00 9/23/2006 11:21 PM
La seconda commissione consiliare ha incontrato la Consulta regionale dell’emigrazione. Alla riunione erano presenti i rappresentanti delle federazioni dei circoli sardi di 13 paesi del mondo (Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Argentina, Perù, Canada, Stati Uniti e Australia). Ai lavori è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu. che ha assicurato la massima attenzione del Consiglio regionale verso il mondo dell’emigrazione.


Gli emigrati devono essere considerati come una grande risorsa su cui investire. Vogliono essere protagonisti delle scelte che si fanno nella politica di ogni giorno, non vogliono l’elemosina di nessuno, ma chiedono, con grande dignità, che la Sardegna attui quelle condizioni che consentano anche a chi è stato costretto a lasciare la propria terra di poter mantenere i legami, di poter viaggiare con la famiglia alle stesse condizioni dei residenti, di imparare la lingua, di poter esercitare, senza difficoltà, i diritti elettorali. Sono queste le richieste illustrate dalla Consulta regionale dell’emigrazione alla commissione consiliare “Politiche comunitarie”. Gli emigrati sardi in Italia sono circa 350.000, altrettanti nel resto del mondo. Un grande popolo che chiede alla Regione maggiore attenzione e un’analisi approfondita dei problemi che, certo, sono molti diversi da quelli di cinquanta anni fa.

Il presidente della commissione, Ignazio Paolo Pisu ha detto “che gli emigrati e i residenti appartengono ad un unico popolo e l’incontro di oggi serve a capire cosa il Consiglio regionale può fare per gli emigrati che sono i migliori ambasciatori della nostra terra”. Dagli interventi è emerso un quadro del fenomeno emigrazione a 360 gradi e che spesso non è tenuto nella giusta considerazione da parte della Regione. I rappresentanti dell’assessorato al lavoro hanno sottolineato che un gruppo di lavoro della Consulta sta lavorando sulla revisione della legge regionale n. 7 del 1991 sull’emigrazione e che la bozza sarà esaminata dall’assessore al più presto. Inoltre, si sta lavorando al Censimento dell’emigrazione che consentirà di avere la situazione aggiornata degli emigrati in tutto il mondo.

Tonino Mulas, presidente della Fasi, ha messo in guardia la commissione sulla necessità di vigilare affinché non si taglino ancora i fondi destinati agli emigrati. “Siamo passati da 4,5 milioni di euro del passato agli attuali 4 milioni che saranno ancora ridotti a 3 milioni. Una cifra irrisoria se si pensa che questa somma deve essere distribuita a 135 circoli in tutto il mondo. Molte le lamentele sulla continuità territoriale che, non essendo riconosciuta ai figli degli emigrati, impedisce di fatto, la possibilità di rientrare nel paese d’origine a un prezzo accettabile. Inoltre, è stata chiesta una maggiore attenzione verso le seconde e terze generazioni. “La Sardegna deve tener conto – è stato detto – che ci sono le nuove generazioni che hanno raggiunto uno status sociale molto alto e che costituiranno la classe dirigente del futuro. Queste generazioni, soprattutto nell’interesse della Sardegna, non devono dimenticare la loro terra, ma le istituzioni sarde devono poter competere con quelle del paese che li ha accolti e che spesso hanno un rapporto con il cittadino molto più stretto”. Quindi, servono, risposte certe, chiarezza nei rapporti, correttezza tra cittadini e istituzioni. Perché gli emigrati conoscono bene la situazione della loro terra e si tengono continuamente aggiornati. “State attenti – hanno detto alla commissione – che prima emigravano solo gli operai ora emigrano anche i laureati. Per porre fine a questo fenomeno dilagante è necessario creare una politica attiva del lavoro che consenta ai giovani di trovare un’occupazione nel territorio in cui sono nati. In caso contrario la Sardegna perderà un’altra grande occasione”.