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Campionato di Serie A stagione 2018/2019

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    binariomorto
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    00 8/18/2018 5:03 PM
    Ci siamo. Si ricomincia. La Serie A torna in scena con la stagione 2018/2019 appena pochi giorni dopo il ferragosto e promette faville se il calcio-mercato, che per l'Italia si è già chiuso ieri (venerdì 17, scaramantici napoletani e non sono avvertiti !), manterrà le premesse e le promesse dei colpi delle principali big.

    Digerita la novità tecnica del debutto del VAR a sostegno degli arbitri, la nuova Serie A comincia sotto la regia della nuova DAZN, piattaforma televisiva al debutto in Italia dal luglio 2018 e che si è aggiudicata all'asta dei diritti televisivi, rivoluzionati con nuove offerte e modalità di fruizione, tre partite per ogni giornata di campionato di Serie A oltre che tutta la Serie B.

    Ma, ovviamente, il tutto a servizio dello spettacolo che questa stagione promette partite di alto livello tecnico, conseguenza delle compra-vendite "stellari" che hanno animato la pausa estiva. E la Juventus ha fatto la parte del leone.

    Addio alle bandiere Gigi Buffon passato al Paris Saint-Germain per terminare forse in Francia la sua lunga e gloriosa carriera e magari vincere la Champions League, trofeo che la Juve non ha saputo dargli nonostante i sette scudetti consecutivi; e Claudio Marchisio, il "Principino" che tra pulcini, giovanili e squadra principale ha trascorso ben 25 anni in bianconero (per Marchisio quasi un fulmine a ciel sereno con la notizia della rescissione consensuale del contratto appena ieri).

    Incredibile scambio Milan-Juventus: Gonzalo Higuain ceduto ai rossoneri (con la formula del prestito oneroso e impegno al riscatto definitivo del calciatore) e ritorno a Torino di Leonardo Bonucci (tornato a casa dopo un anno di inferno rossonero: pace fatta con Max Allegri ?). Addio anche a Sturaro.

    Il tutto per fare spazio e cassa per il colpo dell'anno: Cristiano Ronaldo. Già, proprio quel CR7 stella del Real Madrid in rotta col club madrilista e col fisco spagnolo che volendo lasciare il club con cui ha stravinto tutto, a cominciare dalla Champions League, ha scelto la sponda bianconera di Torino per cominciare una nuova sfida, magari tornare a vincere una finale europea con la squadra che purtroppo ha il record di finali europee perse. Il colpo di mercato è stato condito da svariati milioni (si parla di una cifra complessiva di oltre 400 milioni di euro in 4 stagioni) ma la Juventus, dopo 7 scudetti vinti nelle ultime sette stagioni e due finali di Champions perse in tre anni (l'ultima proprio sotto i colpi del Real Madrid), ha fatto quello che doveva per tentare la nuova avventura (l'avesse saputo Buffon prima...) in Champios League con la precisa determinazione a trionfare, questa volta. E così è stato sacrificato Higuain...
    Ma la Juve non si è fermata al fenomeno portoghese. Arrivati anche Emre Can e João Pedro Cavaco Cancelo, solo per citarne alcuni, a riprova che davvero quest'anno è la Champions league il traguardo principale per la Juventus.

    INTER - L'arrivo di Ronaldo alla Juve ha inevitabilmente costretto le principali avversarie a rinforzarsi ulteriormente (considerato il gap già manifestato lo scorso campionato) e l'Inter, dopo i bianconeri, è stata la squadra di vertica a spendere di più e rispondere al meglio alla campagna acquisti bianconera. Sfumato l'affare Modric (il Real Madrid ha blindato il gioiellino croato vice campione del mondo), Spalletti si è dovuto accontentare del belga Nainggolan (tolto alla Roma), di Asamoah (in scadenza di contratto con la Juventus), di Politano, di De Vrij e in ultimo di Keita (preso dalla Lazio).

    ROMA - Pastore, Cristante, Kluivert, Coric e N’Zonzi sono i nuovi arrivi dei giallorossi ma gravi sono le partenze di Alisson e Nainggolan, forse i due migliori elementi dell’organico, rimpiazzati (soprattutto il portiere) in modo inadeguato, secondo gli esperti di agosto. Di Francesco non si sente battuto in partenza: buon per la Roma averlo riconfermato.

    NAPOLI - Tra le big quella che ha speso e movimentato meno. Ancellotti ha sostituito Sarri (attirato dalle sirene inglesi) sulla panchina, ed è questo il fatto tecnico di maggior rilievo, poi la partenza del portiere Reina. Via Jorginho, arrivano Fabian Ruiz e Verdi.

    MILAN - I rossoneri, graziati dall'UEFA per il solito pasticcio italo-cinese dei soldi e della proprietà del club, dopo Juventus ed Inter sono quelli che hanno fatto i passi migliori nel calcio-mercato. Se viene considerata da applausi l'operazione Higuain-Caldara-Bonucci, qualche perplessità ha generato, invece, l'arrivo del portiere Reina dal Napoli ad affiancare Donnarumma.

    LAZIO - Il vero colpo dell'estate dei biancocelesti è stata la conferma di Milinkovic-Savic (in verità più per mancanza di offerte adeguate che per scelta) ma nelle sostituzioni De Vrij con Acerbi e Felipe Anderson con Correa non ci ha guadagnato.

    Si ricomincia, ma è già polemica.
    Dopo la tragedia di Genova e le vittime finora estratte dalle macerie del ponte Morandi crollato lo scorso 14 agosto (42 morti col ritrovamento del corpo dell’ultimo disperso, Mirko Vicini, dipendente dell’Amiu), molti si aspettavano che tutta la prima giornata di Serie A venisse rinviata e non solo le partite delle due liguri (Sampdoria-Fiorentina, che sarà recuperata il 19 settembre e Milan-Genoa che sarà addirittura giocata il 31 ottobre), tanto più che le partite dell'anticipo odierno si giocheranno proprio nella giornata di lutto nazionale. L'accusa di molti è che non si è voluto ritardare lo spettacolo per l'attesa del debutto di Cristiano Ronaldo oggi alle 18:00 contro il Chievo, insomma i soldi prima di tutto.
    Già, così abbiamo trovato subito i colpevoli, i soliti per giunta. L'odiata Juventus.
    I ponti possono tranquillamente continuare a cadere... ora tutti sanno con chi prendersela.



    e




    Buon campionato a tutti.
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 1:42 PM
    Serie A, Chievo-Juventus 2-3:
    per Ronaldo debutto senza gol, decisivo Bernardeschi al 93'

    Nell'anticipo della prima giornata, i bianconeri passano subito in vantaggio con Khedira,
    ma subiscono il pari di Stepinski e il sorpasso di Giaccherini su rigore.
    L'autogol di Bani e la rete di Bernardeschi al 93' consentono a CR7 di partire con un successo



    Cristiano, benvenuto in Italia. Pubblico entusiasta, partite mai semplici, decisioni arbitrali discusse e brividi. La Juve vince 3-2 a Verona rimettendo in piedi una partita che a metà secondo tempo, per quasi 20 minuti, stava perdendo: gol di Khedira, Stepinski, Giaccherini su rigore, poi autogol di Bani e rete decisiva di Bernardeschi. Non solo, poco prima del 90’ il 3-2 di Mandzukic viene annullato dall’arbitro Pasqua per un fallo di mano proprio suo, di Cristiano, rivisto con la Var. Alla fine decide Bernardeschi, che entra nel secondo tempo e cambia la partita. Prima con qualche giocata, poi con la deviazione in pieno recupero, un gol partita al minuto 93. La vecchia Juve, determinata e vincente, non cambia mai.

    LA CHIAVE — La testa, la chiave spesso è la testa. “Non dobbiamo pensare che se c’è Ronaldo automaticamente vinciamo – diceva Allegri in vigilia -. Bisogna mettere da parte questo periodo di eccitazione”. Appunto. La Juve ha perso e vinto nello stesso pomeriggio seguendo l’andamento del suo approccio: prima un po' sulle nuvole, poi concertata e cinica. In secondo piano certo, i cambi, molto importanti. Allegri quando si stava mettendo male si è giocato Bernardeschi e Mandzukic, accolto quasi con livello di applausi alla Cristiano Ronaldo, e loro hanno risposto. Meglio di Dybala, il più deludente degli attaccanti della Juve.

    LA PARTITA — I 90 minuti si dividono fondamentalmente in tre fasi. La prima, il controllo juventino. Khedira segna già dopo tre minuti riprendendo una deviazione di testa di Chiellini su una punizione da destra di Pjanic. La Juve in dieci minuti mette assieme un numero di occasioni che alcune squadre di provincia si farebbero bastare per una settimana. Il gol, un tiro di Dybala parato da Sorrentino, una palla-gol cancellata da un fuorigioco di Bonucci e un tiro alto di Cancelo su assist di Douglas Costa. Poi, a poco a poco, abbassa il volume della musica, getta nella differenziata un contropiede 4 contro 3 – come per dire, “troppo facile” – e permette al Chievo di restare in vita. Qui inizia la seconda fase, il pomeriggio di gloria del Chievo. Il gol del pareggio di Stepinski arriva al minuto 38 con un colpo di testa su assist di Giaccherini (e distrazione di Bonucci). Il 2-1 di Giak a inizio secondo tempo, quando la Juve ancora ha la spina staccata, nasce da un dribbling dell'ex su Cancelo, che ingenuamente lo manda per terra. La terza parte della gara è l’inevitabile assedio juventino per rimontare l’1-2. Il pareggio arriva con una deviazione di Bani su corner da destra ma la Juve rischia di fare gol due volte con Ronaldo, una con Mandzukic, un’altra con Dybala, una con Emre Can a cinque minuti dalla fine. Alla fine trova i due episodi chiave: il gol annullato a Mandzukic e il 3-2 di Bernardeschi.

    CRISTIANO — Sì, ma Ronaldo? Non ancora in grande sintonia con i compagni, con cui perfezionerà i meccanismi, ma comunque a tratti dominante, capace di calciare nello specchio quattro volte e altre tre verso la porta. Cristiano è andato vicino al gol con un destro dopo meno di 18 minuti e prima dell’intervallo con un sinistro alto, poi con un’azione autoprodotta, un tiro su un assist di Dybala, una punizione laterale respinta da Sorrentino. Un giocatore superiore, ovviamente, accolto da rockstar già dal riscaldamento, con centinaia di persone lungo le balaustre solo per vederlo da (più) vicino. E' uscito scortato dalle guardie del corpo e forse avrà pensato che le partite così tese in provincia, in Spagna, non erano proprio un'abitudine.

    Luca Bianchin

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 1:48 PM
    Lazio-Napoli 1-2: Milik e Insigne ribaltano il gol di Immobile

    Ancelotti al debutto ufficiale sbanca l'Olimpico e risponde
    così alla vittoria della Juve nel pomeriggio contro il Chievo


    No, l'abitudine a vincere non l'ha proprio persa. Nove anni dopo l'ultima apparizione Carlo Ancelotti torna in Serie A e comincia subito con un successo perentorio e prezioso. Vittoria di rimonta, non facile, contro un avversario tosto come la Lazio. Che nella prima mezzora fa la partita e si porta in vantaggio. Ma poi, superato il primo terzo di gara, viene fuori il Napoli. Che alterna momenti di calcio ancora prettamente sarriano (specie nel quarto d'ora finale del primo tempo) ad altri di gioco più ragionato e meno dispendioso. Successo meritato, anche se la Lazio di Inzaghi non è dispiaciuta affatto, tanto che alla fine avrebbe potuto cogliere il pari (palo di Acerbi al 90'). La formazione biancoceleste paga però una condizione che appare ancora approssimativa, oltre ai soliti black out difensivi.


    ROBA DA CENTRAVANTI — La partita entra nel vivo a metà primo tempo, dopo una ventina di minuti in cui le squadre si studiano. Ci provano Zielinski da una parte e Luis Alberto dall'altra (tiri fuori di poco), poi a rompere l'equilibrio provvede al 25' Immobile. Gran gol quello del capocannoniere dello scorso campionato: si catapulta sul lancio di 50 metri di Acerbi attorniato da Koulibaly, Albiol e Mario Rui. Si libera di tutti e tre con un colpo di tacco di destro a rientrare e poi di sinistro infila Karnezis. La Lazio potrebbe raddoppiare tre minuti più tardi con Luis Alberto, ma dopo la mezzora sale in cattedra il Napoli. Insigne non sfrutta una buona opportunità al 36', poi al 39' Zielinski colpisce la traversa (tiro deviato da Luiz Felipe). Il pareggio arriva al 43' grazie a Milik, che ribadisce in rete il tiro di Albiol respinto da Strakosha. Ma l'arbitro Banti giustamente annulla per il fallo di Koulibaly su Radu, prima dell'intervento del centravanti. Che al 45' ha un'altra occasione per pareggiare, ma sulla sua conclusione Strakosha si supera. Il polacco può finalmente gioire al secondo dei tre minuti di recupero concessi dal direttore di gara. Lancio di Insigne per Callejon che smista al centro per Milik che la butta dentro da pochi passi.

    IL SORPASSO — La ripresa comincia sulla stessa falsariga dell'ultimo quarto d'ora del primo tempo. Napoli più incisivo, Lazio che fa fatica a contenerlo. Milik sfiora il 2-1 dopo tre minuti, poi - dopo una buona opportunità non capitalizzata da Immobile - è Insigne a portare in vantaggio i partenopei. Cross di Hysaj, tocco di Allan, la palla arriva a Insigne che la mette all'incrocio dei pali con uno dei suoi classici tiri a giro. Il Napoli continua a premere, non sfrutta al meglio un paio di contropiedi interessanti, poi nella parte finale della gara lascia l'iniziativa alla Lazio. Inzaghi ridisegna la squadra inserendo Correa al posto di Badelj (a inizio ripresa era entrato Bastos per Luiz Felipe) e trasformando l'iniziale 3-5-1-1 in un 4-4-1-1, con Milinkovic a supporto di Immobile e Luis Alberto a centrocampo (poi entrerà pure Cataldi al posto di Parolo). La squadra di Inzaghi si posiziona nella metà campo avversaria e al 90' ha la grande occasione per pareggiare. Ma il colpo di testa di Acerbi sull'angolo di Luis Alberto finisce sul palo. Ancelotti usa sapientemente i cambi, inserendo prima Diawara per Hamsik, poi Mertens per Insigne, infine Rog per Zielinski. E alla fine può esultare: il ritorno in Italia dopo nove anni comincia con il piede giusto.

    Stefano Cieri

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 10:59 PM
    Torino-Roma 0-1: gol di Dzeko all'89'

    Il bosniaco punisce i granata dopo aver colpito due pali.
    Legni anche per Kolarov e Rincon. Gol annullato a Iago dal Var
    (fuorigioco di Aina) e super occasioni con Belotti e Iago.
    Espulso Mazzarri


    Messaggio alle prime della classe: la Roma si candida a protagonista per i quartieri alti della Serie A, vincendo una gara difficile in casa del Torino grazie a un’invenzione di Dzeko (che aveva già colpito due legni) proprio allo scadere della ripresa. E la squadra di Mazzarri? Ha molta sostanza e un sicuro avvenire, nel momento in cui Mazzarri (espulso al 36’ della ripresa per avere chiesto con troppa veemenza un rigore per una spinta di Fazio su Iago Falque) potrà contare sugli acquisti che hanno concluso il mercato. Ieri si è vista la sostanza che può garantire Soriano, per Zaza ci sarà tempo. Insomma, se il fine di questa partita era misurare le rispettive ambizioni, i segnali sono incoraggianti per entrambe le squadre.


    ASSIST DI KLUIVERT — La squadra di Di Francesco ha il merito di provarci sino alla fine, capitalizzando nel momento più difficile quanto aveva seminato durante la gara. Il Toro non deve dolersi troppo: Iago Falque e Belotti hanno confermato un’eccellente intesa, la difesa garantisce grande qualità, il deb Ola Aina (al posto dell’infortunato De Silvestri) convince. Decisivo, fra i giallorossi, l’innesto di Kluivert, cha ha garantito grande spinta sulla destra, servendo anche l’assist per il gol. La Roma conferma la capacità di partire con il piede giusto in campionato, ma la squadra di Mazzarri la fa soffrire. Di Francesco preferisce Strootman a Cristante in un centrocampo dove in cabina di regia c’è De Rossi con il neo acquisto Pastore, uno degli unici due acquisti estivi (l’altro è Olsen) schierati dall’inizio.


    IL FESTIVAL DI PALI — Il Toro parte bene, spinge subito forte, per i dieci minuti iniziali è più propositivo di una Roma più guardinga, ma che inizia a salire ed a spingere forte dal 13’, quando Kolarov apre per Under ed i granata si salvano a fatica. E’ il momento migliore del primo tempo per la squadra di Di Francesco, che colpisce il palo esterno alla destra di Sirigu al 15’ con Kolarov, ed approfitta delle condizioni precarie di De Silvestri, costretto a uscire con un sospetto problema costale in seguito a un duro scontro proprio con Kolarov. I due time-out della partita concessi da Di Bello lasciano intendere che il caldo è davvero intenso e sul finire del primo tempo il ritmo cala vistosamente, anche se Dzeko per due volte sfiora il vantaggio colpendo anche il palo esterno alla destra di Sirigu. La Roma capisce che sulla propria corsia di destra può fare male, e da lì cerca di affondare, pur trovando Moretti sempre attento. Rincon ha un guizzo sul finire della prima frazione: traversa.

    "GENOVA GENOVA" — In apertura di ripresa (3’) l’episodio contestato del gol annullato a Iago Falque per fuorigioco di Ola Aina segnalato dalla Var. Di Francesco avanza la posizione di Pastore e inserisce Cristante in mediana, togliendo El Shaarawy, ma la sfida rimane bloccata e il canovaccio sembra lo stesso del primo tempo. Squadre lunghissime, finché dopo il rigore invocato dal Torino, arriva la perla all'89' di Dzeko, che approfitta di un errore di Ola Aina: uno a zero e il Toro sfortunato non si rialza più. Gli uomini di Mazzarri escono fra gli applausi: la gente ha capito, la squadra c’è. Complimenti ai tifosi: il coro "Genova, Genova" della Maratona, ripetuto dalla curva giallorossa, non ha bisogno di commenti.

    Filippo Grimaldi

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 11:03 PM
    Serie A, Bologna-Spal 0-1: Kurtic da urlo!
    Per Inzaghi debutto amaro

    Al Dall'Ara, la squadra rossoblù parte con una sconfitta nel derby: nel finale espulso Nagy e palo di Helander.
    L'allenatore tornava in A dopo oltre tre anni dall'ultima panchina con il Milan



    È amaro il ritorno in Serie A di Filippo Inzaghi: il suo Bologna va k.o. 1-0 in casa al debutto casalingo contro la Spal. Decisiva la rete di Kurtic al 71', una sassata terrificante da trenta metri imprendibile per Skorupki. Nel finale, espulso Nagy e palo di Helander al 94'. L'allenatore rossoblù tornava nel massimo campionato a oltre tre anni di distanza dall'ultima partita sulla panchina del Milan.

    PROMOSSI E BOCCIATI — Cattive notizie per i tifosi che speravano di vedere più spettacolo al Dall'Ara dopo l'addio di Donadoni. Rispetto al Bologna della scorsa stagione, la squadra di Inzaghi per ora non mostra grandi novità: stesso calcio pratico e pochi guizzi. E senza l'imprevedibilità di Verdi segnare è ancora più dura. Dei nuovi in campo stasera, bene Danilo (buona personalità) e segnali incoraggianti da Dijks a sinistra; rimandato Santander. Nella Spal, ottimo esordio per Missiroli; meno convincente Petagna.

    LA PARTITA — Palacio si prende subito sulle spalle l'attacco rossoblù sfiorando il vantaggio dopo sette minuti con un destro da fuori respinto da Gomis. La conclusione dell'argentino e un destro dalla distanza di Kurtic, prima del riposo, sono le uniche due occasioni che Bologna e Spal producono in un primo tempo dominato dalla noia e dagli errori: 34 le palle perse in totale. La musica non cambia granché nella ripresa. Inzaghi prova a inserire Nagy per Pulgar, senza particolare successo, e alla fine fa la differenza il coraggio di Kurtic. Lo sloveno risolve la partita al 71' con un destro spaventoso dalla distanza imprendibile per Skorupski. A Inzaghi però manca anche un briciolo di fortuna. Perché al 94', con la squadra in dieci per l'espulsione di Nagy, Helander centra il palo in mischia colpendo la palla con un ginocchio. E così per il Bologna arriva la quinta sconfitta consecutiva in campionato, considerando la striscia di quattro k.o. con la quale aveva chiuso la scorsa stagione. Per essere la "rompiscatole della Serie A", come si era augurato alla vigilia Inzaghi, la squadra rossoblù dovrà fare tanta strada.

    Valerio Albensi

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 11:07 PM
    Serie A, Empoli-Cagliari 2-0: Krunic e Caputo stendono i sardi

    I toscani festeggiano il ritorno nella massima serie con una vittoria.
    Decidono i gol del bosniaco e dell'ex Bari.
    Prestazione sottotono dei sardi, pericolosi solo con un palo di Pavoletti



    Per l'Empoli di Andreazzoli arrivano i primi preziosissimi 3 punti nel giorno del ritorno in A. Decidono i gol di Krunic nel primo tempo e di Caputo nella ripresa. I toscani rovinano così il debutto di Rolando Maran sulla panchina del Cagliari, dopo quattro stagioni al Chievo. Rossoblù disattenti in fase difensiva e poco decisivi davanti, a parte un palo di Pavoletti nella ripresa. Azzurri padroni del campo per buona parte della partita.

    CHE INIZIO — Andreazzoli, al suo ritorno in A dopo l'esperienza sulla panchina della Roma nel 2013, schiera dal primo minuto tre acquisti d'esperienza: Silvestre, Antonelli e Acquah. Per il Cagliari, invece, Maran lancia subito Castro, unico volto nuovo rispetto alla scorsa stagione, pupillo dell'allenatore trentino già ai tempi di Catania. Fuori Bradaric, reduce dalla finale di Mosca e Srna e Joao Pedro ai box per squalifica (entrambi per vicende legate al doping). Padroni di casa scatenati già nei primi minuti del primo tempo, complice un atteggiamento difensivo poco reattivo dei rossoblù. Al 14' Di Lorenzo vede la sovrapposizione di Zajc, che con un tiro-cross insidioso trova sul secondo palo Krunic. Il gioiello bosniaco non sbaglia. Azzurri che vanno addirittura vicini al raddoppio dopo pochi minuti con una volata solitaria in contropiede di un ispiratissimo Zajc, lanciato perfettamente da Acquah, ma il piattone davanti a Cragno è troppo largo. A confermare l'inizio shock dei sardi arriva anche l'infortunio del capitano: al 24' Ceppitelli è costretto a lasciare il campo dopo un contrasto involontario con Caputo. Entra Pisacane. Prima parte di gara che si conclude con un tiro di poco alto sulla traversa di Zajc.

    RADDOPPIO — Stesso copione nella ripresa: è l'Empoli a fare la partita. E da un taglio in area di Caputo, servito prontamente dall'assist del solito Zajc, al 52' arriva il raddoppio degli azzurri. L'ex Bari sfiora la doppietta poco dopo, spizzando di testa sul secondo palo a Cragno battuto. Fuori di nulla. Al 62' reazione dei rossoblù con un gran tiro di Pavoletti. Terraciano immobile, ma la palla finisce sul palo. Maran prova a cambiare il tandem d'attacco: fuori Farias, dentro Sau. Ma gli isolani non riescono a creare nulla che possa impensierire il portiere azzurro e nel finale è ancora l'Empoli a sfiorare il gol.

    TABÙ — Con la sconfitta di oggi continua la maledizione del Cagliari al Castellani: i rossoblù hanno perso sei dei sette precedenti in casa dei toscani, vincendo solo una volta per 4-0 nell'ottobre 2014. A quei tempi c'erano Zeman e Sarri in panchina.

    Gasport

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 11:10 PM
    Parma-Udinese 2-2: gol di Inglese, Barillà, De Paul e Fofana

    I gialloblù, avanti di due gol, si illudono di vincere la
    partita ma la squadra di Velázquez riacciuffa il match in pochi minuti.
    Buono il debutto dell'ex Napoli



    Dall'esaltazione alla delusione per un pareggio che ha quasi il sapore della sconfitta. Il Parma, per 65', è padrone del match che le fa riassaporare la serie A. Poi il black out e la rimonta dell'Udinese che fissa il punteggio dello stadio Ennio Tardini sul 2-2. Apre le marcature Roberto Inglese: al 43' si libera di Nuytinck con un doppio dribbling e segna in diagonale. Nella ripresa è Barillà a raddoppiare, sfruttando una corta respinta dell'estremo difensore friulano e depositando il pallone in rete (14'). Gli ospiti si scuotono e rientrano prepotentemente in partita: in quattro minuti accorciano le distanze grazie a un rigore messo a segno da De Paul (20') e pareggiano con Fofana (24').


    DI GAUDIO SHOW — Primo tempo frizzante con i crociati in pressing continuo sui portatori di palla avversari. D'Aversa tiene alto il baricentro della squadra, esponendosi però alle ripartenze avversarie. Ed è proprio in contropiede che i friulani costruiscono la palla gol principale della loro frazione iniziale: tre attaccanti bianconeri contro due difensori crociati ma Machis tenta l'azione personale e l'opportunità sfuma (20'). In precedenza erano stati gli emiliani ad andare vicini al vantaggio in due occasioni. Bravo Scuffet sulla prima (deviazione su tiro di Di Gaudio al 10'), impreciso l'esterno ex Carpi sulla seconda (tiro al volo su assist di Siligardi al 14'). Ancora Parma poco dopo la mezz'ora: decisivo De Paul che anticipa Siligardi e salva sulla linea di porta (filtrante ancora di Di Gaudio). A due minuti dal duplice fischio dell'arbitro arriva la prodezza del centravanti emiliano che sblocca il risultato.

    CUORE FRIULANO — Dieci minuti di fuoco, tra il 14' e il 24', cambiano l'umore e gli stati d'animo di giocatori e tifosi: il 2-0 dei padroni di casa sembra indirizzare il match verso un successo del Parma. Un rigore decretato grazie all'ausilio della VAR (mani di Grassi in area) e realizzato da De Paul, rivitalizza gli ospiti. Tocca a Fofana completare la rimonta su assist di Samir. E nel finale gli ospiti potrebbero trovare anche il gol della vittoria, ancora con Fofana: decisivo Gagliolo con un doppio intervento a Sepe battuto.

    Pietro Razzini

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    binariomorto
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    00 8/19/2018 11:14 PM
    Sassuolo-Inter 1-0:
    gol su rigore di Berardi,
    deludono Lautaro e Icardi

    Esordio vincente per De Zerbi in campionato.
    Male la squadra di Spalletti. Palo di un ottimo Boateng


    Anno nuovo, vecchi problemi. L'Inter stecca la prima perdendo 1-0 in casa di un Sassuolo più in palla, più quadrato, più ordinato. Ma al di là del risultato (1-0) è la poca lucidità offensiva a colpire. Tolta una clamorosa occasione sprecata da Icardi (alto da pochi passi) l'unica parata di Consigli arriva al 90', quando il portiere del Sassuolo si supera per dire di no a De Vrij. Male Lautaro, malissimo Dalbert. Decide un rigore di Berardi che con De Zerbi può tornare a essere decisivo come ai tempi di Eusebio Di Francesco.

    SASSUOLO SPRINT — Ti aspetti un avvio a tinte nerazzurre, e invece è il Sassuolo che prende subito in mano il pallino del gioco. Fraseggio nello stretto, fitti triangoli in mezzo al campo, uscita dalla difesa con personalità: la mano di De Zerbi è già evidente. Al 4' Boateng – da falso nove – trova di esterno un bel corridoio per Bourabia, che a tu per tu con Handanovic preferisce la conclusione rasoterra al servizio al centro per Berardi, trovando il riflesso di piede del portiere interista. Il primo squillo nerazzurro arriva con un destro debole da fuori di capitan Icardi (14'). Poi al 21' l’Inter sfiora il vantaggio: Lautaro batte veloce una punizione nella sua metà campo pescando Asamoah, il ghanese in verticale trova Icardi che salta Ferrari in velocità ma sul diagonale Consigli si rifugia in angolo. Il Sassuolo passa al 27': break di Di Francesco che fa venti metri palla al piede, finta il tiro dal limite e poi una volta in area viene messo giù da Miranda. Dal dischetto Berardi calcia centrale, Handanovic tocca ma non riesce a salvare. La reazione dell'Inter sta tutta in una conclusione di Icardi – ancora da fuori – di poco a lato e in una protesta per una spintarella di Magnanelli su Asamoah che Mariani però non reputa da rigore.

    POCHE IDEE — Spalletti lascia negli spogliatoi Dalbert, abbassando Asamoah a terzino e inserendo alto Perisic, che dopo appena due minuti ha subito una grossa occasione ma spara alto al volo in girata. Poi è l'altro croato Brozovic (12') a provare dalla distanza, senza inquadrare la porta. Il Sassuolo cala d'intensità e allora l'Inter inizia a trovare prateria da attaccare. Al 15' ripartenza Vecino-Politano, con l'ex di turno che si accentra e calcia a giro, ma la conclusione è larga di poco. La fatica inizia a farsi sentire: squadre più lunghe e capovolgimenti di fronte frequenti. Magnanelli è il faro neroverde, da lui passa ogni trama offensiva. E Boateng è bravissimo nel giocare di fisico e creare gli spazi per gli esterni. Al 20' proprio una girata volante dell'ex Milan – su cross di Lirola – finisce sul palo esterno. Sul capovolgimento di fronte Perisic trova bene Icardi che da pochi passi spara incredibilmente alto. La verve dell'Inter si spegne però col passare dei minuti: al 40' Politano sfrutta male una sponda di Icardi, calciando debolmente a lato. Spalletti le prova tutte e chiude con Politano, Keita, Karamoh e Perisic in appoggio a Icardi. Ma l'occasionissima arriva al 90' con un colpo di testa di De Vrij, con Consigli straordinario a murare di istinto. Finisce così, tra la delusione del popolo nerazzurro e la gioia di De Zerbi: con lui il Sassuolo può tornare a stupire.

    Vincenzo D'Angelo

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/19/2018 11:17 PM
    A causa della tragedia del ponte crollato a Genova alla vigilia di ferragosto le partite delle squadre liguri della prima di Serie A sono state rinviate:
    Sampdoria-Fiorentina rinviata al 19/09/2018:
    Milan-Genoa rinviata al 31/10/2018.
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    00 8/20/2018 11:32 PM
    Atalanta-Frosinone 4-0:
    doppietta di Gomez, gol di Hateboer e Pasalic

    Due reti e due assist per il Papu nel facile successo dei nerazzurri.
    Per i ciociari solo un palo di Ciano



    L'Atalanta travolge senza fatica il neopromosso Frosinone e parte subito con 3 punti nella Serie A 2018-19. Il 4-0 finale rispecchia la differenza vista in campo, specialmente nella ripresa. A segno ancora il Papu Gomez (doppietta, è già a quota 4 in stagione), Hateboer (finalmente a suo agio anche in zona gol) e Pasalic (prima rete in nerazzurro). Poca cosa il Frosinone, appeso solo ai lampi di Ciano, all'esordio in Serie A. Lui si è salvato, gli altri proprio no, primo fra tutti l'impalpabile compagno di reparto Perica.

    AVVIO — I primi dieci minuti sono una sinfonia nerazzurra, con il Frosinone frastornato. Solito spartito, con Freuler a dettare i tempi, il Papu a dare fantasia, Pasalic nel ruolo che fu di Cristante, gli esterni sempre alti e Toloi pronto a inserirsi in avanti con percussioni fragorose. Ma proprio quando ti chiedi come può la squadra di Longo pretendere di salvarsi in questa Serie A, ecco che Molinaro verticalizza per Ciano e il folletto dei ciociari coglie il palo a Gollini battuto, dopo aver lavorato alla grande una palla sporca. Un brivido che scuote l'Atalanta. Per fortuna di Gasp, al 14' ci pensa il Papu: solito sganciamento offensivo di Toloi, palla a Gomez che con un tocco morbido supera l'ex Sportiello in uscita. Gara in discesa. I nerazzurri potrebbero ucciderla poco dopo, ma Sportiello mura due volte Gosens e stoppa Barrow lanciato a rete. Imprecisioni che potrebbero costare caro quando, poco prima dell'intervallo, Masiello stende Perica al limite dell'area: lo specialista Ciano col sinistro calcia fuori di pochi centimetri la punizione seguente.

    RIPRESA — Passata la paura, l'Atalanta ricomincia a macinare e al 3' del secondo tempo raccoglie i frutti. Il Papu dalla sinistra pennella per Hateboer che al volo buca Sportiello. Secondo gol stagionale per l'esterno destro, che in un anno e mezzo a Bergamo non aveva mai segnato. Che abbia finalmente raccolto l'eredità di Conti? Il 2-0 deprime il Frosinone, mentre Gasperini si gioca anche la carta Duvan Zapata al posto di Barrow. Il 3-0 è nell'aria e arriva dopo un'altra giocata di Gomez, che stavolta pesca in area Pasalic, per cui è un gioco da ragazzi infilare Sportiello. È da poco passato il quarto d'ora e la partita è in ghiaccio. Anche perché gli ospiti depongono anzitempo le armi, nonostante l'ingresso di Soddimo, Pinamonti e Matarese. In pieno recupero arriva anche il quarto gol, ancora con il Papu Gomez (destro da fuori leggermente deviato). L'Atalanta festeggia e dà l'impressione di poter continuare nel ciclo aperto due anni fa, per il Frosinone si prospetta un'annata di sofferenza. Ma in fondo si sapevano già entrambe le cose...

    Gasport

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/20/2018 11:35 PM
    SERIE A 2018/2019 1ª Giornata (1ª di Andata)

    18/08/2018
    Chievo - Juventus 2-3
    Lazio - Napoli 1-2
    19/08/2018
    Torino - Roma 0-1
    Bologna - Spal 0-1
    Empoli - Cagliari 2-0
    Parma - Udinese 2-2
    Sassuolo - Inter 1-0
    20/08/2018
    Atalanta - Frosinone 4-0

    Sampdoria-Fiorentina rinviata al 19/09/2018
    Milan-Genoa rinviata al 31/10/2018

    Classifica
    1) Atalanta, Empoli, Juventus, Napoli, Roma, Spal e Sassuolo punti 3;
    8) Parma e Udinese punti 1;
    10) Fiorentina(*), Genoa(*), Milan(*), Sampdoria(*), Chievo, Lazio, Bologna, Inter, Torino, Cagliari e Frosinone punti 0.

    (*) Una partita in meno.
    Sampdoria-Fiorentina rinviata al 19/09/2018 (per la tragedia di Genova).
    Milan-Genoa rinviata al 31/10/2018 (per la tragedia di Genova).

    (gazzetta.it)
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    00 8/26/2018 12:11 AM
    Juventus-Lazio 2-0: in gol Pjanic e Mandzukic.
    Ronaldo ancora a secco

    I bianconeri vincono la prima della stagione allo Stadium
    grazie ad una perla del bosniaco e ad un gol del croato.
    Cristiano Ronaldo cerca ancora il primo gol in Serie A



    Miralem Pjanic è molto appassionato di basket Nba. Lo abbiamo visto nella recente tournée americana, quando mise a suo modo un alley-oop sulla testa di Kenneth Faried. Più che un lungo atletico, il bosniaco però ricorda Steph Curry, per la facilità con cui imbuca tiri da distanze siderali. Grazie al talento balistico del suo regista fresco di rinnovo, la Juve sblocca la partita con la Lazio. Poi ci pensa Mandzukic a 15’ dalla fine a chiudere i conti per un 2-0 non scintillante ma limpido.

    LA JUVE VINCE PERCHE’… — Anche al 50/60% del suo potenziale, resta troppo superiore ai biancocelesti. Le bastano alcune fiammate per fare la differenza. Quella del primo tempo è griffata da Bernardeschi, che gioca 45’ da protagonista, e da Matuidi, una belva assetata di palloni da recuperare alla prima partita stagionale. E poi ci sono i colpi dei campioni, come quello di Pjanic, un esterno destro stupendo per esecuzione, a scavare il solco con avversari anche di buon livello come la Lazio. Così, anche nella giornata in cui davanti manca un po’ di qualità nell’ultima giocata, i bianconeri non danno mai l’impressione di soffrire troppo. Allegri sorride anche per una certa solidità difensiva. Bonucci, fischiato all’inizio dalla curva Sud e applaudito dal resto dello Stadium, gioca una partita molto solida accanto a un Chiellini perfetto e si fa notare per un paio di aperture delle sue. Promosso, come un Cancelo che quando perfezionerà le scelte diventerà devastante a destra.

    LA LAZIO PERDE PERCHE’ — Riesce ad arrivare con poca continuità dalle parti di Szczesny, peraltro molto attento in un’uscita di piede nel primo tempo. Immobile è servito poco e male: la doppietta dell’anno scorso con cui ribaltò la Juve in 7’ non viene lontanamente ripetuta. Luis Alberto lascia il segno solo col destro che sfiora l’1-1, Milnkovic-Savic non è ancora al top. Bene Wallace dietro, al di là della respinta un po’ sfortunata sul gol di Pjanic. Ma manca qualcosa anche nella costruzione, apparsa troppo lenta. In questo senso potrebbe aiutare l’incremento dei minuti per Correa, entrato bene a gara in corso.

    RONALDO — Zero gol in 180’. La normalità per molti, non per lui. CR7 gioca un primo tempo al di sotto dei suoi standard, in cui si fa però notare avviando l’azione del gol e in un profondo ripiegamento su Marusic. Stavolta parte da sinistra, pronto a scambiarsi la posizione con Mandzukic. Cristiano sale molto nella ripresa. Strakosha fa un capolavoro per negargli il gol dopo la preparazione su Marusic da vero Pallone d’oro. Si capisce che, come Allegri disse a Verona, era destino che non segnasse nemmeno oggi, quando dopo l’azione Douglas-Cancelo si fa rimpallare addosso il pallone del 2-0, ribadito in rete da un Mandzukic che torna ad annusare da vicino la porta. Cristiano ora punta Parma per la sua prima esultanza italiana. Per ora mancano i suoi gol, non la Juve.

    Jacopo Gerna

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 12:16 AM
    Serie A, Napoli-Milan 3-2:
    favoloso Zielinski, Ancelotti "ribalta" Gattuso

    Nell'altro anticipo del sabato, quanti rimpianti per i rossoneri, avanti con Bonaventura e Calabria.
    La doppietta del centrocampista polacco nella ripresa pareggia il conto, poi Mertens firma il sorpasso



    Se la storiella dell’allievo e del maestro è stata la più abusata in settimana, un motivo ci sarà pure. Mai dare per morto il maestro. Ne sa qualcosa Gattuso, che ha assistito impotente alla risurrezione di Ancelotti in meno di un tempo: da 0-2 a 3-2. Il Milan manda in malora una vittoria che aveva tutte le possibilità di condurre in porto e si mangia mani e avambracci: sprecare un doppio vantaggio contro un avversario che non stava dando cenni di vita è un delitto. Il Napoli però, a parte il lunghissimo blackout della prima frazione e dei primi minuti della ripresa, merita un applauso: è l’ennesima prova che nel calcio vale la pena crederci fino alla fine.


    lE SCELTE — Rispetto alla sfida con la Lazio, Ancelotti ha cambiato soltanto il portiere. Ballottaggio era, e ballottaggio è stato fino all’ultimo: l’ha spuntata Ospina, scelta che porta a pensare come nella testa di Carletto le gerarchie fra i pali abbiano ormai preso forma. Il resto è stata la fotocopia della squadra che ha sbancato l’Olimpico, con attacco affidato ai tre tenori Callejon-Milik-Insigne e Mertens riservista deluxe pronto all’impiego. Il Milan alla fine è stato molto più vecchio che nuovo: l’unica faccia diversa rispetto alla scorsa stagione era Higuain – massacrato di fischi e insulti dal suo ex pubblico come da copione -, affiancato da Suso e da Borini, con Bonaventura nella posizione canonica in mediana. Gattuso ha preferito puntare su meccanismi e gambe conosciute, rinviando il debutto dal primo minuto di Bakayoko.


    DIFFERENZE — Al fischio d’inizio la grande differenza fra le due squadre era molto semplice: il Napoli si era già esibito una volta, a Roma, conquistando tre punti pesantissimi al termine di una prova opaca per la prima mezzora e molto più convincente dopo. Ci può stare, quando cambia un allenatore. Il Milan invece era un’incognita più o meno totale. Più che negli interpreti, soprattutto nelle condizioni atletiche e nei risultati del lavoro tattico di Gattuso, che quest’ anno ha potuto iniziare a spiegare il suo calcio da luglio. Una differenza sostanziale rispetto alla scora stagione. Ebbene, il Napoli ha ripetuto lo spartito di Roma: lento, quindi piuttosto prevedibile, e poco aggressivo quando la palla gravitava nei dintorni della porta di Donnarumma. Il grosso problema è stato che all’Olimpico a un certo punto la luce si è accesa. Stavolta la prima frazione è filata via così, senza un vero strappo, se non un paio di fiammate frutto di lampi isolati e non di una vera e propria pressione. Il Milan ovviamente ha ringraziato sentitamente, ma sarebbe ingiusto e riduttivo segnalare soltanto i demeriti azzurri: il lavoro di Gattuso si vede eccome. Sia nelle uscite da situazioni di disagio – i rossoneri hanno perso diversi palloni, ma per errori tecnici e non tattici -, sia nello sviluppo del gioco. L’azione del gol, per esempio, è stata magnifica nell’efficacia: lancio teso di Suso dall’altra parte del campo per Borini, sponda di testa per Bonaventura e tiro secco e centrale da dentro l’area su cui Ospina probabilmente era mal piazzato. Una manovra avvolgente e fluida che i rossoneri sono riusciti a portare a conclusione più di una volta. Altre segnalazioni di cronaca spicciola: un cross al veleno in area piccola di Bonaventura su cui non è arrivato nessuno e un tiro al volo di Callejon fuori di un soffio.

    CHE RIMONTA! — Nella ripresa il Milan ha dato l’impressione di mettere la pietra tombale sulla sfida, quando dopo quattro minuti Calabria, servito da Suso sulla corsa, ha infilato Ospina – anche in questo caso non molto reattivo – con un diagonale rasoterra sul palo lontano. Un’impressione dovuta alla mancanza di reazione azzurra. A rimettere in gioco il Napoli ci ha pensato Zielinski, su gentile omaggio di Biglia, che ha perso un pallone sanguinoso in mediana (il quarto di una serata da dimenticare), permettendo al polacco di prendere la mira e superare Donnarumma. Era la scossa che il Napoli stava aspettando, perché da lì in avanti il Milan ha continuato a perdere metri e l’ingresso di Mertens per Hamsik, con passaggio al 4-2-3-1 ha completato l’opera. ZielinskI ha concluso la serata da protagonista al 22’ con il tiro al volo che ha portato gli azzurri al pareggio, e a quel punto – a parte una fiammata di Higuain, servito pochissimo nell’arco di tutto il match – il Milan non è più stato in grado di opporre resistenza. Il gol della vittoria è arrivato da Mertens su un cross di Allan che ha tagliato tutta l’area rossonera mettendo fuori causa anche Donnarumma. San Paolo in festa, Milan sotto shock: restare in vantaggio per un tempo e mezzo e tornare a casa senza un punto è una lezione durissima.

    Marco Pasotto

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:13 PM
    Serie A, Spal-Parma: 1-0.
    Decide un super-gol di Antenucci

    Gli uomini di Semplici vincono il derby emiliano e raggiungono Juventus e Napoli a 6 punti.
    Gol-partita dell'ex Leeds all'inizio di ripresa. Nei ducali esordio di Gervinho



    Il derby emiliano, inedito sui campi della serie A, va alla Spal. Con i 3 punti del Dall'Ara (al Mazza stanno proseguendo i lavori di restyling), Semplici raggiunge Allegri e Ancelotti a punteggio pieno. Il merito è tutto di Antenucci che all'inizio della ripresa si inventa un gol capolavoro, spiazzando Sepe con un gran tiro al volo all'incrocio. Nel Parma fa l'esordio Gervinho negli ultimi 20 minuti di gara. L'ivoriano è protagonista del forcing finale dei crociati, che sfiorano la rete con Ceravolo nei minuti di recupero.

    INIZIO A RILENTO — Semplici schiera lo stesso undici che nella prima giornata ha espugnato proprio il Dall'Ara contro i "veri" padroni di casa bolognesi. Confermato il tandem Petagna-Antenucci davanti. Il Parma si presenta ancora una volta incerottato e ricco di incertezze. Dei 4 esterni destri d'attacco solo Alessio Da Cruz è disponibile dal primo minuto: Gervinho non ha ancora i novanta minuti nelle gambe, Ciciretti e Biabiany sono fermi ai box, Siligardi è stato escluso dalla lista per esigenze di rosa. D'Aversa affida l'attacco a Di Gaudio e Inglese, oltre che al giovane olandese. Primo tempo che viene archiviato senza grandi emozioni. Dopo un inizio di personalità degli scudati, la Spal alza il baricentro, con Missiroli che al 18' mette in pericolo la porta di Sepe con un'incornata poco angolata. Unica vera occasione della prima metà di gioco, che si conclude tra noia e ritmi lenti.

    GOL DA CINETECA — La ripresa si apre con il capolavoro di Antenucci: al 49' cross dalla destra di Lazzari, l'ex Leeds si gira e la piazza all'incrocio alle spalle di Sepe. La difesa del Parma gli concede tanto spazio, ma il gesto è fantastico: spalle alla porta e palla nel sette. Meraviglia! D'Aversa prova a spronare i suoi, inserendo Ceravolo prima e Gervinho poi, ma il calo atletico degli scudati, riscontrato anche nella ripresa contro l'Udinese, si fa sentire. Nel finale l'ivoriano si carica la squadra sulle spalle, tentando il disperato forcing finale: al 90' mette dentro un cross basso che va sul secondo palo. Gomis non ci arriva, Da Cruz la sfiora e Ceravolo non trova la deviazione vincente: il Parma trova l'occasione più importante della partita proprio nel recupero. Troppo tardi per raddrizzarla.

    STORIA DEL CALCIO — La Spal si aggiudica così il primo derby di A con il Parma. L'ultima sfida emiliana si era disputata 32 anni. Nella stagione 1985/1986 la Serie C mise di fronte due allenatori che avrebbero fatto la storia del nostro calcio: Giovanni Galeone sulla panchina dei ferraresi e Arrigo Sacchi su quella dei crociati. Un'era calcistica fa.

    Matteo Zorzoli

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:17 PM
    Serie A, Cagliari-Sassuolo 2-2:
    doppio Pavoletti, Boateng pareggia al 98'

    Tante emozioni e quattro gol alla Sardegna Arena.
    L'attaccante sardo è incontenibile di testa, ma l'ex Milan salva i
    neroverdi in dieci con un rigore contestato in extremis



    Un Pavoletti incontenibile di testa, ma il Sassuolo si salva al 98’ contro il Cagliari. Boateng alla Sardegna Arena fissa il 2-2 finale al termine d’una partita divertente, combattuta e chiusa con una coda polemica per via del penalty concesso agli ospiti in extremis, dopo un consulto tramite la Var. L’ex attaccante del Genoa stava per siglare il primo successo della gestione Maran, grazie a due colpi di testa d’autore che però non hanno tramortito i neroverdi di De Zerbi, capaci di riacciuffare gli avversari due volte. C'è da giurare che quel rigore concesso quasi fuori tempo massimo farà discutere.

    LE FORMAZIONI – Rispetto alla sconfitta di Empoli il tecnico Maran apporta alcune modifiche al suo undici. Debuttano dal 1’ Klavan e Srna in difesa, sull’out sinistro Padoin è preferito a Lykogiannis mentre a centrocampo Dessena sfila la maglia da titolare a Castro. In attacco Ionita agisce a supporto di Sau e Pavoletti. Cambia qualcosa anche De Zerbi, la difesa diventa a tre con l’innesto di Marlon, a centrocampo c’è Locatelli (e non Magnanelli), solo conferme in attacco dove Boateng resta il falso nove assieme a Berardi e Di Francesco.

    PRIMO TEMPO – Avvio subito frizzante, le squadre si sfidano a viso aperto e dopo 9’, al termine di una bella giocata nello stretto, Sensi si ritrova solo davanti alla porta sull’imbeccata di Locatelli che sorprende la difesa di casa. La conclusione è poco angolata e Cragno si salva in due tempi. Passa un minuto e la gara si sblocca: Padoin rientra e crossa dalla sinistra, Pavoletti sovrasta Ferrari e s’avventa sul pallone spedendolo in fondo alla rete. I sardi avrebbero anche l’occasione per raddoppiare al 14’, ma Sau perde l’attimo giusto in ripartenza e viene recuperato da Marlon. Il Sassuolo non si scompone e prova a reagire con lunghe trame palla a terra, su una di queste Boateng conclude alto al volo, su un’altra i neroverdi protestano per un braccio in area di Cigarini. Ma le occasioni più nitide continuano a capitare ai padroni di casa, al 40’ Pavoletti svetta di testa sul corner battuto da Cigarini e sfiora il palo più lontano, al 45’ nasce un contropiede pericoloso, ma Dessena si coordina male e spedisce altissimo da buona posizione.


    SECONDO TEMPO – Alla prima vera occasione della ripresa arriva il pari del Sassuolo. Sensi s’inventa un lancio telecomandato da centrocampo e imbecca Berardi, lesto a partire sul filo del fuorigioco: Klavan può solo inseguire, l’attaccante italiano con estrema freddezza supera Cragno e trova il suo 49° gol in serie A. La sfida resta accesa, in mischia al 63’ Sau non trova il guizzo da posizione ravvicinata, ma poco dopo ci pensa ancora Pavoletti. L’ariete sardo è letteralmente incontenibile nelle sfide aeree, sul calcio d’angolo battuto da Bradaric batte sia Magnani sia Marlon e gonfia la rete. De Zerbi prova a correre ai ripari inserendo Babacar al posto di Lirola, Berardi ci prova su punizione andando poco lontano dal bersaglio, ma la situazione si complica ancor di più quando Marlon finisce anzitempo sotto la doccia. Si disinteressa del pallone, colpisce Padoin e il secondo giallo è sacrosanto. Nel finale da segnalare anche la lunga interruzione per il brutto colpo ricevuto da Ionita, che resta a terra privo di sensi per qualche secondo ed è costretto a uscire in barella. Sette minuti di recupero, al 98’ il colpo di scena. Barella si oppone a un tiro con il braccio di poco largo e costringe l’arbitro a rivedere l’episodio al monitor, assegnando poi il penalty al Sassuolo: dal dischetto Boateng è freddissimo, inchiodando il risultato sul 2-2 finale.

    Giorgio Coluccia

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:24 PM
    Fiorentina-Chievo 6-1,
    apre le danze un super-gol di Milenkovic:
    primi tre punti per Pioli

    La Fiorentina passeggia al Franchi e segna sei gol al Chievo.
    La squadra di D'Anna non è mai realmente entrata in partita



    La Fiorentina parte in sesta stritolando il Chievo grazie ad una bella prestazione di squadra. Impreziosita dalle giocate di uno straordinario Gerson e dai guizzi di Benassi e Chiesa. Niente da fare per il Chievo, sommerso da sei reti, ed ancora fermo a zero punti. Capace di restare in partita solo fino al secondo gol viola. Confermato il tridente della Fiorentina con Chiesa, Simeone ed Eysseric. In mezzo al posto dello squalificato Veretout gioca Fernandes. Nel Chievo non c'è Cacciatore (al suo posto Jaroszynski) mentre davanti sono confermati Stepinski e Giaccherini, i due marcatori contro la Juventus, oltre al rientrante Birsa. Parte meglio la Fiorentina con Benassi molto ispirato due volte al tiro. Al minuto numero otto i viola passano: Milenkovic sovrasta Giaccherini ai 25 metri, poi fa partire un destro potentissimo che si insacca all'incrocio dei pali. Primo gol in Serie A per il serbo.

    ESORDIO CON GOL — Tre minuti più tardi Stepinski di testa si mangia il pari su cross perfetto di De Paoli. Poi è Birsa a testare i riflessi di Lafont che respinge come può. Per ritrovare la Fiorentina si deve attendere il minuto numero 36' con Chiesa che si vede respingere da un difensore il sinistro a botta sicura da centro area. Tre minuti dopo Seculin è strepitoso a salvare con il piede destro la conclusione ravvicinata di Simeone. Sul corner seguente Seculin salva nuovamente sull'argentino ma non può niente sul tocco di Gerson ad un metro dalla porta. 2-0. SENZA STORIA All'intervallo D'Anna cambia, fuori Hetemaj e dentro Obi. Un minuto della ripresa e la Fiorentina passa ancora con Benassi, bravo a girare di testa un cross dalla fascia di Simeone. Anche Pioli comincia a dar minuti alla propria panchina inserendo Norgaard per Fernandes. La contesa si chiude sostanzialmente qui anche se il Chievo prova ad accorciare le distanze e di emozioni ce ne saranno ancora tante. In contropiede è Chiesa ad andare vicino al quarto gol calciando alto da pochi passi. L'attaccante della Nazionale non fallisce però qualche minuto più tardi servito da uno straordinario Gerson, il migliore in campo, superando Seculin in allungo. Pioli concede la passerella proprio a Gerson e Chiesa, facendo esordire Pjaca ed inserendo Dabo.

    NEL NOME DI DAVIDE — Al 75' il Chievo accorcia con Tomovic, bravo di testa su corner ad anticipare Pezzella e mettere dentro. L'ex viola esulta indicando il numero 13 con le dita, in ricordo di Davide Astori, venendo applaudito da tutto il Franchi. Al 90' Benassi impreziosisce la propria superba gara con il quinto sigillo viola prima che il Cholito nel recupero trovi la gioia personale, davanti al padre seduto in tribuna, chiudendo i conti per il 6-1 finale. Stravince quindi la Viola, crolla il Chievo che dovrà resettare morale e prestazione dopo la serataccia del Franchi. A proposito di Franchi. Domenica prossima la Fiorentina giocherà ancora in casa: alle 18 arriva l'Udinese.



    Giovanni Sardelli

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:27 PM
    Serie A, Frosinone-Bologna 0-0.
    Inzaghi senza gol, Longo lo imbriglia

    Sul neutro di Torino prevale il tatticismo.
    I rossoblu giocano meglio nel primo tempo e sprecano con Dzemaili.
    Nella ripresa meglio i ciociari, vicini alla vittoria con Chibsah



    Nessuno squillo risuona nello Stadio Olimpico Grande Torino. Il tempio della fede granata, in quest’occasione scelto per fare le veci dello squalificato Benito Stirpe di Frosinone, resta senza spettatori e gol. Merito del tatticismo impregnante che avvolge la gara e, lentamente, la anestetizza, impedendo a Frosinone e Bologna di inventarsi il guizzo vincente. Le due squadre smuovono le proprie posizioni in classifica, compiendo un piccolo passo in avanti, senza però togliere in alcun modo i dubbi esistente già nel pre campionato.

    LA CHIAVE TATTICA — Non ci sono grosse novità rispetto ai due incontri precedenti nei rispettivi schieramenti. Nel Frosinone, Brighenti prende il posto di Goldaniga, e c’è la novità Crisetig, rimpiazzando così Maiello, poi subentrato al posto dell’infortunato Hallfredsson dopo 10 minuti. Il Bologna cambia solamente l’acciaccato Palacio con Falcinelli. Stesso schema per Longo ed Inzaghi. Cambiano le filosofie dei due 3-5-2. Più conservativo e ragionato nel possesso palla dell’undici ciociaro, caratterizzato dalla cortezza della distanza tra difesa e centrocampo. Più offensiva e spigliata la formazione rossoblu, con Super Pippo a predicare continuamente velocità e verticalizzazione.

    SPUNTO ROSSOBLU — I ragazzi dell'ex Milan sembrano assecondare inizialmente il proprio allenatore, uscendo dai blocchi di partenza con maggiore convinzione. Santander, scelto al posto di Destro nel tandem offensivo con Falcinelli, agisce da boa dell’attacco e crea spunti e sponde per i compagni, che sovrastano gli avversari nel gioco sulle fasce e a centrocampo. Il pressing avanzato è l’arma vincente della banda di Inzaghi. Al 16’, infatti, il forcing dei felsinei permette la ripartenza fulminea e mette Dzemaili davanti a Sportiello, ma lo svizzero sparacchia addosso al portiere gialloblu. Ben più complicato è l’intervento dell’estremo difensore sulla bordata di Poli sul primo palo al 32’. Il miracolo scuote il Frosinone, che si fa vedere in avanti con una conclusione di Perica, smorzato in angolo. I ciociari controllano la gara nell’ultimo quarto d’ora, senza mai pungere realmente.

    GRINTA CIOCIARA — Nella ripresa, il Bologna tenta nuovamente di imporre il proprio gioco, ma, eccezion fatta di un paio di inserimenti dell’esterno Dijks e per una staffilata di Pulgar dalla distanza ribattuto sulla riga di porta, non impensierisce il portiere avversario. I ragazzi di Longo aumentano il numero di giri e controllano la partita. Manca la fantasia per inventarsi la giocata vincente. Così le vere occasioni si materializzano solamente in contropiede, quando gli improvvisi cambi di fascia dei ciociari mandano in tilt la retroguardia rossoblu. Il più animato è Chibsah, che propizia svariati tentativi di ripartenza. Suo è l’assist smarcante per Ciano, ma l’attaccante del Frosinone spara altissimo sopra la porta di Skorupski. Tuttavia, il ghanese deve rammaricarsi per le due palle gol sciupate tra il 69’ ed il 76’. Nel primo caso, impatta malamente sul cross di Zampano, mentre nella seconda occasione non si presenta puntuale all’appuntamento con il passaggio perfetto del neo entrato Joel Campbell e sfiora il vantaggio. Più passano i minuti e più si consolida l’idea di un pareggio che, in fondo, non scontenta le due formazioni. Così è: pari e patta tra Longo e Inzaghi. Appuntamento alla prima vittoria rimandato, forse, alla prossima gara.

    Federico Mariani

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:31 PM
    Serie A, Genoa-Empoli 2-1: Piatek-Kouamé, poi Mraz.
    Buona la prima per Ballardini

    I rossoblù liquidano la pratica toscana con il primo sigillo in A dell'attaccante polacco.
    Il secondo gol arriva dall'ex Cittadella...



    Nella notte del ricordo dei morti del ponte Morandi, di un minuto di silenzio vero e carico di tristezza ancora attonita prima della partita e uno lunghissimo di applausi di tutto lo stadio quando è scoccato il minuto 43, dei 43 minuti di sospensione del tifo rossoblù in omaggio al numero delle vittime del 14 agosto, delle maglie del Genoa listate a lutto e degli striscioni rovesciati, in un’atmosfera ancora un po’ irreale per una partita di calcio, il calcio a Genova è andato avanti fra i brividi. E il Genoa, sotto gli occhi del presidente Preziosi tornato a Marassi dopo un anno e mezzo di assenza, ha debuttato in campionato con una vittoria firmata dalla coppia Piatek-Kouame: un successo figlio di un primo tempo quasi perfetto e una ripresa più votata al controllo di un Empoli molto diverso, perlomeno nei primi 45’, da quello del debutto in campionato. La squadra di Andreazzoli si è ritrovata troppo tardi e ha meritato la prima sconfitta (in campionato) del 2018, visto che l’ultima risaliva al novembre dell’anno scorso.

    LE SCELTE — Ballardini per la prima ha confermato il 3-4-1-2 già scelto in Coppa Italia, con Pandev alle spalle della coppia Piatek-Kouamé: rinviato l’esperimento del doppio centravanti, visto il forfeit in extremis di Favilli. Anche Andreazzoli non ha cambiato squadra che ha vinto (alla prima di campionato contro il Cagliari): ancora Rasmussen al centro della difesa al fianco di Silvestre che sente aria di derby, Antonelli sulla fascia sinistra, Krunic-Acquah coppia di mezzali e Zajc trequartista puro dietro Caputo e La Gumina.

    PRIMO TEMPO — Al Genoa sono bastati 18’ e due assist dell’ispiratissimo (e liberissimo) Criscito per mettersi in discesa la partita: dopo 6’ cross dalla sinistra per la prima sentenza in campionato (dopo le quattro in Coppa Italia) di Piatek che ha approfittato di un malinteso fra Rasmussen, più colpevole, e Antonelli per spezzare l’equilibrio con un piattone destro; dopo 18’ passaggio in profondità per Kouamé, che ha giustiziato Terracciano con un diagonale sinistro al bacio. Ma anche dopo il doppio vantaggio, il Genoa non si è limitato a gestire: ha sfiorato il 3-0 con un pallonetto di Spolli, ma soprattutto ha continuato a intasare qualunque spazio all’Empoli e a ripartire, con i tempi dettati da un Pandev inesauribile nelle due fasi, non a caso migliore dei suoi prima di uscire. Così la squadra di Andreazzoli ha continuato a soffrire e ad andare a sbattere contro la compattezza del muro difensivo rossoblù, nonostante i tentativi di spezzare quella ragnatela di Zajc, l’unico davvero pericoloso: non solo al 12’, quando con una punizione al veleno aveva sfiorato l’1-1 colpendo l’incrocio dei pali.

    SECONDO TEMPO — L'Empoli nella ripresa ha cambiato se non altro l’approccio, se non la pericolosità, e si è capito già dopo 6’ quando Marchetti, su tiro di Zajc con deviazione al veleno di Spolli, si è dovuto salvare con una prodezza. Lette le difficoltà della sua squadra, Ballardini ha rinunciato a Pandev rinforzando il centrocampo con Mazzitelli e un 3-5-2 puro, arroccato intorno a Romulo diventato argine basso davanti alla difesa. Così per 20’ il Genoa ha lasciato il governo della partita all’Empoli, che però ha alzato solo il ritmo, non l’indice di insidiosità della sua manovra. E infatti solo a una manciata di secondi dal fischio finale ha trovato il 2-1, con Mraz che ha corretto in porta un cross basso di Di Lorenzo.

    Andrea Elefante

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:35 PM
    Inter-Torino 2-2: Perisic e De Vrij gol,
    ma poi pari con Belotti e Meité

    I nerazzurri sprecano due reti di vantaggio e i granata strappano il punto in trasferta.
    Spalletti fischiato



    Due facce della stessa partita. Lato A, dominio Inter. Lato B: riscossa Torino. L'Inter stecca anche il debutto a San Siro dopo il k.o. all'esordio in casa del Sassuolo. E ai punti è un 2-2 giusto, fatto di errori e prodezze, di mosse e contromosse. Di certo l'Inter sembra non aver perso il suo modo di essere "pazza", passando da una possibile goleada a un incredibile pareggio.

    NUOVA INTER — In avvio è un'altra Inter rispetto a Reggio Emilia. E non solo perché Spalletti le ha cambiato l'abito, accelerando il passaggio alla difesa a tre. D'Ambrosio viene preferito a Miranda proprio per la capacità di poter scivolare in fascia e trasformare in base alle esigenze la difesa da 3 a 4, abbassando Asamoah. Ma la novità più interessante è la posizione di Perisic, che gioca in coppia con Politano alle spalle di Icardi, ma molto dentro al campo. E il fraseggio palla a terra sulla trequarti si nota subito: veloce, nello stretto, tutto di prima. Politano dopo una serie di triangoli arriva sul fondo (4') ma Sirigu in uscita bassa anticipa Icardi prima del tap-in vincente. Ma al 6' l’Inter passa lo stesso: Icardi viene a prende palla in fascia – così come vuole Spalletti – e mette i panni dell'uomo assist, servendo Perisic che di prima fulmina Sirigu. Per San Siro è una liberazione, per l'Inter pure. Che inizia a volare sull'entusiasmo e continua a esaltarsi sulla trequarti. Asamoah (15') ruba palla a Iago, pesca in area Icardi che libra con una sponda Politano, il cui colpo di testa viene bloccato in tuffo da Sirigu.

    REMAKE — Del Toro non c'è traccia mentre l'Inter spinge per il raddoppio che arriva al 32', con un remake della punizione al 90' di Reggio Emilia, dove solo uno straordinario Consigli aveva evitato il pari ai nerazzurri. Stavolta la spizzata dell'olandese De Vrij sulla pennellata di Politano lascia Sirigu impietrito: 2-0 legittimo. Il Toro prova a quel punto ad affacciarsi nell'area nerazzurra: la prima conclusone è un "passaggio" di testa di De Silvestri verso Handanovic. Poi all'ultimo istante Iago su punizione sfiora l'incrocio.

    RIBALTONE — Le urla di Mazzarri all'intervallo scuotono il Toro, che prova subito a impensierire Handanovic da fuori con Rincon (5'). È un segnale però, perché Mazzarri stringe Iago e Soriano molto più vicini a Belotti. L'Inter si abbassa e il Toro ne approfitta, riaprendo il match al 10' con il terzo gol stagionale di Belotti (dopo i due di Coppa), bravo a scappare alle spalle di D'Ambrosio sul lancio di Iago e a spalancarsi la porta solo con il controllo palla, che manda a vuoto Handanovic. È l'episodio che cercava Mazzarri per poter credere nella rimonta. E l'ex tecnico dell'Inter allora ci crede: fuori Soriano e dentro Ljajic per aumentare la qualità offensiva. La pressione del Toro diventa costante, tambureggiante. Al 23' viene premiata: Iago lavora un bel pallone in area, trova Aina, tiro respinto ma sulla palla vagante Meitè finta il destro e poi col sinistro trova l'angolino basso.

    BRIVIDI FINALI — L'Inter è mentalmente alle corde. Spalletti prova a scuoterla inserendo Keita per Vrsaljko ma è il Toro ad avere una doppia potenziale occasione con Belotti e Iago. Perisic (31') prova a rispondere da fuori, sfiorando il palo. Ma è ancora il Toro a sfiorare il 3-2 con Ljajic (murato da Handanovic) e Belotti (colpo di testa a lato). La gara diventa divertentissima, con continui capovolgimenti di fronte. Icardi trova la prima conclusione al 38', ma Sirigu mura in angolo. Spalletti nel recupero inserisce anche Lautaro che fa in tempo a servire un bel pallone a Icardi che spara alto. Prima, però, era stato Perisic ad andare a un passo dal gol partita: missile da fuori e Sirigu che vola all'incrocio a dir di no. Una parte di San Siro fischia: no, questa pazza Inter ancora non decolla.

    Vincenzo D'Angelo

    Fonte: Gazzetta dello Sport
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    00 8/26/2018 11:38 PM
    Serie A, Udinese-Sampdoria 1-0: Decide De Paul.
    Blucerchiati sfortunati

    I friulani si aggiudicano i tre punti grazie a un gran destro a giro del centrocampista argentino.
    Gli ospiti si svegliano solo nella ripresa e recriminano per un palo di Defrel



    Un tempo per parte, ma a portare a casa i tre punti è l'Udinese. I friulani hanno piegato la Samp grazie a 45' di grande livello e un gran gol di De Paul, bravo a sbloccare il risultato nelle battute iniziali. La squadra di Velazquez resta così imbattuta dopo il pari alla prima giornata sul campo del Parma, ma nella ripresa ha subito il prepotente ritorno dei blucerchiati, stoppati da un palo e dai provvidenziali interventi di Scuffet.

    PARTENZA SPRINT — Piede premuto sull'acceleratore sin dall'inizio per i friulani, bravi a schiacciare gli avversari con un pressing costante e un baricentro molto alto. Per i blucerchiati è stata una affannosa, obbligati a contenere le scorribande di De Paul sulla sinistra e le incursioni di Fofana, con Lasagna a fungere da boa. Dopo il primo squillo di Fofana al 6', con un sinistro sventato in tuffo da Audero, i padroni di casa sono passati con un gran destro a giro di De Paul, per la prima volta in carriera a segno per due partite consecutive. Dopodiché monologo friulano, con Audero bravo a salvare i suoi al 16' , al 19' e al 26' sui tentativi di Lasagna, Behrami e Machis. Prima del riposo, invece, poca precisione da parte di Fofana, autore di due conclusioni potenti ma fuori misura. Da sottolineare soprattutto il primo tentativo del centrocampista, costruitosi una grande occasione dopo due dribbling secchi e un'incursione fino al limite dell'area.

    REAZIONE — Tutta un'altra Samp nella ripresa, nonostante il primo tentativo sia stato ancora dell'Udinese con un destro dal limite di Mandragora. I blucerchiati hanno velocizzato la manovra e iniziato a spingere con efficacia sulle corsie laterali fino a sfiorare il pari con gran sinistro di Defrel al 52' che ha scheggiato il palo esterno. Poi è stato bravo Scuffet a dire di no a Bereszynski, Kownacki e Linetty tra il 72' e l'84', con un Udinese stanca stretta a ridosso della propria area. Intenso il forcing ospite negli ultimi 10 minuti, ma la difesa friulana ha retto anche con un pizzico di fortuna.

    Gasport

    Fonte: Gazzetta dello Sport

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