00 5/15/2020 5:15 PM
Buonasera Avvocato, chi Le scrive è un giovane collega che ha bisogno di un consiglio.

Un mio cliente, nel 2016, è stato riconosciuto invalido al 100% e meritevole dell’indennità di accompagnamento.

Con visita di revisione nel 2017, il grado di menomazione gli è stato confermato, mentre l’accompagnamento no.
A detto verbale prestò acquiescenza (ingenuamente), stante una continua erogazione dell’indennità di accompagnamento da parte dell’INPS fino a gennaio 2020.
Alla visita di revisione nel dicembre del 2019 l’ente gli ha confermato il grado di menomazione, senza pronunciarsi naturalmente sull’indennità di accompagnamento.
Successivamente nel febbraio 2020 l’INPS gli ha notificato un reclamo bonario di ripetizione dell’indebito delle somme erogategli per l’accompagnamento tra parte del 2017 e il gennaio 2020, in quanto corrispostegli in assenza del requisito sanitario previsto per l'erogazione della prestazione. Avverso questo provvedimento ho presentato ricorso amministrativo, cui seguirà il sempre più probabile contenzioso innanzi al giudice del lavoro (*).

Ad ogni buon conto mi chiedevo, considerato che nel 2017 lui ha prestato acquiescenza al verbale di revisione in cui gli è stato negato l’accompagnamento, fosse ammissibile un ATP avverso il verbale di revisione del 2019 in cui richiedere l’erogazione dell’indennità. Io onestamente ritengo più producente fargli presentare una nuova domanda amministrativa di aggravamento, ed eventualmente promuovere l’Atp in caso di diniego di questa. Lei che pensa? A presto.

(*) con riferimento alla richiesta di indebito formulata dall'INPS, ho fondato il mio ricorso amministrativo in realazione a una "Violazione e falsa applicazione degli artt. 37 comma 8 l. n. 448/1998, 4 comma 3ter l. n. 425/1996, 52 comma 3 l. n. 449/1997 e 5 comma 5 D.P.R. n. 698/1994, con lesione del legittimo affidamento dell’interessato". Pur nella consapevolezza di essere piuttosto oserei dire "stretto" nelle ragioni del cliente, lei che ne pensa? L'INPS nella formulazione nella nota di reclamo ha precisato che laddove non "intervenga alcuna decisione nei successivi 90 giorni dalla presentazione del ricorso amministrativo, potrà proporre un azione giudiziaria direttamente in questa sede". Lei mi consiglia quindi di intraprendere direttamente l'azione? Ovvero come si comporta l'INPS in questi casi? 

Grazie, a presto.