CREDENTI

Serbava queste cose, meditandole... (Lc.2,19)

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    00 6/8/2024 6:58 AM
    «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore»

    Rev. D. Jordi PASCUAL i Bancells
    (Salt, Girona, Spagna)
    Oggi, celebriamo la festa del Cuore Immacolato di Maria. Un cuore senza macchia, pieno di Dio, totalmente disposto ad ascoltarLo e ad ubbidirGli. Il cuore, nel linguaggio della Bibbia, si riferisce alla parte più profonda della persona da dove derivano tutti i suoi pensieri, parole ed opere. Che cosa emana dal cuore di Maria? Fede, obbedienza, tenerezza, disponibilità, spirito di servizio, fortezza, umiltà, semplicità, gratitudine, e tutta una scia interminabile di virtù.

    Perché? La risposta la troviamo nelle parole di Gesù: «Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Il tesoro di Maria è suo Figlio, e in Lui tiene riposto tutto il Suo cuore; i pensieri, le parole e le opere di Maria hanno come origine e fine contemplare e aggradare al Signore.

    Il Vangelo di oggi ci offre una buona prova di ciò. Dopo averci narrato la scena di Gesù adolescente smarrito e ritrovato nel tempio, ci dice che «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). San Gregorio di Nissa commenta: «Dio si lascia contemplare da quelli che hanno il cuore purificato». Cosa serba Maria nel Suo cuore? Dall'incarnazione fino all Ascensione di Gesù al Cielo, passando per le ore amare del Calvario, sono tanti e tanti i ricordi meditati e approfonditi: l allegria della visita dell angelo Gabriele che Le manifesta il piano di Dio per Lei, il primo bacio ed il primo abbraccio a Gesù appena nato, i primi passi di suo Figlio sulla terra, vedere come cresceva in sapienza ed in grazia, la sua complicità alle nozze di Cana, gli insegnamenti di Gesù nella Sua predicazione, il dolore salvifico della Croce, la speranza nel trionfo della Risurrezione...

    Chiediamo a Dio di avere la gioia di amarLo ogni giorno in modo sempre più perfetto, di tutto cuore, come bravi figli della Vergine Maria.
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    00 6/9/2024 10:18 AM
    «Come può Satana scacciare Satana?»

    Fr. Salomon BADATANA Mccj
    (Wau, Sudan del Sud)
    Oggi il Vangelo ci invita a confrontare due nemici inconciliabili: Gesù e lo spirito del male. Il Vangelo dice: «E gli scribi scesi da Gerusalemme dicevano: «Egli ha Belzebù» (Mc 3,22). Questo versetto ci aiuta a capire l'irrequietezza dei membri della famiglia di Gesù, che sono andati per portarlo a casa. Infatti, come possiamo vedere, Gesù non è accusato perché ha infranto la Legge, o le usanze ebraiche, o il Sabbath. Né viene denunciato per blasfemo. È accusato di essere posseduto dal principe dei demoni! Tenete presente che questa è una delle prime accuse rivolte contro Gesù, prima che fosse accusato di violare la legge ebraica.

    Ma il fatto interessante è la risposta che Gesù diede loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi ( ). Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega» (Mc 3,23-24.27). Ciò dimostra che Gesù rifiuta completamente l'idea che Egli agisca per Satana. Per questo motivo, Egli inizia a esporre la parabola della casa dell'uomo forte. In un modo o nell'altro, questa parabola sembra puntare direttamente alla missione di Gesù. E questa missione mostra il Regno di Dio che lega l'uomo forte, Satana, attraverso la salvezza compiuta da Gesù.

    In effetti, l'espulsione degli spiriti maligni ci mostra che Egli è più forte di Satana. Papa Francesco, in un'udienza generale, ha detto: «Attorno a noi, basta aprire un giornale, - l'ho detto - vediamo che la presenza del male c è, il Diavolo agisce. Ma vorrei dire a voce alta: Dio è più forte! Voi credete questo: che Dio è più forte?».
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    00 6/10/2024 8:44 AM
    «Beati i poveri in spirito»

    Rev. D. Àngel CALDAS i Bosch
    (Salt, Girona, Spagna)
    Oggi, con la proclamazione delle Beatitudini, Gesù ci fa notare che spesso siamo degli smemorati e agiamo come bambini, perché il gioco ci fa perdere il ricordo. Gesù temeva che l abbondanza di buone notizie che ci ha comunicato cioè parole, gesti e silenzi si diluisse nei nostri peccati e preoccupazioni. Ricordate, nella parabola del seminatore, l immagine del chicco di grano soffocato dalle spine? Per questo san Matteo ci riporta le Beatitudini come dei principi fondamentali, per non farcele dimenticare mai. Sono un compendio della Nuova Legge presentata da Gesù, come dei punti base che ci aiutano a vivere cristianamente.

    Le Beatitudini sono destinate a tutti. Il Maestro non insegna solo ai discepoli che lo circondano, non esclude nessun gruppo di persone, ma presenta un messaggio universale. Certamente puntualizza sulle disposizioni che dobbiamo avere e sulla condotta morale che ci chiede. Anche se la salvezza definitiva non esiste in questo mondo ma nell altro, mentre viviamo nella terra dobbiamo cambiare la mentalità e trasformare la nostra valutazione delle cose. Dobbiamo abituarci a vedere il volto di Cristo che piange in quelli che piangono, in coloro che vogliono vivere staccati dalle cose a parole e nei fatti, nei miti di cuore, in coloro che fomentano aneli di santità, in coloro che hanno preso una determinata determinazione , come diceva santa Teresa d Avila di essere seminatori di pace e gioia.

    Le Beatitudini sono il profumo del Signore che partecipa alla storia umana. Anche nella tua e nella mia. I due ultimi versetti includono la presenza della Croce, dal momento che invitano alla gioia quando le cose diventano difficili dal punto di vista umano a causa di Gesù e del Vangelo. È evidente che quando la coerenza della vita cristiana sia solida e convinta, allora più facilmente verrà la persecuzione sotto mille forme, tra difficoltà e contrarietà inaspettate. Il testo di san Matteo è chiaro: allora «rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. » (Mt 5,12).

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Vedono Dio coloro che sono capaci di guardarlo, perché hanno aperti gli occhi dello spirito. Tutti quanti hanno gli occhi, ma alcuni ce l hanno abbuiati e non vedono la luce del sole» (San Teofilo di Antiochia)

    «Ciascuna delle beatitudini nasce dallo sguardo di Gesù verso i suoi discepoli. Descrivono la loro effettiva situazione: sono poveri, hanno fame, piangono, vengono odiati e perseguitati Malgrado la reale situazione di minaccia, questa diventa una promessa quando la si guarda con la luce providente che viene dal Padre» (Benedetto XVI)

    «Le beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità; esse esprimono la vocazione dei fedeli associati alla gloria della sua Passione e della sua Risurrezione; illuminano le azioni e le disposizioni caratteristiche della vita cristiana; sono le promesse paradossali che, nelle tribolazioni, sorreggono la speranza» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 1717)
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    00 6/16/2024 7:16 AM
    «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno»

    Fr. Faust BAILO
    (Toronto, Canada)
    Oggi, Gesù ci offre due immagini di grande intensità spirituale: la parabola del seme che germoglia e cresce e la parabola del granello di sènape. Sono immagini di vita quotidiana che erano famigliari agli uomini ed alle donne che lo ascoltavano abituati come erano a seminare, irrigare e raccogliere. Gesù ha usato qualcosa che era noto l agricoltura- per istruirli su qualche cosa che non era, per loro, molto conosciuto: il Regno di Dio.

    Effettivamente, il Signore rivela a loro qualcosa del suo regno spirituale. Nella prima parabola racconta: <> (Mc 4,26). E introcuce la seconda dicendo: <> (Mc 4,30).

    La maggior parte di noi abbiamo poco in comune con gli uomini e le donne del tempo di Gesù, e, comunque, queste parabole risuonano ancora nelle nostre menti moderne, perché dietro la semina, l irrigazione e la raccolta, indoviniamo quello che Gesù ci stà dicendo: Dio ha innestato qualcosa di divino nei nostri cuori umani.

    Cos è il Regno di Dio? E lo stesso Gesù , Benedetto XVI ci ricorda. E la nostra anima è il luogo essenziale in cui si trova il Regno di Dio . Dio vuole vivere e crescere dentro di noi! Cerchiamo la sapienza di Dio e obbediamo i suoi suggerimenti interiori; se lo facciamo, allora la nostra vita acquisterà una forza e un intensità difficile da immaginare.

    Se correspondiamo pazientemente alla sua grazia, la sua vita divina crescerà nella nostra anima come il seme cresce nel campo, come il mistico medioevale Meister Eckhart magnificamente esprime: «Il seme di Dio è in noi. Se l agricoltore è intelligente e laborioso, il seme crescerà per diventare Dio, di cui è la semente; i suoi frutti saranno la natura di Dio. Dal seme della pera nascerà un pero; da quello della noce, un noce; il seme di Dio diventerà Dio».

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «L'uomo senza Cristo è polvere e ombra» (San Paolino di Nola)

    «Il messaggio di Gesù riguardo al Regno insegna la sua scarsa importanza come potere temporale, sebbene eserciti una sovranità reale e profonda nelle anime» (Benedetto XVI)

    « I laici, essendo proprio del loro stato che vivano nel mondo e in mezzo agli affari secolari, sono chiamati da Dio affinché, ripieni di spirito cristiano, a modo di fermento esercitino nel mondo il loro apostolato (Concilio Vaticano II)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 940)
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    00 6/17/2024 8:59 AM
    Ma io vi dico di non opporvi al malvagio»

    Rev. D. Joaquim MESEGUER García
    (Rubí, Barcelona, Spagna)
    Oggi, Gesù ci insegna che l odio si supera con il perdono. La legge del taglione era un progresso poiché limitava il diritto a vendicarsi in una giusta proporzione: solo puoi fare al prossimo quello che lui ha fatto a te, contrariamente commetteresti una ingiustizia; questo è quello che significa l aforismo «occhio per occhio, dente per dente». Malgrado ciò era un progresso limitato, visto che Gesù Cristo nel Vangelo afferma il bisogno di superare la vendetta con l amore, così lo espresse Lui stesso quando, nella croce, intercedette per i suoi carnefici: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

    Ciò nonostante, il perdono deve essere accompagnato dalla verità. Non perdoniamo soltanto perché ci sentiamo impotenti e complessati. Spesso si è confusa l espressione «porgi l altra guancia con l idea della rinuncia ai nostri legittimi diritti. Non si tratta di questo. Porgere l altra guancia significa denunciare e interpellare a chi lo ha fatto, con un gesto pacifico però deciso, l ingiustizia che ha commesso; è come dirgli «Mi hai picchiato in una guancia. Allora, vuoi picchiarmi anche nell altra? Ti sembra corretto il tuo comportamento?». Gesù rispose con serenità al servo insolente del sommo sacerdote: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Gv 18,23).

    Vediamo, dunque, quale deve essere la condotta del cristiano: non cercare la rivincita, però si mantenersi fermi; essere disposti al perdono e dire le cose con chiarezza. Certamente non è un arte facile, però è l unico modo di frenare la violenza e manifestare la grazia divina a un mondo spesso privo di grazia. San Basilio ci consiglia: «Fate caso e dimenticherete le ingiurie e gli oltraggi che vi giungano dal prossimo. Potrete vedere i nomi diversi che avrete l uno e l altro; a lui lo chiameranno collerico e violento, e a voi mansueti e pacifici. Lui si pentirà un giorno della sua violenza e voi non vi pentirete mai della vostra mansuetudine».
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    00 6/19/2024 7:53 AM
    State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro»

    Rev. D. Antoni CAROL i Hostench
    (Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)
    Oggi, Gesù ci invita a operare per la gloria di Dio, con lo scopo di gradire al Padre, che perciò stesso siamo stati creati. Cosi lo afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Dio ha creato tutto per l uomo, ma l uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione». Questo è il senso della nostra vita e il nostro onore: gradire al Padre, compiacere Dio. Questo è il testimonio che ci ha lasciato Cristo. Magari il Padre celeste possa dare di ognuno di noi lo stesso testimonio che ha dato del suo Figlio al momento del battesimo: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3,17).

    La mancanza di una retta intenzione sarebbe specialmente grave e ridicola se avvenisse in atti come la preghiera, il digiuno e l´elemosina, perché questi sono atti di pietà e carità, vuol dire, atti che di per se sono propri della virtù della religione o atti che si eseguono per amore a Dio.

    Per questo, «guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 6,1). Come potremmo gradire a Dio se quello che procuriamo fin dall´inizio è che ci vedano ed essere ben considerati prima di tutto davanti agli uomini? Non significa che dobbiamo nasconderci dagli uomini affinché non ci vedano, piuttosto si intende che dobbiamo dirigere le nostre buone opere direttamente e in primo luogo a Dio. Non importa e non è nemmeno pregiudizievole che ci vedano gli altri: al contrario, poiché possiamo educarli con la testimonianza coerente del nostro agire.

    Quello che è veramente importante e molto! è che noi vediamo Dio dietro le nostre azioni. E, per questo, dobbiamo «esaminare con molta cura (accuratezza) la nostra intenzione in tutto quello che facciamo, e non cercare i nostri interessi, se vogliamo servire il Signore» (San Gregorio Magno).
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    00 6/20/2024 7:52 AM
    «il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate»

    Rev. D. Emili MARLÉS i Romeu
    (Sant Cugat del Vallès, Barcelona, Spagna)
    Oggi il Signore vuole aiutarci a crescere in un tema centrale della nostra vita cristiana: la preghiera. Ci avverte di non pregare come i pagani che cercano di convincere Dio di ciò che vogliono. Molte volte cerchiamo di ottenere ciò che vogliamo attraverso l'insistenza, rendendoci pesanti a Dio, credendo che saremo in grado di farci sentire con la nostra verbosità. Il Signore ci ricorda che il Padre è costantemente sollecito della nostra vita e che, in ogni momento, sa di cosa abbiamo bisogno prima che glielo chiediamo (cfr. Mt 6,8). Viviamo con questa fiducia? Sono consapevole che il Padre mi lava costantemente i piedi e che conosce meglio di chiunque altro ciò di cui ho bisogno in ogni momento (nelle cose grandi e piccole)?

    Gesù apre per noi un nuovo orizzonte di preghiera: la preghiera di coloro che si rivolgono a Dio con la coscienza dei bambini. Il tipo di relazione che ho con una persona determina come chiedo le cose e anche cosa posso aspettarmi da lei. Da un padre, e specialmente dal Padre celeste, posso aspettarlo tutto e so che si prende cura della mia vita. Per questo motivo, Gesù, che vive sempre da vero figlio, ci dice «non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete» (Mt 6,25). Ho davvero questa coscienza di figlio? Mi rivolgo a Dio con la stessa familiaretà come lo faccio con mio padre o mia madre?

    Dopo, Gesù ci apre il suo cuore e ci insegna come è il suo rapporto/preghiera con il Padre in modo che anche noi lo facciamo nostro. Con la preghiera del Padre nostro Gesù ci insegna a vivere da bambini. San Cipriano ha un noto commento al Padre nostro , in cui ci dice: « Ma bisogna che ci ricordiamo, o fratelli carissimi, quando chiamiamo Dio nostro Padre, che dobbiamo comportarci da figli di Dio. Se ci compiacciamo in Dio, nostro Padre, anche lui deve potersi compiacere di noi».
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    00 6/25/2024 8:47 AM
    «Non date le cose sante ai cani»

    Diácono D. Evaldo PINA FILHO
    (Brasilia, Brasile)
    Oggi il Signore ci fa tre raccomandazioni. La prima, «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci» (Mt 7,6), contrasti in cui i beni sono associati alle perle e alle cose sante ; e, d altra parte, i cani e i porci a ciò che è impuro. San Giovanni Crisostomo ci insegna che «i nostri nemici sono uguali a noi nella loro natura ma non nella loro fede». Nonostante i benefici terreni siano concessi nello stesso modo a persone degne e indegne, non è così per ciò che riguarda le grazie spirituali , privilegio di coloro che sono fedeli a Dio. La giusta distribuzione dei beni spirituali implica uno zelo per le cose sacre.

    La seconda è la cosiddetta chiamata regola d oro (cf. Mt 7, 12), che compendiava tutto ciò che la Legge e i Profeti raccomandarono, come rami di un unico albero: l amore al prossimo presuppone l Amore a Dio, e da Lui proviene.

    Fare al prossimo ciò che vogliamo che gli uomini facciano a noi comporta una trasparenza di gesti verso l altro, riconoscendo la sua somiglianza a Dio, la sua dignità. Per quale ragione cerchiamo il bene per noi stessi? Perché lo riconosciamo come mezzo di identificazione e di unione con il Creatore. Essendo il Bene l unico mezzo per la vita in pienezza, è inconcepibile la sua assenza nel nostro rapporto col prossimo. Non c è posto per il bene qualora prevalga la falsità e predomini il male.

    Per ultimo, la porta stretta Papa Benedetto XVI ci chiede: «Che vuol dire questa porta stretta ? Perché molti non possono attraversarla? È forse un passaggio riservato per pochi eletti?» No! Il messaggio di Cristo «ci dice che tutti possiamo entrare nella vita. Il passaggio è stretto , ma aperto a tutti; stretto perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo».

    Preghiamo affinché il Signore, che realizzò la salvezza universale con la sua morte e risurrezione, ci riunisca tutti nel banchetto della vita eterna.
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    00 6/26/2024 9:36 AM
    Dai loro frutti li riconoscerete»

    Rev. D. Antoni ORIOL i Tataret
    (Vic, Barcelona, Spagna)
    Oggi, viene posto innanzi al nostro sguardo un nuovo contrasto evangelico, tra gli alberi buoni e cattivi. Le affermazioni di Gesù al rispetto sono così semplici da sembrare quasi banali. Ed è giusto dire che non lo sono affatto! Non lo sono, così come non lo è la vita reale di ogni giorno.

    Queste ci insegnano che vi sono buoni che degenerano e finiscono col dare cattivi frutti, e che, al contrario, vi sono cattivi che cambiano e finiscono col dare frutti buoni. Cosa significa quindi, in definitiva, che «ogni albero buono produce frutti buoni» (Mt 7, 17)? Significa che ciò che è buono lo è in quanto non viene a meno facendo il bene. Fa il bene e non si stanca. Fa il bene e non cede alla tentazione di fare il male. Fa il bene e persevera fino all eroismo. Fa il bene e, se per caso arrivasse a cedere davanti alla fatica di operare così, di cadere nella tentazione di fare del male, o di spaventarsi al requisito non negoziabile, lo riconosce sinceramente, lo confessa veramente, si pente di cuore e... rincomincia.

    Ah! E lo fa, tra l altro, perché sa che se non da dei frutti buoni sarà tagliato e gettato al fuoco (il santo temore di Dio mantiene la vite del buon vigneto!), e perché, conoscendo la bontà degli altri attraverso le loro opere buone, sa, non solo per propria esperienza, ma anche per esperienza sociale, che egli solo é buono e può essere riconosciuto come tale dai fatti e non dalle sole parole.

    Non basta col dire «Signore, Signore!». Così come ci ricorda Giacomo, la fede si riconosce attraverso le opere: «Mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2, 18).
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    00 6/27/2024 8:46 AM
    «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli»

    Rev. D. Joan Pere PULIDO i Gutiérrez
    (Sant Feliu de Llobregat, Spagna)
    Oggi ci colpisce l affermazione decisa di Gesù: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Questa affermazione esige anzitutto da noi responsabilità nella nostra condizione di cristiani, e, allo stesso tempo, che avvertiamo l urgenza di dare una buona testimonianza di fede.

    Costruire la casa sulla roccia è un immagine chiara che ci invita a considerare il nostro impegno di fede, che non si può ridurre solo a belle parole, ma che deve fondarsi sull autorità delle opere, impregnate di carità. In uno di questi giorni di giugno, la Chiesa ricorda la vita di san Pelagio, martire della castità, morto giovanissimo. San Bernardo, ricordando la vita di Pelagio, ci dice nel suo trattato sui costumi e sul ministero dei vescovi: «La castità, per quanto bella sia, non ha valore né merito, senza la carità. La purezza senza l amore è come una lampada senza l olio; e tuttavia dice la sapienza: Che bella è la sapienza con l amore ! Con quell amore di cui ci parla l Apostolo: quello che procede da un cuore puro, da una coscienza retta e da una fede sincera».

    La parola chiara, con la forza della carità, manifesta l autorità di Gesù, che suscitava la meraviglia nei suoi concittadini: «Le folle restarono stupite dal suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi» (Mt 7, 28-29). La nostra preghiera e contemplazione di oggi deve essere accompagnata da una seria riflessione: come parlo e agisco nella mia vita cristiana? Come do concretamente la mia testimonianza? Come metto in pratica il comandamento dell amore nella mia vita personale, familiare, nel lavoro, ecc.? Non sono le parole né le molte preghiere quelle che contano, ma l impegno a vivere secondo il Progetto di Dio. La nostra preghiera dovrebbe esprimere sempre il desiderio di fare il bene e di chiedere aiuto, dal momento che riconosciamo la nostra debolezza.

    Signore, che la nostra preghiera sia sempre accompagnata dalla forza della carità.
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    00 6/28/2024 7:25 AM
    «Signore, se vuoi, puoi purificarmi»

    Rev. D. Xavier ROMERO i Galdeano
    (Cervera, Lleida, Spagna)
    Oggi, il Vangelo ci mostra un lebbroso, pieno di dolore e consapevole della sua malattia, e che viene a Gesù chiedendo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi» (Mt 8.2). Anche noi, vedendo così vicino al Signore e tanto lontana la nostra testa, i nostri cuori e le nostre mani del suo progetto di salvezza, dovremmo sentirci ansiosi e in grado di fare la stessa espressione del lebbroso: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi» (Mt 8.2).

    Tuttavia, si impone una domanda: Una società che non ha coscienza del peccato, può chiedere il perdono del Signore? Può chiedere purificazione? Tutti conosciamo molte persone che soffrono e il cui cuore è ferito, ma il suo dramma è non sempre sono coscienti della loro situazione personale. E invece, Gesù va oltre noi, giorno dopo giorno (cfr Mt 28,20), e si aspetta la stessa richiesta: «Signore, se vuoi...» (Mt 8.2). Però, dobbiamo anche collaborare. Sant'Agostino ce lo ricorda nella sua dichiarazione classica: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te». E 'quindi necessario essere in grado di chiedere al Signore di aiutarci, che vogliamo cambiare col suo aiuto.

    Qualcuno potrebbe domandarsi, perché è così importante rendersi conto, convertirsi e voler cambiare? Semplicemente perché, altrimenti, non saremmo in grado di dare una risposta affermativa alla domanda precedente, in cui abbiamo detto che una società senza coscienza di peccato difficilmente sentirà il desiderio o la necessità di cercare il Signore per fare la sua richiesta di aiuto.

    Così, quando arriva il momento per il pentimento, il momento della confessione sacramentale, è preciso eliminare il passato, dei mali che infettano il nostro corpo e la nostra anima. Non abbiamo alcun dubbio, chiedere perdono è un grande momento di iniziazione cristiana, perché è il momento nel quale la fascia cade dai nostri occhi. E se qualcuno è a conoscenza della sua situazione e non vuole convertirsi? Dice il famoso proverbio: «non c'è peggior cieco che quello che non vuol vedere».

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Nella persona di questo lebbroso, il Signore vuole esortarci ad essere umili e a fuggire dalla vanagloria; ci esorta ad essere grati» (San Giovanni Crisostomo)

    «Gesù prende da noi l'umanità malata, e noi da Lui la sua umanità sana e che guarisce. Questo avviene ogni volta che riceviamo con fede un sacramento, in particolare il sacramento della Riconciliazione, che ci guarisce dalla lebbra e dal peccato» (Francesco)

    «Il nome "Signore" significa sovranità divina. Confessare o invocare Gesù come Signore è credere nella sua divinità. 'Nessuno può dire: Gesù è il Signore! , se non per influenza dello Spirito Santo' (1 Cor 12,3)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 455)
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    Coordin.
    00 6/29/2024 8:41 AM
    «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»

    Mons. Jaume PUJOL i Balcells, Archivescovo Emerito di Tarragona
    (Tarragona, Spagna)
    Oggi celebriamo la solennità di San Pietro e St. Paolo, che furono fondamenta della Chiesa primitiva e, quindi, della nostra fede cristiana. Apostoli del Signore, testimoni della prima ora, vissero quei momenti iniziali della espansione della Chiesa e sigillarono con il suo sangue la loro fedeltà a Gesù. Auguriamoci che noi, cristiani del secolo XXI, sappiamo essere testimoni credibili dell'amore di Dio tra gli uomini, come lo furono i due Apostoli e come lo sono stati tanti e tanti dei nostri concittadini.

    In uno dei primi interventi di Papa Francesco, rivolgendosi ai cardinali, ha detto loro che dobbiamo «camminare, costruire e confessare». Cioé, dobbiamo andare avanti sulla nostra strada vitale, costruendo la Chiesa e confessando il Signore. Il Papa ha avvertito: «Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore».

    Abbiamo sentito nel Vangelo della Messa un fatto centrale per la vita di Pietro e la Chiesa. Gesù chiede a quel pescatore di Galilea un atto di fede nella sua condizione divina e Pedro non esita a dire: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Immediatamente, Gesù istituì il primato, dicendo a Pietro che sarebbe la roccia sulla quale la Chiesa sarà costruita nel tempo (cfr Mt 16,18) e dandogli il potere delle chiavi, la potestà suprema.

    Anche se Pietro e i suoi successori sono assistiti dalla forza dello Spirito Santo, hanno bisogno lo stesso della nostra preghiera, perché la missione che hanno è di grande importanza per la vita della Chiesa: devono essere fondamento sicuro per tutti i cristiani lungo il tempo; per ciò ogni giorno dobbiamo pregare anche per il Santo Padre, per la sua persona e per le sue intenzioni.

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Poiché non è necessario opporsi alla volontà del Signore che decide, ho risposto con obbedienza a ciò che la mano misericordiosa del Maestro ha voluto fare con me» (San Gregorio Magno)

    «E tu, hai mai sentito in te questo sguardo d'amore infinito che, al di là di tutti i tuoi peccati, limiti e fallimenti, continua a fidarsi di te e a guardare la tua esistenza con speranza?» (Francesco)

    «E subito cominciò a predicare Gesù nelle sinagoghe, che era il Figlio di Dio" (Atti 9:20). Questo sarà, fin dall'inizio, il centro della fede apostolica professata per la prima volta da Pietro come fondamento della Chiesa» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 442)
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    Coordin.
    00 7/2/2024 9:32 AM
    «Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia»

    Fray Lluc TORCAL Monje del Monasterio de Sta. Mª de Poblet
    (Santa Maria de Poblet, Tarragona, Spagna)
    Oggi, Martedì XIII del Tempo Ordinario, la liturgia ci offre uno dei frammenti più impressionanti della vita pubblica del Signore. La scena presenta una grande vivacità, contrastando radicalmente l attitudine dei discepoli e quella di Gesù. Possiamo imaginarci l agitazione che regnò sulla barca quando «ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde» (Mt 8,24), però un agitazione che non fu sufficente per svegliare a Gesù, che dormiva. Furono i discepoli che con la loro disperazione svegliarono al Maestro! «Salvaci, Signore, siamo perduti!» (Mt 8,25).

    L evangelista si serve di tutto questo drammatismo per rivelarci l autentica essenza di Gesù. La tormenta non aveva perso la sua furia e i discepoli continuavano pieni di agitazione quando il Signore, con semplicità e tranquillamente,«levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia» (Mt 8,26). Dalla Parola di rimprovero di Gesù continuò la calma, calma che non era destinata solamente a realizzarsi nell acqua agitata del cielo e del mare: la Parola di Gesù si dirigeva soprattutto a calmare i cuori timorosi dei suoi discepoli. «Perché avete paura, uomini di poca fede?» (Mt 8,26).

    I discepoli passarono dal turbamento e dalla paura all ammirazione, propria di coloro che hanno appena assistito a qualcosa di impensabile fino ad allora. La sorpresa, l ammirazione, lo stupore di un cambio così drastico nella situazione che stavano vivendo, svegliò in loro una domanda centrale: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?» (Mt 8,27). Chi è che può calmare le tormente dei cieli e della terra e, allo stesso tempo, quelle dei cuori degli uomini? Soltanto chi «dormendo come un uomo sulla barca, può dar ordini ai venti e al mare come Dio» (San Niceta di Remesiana).

    Quando pensiamo che la terra sprofonda, non dimentichiamo che il nostro Salvatore è il Dio stesso fatto uomo, il quale ci si avvicina attraverso la fede.
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    Coordin.
    00 7/4/2024 8:29 AM
    «Àlzati, prendi il tuo letto e va a casa tua»

    Rev. D. Francesc NICOLAU i Pous
    (Barcelona, Spagna)
    Oggi, troviamo nel Vangelo una delle tante manifestazioni della bontà misericordiosa del Signore. Tutte ci dimostrano aspetti ricchi in dettagli. La carità del Signore, che agisce con misericordia, va dalla resurrezione di un morto o alla guarigione della lebbra, fino al perdono di una donna, pubblica peccatrice, passando per molte altre guarigioni di malattie e la redenzione di peccatori pentiti. Quest ultimo è anche espresso in parabole, come quella della pecora smarrita, la dracma persa e il figlio prodigo.

    Il Vangelo di oggi è una dimostrazione della misericordia del Salvatore in due aspetti nello stesso tempo: d innanzi alla malattia del corpo e d innanzi a quella dell anima. E visto che l anima è più importante, Gesù inizia da qui. Sa che il malato è pentito delle sue colpe, vede la sua fede e di quelli che lo portano, e dice «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati» (Mt 9,2).

    Perché inizia da dove nessuno glielo ha chiesto? È chiaro che legge i suoi pensieri e sa che è proprio questo di cui sarà grato questo paralitico, che, probabilmente, vedendosi di fronte alla santità di Cristo, sentirebbe confusione e vergogna per le proprie colpe, con un certo timore che potessero essere di ostacolo per la grazia della salute. Il Signore vuole calmarlo. Non importa che i maestri della legge mormorino nei loro cuori. Piuttosto, fa parte del suo messaggio dimostrare che è venuto a elargire misericordia con i peccatori, e ora lo vuole proclamare.

    E coloro, che, cechi per l orgoglio, si ritengono giusti, non accettano la chiamata di Gesù; e al contrario lo accolgono quelli che sinceramente si considerano peccatori. Davanti a loro Dio si manifesta perdonandoli. Come dice San Agostino, «l uomo orgoglioso è una grande miseria, però più grande è la misericordia del Dio umile». E in questo caso, la misericordia divina va ancor più in là: come aggiunta al perdono gli restituiste la salute: «alzati, disse allora il paralitico, prendi il tuo letto e và a casa tua» (Mt 9,6). Gesù vuole che la felicità del peccatore convertito sia completa.

    La nostra fiducia in Lui si deve consolidare. Pero sentiamoci peccatori per non escluderci dalla grazia.

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «L'uomo orgoglioso è una grande miseria, però più grande è la misericordia del Dio umile» (Sant Agostino)

    «Il paralitico non avrebbe potuto incontrarlo se non ci fossero stati altri a portarlo sulla barella. È sempre bello poter avere persone che ci avvicinano a Gesù con l'esempio delle loro opere buone. La santità personale aiuta gli altri ad essere santi» (Benedetto XVI)

    « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi (Sant Agostino). L'accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe ( )» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 1.847)
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    00 7/5/2024 10:04 AM
    «Seguimi»

    Rev. D. Pere CAMPANYÀ i Ribó
    (Barcelona, Spagna)
    Oggi, il Vangelo ci parla di una vocazione, quella del pubblicano Matteo. Gesù stà preparando il piccolo gruppo di discepoli che dovranno continuare la Sua opera di salvazione. Lui sceglie chi vuole: saranno pescatori o procedenti da una modesta professione. Chiama, a che lo segua, finanche un esattore delle imposte, professione disprezzata dai giudei che si consideravano osservanti perfetti della legge-, perchè la consideravano quasi fosse una vita peccatrice, perchè riscuotevano imposte da parte del governatore romano, al quale non volevano assoggettarsi.

    E sufficiente l invito di Gesù: «Seguimi» (Mt 9,9). Per una parola del Maestro, Matteo lascia la sua professione e, contentissimo, L invita a casa sua per celebrarvi un banchetto di riconoscenza. Era normale che Matteo avesse un gruppo di buoni amici della sua stessa professione, affinchè l accompagnassero a partecipare di quel convito. Secondo i farisei, tutta quella gente era peccatrice, riconosciuta pubblicamente come tale.

    I farisei non possono star zitti e commentano con alcuni discepoli di Gesù: «Come mai il vostro maestro mangia assieme ai pubblicani e ai peccatori?» (Mt 9,10). La risposta di Gesù arriva immediatamente: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt 9,12). Il paragone è perfetto: «Non sono venuto (...) a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13).

    Le parole di questo Vangelo sono di grande attualità. Gesù continua ad invitarci a seguirLo, ognuno secondo il suo stato e professione. Seguire Gesù, però, esige lasciare passioni disordinate, cattiva condotta familiare, perdere tempo, per potersi dedicare alla preghiera, al banchetto eucaristico, alla pastorale missionaria. In realtà «un cristiano non è padrone di sè stesso, ma deve dedicarsi al servizio di Dio» (Sant Ignazio d Antiochia).

    Certamente il Signore mi chiede un cambio di vita e, così, mi domando: a quale gruppo appartengo? A quello delle persone che tendono alla perfezione o a quello delle persone che si riconoscono sinceramente smarrite nel buio? Non è forse vero che posso migliorare? Coraggio, allora, e fiducia nel Signore!

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Mio dolce Signore, volgi generosamente i tuoi occhi misericordiosi verso questo tuo popolo; perché la tua gloria sarà molto più grande se avrai pietà dell'immensa moltitudine delle tue creature» (Santa Caterina da Siena)

    «Gesù Cristo è il volto visibile della misericordia del Padre. Misericordia: è la parola che svela il mistero della Santissima Trinità. Misericordia: è l'ultimo e supremo atto con cui Dio ci viene incontro» (Francesco)

    «Gesù ha compiuto azioni, quale il perdono dei peccati, che lo hanno rivelato come il Dio Salvatore. Alcuni Giudei, i quali non riconoscevano il Dio fatto uomo, ma vedevano in lui un uomo che si faceva Dio (GV 10,33), l'hanno giudicato un bestemmiatore» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 594)
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    00 7/7/2024 8:18 AM
    «E si meravigliava della loro incredulità»

    P. Joaquim PETIT Llimona, L.C.
    (Barcelona, Spagna)
    Oggi, la liturgia ci aiuta a scoprire i sentimenti del Cuore di Gesù: "E si meravigliava della loro incredulità." (Mc 6,6). Senza alcun dubbio, i discepoli dovevano essere stupiti dalla mancanza di fede dei concittadini del Maestro e dalla Sua reazione. Sembrerebbe normale che i successi fossero andati in diverso modo: hanno raggiunto la terra dove aveva vissuto tanti anni, avevano sentito parlare delle opere che eseguiva, e la conseguenza logica sarebbe che lo acogliessero con amore e fiducia, più disposti di altri ad ascoltare i suoi insegnamenti. Tuttavia, non fu così ma proprio il contrario: "E si scandalizzavano di Lui" (Mc 6,3).

    La stranezza di Gesù per l'atteggiamento di quelli della sua terra, mostra un cuore che confida nell'uomo, in attesa di una risposta e che non resta indifferente per la mancanza di essa, perché è un cuore che si da cercando per il nostro bene. San Bernardo lo esprime molto bene quando scrive: "Venne Il Figlio di Dio e fece tali meraviglie nel mondo che lacerò la nostra comprensione del mondano, affinché meditiamo e non smettiamo mai di riflettere le sue meraviglie. Ci lasciò orizzonti infiniti per conforto dell intelligenza, e un fiume tal pieno di idee che è impossibile di guadare. C'è qualcuno in grado di capire perché la suprema maestà volle morire per darci la vita, servire Lui per governare noi, vivere bandito per portarci in paese, e scendere al più vile e ordinario per lodarci sopra tutte le cose?».

    Si potrebbe pensare di ciò che avrebbe cambiato la vita degli abitanti di Nazareth se fossero venuti da Gesù nella fede. Quindi, dobbiamo chiederGli ogni giorno come suoi discepoli: "Signore, aumenta la nostra fede" (Lc 17,5), per aprirci sempre di più alla sua azione amorosa in noi.
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    00 7/10/2024 8:38 AM
    «Predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino»

    Rev. D. Fernando PERALES i Madueño
    (Terrassa, Barcelona, Spagna)
    Oggi, il Vangelo ci mostra Gesù inviando i suoi discepoli in missione: «Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti» (Mt 10,5). I dodici discepoli formano il Collegio Apostolico , vale a dire missionario ; la Chiesa, nel suo pellegrinaggio terreno, è una comunità missionaria, da quando si è originata nel compimento della missione del Figlio e lo Spirito Santo d'accordo con le determinazioni di Dio Padre. Nello stesso modo in cui Pietro e gli altri Apostoli costituiscono un unico Collegio Apostolico istituito dal Signore, così il Romano Pontefice, successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, conformano un'unità sulla quale ricade il dovere di annunziare il Vangelo per tutta la terra.

    Tra i discepoli inviati in missione troviamo quelli ai quali Cristo ha conferito un posto prominente e una responsabilità maggiore, come Pietro; e altri come Taddeo, di chi quasi non abbiamo notizie; tuttavia, i vangeli ci comunicano la Buona Notizia, non sono stati scritti per soddisfare la curiosità. Noi, da parte nostra, dobbiamo pregare per tutti i vescovi, per quelli noti e per quelli meno noti, e vivere in comunione con tutti: «Come Gesù Cristo segue il Padre, seguite tutti il vescovo e i presbiteri come gli apostoli» (Sant'Ignazio di Antiochia). Gesù non cercò persone istruite, ma semplicemente disponibili, capaci di seguirlo fino alla fine. Questo mi insegna che anch'io, come cristiano, devo sentirmi responsabile di una parte dell'opera di salvazione di Gesù. Allontano il male?, Dò aiuto ai miei fratelli?

    Come l'opera è nel suo inizio, Gesù si affretta a circoscrivere l apostolato dei discepoli ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il Regno dei Cieli è vicino» (Mt 10,5-6). Oggi si deve fare ciò che si può, con la certezza che Dio chiamerà tutti i pagani e i samaritani in un altra fase della attività missionario missionaria.
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    00 7/13/2024 10:18 AM
    «Un discepolo non è più grande del maestro»

    P. Raimondo M. SORGIA Mannai OP
    (San Domenico di Fiesole, Florencia, Italia)
    Oggi, il Vangelo ci invita a riflettere sulla relazione maestro-discepolo: «Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone» (Mt 10,24). Nel campo umano non è impossibile che l alunno possa superare a chi lo inizia in una disciplina. Esistono nella storia esempi come Giotto, che supera il suo maestro Cimabue, o come Manzoni l abate Pieri. Però la chiave della grande saggezza sta solamente nelle mani dell Uomo-Dio, tutti gli altri ne possono partecipare, fino a capirla a diversi livelli: dal grande teologo San Tommaso D Aquino fino al bambino che si prepara per la sua Prima Comunione. Potremmo aggiungere vari stili ed accessori, però non saranno mai nulla di essenziale che arricchiscano il valore intrinseco della dottrina. Al contrario, esiste la possibilità di sfiorare l eresia.

    Dobbiamo essere cauti nel cercare di fare combinazioni che possano falsare e non arricchire per nulla la sostanza della Buona Novella. «Dobbiamo astenerci dalle ghiottonerie, pero soprattutto dobbiamo digiunare dagli errori», dice Sant Agostino. In una occasione mi passarono un libro sugli Angeli Custodi, nel quale appaiono elementi di dottrine esoteriche, come la metempsicosi, e una incomprensibile necessità di redenzione che perturberebbe questi spiriti buoni e confermati nel bene.

    Il Vangelo di oggi ci apre gli occhi rispetto al fatto ineludibile che il discepolo sia a volte incompreso, trovi ostacoli o sia addirittura perseguitato per dichiararsi seguace di Cristo. La vita di Gesù fu un servizio ininterrotto in difesa della verità. Se a Lui lo appellarono come Belzebu , non è strano che in un dibattito, in un confronto culturale o nei faccia a faccia che vediamo in televisione, ci dicano di essere retrogradi. La fedeltà a Cristo Maestro è il massimo riconoscimento del quale possiamo vanagloriarci: «Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32).

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Oh Signore fa che in noi risplenda il tuo volto per il bene della pace: proteggici con la tua mano potente... Ti ringraziamo, attraverso il sommo Sacerdote e protettore delle nostre anime, Gesù Cristo, per il quale sei glorificato e lodato, ora e di generazione in generazione. Amen» (San Clemente di Roma)

    «Chi non conosce Dio, anche avesse tante speranze, nel profondo è senza speranza» (Benedetto XVI)

    «il termine anima indica (...) tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: anima significa il principio spirituale nell'uomo» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 363)
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    Coordin.
    00 7/15/2024 8:11 AM
    «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me»

    Rev. D. Valentí ALONSO i Roig
    (Barcelona, Spagna)
    Oggi, Gesù ci offre una miscela esplosiva di raccomandazioni; è come uno di quei banchetti di moda dove i piatti sono piccole razioni da assaggiare. Si tratta di consigli profondi e duri da digerire, destinati ai suoi discepoli nel bel mezzo di un processo di formazione e preparazione missionaria (cf. Mt 11,1). Per degustarli, dobbiamo contemplare il testo in gruppi separati.

    Gesù incomincia facendo conoscere l effetto del suo insegnamento. Oltre agli effetti positivi, evidenti nella azione del Signore, il Vangelo evoca i contrattempi e gli effetti secondari della sua predicazione: «i nemici dell uomo saranno quelli della sua casa» (Mt 10,36). Questo è il paradosso di vivere nella fede: la possibilità di affrontarsi gli uni contro gli altri, compresi quelli più vicini a noi, quando non capiamo chi é Gesù, il Signore, e non lo capiamo come il Maestro della comunione.

    In un secondo momento, Gesù ci chiede di occupare il massimo grado nella scala dell amore: «chi ama padre o madre più di me...» (Mt 10,37), «chi ama figlio o figlia più di me...» (Mt 10,37). Così, ci propone lasciarci accompagnare da Lui come in presenza di Dio, poiché «chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40). L effetto di vivere accompagnati dal Signore, accolto nella nostra casa, è godere della ricompensa dei profeti e dei giusti, perché abbiamo ricevuto a un profeta e un giusto.

    La raccomandazione del Maestro finisce per dar valore ai piccoli gesti di aiuto e di appoggio per chi vive nella compagnia del Signore, ai suoi discepoli, che siamo tutti i cristiani. «E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo...» (Mt 10,42). Da questo consiglio nasce una responsabilità: riguardo al prossimo, dobbiamo essere coscienti del fatto che chi vive con il Signore, chiunque essi sia, deve essere trattato come tratteremmo il Signore. Dice San Giovanni Crisostomo: «se l amore fosse sparso dappertutto, nascerebbero da lui un infinità di beni».

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Mentre arriva la pace, in cui non avremo alcun nemico, è nostro dovere combattere a lungo, fedelmente e coraggiosamente, per meritare di essere incoronati dal Signore Dio» (Sant'Agostino)

    «La Vergine Maria, Regina della Pace, ha condiviso fino al martirio dell anima la lotta del suo Figlio Gesù contro il Maligno, e continua a condividerla sino alla fine dei tempi. Invochiamo la sua materna intercessione, perché ci aiuti ad essere sempre testimoni della pace di Cristo, mai scendendo a compromessi con il male» (Benedetto XVI)

    «Tutto ciò che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui e che egli lo viva in noi. « Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo » (Concilio Vaticano II). Siamo chiamati a formare una cosa sola con lui ( )» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 521)
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    00 7/18/2024 7:07 AM
    «Venite a me, voi tutti che siete affaticati (...), e io vi ristorerò»

    P. Julio César RAMOS González SDB
    (Mendoza, Argentina)
    Oggi, d innanzi a un mondo che ha deciso di voltare le spalle a Dio, di fronte a un mondo ostile al cristianesimo e ai cristiani, ascoltare Gesù (che è chi ci parla nella liturgia o nella lettura personale della Parola), ci da conforto, allegria e speranza nel bel mezzo della lotta quotidiana «Venite a me, voi tutti che siete affaticati (...), e io vi ristorerò» (Mt 11,28-29).

    Conforto, perché queste parole contengono la promessa del sollievo che proviene dall amore di Dio. Allegria, per far sì che il cuore manifesti nella vita, la certezza nella fede di questa promessa. Speranza, perché camminando in un mondo così avverso a Dio, noi, che crediamo in Cristo, sappiamo che non tutto termina con un fine, ma che molti finali furono gli inizi di cose molto migliori, come lo dimostrò la sua risurrezione.

    Il nostro fine, come inizio di una trasformazione nell amore di Dio, è quello di rimanere sempre con Cristo. La nostra meta è quella di andare inevitabilmente verso l amore di Cristo, giogo di una legge che non si basa nella limitata capacità della volontà umana, bensì nell eterna volontà salvatrice di Dio.

    In questo senso Benedetto XVI in una delle sue Catechesi ci dice: «Dio ha un proposito con noi e per noi, e questo proposito si deve trasformare in ciò che desideriamo e che siamo. L essenza del cielo si fondamenta in che la volontà divina si compia senza riserve, o per esprimerlo in altro modo dove si compie la volontà di Dio, c è la salvezza. Gesù stesso è il, cielo nel senso più vero e profondo della parola, in Lui è chi e attraverso di chi si compie pienamente la volontà di Dio. I nostri propositi ci allontanano dalla volontà di Dio e ci convertono in pura terra . Però Lui ci accetta, ci attrae verso di Sé e, in comunione con Lui, conosciamo la volontà di Dio». Che così sia, allora.

    Pensieri per il Vangelo di oggi
    «Il peso di Cristo è così leggero che solleva; non sarai oppresso da esso. Pensa che questo carico è per te come il peso delle ali per gli uccelli; se gli uccelli hanno il peso delle ali, si alzano in volo; se lo perdono, rimarranno a terra» (Sant Agostino)

    «La mitezza e l umiltà di Gesù diventano attraenti per coloro che sono chiamati ad entrare nella sua scuola: Impara da me ; Gesù è il testimone fedele dell amore con cui Dio nutre l uomo» (San Giovanni Paolo II)

    «Questa inequivocabile insistenza sull indissolubilità del vincolo matrimoniale ha potuto lasciare perplessi e apparire come un esigenza irrealizzabile. Tuttavia Gesù non ha caricato gli sposi di un fardello impossibile da portare e troppo gravoso, più pesante della Legge di Mosè. Venendo a ristabilire l'ordine iniziale della creazione sconvolto dal peccato, egli stesso dona la forza e la grazia per vivere il matrimonio nella nuova dimensione del regno di Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1615)
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