00 10/8/2018 5:51 PM
Robert Guédiguian



Una famigliola, nel moderno senso esteso del temine, si riunisce in una casetta sul mare, (la villa), siamo nei pressi di Marsiglia, ma la grande città si intravede solo di sfuggita, siamo in un ridente paesino costiero, assomiglia alla nostra Zoagli tanto per dare una idea, che fa da location all'ambientazione del film e il paesaggio ne è in una certa misura un personaggio protagonista. Gli altri attori protagonisti sono volti a noi più che noti anche se un po' invecchiati, quelli che compongono il “clan” dei marsigliesi vale dire Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anaïs Demoustier che da molto tempo girano film sotto la direzione di Robert Guédiguian. I temi sono la società e la famiglia, trattati con levità e con partecipazione, una versione francese di Ozu o del suo erede designato Koreeda; poiché hanno una certa età tutti hanno un passato, fatto anche di dispiaceri e (in)sofferenza che ogni tanto riaffiora e prende la scena, a volte anche in maniera drammatica, ma sempre con stile composto e senza melodramma. Poi irrompe nel film il fatto nuovo di questi ultimi anni costituito dall'immigrazione dai clandestini, con cui la famigliola si imbatte; si tratta di tre bambini di nazionalità sconosciuta, dovrebbero essere consegnati alla polizia, ma non lo fanno, la famiglia ormai collassata ritrova l'unità nella solidarietà verso i più deboli, li accoglie come membri, li veste, li nutre e li nasconde e l'accoglimento lungi, dall'essere buonismo, diventa bontà e poesia.
Film di atmosfera e di sentimenti in cui c'è anche molto dolore, ma non privo di elementi comici e paradossali, trasmette senza voler dare lezioni a nessuno un messaggio positivo di umanità.
Voto 9