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Gruppo o comunità?

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    Achille Lorenzi
    Post: 6,036
    Registered in: 7/17/2004
    Master User
    00 2/22/2007 7:08 AM
    Rpropongo in queta sezione un interessante intervento di "geovologo" nel quale sono stati espressi quali sono gli scopi ed obiettivi di una comunità ideale.
    E' un messaggio che induce a delle profonde riflessioni e che si farebbe bene a rileggere di tanto in tanto.

    Achille

    Gruppo o comunità?

    Per definizione una vera comunità non ha niente a che vedere con la psicologia di massa perché incoraggia l'individualità ed è aperta a una gran varietà di punti di vista; la comunità è un gruppo che ha imparato a trascendere le proprie differenze individuali.

    Probabilmente quelli, come me, che hanno fatto l'esperienza di adesione al geovismo, hanno abbandonato l'Organizzazione perché si erano - più o meno consapevolmente - resi conto che essa era semplicemente un gruppo e non una vera e propria comunità: esclusivismo settario, eccessiva strutturazione e quant'altro sono la negazione di una comunità. Nel geovismo, dove l'esigenza di "restare uniti" è decisamente pressante, l'abbandono comporta il rifiuto della missione trascendente attribuita ai vertici del gruppo e un fardello di esami di coscienza e di sensi di colpa: gli affiliati giungono a decidere per l'abbandono in un certo lasso di tempo, mentre continuano a vivere all'interno del gruppo. Chi abbandona è indotto a rendersi conto che, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, una vita equilibrata difficilmente è caratterizzata dall'assenza di crisi; l'equilibrio psicologico di un individuo dipende invecce dalla rapidità con la quale egli è capace di reagire alle crisi.

    Chi di noi, e qui mi rivolgo ancora agli ex tdg, non si è reso conto, a un certo punto della propria esperienza di adesione, che i "fratelli" si sforzavano di mantenere il gruppo estraneo a ogni forma di conflitto, facendone una pseudocomunità tutta sorrisi e gentilezze: non si trattava della finzione malvagia di chi mente sapendo di mentire, piuttosto era un processo inconscio attraverso il quale persone che desiderano essere amabili cercano di esserlo ricorrendo a piccole bugie innocenti, tacendo parte della verità su se stesse e sui propri sentimenti in modo da evitare i conflitti; le regole di tale finzione si possono così sintetizzare: se qualcuno fa o dice cose che ti offendono o ti infastidiscono, reagisci come se niente fosse e fai finta che l'accaduto non ti abbia per nulla toccato; se si manifesta qualche segno di disaccordo, cambia argomento il più rapidamente possibile; non fare e non dire nulla che possa offendere qualcuno. È evidente che, attivando questa ostentazione di buone maniere, un gruppo può funzionare perfettamente, ma a discapito del singolo, della sincerità e dell'intimità: i membri fingono di pensarla tutti allo stesso modo. In tale contesto i "fratelli" imparano a parlare per generalizzazioni: ciascuno tiene per sé i propri sentimenti e si arriva perfino ad annuire in segno di assenso, come se l'interlocutore avesse proferito una verità universale. Parlare in termini generali non consente di stabilire un contatto sincero.

    Chi di voi, abbandonando l'Organizzazione, non ha realizzato una rivalutazione del dubbio considerandolo una virtù, addirittura una responsabilità? Un'autentica crescita spirituale non può evitare la fase del dubbio. Da adepti si era legalistici, rigidi e dogmatici: si temeva chiunque la pensasse diversamente; da ex affiliati comprendiamo la necessità di mettersi in discussione, di chiedersi se l'ideologia del gruppo sia così certa e completa da giustificare la conclusione che tutti gli altri "increduli" non saranno salvati. Da adepti non tolleravamo il dubbio perché dubitare equivaleva ad ammettere di non sapere e, forse, perfino ammettere che non si riuscirà mai a sapere pienamente; da ex adepti abbiamo cominciato ad accettare il dubbio, a capire che non tutto è "bianco o nero", che la realtà ha più dimensioni e spesso significati contraddittori. Comunque, oltre ad imparare a valutare gli aspetti più negativi dell'adesione, dovremmo riconoscere senza vergogna gli aspetti positivi della nostra esperienza, e trarne profitto. Far questo richiede un confronto costruttivo per trovare un'alternativa alle indicazioni, alle motivazioni e alle risposte a problemi fondamentali che il movimento aveva offerto. Alcuni trovano un'alternativa in una delle religioni tradizionali, altri semplicemente vengono a patti con il fatto di dover vivere senza risposte chiare e precise a questi problemi.

    Ebbene, la ricerca di una comunità o la creazione d'essa è una tappa salutare per chi ha vissuto direttamente o indirettamente l'esperienza di coinvolgimento nel geovismo. Ed è a questo punto che si evidenzia la edificante funzione di questo forum, inteso come "comunità".

    Una comunità è un luogo sicuro perché nessuno tenta di convertire gli altri, di "metterli a posto", di cambiarli; anzi i suoi membri si accettano per quello che sono: ognuno è libero di essere se stesso e, grazie a questa libertà, può far cadere i propri travestimenti, le proprie difese. In questo modo ciascuno è libero di cercare il proprio equilibrio psicologico e spirituale. Quando vediamo la sofferenza, il coraggio, la debolezza e la dignità negli altri, cominciamo veramente a rispettarci l'un l'altro come esseri umani. Nel processo di formazione di una comunità i suoi membri imparano ad abbandonare schieramenti e fazioni, imparano ad ascoltarsi e a capirsi l'un l'altro, rispettano gli uni i "doni" degli altri e accettano reciprocamente i rispettivi limiti.

    Questo non significa che una comunità sia sempre pacifica nel senso comune del termine, anzi a volte i suoi membri si confrontano anche duramente, tuttavia si tratta di uno scontro costruttivo perché basato sull'amore. Una comunità non nasce grazie agli ordini di un capo autoritario, nella comunità si impara pure ad arrendersi e a capire che spesso la vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da vivere. Pertanto, affinché un gruppo si trasformi in una comunità, occorre un notevole grado di impegno e, perché essa continui a vivere, deve fondarsi su un nucleo di persone che le si dedichino senza riserve. La comunità non risolve il problema del pluralismo cancellando la diversità, al contrario essa accoglie ogni punto di vista, ingloba gli opposti, ricerca la diversità. In una vera comunità si arriva alle decisioni solo attraverso il consenso: essere pienamente consapevoli della varietà umana significa riconoscere la nostra dipendenza reciproca. Io credo che il forum sia tutto questo, grazie alla felice intuizione dell'ideatore e degli animatori e all'apporto di ciascun iscritto.

    geovologo

    Il messaggio è visualizzabile anche qui:
    www.infotdgeova.it/forum2.php
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    berescitte
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    00 2/23/2007 5:51 AM
    Quoto in toto, salvo solo qualche nuances, il discorso e...
    ... ritengo che il nucleo del problema, e della soluzione, stia tutto qui
    >Questo non significa che una comunità sia sempre pacifica nel senso comune del termine, anzi a volte i suoi membri si confrontano anche duramente, tuttavia si tratta di uno scontro costruttivo perché basato sull'amore.

    R- Il che fa pensare all'esclamazione di Don Abbondio che uno il coraggio (e così l'amore) non se lo può dare. Deve venirgli dalle idee di fondo.
    Io lo ricavo dalla serena persuasione che Dio ci ama tutti come un padre affettuoso ama i suoi piccoli che sanno appena camminare e che perciò passerà sopra a tutte le nostre cattiverie (che restano tali ma sono davanti all'Immenso, piccole e incoscienti). Quindi penso che ci salverà tutti, anche nostro malgrado dandoci nel momento decisivo una chance che difficilmente potrebbe essere rifiutata. La chiamano "opzione finale".
    Ciò non toglie che Gesù sia venuto a donarci la vita e che voglia che l'abbiamo "in abbondanza". Il che ci impegna in un discorso di indagine del suo pensiero che è la Verità, su cui è giusto che ci accapigliamo (non farlo significherebbe relativismo qualunquista e menefreghismo del maggior bene degli altri), ma dovremmo farlo sempre da fratelli; perché se Lui, in quanto Creatore, è come un Padre (e per chi crede nell'adozione battesimale un vero Padre), noi siamo fratelli (avversari compresi).
    E basta così, altrimenti diventa una meditazione che non ho il diritto di fare.
    A tutti/e [SM=x570897]
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    est modus in rebus
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    undefinedfrancesca
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    00 2/24/2007 12:42 AM
    Re:

    Scritto da: Achille Lorenzi 22/02/2007 7.08

    Una comunità è un luogo sicuro perché nessuno tenta di convertire gli altri, di "metterli a posto", di cambiarli; anzi i suoi membri si accettano per quello che sono: ognuno è libero di essere se stesso



    Direi con molta decisione che questo forum costituisce un gruppo e non una comunità
    Questo proprio per quello che hai riportato in merito a una comunità.
    Qua quasi tutti tentano di convertire tutti a non essere testimoni di Geova, non diventarlo o uscirne se mai lo sono.
    Il forum pullula di espressioni come: "Escine finchè sei in tempo" "Se puoi non entrarci mai"
    Quindi confermo che è un gruppo e non una comunità



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    Un eccesso non illumina, ma acceca
    Giulio Andreotti
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    giainuso
    Post: 644
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    00 2/24/2007 2:03 AM

    Direi con molta decisione che questo forum costituisce un gruppo e non una comunità
    Questo proprio per quello che hai riportato in merito a una comunità.
    Qua quasi tutti tentano di convertire tutti a non essere testimoni di Geova, non diventarlo o uscirne se mai lo sono.
    Il forum pullula di espressioni come: "Escine finchè sei in tempo" "Se puoi non entrarci mai"
    Quindi confermo che è un gruppo e non una comunità



    Francesca non sono d'accordo.
    Ci sono anche interventi di persone come me che chiedono solo di lasciar a tutti la possibilità di consultare anche la controinformazione,come dovrebbe avvenire in qualsiasi sistema non totalitario.la famosa "altra campana".

    Ci sono atei,cattolici,evangelici,incasinati cronici,ecc...

    Inoltre tu stessa con la tua partecipazione sei la dimostrazione che questa è una comunità e non un gruppo.
    In sala non si potrebbero mai esprimere pareri controcorrente con la libertà con cui tu intervieni quì.
    anzi a mio avviso la tua partecipazione arricchisce le discussioni.

    Poi questo forum è principalmente frequentato,come tu stessa hai fatto notare altrove,da persone che hanno subito un trauma dall'essere TdG.E' quindi evidente che gioco-forza il trend è uno.
    Quelli per cui è stata una passeggiata uscire,a quest'ora dormono... [SM=g27828]

    ciaooooooooo [SM=x570894]
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    berescitte
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    Registered in: 7/13/2004
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    00 2/27/2007 6:37 AM
    Achille ha scritto
    >Una comunità è un luogo sicuro perché nessuno tenta di convertire gli altri, di "metterli a posto", di cambiarli; anzi i suoi membri si accettano per quello che sono: ognuno è libero di essere se stesso

    Francesca ha ribattuto
    >Il forum pullula di espressioni come: "Escine finchè sei in tempo" "Se puoi non entrarci mai"
    Quindi confermo che è un gruppo e non una comunità

    Bery si chiede
    Quindi per Francesca un semplice avvertimento, un consiglio, impedisce alla gente di essere se stessa? Vuol dire che una mamma non deve dare né consigli né avvertimenti al figlio/a se vuole rispettare la sua libertà?
    Ma da quando in qua se io so che all'incrocio sta sopraggiungendo una macchina e avverto "attento frena sennò son guai!", da quando in qua sto commettendo il reato di non accettare l'avvertito per quello che è; in che modo gli impedisco di essere libero, se vuole, di accelerare?
    Un avvertimento è una costrizione?
    Davvero i cartelli stradali dovrebbero essere eliminati per renderci liberi? Liberi di che? di finire in una cassa da morto?
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    est modus in rebus