00 1/28/2007 12:07 PM
TI INOLTRO UNA MIA E MAIL INVIATA LA DIRETTORE DEL GIORNALE LA REPUBBLICA SIG. VITTORIO ZUCCONI A RIGUARDO DELL'ARTICOLO APPARSO SUL SUO STESSO GIORNALE IN DATA 05 GENNAIO 2007 ( E RIPRODOTTO NELLA MIA LETTERA) A RIGUARDO DELL'INCIDENTE ACCADUTO A CREVALCORE.

CIAO
SAMUELE PEDERZOLLI
ATTENDO SE LO RITIENI GIUSTO UNA TUA CONSIDERAZIONE E OPINIONE. CIAO E GRAZIE



-----Messaggio originale-----
Da: pederzolli.samuele@alice.it
Inviato: dom 28/01/2007 11.41
A: vzucconi@aol.com
Cc: pederzolli.samuele@alice.it
Oggetto: Vostro articolo


Salve mi chiamo Pederzolli Samuele, solo ora ho avuto il te,po per scriverle questa e mail, in merito ad un articolo apparso su La Repubblica del 05 gennaio 2007 e che qui sotto le invio:

CRONACA da La Repubblica del 5 Gennaio 07

Conclusa l'inchiesta sulla tragedia che costò la vita a 17 persone
Il macchinista non fu avvertito della presenza dell'altro convoglio
Lo scontro tra due treni a Crevalcore
Una telefonata poteva evitare la strage

L'incidente di Crevalcore del 7 gennaio 2005
BOLOGNA - Una strage che poteva essere evitata con una semplice telefonata. Che non fu mai fatta. E' questa la conclusione dell'inchiesta della procura di Bologna sullo sullo scontro tra due treni che, il 7 gennaio del 2005, lungo la linea Verona-Bologna, costò la vita a 17 persone. Domenica prossima le vittime verranno ricordate con un cerimonia che si aprirà alle 10 con una messa nella chiesa arcipretale di San Silvestro a Crevalcore, e proseguirà alle 11 con la deposizione di corone al cippo dedicato ai caduti.

Semplice e disarmante la conclusione dell'inchiesta: Vincenzo De Biase, il macchinista che conduceva l'interregionale dei pendolari, all'epoca non ricevette alcuna telefonata che lo avvisasse dell'incrocio anomalo con il merci con cui poi si sarebbe scontrato. Il regolamento di Trenitalia non la prevedeva. Ma, come hanno confermato alcuni dipendenti delle Ferrovie alla procura, era prassi diffusa che il personale di terra avvisasse i macchinisti degli incroci tra treni che non erano previsti negli orari normali delle Fs. Ma perché nessuno chiamò? Forse perché proprio al momento dello scontro, attorno alle 13, il personale di terra stava facendo il cambio turno. Ma queste sono soltanto ipotesi, peraltro, al vaglio dei magistrati.

Dalle indagini, insomma, emerge come ci sia l'errore del macchinista alla base della tragedia. Lui stesso, forse a causa della fittissima nebbia, non rispettò ben due semafori rossi. Ma a tradire De Biase, che era un macchinista molto esperto, forse è stato proprio il fatto che conosceva molto bene la linea. E che non avendo ricevuto nessuna telefonata che lo avvisava dell'incrocio anomalo abbia deciso di tirare dritto nonostante i segnali di stop. Gli inquirenti, insomma, non hanno dubbi. Si tratta di errore umano e non di fatalità dato che, come emerso da autopsia ed esami tossicologici, De Biase non ebbe un malore e non bevve nulla di alcolico. Tantomeno venne distratto da telefonate esterne.

Oltre alla mancata telefonata, gli inquirenti indagano su altri due punti: la mancata tecnologizzazione della linea ferroviaria tra Bologna e Verona, ossia l'installazione del sistema Scmt che blocca il treno in caso di errore umano, e l'assenza del doppio binario nonostante sia una tratta di una certa importanza. E il perchè Rfi abbia deciso nel 2003 di eliminare la figura del capostazione che gestiva la stazione Bolognina di Crevalcore per installare l'incrocio convergente telecomandato nonostante quella tratta non fosse tecnologicamente così avanzata da rendere logica tale soluzione

Gli inquirenti stanno indagando su una decina di persone, tra cui l'attuale amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, per disastro ferroviario colposo e omicidio plurimo, ma probabilmente alla fine la posizione di alcune di loro verrà molto alleggerita fino a giungere all'archiviazione. E proprio Moretti, rispondendo alle domande dei magistrati, avrebbe allegerito la sua posizione spiegando che l'adozione di misure di sicurezza srelative alla tecnologizzazione della linea e alla presenza di un capostazione erano nelle intenzioni di Rfi, ma non si passò dalle parole ai fatti perchè non erano ancora arrivati i fondi previsti dalla legge.

Ebbene forse non ci sarebbe nulla da obbietare se non per una frase apparsa all'interno di questo articolo dove si dichiara che conclusa l'inchiesta il macchinista dell'Interregionale schiantato contro un merci, non ricevendo nessuna telefonata dove veniva avvisato dell'incrocio anomalo e conoscendo bene la linea abbia deciso di proseguire malgrado i segnali disposti al Rosso.

Le volevo chiedere su cosa vi siete basati per pubblicare una dichiarazione del genere che a mio avviso ma penso di tutti i macchinisti è molto grave. Chi malgrado i segnali dispodti al rosso di sua iniziativa prosegue sapendo che comunque il primo a perdere la vita sarebbe prorprio il macchinista, poi addirritura con la nebbia e una linea che al momento della discrazia non era per nulla attrezzata con nessuna tecnologia.

Ebbene le chiedo cortesemente di avere sue spiegazioni in merito ad una dichiarazione di questa gravità che non tiene per nulla conto del rispetto di quelle persone e soprattutto dil quei macchinisti che purtroppo quel giorno durante l'espletamento dlle sue mansioni hanno trovato la morte; inoltre chiedo che venga pubblicato sul Suo giornale un'articolo di scuse e spiegazioni riguardanti le dichiarazioni pubblicate in data 05 gennaio 2007 .

Certo di una Sua cortese attenzione le invio cordiali saluti.

Cortesemente attendo una Sua risposta

Pederzolli Samuele Rovereto (TN)

e mail pederzolli.samuele@alice.it

Pederzolli Samuele