”.

    Purtroppo lo stumento prescelto non è per nulla incisivo. È uno strumento mediato. Un po' come la storia della penna stilografica che attende l'inchiostro per funzionare. Peccato che il calamaio lo possieda solo colui che, in fondo in fondo, non vuole farci scrivere: il Parlamento.

    Ora le opzioni del Parlamento sono sostanzialmente tre:

    1 accogliere in toto la proposta;
    2 accogliere la proposta ma snaturarla, ovvero disattenderla in modo non palese, per esempio facendola arenare in qualche Commissione;
    3disattendere in modo palese la proposta.

    Personalmente credo che l'opzione prescelta sarà la due. Vogliamo scommettere?

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    00 9/11/2007 7:44 PM
    ECCO PERCHE’ ERO SU QUEL PALCO





    Sarebbe un grave errore pensare che la folla che ha partecipato al riuscitissimo "'V-Day", organizzato da Beppe Grillo in Piazza Maggiore a Bologna e in altre 150 città italiane, rappresenti una parte del cosiddetto "popolo di sinistra" deluso dall'operato del proprio governo.

    Così come fu un errore pensare che il milione di persone che si radunò qualche anno fa in piazza San Giovanni a Roma per protestare contro le vergognose leggi "ad personam" fosse composto esclusivamente da gente "di sinistra" (la sinistra, oggi, in piazza, mobilitando tutti gli apparati e le "truppe cammellate", è in grado di mandare, al massimo, trecentomila adepti).

    Ho partecipato ad entrambe le manifestazioni, in piazza Maggiore sono intervenuto anche dal palco, insieme ad Alessandro Bergonzoni, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, al giudice Norberto Lenzi, oltre a Grillo che ovviamente si è riservato, con un'energia incredibile per un uomo che è vicino alla sessantina, la parte del leone, e credo di sapere di che cosa parlo.

    Si tratta di un movimento trasversale, formato da una miriade di gruppi non sempre omogenei, alcuni dei quali sono venuti allo scoperto, in piazza, come quelli di Grillo, di Flores D'Arcais, dei NoTav, del mio Movimento Zero, ma il cui grosso si trova, per il momento, su Internet, ed è formato in grande prevalenza da giovani, i quali chiedono certamente il ritorno ad un minimo di decenza legale e formale (i punti qualificanti del "V-Day" erano: via gli inquisiti dal Parlamento, non più di due legislature per ogni deputato o senatore, poter votare per nominativi singoli e non solo per liste dove gli eletti sono già decisi, di fatto, dagli apparati dei partiti), ma che, nella sostanza, hanno perso ogni fiducia nei partiti in tutti i partiti, e nei loro uomini, nelle classiche categorie politiche vecchie di due secoli - liberalismo e marxismo, con i rispettivi derivati, nella destra e nella sinistra - e anche, nel profondo e magari inconsciamente, nella democrazia rappresentativa.

    Lo deduco anche dal modo in cui è stato recepito il mio intervento che andava ben oltre i temi del "V-Day". Pensavo che sarebbe stato accolto gelidamente da una platea fortemente legalista (le maggiori ovazioni sono toccate a Marco Travaglio che della legalità ha fatto il suo cavallo di battaglia). Ho infatti detto che ero d'accordo con i temi del "V-Day" (figuriamoci se non lo sono, anch'io batto, da anni, sul tasto della legalità come sanno i lettori di questo giornale), ma che rischiavano di mascherare la questione di fondo che riguarda proprio l'essenza della democrazia rappresentativa. Che è un imbroglio, una truffa, "un modo, sicuramente sofisticato e raffinato, per ingannare la gente, soprattutto la povera gente, col suo consenso". E che questo non è un problema italiano, anche se certamente il nostro sistema presenta aspetti degenerativi specifici, ma di tutte le democrazie occidentali, particolarmente inquietante in un periodo storico in cui queste stesse democrazie pretendono di omologare a sè, con la propaganda ideologica, la propria economia e, se del caso, le bombe e l'intero esistente. Ma che la rivolta contro la "democrazia reale", quella che concretamente viviamo, inizi dal nostro Paese è molto interessante perchè l'Italia, nel bene e nel male, è sempre stata uno straordinario laboratorio di novità (l'ascesa della classe mercantile, che porterà alla Rivoluzione industriale che ha cambiato il nostro intero modo di vivere, inizia a Firenze e nel piacentino, il fascismo nasce qua, persino il berlusconismo, che io considero un fenomeno postmoderno - non è vero che Berlusconi imita Bush, è vero il contrario - è un fenomeno che prende il via dall'universo mediatico italiano).

    Innanzitutto non si è mai capito bene cosa sia davvero la democrazia. È un animale proteiforme, mutante, cangiante, sfuggente. Lo stesso Norberto Bobbio, che pur ha dedicato a questo tema la sua lunga e laboriosa vita, scrive in un passaggio che i presupposti fondanti della democrazia sono nove, in un altro ne indica sei, in un altro ancora tre e alla fine ne dà una definizione talmente risicata da perdere qualsiasi senso. In ogni caso si può dire che la "democrazia reale" non rispetta nessuno dei presupposti che, almeno nella "vulgata", le vengono attribuiti. Prendiamone, a mo' di esempio, solo due. 1) Il voto deve essere uguale. Il voto di ogni cittadino non deve valere nè di più nè di meno di quello di qualsiasi altro. 2) Il voto deve essere libero. Deve ciè essere conseguenza di una scelta spontanea e consapevole fra opzioni effettivamente diverse. I governanti devono avere un reale consenso da parte dei governati.

    Bene. Il voto non è uguale e il consenso è taroccato. Sul primo punto ha detto parole definitive la scuola elitista italiana dei primi del Novecento: Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Roberto Michels. Scrive Mosca ne "La classe politica": «Cento che agiscano sempre di concerta e d'intesa gli uni con gli altri trionferanno sempre su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra di loro». Il consenso è taroccato perchè ampiamente indirizzato dai massmedia, in mano alle oligarchie economiche e politiche, che non per nulla vengono, spudoratamente, chiamati gli "strumenti del consenso". E lo stesso si può dire per tutti gli altri presunti presupposti della democrazia che Hans Kelsen, che non è un marxista nè un estremista talebano, ma un giurista liberale, considera una serie di "fictio iuris".

    Nella realtà la democrazia rappresentativa non è la democrazia ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, di aristocrazie mascherate, politiche ed economiche, strettamente intrecciate fra di loro e, spesso, con le organizzazioni criminali - quando non siano criminali esse stesse - che il liberale Sartori definisce, pudicamente, "poliarchie", che schiacciano il singolo, l'uomo libero, che non accetta di sottomettersi a questi umilianti infeudamenti, cioè proprio colui di cui il pensiero liberale voleva valorizzare meriti, capacità, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e invece ne diventa la vittima designata.

    Del resto senza tanti discorsi teorici lo vediamo tutti, lo sentiamo tutti che noi cittadini non contiamo nulla. La nostra unica libertà è di scegliere, ogni cinque anni, legittimandola, come l'unzione del Signore legittimava il Re, da quale oligarchia preferiamo essere dominati, schiacciati, umiliati. Non siamo che sudditi. Kelsen scrive: «Si potrebbe credere che la particolare funzione dell'ideologia democratica sia quella di mantenere l'illusione della libertà». E si chiede come «una tale straordinaria scissione fra ideologia e realtà sia possibile a lungo andare».

    Me lo chiedo anch'io da tempo. E ho concluso così il mio intervento: «Le democrazie (inglese, francese, americana) sono nate su bagni di sangue. Ma non accettano, nemmeno cencettualmente, di poter essere ripagate dalla stessa moneta. Anzi hanno posto, come una sorta di "norma di chiusura" per dirla con lo Zietelman, che la democrazia è il fine e la fine della Storia. Saremmo quindi tutti condannati, per l'eternità, a morire democratici. Ma la Storia non finisce qui. Finirà, con buona pace di Fukujama e di tutti i Fukujama della Terra, il giorno in cui l'ultimo uomo esalerà l'ultimo respiro. Non sarà certamente la nostra generazione, quella mia e di Beppe Grillo, non sarà questo ludico "V-Day" a cambiare le cose, ma verrà un giorno, non più tanto lontano, in cui la collera popolare abbatterà questa truffa politica, come, in passato, è avvenuto con altre». Ovazione.

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