00 10/13/2003 10:52 PM
Il suo matrimonio era in crisi. Più volte lui e la sua compagna avevano litigato e in alcuni casi la sua rabbia si era trasformata in violenza. Oggi il dramma, l'irreparabile. Un ispettore di polizia, Giovanni Costantino, 44 anni, ha ucciso a colpi di pistola la moglie, Irene Margherito, 42 anni, e il cognato, Maurizio, 32 anni . Poi si è tolto la vita. "Una tragedia annunciata - ha detto tra le lacrime la sorella della vittima, Maria - Una persona violenta e ossessionata come lui non doveva avere un'arma da fuoco". Tutti sapevano ma nessuno ha potuto far nulla. Un anno fa, il figlio Francesco, 15 anni, aveva detto quel che accadeva. A scuola il ragazzo aveva raccontato: "Papà ha minacciato la mamma con la pistola". Il preside aveva segnalato la cosa alla Questura, che aveva avviato nei confronti del poliziotto una sospensione cautelare, anche se la moglie, per paura, non aveva mai voluto fare denunce. E forse questo ha permesso a Giovanni di avere ancora in mano la pistola.

La commissione medica dell'ospedale militare (Cmo), dopo una prima analisi dei medici della polizia torinese, era stato visitato il 19 dicembre del 2002. I sanitari, il cui parere è vincolante, avevano riscontrato "tratti ansiosi di personalità", consigliando 60 giorni di riposo. Per questo l'ispettore era stato allontanato dal servizio e gli era stata tolta l'arma d'ordinanza. Ma il 20 febbraio di quest' anno, dopo una nuova visita della commissione, Costantino era stato ritenuto "esente da patologie psichiatriche in atto e con una personalità adeguata e solida". Nonostante ciò nel maggio di quest'anno il Centro neurologico della Polizia di Stato a Roma aveva disposto una visita semestrale, la prima delle quali era stata fissata per novembre prossimo.

L'agguato, Giovanni, l'ha portato a termine davanti al portone di casa della suocera, in corso Cincinnato, alla periferia del capoluogo torinese. Con due colpi, uno al fianco e uno alla testa, ha ucciso la moglie. Con un altro al torace il cognato, Maurizio, che era andato a prendere Irene nella pizzeria dove lavorava come cameriera per riportarla a casa. Poi ha rivolto l'arma contro di sé e si è sparato al collo. "Adesso vogliamo giustizia. Ci devono spiegare perché non gli hanno tolto la pistola quando glielo abbiamo detto. Siamo convinti che ora i nostri fratelli sarebbero stati vivi - accusa ancora la sorella di Irene - Dieci giorni fa, quando mia sorella à andata al pronto soccorso, dopo avere ricevuto un pugno dal marito gliel'ho detto più volte ai suoi colleghi di intervenire. Non sospendetelo, ma toglietegli la pistola perché può fare del male. Loro mi hanno risposto che non potevano intervenire, ma secondo me non hanno voluto fare nulla".

La relazione fra Giovanni e Irene era da tempo deteriorata. Lui era molto geloso e le rimproverava di stare troppo fuori casa per il lavoro. A lei la cosa non anadava bene, anche perché non c'era alcun motivo. Le cose comunque erano andate avanti, tra alti e bassi, per molti anni. Venerdì scorso però Irene non ce l'ha fatta più e ha deciso di andare dalla madre, forse pensando che un po' di lontananza poteva solo far bene. Ma per l'ispettore è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La conferma viene da un bigliettino che gli è stato trovato nella tasca dei pantaloni e indirizzato alla figlia Emanuela di 22 anni. "Scusatemi per quello che ho fatto, ma amavo troppo la mamma e non sopportavo di dividermi da lei".


l'impavido ha vita breve, il pavido non ha vita