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Putin ripristina i voli strategici permanenti

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    00 8/17/2007 10:06 PM
    «Nella notte decollati i bombardieri a lungo raggio».
    Usa sarcastici
    La pratica era stata sospesa nel '92.
    «Ma non tutti i paesi hanno seguito il nostro esempio» ha detto il presidente russo






    Mosca ritorna al passato. I bombardieri strategici russi «hanno ripreso dalla mezzanotte di oggi i voli a lungo raggio, su base permanente»: l'annuncio che ripristina una pratica in uso nell'Unione sovietica è stato dato dal presidente Vladimir Punti in persona nel corso di una esercitazione militare congiunta a Chebarkul, nella regione russa degli Urali meridionali, nel corso della quale è stato simulato un raid su una cittadina caduta in mano ad un migliaio di terroristi.
    BRACCIO DI FERRO USA-RUSSIA - La decisione di Putin è solo l'ultimo tassello nel quadro del braccio di ferro in atto con gli Stati Uniti sullo «scudo spaziale» e i programmi militari. Putin ha ricordato che i voli erano stati «sospesi unilateralmente» nel 1992, ma «purtroppo non tutti i paesi hanno seguito il nostro esempio» ha detto il presidente russo. Una ripresa su base permanente è dettata «dalle esigenze di sicurezza della Russia». Quattro bombardieri, ha detto il presidente, appoggiati da aerei di scorta e di rifornimento, sono decollati alla mezzanotte di ieri da vari aeroporti militari russi. Resteranno in aria per venti ore, in contatto con la flotta.
    «NUOVA VITA PER I PILOTI» - «Partiamo dal presupposto che i nostri partner accolgano con comprensione la ripresa dei pattugliamenti. I nostri piloti a mio avviso sono rimasti troppo tempo in panchina. Per loro comincia una nuova vita».
    LA POSIZIONE USA - Il Dipartimento di Stato americano ha reagito con toni sarcastici all'annuncio del presidente russo, definendolo «una decisione interessante». Nel primo commento americano all'annuncio, che ha il sapore di un ritorno all'epoca della Guerra Fredda, il portavoce del dipartimento di stato Sean McCormack ha sottolineato che la Russia dispone di «velivoli antiquati» e ha dato l'impressione che gli Stati Uniti non siano molto preoccupati da questa mossa del leader del Cremlino.

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    00 8/21/2007 4:10 PM
    Ma l'ex presidente Havel firma una petizione a favore
    Scudo spaziale, Mosca ammonisce Praga
    Il capo di Stato maggiore russo: «La Repubblica ceca commetterà un grave errore se accetterà il sistema di difesa Usa sul territorio»







    La Repubblica ceca «commetterà un grave errore se deciderà di piazzare elementi dello scudo antimissile Usa sul proprio territorio»: lo ha detto il capo di Stato maggiore russo, Iuri Baluevski, ricevendo il viceministro della difesa di Praga, Martin Bartak.
    LA BASE - La richiesta formale da parte degli Sati Uniti - che ha suscitato la forte irritazione della Russia - è sta presentata nello scorso mese di gennaio senza che il governo di Praga abbia ancora preso una decisione. Nel frattempo l'ex presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Havel, ha firmato una petizione per la costruzione della base radar a un'ottantina di chilometri da Praga, che diverrebbe parte del sistema di difesa missilistico statunitense. In base ai sondaggi il 65% dei cechi si oppone alla costruzione della base, anche per il timore di attentati terroristici
    POSIZIONE USA - Ma il generale Henry Obering, direttore dell'Agenzia di difesa antimissili degli Stati Uniti (Mda), ha respinto la proposta russa di installarne elementi in Azerbaigian. Secondo il generale Obering, installare un radar antimissili in Azerbaigian anziché in Polonia o nella Repubblica Ceca non sarebbe una soluzione efficace, in quanto la Repubblica ex sovietica è «troppo vicina all'Iran». «È come se un'auto piombasse su di voi sull'autostrada. Potete vederla ma non avete il tempo di reagire», ha spiegato, per giustificare la scelta americana di installare una stazione radar in Europa orientale. Il progetto americano di 'scudo spaziale' antimissili, che mira secondo Washington a far fronte alle eventuali minacce provenienti da Paesi come l'Iran, ha provocato un raffreddamento nelle relazioni con la Russia, che vi vede un pericolo per la propria sicurezza. Mosca ha ipotizzato in alternativa un sistema congiunto, con la partecipazione di Usa e Nato, per il quale propone la stazione radar di Gabala, da essa gestita nel nordest dell'Azerbaigian. Obering non ha comunque respinto una cooperazione con la Russia, con la quale - ha ricordato - gli Usa hanno in corso discussioni al riguardo.

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    00 8/22/2007 9:25 AM
    Il velivolo di Mosca stava per entrare nello spazio aereo britannico Gb: caccia intercettano bombardiere russo
    Due Typhoon 2 hanno bloccato un Tu-95 russo il 17 agosto, giorno in cui Putin aveva annunciato la ripresa dei voli dei bombardieri






    La decisione di Putin di ripristinare i voli strategici permanenti era concreta. Ma la risposta dell'Occidente lo è stata altrettanto. Due caccia della Royal Air Force si sono levati in volo la scorsa settimana per intercettare un bombardiere strategico russo in avvicinamento verso lo spazio aereo della Gran Bretagna. Lo ha rivelato a Londra il ministero della Difesa. Una foto che documenta l’episodio è stata pubblicata sul sito del dicastero. E' visdibile un caccia Typhoon F2 che affianca un Tu-95 russo, detto "Bear" (Orso) secondo una classificazione della Nato. Il bombardiere sarebbe stato intercettato nell’Atlantico settentrionale, in una zona internazionale non lontana dallo spazio aereo del Regno Unito.
    BOMBARDIERE INTERCETTATO - Secondo il ministero della Difesa britannico l’episodio risale a venerdì scorso, lo stesso giorno in cui Vladimir Putin aveva annunciato la ripresa dei voli regolari dei bombardieri strategici russi. Il leader del Cremlino aveva precisato che verso l’Atlantico, il Pacifico e l’Artico erano partiti 20 bombardieri in grado di trasportare armi nucleari. Il mese scorso era già accaduto che caccia della Raf si levassero in volo per intercettare bombardieri russi. In quella occasione, i due aerei in avvicinamento erano penetrati nello spazio aereo britannico.

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    00 8/22/2007 6:34 PM
    Caccia russo intercettato sui cieli dell'Inghilterra






    Torna il gelo tra Gran Bretagna e Russia. Due caccia della Royal Air Force si sono levati in volo la scorsa settimana per intercettare un bombardiere strategico russo in avvicinamento verso lo spazio aereo della Gran Bretagna. Lo ha rivelato oggi a Londra il ministero della Difesa.

    Due caccia Typhoon F2 hanno affiancano un Tu-95 russo, «Bear» secondo una classificazione della Nato.

    Il bombardiere sarebbe stato intercettato nell'Atlantico settentrionale, in una zona internazionale non lontana dallo spazio aereo del Regno Unito.

    Secondo il ministero della Difesa britannico l'episodio risale a venerdì scorso, lo stesso giorno in cui Vladimir Putin aveva annunciato la ripresa dei voli regolari dei bombardieri strategici russi. Il leader del Cremlino aveva precisato che verso l'Atlantico, il Pacifico e l'Artico erano partiti 20 bombardieri in grado di trasportare armi nucleari.

    Il mese scorso era già accaduto che caccia della Raf si levassero in volo per intercettare bombardieri russi. In quella occasione, i due aerei in avvicinamento erano penetrati nello spazio aereo britannico.

    Martedì, proprio nel giorno in cui cadeva l'anniversario dell'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968, il governo russo si scaglia contro il governo di Praga.

    La decisione di ospitare gli elementi dello scudo Usa sarà da parte di Praga e della sua dirigenza «un errore enorme». Lo ha detto Yuri Baluyevsky, primo viceministro della Difesa russa e capo di Stato maggiore della Difesa discutendo con il collega ceco Martin Bartak a Mosca.

    Per Baluyevsky «se una decisione verrà presa» questo «sarà un errore enorme da parte della tua dirigenza politica».

    Ormai da mesi il tema dello scudo è al centro di un braccio di ferro nel quale sono impegnati Russia e Stati uniti. Il progetto americano vorrebbe dislocare in Polonia e Repubblica Ceca, ossia nel cuore dell'ex blocco sovietico, radar e missili intercettori.

    Ci sarebbe dunque un'interferenza nei «colloqui» che Mosca vuole portare avanti per bloccare il dispiegamento dello scudo antimissile voluto dagli Stati Uniti in Europa. «Il dibattito si è trasformato in un problema», continua Yuri Baluyevsky dopo l'incontro con la sua controparte ceca.

    Per il primo viceministro della Difesa russa e capo di Stato maggiore è chiaro che «alcuni capi di stato occidentali non tradiscono le discussioni e le consultazioni che la Russia sta intraprendendo per sintonizzarsi con chi si preoccupa dello sviluppo della situazione in Europa». Lo riportano le agenzie distampa russe.

    Il generale ammette di parlare «da militare ed esprimo le mie idee chiaramente senza alcun doppio senso diplomatico», mentre c'è chi afferma che «la Russia continui le consultazioni» sullo scudo in «un tentativo di interrompere il dialogo degli Stati Uniti con la Polonia e la Repubblica ceca».

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    00 8/24/2007 11:04 PM
    GEORGIA: TBILISI INSISTE, FORSE ABBATTUTO AEREO RUSSO






    Il governo georgiano insiste: mercoledi' un aereo russo ha violato lo spazio aereo. Lo ha affermato un funzionario del ministero dell'Interno di Tbilisi. "Mercoledi' alle 22:24 sulle montagne dell'Abkhazia superiore abbiamo aperto il fuoco contro un aereo russo e successivamente e' stata udita un'esplosionea. Nella foresta sottostante la zona e' divampato un incendio, ma non siamo in grado di confermare che l'aereo sia stato abbattuto", ha detto oggi Shota Utiashvili all'agenzia Reuters. Gia' mercoledi' Tblisi aveva denunciato una violazione dello spazio aereo, per la seconda volta in meno di un mese. Ma Mosca aveva immediatamente negato.

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    00 8/26/2007 12:24 PM
    IL PATTO DI SHANGAVIA





    La notizia che i russi hanno ripreso i voli dei grandi bombardieri strategici è stata commentata da Washington con sufficienza : «Se hanno voglia di spendere quattrini per far volare qualche ferrovecchio» è stato il commento statunitense «padroni di farlo». Il commento americano, sotto il profilo militare, è ineccepibile.

    Chiariamo che per gli aspetti militari la mossa russa non ha nessuna rilevanza: qualche decrepito TU-95 Bear (ad elica!), oppure le poche decine di TU-160 Blackjack che sono rimasti alla Russia dopo il crollo dell’URSS, non hanno nessun rilievo strategico. I più moderni bombardieri strategici russi sono forse paragonabili ai B1-B americani: certamente una “generazione” addietro rispetto ai B2-Spirit, che sono aerei stealth.
    Rimangono poche centinaia di TU-22/26 Backfire, che sono però grandi bombardieri destinati soprattutto all’attacco contro le navi, ma non portano armi strategiche in senso stretto e, soprattutto, non hanno l’autonomia per reggere i lunghissimi pattugliamenti oceanici. Gli americani, dunque, hanno perfettamente ragione nel definire un bluff la mossa russa.



    Se i russi bluffano, anche Washington non scherza: la colossale “puparata” messa in piedi sul sistema di difesa anti-missile, vale quanto far decollare qualche aereo ad elica sul Mar Artico.
    Il progetto di difesa anti-missile – partorito ai tempi di Reagan – ebbe l’acronimo di MAD (Missile Air Defense): qualcuno, all’epoca, fece notare che “mad”, in inglese, significa “pazzo”. Perché? Poiché quel progetto è una completa follia.
    Si parla tanto di “ombrello protettivo” contro le armi nucleari, ma nessuno sa ancora oggi come attuarlo.
    La teoria del progetto era questa, suddivisa in quattro fasi:

    1) Distruzione dei missili, dallo spazio, mentre sono ancora in fase di preparazione al lancio nei silos, a terra.
    2) Intercettazione con missili lanciati da satelliti o navette nella fase di salita.
    3) Stessa storia, quando i missili raggiungono l’apogeo della traiettoria (qui, sarebbero dovute intervenire armi laser d’elevata potenza).
    4) Distruzione dei missili residui, durante la picchiata dei veicoli di rientro, mediante missili intercettori lanciati da terra (le prime stesure del progetto prevedevano anche “armi a tiro rapido” poi, forse per decenza, i cannoni sparirono). Le simulazioni del tempo, prevedevano che circa l’85% dei missili fossero distrutti: l’assurdità è tutta contenuta in quel 15% che, in ogni modo, colpisce l’obiettivo.
    C’è però una seconda incongruenza: le armi da utilizzare nello spazio – che dovrebbero “coprire” tre dei quattro punti – sono di là da venire. Laser di grande potenza…missili iperveloci…brusche correzioni di traiettoria mediante piccole cariche pirotecniche comandate dal computer di bordo…tante chiacchiere e basta.
    Furono effettuati tre lanci di prova di un missile intercettore da Kwajalein (Oceano Pacifico), per colpire dei bersagli (Minuteman) lanciati dalla California. I primi due furono un fiasco completo, mentre il terzo – effettuato nel 2002, nell’occasione del primo incontro fra Bush e Putin, a Lubiana – fu coronato da successo.
    Un successo effimero, perché la verità venne a galla poche settimane dopo: sul Minuteman, gli americani avevano installato una specie di radiofaro per guidare il missile intercettore. Un pietoso inganno: nella realtà – all’opposto – il missile attaccante diffonderebbe come contromisura elettronica decine di falsi echi, altro che guidare l’avversario urlando ai quattro venti “Sono qui, ehi, dove stai andando? Da questa parte…”

    La casistica delle intercettazioni non depone certo a favore dei tentativi USA: i paleolitici SCUD di Saddam Hussein non furono mai intercettati dai Patriot americani. Il dispiegamento delle batterie, anche oggi, avviene soltanto come misura psicologica nei confronti delle popolazioni.
    Una seconda misura, fu quella di nascondere le perdite: un solo civile, affermarono all’epoca gli israeliani, morto per infarto. 155 morti, ammisero qualche anno dopo.
    Il sogno d’intercettare un oggetto che cade dalla stratosfera ad 8.000 Km orari, che ha una sezione radar di pochi decimetri quadrati, con un altro oggetto che sale a 2.000 Km orari e che deve centrarlo o passargli vicinissimo, s’infrange miseramente per l’impossibilità di definire con precisione le traiettorie (stiamo parlando di pochissimi metri e di frazioni di secondo!). E, riflettiamo, lo SCUD è un’arma degli anni ’50.

    In questi frangenti, si capovolge la nota teoria che, in guerra, vede avvantaggiato chi si difende: basta un minimo incremento, nelle velocità e nell’imprevedibilità delle traiettorie di un missile attaccante, per mandare in fumo anni di ricerche e realizzazioni in chiave anti-missile. Difatti, il nuovo missile russo Topol-M sarebbe già oggi difficilmente intercettabile, anche se il tanto strombazzato sistema americano fosse affidabile.
    Si aggiunga che lo stesso fenomeno avviene per le tecnologie stealth: ciò che è “invisibile” al radar, dipende dal tipo di radar e da ciò che si cerca. Difatti, i radar russi S-300 ed S-400, “beccano” sia i B-2 che gli F-117: una volta stabilita la forma dell’oggetto da cercare, tutto il lavoro di anni dei progettisti aeronautici viene vanificato cambiando semplicemente l’hardware ed il software dei sistemi. Altra cosa sembrerebbe essere la protezione fornita da sistemi al plasma, sviluppata per i loro aerei dai russi: la notizia è ovviamente stata pubblicata solo per gli aspetti generali, mentre la parte più squisitamente tecnologica è, ovviamente, “classificata”. In ogni modo, non potendo verificare se il sistema esiste per davvero, non lo possiamo considerare per le nostre analisi.

    Altro fatto da non sottovalutare è che gli armamenti convenzionali in uso, oggi, sono quelli ereditati dalla guerra fredda: poche novità, perché – cessato il rischio di un puramente teorico scontro titanico nelle pianure europee – non c’era bisogno di spendere soldi in ferraglia militare. Difatti, tutti “tirano avanti” con quel che hanno.
    F-16 ed F-15 da una parte, Mig-29 e Su-27 dall’altra…insomma, la solita roba, alla quale ogni tanto di dà una “riverniciata”. Tutti i programmi per nuovi velivoli, da una parte e dall’altra, viaggiano con la velocità di una lumaca. Riflettiamo che, a 18 anni dal crollo del Patto di Varsavia, non è entrato in servizio un solo velivolo veramente innovativo: F-22 Raptor (sembra che sia appena iniziata la consegna ai reparti) e JSF americani, Mig-35 e Sukoi vari sono ancora dei prototipi.
    Se il quadro militare è un completo non sense, perché azzuffarsi tanto?

    Gli eventi acquistano senso soltanto se vengono privati proprio della loro componente squisitamente militare, per osservarli invece alla luce delle strategie di lungo respiro. Qui, dobbiamo fare un passo indietro.
    La disgregazione dell’URSS, coincise praticamente con i due mandati di Clinton, all’incirca dal 1992 al 2000.

    Prima, però, c’era stato il vigoroso impulso alle spese militari dato da Reagan e proseguito da Bush I il Vecchio. Gli USA giunsero ad investire il 7% del PIL in ferraglia militare, il che condusse l’URSS ad un parallelo incremento, che fu stimato nel 16,5% del PIL russo. Sono cifre abbastanza indicative, ma non da valutare al centesimo: da un lato, la possibilità di celare nelle “pieghe” dei bilanci stanziamenti occulti, dall’altra la difficoltà di misurare, con il metro occidentale, l’economia sovietica.
    In ogni modo, Mikhail Gorbaciov ammise sostanzialmente il problema di competere negli armamenti con gli USA, quando dichiarò a Demetrio Volcic – allora inviato a Mosca della RAI – che “non era possibile reggere quel ritmo, perché l’economia americana valeva due volte e mezza quella sovietica”.

    E’ quindi dalle parti di William Clinton che dobbiamo cercare se vogliamo capire la ragione del sostanziale immobilismo USA per quasi un decennio. Uno dei cavalli di battaglia di New American Century – think-tank dei neocon americani – fu proprio l’accusa nei confronti di Clinton d’essere imbelle nei confronti dei russi, oramai in ginocchio.
    Bill Clinton non affondò la lama nei confronti della Russia – durante il mandato di Eltsin sarebbe stato in grado di farlo – per numerose ragioni, non ultima il grave pericolo della svendita a prezzi da hard discount dell’arsenale nucleare sovietico. Non sottovalutiamo però altri aspetti: la teoria, definita “multipolare” di Clinton, valutava già allora che l’euro sarebbe stato un pericoloso competitore, e quindi non era il caso di farsi troppi nemici in giro per il mondo.
    La resistenza di Clinton su questo punto fu ferrea: mentre i conservatori americani gli montavano contro il caso Lewinsky, e non perdevano occasione per attaccarlo al Congresso affermando che il Presidente stava vanificando un’occasione storica, non mosse la barra della sua politica di un solo grado.
    Vennero gli attentati in Kenya e Tanzania, ma Clinton rispose con il simbolico lancio di qualche missile sulla supposta residenza afgana di Bin Laden. Giunse, soprattutto, la guerra del Kosovo.

    L’importanza strategica di quel conflitto è stata troppo sottovalutata, cancellata dalla successiva “guerra al terrorismo” di Bush: eppure, a ben vedere, i frutti del dopo nacquero dai semi lasciati in Kosovo.
    Anche in Kosovo – se valutassimo il solo aspetto militare – gli eventi non avrebbero molto senso: perché fermarsi – quando il “fronte interno” serbo stava disgregandosi – e lasciare una guerra a metà, che ha finito per generare una situazione incancrenita e, a lungo termine, insostenibile?
    Non stiamo parlando del destino dei serbi e degli albanesi – né a Clinton e né a Bush la cosa interessava ed interessa più di tanto – ma stupisce notare che Clinton arrestò una guerra praticamente vinta, mentre Bush ne continua altre (Iraq ed Afghanistan) praticamente perse.

    I piani per un ingresso in forze in Serbia dall’Ungheria e dall’Albania erano pronti e – pur ammettendo una coriacea resistenza serba – in poche settimane gli americani sarebbero entrati in Belgrado. Le fasi finali di quel conflitto furono torbide, con il gen. Clark – che stava per attaccare i paracadutisti russi giunti a Pristina dalla Bosnia – tanto che fu fermato, da un suo sottoposto britannico, pare con una telefonata a Blair.
    I russi erano pronti ad inviare altre truppe con un ponte aereo per ottemperare agli accordi armistiziali, ma furono avvertiti, sempre in extremis, che il corridoio aereo per i loro velivoli non era stato completamente garantito. Immaginiamo cosa sarebbe successo se un Antonov fosse stato abbattuto nei cieli rumeni o bulgari. Ci sono molti punti interrogativi che rimarranno tali, e conviene arrestarsi ai soli aspetti strategici, perché quella guerra causò – anche se gli USA non ebbero un assetto completamente unipolare come dopo il 2000 – le prime incrinature del “dopo guerra fredda”.
    La prima, evidente, fu il bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado, camuffata con la pietosa scusa del solito “errore”. Non sappiamo con certezza se la ritorsione avvenne perché i cinesi attuavano ponti radio per conto dei serbi, e sarebbe curioso conoscere anche chi “accecò” il radar di Tuzla, nell’occasione del bombardamento serbo del 14 aprile 1999 (peraltro, successivo al bombardamento dell’ambasciata cinese). A meno di credere che il radar di Tuzla fosse in completa avaria: in piena guerra?

    Gli altri “scontenti” furono i francesi, che mal digerirono i piani di volo preparati dagli americani e consegnati come brogliacci di volo alle loro unità, senza consultare i comandi. Lo digerirono tanto male che un loro ufficiale, a Bruxelles, li “passava” direttamente ai serbi. Furono poi smaccati dalla consegna delle miniere di Trepca a società britanniche: su quelle miniere, ci aveva già messo gli occhi Napoleone III.
    Il disastro peggiore, però, fu la sconfessione del piano di pace di Chernomyrdin – uomo di Eltsin e considerato il probabile Delfino – che, per il fallimento della sua missione, in quella guerra perse ogni possibilità di sedersi al Cremlino. In pochi mesi, invece, venne “ripescato” un oscuro colonnello del KGB – Vladimir Putin – che dopo un anno veniva consacrato come zar di tutte le Russie.

    Ora, fermandoci un attimo a riflettere su queste vicende, verrebbe da chiedersi se Clinton “preferì” il morbido approccio unipolare all’arroganza di Bush. Soluzione semplice, troppo semplice.
    Pur ammettendo delle differenze fra le due amministrazioni USA, esse differiscono non tanto per gli obiettivi, quanto per i metodi: anche a Clinton – siamone certi – non sarebbe spiaciuto mettere in ginocchio russi, cinesi e – perché no – anche gli europei più “riottosi”.
    A differenza di Bush, però, fece solo qualche sondaggio in quella direzione, e gli esiti sopra indicati lo convinsero che la strada era troppo pericolosa, anche per la sola potenza planetaria rimasta.

    Qui, dovremmo chiederci: ma, gli USA, erano veramente una potenza planetaria?
    Quando si assume quel termine per indicare il completo dominio di una potenza, s’intende che essa domina tutto il pianeta, che nessuno può prendere iniziative di un certo peso politico senza l’assenso della potenza dominante.
    E’ il caso degli USA? Non mi sembra.
    L’Impero Romano dominava tutto il mondo antico conosciuto (dell’impero cinese, non si sapeva praticamente nulla) e, fin quando il potere di Roma resse, nessuno ebbe l’ardire di metterlo in dubbio. A meno di pagarlo a caro prezzo. L’Impero Britannico, partendo da meno dell’1% delle terre emerse (la Gran Bretagna), giunse a dominare il 23% del pianeta: dal 1815 (congresso di Vienna) al 1914 (un secolo!) non avvennero che conflitti regionali. Anche le guerre d’indipendenza italiane, a ben vedere, furono orchestrate abilmente da Londra, che vedeva di buon occhio la nascita di una nuova media potenza mediterranea, per “tener occupati” i francesi. Addirittura le avventure napoleoniche – seppur importanti per la formazione dei futuri assetti europei – non colpirono molto gli interessi britannici.

    L’analisi dei neocon statunitensi – quel loro affermare l’avvento “del nuovo secolo americano” – erano prive di fondamento: per mezzo secolo s’erano confrontati con Mosca, ma appena Mosca era caduta era nata Pechino.
    Nel volgere di quel mezzo secolo, gli USA erano passati a controllare dal 50% al 20% del commercio mondiale: il Giappone, risorto dalle ceneri di Hiroshima, metteva ogni giorno in dubbio il primato tecnologico di Washington. La Cina iniziava a produrre beni di consumo di medio/alta tecnologia, l’India si proponeva come “fucina” di cervelli, l’Europa minava il dominio del dollaro con la nascita della nuova moneta.
    Non mi sembrano, questi, gli attributi di un pianeta dominato da una sola potenza.

    Gli eventi successivi posero in primo piano gli aspetti petroliferi: senza una consistente e costante richiesta di dollari, la divisa americana correva il rischio di perdere rapidamente terreno nei confronti dell’euro.
    Ma, l’aumento iperbolico del greggio – da 11 a 40 dollari in pochissimi anni, salutato con gioia dalla FED – fornì alla Russia le risorse per uscire dalla deprimente fase post-sovietica: già nel 2003, Putin poteva permettersi d’aumentare del 50% gli stanziamenti per la ricerca militare.
    Cina ed India divennero rapidamente terreno di scontro per gli investimenti fra le maggiori potenze: curioso notare come Bush – in un quadro nel quale la potenza economica USA perdeva terreno – preferì giocare tutto sull’opzione militare. Metaforicamente, Bush – avanzando verso Baghdad – compì la conquista di Belgrado che Clinton ritenne troppo pericolosa per i futuri assetti del pianeta (ovviamente, in termini di vantaggio strategico per gli USA).

    Oggi, è troppo tardi per tornare indietro; Bush ed i suoi consiglieri non sono così stupidi da non rendersene conto:
    semplicemente, non hanno altre scelte.
    La nuova “guerra fredda” che sta prendendo forma è quindi sintomatica di una situazione d’impasse internazionale: Russia e Cina giocano la carta dell’alleanza militare, i primi consci che per almeno 40 anni saranno i “padroni” del gas che alimenta l’Europa, i secondi perché possono tranquillamente ignorare le velleità USA. La difesa di Taiwan – fiore all’occhiello della strategia USA – potremmo, per usare un eufemismo, affermare che è molto “appannata”: e i miliardi di dollari del debito americano in mani cinesi?

    Sull’altro fronte, Mosca e Pechino sanno bene che non sarà facile né breve far “sloggiare” gli americani dall’Afghanistan – sognato “ponte” occidentale nei confronti dell’Asia Centrale – né dal Golfo Persico.
    I segni di debolezza, in Iraq, diventano ogni giorno più evidenti: dopo aver appoggiato per anni la fazione sciita, poche settimane or sono i jet americani hanno bombardato Sadr City, roccaforte degli sciiti iracheni. Dall’altra, sognare un riavvicinamento con la fazione sunnita – dopo il tanto sangue scorso ed una poco “provvidenziale” impiccagione di Saddam Hussein – sembra più un incubo che una speranza.
    La strategia americana pare quindi più dettata da una dilagante schizofrenia che da un lucido piano strategico: proprio per la sua sostanziale mancanza di realismo, corre il rischio di diluirsi nel tempo come in Vietnam. Una sorta di sconfitta annacquata negli anni, un tentativo di conservare almeno qualche spicciolo nelle tasche irrimediabilmente bucate e pagata con il sangue di tanti giovani statunitensi (oltre, ovviamente, dagli iracheni): non a caso, spunta la proposta da “ultima spiaggia”, ufficializzata dagli alti gradi del Pentagono, di ricorrere nuovamente alla leva obbligatoria.
    Personalmente, ci credo poco: significherebbe, come per il Vietnam, “riportarsi il morto in casa”, con tensioni sociali che oggi sono poco avvertite proprio perché l’esercito è formato da mercenari mentre, se i giovani americani fossero nuovamente forzati nel polverone iracheno…beh…

    Anche dall’altra parte, però, più che qualche tintinnar di baionette non si può far udire: i cinesi hanno inviato il loro primo uomo nello spazio, ma queste cose – russi e americani – le facevano quasi mezzo secolo fa.
    L’affossamento – con la caduta dell’URSS – dei piani dello shuttle russo, ha condotto alla dolorosa rinuncia alla stazione spaziale che avrebbe dovuto rimpiazzare la MIR, ed il vantaggio lasciato nello spazio agli USA sarà lungo da colmare. In una simile situazione, che c’è di meglio di un po’ di guerra fredda?

    Da una parte si corteggiano Polonia ed Ucraina, mentre dall’altra si moltiplicano le violazioni dello spazio aereo georgiano da parte russa. La marina cinese si potenzia acquistando incrociatori e cacciatorpediniere russi, e dall’altra il Giappone esce dallo “slum” militare dov’era stato cacciato dopo la Seconda Guerra Mondiale.
    Grandi manovre congiunte nelle pianure russe, ma a correre nella polvere sono vecchi blindati con fiammanti, nuove bandiere: tanta voglia di riconquistare la potenza perduta, ma la consapevolezza che, per molti anni, più che un po’ di polverone non si potrà fare.

    Se a Mosca ci s’accontenta, a Washington non si ride: la potenza “blue water” americana è indiscutibile, ma appena scendono a terra sono guai e, se vuoi basare la tua economia sul binomio dollaro/petrolio, a presidiare i pozzi qualcuno ci deve andare.
    Riflettiamo che, da anni, gli USA non riescono ad aver ragione di qualche decina di migliaia di guerriglieri: perché?
    Poiché i grandi apparati, oggi, in guerra sono drammaticamente vulnerabili.

    La sconfitta di Israele in Libano (la perdita di 1/7 delle forze corazzate!) significa che, di questi tempi, il cannone è più forte della corazza. Il “cannone”, si chiama lanciarazzi RPG e sta mostrando tutta la sua letalità nei confronti di mezzi corazzati superprotetti e super-tecnologici. E questa, ricordiamo, non è una novità: nel 1986, sul confine libico, le misere forze del Ciad (armate, appunto, con lanciarazzi e lanciamissili anticarro dai francesi) ebbero la meglio sulle divisioni corazzate di Gheddafi, che subirono una bruciante sconfitta a Quaddi-Doum. A voler osservare come andavano le cose vent’anni fa, l’oggi è più comprensibile.

    Oggi, bastano pochi lanciarazzi RPG a puntamento laser e vecchie mine anticarro per mandare in tilt l’elefantiaco apparato di controllo americano; già lo scriveva Ernesto Guevara Linch: una forza guerrigliera – determinata ed armata, che riceve rifornimenti di armi e gode dell’appoggio della popolazione – non può essere domata da potenti eserciti.
    Sappiamo che gli iracheni non sono certo grandi ammiratori degli yankee, ma possiamo facilmente comprendere da dove giungono le armi. Tutta la tecnologia bellica in mano ai guerriglieri iracheni ed afgani ha un solo marchio: prodotta forse in Iran, in India, in Cina in qualche caso in Russia o nelle repubbliche dell’Asia Centrale. La “madre” di tutta quella tecnologia, però, è la Russia: non a caso, gli israeliani si lamentarono con Mosca proprio dei nuovi lanciarazzi RPG con carica doppia, che vanificavano le corazze reattive israeliane. Non accusarono, in quel caso, Siria ed Iran: se la presero con Mosca e basta.

    In definitiva, la politica neocoloniale di Bush cozza proprio contro un altro assioma degli irriducibili liberisti: vogliamo un’economia senza pastoie né limiti, in grado di spostare capitali e risorse laddove s’ottengano maggiori utili.
    Va da sé che lo stato nazionale, in quest’ottica, perde importanza e addirittura senso: Bush si comporta come colui che mette in salvo qualche tanica di carburante, mentre non s’accorge che il tetto ed i muri della casa si stanno rapidamente disgregando. Gli USA hanno investito nella guerra enormi ricchezze, giungendo a ricavare assai poco: la produzione petrolifera irachena – a causa della perdurante instabilità, degli attentati e del pessimo stato dell’apparato petrolifero dovuto ad anni d’embargo – non è risalita oltre la produzione prebellica (del 1991). Fu proprio il primo governatore dell’Iraq – Paul Bremer – ad osservare “che ci stiamo rimettendo”: niente paura, chi s’accorge dell’inganno viene sostituito.

    In un quadro di fallimento totale della politica di potenza – per non aver capito che i destini dell’umanità si basano, oggi, più sugli aspetti economici che sulle “cannoniere” – la miglior scelta è il “congelamento”. Quasi un sinonimo di “guerra fredda”.

    Nuove alleanze? L’India che si smarca dal legame con Mosca? Può essere: però – per approdare alla “Triplice” insieme ad USA e Giappone – Delhi deve potersi permettere d’acquistare (non in conto finanziamenti a fondo perduto!) armamenti americani al posto di quelli russi (con ben altri costi).
    E ritorniamo da capo: una potenza “planetaria” sarebbe in grado di fornire a Delhi quel che le serve senza chiedere troppo. Della serie: butta via i Mig-29 ed i Su-27 e non ti consegniamo – con finanziamenti alle calende greche – F-16, F-15 e, se sarai bravo, anche qualche F-22.

    Può ardire a tanto una nazione super indebitata, che ha ridotto al minimo sindacale quasi tutte le retribuzioni, che gioca oramai su un piatto di poker per salvarsi (la vicenda dei mutui…) e che dovrà affrontare, prima o dopo, un altro Vietnam ritirandosi dall’Iraq?
    La situazione americana di questi anni – che il nuovo inquilino della Casa Bianca dovrà risolvere – assomiglia molto alla condizione della Gran Bretagna dopo la Prima Guerra Mondiale: montagne di debiti, con gli USA e con i banchieri. Non bastò nemmeno l’oro tedesco, e fu soltanto a metà degli anni ’30 che Londra uscì dalle “peste”, per poi ripiombarci pochi anni dopo. Le velleità di potenza – a Washington – ci sarebbero, ma manca l’ingrediente essenziale per sorreggerla: i soldi.
    Come si può notare, dopo tanti strombazzamenti, non c’è stato nessun attacco all’Iran – come avevo più volte previsto – e così non ci sarà, nel breve e nel medio termine, nessuna Terza Guerra Mondiale.
    Un lungo periodo d’assestamento; una nuova “guerra fredda”, appunto: quello che serve quando quella “calda” non te la puoi permettere.

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    00 8/27/2007 10:18 AM
    Aerei e disinformatzja






    Chi avrà prestato attenzione alle notizie che riguardano i mezzi aerei in generale, avrà forse intercettato, nel mese di agosto, alcune curiose reticenze da parte dei nostri mezzi di informazione.

    Molti ricorderanno le proteste e l'incidente diplomatico, intercorsi il 6 agosto tra Georgia e Russia, a causa di un missile trovato inesploso a 65km da Tbilisi [1]. Un ordigno di 640kg (armato con 140 kg di tritolo)[2], è stato ritrovato dopo la presunta violazione dello spazio aereo georgiano da parte di un caccia-bombardiere russo.

    Lo notizia, regolarmente riportata dai mezzi di informazione [3], tiene banco per qualche giorno, e poi non se ne parla quasi più.

    Pochi giorni dopo, Putin annuncia un nuovo piano di difesa antiaerea[4], in occasione della visita al nuovo centro radar di San Pietroburgo. La notizia ha pochissimo risalto.

    Il 17 agosto viene invece rilanciato da tutte le agenzie di stampa e dai giornalisti, l'annuncio di Putin[5] che la Russia riprende "su base permanente" i voli dei bombardieri[6] a lungo raggio, fermi dal 1992 . L'annuncio è stato ufficializzato al termine di una esercitazione militare congiunta Pechino-Mosca, iniziata il 9 agosto in Cina e continuata in Russia, in un quadro più complesso di collaborazioni internazionali dello "Sco", organizzazione militare che vuole giocare un maggior ruolo nella lotta al terrorismo ...

    ... e fare da contraltare alla Nato nella Regione.

    La notizia, dicevo, viene ripresa da pressoché tutti i mezzi di informazione e, in verità, liquidata un po' perentoriamente, almeno dai giornalisti italiani, con lo slogan "minaccia della ripresa di una nuova guerra fredda", collegandolo al "dispetto diplomatico" di instaurare lo scudo antimissile USA alle porta della Russia.

    In effetti il 22 agosto si succedono nuove polemiche, con reciproche accuse e smentite tra Georgia e Russia, seguite l'indomani dalla anticipata integrazione dei radar georgiano nel sistema NATO. I Georgiani a ripetere della violazione dello spazio aereo (con dettagli precisi) e i Russi negando tutto e sostenendo anzi che quella del missile fosse una messinscena.

    Non trovano più spazio sui giornali invece altri fatti, collegati ai precedenti e forse anche molto più interessanti.

    1. secondo Sky News, due jet "Typhoon" della Raf hanno intercettato un bombardiere russo "Bear-H". Il ministero della Difesa britannico ha confermato di aver fatto scortare l'apparecchio russo il 17 agosto_[7,8].

    C'era stato in realtà qualche precedente:

    - circa un mese prima, due caccia della Raf erano decollati urgentemente per aver individuato due bombardieri russi al largo della Norvegia;

    - l'8 agosto due bombardieri russi si erano invece avvicinati nel Pacifico ad una esercitazione aeronavale USA.

    (Quindi, a dir poco distratti, i giornali che il 17 agosto riportano l'annuncio di Putin e non evidenziano i recentissimi antefatti).

    2. il 23 agosto, lo stesso giorno in cui la Georgia ufficializza l'ingresso anticipato nello scudo radar NATO_[9], precipita un caccia-bombardiere tattico russo[10], per una improvvisa avaria che ne ha interrotto la alimentazione elettrica. Ne è conseguito la sospensione dei voli da parte delle autorità militari russe_[11].

    La storia per ora finirebbe qui. Anche se ultimissime notizie registrano ancora presunte nuove violazioni aeree, regolarmente smentite_[12,13].

    Dobbiamo davvero credere a certe coincidenze? Dobbiamo credere alle "improvvise avarie" in un aereo, simile al F111 USA o al Tornado europeo, cioè un caccia dai costi favolosi, prodotto in oltre 1200 esemplari (ce li hanno anche Iraq, Iran, Libia e Siria)?

    O forse, invece di rifilarci il solito tormentone sul giallo estivo, l'immancabile matrimonio VIP, i paparazzi, le tasse, i fotomontaggi, ecc., era più opportuno che queste notizie fossero messe con più evidenza in collegamento fra loro, e seguite magari da una indagine specifica in proposito?




    NOTE:

    1.Georgia denunica raid aereo della Russia
    cooperazione.agi.it/in-primo-piano/notizie/200708071710-cro-rt11108-...
    2.scheda tecnica missile
    www.avionews.it/index.php?corpo=see_news_home.php&news_id=1077965&pagina_chiamante=corpo%3Di...
    3.rassegna stampa
    news.google.com/news/url?sa=t&ct=:ePkh8BM9E0KzgxVohwEr3OxUIW4t9rTEotzE5EwDTpghGoxGAr8SzKbs9TgYcfz8kRsHP2c9AwDOGhPs/6-0&fp=46d0c1b6d9522299&ei=hSrQRt6UAZeSoAPr1szVDQ&url=http%3A//today.reuters.it/news/newsArticle.aspx%3Ftype%3DtopNews%26storyID%3D2007-08-07T170458Z_01_BON726763_RTRIDST_0_OITTP-GEORGIA-BOMBA-PUNTO.XML%26ImageID%3D2007-08-07T073323Z_01_NOOTR_RTRIDSP_0_OITTP-GEORGIA-BOMBA-PUNTO.XML&cid=0&sig2=f3HuyKHMX2z20I...
    4.Putin annuncia scudo antimissile
    www.euronews.net/index.php?page=info&article=437458&lng=4
    5.Putin annuncia ripresa dei voli strategici a lungo raggio
    www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.1211611920
    6.scheda tecnica bombardieri
    www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_124981...
    7.Caccia GB scortano bombardiere russo
    www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo376116.shtml
    8.Caccia russo intercettato nei cieli di Inghilterra
    www.unita.it/view.asp?IDcontent=68291
    9.Georgia anticipa integrazione radar nella NATO
    www.euronews.net/index.php?page=info&article=438900&lng=4
    10.Precipita jet russo
    www.avionews.it/index.php?corpo=see_news_home.php&news_id=1078337&pagina_chiamante=i...
    11.Russia sospende i voli
    www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo376321.shtml
    12.Tbilisi accusa nuove violazioni aeree e il presunto abbattimento
    di jet russo
    www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2464579.html?ref...
    13.Russia smentisce abbattimento velivolo in Georgia
    www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id=%7B3A6336FB-BA1A-47D1-9BCE-0666647...


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    00 9/2/2007 6:38 PM
    Frammenti di storia mai rimessi assieme
    per capire l'Est ai tempi del Muro
    e due potenze tentate di nuovo dalla follia





    Se si ha la fortuna orba di vivere abbastanza a lungo senza problemi particolari, in maniera professionalmente attiva e con la mente lucida; se si ha il privilegio di assistere, senza subire troppi danni personali (e dunque senza rancori feroci), a cambiamenti epocali, che tali sono anche dal vivo e non soltanto in differita, a posteriori, coll'occhio del commentatore storico; se si ha la volontà, il desiderio, il coraggio lepresco di mettere a confronto alcuni fenomeni sociali per l'osservazione dei quali non ci vogliono capacità analitiche specialistiche, ma solo buon senso e curiosità, si può arrivare a certi risultati, a certe conclusioni che non sarebbero stati possibili se, appunto, non si avesse una certa durata di vita e una certa esperienza storica.

    Se fossi un politico spregiudicato e cinico, come ce ne sono tanti, questi longevi lucidi li temerei. Molti in Europa, nell'Europa centrale e dell'est, sono vissuti a cavallo del 1989 e molti di questi vivono ancora. Oramai c'è anche una generazione nata e cresciuta dopo, per la quale il lungo periodo che si conclude col 1989 è acqua passata, acqua torbida e incomprensibile, ma passata, irrimediabilmente e fortunatamente passata (penseranno questi sprovveduti, perché non sanno cos'è la trasmissione intergenerazionale).

    Ci sono state molte aspettative e molte illusioni circa il fatto che dopo il 1989 sarebbero diventati accessibili tutti gli strumenti (gli archivi soprattutto) che finalmente aiutassero a spiegare, a far comprendere, quanto meno a comprendere (come hanno tentato nel Sudafrica, non so con quali risultati storicamente apprezzabili), anche senza giudicare, che cosa era successo in mezzo secolo o in tre quarti di secolo di storia, a seconda dei casi, retta da due guerre mondiali e dalle loro conseguenze.

    Col senno di poi, è stato però da sciocchi o da ingenui pensare che ciò sarebbe successo in una misura tale da acquisire obiettività e reale forza esplicativa. I troppi cadaveri negli armadi, la compromissione volente o nolente di buona parte di quelle società, la necessità e la volontà di andare avanti in fretta per trovare nuove soluzioni o per far balenare nuovi orizzonti, ha reso impossibile la ricerca paziente e approfondita sul passato dal quale ci stiamo allontanando sempre di più, come quegli astronauti da fantascienza che, staccati dalla nave spaziale, per la forza d'inerzia si allontanano senza possibilità di ritorno.

    E ci troviamo davanti a brandelli di storia passata, più o meno affidabili, che non spiegano come mai da quelle società siano venuti fuori

    legioni di ottimi professionisti, società povere (o, meglio, impoverite e sfruttate) dove persino gli zingari sanno tanta tecnologia avanzata da clonare carte di credito;
    professionisti che a loro volta ne hanno generati altri che vincono palme d'oro;
    affaristi fantasiosi (e disinibiti) che gestiscono campi di petrolio siberiani;
    miliardari, tali persino secondo il metro occidentale.
    Il fenomeno della corruzione, che indubbiamente c'è, non spiega un certo tipo di effervescenza intellettuale ed economica, che andrebbe incanalata secondo principi etici. Certi fenomeni tuttavia emergono da soli, per la loro forza intrinseca, si potrebbe supporre. Due mi sembrano rilevanti a me uomo della strada (per ragioni di pari opportunità anche linguistiche, dovrei dire donna della strada, ma non fa…, come ognuno comprende).

    1. Il disegno, non so quanto intelligente, e anche se intelligente, certamente umano e non divino, di americanizzare-anglicizzare ad oltranza (ciò che ci propinano come globalizzazione). Immagino che i padri fondatori dell'Unione europea mirassero a costruire una barriera difensiva contro quest'onda lunga, senza però rinunciare o poter rinunciare al Patto atlantico e poi alla NATO. La NATO attualmente accerchia la Russia da ovest.

    2. La guerra fredda, che ci hanno indottrinato derivasse da contrapposizioni ideologiche, e in parte certamente lo era, era soprattutto (in parte, in buona parte, chi lo sa?) il braccio di ferro tra due potenze mondiali, di cui penso una si mangi le mani dalla rabbia per aver venduto l'Alaska nel 1867. Altrimenti, dal momento che ha vinto il sistema capitalistico avanzato, tutti dovrebbero cercare l'accordo, la convenienza propria e quindi reciproca, secondo la legge dell'equilibrio di Nash.

    Invece no. Chi vuole piazzare missili sul confine con il consenso degli allocchi di turno che avranno certamente il loro misero tornaconto del momento, chi pensa di potenziare le forze militari aeree. Nuova corsa agli armamenti in vista, senza nemmeno il pretesto ideologico.

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    00 9/3/2007 12:42 PM
    DIECI RAGIONI PER CUI LA RUSSIA NON PUO' FIDARSI DELLO ZIO SAM





    Gli occidentali si dicono perplessi di fronte all'atteggiamento 'aggressivo' che la Russia ha assunto ultimamente e credono che sia nelle intenzioni di Mosca riguadagnare il suo vecchio status di superpotenza, e anche il suo piccolo impero. Ma se incassare i proventi del petrolio rientra nel quadro dell'imperialismo, come possiamo spiegare le seguenti mosse degli Stati Uniti?

    10. Abbandono del Trattato Anti Missili Balistici

    Nel dicembre 2001, tre mesi dopo l'11 settembre, il Presidente degli U.S.A. George W. Bush ha comunicato al Presidente russo Vladimir Putin che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal trattato ABM (Anti Missili Balistici) del 1972, un accordo risalente all'epoca della Guerra Fredda che, nello specifico, vietava lo sviluppo e l'impiego di sistemi di difesa antimissile. Il trattato assicurava che i Paesi firmatari avrebbero aderito al concetto di Mutua Distruzione Assicurata (MAD) – basato sulla formula "se tu ci distruggi, noi distruggeremo te". E' stata senza dubbio una pazzia, ma ha permesso di mantenere la pace per 30 anni. Il precedente Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha cercato di rassicurare Mosca che questa decisione non rappresentava niente di personale: "[Il trattato] non riconosce che l'Unione Sovietica non esiste più e che la Russia non è, ovviamente, un nostro nemico". Putin ha definito questa mossa come uno 'sbaglio'.

    9. "Missione Compiuta"

    Il 20 marzo 2003 gli Stati Uniti – senza alcun mandato delle Nazioni Unite e nonostante le accese obiezioni di Francia, Germania e Russia- hanno invaso l'Iraq con la scusa che il secolare stato Baahtista di Saddam Hussein deteneva armi di distruzione di massa e che era un orgoglioso sostenitore del terrorismo. E' stato poi provato che entrambe le accuse erano infondate. Il precedente Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha detto in un'intervista alla BBC che l'attacco ha rappresentato una violazione del diritto internazionale: "Dal nostro punto di vista e sulla base del Trattato delle Nazioni Unite, [la guerra] è stata illegale".

    8. Le spese folli del Pentagono

    Gli Stati Uniti, che hanno appena definito i dettagli di un conto spese da 583 miliardi di dollari per il 2008, sono responsabili di circa metà dei consumi globali (o delle prime 14 nazioni). In ogni caso, come fa notare Robert Higgs dell'Independent Institute, 'il budget di miliardi di dollari per la difesa è già stato stanziato'. Higgs ha calcolato che, nel 2006, l'America ha destinato alla spese militari una cifra pari a 934,9 miliardi di dollari, se si comprendono in tale cifra i fondi a favore del Dipartimento di 'Homeland Security' (69,1 miliardi di dollari), del Dipartimento dell'Energia, che sovrintende alle armi nucleari (16,6 miliardi di dollari), e del Dipartimento degli Affari per i Veterani (69.8 miliardi di dollari), così come qualche altro succoso stinco di maiale. A maggio la maggioranza democratica e il Senato ha approvato un budget di 95 miliardi di dollari a favore delle guerre in Afghanistan e Iraq per il solo mese di settembre (forza democratici!). Nel frattempo, l' 'aggressiva' Russia, i cui stanziamenti per le spese militari sono cresciuti del 48% dal 1996, investe nella difesa 'solo' 85 miliardi di dollari l'anno.

    7. NATO extra-large

    Come ha sottolineato nella Pittsburgh Post-Gazette Dan Simpson, diplomatico americano oggi in pensione, 'L'America e gli altri membri della NATO hanno intrapreso alcune azioni per garantire l'acquiescenza dei russi fintantoché la NATO si espandeva per includere le nazioni del Patto di Varsavia […] Gli argomenti utilizzati erano che queste nazioni volevano entrare a far parte della NATO e che il loro ingresso non avrebbe rappresentato alcun pericolo per la Russia. Questa linea ha trionfato finché anche stati, quali Estonia, Lettonia e Lituania, ex repubbliche sovietiche, si sono aggiunti alla NATO. Adesso la Russia vede le medesime argomentazioni essere proposte anche per la Georgia e l'Ucraina. Questo vuol dire avvicinarsi a casa'.

    6. Nuovi errori militari

    Mentre il governo pachistano del generale Pervez Musharraf si batte per contenere gli effetti di un combattimento di 8 giorni contro i militanti alla Lal Masjid (Moschea Rossa), un ufficiale americano scalda gli animi dicendo alla CNN che se gli Stati Uniti 'avessero bersagli su cui agire, da qualsiasi parte nel mondo', compreso il Pakistan, allora 'ci dedicheremmo a quei bersagli'. Nel frattempo, continuano i discorsi di un possibile attacco all'Iran, una nazione che è salita di posizione nell'asse Americano della classifica del male.

    5. Dimostrazione di forza degli accademici

    Keir A. Lieber e Daryl G. Press hanno scritto un articolo nel prestigioso periodico americano Foreign Affairs dal titolo "Supremazia Nucleare" (marzo/aprile 2006) nel quale, in poche parole, sostengono che 'E' plausibile che a breve gli Stati Uniti riescano a distruggere con un unico colpo gli arsenali nucleari ad ampio raggio della Russia o della Cina'. Questo è il tipo di articolo che l'America dovrebbe sostenere se volesse far credere alla Russia che gli elementi del sistema missilistico di difesa proposto dagli Stati Uniti in Polonia e... ops! Non voglio rovinare la trama! In ogni caso, Mosca ha 'risposto' con un colpo accurato un anno dopo, quando ha testato il proprio missile balistico RS-24 che, si dice, sarebbe in grado di 'dominare ogni sistema missilistico di difesa sviluppato dagli altri paesi'.

    4. Il conforto di Cheney

    Un mese dopo che la citata lettera d'amore ha raggiunto le edicole, il Vice Presidente Dick Cheney, durante un viaggio a Vilnius (Lituania) ha attenuato le paure di Mosca ripetendo ancora una volta che 'la Russia non ha niente di cui preoccuparsi e ha tutto da guadagnare' dalle 'attività democratiche' che si svolgono attorno ai suoi confini.

    3. La comunità trincerata di Gates

    All'inizio del 2007, il capo del Pentagono Robert Gates ha incoraggiato all'attenzione quando ha avvertito 'Noi non sappiamo cosa verrà sviluppato da stati come la Russia e la Cina, la Corea del Nord, l'Iran e in altri paesi'. Che questo sia stato solamente un caso di scambio d'identità da parte di un ex analista della Russia per la Casa Bianca? In ogni caso, ciò ha senza dubbio aiutato a provocare l'acceso discorso di Putin a Monaco in febbraio, nel quale egli ha ammonito l' 'unico capo, unico sovrano' del mondo.

    2. Le colpe dell'Unione Europea

    Mentre la Guerra al Terrore continua, l'Europa sta perdendo la sua innocenza da Biancaneve. Come ha riportato il giornale tedesco Der Spiegel, 'Il 19 luglio 2002 un jet "Gulfstream" è decollato da Frankfurt am Main diretto ad Amman, in Giordania. Al volo è stata concessa una deroga dalle regole ATFM [un codice che sta a significare 'situazione di pericolo'] nonostante non portasse né malati né politici. Invece, il jet aveva a bordo un team della CIA che stava trasportando un sospetto terrorista della Mauritania […] a Guantanamo'. Der Spiegel ha riportato che tale 'mascheramento di un rapimento illegale come volo di soccorso' non ha rappresentato un evento isolato: ci sono stati 390 decolli e atterraggi simili in Germania tra il 2002 e il 2006. E se si considerano gli hotel dell'est Europa, fa paura pensare alle prigioni dove vengono rinchiusi quei terroristi segreti che si dice esistano in Polonia e Romania.

    1. Non preoccuparti, questi missili anti-missile non ti faranno del male, davvero

    Washington è adesso incredula, scioccata, mortificata del fatto che Mosca abbia avuto il coraggio di sospettare che potrebbero esserci intenzioni non proprio buone coinvolte nella costruzione di un sistema di difesa anti-missilistico in Polonia e Repubblica Ceca, nonostante non ci siano all'orizzonte tecnologie di stati malvagi che un tale sistema potrebbe intercettare. Ma tu pensa!

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    00 9/18/2007 3:16 PM
    Putin sistema le sue pedine





    Non si chiama Carneade, ma di lui si potrebbe dire, come fece Don Abbondio: “chi era costui?” Zubkov, si chiama così il nuovo capo del governo russo. Arriva al posto del quasi omonimo Fradkov, con la stessa fisionomia opaca, priva di ogni significato. Infatti poco contava il primo, e poco conterà il secondo.

    E allora perché questo avvicendamento? La risposta potrebbe essere molto semplice. Cominciano davvero le grandi manovre per la riorganizzazione del vertice del potere russo in vista del cambio inevitabile del presidente. Del resto sia Fradkov, andandosene, sia Putin congedandolo, hanno detto più o meno la stessa cosa: sono in arrivo cambiamenti radicali negli assetti del potere, cioè negli occupanti degli scranni di comando.

    A dicembre ci saranno le elezioni parlamentari. Il significato democratico del rinnovo della Duma è quasi vicino a zero. Ma il risultato sarà importante per il futuro presidente, che dovrà disporre di una Camera totalmente subalterna. Il governo, a sua volta, deve essere fedele al presidente e Zubkov lo sarà senza alcun dubbio. Ma fedele a quale presidente? A quello che arriva o a quello che sta per partire? La risposta è nelle cose. Se Zubkov è stato nominato adesso vuol dire inequivocabilmente che dovrà essere fedele a Putin, altrimenti avrebbero aspettato a nominarlo dopo l'elezione presidenziale, che avverrà a marzo 2008.

    Dunque la conclusione è lampante. E' Vladimir Putin che sta mettendo ai posti giusti della scacchiera le torri, i cavalli gli alfieri e la Regina. E anche il Re, naturalmente. Ma, per fidarsi meglio del futuro Re (che potrebbe sempre avere qualche soprassalto di ambizioni, non si sa mai) l'unico sistema è di avere dalla propria tutte le altre pedine, figure e pedoni, nessuno escluso.

    Il candidato Re non lo conosceremo presto, c'è ancora tempo e, con ogni probabilità non verrà reso noto prima del risultato delle elezioni della Duma. Nel frattempo assisteremo a una girandola di nuove “epifanie”, nel senso di apparizioni di nomi, molti del quali del tutto sconosciuti al grande pubblico, ma ben conosciuti nelle tre o quattro stanze del vero potere moscovita. Conosciuti per avere espresso al meglio la fedeltà a Putin. Gli altri usciranno di scena in silenzio, perché non è data loro alternativa. I punti chiave sono noti: ministero della Difesa, ministero degl'Interni, capo del Servizio Federale di Sicurezza, capo del servizio segreto militare, capo del servizio d'informazioni, ministero delle comunicazioni, ministero delle ferrovie, ministero per l'emergenza. Sono i cosiddetti “silovikì”, cioè i ministri “della forza”, e correlati. Chi ha in mano questi ha in mano il controllo dello stato.

    Gli altri sono quelli che controllano tutti i settori dell'energia, che sono i rubinetti finanziari e fiscali. Uno volta assicuratosi che in tutti questi posti ci siano uomini fedeli a prova di bomba, Putin potrà nominare il Re suo successore, essendo ben chiaro a tutti (quelli che contano) che lo Zar rimarrà lui.