00 8/31/2007 10:30 AM
Sono stati illustrati martedì scorso, in località Sant'Efis di Orune, alla presenza del Presidente della Regione e dell'assessora alla pubblica istruzione i risultati degli scavi, avviati nel 2004, di un insediamento romano attivo dalla fase tardo-romana al periodo vandalico.

Al cantiere archeologico di Orune diretto dall'Università di Sassari con il contributo dell'Ersu e in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali partecipano, oltre agli studenti dell'Ateneo sassarese, colleghi provenienti dalle Università di Genova, Lecce, Padova, Pavia, Viterbo, Roma "Tor Vergata" e Ontario (Canada), tutti ospiti del Comune.

Si tratta di un vasto insediamento, sorto a ridosso di un villaggio nuragico ormai abbandonato, lungo l'importante asse stradale romana che, partendo da Olbia, dopo le stazioni di Caput Tyrsi, Sorabile, Valentia e Biora (attuale ss 128), raggiungeva Cagliari.

Gli scavi hanno restituito imponenti elevati realizzati in granito con tessiture particolarmente rifinite e regolari; infrastrutturazioni di ragguardevole complessità quali canalette per il deflusso delle acque e una piazza. I vani, di dimensioni considerevoli, di cui si conservano diffusamente integri gli stipiti e le soglie, sono specializzati nelle destinazioni d'uso.

Vi si individuano abitazioni ma anche botteghe da cui provengono materiali di particolare rilevanza quali ziri e anforacei oltre a materiale "fine da mensa" di provenienza nord africana. Significative le tracce del primo cristianesimo che dimostrano la presenza precoce del nuovo credo anche nella Barbagia interna ridimensionando quanto scriveva Gregorio Magno alla fine del VI secolo d.C. sui Barbaricini che sarebbero vissuti adorando "lapides et ligna".