00 3/29/2007 11:27 PM
Cervellini verdi fritti alla fermata del pullman
Giovani, volenterosi e disoccupati






Sono intorno a noi, ben mimetizzati, e soltanto uno sguardo meno distratto del solito può notare lo sguardo fiaccato dalla disperazione di chi sa di aver sbagliato ma non capisce ancora bene in cosa e quando. Si mascherano bene, e anzi i più giovani ogni tanto vanno pure a mangiare la pizza con gli amici più fortunati, quelli che il lavoro l’hanno trovato, che sfangano il mese nel negozio della mamma o nell’agenzia di assicurazioni dello zio. Loro, i disoccupati sardi, sono stremati dall’invio tanto sistematico quanto inutile di curricula e dalla beata speranza che un giorno qualcuno li chiami, anche solo per fare outbound, customer care, e via inglesizzando. L’isola più bella del mondo, certo: eppure la sensazione, a volte, è quella di “stare al mondo solo perché c’è posto”.
La chiamano disoccupazione intellettuale, una malattia congenita della Sardegna al 10,5% dei senza lavoro, della nuova emigrazione, delle ragazze che fanno meno figli delle altre italiane e più tardi. Il malessere della prima generazione che dal dopoguerra in poi sta peggio dei propri genitori presenta sintomi ben precisi: le paurose crepe nell’autostima dei singoli e lo sgomento dei genitori increduli fanno vittime fra coloro che hanno fatto studiare i figli, laureati e spesso anche masterizzati, convinti di dare loro una vita migliore e ora se li ritrovano in casa a 35 anni suonati, scontenti e disoccupati, chè se avessero saputo cosa li aspettava dopo l’Università avrebbero almeno tentato la strada del velinume o del tronismo catodico. Sono storie minime e forse poco interessanti di chi è biologa ma al massimo può fare la ragazzina delle commissioni per un negozio di ferramenta, ovviamente in nero e a 60 km. da casa, o di chi ha fatto domanda per il “Master&Back” ma tutti gli raccomandano di non tornare, per carità. Perché non ha senso, forse, voler a tutti i costi rimanere o ritornare in una terra che ti respinge, dove per te che vuoi solo lavorare-e ti piace anche, quando ci riesci- c’è il nulla del concorso pubblico farlocco, delle caste professionali, dei monolocali a 600 euro al mese e di quella scelta obbligata che hai compiuto quando ti sei iscritto all’Università. Giustamente il nostro Governatore afferma che la cultura è importante, e la pensa così anche quella coppia che conosco: lui ingegnere, lei giornalista, mezzo stipendio a singhiozzo in due ma tantissimi libri in casa. Dovesse arrivare un erede, lo vestiranno di carta colorata (e stampata) come Pinocchio. E’ vero che studiare è fondamentale per non rimanere indietro in Italia, in Europa, e aggiungerei anche nel mondo: perché di questo passo i sardi saranno sempre più presenti negli altri Paesi e sempre meno in Sardegna, lasciando al suo destino questa terra matrigna che non sa curare i suoi figli.