00 12/1/2006 3:26 PM
I fasti del passato sono lontani, e dal Giappone la pallavolo italiana torna a casa senza medaglie. Dai conflitti interni tra atleti e tecnici, alla mancanza di grandi talenti, sono molti i motivi che spiegano la crisi. Adesso però bisogna già pensare al prossimo Mondiale, che si diputerà in Italia

La pallavolo italiana che dominava il mondo, quella vincente degli anni '90 di Giani, Zorzi, Bernardi, Lucchetta - e ci scusiamo se non li citiamo tutti - ma anche quella che solo un anno fa vinceva il titolo europeo a Roma, non esiste più. Il Giappone ha frantumato le speranze di una nazionale che si scopre improvvisamente nuda e viene brutalmente messa di fronte ai problemi e alle lacune di un movimento che negli ultimi decenni ha rappresentato il traino dei successi dello sport italiano.

L'esperienza giapponese non si è ancora conclusa, ma il bilancio può già essere tracciato e non è certo dei più confortanti: la nazionale maschile manca una medaglia al Mondiale per la seconda volta consecutiva, quella femminile non riesce a difendere l'oro di Berlino nel 2002 e arriva quarta. Volendo riassumere, l'Italia del volley non sale sul podio dopo quattro mondiali. Risulterebbe forse pretenzioso spiegare in poche righe le ragioni di una crisi, ma è opportuno individuare e analizzare i problemi di un movimento che paradossalmente poggia le fondamenta su solide basi: rimane in salute per quanto riguarda il numero di tesserati e di praticanti, vanta un campionato che resta il migliore del mondo, come hanno dimostrato le nostre squadre di club (sia maschili che femminili) che hanno dominato le competizioni internazionali della stagione passata.

Eppure, sentori di un malessere generalizzato erano già stati avvertiti alla vigilia del Mondiale, con problemi interni che in gergo si definiscono "di spogliatoio" e che hanno portato alla "ribellione" del volley rosa, al conseguente allontanamento di Bonitta e all'arrivo di Barbolini. La questione dei ct ha investito anche il settore maschile con modalità simili ma dagli esiti diversi: basta aggiungerci le perplessità (sottointese e maliziosamente montate dalla stampa, ma forse poi neanche più di tanto...) nutrite dalla federazione per gli impegni extra-volley di Montali, entrato a far parte del Consiglio di Amministrazione della Juventus, per finire poi con le polemiche dell'ultima ora che hanno avuto come protagonista Vermiglio ("ci hanno detto che contro il Brasile non avevamo voglia di vincere, è un insulto") e come destinatario non si sa chi (Montali?)

Premesso che il mondiale della azzurre (in termini di prestazioni oltre che di risultati) è stato decisamente più soddisfacente di quello dei maschi, il cambio oppure la riconferma di un ct da soli non bastano per fare vincere una squadra, e quindi nemmeno per farla perdere. Ha certamente ragione Montali quando guarda le nazionali che sono giunte in semifinale, che prima noi battevamo con relativa semplicità, e onestamente afferma: "dobbiamo riflettere perché gli altri sono migliorati e noi no". Ecco, bisogna riflettere, perché i Mondiali del 2010 a Roma rappresentano una imperdibile opportunità di riscatto, ma sono allo stesso tempo un'arma a doppio taglio.

[SM=x1262771]



vincere non è tutto, ma perdere non è niente!!!

la vita è come un videogame..non smettere mai di giocare!!!

Non importa quanti respiri fai nella tua vita, quello che conta sono i momenti che il respiro te lo tolgono!


ADMIN DI

MODERATORE IN