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Luca, negli Atti degli Apostoli, chiude il racconto della liberazione miracolosa di Pietro, dalla prigione di Erode Antipa nell'anno 43 con la frase sibillina: E uscito di là,andò in un altro luogo.
I viaggi di Pietro sono purtroppo rimasti avvolti nelle tenebre.

Si sa così, come per caso, che egli si ritrovò di nuovo a Gerusalemme intorno all'anno 50 per il famoso concilio; se non prima, certo dopo fu ad Antiochia; passò a Corinto prima che nel 57 Paolo scrivesse a quella chiesa la sua prima lettera.
Il passaggio per Corinto doveva portare naturalmente Pietro a Roma; ma, anche per questa città è incerto quando vi sia venuto, e se una o più volte.
Resta un punto fermo: a Roma egli morì martire verso il 65.

Già meno di 50 anni dopo, il papa Clemente ricordava ai Corinzi il martirio romano di Pietro e Paolo; e Papia, vescovo di Gerapoli, e Ignazio, vescovo di Antiochia, attestavano la predicazione di Pietro in Roma.

Intorno al 180 il vescovo Ireneo di Lione celebra la Chiesa di Roma come fondata dagli Apostoli Pietro e Paolo.

Dionigi, vescovo di Corinto, narra che i due Apostoli, dopo aver predicato il vangelo in quella città, passarono a Roma e vi soffersero il martirio.

Intorno all'anno 200, Tertulliano prende a testimonianza contro gli eretici la Chiesa di Roma "Ove Pietro fu nella passione assomigliato al Signore".

Al tempo di Costantino era così ferma la persuasione che il sepolcro di Pietro fosse in un cimitero della regione vaticana, che quell'imperatore intraprese lavori arditissimi e seppellì un'intera necropoli, per fare del sepolcro il centro di una grande basilica, quella che durò sino al secolo XVI.

Questi argomenti, per così dire tradizionali, hanno ricevuto nello spazio di 50anni del XX secolo una conferma in due scoperte archeologiche.

Dal 1915 al 1920, al di sotto della chiesa di San Sebastiano, sulla via Appia Antica, sono venuti fuori una quantità incredibile di graffiti (ben più di un mezzo migliaio) a testimonianza di un culto popolare tributato in quel luogo agli Apostoli Pietro e Paolo, nella seconda metà del secolo III.

Era un culto particolare, accompagnato da una merenda o rinfresco (refrigerium) che si prendeva sul posto.

Ma il suo carattere religioso appare evidente dal tono dominante di tutti questi graffiti, vere e proprie preghiere....:"Pietro e Paolo, ricordatevi del Tale", preghiere per i presenti e per gli assenti, per i vivi e per i defunti, per parenti ed amici.

Negli anni 1940-42, si stava scavando, in seguito al ritrovamento della cornice di un mausoleo, mentre si approfondiva il suolo delle Grotte di San Pietro.
Alla fine si trovò questa doppia edicola, costruita verso il 180 sopra la tomba dell'Apostolo; una struttura così originale e caratteristica, che a tutti ricordò subito il Trofeo di Pietro, di cui parlò verso il 200 lo scrittore Gaio.

Quella scoperta fece perciò conoscere anche il più antico esempio monumentale di culto pubblico prestato ad un santo.
Certo, alcuni avrebbero forse preferito il ritrovamento di una tomba intatta, ma quei muri, quei marmi, e quelle scritte, per gli esperti del campo, sono ampiamente bastati.

se avete altre notizie......... [SM=g27822]