00 1/10/2009 8:51 PM
Dal blog di Lella...

Una voce saggia contro la guerra

Lucio Brunelli

Più papista del Papa sui temi della bioetica, al «Foglio» di Giuliano Ferrara non sta bene la calibrata posizione di Benedetto XVI sul conflitto nella Striscia di Gaza.
«La Chiesa cattolica – ha scritto ieri – non è palesemente in grado di rendere giustizia alle ragioni di Israele in guerra».
Invece di nascondersi dietro inefficaci appelli per un cessate il fuoco, il Papa insomma dovrebbe affrettarsi a benedire l'operazione militare Piombo fuso (bilancio provvisorio: 800 morti, di cui oltre 200 bambini palestinesi).
Questa scelta – sempre secondo Ferrara – sarebbe coerente con la difesa del principio non negoziabile del «diritto alla vita» negato ad Israele dagli integralisti islamici di Hamas.
Il direttore del «Foglio» vede il peccato d'origine della posizione vaticana nell'abbandono della dottrina della guerra giusta, operato, a suo dire, dal Concilio ecumenico Vaticano II. In questo modo «si è politicamente paralizzata (o banalizzata in senso pacifista) la voce della Chiesa». Lettura molto parziale. In realtà il Catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato da Giovanni Paolo II e curato dall'allora cardinale Ratzinger, non esclude il ricorso alla forza come forma di legittima difesa.
Ma lo sottopone come è giusto a delle precise condizioni: prima fra tutte la proporzionalità della risposta. Ed è proprio questo il problema con la carneficina di Gaza.
Ferrara ha trovato come alleato in questa nuova battaglia il vaticanista de «L'Espresso» Sandro Magister, curatore di un sito web molto seguito in ambito ecclesiastico. Anche lui è un «convertito». Da posizioni «progressiste» cattoliche è approdato da qualche tempo su sponde prossime ai teo-con.
Il pensiero dei conservatori religiosi d'oltreoceano – parte integrante dell'apparato ideologico della presidenza Bush – è un'inedita miscela di religione e politica. In cui il no all'aborto e alle manipolazioni genetiche si coniuga senza strappi con l'adesione all'infelice dottrina dell'esportazione della democrazia con le armi e con un avallo «teologico», a priori, della politica dei governi israeliani nel conflitto con i palestinesi. Già al tempo della seconda guerra nel Golfo Ferrara e Magister si erano battuti contro il «pacifismo» cattolico che sentivano lambire il palazzo apostolico; entrambi avevano prediletto gli argomenti a favore dell'intervento armato.
Opinioni legittime. Sostenute, inoltre, da persone di indubbia intelligenza e coerenza intellettuale. Ma forse, in molti ambienti cattolici, taluni anche altolocati, è mancato un giudizio un po' più ponderato sul fenomeno culturale dei teo-con. Si vedevano solo alcuni aspetti (giustamente valorizzabili) ma si tralasciava o si preferiva non vederne altri (decisamente contestabili).
E torniamo qui al conflitto israeliano-palestinese.
Come immaginare che il Papa possa o debba giustificare il bagno di sangue che continua nella Striscia di Gaza, dando il suo imprimatur all'offensiva israeliana?
Certo, nei cinque interventi pubblici da quando è iniziato il conflitto, Benedetto XVI non ha mai omesso di condannare l'«odio», il «rifiuto del dialogo» e la «violenza» che sono all'origine del conflitto, con evidente riferimento alle provocazioni di Hamas.
Contro la guerra di Israele il Papa non ha usato parole di fuoco, ma ha ribadito che l'opzione militare non risolve il problema e anzi rischia di accrescere la spirale dell'odio. «La storia recente insegna…».
Lo sguardo della Chiesa non può che essere, almeno come desiderio, lo sguardo di Cristo. Come non provare innanzitutto compassione per le «immense sofferenze» di una popolazione costretta a vivere sotto le bombe, senza acqua, senza corrente, senza cibo, i confini chiusi e un numero di morti che cresce ogni giorno di più?
Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere un conflitto lungo 60 anni. Il Papa si prodiga per quello che può. Richiama principi basilari di umanità e giustizia; sostiene con la sua autorità morale i tentativi della diplomazia; indica la via lungimirante e realista di un approccio globale ai problemi del Medio Oriente, che coinvolga anche l'Iran e la Siria; invoca l'emergere di una nuova classe dirigente in grado di ridare fiato al processo di pace.
Una voce saggia, una voce inerme, ma pensiamo un attimo a come sarebbe il mondo se mancasse questa voce…

© Copyright Eco di Bergamo, 10 gennaio 2009


Papa Ratzi Superstar









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