00 10/20/2006 9:21 PM
I meno smaliziati potrebbero rimanere molto stupiti nel leggere il contenuto degli articoli 177 e 178 della legge finanziaria, intitolati rispettivamente «misure per promuovere l'occupazione e l'emersione del lavoro irregolare» e «misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro», soprattutto perchè a scriverli è stato il governo di centrosinistra, quello che dovrebbe essere più vicino ai lavoratori, quello che, come ampiamente strombazzato in campagna elettorale, voleva riformare la legge Biagi ed era contro tutti i condoni, per non citare le filippiche contro gli evasori con tanto di richiami biblici.
L'articolo 177 consente ai datori di lavoro che hanno lavoratori «in nero» di sanare entro il 30 settembre 2007 le irregolarità; mediante la procedura prevista da questo articolo, è possibile versare 2/3 di quanto dovuto, 1/5 subito e il resto in 60 comode rate mensili senza interessi.
Il ricorso a tale procedura, inoltre, estingue tutti i reati penali e le sanzioni amministrativi e, se non bastasse, per i datori di lavoro che accedono alla sanatoria sono sospese le eventuali ispezioni e verifiche per 1 anno.
Per far contenti i sindacati è previsto che possano accedere alla sanatoria solo i datori di lavoro che stipulino appositi accordi aziendali con i sindacati.
Sia chiaro che il lavoratore che viene regolarizzato, sottoscrivendo l'accordo transattivo, rinuncia ad ogni pretesa sul periodo pregresso.
Ancora più significativo è l'articolo 178, che appare neanche troppo velatamente come una vera e propria norma ad personam.
Negli ultimi tempi si è discusso molto su una circolare del ministro Damiano che ha riconosciuto che il rapporto di lavoro degli operatori dei call-center, almeno i cosiddetti «inbound» è di tipo subordinato e non di collaborazione così come applicato dalle aziende del settore.
Tale circolare è stata emanata dopo che un'ispezione dell'ispettorato del lavoro di Roma presso la società Atesia spa (riconducibile, di scatola cinese in scatola cinese, a Telecom), aveva appurato la reale natura dei rapporti di lavoro.



Lodi e scappellamenti davanti al ministro (compreso Alemanno in una puntata della trasmissione di Santoro) che aveva osato andare a toccare gli interessi di un imprenditore notoriamente vicino alla sinistra, grande finanziatore del sindaco Veltroni, l'ingegner Tripi, titolare dell'Atesia (anche se la stessa circolare cercava di limitare i danni, riconoscendo la legittimità dei contratti di collaborazione per gli operatori outbound, che in realtà operano allo stesso modo degli inbound).
E allora ecco pronto in finanziaria l'inghippo.
La norma prevede forti agevolazioni per i datori di lavoro che intendano trasformare i rapporti di collaborazione in rapporti di lavoro subordinato.
Prima di tutto è facile immaginare che la norma incentiverà molto l'utilizzo degli istituti contrattuali previsti dalla tanto odiata legge Biagi, tipo contratti di inserimento o apprendistato, di fatto facendo passare i lavoratori da un precarietà con meno garanzie ad un'altra precarietà con qualche garanzia in più.
Poi la norma fa già slittare i tempi rispetto alla circolare del ministero del Lavoro citata, che obbligava le aziende a regolarizzare i rapporti entro il 31/01/2007, spostando tale limite al 30/04/2007.
Anche qui, come per l'articolo 177, l'accesso ai benefici per l'imprenditore è vincolato alla messa in scena del teatrino dell'accordo sindacale.
Il lavoratore, anche stavolta, pur di salvare il posto di lavoro, dovrà accettare una transazione (i cui termini sono facilmente prevedibili) con cui rinuncerà a rivalersi per tutti i diritti pregressi, quali ferie e permessi non goduti, malattie non pagate, 13me e 14me non percepite, tfr non maturato.
Espletata la farsa sopra descritta, il datore di lavoro verserà una quota pari al 50% (!) dei contributi previdenziali dovuti, 1/3 subito e il resto con le solite rate senza interessi a 36 mesi.
Indovinate chi paga la differenza?
Il ministero del Lavoro di concerto col ministero dell'Economia, quindi i contribuenti.
Nel limite di uno stanziamento che, ad oggi, è di 300 milioni di euro; quindi, finiti quelli, non è detto che tutti i lavoratori «regolarizzati» potranno avere i propri contributi.



Anche in questo caso, l'utilizzo della procedura cancella tutti i reati previsti a livello previdenziale e fiscale con preclusione di ogni accertamento di natura fiscale e contributiva per i periodi e i rapporti di lavoro sanati.
Infine il comma 7 svela la natura «ad personam» della norma, prevedendo che «l'accesso alla procedura (..) è consentito anche ai datori di lavoro che siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi concernenti la qualificazione del rapporto di lavoro. Gli effetti di tali provvedimenti sono sospesi fino al completo assolvimento degli obblighi di cui ai commi 4 e 5».
Posso testimoniare, in qualità di dirigente provinciale di un sindacato autonomo, che la vicenda del call center Atesia riproduce fedelmente, in piccolo, ciò che avviene regolarmente a livelli più elevati, con i sindacati confederali completamente asserviti agli interessi dell'imprenditore, se amico.
Qualche anno fa, in tempi non sospetti, mi recai personalmente davanti la sede dell'Atesia (che occupa più di 4.000 persone) a fare un volantinaggio denunciando la natura subordinata dei rapporti di lavoro; trovammo ad attenderci i delegati aziendali di CGIL e UIL che, per tutta la durata del volantinaggio, intimidirono i lavoratori che si avvicinavano e minacciarono fisicamente noi.
Molto risalto è stato dato alla circolare del ministro Damiano, ma nessun giornale ha riportato il vergognoso accordo che era stato stipulato poco tempo prima dall'Atesia e CGIL, CISL e UIL, accordo che, in base a quanto previsto dalla legge Biagi, doveva regolamentare la trasformazione delle co.co.co. in contratti previsti dalla legge Biagi; i sindacati confederali, senza mai mettere in discussione la legittimità dei contratti di collaborazione, avevano avallato la trasformazione o in altre collaborazioni a progetto o in contratti di inserimento, senza alcun pudore nel proporre tale tipo di contratto che, come suggerisce la parola, è destinato a chi deve inserirsi nel mondo del lavoro, a gente che lavorava da anni in Atesia.



E questo è stato solo l'ultimo di tanti accordi di comodo stipulati tra Atesia sindacati confederali, che, peraltro, non rappresentano di fatto nessuno essendo la percentuale dei lavoratori di Atesia iscritti ai sindacati prossima allo zero per la paura di subire ritorsioni.