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Roma, 16 novembre 2006. Sono passati cinquecento anni da quel 14 gennaio 1506 quando, nella vigna di Felice de Fredis sul Colle Oppio, fu ritrovato il Laocoonte: l'opera fu subito riconosciuta dall'architetto Giuliano da Sangallo come il gruppo scultoreo descritto da Plinio il Vecchio e attribuito agli scultori di Rodi Hagesandros, Athanadoros e Polydoros. Rinvenuto presso le Terme di Tito, il capolavoro era infatti ricordato dall'autore romano come proprietà di quell'imperatore: l'opera rappresenta il sacerdote Laocoonte, che si era opposto all'ingresso nella città di Troia del cavallo di legno donato dai Greci, ucciso con i figli dai serpenti inviati da Atena per punirlo. Secondo recenti ipotesi sarebbe un originale del 40-30 a.C. o una copia romana di età tiberiana (14-37 d.C.) di un originale bronzeo di età ellenistica, quest'ultimo realizzato alla metà del II secolo a.C. negli ambienti artistici di Rodi o Pergamo.
Identificato come uno dei più celebri capolavori dell'antichità, il Laocoonte fu subito acquisito da papa Giulio II e trasferito in Vaticano. Intorno a quest'opera si formò il primo nucleo della collezione di antichità del pontefice ospitata nel Cortile delle Statue, oggi Cortile Ottagono, ed è proprio a quel rinvenimento che si fa risalire la fondazione dei Musei Vaticani, di cui si celebra quest'anno il V centenario. La mostra dedicata al Laocoonte conclude infatti le celebrazioni che, nel corso dell'anno, hanno visto la riapertura di alcuni settori dei Musei, la presentazione dei restauri dell'Appartamento Borgia, l'apertura della necropoli della Via Triumphalis.
L'esposizione è articolata in cinque sezioni che illustrano la storia della "fortuna" del gruppo statuario nei secoli, dall'antichità all'epoca contemporanea, con opere provenienti da Musei come il Metropolitan, il British, il Louvre, l'Ermitage, l'Albertina, gli Uffizi, collezioni comq quelle di Windsor Castle, Chateaux Fontanebleau, Somaini, Clerici, Alinari, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana ed dall'Archivio Segreto Vaticano.
L'opera, una delle più studiate e copiate della storia dell'arte, fu ammirata da maestri come Michelangelo (basti pensare ai suoi "ignudi" sulla volta della Sistina), da Raffaello (che un anno dopo il rinvenimento lo citava nella celebre Deposizione della Galleria Borghese), e ancora, come documenta la mostra, da Jacopo Tatti detto il Sansovino, Francesco Primaticcio, Girolamo da Carpi, Pietre Paul Rubens, Gian Lorenzo Bernini, Carlo Maratta, Anton Raphael Mengs, Rubens, Giovanni Paolo Pannini, Francesco Hayez, Arturo Martini, Salvador Dalì, Francesco Somaini, fino ad Andrei Alfaro.
La storia della scoperta del gruppo scultoreo è stata ricostruita con una serie di documenti e testimonianze, come la lettera di Francesco da Sangallo che racconta il rinvenimento; un disegno di Maarten van Heemskerck del 1532-1533 rappresenta poi l'allestimento del Cortile delle Statue.
Il dramma di Laocoonte fu rappresentato anche in altre versioni iconografiche, svincolate dalla celebre statua, come mostrano la miniatura del cosiddetto Virgilio Vaticano, un codice dell'Eneide di IV secolo, e un dipinto di El Greco.

Musei Vaticani
Viale Vaticano
Biglietto d'ingresso gratuito
Dal 18 novembre 2006 al 28 febbraio 2007



Io mi cibo solo di ciò che mi brucia dentro e mi infiamma, poichè mi si confà il fatto di vivere di ciò di cui gli altri muoiono...